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Felicità e disubbidienza: la potente eredità di Danilo Dolci
Martedì 9 dicembre 2025, Arci Bellezza di Milano: la presentazione della nuova edizione del primo libro di Danilo Dolci, “L’ascesa alla felicità”, offre una splendida occasione di unire passato e presente, affascinanti aneddoti sul giovane Danilo e riflessioni su un presente dominato dalla logica della guerra, eppure colmo di luci che danno speranza. Duccio Facchini, direttore di Altreconomia, dà inizio alla serata sottolineando il carattere rivoluzionario, soprattutto in questo momento, delle due parole “felicità” e “disubbidienza” e l’importanza di continuare a parlare della proposta di Danilo Dolci anche al di là delle ricorrenze, per poi introdurre i vari interventi. Il “padrone di casa” Graziano è contento e onorato di ospitare l’incontro nel nuovo salone dell’Arci Bellezza, che verrà inaugurato ufficialmente in gennaio. Seguono i brevi discorsi dei rappresentanti di alcune delle associazioni che hanno promosso la serata: Annabella Coiro del Centro di Nonviolenza Attiva di Milano riconosce in Danilo Dolci una figura chiave della nonviolenza in Italia e vede una grande vicinanza tra la sua ampia visione dell’essere umano e quella dell’umanesimo universalista che fa da base all’attività educativa del Centro nelle scuole. Gigi Malabarba di Fuorimercato ricorda lo “sciopero alla rovescia” del 1956 come l’antesignano di tante esperienze successive, dalle fabbriche argentine abbandonate dai padroni e recuperate dai lavoratori, alle italiane Rimaflow e Gkn. Giuseppe Barone, collaboratore di Danilo Dolci e autore di numerosi libri sulla sua figura, racconta il suo legame poco conosciuto con Milano, dove aveva studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera e in seguito alla Facoltà di Architettura. Negli anni del dopoguerra frequentava la libreria Corsia dei Servi, animata da padre Camillo De Piaz e padre Davide Maria Turoldo e punto di riferimento di un cristianesimo critico e irrequieto. Altra figura importante in quel periodo di formazione è quella di Don Zeno Saltini, fondatore della comunità di Nomadelfia. E’ questo lo sfondo in cui si inserisce l’esperienza di insegnamento nelle scuole serali di Sesto San Giovanni, detta allora la “Stalingrado d’Italia” per la fortissima presenza operaia; inizialmente un mezzo per pagarsi gli studi di architettura, diventa poi un motore che lo spinge a prendere decisioni fondamentali per la sua vita (l’abbandono di una promettente carriera di architetto e la scelta di vivere in Sicilia, tra i più poveri ed esclusi) e l’occasione di incontro con Franco Alasia, prima suo allievo e poi amico fraterno e collaboratore. La domanda posta ai suoi studenti/operai (molti dei quali reduci dalle esperienze della Resistenza): “Come puoi essere felice se intorno a te i tuoi fratelli vengono consumati e travolti dalla fame e dalla miseria?”, è un primo esempio di quella “maieutica reciproca” in cui si cresce insieme ponendosi domande e cercando risposte. E qui si inserisce Giorgio Schultze con il racconto dell’incredibile retroscena della nuova edizione dell’”Ascesa alla felicità”, stampato in 200 copie nel 1948; ne era rimasta solo una, conservata in cattive condizioni alla Biblioteca Nazionale di Firenze e miracolosamente salvata dall’alluvione del 1966.  E’ bastato leggerla per rendersi conto che un simile gioiello andava offerto al mondo e non tenuto per sé. E’ iniziata così una faticosa opera di trascrizione e correzione di bozze, culminata nella ripubblicazione da parte di Spazio Cultura edizioni dell’amico siciliano Nicola Macaione, che nel suo breve intervento ricorda l’emozione e la prontezza con cui ha accettato la proposta di Giorgio. Questa nuova edizione ha tre obiettivi: innanzitutto fermarsi a riflettere a ogni citazione di storici, filosofi, letterati, guide spirituali contenuta nel libro (un vero atto di ribellione in questo periodo che ci vuole tutti frettolosi consumatori), poi dare un contributo economico