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Sostenere InfoPal significa sostenere il giornalismo decolonizzato
In seguito al caso che ha coinvolto associazioni palestinesi, che il Tribunale di Genova reputa “finanziatrici di Hamas” senza alcuno straccio di prova; ed in seguito alle accuse assurde e diffamatorie contro Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi d’Italia (API) e della Direttrice di InfoPal Angela Lano, ora è tutto molto più chiaro. Vi è un attacco diretto all’attivismo per i diritti umani e del per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, con il fine di perseguitare, criminalizzare e demonizzare tutti gli attivisti nel mondo – specialmente in Europa e USA – appartenenti ai movimenti di solidarietà con il popolo palestinese e la sua resistenza contro l’occupazione militare belligerante sionista e del sistema d’apartheid razzista e coloniale che l’entità sionista d’Israele mette in atto. E’ ormai chiaro che si vuole zittire la “parola scomoda” che rivela al mondo il genocidio a Gaza e la repressione sistematica in Cisgiordania. E’ la “parola scomoda” che afferma ciò che i media mainstream non dicono e denuncia ciò che la hasbara israeliana continua a far credere influenzando anche i più alti piani delle istituzioni europee. E’ la “parola scomoda” che ha un’altra vibrazione: come direbbe il grande Andrea Camilleri, “Le parole che dicono la verità hanno una vibrazione diversa da tutte le altre”.  InfoPal ha parole che vibrano di verità. InfoPal, che più di tutti è stato segnato da questa vicenda, in questi anni ha sempre mantenuto salda la sua posizione: testimoniare ciò che avviene in Palestina, stando lontano dalle veline delle agenzie stampa occidentali le cui notizie vengono filtrate da Washington con l’obiettivo di creare una narrazione in linea con il doppio standard occidentale, con il doppiopesismo in base ai fatti del momento, e con il fine di mostrare un “Occidente aureo” in un mondo di “barbari”. InfoPal ha sempre respinto la narrazione mainstream occidentale fortemente insidiata da stereotipi eurocentrici, razzisti, neocoloniali, islamofobici e suprematisti bianchi, cercando di dare una voce altra sui fatti, dimostrando che spesso – in termini di guerra, occupazione, massacri, genocidi, stermini, invasioni – è proprio stato il tanto, ieri come oggi, il decantanto “Occidente di pace” a commettere “barbarie” in nome del proprio modello economico di sviluppo, di produzione e di consumo. E’ stato il tanto decantato “Occidente civilizzatore” ad essere un nemico della pace proprio in nome del capitalismo e dell’imperialismo, contro ogni rispetto per le culture, le società, i popoli e le visioni altrui nel mondo. InfoPal, media-partner di Pressenza Italia, ha sempre messo in pratico un giornalismo decolonizzato sulla Palestina e sul Medioriente, mettendo al centro l’importanza di difendere i diritti umani, di sostenere le resistenze dei popoli (con la prerogativa che siano le loro e non di qualcun altro), di garantire la vivibilità nei Paesi del mondo secondo le proprie culture, difendendo soprattutto il pluralismo nell’informazione. La Redazione di InfoPal NON non ha rapporti di lavoro o di collaborazione con partiti, movimenti, organizzazioni politiche o religiose, italiane o straniere, siti, blog, agenzie italiane o straniere. InfoPal – regolarmente iscritta a registro stampa presso il Tribunale Ordinario di Genova n.13/2006 in data 27/04/2006 – è un’agenzia stampa online che pubblica notizie e informazioni culturali, politiche e sociali sulla Palestina, dirette al mondo della comunicazione giornalistica, della politica, della cultura e dell’associazionismo italiani, a redazioni di quotidiani, riviste, radio e tv, sindacati e partiti, amministrazioni pubbliche e ai semplici navigatori. Si propone di perseguire esclusivamente fini di solidarietà e informazione socio-culturale consistenti nella promozione e la tutela dei diritti civili e politici del popolo palestinese. Il fine è quello di offrire un servizio d’informazione sulla situazione del popolo palestinese in patria e all’estero, attraverso notizie, inchieste, studi, report, articoli tematici, dati, ricerche, testimonianze giornaliere e documentate in merito al popolo palestinese. Si occupa anche di organizzare eventi, manifestazioni culturali, incontri, seminari, mostre e scambi di natura socio-culturale-sanitaria (attraverso programmi di cooperazione decentrata) aventi come tema la Palestina e i suoi abitanti. Per questo motivo, in quanto sito da sempre completamente autofinanziato, InfoPal ha inaugurato una campagna di raccolta fondi per finanziare i lavori della propria redazione. La raccolta fondi è lecita e, diversamente da quanto alcuni organi di informazione hanno scritto, non c’è alcuna violazione di quanto disposto dalla magistratura, ma semplicemente una raccolta fondi per poter continuare ad esercitare il diritto costituzionale di informazione (per l’esercizio del quale Angela Lano non ha mai ricevuto alcun provvedimento inibitorio). Donare per sostenere l’informazione indipendente e il giornalismo non-embedded è una scelta di vita: un modo diverso di guardare il mondo.   https://www.infopal.it/sostenete-infopal-sostenete-il-nostro-giornalismo-decolonizzato/ Lorenzo Poli
Solidarietà a Angela Lano, grande combattente per i diritti umani
