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Seconda edizione delle Giornate del Sapere Circolare
Le forme di educazione e didattica cambiano e si trasformano con la società e il dibattito è più che mai aperto. In questo contesto il Comitato Promotore per l’Educazione in Natura propone LA 2° EDIZIONE DELLE GIORNATE DEL SAPERE CIRCOLARE Due giorni di incontri tra educatrici e insegnanti confronti, network, condivisione, scoperta e sperimentazione di tecniche didattiche, idee educative e cultura dell’insegnamento  Il 18 e 19 aprile a Monteloro, sulle colline di Firenze si svolgerà la 2° edizione delle “Giornate del sapere circolare” dedicate a insegnanti e educatrici/ori: un acceleratore di conoscenze e un moltiplicatore di spunti e relazioni che permette di prendere contatto con diversi approcci e tante tecniche didattiche e educative, scegliere quelle più interessanti e magari delineare con più chiarezza un proprio percorso di gestione d’aula e di insegnamento o di specializzazione. L’iniziativa si basa su un approccio di reciprocità fondato sull’esigenza e la voglia di condividere, confrontarsi e ampliare le proprie e altrui conoscenze e competenze. Con questa iniziativa di sapere circolare, il Comitato di Educazione in Natura (CEN) propone due giorni di scambi, autoformazione e sperimentazione dedicati a insegnanti e educatrici/ori impegnati nell’età dell’infanzia (3-6 anni), delle elementari – scuola primaria (6-11 anni) e medie-scuola secondaria di I° livello (11- 14 anni). Un’iniziativa durante la quale i presenti potranno partecipare a una serie di incontri tematici e pratici, avere contatti diretti con diversi approcci e tecniche, materiali e strumenti vari e con differenti insegnanti e educatrici/ori con cui scambiare idee e esperienze. Nei due giorni del sapere circolare infatti, si svolgeranno oltre 20 match tra insegnanti, oltre 10 incontri di approfondimento su argomenti specifici, 5 aree educative di confronto. Non solo ascolto ma partecipazione attiva: infatti chi ha sviluppato tecniche e approcci didattici particolari, potrà presentarli agli altri insegnanti, contribuendo concretamente al concetto di sapere circolare. La filosofia del sapere circolare parte dalla volontà di una libera condivisione di saperi, dove i partecipanti non si trovano come formatori o discenti, ma professionisti con più o meno esperienza e con specifici percorsi e competenze, che si ritrovano per offrire qualcosa della loro esperienza e ricevere qualcosa da molte altre esperienze. “Ci sono momenti in cui il bisogno di trasformazione diventa necessario e condiviso. E nel mondo dell’educazione e della didattica siamo in uno di questi momenti” – afferma Vittoria Brioschi, Presidente del Comitato Promotore per l’educazione in Natura-. “Progetti trasversali nelle scuole, la diffusione dell’outdoor education, la crescente letteratura su diversi approcci pedagogici e la ricerca di nuove modalità sia all’interno che all’esterno dell’aula, per coinvolgere gli studenti e fare didattica, non sono più esperimenti isolati ma una tendenza diffusa che sta cercando un modo per esprimersi, diventare energia e nuova voglia di accompagnare nell’apprendimento e di imparare” – conclude Vittoria. “E’ un percorso di condivisione e di evoluzione attraverso un dialogo costruttivo tra approcci pedagogici e educativi – continua Gherardo Noferi, vicepresidente del Comitato Promotore per l’Educazione in natura e coordinatore dell’iniziativa-. La soddisfazione espressa dai partecipanti alla prima edizione ci ha convinti a organizzare la seconda edizione del le Giornate del sapere circolare. E’ un’iniziativa di confronto, scambio di buone pratiche e tecniche didattiche tra insegnanti e educatori per condividere e scoprire quanto di innovativo è già presente in diversi progetti educativi in natura e nelle scuole. Una contaminazione e uno scambio libero e coinvolgente – conclude Gherardo – dove i protagonisti del lavoro più bello del mondo possono ritrovare la voglia di partecipare al cambiamento in corso, trovando nuovi strumenti e idee da portare ai loro alunni”. Le giornate del sapere circolare sono organizzate dal Comitato di