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Il contrasto alla violenza di genere nelle periferie di Dakar
In data 10 gennaio 2026, nell’ambito delle attività promosse da Energia per i Diritti Umani, si è tenuto a Malika un incontro virtuale tra Senegal e Pakistan: dall’altra parte dello schermo e in collegamento diretto dal Pakistan il professor Hussain… Federica De Luca
La luce è il buio. Emma Dante al San Ferdinando di Napoli
Il teatro come immersione nel buio della violenza domestica e nella dignità tragica dell’umano Emma Dante porta in scena un altro capolavoro, L’angelo del focolare, solo immediatamente focalizzato su un intreccio di violenza domestica che culmina con l’uccisione di una donna. La rappresentazione finale a Napoli ci sarà oggi, 14 dicembre, al San Ferdinando. Se ancora trovaste qualche posto disponibile, non perdete l’opportunità di vedere: “uno spettacolo di Teatro Teatro”, come ha commentato, con appassionata gravità, uno spettatore. Teatro al quadrato, è vero!, quello della regista siciliana, che apre il sipario facendo sostare il pubblico, per alcuni lunghi secondi, in un buio assoluto… quel nero teatrale sulla cruda verità della miseria umana, che è la firma inconfondibile di Emma Dante. Un inizio che ricorda un quadro di Caravaggio, La morte della Vergine, forse per la luce direzionata che si poserà gradualmente sul cadavere della protagonista, come una carezza di pietà venuta dall’alto. Mi colpisce la posa scomposta di quel corpo femminile nella resa impietosa alla morte, una posizione che solo Caravaggio osa dare anche alla Madonna, come fosse una qualunque altra donna. Ecco, i grandi artisti sanno convincere che esiste “l’universalità” degli aspetti umani profondi e che, dunque, una crescita etica parte dal potersi identificare l’uno nell’altro, anche quando si pensa che esista una differenza abissale tra le persone. Nel dramma in scena lo spettatore vedrà un loop di quotidianità familiare asfissiante, in cui la protagonista non può mai né vivere né morire. Costretta a rinascere ogni mattina dopo essere stata uccisa dal marito, dovrà ripetere sempre lo stesso copione, che la porterà sempre alla stessa morte. Ma è qui la grandezza della regìa, che sa infondere in chi guarda il senso tragico della vita: solo la messa in scena della complessità dei personaggi e dei loro intrecci potrà darci un margine di speranza. Il fato non si può cambiare, ma possiamo starci dentro con un’altra autoconsapevolezza e dignità. Nella scenografia minimalista di un interno domestico si alterneranno suocere e madri, uomini brutali e mentalmente impotenti, così come donne imbambolate e incapaci di tutelarsi; rabbia e amore, ingenuità e follia; donne con comportamenti pedanti e insopportabili e maschi dolci e refrattari alla virilità. Ignoranza. Ottusità. Un’inesorabile coazione a ripetere schemi disfunzionali di relazione familiare, in cui l’atto finale e imperdonabile dell’uccisione è il precipitato di un groviglio di patologia. Per fortuna, almeno in questa realizzazione teatrale, non c’è posto per binomi semplicistici sull’omicidio di una donna. Se non si parte da questa etica di sapersi dire verità coraggiose quanto complesse, nessuna legge civile o educazione sentimentale impartita a scuola potranno mai aiutare a non far morire la nostra umanità… che viene prima e va oltre ogni differenza di genere sessuale. Redazione Napoli
Rilevazioni ISTAT 2025: in Italia una donna su tre ha subito violenza
L’indagine sulla violenza contro le donne, denominata “Sicurezza delle donne”, che è armonizzata a livello internazionale e produce dati comparabili a livello europeo, è frutto della collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità (DPO) presso la Presidenza del Consiglio (sulla base dell’Accordo Istat – DPO del 2017). Nel 2025 mostra che il numero di vittime di violenza fisica o sessuale nei cinque anni precedenti l’intervista è sostanzialmente stabile rispetto allo stesso dato rilevato nel 2014, ma con importanti aumenti delle violenze subite dalle giovanissime (16-24 anni). Attraverso interviste rivolte a un campione rappresentativo di donne, questo strumento di rilevazione permette di conoscere l’ammontare delle vittime della violenza maschile, includendo anche le esperienze subite e mai denunciate alle autorità, ovvero il sommerso della