Global Movement to Gaza aderisce alle mobilitazioni del 28 e del 29 novembre
La delegazione italiana del Global Movement to Gaza aderisce alle mobilitazioni
del 28 e del 29 novembre, a Roma, Milano, Genova e in tutto il Paese, insieme a
sindacati, associazioni e movimenti, contro una manovra che alimenta l’economia
bellica e per difendere il ripudio della guerra sancito dall’articolo 11 della
Costituzione.
«È tempo di convergere contro l’economia di guerra e la diplomazia muscolare. Le
mobilitazioni degli ultimi mesi hanno mostrato che milioni di italiani stanno
dalla parte del diritto e della giustizia sociale. Con questa manovra dettata da
diktat sovrastatali, il governo prova a renderci tutti e tutte complici:
scendere in piazza il 28 e 29 novembre significa rifiutare quella complicità e
ricordare a chi governa che deve rispondere ai bisogni dei propri cittadini, non
a quelli dell’industria delle armi che alimenta il genocidio. Ci auguriamo un
clima pacifico senza tentativi di repressione del diritto di manifestare»,
dichiara Maria Elena Delia, portavoce nazionale del Global Movement to Gaza.
Questa doppia responsabilità – economica e diplomatica – è oggi il nodo politico
centrale: con la Legge di Bilancio 2025 il governo aumenta la spesa militare
comprimendo sanità, scuola e welfare, mentre sul piano internazionale sostiene
il cosiddetto “piano di pace” recepito dalla risoluzione 2803 del Consiglio di
Sicurezza ONU, che di fatto istituisce una “tutela internazionale” sulla
Palestina senza garantire piena autodeterminazione. In parallelo, l’Italia non
si dota di una politica capace di colpire sistematicamente l’espansione
coloniale israeliana in Cisgiordania, dove oltre 26.000 nuove unità abitative e
194 piani insediativi minacciano ogni prospettiva di fine della pulizia etnica
incrementale. La stessa postura emerge di fronte agli attacchi israeliani contro
il contingente UNIFIL, definiti “inaccettabili” dallo stesso Consiglio Supremo
di Difesa: non bastano più condanne e indignazione, chiediamo al governo di
andare oltre le dichiarazioni di rito e sospendere le relazioni con Israele
finché continuerà a violare il diritto internazionale e le risoluzioni ONU. È
indispensabile affrontare le responsabilità, incluso il genocidio e gli altri
crimini contro l’umanità. Per questo chiediamo l’introduzione di un embargo
sulle forniture militari, l’adozione di sanzioni effettive, il boicottaggio
delle imprese coinvolte e il sostegno ad azioni legali per le responsabilità di
complicità nei crimini internazionali. Senza verità e giustizia, una pace
autentica non potrà mai realizzarsi. In questo quadro, il ministro degli Esteri
Antonio Tajani, più concentrato su una campagna elettorale permanente che sul
proprio ruolo istituzionale, trascina l’Italia in una deriva muscolare della
politica estera, sempre più allineata al complesso militare-industriale e sempre
meno ai diritti delle persone che dovrebbe rappresentare.
Mentre si discute di “piani di pace”, la popolazione di Gaza continua a vivere
una catastrofe umanitaria: nonostante il cessate il fuoco, gli aiuti che entrano
restano insufficienti – meno di 150 camion al giorno contro i 600 promessi e
necessari – e UNRWA denuncia fame, malattie e un inverno senza riparo. In questo
contesto, iniziative come la Global Sumud Flotilla, che rivendicano un corridoio
umanitario stabile e permanente, restano più che mai necessarie.
Redazione Italia