educazione in natura, in collaborazione con la realtà affiliata EnB Educazione nel Bosco e M51. Per informazioni e iscrizioni alle giornate: www.educazioneinnatura.org Legenda dei momenti di incontro I match Sono momenti di 50 minuti durante i quali un/a educatore/trice o un insegnate presenta una tecnica/strumento educativo o didattico di una materia o argomento, con una spiegazione e una descrizione di quanto proposto e il coinvolgimento diretto dei partecipanti per sperimentarlo e comprenderne il funzionamento e le modalità di utilizzo. Incontri di approfondimento Gli insegnanti che hanno trovato nei match alcune idee o aspetti di particolare interesse che intendono comprendere meglio, potranno fissare con la conduttrice del match sessioni specifiche di approfondimento. Le aree educative di confronto Sono aree di incontro dedicate a temi trasversali educativi e didattici, importanti nella gestione e nello svolgimento delle giornate con i bambini. Gli insegnanti partecipanti potranno raccontare e confrontarsi sul tema specifico, condividendo criticità e soluzioni.   Redazione Toscana
March 19, 2026
Pressenza
Europa, dicono le organizzazioni sociali e ambientaliste: “Le politiche climatiche sono la difesa dalla crisi energetica”
In vista del Consiglio europeo Forum Disuguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e WWF Italia si rivolgono al governo italiano affinchè l’Europa, a causa della guerra in Medio oriente non favorisca le energie fossili attraverso la deregolamentazione e lasciando così margine a gas e petrolio che creano insicurezza e instabilità e accrescono una crisi climatica che accresce povertà e diseguaglianze_ SEGUE COMUNICATO Il Governo italiano, invece di chiedere la sospensione dell’ETS e promuovere la deregolamentazione ambientale, dovrebbe difendere davvero l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini, non fare favori ai combustibili fossili, veri responsabili della ennesima crisi energetica, delle tensioni mondiali e della volatilità dei prezzi. Colpire l’ETS (Emission Trading Scheme) o fare marcia indietro su elementi fondamentali del quadro climatico dell’UE non farebbe altro che indebolire la risposta dell’Europa alla crisi.  Al contrario, i soldi dell’ETS vanno usati bene, cioè per accelerare la transizione energetica, porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, mantenere la rotta del Green Deal europeo e contrastare strutturalmente la povertà energetica: questo l’appello di numerose organizzazioni ambientaliste italiane (Forum Disuguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e WWF Italia) ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europa che si riuniscono domani e dopodomani a Bruxelles. L’Europa è fortemente dipendente dai combustibili fossili importati, costosi e rischiosi. Il crescente ricorso al GNL dopo la crisi del 2022 ha sostituito una dipendenza dai combustibili fossili con un’altra, dinamiche geopolitiche con altre. L’Europa e l’Italia devono mobilitare ingenti investimenti nel risparmio energetico, nelle energie rinnovabili, nelle reti, nello stoccaggio e nell’elettrificazione per proteggere le famiglie e le imprese da ulteriori shock dei prezzi dell’energia. Ed è proprio dall’ETS che potranno venire una parte dei fondi necessari a sostenere la transizione, se non continueranno a essere usati per il ripiano di bilanci e a perdersi in mille rivoli, come ha dimostrato un rapporto della think tank indipendente sul clima Ecco[1] : dei 18 miliardi generati dal meccanismo “chi inquina paga” della UE, solo il 9% (1,6 miliardi) sono andati effettivamente a sostenere le politiche climatiche. Eppure, le energie rinnovabili hanno già superato i combustibili fossili nella produzione di energia elettrica dell’UE, e forse questo è il vero problema delle compagnie Oil & Gas e di coloro che vogliono favorire la produzione di energia elettrica con le centrali termoelettriche per così minare tutto il meccanismo ETS.  