Eileen Myles / Educazione newyorkese
Bisogna riconoscere alla Mattioli1885, la casa editrice di Fidenza, di aver
svolto, nel corso degli anni, un incessante lavoro di ricerca che l’ha portata a
scoprire testi e autori di grande qualità ancora sconosciuti in Italia. Raccolte
di racconti e romanzi di spessore, a volte veri e propri capolavori, che hanno
arricchito il palato dei lettori italiani. E se Andre Dubus e Charles Baxter
sono solo i primi due nomi, non tra i più recenti, che mi vengono in mente, le
“scoperte” di Mattioli1885 non si fermano. Questa volta si tratta di un testo
cult, pubblicato in America nel 1994, che parla della generazione del
Sessantotto, una raccolta di ventotto racconti – ambientati negli anni Ottanta e
Novanta – che messi insieme hanno il respiro di un romanzo.
Eileen Myles nasce a Boston nel 1949, poetessa queer, saggista, autrice teatrale
e docente di scrittura, in questa autobiografia si racconta, senza filtri né
compromessi, con uno stile originale, potente e a volte caustico. La sua
scrittura è radicale quanto la sua vita, fuori da qualsiasi schema predefinito:
il lettore segue il suo peregrinare tra città, amici e amori che sembrano non
essere mai capaci di soddisfarla. Scritto dal 1980 al 1993, pubblicato la prima
volta un anno dopo e ripubblicato dieci anni fa, in ogni racconto appaiono
persone che sono state importanti nella sua esistenza: amici e amori, vissuti o
anelati, in cui si rispecchiava la sua personalità forte e determinata e le
diverse sessualità e identità caratteriali che la contraddistinguevano. Tra
alcol, droga e sesso, la moderazione non era contemplata in quel periodo, la
scrittrice americana ci immerge in ventotto istantanee di una forza letteraria
incredibile che ci parlano di una società arrogante e violenta, che sembrava
poter essere cambiata.
Come figura di riferimento della Myles appare diverse volte il padre, un uomo
buono, affettuoso e semplice che non riuscirà mai ad affrancarsi dall’alcolismo.
Icona piena di carisma, attivista impegnata per i diritti delle minoranze,
diverse scrittrici – tra cui Maggie Nelson – hanno confessato di avere un debito
di riconoscenza verso l’opera di colei che viene definita la rockstar della
poesia contemporanea. E che ci regala parole che difficilmente finiranno nel
dimenticatoio. Per concludere, un rinnovato grazie a una delle case editrici più
originali e coraggiose del panorama letterario italiano per un testo che deve
essere considerato un classico contemporaneo.
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