Un video dell’IDF che romanticizza l’occupazione della Cisgiordania rivela l’ipocrisia del campo liberale israeliano
di Hanin Majadli,
Haaretz, 4 dicembre 2025.
Soldati che proteggono i fedeli alla Tomba di Giuseppe a Nablus nel 2024. Altri
video della campagna invitano a visitare avamposti illegali e sinagoghe
all’interno dei villaggi palestinesi. Tomer Appelbaum
Recentemente sono apparsi online alcuni post che presentano un’iniziativa
dell’esercito che invita soldati e civili a visitare siti archeologici e
avamposti in Cisgiordania, alcuni dei quali sono sotto il controllo
dell’Autorità Palestinese. Il soldato che presenta l’annuncio si rivolge allo
spettatore e chiede: “Non hai ancora fatto la fatidica domanda? Abbiamo trovato
alcuni posti nella zona dove puoi portare la tua ragazza per un appuntamento.
Puoi anche chiederle di sposarti, visto che sei già lì”.
Che romantico! Consigli per visitare i territori occupati insieme a propaganda
politico-religiosa.
Lo scopo di questi video è quello di cementare il legame tra gli israeliani e le
diverse parti del paese. L’IDF sta promuovendo un unico stato, chiamato Israele,
che si estende dal fiume al mare. Non esistono più i confini del 1967 o la Linea
Verde; non esistono più territori occupati o confini. C’è un unico grande
“spazio”, chiamato Israele. L’esercito ha smesso di nascondere ciò che ha
coltivato per anni: un unico regime, un unico sovrano, un governo civile per gli
ebrei e uno militare per i palestinesi.
Ma la dura verità è che questa campagna non rivela nulla di nuovo sull’esercito.
Rivela ripetutamente la natura del campo liberale in Israele. Questo campo
mormora “due stati” come un vuoto mantra, solo per poter vivere in pace con la
convenienza dell’occupazione. Queste persone recitano “soluzione diplomatica” al
mattino, solo per consegnare i propri figli come guardie a protezione degli
insediamenti la sera. Guardano questo video dell’IDF – che romanticizza gli
insediamenti trasformando l’apartheid in un’attrazione – e nulla si muove dentro
di loro. Né mai lo farà.
Il campo liberale in Israele ha ancora la tendenza a sostenere
contemporaneamente due convinzioni contraddittorie, una tendenza che gli
conferisce una calma interiore totale. Queste convinzioni sostengono che Israele
è sia ebraico che democratico e che “correggere” l’occupazione sia una questione
di scelta politica piuttosto che una questione essenziale. Per loro,
l’occupazione iniziata nel 1967 è stata solo una deviazione momentanea dal
percorso, non un elemento fondamentale del progetto sionista. Ecco perché
credono che sarà sempre possibile riprendere il controllo e uscire dai territori
occupati, tornando ad essere un piccolo paese normale che cerca di sopravvivere
in un Medio Oriente ostile.
Visitatori presso una sorgente in Cisgiordania. Un video della campagna offre
consigli su luoghi ideali per appuntamenti romantici e proposte di matrimonio.
Daniel Tchetchik
Dopo due anni di genocidio, questa idea immaginaria è rimasta quasi del tutto
immutata. Anzi, è diventata un meccanismo di difesa. Anche ora, quando lo stesso
esercito sta dicendo ad alta voce ciò che i palestinesi ripetono da decenni,
essi continuano ad aderire alla loro fantasia etica.
Martedì 2 dicembre, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato due
risoluzioni che chiedono la fine dell’occupazione in Cisgiordania e sulle Alture
del Golan. La risposta ufficiale di Israele: l’Assemblea Generale è scollegata
dalla realtà. Israele non tornerà ai confini del 1967 e non abbandonerà il
Golan. Né ora, né mai. E il centro liberale come reagisce? Crede che quando
Benjamin Netanyahu sarà sostituito, le cose cambieranno.
Una volta ho chiesto a qualcuno: a che punto inizierai a vedere la realtà per
quella che è, e non come insisti a immaginarla? A quanto pare, lo scenario che
spaventa di più il campo liberale non è l’occupazione, ma la possibilità
opposta: uno stato unico, in cui palestinesi ed ebrei israeliani vivono sotto un
unico regime democratico, senza superiorità etnica e senza privilegi ebraici. Ed
è proprio questa idea, che consiste nella riconciliazione e nel reciproco
riconoscimento storico, con una democrazia libera dalla superiorità etnica e dai
privilegi ebraici, che li fa rabbrividire.
Ora, quando l’IDF sta promuovendo un unico stato de facto, basato sull’apartheid
alla maniera del Sudafrica, e non sull’uguaglianza, forse sarà più facile per il
campo liberale accettare la realtà che tanto teme. Forse questa mossa li
costringerà a guardarsi allo specchio e vedere chi sono veramente, non chi amano
fingere di essere.
https://www.haaretz.com/opinion/2025-12-04/ty-article-opinion/.premium/one-state-brought-to-you-by-the-idf/0000019a-ea4a-d578-a3bb-ff5fd2210000
Traduzione a cura di AssopacePalestina
Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma
pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.