Eppure, i vantaggi per le aziende e i cittadini europei sarebbero enormi: con il risparmio energetico, le energie rinnovabili, l’elettrificazione, gli accumuli e le reti, l’Europa potrà sempre più fare affidamento su abbondanti energie rinnovabili di produzione interna. Le rinnovabili sono l’unica strada affinché l’Europa possa diventare indipendente e immune da shock esterni provocati da crisi e guerre, spesso causata dalla stessa corsa scriteriata ai combustibili fossili e al nucleare, pericoloso, estremamente costoso e comunque con tempi lunghissimi”. Nell’immediato, le associazioni ambientaliste e sociali propongono di ridurre le imposte sull’elettricità e riformare il sistema per fornire davvero sollievo alle famiglie e alle imprese in tutta Europa. Secondo le ONG, anche la spinta alla deregolamentazione che sta attualmente monopolizzando il dibattito politico europeo si basa su una falsa narrativa creata ad arte: l’applicazione della legislazione ambientale esistente genererebbe un risparmio economico annuo di 180 miliardi di euro, mentre il costo dell’inazione climatica potrebbe raggiungere i 5,6 trilioni di euro in Europa nei prossimi 30 anni. Per le ONG ambientali e sociali occorre garantire che la “semplificazione” normativa non indebolisca le protezioni ambientali, climatiche o sociali. Il vero ostacolo alla competitività non sono regole chiare e rigorose, ma l’inerzia politica dei governi e delle istituzioni europee che procedono troppo lentamente nell’attuazione degli accordi esistenti. Occorre anche riorientare l’agenda della competitività verso investimenti su larga scala nella transizione verde, con nuovi strumenti di finanziamento pubblico a livello UE. Essenziale, anche per la sicurezza energetica, accelerare l’uscita dell’Europa dai combustibili fossili. L’elettrificazione basata sulle energie rinnovabili, l’efficienza, la gestione della domanda e l’integrazione della rete sono le uniche vie credibili verso la sicurezza energetica e la stabilità dei prezzi. Ciò deve andare di pari passo con la stabilità normativa e delle regole di mercato, compreso un prezzo del carbonio forte e prevedibile. Occorre infine riconoscere il costo economico dell’inazione sulla vita delle persone, su natura, clima e salute: i 12 miliardi di euro che tutti gli attuali “pacchetti omnibus” sostengono di risparmiare sono irrisori rispetto ai costi dei danni climatici, che graveranno sui bilanci pubblici e su cittadini e imprese. Per le organizzazioni ambientaliste e sociali, il Governo italiano, anziché irresponsabilmente chiedere la sospensione dell’ETS e promuovere una pericolosa deregolamentazione ambientale, deve tutelare l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini, rafforzando politiche climatiche ambiziose, accelerando la transizione energetica e riducendo strutturalmente la dipendenza da gas e petrolio. [1] QUANTI SONO E COME VENGONO USATI I PROVENTI DELL’ETS HTTPS://ECCOCLIMATE.ORG/IT/PROVENTI-ETS-IN-ITALIA-UTILIZZATO-SOLO-IL-9-DELLE-RISORSE/ IN ITALIA – ECCO Redazione Italia
March 19, 2026
Pressenza
Cuba, splendide spiagge deserte per il crollo del turismo
Il 16 marzo 2026, ultimo giorno della mia permanenza a Trinidad, avrei dovuto fermarmi in questo splendida cittadina altri quattro giorni, ma il giorno 21 in un orario imprecisato è previsto l’arrivo della Flotilla Nuestra America alla bahía dell’Avana, avvenimento al quale non posso assolutamente mancare. Essendo i trasporti molto limitati il bus di domani è l’ultimo trasferimento utile del quale possa usufruire. Oggi quindi ho voluto visitare quella che universalmente viene descritta come una delle perle più preziose dei Caraibi, la penisola di Playa Ancón…. La penisola era facilmente raggiungibile con qualunque mezzo pubblico o privato, in quanto dista solo una dozzina di chilometri dal centro di Trinidad, ma purtroppo oggi non è più così, perché la carenza di combustibili che il maledetto bloqueo porta con sé rende molto difficile e costoso effettuare qualsiasi spostamento, anche quelli su brevi distanze come questo. Playa Ancón mantiene quanto promette: il mare cristallino, la spiaggia di sabbia finissima e la natura silvestre che le fa da anfiteatro sono di una bellezza straordinaria. E’ chiaramente un luogo dalla grandissima attrazione turistica, ma nonostante ciò le strutture nelle immediate vicinanze dell’arenile non sono