Un appello al disarmo di Raniero La Valle cui è importante aderire
La guerra in Europa e il futuro dell’Italia. Allarme ai cittadini per la
militarizzazione della società
La chiamano “guerra ibrida” per ingannarci ma sarà come a Gaza, in Ucraina o a
Hiroshima.
Noi che qui ci firmiamo lanciamo un vivo allarme ai cittadini, alle Istituzioni,
Associazioni e Partiti, perché le attuali politiche europee stanno portando
l’Europa al suicidio rischiando di innescare una guerra di grandi proporzioni in
Italia e nel mondo, e perché la decisione dei maggiori governanti europei, a cui
si è associato il ministro Crosetto, di portare il riarmo (“ReArm Europe”) fino
al ripristino della Leva, maldestramente definita come “volontaria”, rivela la
vera natura dell’Europa e del mondo che si sta costruendo.
Si tratta dell’ultimo stadio della forma economico-sociale dominante,
consistente in un capitalismo militarizzato, che per presidiare il dominio del
denaro e di una finanza incondizionata, procede alla militarizzazione non solo
di tutto ciò che attiene alla cosiddetta “sicurezza”, ma della società tutta
intera, cioè della mente, del cuore, della cultura, dell’informazione,
dell’Accademia, delle scuole.
La nuova coscrizione minacciata ai giovani, che non potrebbe che essere
obbligatoria se veramente si trattasse, come una volta, di difendere la
Patria, rimetterebbe in discussione anche l’obiezione di coscienza che nella
legislazione italiana si chiama “obbedienza alla coscienza”. E l’Europa,
cominciata col rifiuto della CED (Comunità Europea di Difesa), finirebbe nella
UED (Unione Europea di Difesa).
E che la vera partita sia quella di inquinare le coscienze è dimostrato dal
fatto che la Commissione Europea ha altresì “svelato la nuova strategia di
sicurezza interna, chiamata Protect Eu”, che prevede un “cambiamento culturale”,
addirittura un “cambiamento di mentalità”, cioè del modo di pensare e dei
principi ispiratori dell’agire, che coinvolga “l’intera società, i cittadini, le
imprese, i ricercatori, la società civile”.
La militarizzazione, il “ruere ad armas”, per dirla in latino, a cui sono
chiamati i cittadini e le cittadine, non significa però che i loro promotori e
artefici vogliano la guerra, che anzi giudicano controindicata dal punto di
vista economico e contraria al valore d’uso del denaro e che Trump definisce
come “stupida”, ma senza la minaccia della guerra la militarizzazione non si può
fare. Così viene svelata la vera ragione della parossistica denuncia della
minaccia russa che, ben oltre la stentata avanzata nel Donbass, giungerebbe fino
al Portogallo, facendo gridare a una guerra imminente: minaccia di guerra di cui
purtroppo l’invasione russa dell’Ucraina motivata dalla minaccia del coltello
alla gola della NATO ha fornito la prova regina, di cui la Commissione Europea
ha approfittato per finanziare e calendarizzare per il 2030 la guerra contro la
Russia.
La tragedia è che mentre questa guerra non è prevedibile in quanto una minaccia
russa non c’è, come gli Stati Uniti certificano avendo cambiato radicalmente la
loro strategia di difesa finora rivolta contro la Russia, con ogni probabilità
essa scoppierebbe ugualmente per gli stessi automatismi innescati dalla società
militarizzata e per la presenza in circolazione di molti Dottor e Dottoresse
Stranamore. Né i suoi responsabili e fautori ammetterebbero di esserne la causa
perché non sanno quello che fanno, vittime come sono del sistema vigente che li
aliena e rende estranei a se stessi stabilendo il dominio delle cose sull’uomo
invece che mettere la tecnologia e le armi sotto il dominio dell’uomo.
Per cambiare le cose e interdire questo futuro di immense sciagure non occorre
una rivoluzione, la quale consiste nel costruire una società non ancora pensata:
la rivoluzione l’abbiamo già fatta e pensata, anche se incompiuta, con le
Costituzioni democratiche, la giustizia come gloria del diritto, il ripudio
della guerra, l’eguaglianza, i diritti umani, la comunità internazionale, valori
universali e perenni dell’Occidente e del mondo. Quella che è in corso è infatti
una controrivoluzione che rimette sul trono la guerra, infirma l’eguaglianza in
nome del suprematismo bianco e recupera perfino il genocidio chiamandolo
sicurezza e pace.