alla rinascita del Borgo Danilo Dolci, a Trappeto, in provincia di Palermo, perché possa tornare quel luogo di incontro e discussione che è stato prima della morte di Danilo, nel 1997 e infine comprendere che la felicità è un percorso, un’ascesa che ha a che fare con gli altri. Daniela Dolci, ultima figlia di Danilo, riprende il riferimento al Borgo raccontando l’importanza di un luogo di incontro e formazione purtroppo poi devastato e dimenticato e la decisione di fare un ultimo sforzo per salvarlo e sviluppare il suo enorme potenziale; messa da parte la sua brillante carriera musicale ha così deciso di dedicarsi alla rinascita e ricostruzione del Borgo, un progetto che negli ultimi anni ha portato a importanti passi avanti, tanto che già ora può di nuovo ospitare riunioni e incontri di associazioni e offrire ai giovani una prospettiva di cura e speranza. C’è ancora molto da fare, però; da qui l’invito e a sostenerlo e a visitarlo, in particolare in occasione del festival sui diritti umani tra il 25 e il 28 giugno, che l’anno prossimo giungerà alla sua terza edizione. Segue la proiezione del documentario “Inchiesta su Danilo Dolci”, scritto e diretto da Alberto Castiglione, che attraverso immagini e testimonianze di ogni tipo mostra la potente eredità lasciata da Danilo nei campi della pace, dell’educazione, dell’azione sociale nonviolenta, ma anche della poesia, della narrativa e della saggistica. Foto di Iaia Cassanelli e Barbara De Luca Anna Polo
Incontro “Felicità e disubbidienza. La proposta di Danilo Dolci
Martedì 9 dicembre 2025 alle 18:30 Arci Bellezza, via Bellezza 16, Milano Nel corso della serata verranno presentati la nuova edizione del primo libro scritto da Danilo Dolci “L’ascesa alla felicità” e il documentario ‘Inchiesta su Danilo Dolci” scritto e diretto da Alberto Castiglione. Produzione Danilo Dolci – Gesellschaft (CH). Intervengono: * Giuseppe Barone e Daniela Dolci, Borgo Danilo Dolci * Nicola Macaione, SCE Spazio Cultura Edizioni * Giorgio Schultze, architetto * Rappresentanti delle associazioni promotrici * Coordina Duccio Facchini, direttore Altreconomia Promotori: Borgo Danilo Dolci, Spazio Cultura Edizioni di Palermo, FuoriMercato, Centro di Nonviolenza Attiva, Arci Milano, Altreconomia, Libera.  L’ascesa alla felicità – di Danilo Dolci, 1948 Presentazione della nuova edizione di “L’ascesa alla felicità”   A cura di Giorgio Schultze Ci sono momenti della nostra vita in cui irrompono domande molto semplici, come ad esempio: “Che cos’è per me la felicità?”, a cui non sempre si riesce a dare risposte intimamente e profondamente soddisfacenti. Domande che ci scuotono e ci spingono nella ricerca di “senso” e contemporaneamente ci costringono a rallentare, se non addirittura a fermarci, per riflettere. In questo accidentato e, molto spesso buio, cammino, può accadere che una lettura, un evento, un incontro ci inviino quel segnale, quell’indicazione, quella parola, quella luce, carica di significati che tanto aspettavamo. Come è stato il fortunato incontro con L’ascesa alla felicità, il primo libro di Danilo Dolci, scritto nel 1948, di cui vale la pena ricordare il concatenarsi di eventi che l’hanno determinato. Andiamo in ordine cronologico. A maggio del 2024, in vista delle Celebrazione del Centenario della nascita di Danilo Dolci (28 giugno 1924), la mia cara amica Anna Polo mi ha invitato a fare un viaggio a Palermo, per visitare, insieme a Daniela Dolci, il Borgo “Danilo Dolci” di Trappeto e la Scuola Primaria “Mirto”, di Partinico. Questa scuola primaria, voluta da Danilo Dolci nei primi anni ‘70,  “destinata a tutte le bambine e i bambini, a cominciare dai più poveri”, era stata progettata e realizzata proprio dai genitori di Anna, gli architetti di Milano Giovanna Pericoli e Giancarlo Polo, quando Anna era poco più che adolescente. Ora, a distanza di 50 anni, “Mirto” è uno splendido esempio di avanguardia educativa, modello per centinaia d’insegnanti e scuole in tutto il mondo, in cui si applica “la maieutica reciproca”. Mentre visitavamo