assolutamente invasive; ci sono alcuni chioschi all’ombra della splendida vegetazione nei quali è possibile trovare frutta tropicale di ogni sorta e pranzi tipici, soprattutto a base di pesce, mentre per godere di questo sole e di questo mare unici al mondo si bastano i caratteristici ripari realizzati con foglie di palma. Lungo tutta la penisola alle spalle di questa che sembra una cartolina illustrata si trovano solo tre splendide e discrete strutture alberghiere armoniosamente inserite nel paesaggio, che dimostrano quanta attenzione e rispetto vengono riservati ai territori. Cuba non ha mai permesso nessun tipo di speculazione edilizia selvaggia perché le sue bellezze naturali sono la sua ricchezza e proteggerle a ogni costo dallo sfruttamento indiscriminato è il primo impegno di questo stupendo Paese. Si potrebbe parlare di un angolo di paradiso, che l’impero del male non si è fatto scrupolo di trasformare in inferno. Venendo qui oggi si tocca con mano quanto malvagio, perfido, crudele e cinico sia il bloqueo: questo luogo da sogno dovrebbe accogliere ogni giorno ospiti provenienti da ogni latitudine e contemporaneamente dare lavoro a centinaia di lavoratori di questo settore, così come tutte le “casas particulares”, ossia le normali abitazioni civili, appositamente normate ed adattate, che ai cubani è consentito utilizzare come B&B. Ebbene, tutto questo oggi è completamente paralizzato. Con il divieto per i cittadini statunitensi di recarsi sull’isola, il diniego del visto di ingresso negli Stati Uniti per ogni persona che abbia viaggiato a Cuba e l’attuale blocco delle forniture di combustibile, Trump è riuscito a imporre l’ennesimo giro di vite all’ultima forma di ingresso di valuta nell’isola; dopo decenni trascorsi ad impedire le transazioni commerciali con qualsiasi istituto bancario, cosa che inevitabilmente ha compromesso importazioni ed esportazioni, ora con la paralisi del settore turistico l’economia cubana subisce l’ennesimo affronto. Soffermarmi a scrutare questi splendidi luoghi praticamente deserti, i lettini prendisole in attesa di un ospite che non arriverà, l’assenza della festante moltitudine colorata di ospiti ai chioschi desolatamente chiusi mi infonde una tristezza infinita, ma ma soprattutto rabbia, perché tutti sanno chi sia il responsabile di tutto questo. Il paventato terrorismo, o l’assurda “inusuale minaccia contro gli Stati Uniti”, sono solo i più recenti pretesti per portare a termine la loro opera di distruzione. Fanno così da sempre e chi lo nega dovrebbe studiarsi la storia di Paesi come il Vietnam, l’Iraq, la Libia e recentemente il Venezuela e l’Iran per capire l’osceno metodo a stelle e strisce. Denunciare l’imperialismo non è vuota retorica, è guardare il male assoluto negli occhi.         Redazione Italia
March 18, 2026
Pressenza
Una domenica per la difesa dei crinali
In tanti all’incontro alla grande quercia di Poggio Nato Costato per dire sì all’ampliamento dei confini del Parco Nazionale e no all’industrializzazione eolica del crinale di Croce a Mori di Londa. Una domenica, quella appena trascorsa del 15 marzo, per la difesa dei Crinali di Londa che ha visto confluire dai diversi versanti del Casentino, del Mugello e della Consuma Pratomagno tanti amanti dei territori sui confini del Parco Nazionale Casentinesi minacciati dall’assedio del mega eolico industriale. Sono proprio questi i territori che da subito vanno riconosciuti aree protette in ordine alla Strategia Nazionale per la Biodiversità che deve vedere entro il 2030 il raddoppio delle aree protette in Toscana. Il Consiglio dell’Ente Parco, la Comunità degli 11 Sindaci del Parco Nazionale, l’Unione dei Comuni Valdarno Valdisieve hanno infatti unitariamente espresso contrarietà all’impianto di mega eolico industriale del Progetto Londa. I partecipanti si sono radunati presso la quercia di Poggio Nato Costato, dove si vorrebbe realizzare una delle 6 torri eoliche alte 200 metri, per dichiarare il valore unico, storico, culturale, ecologico e sociale di questi habitat naturali attraversati dai Sentieri CAI di crinale e per chiedere al Comune di Londa di esercitare le competenze che gli spettano