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La perturbazione Trump in Venezuela – di Massimo De Angelis
Evento-soglia L’intervento militare di Trump in Venezuela non è un episodio isolato né una semplice mossa geopolitica avventata. È un evento-soglia, una rottura che rende visibile ciò che da tempo opera sotto traccia: una ricalibrazione profonda delle pulsazioni del comando nella fase di crisi egemonica globale. Per comprenderla non basta appellarsi al lessico consueto [...]
“È che il Venezuela sia in pace”
Il Venezuela bolivariano è nel pieno di una lotta a tutto campo per difendere la sua indipendenza, la sua sovranità e le sue conquiste e nel vivo di una contraddizione storica con gli Stati Uniti e l’intera catena dell’imperialismo occidentale, che si mostra come una contraddizione strategica di vasta portata e si dispiega come una contraddizione fondamentale per l’intero sistema delle relazioni internazionali, l’America Latina in particolare e l’equilibrio del mondo nel suo complesso. La presidente incaricata, Delcy Rodríguez, cui è stato conferito l’incarico, essendo il Presidente costituzionale Nicolás Maduro rapito e sequestrato dagli Stati Uniti, ha dichiarato, lo scorso 7 gennaio, che le relazioni tra il Venezuela e gli Stati Uniti sono ora gravate da una “macchia” senza precedenti a seguito dell’aggressione armata e del sequestro del presidente eletto posta in essere da Washington. “C’è una macchia nelle nostre relazioni” ha dichiarato Delcy Rodríguez, “che non si è mai verificata nella nostra storia, ma va anche sottolineato che le relazioni, ad esempio economiche e commerciali, tra Stati Uniti e Venezuela non sono né straordinarie né regolari”. Com’è noto, l’obiettivo dell’aggressione militare degli Stati Uniti, che ha portato al sequestro e alla prigionia a New York del capo dello stato, Nicolás Maduro, e della first lady, giurista e più volte deputata, Cilia Flores, era quello di provocare un cambio di governo violento in Venezuela, per instaurare un governo fantoccio attraverso il quale porre fine all’esperienza di trasformazione, in senso socialista, della rivoluzione bolivariana, e impossessarsi della fondamentale e vastissima riserva strategica di petrolio del Paese.  Donald Trump lo ha detto chiaramente: pretende tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio, che siano venduti alle condizioni imposte dagli Stati Uniti, e che cessino i rapporti commerciali tra il Venezuela e le potenze del Sud globale, in primo luogo la Cina, ma anche Cuba. Parla di “autorità di transizione” in Venezuela, ma questo fa parte della propaganda di guerra, non è l’amministrazione statunitense a governare in Venezuela e non c’è alcuna “autorità di transizione” a Caracas, bensì una presidente incaricata dalla Camera Costituzionale del Tribunale Supremo di Giustizia, nell’ambito della legislatura 2026-2031, nel quadro sancito dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica Bolivariana. La compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA ha dichiarato di essere in trattative con gli Stati Uniti per la vendita di greggio “nel quadro delle relazioni commerciali esistenti”. La presidente incaricata ha chiarito che i rapporti commerciali tra i due Paesi non sono un evento straordinario, che il Venezuela non si arrenderà ad alcun tipo di aggressione, inclusa quella economica, peraltro in vigore da anni con le 1042 misure coercitive unilaterali criminali arbitrariamente imposte dagli Stati Uniti, e che il Venezuela intende avere rapporti economici, basati sul rispetto reciproco, con tutti i Paesi del mondo. “Non ci siamo arresi all’aggressione economica e non ci arrenderemo ad alcun tipo di aggressione”. “Le nostre mani sono tese a tutti i Paesi del mondo per le relazioni e la cooperazione economica, commerciale, energetica”. Ha poi specificato che il Venezuela è aperto a relazioni in cui “tutte le parti traggano beneficio, in cui la cooperazione economica sia chiaramente definita nei contratti commerciali”. L’inaudita violazione dell’ordine internazionale, barbaramente e irresponsabilmente posta in essere dagli Stati Uniti e culminata il 3 gennaio scorso con l’aggressione e il sequestro di un presidente legittimo in carica, segna, come bene è stato detto, “un prima e un dopo”. È il Paese in quanto tale ad essere sotto attacco, e merita attenzione e rispetto il fatto che la risposta allo stato di guerra imposto al Paese sia tutta dentro il perimetro della Costituzione bolivariana e del quadro di diritto. Il “Decreto di dichiarazione dello stato di emergenza esterna” prescrive (art. 5) che “Le forze di polizia nazionali, statali e municipali