Sui media mainstream oggi si sentono serpeggiare calunnie, infamie, vita privata raccontata al mondo senza un minimo di contesto. Il contesto che non vogliono raccontare proprio perchè se raccontato sarebbe molto più chiaro, quindi meno appetibile, ed ogni persecuzione intellettuale risulterebbe vana. Quello a cui stiamo assistendo è una spirale del necropotere: il 15 dicembre 2025 la Corte d’appello di Torino ha disposto “la cessazione del trattenimento al CPR di Caltanissetta” dell’imam Mohamed Shahin, dopo aver subito persecuzione intelletuale e politica per il suo sostegno al popolo palestinese; e poi nei giorni scorsi sono arrivate le vergognose misure cautelari contro l’architetto Mohammed Hannoun, presidente dell’API e tra i fondatori dell’ABSPP Odv, insieme ad altri attivisti filopalestinesi. Ora, tra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti a Hamas avviata e coordinata dalla Direzione antimafia e antiterrorismo di Genova, figura anche Angela Lano, 62 anni – giornalista e orientalista, autrice di diversi libri sul mondo arabo e islamico, nonchè direttrice dell’agenzia di stampa Infopal. Storica attivista No Tav di Sant’Ambrogio di Susa, combattente per i diritti umani, attiva in moltissime cause sociali nonchè tra le più grandi esperte della questione palestinese, volto noto del giornalismo non-embedded, Angela è oggi vergognosamente e antidemocraticamente accusata di “concorso e partecipazione in associazione con finalità terroristica”. Ieri all’alba gli agenti della Digos di Genova, insieme ai loro colleghi torinesi, hanno effettuato una lunga perquisizione nell’abitazione di Angela Lano, a Sant’Ambrogio. Se ne sono andati dopo aver sequestrato soldi contanti, alcuni dispositivi informatici e delle bandiere palestinesi. Gli investigatori considerano oggi Angela “la responsabile della propaganda di Hamas in Italia”, poichè – si apprende dalla stampa mainstream – “in rapporti quasi quotidiani con l’imam di Genova Mohammed Hannoun, presidente dei Palestinesi d’Italia, accusato ora di essere membro del comparto estero di Hamas”. Nell’articolo de La Stampa viene accusata di essere “stipendiata dall’associazione di beneficenza Abspp (Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese)”, come se fosse una notizia segreta e un atto illegale, quando in realtà non c’è nulla di illegale e di assurdo. Infopal, l’agenzia che dirige, è nata nel 2006 ed è registrata al Tribunale di Genova, conta una decina di collaboratori – tra cui il sottoscritto – fra cui studiosi, giuristi e giornalisti, e alcuni corrispondenti da Gaza. Da sempre InfoPal è un punto di riferimento nell’ambito dell’informazione e fornisce news, resoconti e reportage sulla situazione in Palestina e, in particolare, sulla striscia di Gaza e la Cisgiordania occupata. Le accuse nei suoi confronti di Angela sono assurdità paranoidi al limite della fantasia e dell’isteria narrativa, degna di uno scrittore di thriller. Una guerra mediatica scatenata contro una seria e professionale giornalista che ha fatto della ricerca della verità, dello studio, dell’approfondimento dei dettagli, della ricerca accademica e indipendente la sua vita con estrema onestà e coerenza, condannando servilismi e collusioni del giornalismo mainstream. Fa ridere istericamente l’idea che Angela venga considerata una “terrorista” (sembra assurdo solo scriverlo, oltre che pensarlo): lei che ha fatto della militanza ambientalista, pacifista, nonviolenta e antimilitarista la sua vita. Per chi la conosce sa di cosa sto parlando. Angela ha sempre agito con profondo senso etico nel suo lavoro e nella sua vita con la ferma convinzione che le ingiustizie sono intollerabili e non normalizzabili e che i diritti umani non sono negoziabili. Angela ha uno spessore culturale che la metà dei giornalisti mainstream di sogna. Laureata nel 1990 in lingua e letteratura araba con una tesi sulla questione palestinese, ha scritto saggi sulla condizione femminile, sulla guerra in Iraq, sull’islam in Italia. Nel 1996-97 ha aggiornato il «Grande dizionario enciclopedico» della Utet per le voci «letteratura araba» e «letteratura persiana», uscito nel 2003 anche nell’Enciclopedia di Repubblica. Tra il 1997 e il 1999 ha svolto una ricerca sul fenomeno delle conversioni all’islam e sulla presenza dell’islam in Italia pubblicata a puntate sulla rivista Missioni Consolata, organo dell’omonimo istituto missionario. PhD in Studi Etnico-Africani e del Medio Oriente e post-dottoranda in Scienza delle Religioni, da anni si occupa di storia e geopolitica del Mondo arabo e islamico oltre ad essere autrice di numerosi libri, articoli e reportage sulla Palestina e sull’ “altro mondo”, quel mondo che non viene mai raccontato. Collabora da anni con la rivista Tempi di Fraternità. Recentemente, insieme ad un gruppo di accademici dell’Università Federale brasiliana di Bahia, Angela ha costituito il “Nucleo di ricerca sugli studi coloniali e de-coloniali nel Nord Africa e Medio Oriente” con l’obiettivo di analizzare e decostruire le congiunture geopolitiche neocoloniali occidentali in atto nel mondo arabo e islamico (Africa settentrionale e orientale, Vicino e Medio Oriente). Angela ha vissuto la militarizzazione del suo territorio, la Val Susa, fin dal 1989 con l’inizio dei cantieri TAV a cui tutta la popolazione si oppose e si oppone ancora oggi in blocco. Divenne famosa per un fatto che l’ha segnata particolarmente. Era il 3 giugno 2010 quando Angela Lano arrivò all’aeroporto di Malpensa dalla Palestina acclamata da familiari, amici, compagni di lotte e da grande parte della comunità palestinese residente in Italia. In qualità di giornalista si trovava a bordo della Nave 8000, facente parte della Freedom Flotilla, flotta navale carica di aiuti umanitari verso la Striscia di Gaza, per documentare sul posto l’arrivo degli aiuti. La Flotilla aveva il fine di rompere l’assedio coloniale e l’embargo che durava da quattro anni. Nonostante le intuizione di attacco da parte di Israele, nessuno avrebbe mai pensato che qualcuno la potesse sequestrare e farne strage. A bordo erano presenti attivisti, medici, parlamentari e giornalisti di cui Angela era l’unica donna italiana. La nave venne intercettata e, a 75 miglia dalle coste di Gaza in acque internazionali, venne assaltata illegalmente dall’esercito israeliano il 31 maggio 2010. La nave turca Mavi Marmara andava in fumo mentre la Nave 8000, completamente priva d’armi, subiva la violenza scatenata dell’esercito israeliano. Furono sei gli attivisti italiani reduci dalla spedizione della flottiglia di aiuti per la Striscia di Gaza e furono tutti detenuti in Israele in attesa della pronuncia del tribunale essendosi opposti, come numerosi altri, al loro immediato rimpatrio. Solo 25 attivisti su 581 (fonte Reuters) accettarono di farsi espellere da Israele, mentre tutti gli altri vennero arrestati, identificati, schedati, interrogati, divisi per nazionalità e in seguito trasferiti in carcere, presumibilmente in quello di Beersheba, nel