pienamente. E’ competenza del Comune infatti esprimere Delibera di parere contrario al Progetto eolico come Contributo alla VIA Regione Toscana, inviare alla Regione Osservazioni per la VIA come Comune di Londa interessato a tutte e 6 le torri eoliche, deliberare ampliamento dei confini del Parco Nazionale, così come San Godenzo che è Montagna Fiorentina insieme a Londa. Tutto ciò è ancora assente ed è della massima importanza ai fini della VIA, Valutazione di Impatto Ambientale, che è di competenza della Regione Toscana. L’Associazione Italia Nostra, le Associazioni e i Comitati della Coalizione Ambientale TESS che hanno promosso l’iniziativa del 15 marzo, invitano tutti a prendere visione delle Osservazioni pubbliche che sono state fatte al Progetto eolico Londa e delle criticità del Progetto presenti al link della Regione Toscana. Condividiamo la bellezza del luogo con una poesia e una foto dell’iniziativa. La grande quercia La quercia in vetta guarda alla città della pace è di guardia al crinale la quercia di Nano Costato sentinella fra i mondi alleata fedele forza di saggezza e unione albero sacro dove si riuniscono i difensori della terra i pensieri più belli dissolvono il nulla vero e giusto smascherano false promesse arte e natura sorelle una grande famiglia diversa, fraterna, unita. Comitato Crinali Liberi Londa Comitati territoriali Uniti Crinali Liberi Coalizione Ambientale TESS Transizione Energetica Senza Speculazione   Redazione Toscana
March 18, 2026
Pressenza
“Radici. Il cammino di Vavilov”, il primo romanzo di Simona Duci
È disponibile da pochi giorni Radici. Il cammino di Vavilov, il romanzo d’esordio di Simona Duci, pubblicato da Arpeggio Libera Editrice. Da oltre quindici anni opera nel mondo dell’informazione, collaborando con diverse testate giornalistiche e occupandosi in particolare di temi ambientali, culturali e sociali, Simona Duci è giornalista, documentarista e fotografa.  Ha collaborato con TeleBoario, Chiariweek ed è attualmente corrispondente di Bresciaoggi, nonchè collaboratrice di Pressenza Italia. Si è formata in Fotografia e arti visive presso l’Accademia di Belle Arti LABA di Brescia, specializzandosi successivamente in comunicazione e pubbliche relazioni. Impegnata nell’attivismo ambientale sul territorio, è stata referente e guardia ecozoofila OIPA e da sempre i suoi interessi si focalizzano sulla difesa dell’ambiente e dell’avifauna selvatica, sull’ecologia, sui diritti animali ed sugli ecoreati. Accanto all’attività giornalistica si dedica al giornalismo d’impresa e alla comunicazione per i servizi sociali territoriali, dove il linguaggio diventa strumento di accesso, orientamento e relazione con la comunità. Parallelamente porta avanti attività di divulgazione e educazione ambientale e un impegno costante nel volontariato, collaborando con associazioni attive nella tutela dell’ambiente, degli animali e della biodiversità. Nel 2022 ha preso parte alla spedizione scientifica in Kirghizistan denominata «Eden Forever», l’ambizioso progetto di UniBs, Orti botanici di Ome e Nagasaki-Brescia Kaki Tree volto a recuperare e studiare i semi del Malus sieversii, l’antico melo selvatico dell’Asia Centrale considerato il progenitore di tutte le varietà moderne di mela. Un viaggio di oltre 2.000 chilometri tra montagne e foreste primordiali, sulle tracce degli studi del grande botanico e genetista russo Nikolaj Vavilov, pioniere della ricerca sulla biodiversità agricola. Da quei semi, raccolti durante la spedizione, sono nate più di quattrocento piantine, alcune delle quali sono state messe a dimora proprio negli Orti Botanici di Ome, dando vita al cosiddetto “giardino kirghizo”. Gli studi condotti sulle giovani piante hanno evidenziato caratteristiche di grande interesse scientifico, tra cui una notevole resilienza ai cambiamenti climatici e ai patogeni. Un risultato che conferma il valore delle attività di conservazione e ricerca portate avanti da orti botanici e istituti scientifici in tutto il mondo. Simona Duci   Appena tornata dal viaggio la intervistai proprio per Pressenza Italia (I e II parte) e subito mi affascinò il suo racconto sul Kirghizistan (1): una piccola gemma