Palestina, Free Nadera! Per un femminismo dell’etica della cura
Il femminismo dell’etica della cura, associato a pensatrici come Carol Gilligan
(1936 ) e Joan Tronto (1952 ), enfatizza l’importanza delle relazioni, della
responsabilità verso gli altri e della protezione dei più vulnerabili.
Questa prospettiva avrebbe dovuto portare a una condanna ferma delle violazioni
dei diritti umani in Palestina, in particolare verso donne e bambini, che sono
spesso le vittime più colpite nei conflitti.
La mancanza di una reazione forte riflette una limitazione nell’applicazione di
questa etica a contesti geografici o culturali percepiti come “lontani” o
“diversi”.
L’etica della cura, con il suo focus sulle relazioni, la responsabilità e la
risposta ai bisogni degli altri, offre un quadro utile per criticare le logiche
di guerra, violenza e oppressione, specialmente in contesti come quello
palestinese. La guerra e l’occupazione sono guidate da logiche di dominio,
controllo e distruzione, mentre l’etica della cura propone un’alternativa basata
sulla protezione della vita, la riparazione delle relazioni e la giustizia
riparativa; offre un’alternativa alle logiche militarizzate dell’occupazione
israeliana. Sono temi che diverse filosofe femministe hanno affrontato,
contribuendo a decostruire l’ideologia dominante e a offrire prospettive
alternative basate sulla relazione, la responsabilità e la cura.
La Critica della guerra attraverso l’etica della cura mette in discussione le
logiche gerarchiche, militarizzate e distruttive della guerra, proponendo un
modello basato sulla responsabilità reciproca, la compassione e la costruzione
di relazioni. Questo approccio può essere applicato per analizzare come la
guerra e l’occupazione israeliana violino i principi di cura e umanità,
specialmente nei confronti delle popolazioni vulnerabili come quelle di Gaza.
Considerando il significato di resistenza o cura in Palestina molti studiosi
hanno esplorato come le comunità palestinesi, nonostante la violenza
strutturale, mantengano reti di solidarietà e cura. Questo è particolarmente
evidente nel ruolo delle donne palestinesi, che spesso si prendono cura delle
famiglie e delle comunità sotto assedio.
Carol Gilligan, psicologa e filosofa, è nota per il suo lavoro “In a Different
Voice” (1982), in cui introduce l’idea di un’etica della cura contrapposta a
un’etica basata su regole e giustizia astratta. Pur non affrontando direttamente
la militarizzazione, il suo approccio ha influenzato molte studiose femministe
che hanno applicato l’etica della cura a contesti politici e sociali, inclusa la
critica alla guerra. Psicologa e filosofa nota per il suo lavoro pionieristico
sull’etica della cura (ethics of care) e lo sviluppo morale delle donne, non è
purtroppo particolarmente associata a scritti specifici su Gaza o sulla
Palestina. La sua ricerca si è concentrata principalmente su temi di psicologia
morale, genere e relazioni umane, con un focus sulle voci e le esperienze delle
donne in contesti occidentali.
Tuttavia, il suo quadro teorico sull’etica della cura è stato applicato da altri
studiosi e attivisti per analizzare situazioni di conflitto, oppressione e
resistenza, compresa la Palestina. Ad esempio, alcuni ricercatori hanno
utilizzato l’approccio di Gilligan per esplorare come le donne palestinesi
esercitino forme di cura e resilienza in contesti di violenza strutturale e
occupazione. Alcuni studiosi hanno applicato il concetto di Gilligan sull’etica
della cura per analizzare come le donne palestinesi, specialmente a Gaza,
mantengano reti di solidarietà e cura nonostante l’assedio e la violenza. Il
lavoro di Gilligan sul ruolo delle donne nella costruzione di relazioni etiche e
nella risoluzione dei conflitti potrebbe essere rilevante per comprendere il
ruolo delle donne palestinesi e israeliane nella ricerca di giustizia e pace.
