“Non è isolamento, è libertà”, la vita della famiglia che vive nel bosco in Abruzzo raccontata da dentro
In seguito al caso della famiglia che vive nel bosco in Abruzzo, pubblichiamo
questo post con conseguente video intervista della famiglia anglo-australiana,
vittima di un abuso di potere disciplinare, oltre che una repressione
amministrativa derivante da un forte ignoranza educativa che rispecchia
perfettamente la nostra società odierna follemente superficiale e consumista.
Oggi vi portiamo a conoscere Nathan, Catherine e i loro stupendi figli.
Una famiglia molto unità, insieme hanno fatto una scelta, vivere liberi nel
bosco.
Una storia di amore, di cura, di scelte consapevoli, di tempo che rallenta
passato insieme, di fatiche anche, ma di tanta bellezza.
Ciò fino che non è intervenuta la “mano” dello Stato.
Catherine Birmingham è un’ex cavallerizza con passaporto maltese. Nathan
Trevallion faceva lo chef prima di diventare imprenditore di mobili pregiati.
Nathan e Catherine si sono conosciuti a Bali in Indonesia «nel 2016, dove Nathan
viveva già da sei anni e lavorava prima come chef e poi come commerciante di
mobili di pregio. Invece io sono arrivata lì dopo aver lavorato per diversi anni
in Germania e in Giappone come istruttrice di equitazione di massimo livello.
Abbiamo fatto amicizia passeggiando sulla spiaggia insieme ai nostri sette cani,
dove giorno dopo giorno ci siamo innamorati».
Nel cuore dell’Abruzzo, tra alberi e silenzi, questa famiglia anglo-australiana
ha costruito con le proprie mani una casa da 20.000 euro, vivono off-grid, con
la corrente in casa prodotta da pannelli fotovoltaici ma senza essere attaccati
alla rete elettrica nazionale, perciò senza bollette né sprechi, hanno l’acqua
in casa per lavarsi, per cucinare ma non attraverso la rete idrica bensì
stoccata dentro fusti di acciaio inox. Mangiano i loro prodotti quelli della
coltivazione del loro orto, passano moltissimo tempo insieme crescendo i loro
figli con il metodo unschooling, che non significa che i figli non apprendono
ciò che gli serve, bensì che sono i genitori stessi a insegnare ai figli, non
una ma più lingue da parlare, le basi della matematica, delle scienze, della
biologia, del disegno, della storia, ecc.
Una scelta di vita voluta, cercata, affrontata con amore, che ha fatto il giro
del web e spaccato l’opinione pubblica: utopia o pericolo? libertà o abbandono?
Guardate il video e ognuno si faccia una propria idea.
Il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha deciso: che i tre bambini dovevano
essere allontanati dai loro genitori, la famiglia venire spaccata, genitori da
una parte e bambini da inserire in una “comunità educativa”.
Intorno, un’ondata di proteste. La domanda da porsi è dov’è il confine tra
tutela e ingiustizia, abuso, violenza di Stato? Chi decide cosa significa
“vivere bene”?
In questo video si può vedere chi sono davvero Nathan e Catherine. Come vivono,
cosa pensano, perché hanno scelto questa strada.
Poche ore fa i loro figli sono stati portati via. Uno schieramento di
carabinieri in borghese e assistenti sociali si sono presentati nella loro
abitazione e hanno prelevato i tre bambini di Nathan e Catherine.
Questa non è più solo la storia di Nathan e Catherine, è diventata una battaglia
per la libertà, la giustizia e il diritto di vivere in modo diverso.
Redazione Italia