montuosa che emana accoglienza e spontaneità, dove è normale incontrare yurte adagiate su pascoli d’alta montagna, scavallare picchi imbattendosi in strabilianti laghi turchesi, trovare cavalli in libertà, sentirsi schiacciati da un’ospitalità sconfinata e rimanere abbagliati dal verde delle possenti montagne del Tien Shan. Il suo romando Radici. Il cammino di Vavilov è proprio frutto di quel viaggio ambientato tra la provincia di Bergamo e Brescia e le terre selvagge del Kirghizistan. Il libro intreccia narrativa, ricerca scientifica e impegno ambientale, conducendo il lettore in un racconto dove scienza, avventura e mistero si intrecciano. In un mondo sull’orlo del collasso ambientale, un gruppo di esploratori intraprende una missione per salvare semi antichi custoditi da alberi leggendari, mentre un potere oscuro tenta di piegare il destino del pianeta ai propri interessi. Una storia di coraggio e speranza che affonda le sue radici nella realtà della ricerca scientifica e nella sfida contemporanea della perdita di biodiversità. Il libro nasce anche con l’intento di portare all’attenzione del grande pubblico il lavoro spesso silenzioso ma fondamentale svolto da orti botanici, ricercatori e associazioni impegnate nella tutela del patrimonio genetico vegetale. «Questo romanzo non rappresenta un punto di arrivo, ma piuttosto un punto di partenza» – spiega l’autrice – «La spedizione in Kirghizistan mi ha fatto comprendere quanto sia prezioso il lavoro di conservazione svolto in luoghi come gli Orti Botanici di Ome. Attraverso la narrativa ho voluto creare uno strumento capace di raggiungere un pubblico più ampio e sensibilizzare sull’importanza della biodiversità, sugli alberi rari e sui progetti di ricerca che oggi, più che mai, sono fondamentali per il futuro del pianeta». L’autrice desidera inoltre rivolgere un ringraziamento particolare alla sua agente letteraria, Antonia del Sambro, che ha accompagnato e reso possibile la pubblicazione di questo progetto editoriale: «Quello che era iniziato quasi per gioco si è rivelato un percorso intenso e impegnativo, un vero viaggio nel viaggio». Attualmente Simona Duci sta lavorando al documentario “Trees – History of the Kaki Tree Project”, che celebra il 25º anniversario dell’omonima associazione culturale e la sua missione di memoria e pace, e al documentario “I Semi del Tempo”, dedicato alla conservazione del patrimonio genetico degli Orti Botanici di Ome.   (1) Il nome Kirghizistan deriva da kirghiz(i)-, la versione italianizzata della traslitterazione russa kyrgyz e letteralmente significa “le quaranta tribù”. Il suffisso -stan invece viene dal persiano e significa “luogo” e quindi “Paese”. Lorenzo Poli
March 18, 2026
Pressenza
Italia Nostra e Animali Liberation denunciano: lavori ‘fuori tempo’ in due Riserve Naturali
Le opere eseguite nelle aree site a Ravenna sono state effettuate in violazione del progetto approvato. Non c’è pace nemmeno per l’unico tratto di costa di tutto il nord Adriatico risparmiato dall’erosione: il Comune di Ravenna, utilizzando fondi PNRR, va all’assalto della Duna di Porto Corsini, quasi quattro ettari di Riserva Naturale dello Stato – il massimo grado di tutela ambientale esistente in Italia – dal 1982, sottoposta alle stringenti Direttive europee per la conservazione degli habitat e dell’avifauna (Rete Natura 2000), zona di Parco del Delta del Po, e della limitrofa Riserva Naturale dello Stato Pineta di Ravenna – sezione Staggioni, entrambe gestite dai Carabinieri Forestali Biodiversità. E lo fa a spregio persino dei tempi definiti dallo stesso progetto in esecuzione ed approvati da tutti gli Enti coinvolti tramite Valutazione di Incidenza e Nulla Osta, e contro il principio base per i progetti PNRR, ovvero il DNSH, che tradotto significa di non arrecare danno ambientale significativo. I lavori infatti debbono fermarsi il 15 marzo, per rispetto del delicatissimo periodo di riproduzione della fauna selvatica: se questi tempi non importa rispettarli nemmeno nelle riserve naturali, dando la precedenza a lavori a sole finalita’ ricreative quali quelli in corso, a cosa servono principi, regole, normative e direttive? Ma il Comune va avanti lo stesso, e li decide lui i tempi della natura. Italia Nostra sezione di Ravenna e Animal Liberation hanno depositato una denuncia querela per violazione delle tempistiche di progetto, inviando in conoscenza anche al Comando generale dei Carabinieri Biodiversità, a Roma. Redazione Italia