bel mezzo del Negev. Tra questi anche Angela venne imprigionata e sequestrata da Israele dopo che si oppose al provvedimento amministrativo di rimpatrio. I suoi familiari nella casa di Sant’ Ambrogio di Susa non ebbero sue notizie per quattro giorni. Il marito Fernando la sentì l’ultima volta, alle due della mattina di domenica 31 maggio, al telefono satellitare di cui Angela era dotata. Ancora oggi non è dato sapere perché la zona di Ashdod, dove Angela e altri sequestrati erano rinchiusi, era inaccessibile a tutti e per quale motivo la Farnesina non riuscì a reperire notizie certe. L’1 giugno Angela e gli altri cinque incontrarono i rappresentanti del Consolato italiano a Tel Aviv. Israele iniziò a dare notizie false su come si era svolta la vicenda. La propaganda israeliana iniziò a mandare video e immagini di personaggi con le spranghe in mano che si ribellavano all’esercito, quando in realtà sulla Flotilla nulla di questo si era avverato. Una false flag ben architettata che portò a vociferare che persino Angela fosse armata di pistola. Nulla di più falso. Israele quindi annunciò di avviare procedimenti giudiziari contro gli attivisti con la scusa che avessero aggredito i soldati israeliani, quando in realtà sulla Flotilla ci fu una resistenza di massa passiva nonviolenta che utilizzava i propri corpi come unica arma di fronte a bombe, lacrimogeni e mitra. Fu l’ennesima operazione, dopo “Piombo Fuso” a cavallo tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009, che scioccò l’opinione pubblica italiana per le vessazioni dell’esercito israeliano. Nel libro “Verso Gaza”, Angela ha documentato il vile attacco sionista contro la Freedom Flotilla, colpevole di aver voluto aiutare e soccorrere la popolazione gazawi ormai stremata dall’embargo economico a cui era ed è sottoposta. Mentre svolgeva la sua professione di giornalista, Angela veniva fortemente attaccata da molti suoi colleghi come Giuliano Ferrara, che denigrando il suo lavoro la raffigurò come “collaboratrice di siti antisemiti, negazionisti dell’Olocausto”. Magdi Cristiano Allam e il sito Dagospia furono impegnatissimi nella campagna mediatica contro la Freedom Flotilla, contro gli aiuti umanitari imbastendo una squallida retorica che raffigurava gli attivisti e pacifisti come “solidali con il terrorismo”. Solo becere costruzioni linguistiche giornalistiche che, non essendo sul posto, non rispecchiavano la realtà. Claudio Pagliara, giornalista che vanta decenni di collaborazione da New York, all’epoca la accuso di fare “giornalismo con la kefiah”. La solidarietà ad Angela arrivò da ambienti risicati della sinistra radicale, dalla Val di Susa, dal movimento No Tav nella quale ha militato, dalla comunità palestinese e da associazioni per i diritti umani. Anche Dario Fracchia, allora sindaco del Comune di Sant’Ambrogio, espresse forte solidarietà ad Angela e ai suoi compagni: “Esprimo piena solidarietà alla nostra concittadina Angela Lano e a tutti gli attivisti e volontari che hanno partecipato alla missione” – continuando poi – “La Freedom Flotilla è stata brutalmente stroncata in acque internazionali da un’azione militare di una violenza inaudita che deve essere condannata a livello sovranazionale il prima possibile. Stigmatizzo il governo israeliano che ritengo di essere di tipo fascista, criminale ed altamente irresponsabile. A questo abominevole episodio di violenza seguirà purtroppo altra violenza” Quello di Angela è il giornalismo “non embedded”, quello conquistato sul campo, documentato in maniera seria, frutto di interviste tra la gente del posto e nelle zone di guerra in cui il giornalista, come direbbe Pasolini, “si sporca le mani con la realtà” e non sta dall’alto dei suoi alberghi di lusso in attesa d’essere collegato in studio per leggere le veline che gli passano. Il giornalismo “non embedded” è il giornalismo non compromesso che non ha padroni e legge la realtà secondo i rapporti di forza e non sta seduto sulla sedia di pelle del suo ufficio pubblicando filippiche contro popoli e territori che nemmeno conosce. Oggi Angela si occupa di Islam, guerre in Medioriente, Palestina, geopolitica, radicalismo islamico e immigrazione. Non è un caso che sta riscontrando molto successo il suo ultimo libro, molto ben documentato, sull’attuale genocidio a Gaza, intitolato “Olocausto Palestinese”. Grazie ad Angela per quello che ha fatto, scritto, raccontato e documentato e per il lavoro che continuerà a fare come direttrice di InfoPal ed accademica. La persecuzione nei confronti di Angela, oltre ad essere di stampo politico ed intellettuale, è una palese violazione dello Stato di Diritto in una post-democrazia europea, come l’Italia, oltre che una violazione della libertà d’espressione e della libertà d’associazione. Solidarietà totale ad Angela, combattente per i diritti umani e per i diritti del popolo palestinese.   Ulteriori informazioni: > Siamo in una pericolosa spirale totalitaria: tra necropotere e morte dello > stato di diritto > VALSUSA, ANGELA LANO SI DIFENDE: “NON SONO IL MEGAFONO DI HAMAS. LO STATO DI > DIRITTO È MORTO” Lorenzo Poli
Siamo in una pericolosa spirale totalitaria: tra necropotere e morte dello stato di diritto
Da alcuni anni siamo pienamente entrati in una pericolosa spirale totalitaria: operazioni di guerre biologiche; guerra USA-NATO contro la Russia per interposta Ucraina – ancora in corso e verso rapidi orizzonti di guerra mondiale, voluta dalle elite corrotte e guerrafondaie europee, sempre più lontane e scollegate dai popoli che governano e da cui sono profodamente disprezzate. E, dal 2023 in poi, siamo spettatori impotenti del genocidio gazawi e dell’espansione del colonialismo di insediamento israeliano in tutta la Palestina storica, in Libano e in Siria… Mentre il Sud globale si stacca dall’Occidente egemonico e strutturalmente bellico e violento e non ne vuole più sapere di guerre, massacri, furti e pirateria di risorse, il Sistema-mondo imperniato sui disvalori di 500 anni di colonialismi brutali e genocidari volge gli artigli repressivi e totalitari verso tutte le forme di dissidenza, di difesa dei popoli oppressi e di informazione indipendente. E il passo