Ciò che ci sta accadendo è il passaggio a una società postdemocratica. La
pervasività ubiquitaria del pensiero e degli obblighi militari è infatti
incompatibile con la democrazia, anche se ne conserva e ne vanta il nome, come è
dimostrato dallo Stato etnico di Israele.
Dobbiamo invece insorgere contro questa annunciata caduta nel precipizio
rovesciando, finché si è in tempo, le politiche che vi conducono, e perciò in
modo non violento e senza rassegnazione ed indugi. In Italia e in Europa questo
è possibile, grazie alle loro tradizioni costituzionali e anche perché la destra
è tutt’altro che vincente ed unita ma anzi è sede di contraddizioni profonde:
essa è insieme amante dell’America e nemica della Russia, lamentando di essere
lasciata sola a difendersi quando gli Stati Uniti hanno semplicemente smesso di
considerare la Russia come nemica, dandole anzi l’onore del tappeto rosso, ed è
divisa in se stessa, perché vittima di contrastanti velleità, in quanto ad
esempio non si possono nello stesso tempo costruire ponti ed ammassare droni.
Perciò intendiamo resistere alle politiche che stanno portando l’Europa al
suicidio e l’Italia alla perdizione, e chiediamo a partiti, sindacati, Chiese,
associazioni di ogni genere e a tutti i cittadini di mettersi in gioco in una
inedita lotta politica con cinque obiettivi prioritari:
1. Non sabotare il lavoro diplomatico per la cessazione della guerra in Ucraina
favorendo una pace che non sia una pace ingenerosa per gli sconfitti e
garantisca la reciproca sicurezza nel quadro di un ordine di giustizia e di pace
tra le nazioni;
2. Liberarsi dell’idea del nemico come determinante della politica e della vita
internazionale;
3. Aprire un dialogo con Stati Uniti, Russia, Cina e gli altri Paesi per un
mondo multipolare e determinare Israele a restituire vita e futuro al popolo
palestinese;
4. Riprendere la costruzione dell’Europa non per farne un Superstato sovrano
immune da ogni altro potere e “pronto alla guerra”, ma per creare una democrazia
compiuta di persone, popoli e ordinamenti in stretta comunione tra loro;
5. Concordare una decrescita della produzione, commercio e stoccaggio delle
armi; portare a conclusione le trattative per il disarmo nella priorità della
difesa della natura e perché la storia continui.
A tali fini proponiamo che si costituiscano Comitati di Liberazione dal Nemico e
dalla Guerra, e associazioni popolari di amicizia con la Russia, con il popolo
ebraico, con i palestinesi, con la Cina, e naturalmente tra i popoli d’Europa e
d’America.
Raniero La Valle
Adolfo Perez Esquivel, Premio Nobel per la pace 1980, Padre Raffaele Nogaro, già
vescovo di Caserta, Domenico Mogavero, ex vescovo di Mazara del Vallo, e i due
siti “Prima loro” con Raniero La Valle e “Scienza Medicina Istituzioni Politica
Società” con Francesco Domenico Capizzi
con: Riccardo Petrella per l’”Agorà degli Abitanti della Terra”, “Disarma” con
Claudio Grassi e Linda Santilli, “Adista” con Eletta Cocuzza e Ludovica Eugenio,
Domenico Gallo con “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri”, Francesco Di Matteo con
i Comitati Dossetti per la Costituzione, Adriano Prosperi, Roberta De
Monticelli, Antonio Malorni, Giovanni Russo Spena, Giovanni De Plato, Anna
Corsi, Federico Licastro, Franco Nanni, Roberto De Vogli, Vincenzo Balzani,
Elena Roberta Astore, Marta Bettini, Maurizio Guermandi, Eugenio Santoro, Duccio
Campagnoli, Valentina Prosperi, Pasqualino Masciarelli, Marilena Prosperi, Maria
Sabatino, Giuseppe Vinci, Antonino Arcoraci, Massimo Famularo, Morena Gubellini,
Claudia Boni, Rudi Fallaci, MariaTeresa Cacciari, Daniele Barbieri, Ilaria
Barbieri con “Pane Pace Lavoro”, Elena Lanzoni con “Tonalestate” Summer
University, Franco Ventriglia, Michele Agrelli, Carlo Freccero, Raffaella Costi,
Stefano Fassina, Maria Paola Patuelli, Luigi Marino, “Associazione Massimo
Gorkj”, Napoli, argocatania.it
Quanti vogliano associarsi alla trasmissione di questo allarme possono farlo
scrivendo all’indirizzo: info@smips.org, corrispondente al sito: www.smips.org
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Redazione Italia