March 17, 2026
Pressenza
Stop alle pellicce animali: lettera di 80 mila persone presentata alla Commissione UE
Humane World for Animals Europe ha presentato oggi al Commissario europeo Olivér Várhelyi una lettera firmata da oltre 80.000 cittadini e cittadine dell’UE che chiedono di vietare l’allevamento per la produzione di pellicce e la vendita di prodotti di pellicceria in tutta l’Unione Europea. Le firme, raccolte in soli quattro mesi, si sommano a quelle raccolte nell’ambito della storica Iniziativa dei Cittadini Europei “Fur Free Europe”, cui avevano aderito più di 1,5 milioni di persone. La Commissione Europea è chiamata a esprimersi entro la fine del mese su questo tema, scegliendo se proporre di introdurre un divieto, come richiesto dai cittadini, o se limitarsi a proporre l’introduzione di “standard minimi di benessere animale”. La lettera, formalmente indirizzata a Olivér Várhelyi, Commissario europeo per la Salute e il Benessere animale, invita la Commissione Europea ad agire in linea con le evidenze scientifiche e l’opinione pubblica, impegnandosi a introdurre una normativa specifica. Nel luglio 2025, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha pubblicato il proprio parere scientifico, concludendo che gli allevamenti di animali per la produzione di pelliccia nell’UE non garantiscono il benessere e non soddisfano i bisogni fondamentali di visoni, volpi, cani procione e cincillà. L’EFSA ha concluso che tenere questi animali in gabbie troppo piccole e povere di stimoli, limitando fortemente i loro movimenti, comporta problemi cronici per il loro benessere, come l’impossibilità di comportarsi naturalmente, lesioni, stress e disturbi della salute. La dottoressa Joanna Swabe, Direttrice delle Relazioni Istituzionali di Humane World for Animals Europe, dichiara: “I cittadini di tutta Europa hanno lanciato un messaggio chiaro e unanime: l’allevamento di animali per la produzione di pelliccia è superato, immorale e in contrasto con i valori moderni dell’UE. Con le 80.000 firme presentate oggi – che si sommano a quelle raccolte tramite l’Iniziativa dei Cittadini Europei, che avevano superato gli 1,5 milioni – la richiesta di intervento non potrebbe essere più chiara. Questa è un’opportunità unica per il Commissario Várhelyi e i suoi colleghi e colleghe per promuovere un cambiamento reale e duraturo. Humane World for Animals è pronta a collaborare costruttivamente con la Commissione per sostenere una proposta legislativa solida ed efficace che ponga fine all’allevamento per la produzione di pellicce e al commercio di prodotti di pellicceria nell’UE”. L’opposizione pubblica all’allevamento di animali per la produzione di pellicce continua a crescere in tutta Europa, a causa delle preoccupazioni legate al benessere animale, ai rischi per la salute pubblica e all’impatto ambientale di questa pratica. 18 Stati membri dell’UE l’hanno vietata, mentre altri Paesi hanno adottato misure volte a limitarla. Nonostante questo, più di 6 milioni di visoni, volpi, cani procione e altri animali continuano a vivere confinati in piccole gabbie di filo metallico in quasi 1.200 allevamenti destinati alla produzione di pellicce in Paesi come Finlandia, Polonia, Danimarca, Spagna e Grecia. Humane World for Animals opera a livello globale per porre fine all’industria delle pellicce. Con un focus su Unione Europea, Regno Unito, Nord America e Cina, le nostre attività includono campagne rivolte a Governi, industrie e aziende, collaborazioni con designer e marchi di moda, indagini sotto copertura e iniziative di sensibilizzazione. Il nostro impegno ha contribuito a una riduzione costante del numero di animali coinvolti in questo commercio crudele. Fatti sulle pellicce * L’allevamento di animali per la produzione di pellicce comporta il rischio di trasmissione di malattie zoonotiche. I visoni di quasi 500 