verso la persecuzione politica è breve o immediato. Sistema-Italia e vassallaggio. Il Sistema-Italia, vassallo della più ampia struttura egemonica occidentale e sionista in declino (il sionismo niente altro è se non un’emanazione del colonialismo occidentale, e suo braccio armato nell’Asia occidentale e non solo), scatena l’inferno, aiutato da un giornalismo disinformativo e sempre più ridicolo e immorale, contro associazioni umanitarie e contro giornalisti engagé, in senso gramsciano, nella denuncia delle atrocità israeliane a Gaza e in Cisgiordania. Per tappare la bocca all’informazione libera e alle pratiche di assistenza umanitaria a quasi due milioni di sfollati gazawi, ha tirato fuori la collaudata – da tutti i regimi totalitari passati e presenti – accusa di “terrorismo” e minaccia alla democrazia – in una palese proiezione freudiana – contro chi non si allinea o dissente. La libertà di stampa è dunque finita, in cambio della libertà di mentire, denigrare, distruggere antropologicamente e svilire l’altro, su ordini e veline straniere. Il tutto, mentre è ancora in corso il lento sterminio di un popolo, che questi stessi giornali fanno finta di non vedere, sempre per ordini esteri. Stato di diritto e necropotere. Lo stato di diritto è morto. Non esiste più. Prendiamone atto. L’Italia è una povera colonia di Poteri e Entità Straniere. Lo era già prima e lo è ancora di più oggi. Rappresentanti, forze politiche e tutto il resto, vengono mossi, non muovono o quando lo fanno è per eseguire ordini che sanciscono la morte sociale, economica e politica dei cittadini scomodi o “eretici”. Non ci sono più i roghi della Santa Inquisizione, ma c’è la morte decretata dai media asserviti al potere. E asserviti al Potere supremo: Israele. Israele è, di fatto, il nostro governo, le nostre istituzioni, il nostro giornalismo e tutto il resto? Uomini e donne perbene sono strasformati in terroristi per lo schioccare del dito del padrone? Ma siamo tornati al Feudalesimo? Esiste un limite alla Barbarie politico-mediatica? Scrivere di Palestina, di genocidio a Gaza, raccontare di morti e feriti, di bambini fatti a pezzi, di donne e uomini stuprati nelle prigioni israeliane vale l’accusa di terrorismo, a quanto pare. Per renderla più credibile, viene nominato Hamas – il movimento di resistenza islamica palestinese che lotta, secondo quanto garatito dall’ONU, per la liberazione dal colonialismo israeliano in terra nativa palestinese -, e mi si trasforma, da giornalista e ricercatrice, nientepopodimeno nella portavoce o nell’addetta alla propaganda ufficiale. Tutto ciò, su informative di Israele, entità genocida e coloniale, che, come consueto, proietta e attribuisce agli altri gli strumenti e le azioni che lui utilizza: in questo caso la hasbara, ricca e potente propaganda. Chiariamo, dunque, alcune cose: 1) non sono, non siamo, la propaganda o il megafono di Hamas, ma del popolo palestinese oppresso e schiacchiato, e informiamo sugli effetti, ben visibili a tutti, ma occultati da Israele e dai media ad esso connessi, che il colonialismo di insediamento ha prodotto in oltre 100 anni nella Palestina storica, e negli ultimi tre nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania – stiamo parlando di qualcosa come 300-400 mila morti e dispersi da ottobre 2023, oltre a un numero spaventoso di feriti e mutilati, tra cui decine di migliaia di bambini e donne. Stiamo svolgendo un ottimo e seguito lavoro di controinformazione, contrastando, per come possiamo, la milionaria hasbara israeliana e i suoi valvassini in Italia: per questa ragione, Israele ci ha inseriti nella sua mappa del “terrorismo” – di nuovo, una proiezione freudiana del crimine di cui si macchia e che è condannato dal mondo intero. 2) L’agenzia InfoPal è edita dall’omonima associazione, che provvede a sostenerla materialmente: non sono soldi di Hamas o da Hamas, ma dei musulmai italiani, che, come tradizione islamica, si tassano periodicamente per la zakat e altre forme di offerte. A me spetta il compito di gestire il lavoro di informazione, come qualsiasi altro giornalista di testate piccole o grandi, mainstream o indipendenti. Inoltre, come giornalista, storica e antropologa del Nord Africa e del Medio Oriente, ho viaggiato, studiato, ricercato, incontrato, intervistato chi mi pareva più interessate e utile, raccogliendo materiale, fotografie, registrazioni, badge, cartoline, spillette, collane, bracciali, simboli, vessilli, gadget vari, di popoli, organizzazioni e fazioni politiche, culture, religioni e tradizioni, o ricordi associati a interviste e incontri professionali. E’ un mio diritto, fa parte della mia libertà di ricerca e lavoro, e non deve essere oggetto di speculazioni o accuse, o di attacco della macchina del fango. Sono una giornalista professionista, umanamente coinvolta nel mio lavoro, ma anche una ricercatrice, una storica e un’antropologa, con titoli accademici e pubblicazioni da far invidia alla media del giornalismo italico. Sono anche un’intellettuale politicamente e socialmente impegnata, non organica al Sistema, cosa di cui vado assolutamente fiera. Pertanto, lo squallido sbertucciamento di articoli, uno clone dell’altro, in stile gossip, contro di me, rappresenta una palese manifestazione di un giornalismo degno della scadente posizione in cui si trova nelle classifiche internazionali: la più recente, sulla libertà di stampa nel 2025, lo colloca al 49° posto globale, secondo Reporters Without Borders (RSF), la peggiore dell’Europa occidentale, indicando una salute precaria dell’informazione nel nostro Paese…  Un Paese, inoltre, che sta precipitando rapidamente in forme totalitarie di tragica memoria, insieme alla sempre più devastante situazione economica, e che ha bisogno più che mai di politici, di uomini e di donne, etici e dediti al bene della Nazione e dell’Umanità. di Anna Lano articolo originale: https://www.infopal.it/siamo-in-una-pericolosa-spirale-totalitaria-tra-necropotere-e-morte-dello-stato-di-diritto/ InfoPal
RC: contro la criminalizzazione della solidarietà
