IRIS ultima corsa?
Circa trentatré anni fa, il 22 ottobre 1992, dal poligono di lancio del Kennedy
Space Center (KSC) in Florida, decolla la Missione Shuttle STS-52.
Uno dei tanti viaggi, in orbita bassa (LEO), che lo Space Transportation System
“Columbia” effettuava ormai regolarmente da diversi anni, se non fosse per il
carico a bordo di questo nuovo volo: il Sistema di Lancio IRIS, un progetto
tutto italiano.
La missione del velivolo “Columbia”, durò 9 giorni, 20 ore, 56 minuti e
13 secondi (secondo fonti NASA) e durante tale lasso di tempo, l’Italia ebbe il
suo momento di gloria.
Il volo avveniva “solo” una decina di giorni dopo il 500° anniversario della
scoperta dell’America, ma quello che accadde fu che un nuovo pezzo di Storia
dell’Aero-Spazio vene scritto grazie alle competenze dell’Industria Aerospaziale
Italiana…
Alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, un passo importante verso
l’evoluzione delle attività spaziali e scientifiche italiane si era compiuto
grazie ad un accordo tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche – Piano Spaziale
Nazionale (CNR) e la NASA, per lo sviluppo e il lancio del satellite
scientifico, per studi geodetici, LAGEOS II (Laser Geodynamics Satellites), e
del suo sistema di Lancio IRIS (Italian Research Interim Stage): uno stadio per
l’immissione in orbita di carichi fino a 900 Kg da utilizzare in combinazione
con lo Space Shuttle.
Grazie al succitato accordo il Progetto, e successiva Missione, IRIS-LAGEOS ebbe
inizio.
Lo sviluppo, supervisionato dalla neonata ASI (Agenzia Spaziale Italiana già
PSN/CNR), venne affidato ad Alenia Spazio (ex Aeritalia) e Snia BPD (azienda del
gruppo Fiat ed incaricata della parte motoristica a propellente solido) i quali
avrebbe dovuto costruire un sistema simile al lanciatore NASA “PAM-D”.
LAGEOS II, un satellite passivo di forma sferica di 60 cm di diametro, del peso
di 411 Kg e ricoperto di prismi (426 retroriflettori), aveva l’obiettivo di
definire con precisione la forma della Terra, determinare i movimenti delle
placche tettoniche dovuti alla deriva dei continenti e misurare alcuni parametri
della relatività generale teorizzati da Einstein, con una precisione del 10% e
per fare questo si rendeva necessario posizionarlo su un’orbita geostazionaria a
circa 6000 Km di quota.
Per il trasferimento in orbita ed il posizionamento del satellite, si erano
ingegnerizzati e costruiti “ad hoc” due stadi a propellente solido identificati
come di Apogeo e di Kick-Off.
Questi due motori, promossero l’Italia come eccellenza in campo propulsivo
aerospaziale, poiché, grazie alla qualità costruttiva dei sistemi impiegati,
vennero accettati ed autorizzati da NASA al loro utilizzo, ma soprattutto al
loro trasporto e condivisione della Cargo Bay di uno Space Shuttle con altri
carichi.
Ma il vero momento di gloria fu lo svolgimento completo della Missione
IRIS-LAGEOS II.
Il secondo giorno di volo lo Space Shuttle “Columbia” aprì le porte della Cargo
Bay, il sistema IRIS attivato e la procedura semiautomatica espose il gruppo di
lancio LAGEOS II all’ambiente spaziale.
Sganciato il sistema LAGEOS II, esso venne posto in rotazione per stabilizzarne
la traiettoria di uscita dallo Shuttle.
Arrivato al regime di rotazione e stabilizzato, il gruppo di lancio venne
liberato dal sistema IRIS e fatto uscire dalla Cargo Bay grazie all’impiego di 4
molle in acciaio.
Una volta all’esterno del “Columbia”, l’STS manovrò per arrivare in una
posizione di sicurezza opposta al punto di lancio del satellite.
Il motore di Apogeo, 40 minuti dopo l’uscita nello Spazio, venne attivato per
trasferire LAGEOS II dall’orbita bassa alla sua orbita definitiva.
Raggiunta l’altitudine corretta venne attivato il secondo motore, di Kick-Off,
per dare la necessaria spinta di messa in orbita al satellite.
Profilo di Missione IRIS-LAGEOS II.
Tutto si svolse nel migliore dei modi e il satellite venne posizionato a 5900 Km
di distanza dalla Terra con una inclinazione orbitale compresa di 52° ed una
eccentricità di orbita inferiore allo 0,01.
Per circa 38 ore di missione del volo STS 52, lo Spazio divenne Italiano.
Tutte le operazioni di assemblaggio, preparazione al volo e Test, sia del
Lanciatore IRIS che del gruppo di lancio LAGEOS II, le operazioni di supporto
alla Missione IRIS-LAGEOS II al Kennedy Space Center (dalle operazioni di
caricamento a bordo dello Space Shuttle “Columbia”, le attività in rampa di
lancio, le fasi del volo e le attività dopo l’atterraggio) vennero svolte da un
Team scelto di Ingegneri e Tecnici tutto italiano.
IRIS-LAGEOS II Mission Team
Nel 2000, il Lanciatore IRIS, venne espressamente richiesto da NASA per la sua
versatilità ed affidabilità, in ambito del progetto TRIANA al fine di portare in
orbita e lanciare l’omonimo satellite per osservazioni ambientali della Terra.
Il progetto TRIANA era appoggiato dal politico e ambientalista statunitense Al
Gore, vicepresidente degli Stati Uniti d’America dal 1993 al 2001 durante la
presidenza di Bill Clinton.
Ma le sorti del secondo volo di IRIS non seguirono i passi del precedente,
perché il progetto TRIANA venne cancellato con la sconfitta del politico alla
corsa per la presidenza USA nel 2001.
Da dopo la sua dismissione come lanciatore, nel 2005, il sistema di volo ha
trovato casa presso la sede di ALTEC S.p.a. ed è stato uno dei pezzi più
ammirati dai visitatori dei suddetti spazi espositivi.
In questi giorni il Sistema IRIS, secondo progetto completamente Italiano, dopo
lo SPACELAB ad essere stato nello Spazio ed essere rientrato a Terra per il suo
riutilizzo, si appresta al suo, speriamo non ultimo, viaggio verso il magazzino
esterno che comunque sancisce inequivocabilmente anche il termine della sua
missione divulgativa post-operativa.
La speranza per il futuro, di questo incredibile pezzo di Storia dello Spazio
Italiano, e quella che non cada nell’oblio, ma possa lasciare l’attuale area “di
parcheggio”, per essere esposto nuovamente al pubblico magari nel futuro museo
dell’Aerospazio di Torino di cui tanto si parla da anni.
Paolo Navone