devono immediatamente procedere alla ricerca e alla cattura su tutto il territorio nazionale di qualsiasi persona coinvolta nella promozione o nell’appoggio all’attacco armato degli Stati Uniti d’America contro il territorio della Repubblica, al fine di tradurla dinanzi alla Procura della Repubblica e al sistema giudiziario penale, al fine di perseguirla penalmente, nel rispetto di tutte le garanzie procedurali inerenti al giusto processo e al diritto alla difesa” e contemporaneamente impone (art. 6) che “In esecuzione del presente decreto, sono adottate tutte le misure per garantire il diritto alla vita; il riconoscimento della personalità giuridica; la protezione della famiglia; l’uguaglianza davanti alla legge; la cittadinanza; la libertà personale e il divieto di sparizioni forzate; l’integrità personale, fisica, psicologica e morale; il divieto di sottomissione a schiavitù o servitù; la libertà di pensiero, di coscienza e di religione; la legalità e l’irretroattività delle leggi, in particolare delle leggi penali; il giusto processo; la tutela costituzionale; la partecipazione, il suffragio e l’accesso alle cariche pubbliche e il diritto all’informazione”. In particolare, in base al principio di proporzionalità, “Ogni misura emanata sulla base del presente decreto, nonché la sua esecuzione o attuazione, devono essere proporzionate alla situazione affrontata in termini di gravità, natura e ambito di applicazione”.  Contrariamente ai “desiderata” trumpiani, dunque, la Repubblica bolivariana è attiva e la sua dinamica istituzionale, politica e sociale prosegue. Come annunciato in occasione dell’insediamento della nuova Assemblea Nazionale, la legislatura 2026-2031 prevede sei pilastri legislativi (pace, crescita economica, potere popolare, imprenditorialità, difesa della vita e sicurezza dei cittadini/e) e in particolare l’approvazione di otto codici utili a sistematizzare e organizzare in maniera ancora più ordinata e razionale il complesso normativo (l’“albero legislativo”) del Venezuela: un Codice Penale Popolare e un Codice Civile rinnovati; un Codice Sociale, per raggruppare e consolidare il vasto sistema di tutele sociali e programmi di protezione; un Codice Economico e del Commercio Produttivo, adattato alla nuova realtà economica; un Codice Elettorale, per unificare e coordinare tutte le leggi in materia; un Codice della Democrazia Diretta, un Codice Ecologico Ambientale e un Codice di Protezione Integrale a tutela delle persone vulnerabili. Quanto al quadro giuridico internazionale, l’aggressione pone l’intero sistema delle Nazioni Unite sotto scacco. Durante un incontro con il rappresentante della Repubblica Bolivariana del Venezuela all’ONU, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato che l’aggressione statunitense rappresenta “una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite e delle norme del diritto internazionale” e “un pericoloso precedente per le relazioni internazionali”, trattandosi di una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e una violazione della sovranità e dell’autodeterminazione del popolo venezuelano, cioè una clamorosa violazione proprio degli articoli fondamentali della Carta, gli articoli 1 e 2. Il Segretario Generale ha peraltro ribadito la sovranità del Venezuela sulle sue risorse e che il petrolio del Venezuela appartiene al popolo venezuelano. In definitiva, come ha osservato Jorge Arreaza, già segretario generale dell’Alba e già ministro degli esteri del Venezuela bolivariano, “Se c’è una cosa che non va giù agli imperialisti è che il Venezuela sia in pace”.      Riferimenti:  Presidenta encargada de Venezuela afirmó que la relación entre su país y EE.UU. tiene una «mancha» nunca ocurrida, TeleSur, 8 gennaio 2026: https://www.telesurtv.net/presidenta-venezuela-relacion-eeuu-mancha Venezuela denuncia agresión militar de EE.UU. durante reunión con António Guterres, TeleSur, 7 gennaio 2026: https://www.telesurtv.net/venezuela-agresion-militar-eeuu-guterres Decreto Estado de Conmoción Exterior Gaceta Oficial N° 6.954 Extraordinario 3 de enero 2026: https://tugacetaoficial.com/decreto-estado-de-conmocion-exterior-gaceta-oficial-n-6-954-extraordinario-3-de-enero-2026  Gianmarco Pisa
Venezuela e la verità – di Craig Murray
Pubblichiamo un primo commento sulla situazione venezuelana, scritta da Craig Murray, diplomatico e professore universitario britannico, già ambasciatore inglese in Uzbekistan e già rettore dell'Università di Dundee in Scozia, dove si è laureato. Murray si sofferma su una serie di falsità che sono circolate nei media mainstream riguardo il rapimento di Maduro, la situazione [...]