L’arresto di Mohammed Hannoun, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, rappresenta un grave precedente politico e un ulteriore passo nella criminalizzazione del movimento di solidarietà con la Palestina nel nostro Paese. Riteniamo particolarmente allarmante che elementi dell’inchiesta derivino – secondo quanto riportato da più fonti – da segnalazioni e dossier prodotti da Israele, nel quadro della cooperazione internazionale. In un contesto in cui Israele qualifica come “terrorismo” gran parte dell’attivismo palestinese, questa cooperazione rischia di importare nel sistema giudiziario italiano la lettura politica israeliana di ogni forma di sostegno alla Palestina come fiancheggiamento del terrorismo. L’uso estensivo e discrezionale delle norme che puniscono il finanziamento di associazioni con finalità di terrorismo consente di trasformare la solidarietà in reato. Qui non si tratta di “difendere Hamas”, come verrà inevitabilmente detto. Si tratta di difendere uno spazio politico legittimo: quello della solidarietà internazionale, del dissenso radicale, della critica alle politiche coloniali e di apartheid portate avanti Respingiamo con forza l’equazione tra solidarietà e terrorismo. Respingiamo l’idea che sostenere un popolo sotto occupazione equivalga a un reato. Respingiamo l’uso selettivo della “sicurezza” per colpire chi contesta l’ordine politico dominante. E non è un caso isolato. Dopo l’arresto di Mohammed Hannoun, la perquisizione in casa di Angela Lano, giornalista di InfoPal. Un altro segnale chiaro. Un altro atto intimidatorio contro chi racconta, sostiene, dà voce alla Palestina. Colpiscono attivisti. Colpiscono giornalisti. Colpiscono la solidarietà. Non per quello che fanno, ma per quello che rappresentano. Difendere Mohammed Hannoun oggi significa difendere uno spazio politico collettivo, il diritto di organizzarsi, di dissentire, di praticare solidarietà internazionale senza essere criminalizzati. La solidarietà non è un reato. La Palestina non è un crimine. Il dissenso non si arresta SEGRETERIA PROVINCIALE RIFONDAZIONE COMUNISTA TORINO   ________________________________________________ Ufficio stampa Rifondazione Comunista Torino Via Brindisi 18/C – 10152 Torino per contatti: cell. 351 4356932 segretario provinciale – Paolo Ferrero Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Essere palestinesi in Italia
Sono nove i palestinesi arrestati con l’accusa di finanziare Hamas. Il personaggio più famoso è Mohammed Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia, [architetto e residente a Genova, ndr]. Non è la prima volta che viene indagato. Già negli anni novanta era stato messo sotto torchio ed uscito indenne perché i giudici avevano archiviato. Ora si torna al teorema, dimenticando la presunzione di innocenza. La stampa non va per il sottile. Non si accertano le fonti. Si insinua. Forse in Italia si è dimenticata l’inchiesta su Piazza Fontana e le false accuse contro gli anarchici. Saggezza dovrebbe consigliare prudenza, ma se il bersaglio è arabo…  [A ciò va aggiunto che alla direttrice di infopal.it, Angela Lano, a Torino sono stati requisiti tutti i dispositivi elettronici, ndr.] Intanto a Gaza Una terza ondata di piogge e vento forte sta mettendo a dura prova la vita degli sfollati palestinesi a Gaza. Migliaia di tende precarie sono state spazzate via, lasciando gli abitanti senza un tetto e soprattutto al freddo. Non è colpa del maltempo, come scrive la stampa, scorta mediatica del genocidio, ma è colpa della politica criminale dei generali israeliani che stanno impedendo i soccorsi e vietando l’ingresso di aiuti come case prefabbricate, coperte e mezzi di riscaldamento. La protezione civile palestinese ha compiuto diversi interventi per salvare famiglie intrappolate in tende assediate dalle acque. In un caso, il corpo di un bambino di tre anni è stato recuperato dal lago che aveva sommerso la tenda. Giornalisti nel mirino Il sindacato dei giornalisti palestinesi a Ramallah ha pubblicato uno studio sull’accanimento israeliano contro il settore dell’informazione a Gaza. “Non solo sono stati presi di mira gli operatori dell’informazione per cancellare la verità, ma sono stati presi di mira anche i loro familiari. Sono 706 i familiari di giornalisti assassinati in attacchi mirati”. L’ultimo caso è avvenuto alcune settimane fa a Khan Younis durante l’attacco contro la casa di Al-Astal, nel quale sono state uccise 15 persone, in prevalenza bambini e ragazzi, ed è stata assassinata la giornalista Hiba Al-Abadla. E in Cisgiordania L’offensiva dell’esercito israeliano è generalizzata in tutta la Cisgiordania, con apice di violenza a Jenin. Le devastazioni a Qabatia si elevano a crimini di guerra e contro l’umanità. Per vendetta collettiva, la cittadina è stata privata dell’elettricità, tagliando i fili della rete urbana. Le strade, la fognatura e la rete idrica sono state vandalizzate “dall’unica democrazia in Medio Oriente”. Oltre all’azione dei militari si registra un attacco dei coloni protetti dai soldati. A Makhmas, a nord di Gerusalemme, sono state tagliati o sradicati 40 ulivi. In Cisgiordania, i coloni ebrei con la protezione dell’esercito hanno compiuto 485 aggressioni nel mese di novembre, sradicando 1986 alberi da frutto, principalmente ulivi. Le azioni sono sempre finalizzate all’allargamento delle colonie ebraiche, con la distruzione dell’economia dei villaggi palestinesi che costringe i nativi all’emigrazione. Siria Le truppe israeliane si comportano in Siria come se fossero a casa loro. Espansionismo che ricorda la Germania prima della seconda guerra mondiale. Ieri, come in tutti i giorni precedenti, i soldati israeliani con i loro carri armati hanno occupato villaggi e controllato strade. Compiuto rastrellamenti e arresti. Distrutto raccolti e sradicato alberi. Una pratica che Israele ha sperimentato a Gaza e Cisgiordania occupate: distruggere l’economia per fiaccare la resistenza di un popolo e costringerlo alla deportazione. Libano Gli attacchi in Libano contro un governo arreso non hanno più l’obiettivo di colpire Hezbollah, ma di umiliare i politici di Beirut. Ieri l’IDF ha colpito a 140 km dal confine. È la politica del dominio. Neanche i caschi blu dell’Onu si sono salvati: un soldato delle forze internazionali è stato ferito