Joan Tronto critica il femminismo culturale e si distanzia da Carol Gilligan,
smantella le dicotomie pubblico-privato e morale-politica, mostrando come la
cura sia un’attività universale, non relegabile alla sfera domestica o alle
donne. Denuncia il “deficit di cura” nelle società occidentali, dove la priorità
data alla produttività economica marginalizza chi si occupa di assistenza,
educazione e salute. Ha scritto: “Moral Boundaries: A Political Argument for an
Ethic of Care” (1993)
Nadera Shalhoub-Kevorkian, ha applicato l’approccio di Gilligan alla Palestina,
esplorando come le donne palestinesi esercitino forme di cura e resistenza in
contesti di violenza strutturale. Settler Colonialism, Surveillance, and
Fear (2017) Security Theology, Surveillance and the Politics of Fear
Nel Noddings (scomparsa nel 2022), filosofa dell’educazione e teoria etica, ha
integrato il pensiero di Gilligan (sulla differenza di genere nello sviluppo
morale) con riflessioni originali su cura, educazione e relazionalità. Secondo
Noddings la cura non è un dovere astratto, ma una pratica relazionale, e l’etica
nasce dalla risposta empatica ai bisogni concreti dell’altro, superando le
regole universali di teorie come kantismo o utilitarismo. Citazione emblematica:
“La cura non è una virtù tra le altre. È la radice da cui crescono tutte le
virtù”. Ha scritto: Caring: A Feminine Approach to Ethics and Moral Education”
(1984), “Educating Moral People: A Caring Alternative to Character Education”
(2002).
Sara Ruddick, (scomparsa nel 2011) nel suo libro “Maternal Thinking: Toward a
Politics of Peace” (1989), sviluppa un’etica della cura basata sulla pratica del
“pensiero materno”, valorizzando la protezione, la crescita e la cura della
vita. Ruddick sostiene che questo approccio può essere esteso alla politica di
pace, opponendosi alla logica della guerra e della violenza.
Virginia Held, ha approfondito l’etica della cura in opere come “The Ethics of
Care: Personal, Political, and Global” (2006). Ha sostenuto che l’etica della
cura offre un quadro alternativo per affrontare questioni globali, come i
conflitti armati, promuovendo relazioni di interdipendenza e responsabilità
reciproca anziché competizione e dominio.
Fiona Robinson, studiosa di relazioni internazionali ed etica della cura,
critica le politiche globali di violenza e oppressione. (“The Ethics of Care: A
Feminist Approach to Human Security”). La critica femminista alla sicurezza
umana è il suo contributo chiave all’etica della cura: ha ridefinito il concetto
di “sicurezza umana” attraverso una prospettiva femminista, sostenendo che la
sicurezza non può essere garantita senza reti eque di cura. Critica l’approccio
individualista e universalista dei diritti umani, proponendo invece una visione
relazionale basata sulle interdipendenze. Integra una critica postcoloniale alla
sicurezza globale, evidenziando come le relazioni di cura siano influenzate da
storie di colonialismo e dominazione. Ha scritto anche: “Globalizing Care:
Ethics, Feminist Theory and International Relations” (1999)
Per concludere va ricordato il Palestinian Feminist Collective (PFC), movimento
femminista che utilizza un approccio intersezionale ma include l’etica della
cura per analizzare l’oppressione coloniale.
Il discorso critico sulla militarizzazione porta all’etica della cura come
alternativa alla logica della guerra
Un discorso critico sulla militarizzazione sottolinea l’importanza delle
relazioni, della responsabilità e della protezione della vita umana e non umana.
A questo riguardo Sara Roy, economista e studiosa di Gaza, ha scritto ampiamente
sulla resilienza delle comunità palestinesi sotto assedio. Il suo lavoro, pur
non essendo esplicitamente basato sull’etica della cura, offre spunti su come le
comunità mantengano forme di solidarietà e cura nonostante la distruzione. Ha
scritto: “Hamas and Civil Society in Gaza” e “The Gaza Strip: The Political
Economy of De-development”.
