Nelle foreste del mondo vivono e resistono almeno 196 popoli o gruppi indigeni incontattati
Il Rapporto “Popoli indigeni incontattati: frontiere di resistenza” di Survival
International (https://www.survival.it/), un’Organizzazione che lotta per i
diritti dei popoli indigeni incontattati dal 1969, collaborando strettamente con
le comunità indigene e conducendo campagne internazionali per i diritti e
l’autodeterminazione di tutti i popoli incontattati, ovunque si trovino nel
mondo, certifica che esistono prove attendibili dell’esistenza nel mondo di
almeno 196 popoli o gruppi indigeni incontattati, ovvero popoli indigeni che
evitano il contatto con altri, e che non hanno relazioni stabili con essi, pur
essendo consapevoli del mondo esterno.
Secondo la definizione delle Nazioni Unite, sono “popoli indigeni, o loro
sottogruppi, che non mantengono contatti regolari con la popolazione
maggioritaria e tendono a evitare qualsiasi tipo di contatto con gli esterni”.
Rimanere incontattati è una scelta attiva e continua, presa in risposta alle
circostanze. “Nel 2000, si legge nel Rapporto, avevamo stimato che ci fossero
almeno 70 popoli incontattati nel mondo. Abbiamo continuato a rivedere al rialzo
questo numero fino a raggiungere la stima attuale di 196: il calcolo più
aggiornato e dettagliato del numero di popoli incontattati esistenti al mondo”.
La stragrande maggioranza, oltre il 95%, di questi 196 popoli incontattati vive
in Amazzonia, in Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Perù e Venezuela. Quasi
due terzi si trovano in Brasile. Ma vi sono popoli incontattati anche nella
foresta secca del Chaco in Bolivia e Paraguay, nelle isole Andamane e Nicobare
dell’India, in Indonesia e in Papua Occidentale.
Oltre a questi 196 popoli, i ricercatori di Survival International hanno
raccolto informazioni sulla potenziale esistenza di altri popoli e gruppi
incontattati in Suriname e nella Guyana francese per quel che concerne il Sud
America, e di altri popoli in Asia, tra cui in Malesia e Tailandia. Survival ha
inoltre ricevuto molte segnalazioni sull’esistenza di comunità indigene senza
contatti permanenti con l’esterno in alcune aree del Papua Nuova Guinea.
L’Amazzonia brasiliana ospita 124 popoli e gruppi indigeni incontattati che
abitano una vasta area di foresta pluviale. Insieme ai loro immediati vicini
indigeni, con cui molti condividono il territorio, 88 di questi gruppi
incontattati vivono e si prendono cura di 75 milioni di ettari di foresta
riconosciuti (in varia misura) come terra indigena.
La più alta concentrazione di popoli incontattati al mondo si trova invece
nell’area Yavari-Tapiche, al confine tra Brasile e Perù; comprende la Valle
Javari sul lato brasiliano, e le confinanti riserve indigene e parchi nazionali
sul lato peruviano. In questa area di 162 km² vivono circa 26 popoli e gruppi
incontattati. Attualmente esistono prove attendibili sull’esistenza di almeno 28
popoli incontattati in Perù, 18 in Colombia, 13 in Bolivia, 4 in Venezuela, 3 in
Ecuador e uno in Paraguay.
In quanto popoli cacciatori-raccoglitori nomadi, molti popoli incontattati del
Sud America si spostano travalicando i confini nazionali; è il caso per esempio
dei Mashco Piro, dei Matis o dei Matsés che si muovono tra Perù e Brasile, dei
Tagaeri e dei Taromenane tra Ecuador e Perù, e degli Ayoreo tra Bolivia e
Paraguay. Da quel che si sa, gli Ayoreo incontattati sono gli unici indigeni
incontattati del Sud America a vivere al di fuori della foresta amazzonica, nel
Chaco paraguaiano e boliviano.
Le invasioni territoriali e le violazioni dei diritti che i popoli incontattati
oggi subiscono sono parte di un processo ininterrotto, spesso secolare, di
colonizzazione e tentata colonizzazione che in passato potrebbe averli messi in
contatto con raccoglitori di gomma, taglialegna, prospettori petroliferi,
allevatori di bestiame, missionari, forze militari e altri accaparratori di
terre. “Nelle Americhe, si sottolinea nel Rapporto, i popoli indigeni – sia
contattati sia incontattati – sono sopravvissuti a secoli di brutale
colonizzazione europea: dall’invasione originaria del continente fino
all’attuale ‘apertura’ dell’Amazzonia. Si stima che il 90% della popolazione
indigena delle Americhe sia stata sterminata nei circa 100 anni che seguirono
l’invasione europea. In Amazzonia – dove oggi vive il 95% di tutti i popoli e
gruppi incontattati – alcuni si difesero dall’impatto iniziale dell’invasione
europea e cercarono di aumentare le loro possibilità di sopravvivenza evitando
il contatto: rifugiandosi nelle profondità della foresta, risalendo alle
sorgenti dei fiumi amazzonici o adottando uno stile di vita nomade, più adatto a
sfuggire agli invasori”.
La lotta per l’autonomia e la sopravvivenza è comune a tutti i popoli
incontattati. Le vere minacce per il futuro dei popoli incontattati sono la
violenza genocida, l’invasione delle loro terre e il furto delle loro risorse
naturali, nonché i diffusi atteggiamenti razzisti. Pur essendo incredibilmente
resilienti, hanno bisogno che noi sosteniamo la loro lotta, il diritto alla loro
terra e il diritto di decidere se – e in che misura – entrare in contatto con
altri. Rispettare questi diritti è nostra responsabilità. La scelta, invece,
spetta soltanto a loro.
“Chi prevedeva che non ci sarebbero più stati popoli incontattati nel XXI
secolo, o affermava che la loro sopravvivenza fosse “impraticabile”, è già stato
pienamente smentito, si legge nel Rapporto. Anche se non partecipano alle tavole
rotonde con i governi, non si rivolgono alle Nazioni Unite né tengono conferenze
stampa per i media internazionali, i popoli incontattati sono in prima linea
nella lotta per la loro sopravvivenza e comunicano chiaramente di voler rimanere
incontattati e che gli altri si tengano lontani dai loro territori”.
Qui per approfondire: https://www.popoliincontattati.org/.
Giovanni Caprio