dal fuoco israeliano. La denuncia dell’Unifil è puntuale: “Non c’erano pericoli in zona e la postazione Onu è ben segnalata”. L’avvertimento è chiaro: intimidire le forze internazionali per accelerare la loro partenza e preparare il terreno alla prossima offensiva israeliana in Libano per occupare il sud del paese. La stampa israeliana scrive che i piani militari sono pronti. Manca solo la luce verde di Trump, che Netanyahu tenterà di ottenere durante la visita prima di capodanno. Yemen L’Arabia Saudita ha concentrato al confine orientale dello Yemen 20 mila uomini, minacciando il Consiglio transitorio indipendentista sud-Yemenita. Il ministro degli esteri del governo yemenita in esilio non ha escluso un’alleanza di interessi con gli Houthi pur di sconfiggere i secessionisti. In una terra devastata dai conflitti e dalle interferenze esterne parlare di unità del paese è una forma di ipocrisia strumentale: le zone che i militari del Consiglio transitorio sud-yemenita hanno occupato (loro affermano di averle liberate) sono ricche di giacimenti di petrolio. I due paesi del Golfo padroni dello Yemen – in contrapposizione con Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti – conducono le fila di una guerra per procura fingendo di essere alleati. ANBAMED
“Olocausto palestinese”, un libro da leggere per capire e discutere
Autrice di questo saggio, appena pubblicato da Edizioni Al Hikma di Imperia, è Angela Lano, scrittrice, giornalista professionista, ricercatrice presso l’Università di Salvador de Bahia in Brasile e direttrice dell’agenzia di stampa InfoPal.it. Il testo dell’Autrice è anticipato da un’interessante prefazione di Pino Cabras e arricchito da un’appendice giuridica curata da Falastin Dawoud. Il volume è composto di 191 pagine, prezzo di copertina 14 euro e il ricavato dalle vendite finanzierà la campagna “1000 coperte per Gaza”. Il titolo si rifà a “Olocausto Americano” dello storico David Stannard che indaga sul genocidio dei nativi americani commesso dai colonizzatori europei. Questo tema fa da sfondo all’analisi dell’Autrice circa il dramma vissuto dai palestinesi dal giorno in cui iniziò l’insediamento dei pionieri del progetto coloniale sionista, basato sul suprematismo “bianco” e avente l’obiettivo di sostituirsi alla popolazione nativa utilizzando strumentalmente la narrazione biblica come fonte di un presunto diritto. La Palestina, si legge, non è solo la fonte di un immenso dolore, ma è anche “il simbolo attuale di migliaia di anni di ingiustizie, di genocidi, di pulizie etniche in nome di una superiorità razzista e suprematista” che caratterizza la “civiltà” europea, la stessa che 500 anni fa iniziò lo sterminio dei nativi americani, ed è sui resti di oltre 60 milioni di indigeni che si sono formati i democratici States, principali sostenitori di Israele, esecutore impunito del genocidio incrementale dei palestinesi . Il genocidio, afferma l’Autrice ricordando vari genocidi della storia “non è solo una componente del colonialismo occidentale: ne è il suo fondamento, da sempre” e oggi Gaza può essere definita “il capolinea dell’umanità e della legalità internazionale”. Senza l’abile e servile ammortizzatore mediatico non sarebbe stato possibile occultare l’essenza propria del progetto sionista, delle sue orripilanti pratiche disumane e della rete di complicità politiche, governative, finanziarie ed economiche che ne garantiscono l’impunità. Pagina dopo pagina cresce nel lettore la consapevolezza che gli arresti arbitrari, le illegali e continue appropriazioni di terre, le stragi di innocenti, le orrende torture dei prigionieri, il sadismo mostrato con criminale fierezza dai militari dell’IDF, l’uccisione mirata di centinaia di giornalisti, sanitari e operatori umanitari, le proposte di legge da Stato nazista, il disprezzo per la legalità internazionale e le sue  massime Istituzioni, tutto questo “non è un epifenomeno o una conseguenza accidentale dell’oppressione sionista” ma è la violenza propria, “radicata nell’ideologia del sionismo e una produzione sistematica delle mentalità colonialiste” e sarebbe un errore, afferma l’Autrice, considerare le criminali azioni commesse dall’Idf in questi due anni come reazione all’azione armata del 7 ottobre 2023 denominata Al Aqsa Flood, l’operazione guidata dall’ala militare di Hamas che viene spiegata dall’Autrice con pregevole schiettezza, nonostante la più che probabile, quanto strumentale accusa di antisemitismo. Scrive infatti Angela Lano che “Assaltando basi militari e kibbutz, i militanti palestinesi miravano a catturare il maggior numero possibile di soldati e civili israeliani” per liberare attraverso gli scambi le migliaia di palestinesi di ogni età arrestati e spesso rapiti dall’IDF in tutta la Palestina, ma spiega anche che “l’azione della Resistenza va intesa all’interno di un più ampio processo geopolitico internazionale: si tratta di una battaglia de-coloniale, di una ribellione… del popolo palestinese contro il suo centenario oppressore… contro il sionismo e i suoi coloni…”. Segue la documentazione circa  l’andamento dei fatti di quelle drammatiche ore che i nostri media hanno definito “pogrom” contro gli ebrei  arricchendo le loro narrazioni di orrori mai avvenuti, come dimostrato dalle stesse inchieste israeliane. La scelta di definire pogrom un’azione indubbiamente violenta, ma di rivolta contro l’oppressore e non di natura razzista, rivela il cedimento al razzismo, questo sì, dei sostenitori del suprematismo bianco di cui Israele è parte a pieno titolo. L’Autrice nota che i nostri media non hanno rettificato o smentito le loro precedenti accuse basate su menzogne ormai conclamate, perché lo stereotipo che vuole arabi e musulmani generalmente ignoranti e violenti consolida la percezione negativa nei loro confronti e rafforza  “l’idea di inferiorità” disumanizzando e collocando “queste popolazioni  … in posizioni subordinate e oggetto di campagne diffamatorie difficili da decostruire”. Sostanzialmente, scrive, “ci troviamo di fronte a forme neocoloniali… al suprematismo bianco e alla visione orientalista del mondo islamico…”. Pertanto l’opinione pubblica va tenuta in una bolla che le