Cuba, Miguel Diaz Chanel proclama lutto nazionale per i 32 militari cubani morti in Venezuela
In virtù di quanto disposto dagli articoli 125 della Costituzione della Repubblica di Cuba e 24, comma x), della Legge 136 “Sul Presidente e il Vicepresidente della Repubblica di Cuba”, del 28 ottobre 2020, il Presidente della Repubblica di Cuba Miguel Diáz-Canel Bermúdez ha proclamato due giorni di lutto nazionale – dalle ore 6:00 del mattino del 5 gennaio fino alle ore 24:00 del 6 gennaio 2026 – in memoria dei 32 militari cubani morti durante l’attacco/aggressione USA guidata da Donald Trump nella capitale venezuelana Caracas, il 3 gennaio 2026. Nel proclamare il Decreto Presidenziale 1147 per il lutto nazionale, Diaz Chanel ha dichiarato: “Con profondo dolore il nostro popolo ha appreso che durante il criminale attacco perpetrato dal governo degli Stati Uniti contro la sorella Repubblica Bolivariana del Venezuela, avvenuto nelle prime ore del mattino del 3 gennaio 2026, hanno perso la vita in azioni di combattimento 32 cubani, che stavano compiendo missioni in rappresentanza delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero dell’Interno, su richiesta degli organi omologhi di quel Paese. I nostri compatrioti hanno compiuto con dignità il loro dovere e sono caduti, dopo una strenua resistenza, in combattimento diretto contro gli aggressori o a seguito dei bombardamenti alle strutture, e hanno saputo esaltare, con il loro eroico comportamento, il sentimento di solidarietà di milioni di compatrioti.” Vittime di un nuovo atto criminale di aggressione e terrorismo di Stato, i combattenti hanno saputo suscitare con il loro eroico comportamento il sentimento di solidarietà di milioni di compatrioti. I 32 hanno sacrificato la propria vita in difesa della giustizia, della democrazia e della sovranità di un Paese fratello, della Rivoluzione Bolivariana e del suo legittimo Presidente costituzionale Nicolás Maduro. Come ha scritto lo scrittore e intellettuale cubano Raúl Capote: “Per coloro che parlano senza sapere, gli uomini e le donne, cubani e venezuelani che proteggevano Maduro, hanno combattuto per due ore e mezza contro forze superiori, dalle 2:25 alle 4:30 circa, anche se c’è ancora molta nebbia di guerra. Hanno resistito all’attacco di droni ed elicotteri, circa 150 velivoli yankee hanno partecipato all’operazione, sono stati attaccati con bombe e missili, hanno danneggiato un elicottero nemico e causato perdite agli aggressori, lo stesso Trump ha riconosciuto che ci sono stati feriti (sicuramente anche morti, anche se non posso esserne certo). I nostri compagni hanno combattuto con coraggio, poco a poco si saprà la verità, anche se loro, con le loro vite, hanno dato prova della grandezza della loro azione.”   A esprimere il proprio cordoglio, anche l’Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba: “L’associazione di Amicizia Italia-Cuba  esprime tutta la sua profonda gratitudine e riconoscenza a queste vittime dell’imperialismo e si associa al dolore del governo rivoluzionario e del popolo cubano per la perdita dei suoi figli. Ci associamo al lutto nazionale decretato dal Presidente della Repubblica di Cuba Miguel Diáz-Canel Bermúdez per i giorni 5 e 6 gennaio. Ribadiamo l’appoggio incondizionato alla Rivoluzione cubana, al suo governo e a tutta la sua popolazione che sta affrontando un’ulteriore prova di resistenza contro le devastanti mire egemoniche dell’impero. Hasta la victoria siempre!” Cuba rende omaggio ai 32 militari cubani caduti in Venezuela durante l’aggressione e rapimento del Presidente Maduro. Diaz Canel, Presidente di Cuba, e Delcy Rodriguez, Presidente vicaria del Venezuela, hanno tenuto cerimonie in onore dei 32 militari cubani e di tutti i militari caduti a seguito dell’aggressione del regime fascista di Trump. https://italiacuba.it/2026/01/05/miguel-diaz-canel-bermudez-presidente-della-repubblica/ Lorenzo Poli
