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Bimbo Day RAI: simbolo della militarizzazione scolastica e della società
La segnalazione che commento non è la prima che arriva all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università riguardante l’idea che i vertici RAI hanno dell’infanzia e, aggiungo, la forma di rispetto che mostrano verso i propri dipendenti per i cui figli e le figlie si prevedono solo diversioni anti-educative. Infatti, più volte organi di stampa e siti di associazioni di giornalisti hanno commentato le iniziative organizzate dall’azienda in occasione delle giornate Bimbo Day (clicca qui e anche qui). Durante una di queste giornate dedicate alle bambine e ai bambini, figlie/i dei dipendenti, le/i piccole/i invitati non giocano in un parco di attrazioni, non vedono personaggi dei loro cartoni animati preferiti, ma visitano una Disneyland in piccolo, gestita dalla Forze Armate (clicca qui). Il caso segnalato da Il Fatto Quotidiano, riguarda Saxa Rubra, sede RAI nella periferia nord di Roma, in cui vengono registrate la maggior parte delle offerte della rete nazionale, rete per la quale tutti paghiamo il canone, anche chi di noi la TV di stato proprio non la guarda e nemmeno ha il televisore. In questo luogo, già di per sé piuttosto squallido, è stato allestito, nel mese di giugno scorso, un teatro di guerra. In scena simulazioni di attacchi guerrieri, sagome di cani poliziotto, esercitazioni di tiro, e tutta la paraphernalia che è quanto può offrire un gruppo di soldati per mostrare in cosa consiste il loro lavoro di guerra, o, se si preferisce, seguendo il pensiero del Ministro Guido Crosetto, di difesa da eventuali attacchi nemici, quando non di difesa totale, anche civile, come abbiamo più volte segnalato con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Ormai, è costante la presenza dei militari di ogni forza nelle scuole. Si tratta di insegnare ad alunni, alunne e docenti come si gestiscono le emergenze, dall’arresto di un borsaiolo, alla reazione (educativa?) a fronte di fenomeni di bullismo nelle classi, di violenze domestiche, e altro della medesima classe. Classe in sui vengono inseriti i problemi sociali, di una società profondamente malata come la nostra. Le problematiche giovanili – che ne sono specchio – vengono trattate alla stregua di forme di delinquenza comune, punibili anche quando si tratta di minori, una gioventù spregiativamente definita maranza. Insomma, bambine e bambini preparatevi: nella vita si lotta, non si gioca per giocare come in una piazza tirando calci a un pallone o andando in altalena, no, ci si prepara ogni giorno alla guerra che verrà. Inoltre sarà bene che si impari, fin dalla scuola d’infanzia a diffidare dell’altro, soprattutto se povero e di carnagione scura, o semplicemente diverso dallo standard  a cui sono ascritte le persone allegre, ben vestite, sedute a tavole ben imbandite, nel tipico stereotipo della pubblicità della pasta o del tonno in scatola. Così come si potrà apprendere, usando precocemente i social, i dispositivi ricevuti a natale già a sei anni, che la tua opinione, la foto che posti, il contenuto che immetti in rete, è tutto rivolto a finti amici il cui pollici ti diranno che pensano di te, attraverso quello che pubblichi. Del resto, nelle Forze Armate vige solo il cameratismo, il camerata è il tuo compagno, quello a cui devi fedeltà nelle regole d’ingaggio. Il tuo superiore non è nemmeno il generale o il comandante, ma il caporale che – come nei film americani – sfoga su di te, soldato semplice, la sua frustrazione di graduato inferiore. La RAI da tempo, diciamo da quando è passata dalla scure berlusconiana degli anni Novanta alla terribile gestione dell’informazione durante l’Era Covid, è un’emittente di parte, abitata da pochi giornalisti coraggiosi a cui la vita è resa impossibile o addirittura letteralmente esposta (il caso di Sigfrido Ranucci). Il resto sono volti e voci privi di carattere proprio, appartenenti alla categoria servile, pronti a ogni compromesso. Anche la radio non è immune, perfino le rubriche più interessanti sono inquinati dal governo-pensiero. Si intavolano discussioni in cui le parti sono già d’accordo, non è previsto il contraddittorio. Visto che mi occupo di valutazione degli apprendimenti segnalo uno degli ultimi esempi di questo tipo di dibattito. Vi accedo casualmente, a trasmissione già iniziata, intorno alla 9 del mattino di lunedì 27 luglio scorso. A tema il Rapporto annuale INVALSI. Parlano solo estimatori dell’ente di ricerca, tutti convinti di avere la chiave, la fotografia anzi, dello stato del sistema scolastico nazionale (che va maluccio). Dati utili, utilissimi, hanno berciato i presenti, tra cui alcuni accademici. In qualche rara occasione siamo state invitate alla trasmissione Farenheit di Radio 3, sia io che Rossella Latempa, ma già erano altri tempi, oggi ci si deve adeguare (per ampie e documentate critiche al sistema INVALSI è prezioso il sito ROARS). Attaccare INVALSI, che usa indiscriminatamente i dati personali degli alunni per tracciare le fragilità, e non cessa di accusare gli insegnanti, attraverso statistiche farlocche, di non saper fare scuola e tanto meno valutare, è quasi come attaccare le Forze Armate. Si impara anche con un test vero-falso, elaborato da un algoritmo a obbedire, a non pensare. Giochino dunque bambine e bambini alla guerra, si addestrino a dire quel che ci si aspetta che dicano. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma, all’IIS “Confalonieri-De Chirico” arrivano i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale
