Una targa per dire che “La strage fu di Stato e Pinelli fu assassinato”
A Milano, nella zona delle case popolari del quartiere San Siro, ci sarà — per
decisione dell’amministrazione comunale — una via dedicata a Pino Pinelli.
Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, fu fermato dopo la strage di Piazza
Fontana e trattenuto oltre le 48 ore allora previste per gli accertamenti. Non
c’erano motivi per trattenerlo in Questura: era del tutto estraneo ai fatti che
gli venivano contestati. Così come era totalmente falsa la “pista anarchica”
allora seguita dalle indagini e accreditata dall’informazione ufficiale, tra cui
un giovanissimo Bruno Vespa, allora al TG1 della RAI.
Pinelli “cadde” dai locali della Questura il 15 dicembre del 1969.
Come ricorda Claudia, la figlia di Pino, in un’intervista rilasciata a
Gianfranco Falcone per Left qualche anno fa, erano in pochi allora a difendere
la verità che poi, a mano a mano, emerse:
“Sono arrivate circa tremila persone; la gente era affacciata alle finestre
delle palazzine, ma c’erano i vicini, i parenti, i compagni, gli amici, anche
poeti come Fortini e Raboni, in un quartiere assediato dalla polizia. In quel
momento di paura e di angoscia, quando le versioni che passavano erano solo
quelle ufficiali, essere presenti al funerale di Pino è stato un atto di
coraggio, con la polizia che ha schedato praticamente tutti i partecipanti. Si
dovevano mostrare i documenti per riuscire ad arrivare qui e, comunque, la
polizia fece in modo — con blocchi stradali e cariche — che non si arrivasse al
cimitero. Ci arrivarono in pochissimi.”
L’abitazione della famiglia Pinelli era allora in via Preneste, a pochi passi da
via Micene, che diventerà via Pino Pinelli, anarchico e partigiano.
Visto il peso che quel fatto ha avuto sulla storia personale della sua famiglia
e su quella collettiva di tutti noi, preferiremmo che, come per la quercia
piantata per Pino Pinelli in piazza Segesta, la targa riportasse anche: “18ª
vittima della Strage di Piazza Fontana”.
Ettore Macchieraldo