Il Venezuela bolivariano resiste
La rivoluzione bolivariana è sotto attacco e, dopo la brutale e criminale aggressione subita ieri, 3 gennaio 2026, organizza la resistenza e rilancia la mobilitazione. La ricostruzione sintetica della criminale aggressione statunitense, che non solo ha lanciato un bombardamento ad ampia scala contro strutture e infrastrutture civili e militari nel Paese, in primo luogo nella capitale, Caracas, ma anche nei territori di Miranda, Aragua, La Guaira, ma ha addirittura portato a un crimine inaudito, il sequestro manu militari di un capo di stato costituzionale, legittimamente eletto, il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, insieme con la consorte, Cilia Flores, è stata illustrata dalla vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez. La vicepresidente, infatti, oltre a denunciare l’aggressione militare “senza precedenti” degli Stati Uniti e il sequestro illegale del Presidente e della consorte, ha presieduto, nel pomeriggio di ieri a Caracas, la riunione del Consiglio Nazionale di Difesa e ha ribadito che nella Repubblica Bolivariana del Venezuela “c’è un solo presidente, e il suo nome è Nicolás Maduro Moros”. La rivoluzione dunque resiste.  Quella che è avvenuta alle prime ore del 3 gennaio è stata un’aggressione militare su ampia scala finalizzata alla realizzazione di un colpo di stato, e, attraverso il rapimento del presidente legittimo, alla realizzazione di un cambio di governo violento nel Paese. Le parole di Delcy Rodríguez (“il vero obiettivo dell’aggressione è un cambio di regime in Venezuela per consentire agli Stati Uniti di impadronirsi delle risorse energetiche, minerarie e naturali del Paese”) hanno trovato peraltro conferma nelle parole, criminali e inaudite, con le quali il presidente statunitense ha illustrato in conferenza stampa i dettagli dell’aggressione: “governeremo il Paese e faremo intervenire le nostre grandi compagnie petrolifere statunitensi, che spenderanno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture e inizieranno a fare soldi”. Una chiarezza criminale: cade la maschera dei presunti diritti umani violati, del presunto narcotraffico, del presunto autoritarismo (solo pretesti utili, nel tempo della post-verità, per costruire una “cornice narrativa legittimante”), e si annuncia la vera posta in gioco: un governo fantoccio, un quisling, da cercare di imporre dall’esterno, con la violenza, in Venezuela, per porre fine al processo rivoluzionario, bolivariano e socialista, e per impossessarsi delle formidabili risorse del Paese.  Secondo l’Opec (Bollettino annuale 2025), il Venezuela possiede 303 miliardi di barili di riserve di petrolio accertate, pari al 17.5% del totale mondiale; 5.5 trilioni di metri cubi di gas naturale; e ancora enormi giacimenti auriferi e di coltan nell’Arco Minero, il bacino minerario dell’Orinoco. Quanto alla “menzogna storica” del narcotraffico, il Rapporto mondiale sulle droghe 2025 dell’Onu conferma che il Venezuela è “territorio libero dalla coltivazione di foglia di coca, marijuana e simili”, e solo una frazione marginale, pari a circa il 5% della droga colombiana, transita attraverso il territorio della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Sono dati e fatti citati a più riprese, sistematicamente occultati dalla stampa mainstream, ma che, torniamo a dire, nell’epoca della post-verità e della scomparsa dei fatti, è davvero opportuno e necessario ribadire.   