La già citata Nadera Shalhoub-Kevorkian, esplora come le donne palestinesi
esercitino forme di cura e resistenza in contesti di violenza strutturale. Ha
scritto:“Militarization and Violence Against Women in Conflict Zones in the
Middle East”.
Carolyn Nordstrom, antropologa, studia guerra e violenza; ha esplorato come le
comunità in contesti di conflitto mantengano reti di cura e resilienza e il suo
lavoro può essere applicato al contesto palestinese. Ha scritto: “Shadows of
War: Violence, Power, and International Profiteering in the Twenty-First
Century”. La già citata Fiona Robinson, studiosa di relazioni internazionali ed
etica della cura, ha applicato questo approccio per criticare le politiche
globali di violenza e oppressione. Ha scritto: “The Ethics of Care: A Feminist
Approach to Human Security”.
Nessuna delle filosofe citate ha però preso posizione riguardo alla Palestina,
né si è espressa sul Genocidio a Gaza, eccezion fatta per Nadera
Shalhoub-Kevorkian. E non c’è da sorprendersene: è palestinese.
Nadera Shalhoub-Kevorkian è filosofa, femminista, docente di diritto e
criminologia all’Università Ebraica di Gerusalemme e Global Chair in Law alla
Queen Mary University of London. La sua ricerca si concentra su temi come
trauma, crimini di stato, violenza di genere, sorveglianza e studi sul
genocidio, con un focus specifico sul contesto palestinese.
Tra le sue opere principali spiccano Security Theology, Surveillance and the
Politics of Fear (2015) e Incarcerated Childhood and the Politics of
Unchilding (2019), che analizzano l’impatto del colonialismo e dell’occupazione
israeliana sui bambini e le donne palestinesi.
Il suo lavoro integra elementi di giustizia di genere, diritti umani e critica
alla violenza strutturale, temi affini alla corrente filosofica dell’“etica
della cura”. Ha esplorato come l’occupazione israeliana e le politiche di
“unchilding” (sradicamento dell’infanzia) distruggano i legami sociali e
familiari palestinesi, con implicazioni etiche sulla cura delle comunità
vulnerabili. Critica il femminismo occidentale, in articoli e interventi
pubblici, ha denunciato il silenzio del femminismo europeo sulle violenze
israeliane a Gaza, sottolineando l’importanza di un approccio antirazzista e
decoloniale alla giustizia di genere. Il suo seminario Monstrosity and
Colonialism all’Università di Princeton (2024) analizza come i regimi coloniali
costruiscano una “non-umanità” dei palestinesi, proponendo un’etica fondata
sulla resistenza e la sopravvivenza.
Shalhoub-Kevorkian emerge come una delle poche studiose ad aver approfondito
sistematicamente la situazione palestinese attraverso una lente femminista
intersezionale, combinando analisi giuridiche, criminologiche e politiche. È un
caso unico nel panorama accademico: si distingue per l’attenzione alla violenza
quotidiana e strutturale subita dalle donne e dai bambini, documentata
attraverso ricerche etnografiche decennali.
Nadera Shalhoub-Kevorkian è stata arrestata e sospesa dall’Università Ebraica di
Gerusalemme (1)
Accademica di fama internazionale dell’Università Ebraica di Gerusalemme dal
1999, è stata arrestata il 18 aprile 2024 dalla polizia israeliana nella sua
casa nella Città Vecchia di Gerusalemme, accusata di “incitamento al terrorismo,
alla violenza e al razzismo”. Le autorità israeliane hanno anche citato il
presunto legame con organizzazioni per i diritti umani, come Defence for
Children International, bandita dall’entità sionista nel 2021.