impedisca la comprensione d’insieme della disumanità razzista insita nel colonialismo d’insediamento e, quindi, di capire che è indispensabile “un processo di decolonizzazione che smantelli l’ideologia e la struttura coloniale… che smantelli il ‘Progetto Israele’.” L’autrice afferma che Hamas, insieme ad altri movimenti minori, rappresenta il rifiuto della colonizzazione della Palestina e rivendica il diritto del suo popolo all’autodeterminazione, se necessario anche con la resistenza armata, come ammesso dallo stesso Diritto internazionale. Spiega quindi al lettore che “La nascita di Hamas, a fine anni ’80, e la sua vittoria in elezioni democratiche nel 2006, il suo approccio politico e pratico verso la liberazione della Palestina” e infine l’operazione del 7 ottobre 2023, hanno riportato la questione palestinese sullo scenario globale… (sulla) necessità/diritto di ricorrere alla resistenza”. Aggiunge poi che “chi ancora sostiene che Hamas, anziché essere una genuina espressione del popolo palestinese che lotta, sia una ‘creatura/creazione di Israele’… o è in malafede o è semplicemente un prodotto umano del colonialismo occidentale duro a morire”. Paradossalmente, scrive ancora Angela Lano, l’olocausto di Gaza sta sterminando proprio i discendenti di quegli ebrei che circa 2500 anni fa avevano occupato la terra di Canaan, quelli che rimasero o tornarono in Palestina e che in parte mantennero la loro religione, in parte si convertirono al cristianesimo e, successivamente, in parte si convertirono all’Islam. Praticamente un olocausto di semiti commesso da sionisti in nome della difesa dall’antisemitismo! Del resto, la combinazione di interessi tra l’impero coloniale britannico e il progetto sionista di inizio “900 non si curava di questo, visto che “Il sionismo si definiva chiaramente come ‘ un movimento ebraico per la colonizzazione dell’Oriente’.” Olocausti e pulizia etnica, come mostra questo libro, sono una costante storica della cosiddetta civiltà occidentale e con pochi esempi, dalle leggi razziali USA prese a modello da Hitler, all’eugenetica USA, ancora utile esempio per il nazismo, ai campi di concentramento africani e al conseguente genocidio tedesco di Herero e Nama trent’anni prima che il nazismo si affermasse, all’apartheid statunitense vigente fino alla metà del secolo scorso, l’Autrice espone una poco indagata e molto amara verità: il nazismo non fu un male esterno dell’Occidente ma un suo prodotto, una filiazione del colonialismo. È “nato nel suo grembo e ancora vi alberga”: il genocidio in corso in Palestina, supportato dai suoi complici e tollerato dai loro vassalli ne è una prova, e il potere del sistema informativo di guidare ad hoc la percezione e di scegliere “un lessico che anestetizza l’orrore” ne è il sostegno ancillare. In conclusione, questo libro apre alla discussione con coraggio e onestà intellettuale e questo è uno dei motivi per cui merita di essere letto. Le prime presentazioni si avranno il 6 dicembre a Ladispoli (provincia di Roma) e il 13 a Rovato (provincia di Brescia). Patrizia Cecconi
“Olocausto Palestinese” di Angela Lano, un libro che smaschera il colonialismo, il razzismo e il suprematismo bianco israeliani
Recensione di Pino Cabras Arianna Editrice, 29 ottobre 2025 Tra le molte pubblicazioni che in questi anni hanno cercato di raccontare la tragedia palestinese, questo libro di Angela Lano si distingue per una qualità essenziale: non concede spazio ai malintesi, alle mezze misure, alle spiegazioni accomodanti che spesso finiscono per smarrire il nocciolo della questione. Non è un testo che si limita a denunciare gli ultimi massacri, né un esercizio di solidarietà retorica. È, piuttosto, un antidoto contro la grande incomprensione del fenomeno del Sionismo, incomprensione che può nascere anche in ambienti sinceramente sensibili al tema dei diritti dei palestinesi, ma che finiscono per ridurre la loro attenzione a un gesto episodico, a una bandiera contingente da sventolare nella moda politica del momento. Ho avuto modo, nella mia stessa esperienza di analisi e scrittura, di osservare questo meccanismo. Quando ho raccolto in Contro il sionismo reale la cronaca del genocidio a Gaza e la sua collocazione dentro una cornice più ampia, ho visto come la solidarietà verso il popolo palestinese potesse spesso ridursi a un riflesso emotivo, genuino ma fragile, pronto a spegnersi alla prima controffensiva propagandistica. È in quel terreno che i sostenitori dell’ordine coloniale riescono a colpire: chi non dispone di categorie chiare e profonde, chi si accontenta di slogan o di equidistanze apparentemente ragionevoli, viene facilmente disinnescato. Basta evocare il mantra della “sicurezza”, basta brandire l’accusa infamante di “antisemitismo” come clava, per ridurre al silenzio ogni voce critica. Angela Lano, invece, compie un’operazione radicale e necessaria: scava nelle radici storiche e teoriche del Sionismo, lo colloca nel paradigma del colonialismo di insediamento, mostra come la sua logica non sia contingente ma strutturale. Non si tratta di un conflitto tra due popoli che faticano a convivere: si tratta di un progetto coloniale che ha previsto, fin dall’inizio, la sostituzione etnica e la cancellazione del nativo. È questa la verità che troppo spesso si elude, ed è questa la verità che rende questo libro un antidoto tanto prezioso. Il riferimento all’Olocausto americano di David Stannard non è un semplice omaggio intellettuale: è la chiave di lettura che collega la Palestina ai genocidi che hanno accompagnato la conquista delle Americhe, le deportazioni dei Cherokee, le stragi di Wounded Knee, lo sterminio degli Herero e dei Nama in Namibia, fino ai massacri più recenti del Novecento. Patrick Wolfe ha spiegato come il colonialismo di insediamento operi attraverso una “logica di eliminazione”: il colonizzatore non si accontenta di dominare, deve sostituire. In questo schema Gaza e Cisgiordania non sono eccezioni, bensì tappe di una lunga catena. Il valore del libro sta nel suo metodo: Lano non si limita a denunciare i crimini in corso, ma li connette a un tessuto storico e teorico che li rende comprensibili nella loro portata