Mercoledì 8 aprile all’IIS “Confalonieri – De Chirico” di Roma si è svolto un incontro con un rappresentante del nucleo dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale per le classi 4ALA, 4BLA, 5ALA e 5BLA. Le due ore di partecipazione sono state riconosciute come attività di orientamento.  L’iniziativa in oggetto è espressione di quel fenomeno molto complesso che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia da anni: nelle scuole italiane di ogni ordine e grado si sta incentivando il protagonismo delle professioni in divisa e la proposta ai nostri studenti e alle nostre studentesse di intraprendere la carriera militare. Attraverso questo sito web l’Osservatorio si impegna a documentare il numero spropositato di iniziative didattiche e di orientamento tenute, nelle nostre scuole, da ufficiali delle Forze Armate (italiane e straniere), della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia Penitenziaria e della Polizia Locale. Le nuove generazioni sono il target privilegiato di un’operazione capillare di trasmissione della cultura della difesa e del legalitarismo, e ravvisiamo il rischio di un ricambio generazionale votato al formalismo autoritario, alla cultura della difesa totale, alla cancellazione del dissenso.  Come adulti e docenti vorremmo che la scuola pubblica fosse un luogo in cui si formano coscienze e intelligenze che sappiano scegliere criticamente, in cui l’incontro e il dialogo con l’altro tracci un orizzonte comune, senza vincitori e vinti, senza disparità di potere. Non c’è nulla di naturale nella presenza dei militari nelle scuole, per questo abbiamo scritto un Vademecum con modelli di mozioni da presentare nel Collegio docenti, opzioni di minoranza, diffide per genitori e studenti, diffide ai dirigenti. Strumenti formali e pratici per contrastare la crescente presenza militare nelle scuole e allo stesso tempo proporre un’idea altra di scuola e di società. Se vuoi comunicare con noi osservatorionomili@gmail.com. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Viva la scuola libera e autonoma dalla politica e dall’indottrinamento militare
Il collegio dei docenti della scuola secondaria “Banti-Della Maggiore” non accoglie la proposta del Comune di Santa Croce sull’Arno (PI) di fare un’iniziativa per commemorare il tragico attentato ai militari italiani a Nassirya. Da parte nostra, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, non comprendiamo lo sconcerto e l’incredulità dell’amministrazione di Santa Croce, per quella che è una decisione strettamente didattica della scuola e che dovrebbe essere rivendicata per tutte le iniziative che vedono coinvolte le Forze Armate nelle scuole. Siamo convinti che la scuola pubblica italiana sia perfettamente in grado di educare gli studenti e le studentesse ai temi della legalità e della cittadinanza attiva. Dall’altra parte ci sfugge il nesso tra questi temi e la celebrazione di un triste episodio di guerra della storia recente del nostro Paese. Se l’obiettivo è la “conoscenza dei fatti” crediamo che la figura migliore sia un docente di storia e non certo un Militare dell’Arma dei Carabinieri. In particolare, sul concetto di pace è bene sempre ricordare che l’Italia “ripudia la guerra come mezzo per risolvere le dispute internazionali”, e di conseguenza non sono certo i militari i più adeguati per parlare di pace nelle scuole. Inoltre, se è la posizione dell’amministrazione la prima ad essere ideologica, come emerge chiaramente dalle dichiarazioni degli assessori – che parlano genericamente e banalmente di un “attentato terroristico” perdendo di vista la complessità dello scenario internazionale, delle ragioni della guerra in Iraq, del ruolo delle forze militari italiane presenti in territorio straniero anche dopo la fine della guerra, del fatto che fossero percepiti dalla popolazione locale come forze di occupazione e non come forze di pace, delle accuse anche di aver attaccato e ammazzato civili – si comprende quanto sia pericoloso lasciare temi di didattica a personale non qualificato per quanto riguarda l’insegnamento nelle scuole pubbliche.  E se c’è controversia sulla lettura storica di quegli anni o sul ruolo dell’Italia nelle guerre del 2003 e siamo tutti d’accordo che vada fatta una lettura critica, è chiaro che questi temi così complessi non possono essere lasciati a chi non ha nessuna competenza di pedagogia e capacità riconosciute per affrontare tematiche così delicate con studenti nella fascia di età che era stata scelta. Leggiamo invece positivamente la proposta di organizzare eventi pubblici aperti alla cittadinanza, dove si possano discutere queste tematiche, con un pubblico adulto che ha già maturato gli strumenti critici per affrontare un simile dibattito, ma ribadiamo che sia importante fare questa discussione fuori dai luoghi della formazione e tenendo gli adolescenti protetti rispetto ad ideologie belliciste e guerrafondaie. In ultima analisi ricordiamo che in tema di didattica, nella scelta dei progetti  a cui aderire, il Collegio Docenti è sovrano e non c’è nulla di scandaloso se tra le migliaia di proposte integrative che quotidianamente arrivano alle scuole dal Ministero, dagli Enti Locali, dal Terzo Settore, dai docenti stessi della scuola, alcune proposte non vengano accolte. Sarebbe problematico il contrario, ovvero pensare che le proposte delle amministrazioni locali debbano essere assunte in automatico, senza alcuna revisione critica e competente, tanto da sembrare quasi obbligatorie. Bene che le scuole mantengano la propria indipendenza nella scelta dei temi da trattare pur lasciando in ogni caso  la porta aperta a tanti altri temi che possono essere trattati con il Comune di riferimento in una proficua collaborazione educativa e formativa. Qui i link dove della notizia: * https://www.lanazione.it/pontedera/cronaca/strage-di-nassiriya-il-comune-propone-alla-scuola-di-ricordare-i-caduti-i-docenti-dicono-no-wdn37wku * https://www.quinewscuoio.it/santa-croce-sull-arno-carabinieri-a-lezione-no-degli-insegnanti.htm * https://www.ilcuoioindiretta.it/altre-news/2025/11/05/incontro-sulla-legalita-i-docenti-dicono-no/198614 osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Pisa