Durante l’arresto, la polizia ha sequestrato il suo telefono, laptop, documenti
personali e libri del poeta palestinese Mahmoud Darwish. È stata sottoposta a un
trattamento degradante, tra cui perquisizione corporea, manette strette che le
hanno causato ferite, privazione di acqua, cibo e farmaci per l’ipertensione
(mettendo a rischio la sua salute). È stata detenuta in una cella fredda, sporca
e infestata da insetti, con luci accese tutta la notte per impedirle di dormire.
È stata interrogata per oltre cinque ore su temi legati al suo lavoro
accademico, inclusi articoli pubblicati anni prima. L’arresto è stato preceduto
da una campagna sistematica di diffamazione da parte di studenti di destra,
politici e media israeliani. Nel 2024 ha definito “genocidio” l’operato
israeliano a Gaza e ha messo in dubbio le narrazioni ufficiali sulle violenze
sessuali del 7 ottobre. Le critiche alle sue posizioni hanno incluso accuse di
“antisionismo” e “minaccia alla sicurezza”, ma tribunali israeliani hanno
riconosciuto che le sue dichiarazioni rientravano nella libertà accademica.
Oltre 250 accademici della Queen Mary University e organizzazioni come Adalah,
MESA e il Palestinian Feminist Collective hanno denunciato l’arresto come un
attacco alla libertà accademica e un esempio di repressione politica.
Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir ha celebrato il suo
arresto e Ofir Katz ha presentato una proposta di legge per porre fine alle
carriere dei docenti con opinioni anti-sioniste. È stato il primo arresto di un
accademico israeliano per opinioni legate al suo lavoro, rischiando di
intimidire altri critici.
Il 19 aprile è stata rilasciata su cauzione dopo che due tribunali avevano
respinto la richiesta di prolungare la detenzione, ritenendo che non
rappresentasse una minaccia. L’università in seguito ha condannato l’arresto,
sottolineando che in un paese democratico non c’è posto per arrestare una
persona per le sue osservazioni, indipendentemente dalla loro natura
controversa, ma non ha difeso la libertà accademica e ha contribuito al clima di
ostilità.
Ecco i dettagli:
* * Ottobre 2023: L’università le chiede di dimettersi per aver firmato una
lettera che chiede un cessate il fuoco a Gaza. Questa richiesta è
accompagnata da accuse pubbliche di “negazionismo” degli stupri del 7
ottobre.
* Marzo 2024: Shalhoub-Kevorkian viene sospesa temporaneamente
dall’università dopo un’intervista in cui critica il sionismo e definisce
“genocidio” l’offensiva israeliana a Gaza. L’ateneo inizialmente giustifica
la sospensione come risposta alle sue dichiarazioni “inaccettabili”, salvo
reintegrarla due settimane dopo sotto pressione internazionale.
* Agosto 2024: Shalhoub-Kevorkian lascia definitivamente l’Università
Ebraica, secondo quanto riportato da The Times of Israel. Le circostanze
non sono chiarite pubblicamente, ma il contesto suggerisce un legame con le
pressioni politiche. Fonti indicano che si tratta di un “ritiro” (forse una
forma di dimissioni forzate), coincidente con una proposta di legge del
deputato Ofir Katz per revocare pensioni e stipendi a docenti
“anti-sionisti”.
L’Università Ebraica ha svolto un ruolo attivo nel marginalizzarla. Ha
alimentato una campagna diffamatoria attraverso comunicati pubblici e social
media, definendo il suo lavoro “sconnesso dai valori dell’istituto”. Alcuni
colleghi accademici hanno partecipato a programmi televisivi per screditare le
sue ricerche, sostenendo che non fossero “accademicamente valide”. Nonostante le
condanne formali all’arresto del 2024, l’ateneo non ha mai ritrattato le accuse
iniziali né protetto la sua libertà accademica.