Torniamo a Caracas. Alla riunione del Consiglio Nazionale di Difesa hanno partecipato tutte, nessuna esclusa, le massime autorità istituzionali, giudiziarie, civili e militari del Venezuela. Il comunicato letto e diffuso online del ministro della difesa e comandante strategico operazionale delle FANB, le Forze Armate Nazionali Bolivariane, conferma la solidità del sistema istituzionale del Venezuela a difesa del presidente legittimo e della rivoluzione bolivariana. Non sono state mostrate dalla stampa occidentale, ma le immagini mostrano che il popolo venezuelano è sceso in piazza, non solo a Caracas, a difesa della rivoluzione e delle sue conquiste. Nella riunione del Consiglio Nazionale di Difesa è stato confermato lo stato di mobilitazione, conseguente al fatto che il Venezuela è sotto attacco, la piena attivazione della unione civico-militare, base, sin dai tempi di Chavez, della “difesa integrale” del Paese, e la scelta della soluzione politica. Come ha ricordato infatti Delcy Rodríguez, “il presidente Nicolas Maduro, solo due giorni fa, pubblicamente, in un’intervista televisiva, ha ribadito la volontà del governo di mantenere il dialogo per affrontare un’agenda costruttiva”, stabilendo “canali di comunicazione diplomatici, politici e istituzionali” basati sul benessere di entrambe le nazioni, sulla cooperazione, sul rispetto reciproco e del diritto internazionale. Ma non è questo evidentemente, come dichiarato peraltro dallo stesso presidente statunitense, ciò che interessa agli Stati Uniti.  Intanto la Camera Costituzionale del Tribunale Supremo di Giustizia ha ordinato che la stessa Delcy Rodríguez, in qualità di vicepresidente esecutiva, assuma ed eserciti, come facente funzioni, “tutti i poteri, i doveri e le facoltà inerenti alla carica di Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione”, in base a quanto previsto dalla Costituzione bolivariana, con specifico riferimento agli articoli 234 e 239, al fine di “determinare il quadro giuridico applicabile per garantire la continuità dello Stato e la difesa del Paese”. La rivoluzione, dunque, resiste.  Di fronte a un’aggressione, quella degli Stati Uniti, che fa carta straccia di tutto, Carta delle Nazioni Unite e norme e principi di giustizia e di diritto internazionale, è necessario attivarsi a difesa delle istituzioni e del popolo della Repubblica Bolivariana del Venezuela. In maniera, questa volta, ancora più chiara che in altri casi, difendere il Venezuela non è solo difendere l’intera America Latina, zona di pace, ma è anche difendere noi stessi. Se il potente di turno può arrivare, solo perché lo decide e lo impone con la forza e la prepotenza, a scatenare una guerra, bombardare un Paese, e sequestrarne le autorità, siamo davvero, tutti e tutte, in pericolo.  Riferimenti: Vicepresidenta de Venezuela: «Aquí hay un solo presidente, y se llama Nicolás Maduro», TeleSur, 03.01.2026: https://www.telesurtv.net/delcy-venezuela-presidente-nicolas-maduro TSJ ordena que vicepresidenta Delcy Rodríguez asuma como encargada la Presidencia de la República de Venezuela, TeleSur, 03.01.2026: https://www.telesurtv.net/tsj-delcy-rodriguez-presidencia-venezuela Venezuela, i riflessi della crisi, RaiNews, 03.01.2025: https://www.rainews.it/tgr/campania/video/2026/01/presidio-corteo-venezuela-napoli-bc59915d-014b-4f1c-b0f4-0ac88832fdc0.html Trump: “Opereranno le nostre compagnie petrolifere, inizieranno a fare soldi per il Venezuela”, RaiNews, 03.01.2025: