Contro la privatizzazione della portualità italiana
Contro il progetto del porto privato a Fiumicino! Contro la privatizzazione
della portualità italiana
Privati e fondi stranieri di investimento sono sempre più vicini a mettere le
mani su pezzi importantissimi della portualità italiana. Il caso più
paradigmatico e sicuramente il più eclatante in questo senso è ovviamente quello
del faraonico progetto presentato a Fiumicino dal colosso americano delle
crociere, Royal Caribbean. Un progetto devastante dal punto di vista ambientale
e che si sta già muovendo sfacciatamente fuori dal contesto normativo della
legge 84/94 – la legge che regolamenta tutta la portualità italiana –
proponendosi, di fatto, come il primo porto italiano interamente privato.
Questo progetto, inizialmente presentato da un altro gruppo industriale, doveva
essere dedicato esclusivamente alle imbarcazioni da diporto. Successivamente,
dopo aver rilevato nel 2022 la concessione attraverso la controllata Fiumicino
Waterfront, Royal Caribbean ha modificato il progetto originario con l’obiettivo
di realizzare un porto dedicato sia al diportismo che al crocierismo.
Questo scalo privato pare avere tra l’altro corsie preferenziali all’interno di
molti palazzi istituzionali. Il progetto è stato infatti inspiegabilmente
inserito nel Decreto Giubileo 2023. Una scelta curiosa visto che l’Anno Santo
sta per concludersi e a Fiumicino non risulta sbarcato dal mare neanche mezzo
pellegrino. Singolari poi le autorizzazioni arrivate dal Ministero dell’Ambiente
e dal Ministero della Cultura i quali, al di là di qualche risibile
prescrizione, hanno sostanzialmente dato il via libera ad un progetto che
impatta pesantemente su un’area protetta delicatissima e ricca di biodiversità.
La scelta del Governo in questo senso ci sembra dunque chiarissima: in Italia si
potranno realizzare porti privati e così facendo si spalancheranno le porte a
speculazioni che rischiano anche di rosicchiare, pezzo dopo pezzo, fette
importantissime del nostro demanio marittimo.
Dal punto di vista del lavoro ci sembra poi innegabile che, al di là dei
proclami altisonanti di Royal Caribbean, il progetto sarebbe totalmente
sganciato dall’azione di programmazione, coordinamento e gestione dei porti
ad oggi affidata alle Autorità di Sistema Portuale. Questo porto entrerebbe
quindi subito in diretta competizione con gli scali marittimi che, a partire da
Civitavecchia, gestiscono lo stesso traffico da decenni con il rischio che tutto
questo generi precarietà e dumping salariale.
Inoltre, nessuno riuscirà mai a convincerci che la precarietà estrema che regna
oggi nell’ambito dell’indotto crocieristico, dove centinaia di partite IVA
pagate due soldi per svolgere estenuanti servizi “Meet & Greet” o impegnate come
guide turistiche, rappresenti quel rilancio occupazionale di cui si parla tanto
a sproposito in questi mesi.
Per tutti questi motivi, come Coordinamento Nazionale Porti di USB, dopo ampio
ed approfondito confronto tra le nostre rappresentanze dei porti di Genova,
Livorno, Ancona, Trieste e Civitavecchia, esprimiamo tutto il nostro sostegno
alla lotta dei comitati e delle realtà territoriali di Fiumicino contro questa
ennesima grande opera inutile. Inoltre ci assumiamo fin da ora l’impegno e la
responsabilità di mettere in campo tutte le azioni sindacali utili a bloccare
quella che consideriamo essere non soltanto una iattura per il territorio e la
cittadinanza di Fiumicino, ma anche un vero e proprio insulto a tutti i portuali
che lavorano oggi nel nostro Paese.
Coordinamento Nazionale Porti di USB
Link al comunicato per condivisione:
Contro il progetto del porto privato a Fiumicino! Contro la privatizzazione
della portualità italiana
Unione Sindacale di Base