La sua vicenda è diventata un simbolo della repressione delle voci critiche,
portando a petizioni globali e appelli per il boicottaggio accademico
dell’Università Ebraica. Organizzazioni come la Middle East Studies
Association (MESA) hanno denunciato il clima di intimidazione, definendo il
trattamento riservatole una “violazione dei diritti umani e della libertà
accademica”. In sintesi, l’allontanamento di Shalhoub-Kevorkian dall’Università
Ebraica riflette una strategia sistematica di silenziamento delle voci
palestinesi nelle istituzioni israeliane, in un contesto di crescente
restrizione delle libertà civili durante il genocidio.
Shalhoub-Kevorkian rappresenta una figura chiave nel femminismo critico e
decoloniale applicato alla Palestina. È l’unica studiosa ad aver analizzato in
modo così approfondito la situazione palestinese attraverso un approccio
intersezionale che integra etica, diritto e attivismo. Ed è unica perché a
differenza delle studiose citate, analizza casi concreti come gli arresti di
minori palestinesi o la distruzione di ospedali a Gaza. Le altre autrici
lavorano su piani teorici o su contesti occidentali, mentre Shalhoub-Kevorkian
basa le sue riflessioni su ricerche etnografiche in Cisgiordania e Gerusalemme
Est. A differenza di Gilligan o Tronto, la sua produzione accademica è
inseparabile dall’impegno politico.
Nadera Shalhoub-Kevorkian attualmente è Global South Visiting Scholar nel
Dipartimento di Antropologia dell’Università di Princeton, dove tiene seminari
su temi come colonialismo, necropolitica e violenza di genere. Sta insegnando un
corso intitolato “Colonial Urbicide & Hyperprecarity: The Case of Jerusalem”,
analizzando la distruzione urbana in contesti coloniali, con riferimenti alla
guerra in Gaza e alla situazione palestinese 1012.
In Religion and Public Life Fellow in Conflict and Peace alla Harvard Divinity
School studia il legame tra Christian Zionism e finanziamento statunitense alla
guerra a Gaza, organizzando dialoghi con teologi sudafricani e studiosi
indigeni. Mantiene il ruolo di Global Chair in Law presso la Queen Mary
University of London, continuando a pubblicare lavori interdisciplinari su
crimini di stato, violenza di genere e diritti umani, collaborando con il prof.
Nadim N. Rouhana su progetti di giustizia transizionale per i palestinesi. Sta
completando un volume intitolato “The Cunning of Gender Violence” (Duke
University Press) e ha recentemente tenuto conferenze su temi come l’“Ihala” (un
concetto da lei sviluppato per analizzare l’urbicidio a Gerusalemme). Fa parte
del collettivo Decolonizing Palestine, che promuove boicottaggi accademici
contro istituzioni israeliane. Collabora con Democracy for the Arab World
Now (DAWN), fondata da Jamal Khashoggi, su report di denuncia degli abusi
israeliani. Nel 2024, ha co-fondato il Transnational Feminist Anti-Militarism
Network, con studiosi come Angela Davis e Robin D.G. Kelley. Ha ricevuto
il Premio Middle East Studies Association (MESA) 2023 per il libro “Incarcerated
Childhood and the Politics of Unchilding” e l’ Honorary
Doctorate dall’Università di Lund (Svezia) nel 2024, ritirato tra le polemiche
per le pressioni del governo israeliano.
