Pietro Del Soldà / Andare verso ciò che manca
Se vi sono termini fortemente inquinati e fraintesi nel dibattito pubblico, sui
media, sui social media, in politica e nelle relazioni interpersonali,
specialmente nel mondo occidentale, questi sono: “amore” e “libertà”. Essi
riguardano ambiti molto vasti della vita civile, politica e religiosa degli
esseri umani ed è abbastanza logico che siano stati oggetto di scorribande, di
manipolazioni, di censure e di costruzioni utopiche. Tutti processi che hanno
riguardato l’individuo e la collettività nello stesso modo anche se non nello
stesso tempo, non sempre almeno. Ma non si può dire che tutto ciò ci abbia
aiutato a fare chiarezza nei comportamenti e nella visione delle cose e delle
relazioni, specialmente oggi in cui finalmente la questione del desiderio sembra
aver acquistato un nuovo diritto di cittadinanza anche se con diversi (troppi?)
distinguo.
Per questo ci sembra essere di grande utilità il lavoro che Pietro Del Soldà,
filosofo, letterato e conduttore radiofonico per Radio3, ci propone proprio in
questi giorni. Non per niente ha per titolo Amore e libertà e per sottotitolo
Per una filosofia del desiderio. La decisone di affrontare temi di questa
rilevanza non è data da pura e semplice passione accademica o “filosofica”, nel
senso banale del termine, quanto piuttosto da un’esigenza etica e civile: la
convinzione che, se si libera l’Eros da pregiudizi, restrizioni, paure,
preconcetti, falsità, le relazioni, tutte le relazioni umane, potranno
migliorare e, con esse, la società nel suo complesso.
Due sono i grandi ostacoli da demolire nel percorso critico di Del Soldà che
dalle riflessioni dei filosofi dell’antica Grecia arriva fino ai giorni nostri.
Il primo è quello che più a lungo è stato diffuso nella retorica dal rapporto di
coppia “felice” ed è quello dei due opposti che si “fondono” uno nell’altro fino
a divenire una cosa sola. In questo caso i due amanti vedono solo se stessi e,
intorno a loro, il mondo se non è percepito proprio come ostile certamente è
molto lontano e indifferente. Questo comportamento ci riconduce al mito che ci
racconta Aristofane secondo il quale all’inizio dei tempi esisteva una creatura
grottesca dotata di quattro arti e due apparati genitali che viveva felice nel
mondo. Questa creatura era talmente felice da suscitare la paura degli dèi e
l’invidia di Giove che decise di dividerla a metà costringendola a vivere in
modo che una parte dovesse sempre cercare l’altra per ricongiungersi e
ricostituire l’unità originaria.
Quello che oggi risulta drammaticamente evidente è che l’illusione di questo
genere di rapporto è di breve durata, per i più diversi motivi. Allora
sopraggiungono la paura della perdita, l’insicurezza, la gelosia, l’ansia di
controllo, il possesso fino alle soluzioni estreme dei femminicidi. Perché
queste reazioni, quelle più estreme e violente, generalmente riguardano molto di
più i maschi che le femmine.
Il secondo ostacolo alla realizzazione di un Eros libero e compiuto è dato
invece dal polo opposto quello del “rifiuto di ogni coinvolgimento”. Si tratta
di un comportamento molto contemporaneo che può riguardare tutte le generazioni.
Si passa, cioè, dalla “relationship” alla “situationship” in cui il
coinvolgimento è a termine, i patti sono chiari, la relazione abbastanza
superficiale e poco coinvolgente, pertanto poco rischiosa in termini di dolore e
sofferenza. Questo genere di relazioni è spesso il frutto del rifiuto della
violenza che spesso il rapporto di coppia molto stretto comporta, anche se non
sempre. Il prezzo da pagare però risulta piuttosto alto perché in questo modo si
tende a “sterilizzare” la potenza dell’Eros. Così gli altri non sono più
fondamentali per la realizzazione di sé stessi. Prevalgono in modo ossessivo i
concetti di identità e di integrità. Si afferma l’uso dei social per comunicare
senza mai incontrarsi. I corpi tendono a essere meri oggetti del desiderio,
senza anima e senza passione. Corpi da palestre e da chirurgia estetica che
tendono ad adeguarsi a un canone identico per ciascuno di noi. La radice teorica
e culturale di tutto questo la troviamo in Cartesio che distinse nettamente lo
spirito dal corpo, postulando quest’ultimo come una sorta di oggetto inerte che
solo lo spirito era in grado di far vivere. Di conseguenza, nel tempo, questo
assunto aprì alla scienza la strada per tante scoperte scientifiche, utilissime
e ancora valide, che però hanno il limite di essere figlie di un apparato
teorico inadeguato a comprendere la vita umana nel suo complesso.
Si afferma così oggi il culto dell’“io”, l’individualismo più ottuso e sfrenato
che è alla base di molti disastri contemporanei. Insieme a questo l’ossessione a
volte patetica della ricerca dell’“autonomia” dagli altri, dal partner, insomma
della società, del mondo, quindi dall’ Eros. Lo slogan “io non ho bisogno di
nessuno” porta proprio a questo. Il percorso teorico di Del Soldà è di chiara,
facile e coinvolgente lettura; non si ispira solamente a un vis polemica mirata
a demolire i due moloch che opprimono e avviliscono la cultura dell’eros per
come la viviamo (spesso male) ai giorni nostri, ma ha anche una grande forza
propositiva che fonda le sue basi sulle parole e le riflessioni di Socrate e di
Diotima la quale, in conclusione, si dice convinta che “chi non ama e non è
amato non sa nulla”. Alla fine di questo testo assi utile, il lettore può
affermare a se stesso, con un pizzico di legittima presunzione, che “amare vuol
dire essere liberi e essere liberi vuol dire amare”.
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