globale. Gaza non è descritta soltanto come un luogo assediato: è il “capolinea dell’umanità”, lo specchio che ci rimanda l’immagine della caduta morale e politica dell’Occidente. Il 7 ottobre 2023 diventa, in questa prospettiva, una cesura storica che non può essere ridotta alla cronaca di un evento militare, ma che rivela l’esplosione di decenni di oppressione. Oggi non ci troviamo di fronte a un genocidio nascosto, ricostruito solo a posteriori dalle memorie e dai documenti. È tutto sotto i nostri occhi, in diretta. Le immagini di Gaza bombardata, i corpi dei bambini estratti dalle macerie, le voci disperate dei sopravvissuti: tutto è già accessibile a chiunque abbia un telefono o una connessione. Le pagine che leggerete vi consentiranno di non lasciare che la cronaca si dissolva nel rumore mediatico, in modo da riconoscere il presente per quel che è: un genocidio in corso. Nelle pagine dedicate alla Nakba, alla Naksa e alle varie operazioni israeliane, Lano mostra la continuità del progetto sionista, fase per fase: la distruzione di villaggi e città palestinesi, i massacri, le espulsioni, le deportazioni di massa non sono incidenti, ma atti coerenti di un disegno di lungo periodo. È qui che la sua analisi diventa davvero insostituibile: perché smonta la grande illusione che Israele possa essere letto con le categorie ordinarie della geopolitica o dei conflitti regionali. Israele è il paradigma stesso del colonialismo contemporaneo, l’ultima avanguardia di un modello che l’Occidente ha applicato in tutti i continenti e che non ha mai davvero abbandonato. C’è un aspetto che rende questo libro particolarmente prezioso per il lettore che vuole andare oltre i “small talks”, oltre le chiacchiere che non cambiano nulla: la capacità di Angela Lano di restituire la voce ai palestinesi come soggetti della storia. Non sono figure di contorno, non sono meri “profughi” da compiangere: sono i nativi che resistono, i “dannati della terra” di cui parlava Frantz Fanon. In questo senso, la loro lotta diventa universale, perché interroga tutti noi sul senso della giustizia, sul diritto alla vita, sulla possibilità stessa di un futuro libero dal giogo coloniale. Queste connessioni non sono esercizi di stile: sono strumenti per rompere l’incantesimo delle narrazioni normalizzanti, per restituire alla tragedia palestinese la sua reale dimensione storica e universale. Chi si accosta a questo libro troverà non solo un quadro ricco di dati, fonti e testimonianze, ma soprattutto uno strumento critico per comprendere e per agire. È un testo che forma, che arma di concetti e di conoscenza chi non vuole restare spettatore. È anche un invito a riconsiderare la Palestina non come una “questione regionale”, ma come il banco di prova dell’umanità intera: da che parte vogliamo stare, con chi difende la dignità dei popoli o con chi perpetua la barbarie coloniale? Per queste ragioni Olocausto palestinese merita di essere letto e discusso. Non offre consolazioni, non addolcisce l’amarezza della realtà, ma fornisce le categorie indispensabili per non smarrirsi nel rumore di fondo. Chi lo leggerà, ne uscirà con la certezza che non si tratta di un conflitto lontano, ma di una questione che ci riguarda tutti, perché tocca le radici stesse della civiltà e della barbarie. È con questo spirito che saluto il lavoro di Angela Lano: con la gratitudine di chi riconosce un’opera coraggiosa e necessaria, e con la consapevolezza che la sua voce si inserisce in un coro che va rafforzato, non disperso. La mia stessa esperienza, maturata negli anni della militanza politica e della mia attività parlamentare nelle commissioni finanze ed esteri, mi ha portato a confrontarmi direttamente con i nodi geopolitici e con la potenza delle narrazioni che li circondano. Ho visto quanto sia difficile far passare, nelle sedi istituzionali, una verità scomoda come quella palestinese. Ma proprio per questo, libri come questo sono indispensabili: perché danno forza e coerenza a chi, dentro e fuori le istituzioni, non accetta di piegarsi alla menzogna. Siamo testimoni e siamo chiamati a essere parte attiva. Non possiamo più dire “non sapevamo”. Questo libro ci mette di fronte a ciò che è, senza veli. È un atto di verità che diventa anche un atto di resistenza.   Angela Lano dal 2006 è la direttrice dell’agenzia palestinese-italiana InfoPal.it. Giornalista professionista, ha una laurea magistrale in Lingua e Letteratura Araba, con una tesi sulla storia e la letteratura della Palestina; un PhD in Studi Africani e del Medio Oriente e un post-dottorato in Scienze delle Religioni. È ricercatrice e post-dottoranda in Studi sulla Decolonizzazione del Nordafrica e del Medio Oriente presso l’Università Federale di Salvador de Bahia in Brasile, dove ha creato il “Nucleo di ricerca sugli studi coloniali e de-coloniali nel Nord Africa e Medio Oriente” focalizzandosi sullo studio del colonialismo e della decolonizzazione, in particolare della Palestina. Ha scritto diversi libri, tra i quali Islam d’Italia, Edizioni Paoline, Milano 2005; Nakba. La tragedia del 1948, Edizioni Al Hikma, Imperia 2009. Angela Lano, nell’ormai lontano 2010 ha fatto parte della Freedom Flotilla di pacifisti internazionali che aveva tentato di rompere l’assedio di Gaza portando aiuti umanitari. La marina e aeronautica militari israeliane aggredirono la Freedom Flotilla in piena notte in acque internazionali uccidendo 10 pacifisti e arrestando tutti gli altri, tra cui Angela. Un’operazione per la quale Israele non pagò mai e che i media fascistoidi italiani addirittura lodarono. I fatti di quella terribile notte sono raccontati dalla Lano in un libro pubblicato quello stesso anno e titolato “Verso Gaza. In diretta dalla Freedom Flotilla”.   Ulteriori informazioni: https://www.ariannaeditrice.it/articoli/16213 https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-olocausto_palestinese__recensione/46096_63712/ > Olocausto Palestinese. Edizioni Al Hikma > Le donne di Gaza. La lotta delle donne palestinesi contro il genocidio https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-quel_colonialismo_cos_duro_a_morire__intervista_ad_angela_lano/5496_53717/ Redazione Italia