violenza, nel 2025 ancora elevatissimo. “Si può affermare che la violenza rilevata sia ancora molto sommersa – sottolinea l’ISTAT – Considerando le donne che hanno subito più violenze nella loro vita da parte di qualsiasi autore, il 13,3% (circa 537mila donne) ha denunciato almeno una delle violenze fisiche o sessuali che ha subìto. I livelli di denuncia sono molto bassi soprattutto per le violenze fisiche o sessuali perpetrate dal partner attuale (circa 9.800 vittime, il 3,8% di quelle con partner attuale), mentre sono le violenze da ex partner ad essere maggiormente denunciate (circa 286mila, pari al 19,1% delle vittime di queste violenze), così come gli stupri, le forme più gravi della violenza sessuale”. Le donne italiane dai 16 ai 75 anni di età che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita (a partire dai 16 anni di età) sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%). Il 18,8% ha subìto violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali; tra queste ultime, a subire stupri o tentati stupri sono il 5,7% delle donne. Il 26,5% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale da parenti, amici, colleghi, conoscenti o sconosciuti. Considerando le donne che hanno un partner o lo hanno avuto in passato, sono il 12,6% le donne vittime di violenza fisica o sessuale nell’ambito della coppia. Dai partner si subisce anche violenza psicologica (17,9%) e violenza economica (6,6%). Il quadro fornito dai risultati dell’indagine evidenzia una maggiore consapevolezza dei rischi da parte delle donne; si registra, infatti, una diminuzione delle esperienze di violenza subite dal partner attuale, sia di natura fisica e sessuale sia psicologica ed economica. Una maggiore consapevolezza si manifesta anche nell’aumento delle vittime che considerano un reato quanto hanno subito e di quelle che ricercano aiuto presso i Centri antiviolenza e i servizi specializzati, soprattutto per le violenze subite da parte dei partner. Rimangono stabili invece i comportamenti di denuncia (10,5% le vittime che hanno denunciato la violenza subita da parte dei partner o ex partner negli ultimi cinque anni), diminuiscono le violenze che hanno comportato delle ferite e per cui si teme per l’incolumità della propria vita. Le donne più a rischio sono le giovanissime e le donne con problemi di salute. Considerando la diffusione delle violenze fisiche e sessuali negli ultimi cinque anni, le donne nubili sono le più esposte al rischio di subire violenza: sono circa il doppio le nubili che subiscono la violenza sia dai partner (7,9% rispetto al 3,9% del valore medio, calcolato sulle donne con partner attuale o precedente) sia dai non partner (19,1% contro 8,7%). Seguono le donne separate o divorziate (10,3%) che, sebbene presentino tassi minori rispetto al 2014, subiscono livelli più elevati di violenze da parte dei partner (5,7%, a fronte di una media del 3,9%). Al contrario subiscono meno violenze da uomini non partner (5,6% contro 8,7% della media), confermando la maggiore esposizione alla violenza all’interno della relazione di coppia. Percentuali più alte della media si riscontrano per le studentesse (36,2%) e le donne più giovani di 16-24 anni (37,6%) e 25-34 anni. Lo stesso avviene anche per le laureate (13,9%) e le diplomate (12,2%). Le donne che hanno dei problemi fisici (riferiscono di stare male o molto male, hanno limitazioni dell’autonomia personale o hanno malattie croniche) sono pari a 6milioni 500mila (il 32,5% delle donne di 16-70 anni). Il 36,1% dichiara di avere subito violenze fisiche o sessuali (circa 2milioni 350mila), con una percentuale più elevata rispetto al valore medio (31,9%). La violenza fisica o sessuale è più frequente tra chi dichiara di sentirsi male o molto male (38,8%, 332.783), chi è affetto da malattie croniche (37,1%, 2.109.160) e chi ha limitazioni gravi (39,4%, 230.074). Considerando invece le violenze subite negli ultimi cinque anni, è minore la prevalenza delle donne che hanno problemi di salute e subiscono violenza (9,5%, 540.560 donne, rispetto all’11% del dato medio). Sono circa 60mila le vittime in cattiva salute, circa 39mila hanno limitazioni gravi e circa 479mila segnalano malattie croniche.   ISTAT – Sicurezza delle donne: La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia – Primi risultati anno 2025 Giovanni Caprio