https://www.rainews.it/maratona/2026/01/l-attacco-usa-trump-catturati-maduro-e-la-moglie-portati-fuori-dal-venezuela-ce695ed8-dae6-4286-b624-b0362b77f336.html  Maria Elèna Uzzo, Propaganda e aggressione militare: Venezuela sotto attacco degli Usa, l’obiettivo sono le risorse del sottosuolo, Futura Società, 09.12.2025: https://futurasocieta.org/internazionale/propaganda-e-aggressione-militare-venezuela-sotto-attacco-degli-usa-lobiettivo-sono-le-risorse-del-sottosuolo Immagine: Foto Profilo Facebook Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba (@associazione.italiacuba).  Gianmarco Pisa
Venezuela, Legge di Bilancio 2026 prevede investimento del 77,8% del bilancio in piani sociali
La Vicepresidente esecutiva della Repubblica e Vicepresidente settoriale dell’Economia e delle Finanze, Delcy Rodríguez, ha riferito durante il suo intervento all’Assemblea Nazionale (AN), dove ha presentato il Progetto di Legge di Bilancio per l’esercizio economico e finanziario 2026  e il Progetto di Legge Speciale sull’Indebitamento Annuale per l’esercizio economico e finanziario 2026 (in conformità con quanto disposto dall’articolo 312 della Costituzione Bolivariana del Venezuela), che il bilancio nazionale per l’anno 2026 ammonta a di 5 trilioni 22 miliardi 968 milioni 785 mila 870 bolivar (5.022.968.785.870,00 bolivar), che contempla investimenti in diversi settori destinati alla realizzazione dei progetti che saranno diretti dallo Stato comunale. Rodríguez ha affermato che “il 77,8% sarà destinato al rafforzamento degli investimenti sociali” e ha specificato che si tratta di raggiungere la felicità delle persone nel loro territorio. “Mi fermo a confrontare i bilanci della Quarta Repubblica, dove gli investimenti non erano investimenti sociali, ma piuttosto spese sociali, e non superavano mai il 40%. Questa è la differenza. Nella nostra visione, come ha detto il presidente, non siamo un governo. No, siamo l’espressione della forza del popolo e, soprattutto, del popolo venezuelano organizzato che ha combattuto le battaglie più dure in difesa della nostra patria ed è ciò che ci mantiene un Paese vittorioso e indistruttibile”, ha aggiunto. Ha poi sottolineato come gli investimenti sociali siano progressivamente aumentati nel corso degli anni e per il 2026 le priorità di bilancio per tali investimenti sociali sono state così suddivise: sviluppo sociale e partecipazione quasi il 30%; infrastrutture e lavori pubblici 6,3%; istruzione 9,6%; sanità e sicurezza sociale (6,5%); edilizia abitativa (2,4%); cultura e comunicazione sociale (1,0%); scienza e tecnologia (0,9%); difesa dell’Essequibo (1,2%); e fondo di compensazione e stanziamento costituzionale (8,7%). Ha spiegato che nel 2024 gli investimenti sociali hanno rappresentato il 77,4%; nel 2025, anno in corso, il 77,6% e per il 2026 si prevede che saranno del 77,8%. Il vicepresidente ha sottolineato che la priorità del bilancio in questo investimento sociale è proprio lo sviluppo e la partecipazione sociale. “Nelle infrastrutture, nell’istruzione, nella sanità, nella sicurezza, nell’edilizia abitativa, nella cultura, nella comunicazione, nella scienza e nella tecnologia, nella difesa dell’Essequibo, così come avete approvato due anni fa qui in questa Assemblea Nazionale. Nel fondo di compensazione interterritoriale e, soprattutto, nella partecipazione al bilancio”, ha sottolineato. Nel suo discorso, Rodríguez ha fatto riferimento all’esperienza senza precedenti delle consultazioni popolari, dove, attraverso le assemblee, il popolo decide i propri progetti. “Sono già stati votati e approvati dal popolo 33.200 progetti. E sono