Pilastri del suo lavoro
La Teoria dell’“Unchilding“, è il concetto centrale della sua opera: l’infanzia
palestinese è sistematicamente “sradicata” attraverso incarcerazioni, uccisioni
e negazione dell’identità, per annientare il futuro della nazione
palestinese. “I bambini di Gaza non muoiono: vengono ‘unchilded’, trasformati in
fantasmi prima ancora di vivere”. Critica la “Necropolitica“ israeliana,
rielaborando Achille Mbembe; analizza come Israele utilizzi tecnologie avanzate
(es. droni Harpy) per amministrare la morte in modo burocratico: “Gaza è un
laboratorio di necropolitica digitale, dove ogni palestinese è un dato in un
algoritmo di sterminio”. Sostiene il Femminismo anti-coloniale secondo cui la
violenza di genere in Palestina è strumentale al progetto sionista. Denuncia gli
arresti arbitrari di donne palestinesi (es. caso Heba Al-Labadi). Critica le ONG
femministe occidentali per il silenzio su Gaza, definendole complici di
un “femminismo imperialista“. Critica l’“Human Rights Industry“: in un saggio
del 2024 su Critical Legal Studies, accusa organizzazioni come Amnesty
International di “neutralizzare la resistenza palestinese” trasformandola in una
questione tecnico-giuridica, anziché politica. Oltre 1,300 accademici (tra cui
Judith Butler e Noam Chomsky) hanno firmato petizioni per la sua liberazione
dopo l’arresto del 2024. Il suo lavoro è diventato un punto di riferimento per
movimenti come Black for Palestine e Decolonize This Place.
Alcune studiose post-2020 stanno applicando l’etica della cura alla Palestina
Tuttavia, questi lavori restano di nicchia e non hanno la visibilità di
Shalhoub-Kevorkian.
* Dina Matar (SOAS London): Esplora la resistenza nonviolenta delle donne
palestinesi, collegandola al “maternal thinking” di Sara Ruddick e alla
rilettura di Robinson sulla cura come atto di giustizia.
Fiona Robinson, autrice di The Ethics of Care in Global Politics (2011), ha
sviluppato un approccio intersezionale alla cura, collegandola a giustizia
climatica, diritti indigeni e decolonizzazione e il suo framework è stato
utilizzato indirettamente da studiose e attivisti:
* Michelle Buckley (Università di Toronto): Analizza l’infrastruttura idrica
coloniale in Cisgiordania attraverso la lente dell’etica della cura,
criticando la privatizzazione delle risorse.
* Samah Jabr (psichiatra palestinese) analizza il concetto
di sumud (resistenza resiliente) in cui si riconosce l’idea di Robinson della
cura come atto politico. Jabr interpreta la resistenza come terapia
collettiva contro il trauma dell’occupazione.
Perché questi lavori restano di nicchia e non hanno la visibilità, non sono
mainstream (2)?
La maggior parte della letteratura sul conflitto privilegia analisi storiche o
militari (es. Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina di Ilan
Pappé) rispetto a prospettive etico-filosofiche. Opere come Sumud. Resistere
all’oppressione di Samah Jabr, che cita implicitamente Robinson, sono
disponibili in italiano solo dal 2021 e rimangono di nicchia. Temi come l’etica
della cura sono spesso marginalizzati in contesti segnati da narrative
conflittuali (es. il libro J’accuse di Francesca Albanese critica l’apartheid
israeliano senza approfondire approcci alternativi).
Note
(1)
https://www.theguardian.com/world/2024/apr/26/political-arrest-palestinian-academic-nadera-shalhoub-kevorkian-israel-civil-liberties-threat
https://www.972mag.com/nadera-shalhoub-kevorkian-israeli-academia/
https://www.middleeasteye.net/news/israel-palestine-academic-arrested-incitement-nadera-shalhoub-kevorkian
https://alessandroferrettiblog.wordpress.com/2024/04/22/la-persecuzione-contro-nadera-shalhoub-kevorkian-diventa-sempre-piu-efferata/
https://mesana.org/advocacy/committee-on-academic-freedom/2024/05/06/letter-protesting-the-arrest-and-continued-questioning-of-professor-nadera-shalhoub-kevorkian
https://www.crimeandjustice.org.uk/statement-professor-nadera-shalhoub-kevorkian
https://www.facebook.com/mitri.raheb/posts/for-immediate-circulationstatement-on-the-arrest-of-hebrew-university-professor-/926106906189419/
(2)
Il mainstream italiano è dominato da conglomerati legati a élite economiche,
con poche eccezioni indipendenti:
* Gruppo GEDI (Exor/Agnelli)- Proprietà: Exor (holding della famiglia Agnelli)
La Repubblica, La Stampa, L’Espresso, HuffPost Italia, Il Secolo XIX, Radio
DeeJay, e altre riviste come Limes e MicroMega
* RCS MediaGroup (Urbano Cairo e altri) – Proprietà: Urbano Cairo (ex manager
di aziende Berlusconi)
Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport, e altre testate minori.