la scuola e il Borgo, parlando con Daniela Dolci, ho sentito l’urgenza di raccontare questi tratti di storia di Danilo e del suo contributo a una visione nonviolenta dell’umanità. Tornato a Milano ne ho parlato con Augusto Vetrallini,  regista e storyteller de Il Cantastorie, di Roma, il quale mi disse: “Per scrivere la storia di quest’uomo dobbiamo risalire a quando, ancora giovane, maturò questa sua straordinaria vocazione di “prendersi cura del prossimo”. Allora abbiamo iniziato a rileggere la sua biografia, fin dai suoi primi momenti fino ad  arrivare ad un passaggio cruciale. Al Danilo giovane insegnante di 24 anni, che nel 1948 per necessità (doveva pagarsi la facoltà di Architettura), insegnava nelle scuole serali di Sesto S. Giovanni, la città-operaia, nella Milano dell’immediato dopoguerra. Tra le varie note biografiche e bibliografiche troviamo riportata una sua citazione “Come puoi essere felice se intorno a te i tuoi fratelli vengono consumati e travolti dalla fame e dalla miseria?”, e una nota a piè pagina: L’ascesa alla felicità, a cura di Danilo Dolci, Stamperia Cesare Tamburini·Milano, 1948. Un testo scritto con uno scopo preciso: “… mettere a disposizione dei giovani operai, affamati di sapere, quanto non era giusto tenessi solo per me” [1]”. Ecco trovato ciò che cercavamo! Ma quel testo dal titolo e dai contenuti così significativi era semplicemente introvabile. Nessuno ne ha traccia.  Soltanto Giuseppe Barone, la memoria storico-letteraria delle opere di Danilo, seppe darci qualche indicazione. “Nel 1948 furono stampate 200 copie destinate agli operai-studenti di Sesto e da allora il libro non è mai più stato ristampato, né ripubblicato, né fotocopiato… Esiste un’unica copia originale, consultabile presso la Biblioteca Nazionale di Firenze”. Ed è stato proprio così. Esisteva soltanto un’unica copia dell’originale, gelosamente custodita in quella preziosa Biblioteca che nel 1966 difese e salvò, insieme agli “angeli del fango”, centinaia di migliaia di libri “unici”, dall’alluvione dell’Arno. Chiedemmo una copia fotostatica dell’originale, che ci venne consegnata a seguito di accurate verifiche sul “perché la volevamo”. La sua lettura fu come aprire uno scrigno carico di monete e pietre preziose. Accanto alle riflessioni di Danilo, ritrovammo decine di pensatori e filosofi, da Marco Aurelio a Epitteto, da Pietro Verri a Bertrand Russell, citazioni tratte dalla Bibbia e dai Testi Sacri, di altre culture e filosofie orientali, da Ramakrishna al Bhagavad Gita, che parlavano della felicità a cui si giunge dopo “un’attenta e accurata ricerca”. Un’opera che già a partire della stessa strutturazione dell’indice ci offre un percorso, una mappa, le istruzioni che ci spingono a iniziare l’ascesa e contemporaneamente ci costringono a fermarci a riflettere a ogni frase, a ogni citazione. “Fermarci” e “riflettere”. Due atti di ribellione nonviolenta, due atti non tollerabili da un sistema di vita ad alta entropia consumistica, che ci vorrebbe sempre in corsa, sempre in accelerazione e soprattutto privi di un pensiero critico proprio. Un tesoro che, parafrasando Danilo “abbiamo ritenuto doveroso mettere a disposizione di tutti coloro che lottano e sperano in una nuova umanità e che non potevamo tenerci per noi”. Quindi a partire da quell’unica copia, gelosamente custodita per oltre 75 anni, in accordo con Daniela e Amico Dolci e con la collaborazione di un “agitatore culturale”, come Nicola Macaione e la sua Spazio Cultura Edizioni di Palermo, abbiamo deciso di trascrivere il testo, stampare una nuova edizione e ridargli nuova vita, con tre obiettivi: * Costringerci a fermarci e riflettere sulla felicità, come un atto di profonda ribellione nonviolenta. * Mettere a disposizione dei “costruttori di speranza”, nuovi mattoni di conoscenza ed esperienza * Iniziare a prenderci cura, come atto di responsabilità e fraternità, della felicità di noi stessi, del prossimo, dell’umanità, della nostra “Casa Comune”. [1]Lettera di Danilo Dolci, 31 maggio 1986. Giorgio Schultze