stati accumulati complessivamente 262 milioni di dollari in investimenti diretti nelle città elette dal popolo”, ha ricordato. La vicepresidente ha menzionato che questo bilancio include anche progetti nell’ambito delle Sette Trasformazioni (7T),  con 199 progetti nell’area economica (che rappresentano il 31% del bilancio); 73 progetti nelle Città Umane, che riflettono i servizi pubblici (19%); 21 in Sicurezza e Difesa (5,5%); 88 in Sociale (23,2%); 39 in Politica (10%); 34 in Ecosocialismo, Scienza e Tecnologia (8,9%); e sei in Geopolitica (1,6%). “Questi sono i progetti che saranno inclusi, ma con una prospettiva territoriale e un ruolo partecipativo e di primo piano per il popolo venezuelano, attraverso lo Stato comunitario, dove i progetti saranno infine indirizzati. E i progetti del 2026 si concentreranno su un programma di azioni concrete in materia di istruzione, edilizia abitativa, elettricità, acqua, lavori pubblici, trasporti e difesa”, ha spiegato. Rodríguez ha sottolineato che il bilancio non includerà “spese di lusso”, poiché è stato concepito per soddisfare i bisogni fondamentali ed essenziali della nostra popolazione. “Non vedrete nessuna comunità alle elezioni locali votare per spese di lusso. Ciò per cui votate è la vita della nazione, è per la felicità della nostra gente”, ha chiarito. Nel corso della sessione ordinaria dell’Assemblea Nazionale (AN), il Progetto di Legge di Bilancio per l’esercizio economico e finanziario 2026  e il Progetto di Legge Speciale sull’Indebitamento Annuale per l’esercizio economico e finanziario 2026, presentati dalla vicepresidente esecutiva della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodríguez, sono stati approvati nella loro prima discussione, ha riferito il portale VTV  Il Presidente della Sottocommissione per l’Economia Produttiva, il deputato José Gregorio Vielma Mora, ha presentato una relazione sul Progetto di Bilancio, sottolineando che esso incorpora i doveri e gli impegni relativi alle entrate e alle spese del Paese, come stabilito dagli articoli 311, 312 e 314 della Costituzione Bolivariana. Ha inoltre spiegato che il progetto include l’articolo 187, comma 3, della Legge Organica sull’Amministrazione Finanziaria del Settore Pubblico, garantendo così la reciprocità amministrativa e l’equilibrio di bilancio, essenziali per la crescita economica. A questo proposito, ha specificato che il 67,50% del bilancio sarà destinato a stipendi, pensioni, Sistema Patria, spese di finanziamento, sanità, scienza, tecnologia, istruzione, strade, alimentazione, nonché ai progetti che fanno parte delle Sette Trasformazioni (7T), per la modernizzazione dello Stato venezuelano, che rafforza anche l’inclusione e la giustizia sociale per la soddisfazione collettiva. Allo stesso modo, il presidente della Sottocommissione per l’Economia Produttiva indica che nel 2025 è stata realizzata una sana distribuzione della ricchezza sociale. “Daremo maggiore forza e impatto al Potere Popolare con un aumento del 30% che andrà ai progetti popolari per rivitalizzare il lavoro dei Comuni”. Ha inoltre specificato che un’altra percentuale sarà destinata agli stati e alle comunas, tra cui “per la prima volta nella storia, lo Stato di Guayana Esequiba”. > Presupuesto de la nación 2026 asciende a Bs. 5.022.968.785.870 > AN aprueba Proyectos de Ley de Presupuesto y Ley de Endeudamiento 2026 https://avn.info.ve/778-del-presupuesto-nacional-2026-esta-dirigido-a-inversion-social/ > Vicepresidenta venezolana presenta presupuesto 2026 que destina 77.8% a > inversión social > Presupuesto 2026: 77,8% inversión social Lorenzo Poli