* Gruppo Caltagirone – Proprietà: Famiglia Caltagirone
Il Messaggero, Il Mattino, Leggo, Il Gazzettino
* Mediaset e Mondadori (Berlusconi e Belpietro) – Fondato da Silvio Berlusconi
Panorama, Mediaset, Il Giornale, Mondadori (editoria)
* CEI (Conferenza Episcopale Italiana)
Avvenire
* Eccezioni:
Il Manifesto (cooperativa di giornalisti) e Il Fatto Quotidiano (controllato da
giornalisti)
* Le Grandi aziende tech statunitensi (Meta, Google) controllano il flusso
informativo online, influenzando indirettamente l’agenda pubblica attraverso
la moderazione dei contenuti e gli algoritmi di raccomandazione
BIBLIOGRAFIA di Nadera Shalhoub-Kevorkian:
Incarcerated Childhood and the Politics of Unchilding (2019).
Security Theology, Surveillance and the Politics of Fear (2015).
Militarization and Violence Against Women in Conflict Zones in the Middle East:
A Palestinian Case-Study (2009).
Raccolta
1: https://www.jstor.org/action/doBasicSearch?Query=Nadera+Shalhoub-Kevorkian&so=rel
Raccolta
2: https://muse.jhu.edu/search?action=search&query=content:Nadera%20Shalhoub-Kevorkian:and&limit=subscription:n&min=1&max=20
Israeli academia is directly complicit in the crimes of the state | Israel …
Sep 10, 2024 … One of the most prominent recent victims of this weapon has been
Professor Nadera Shalhoub-Kevorkian at the Hebrew University of Jerusalem (HUJI)
… Published On 10 Sep 202410 Sep 2024
Gaza has shown European universities are no longer places of free …
Sep 1, 2024 … In April, Professor Nadera Shalhoub-Kevorkian, a leading
Palestinian scholar at the Hebrew University of Jerusalem (HUJ) and global chair
in …
Last update 1 Sep 2024Last update 1 Sep 2024
Censorship is a crucial complement of genocide | Israel-Palestine …
Mar 20, 2024 … And earlier this month, the Hebrew University of Jerusalem
suspended Law Professor Nadera Shalhoub-Kevorkian, who is a Palestinian citizen
of …
Published On 20 Mar 202420 Mar 2024
Unchilding Palestine’s children | Israel-Palestine conflict | Al Jazeera
Feb 17, 2025 … These examples illustrate what Palestinian academic Nadera
Shalhoub-Kevorkian has called “unchilding”. She coined the term to expose the …
Published On 17 Feb 202517 Feb 2025
Israel’s strip searches at airports ‘illegal’ | Human Rights News | Al …
Sep 29, 2016 … Last year a judge awarded Nadera Shalhoub-Kevorkian, a law
professor at Hebrew University in Jerusalem, $1,800 for a three-hour security …
Published On 29 Sep 201629 Sep 2016
Settler Colonial Studies 4(3): 277–290.
Shalhoub-Kevorkian N (2014) Human suffering in colonial contexts: reflections
from Palestine.
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https://sites.google.com/view/parallelo-palestina-2021/donna-vittima-o-artefice-della-storia?authuser=0
https://sites.google.com/view/parallelo-palestina-2021/lintersezionalit%C3%A0
Femminismo – Terza parte (continua)
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Redazione Italia