GAZA. La tempesta fa 14 morti ma Israele blocca ancora gli aiuti
di Marco Santopadre,
Pagine Esteri, 13 dicembre 2025.
Nelle scorse ore è aumentato il bilancio delle vittime palestinesi causate
dalla tempesta Byron. Le forti piogge hanno letteralmente sommerso di acqua –
spesso contaminata, vista la distruzione degli impianti fognari – le tendopoli
in cui sono ammassati centinaia di migliaia di abitanti di Gaza sopravvissuti a
due anni di devastanti bombardamenti.
Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) delle Nazioni
Unite sarebbero circa 800 mila gli sfollati investiti dalle conseguenze delle
alluvioni. Le violente raffiche di vento hanno letteralmente spazzato via decine
di migliaia di tende e ripari di fortuna e causato il crollo di una quindicina
di edifici già compromessi dai bombardamenti.
Secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa, sono almeno 14 le persone morte
nelle ultime 24 ore a causa della tempesta: tre bambini (uno di nove anni, uno
di otto mesi e una neonata) sono morti per ipotermia; sei persone sono morte nel
crollo di una casa nella zona di Bir al-Naaja, nel nord di Gaza; altre due sono
morte per il crollo di un muro nel quartiere di al-Rimal a Gaza City; un’altra è
morta nel campo profughi di Shati, sempre a causa del crollo di un muro.
A fronte di questa situazione Jonathan Fowler, portavoce dell’UNRWA (l’Agenzia
dell’ONU per i rifugiati palestinesi), ha denunciato da Amman che gli aiuti
destinati ad oltre un milione di persone sono bloccati fuori da Gaza perché
Israele ne impedisce l’ingresso.
Fowler ha aggiunto che le squadre di soccorso sul campo stanno facendo tutto il
possibile con le poche attrezzature che hanno a disposizione, cercando di
svuotare i laghi formati dalle acque reflue non trattate che si formano nei
crateri degli edifici e delle infrastrutture distrutte.
Secondo Fowler, Israele impedisce addirittura l’ingresso delle aste di supporto
per le tende, sostenendo che potrebbero essere usate per non meglio precisati
scopi militari.
«I palestinesi stanno camminando e vivendo tra liquami, fango e detriti (…). Le
autorità israeliane continuano a bloccare l’ingresso di materiali di base per
rifugi, carburante e infrastrutture idriche, esponendo le persone a danni del
tutto evitabili. Quando l’accesso viene negato, le tempeste diventano mortali.
Questa sofferenza è causata dalla politica, non dalle condizioni
meteorologiche», ha denunciato Bushra Khalidi, responsabile di Oxfam nei
territori palestinesi occupati.
Ieri l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato a stragrande maggioranza
per sostenere il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ)
secondo cui lo “stato ebraico” ha l’obbligo di consentire l’ingresso degli aiuti
a Gaza tramite le agenzie delle Nazioni Unite, tra cui l’UNRWA. A favore della
risoluzione hanno votato i rappresentanti di 139 paesi, mentre 19 si sono
astenuti (tra questi l’Ucraina) e 12 hanno votato contro. Tra questi ultimi
figurano ovviamente Israele e gli Stati Uniti, ma anche l’Ungheria di Orban e
l’Argentina di Milei, oltre alla Bolivia e al Paraguay.
Già ad ottobre la Corte aveva stabilito che il divieto imposto da Israele al
principale ente assistenziale umanitario delle Nazioni Unite per i palestinesi e
le restrizioni imposte agli aiuti destinati a Gaza e alla Cisgiordania erano
incompatibili con il diritto internazionale. Anche in quel caso Israele, Stati
Uniti e Ungheria hanno contestato l’opinione dei giudici dell’Aia, sostenendo
che gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario devono passare
in secondo piano di fronte alle necessità militari e di sicurezza della potenza
occupante, argomentazioni che la Corte ha respinto.
Il capo dell’UNRWA, Philippe Lazzarini, ha accolto con favore il risultato della
votazione di ieri sostenendo che essa smentisce le accuse di Israele «secondo
cui l’UNRWA sarebbe infiltrata da Hamas o (,,,) non sarebbe un’organizzazione
neutrale».
Ma nonostante la liquidazione nelle scorse settimane della “Gaza Humanitarian
Foundation” – un’agenzia privata inventata da Washington e da Israele per
distribuire i pochi aiuti consentiti alla popolazione di Gaza – le autorità
occupanti, in mancanza di efficaci meccanismi sanzionatori da parte dell’ONU e
dei paesi che ne fanno parte, continuano a impedire le attività dell’UNRWA.
Già durante l’amministrazione Biden gli Stati Uniti avevano interrotto i
finanziamenti all’agenzia dell’ONU dopo che Israele aveva accusato alcuni membri
del suo staff di aver partecipato all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Dopo l’insediamento di Donald Trump, poi, Washington ha interrotto ogni
collaborazione, con il segretario di Stato Marco Rubio che nell’ottobre scorso
l’ha definita “una succursale di Hamas”.
Come se non bastasse, nei giorni scorsi l’agenzia Reuters ha riferito che gli
Stati Uniti stanno valutando l’ipotesi di imporre sanzioni all’UNRWA
dichiarandola “organizzazione terroristica straniera”. Ciò impedirebbe
all’organizzazione di realizzare transazioni bancarie in dollari. Le sanzioni
allo studio impedirebbero di trasferire le donazioni dei contribuenti
statunitensi verso i centri operativi dell’ente in Medio Oriente.
Israele ha voluto dare un ennesimo segnale quando, nei giorni scorsi, un raid
militare ha preso di mira la sede dell’Agenzia dell’ONU a Gerusalemme Est e la
bandiera dell’UNRWA è stata sostituita con quella con la stella di David.
Intanto il bilancio ufficiale delle vittime a Gaza dal 7 ottobre del 2023 ha
raggiunto quota 70.160 morti e 171 mila feriti. Un quarto di questi, secondo
un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha riportato lesioni
gravi tra cui amputazioni, ustioni, lesioni del midollo spinale e danni
cerebrali.
In totale, prendendo come base il numero di abitanti della Striscia nel 2023 (il
40% aveva meno di 14 anni), la somma tra morti e feriti rappresenta il 10,8%
della popolazione totale.
Come abbiamo avuto modo di scrivere nei mesi scorsi, il conteggio delle
vittime da parte delle autorità sanitarie del territorio assediato non tiene
conto di diverse migliaia di vittime rimaste intrappolate sotto le macerie e di
altre migliaia di morti non conteggiati perché non comunicati agli ospedali.
https://pagineesteri.it/2025/12/13/medioriente/gaza-la-tempesta-fa-14-morti-ma-israele-blocca-ancora-gli-aiuti