allevamenti in 13 Paesi dell’Europa e del Nord America sono risultati positivi al COVID-19, e milioni di animali sono stati abbattuti per motivi di salute pubblica. Finora, l’influenza aviaria ad alta patogenicità A(H5N1) è stata identificata in 72 allevamenti per la produzione di pellicce in Europa. Circa 500.000 visoni, volpi artiche, volpi rosse, cani procione e zibellini sono stati abbattuti per motivi di salute pubblica. * Il report “Fur’s Dirty Footprint” dimostra che l’impronta carbonica di 1 kg di pelliccia di visone (309,91 kg di CO₂ equivalente) è 31 volte superiore a quella del cotone, 26 volte superiore a quella dell’acrilico e 25 volte superiore a quella del poliestere. Anche le pellicce di cane procione e di volpe hanno un’impronta carbonica elevata: il loro impatto sul clima è circa 23 volte superiore a quello del cotone e 18 volte superiore a quello del poliestere. Rispetto ad altre forme di allevamento dannose per l’ambiente, l’allevamento di animali carnivori è ancora più impattante. La produzione di 1 kg di pelliccia di visone genera circa sette volte più emissioni rispetto alla produzione di 1 kg di carne bovina. * La maggior parte degli stilisti più noti ha adottato politiche fur-free, tra cui Max Mara, Saint Laurent, Gucci, Alexander McQueen, Balenciaga, Valentino, Prada, Armani, Versace, Michael Kors, Jimmy Choo, DKNY, Burberry e Chanel. Oltre 600 brand e rivenditoria livello globale si sono impegnati a non utilizzare pellicce. Dato che la pelliccia sta diventando un prodotto sempre meno richiesto e sempre più indifendibile dal punto di vista etico, le case di moda stanno scegliendo di favorire l’innovazione con alternative sostenibili e cruelty-free. * Le Fashion Week di Copenaghen, Londra e New York hanno rinunciato all’uso delle pellicce; anche gli editori di testate come Vogue, Elle, GQ, Harper’s Bazaar, Glamour, Esquire e Vanity Fair hanno adottato politiche fur-free. Maddalena Brunasti
March 17, 2026
Pressenza
XR: dopo l’annullamento dei fogli di via arrivano anche le archiviazioni
Archiviate le denunce a carico delle persone che il 9 luglio 2024 avevano preso parte alla protesta di Extinction Rebellion al Palazzo comunale durante la riunione ministeriale del G7 su Scienza e Tecnologia. In quell’occasione, ventuno persone vennero trattenute in Questura per otto ore e diciotto valutate come “pericolose per la pubblica sicurezza” dal Questore, tra cui una giovane donna che fu anche costretta a spogliarsi. Non c’è reato per le ventuno persone che il 9 luglio 2024 furono portate e trattenute in Questura per avere preso parte alla protesta di Extinction Rebellion durante la riunione del G7 su Scienza e Tecnologia: a sancirlo è il decreto del GIP, emanato lo scorso 19 dicembre, in cui si dispone l’archiviazione del procedimento penale perché il fatto non costituisce reato. Quel giorno, dopo una manifestazione pacifica in Piazza Maggiore, volta ad evidenziare “l’ipocrisia dei governi, nel celebrare quella scienza i cui allarmi sulla crisi ecoclimatica sono invece ignorati da decenni”, nei verbali rilasciati alle ventuno persone trattenute le forze dell’ordine avevano accertato la sussistenza dei reati di manifestazione non preavvisata (art. 18 TULPS), violenza privata (art. 610 c.p.), interruzione di pubblico servizio (art. 340 c.p.) e tentato danneggiamento (artt. 56 e 635 c.p.). Reati non effettivamente contestabili, sostengono il Giudice per le Indagini Preliminari e il Pubblico Ministero, che aveva in realtà iscritto il solo art. 18 TULPS. I manifestanti erano stati trattenuti in Questura per otto ore, senza cibo né acqua, nonostante in piazza avessero immediatamente fornito alla Polizia i propri documenti per l’identificazione. Una di loro era stata costretta a spogliarsi e a effettuare piegamenti nei bagni delle camere di sicurezza di piazza Galileo, episodio a seguito del quale ha deciso di sporgere denuncia. Si chiude così una lunga vicenda che è costata ai manifestanti 13 fogli di via obbligatori e 5 avvisi orali, provvedimenti amministrativi emanati dal Questore Antonio Sbordone sul presupposto della loro pericolosità sociale. Una pericolosità che, tuttavia, il TAR dell’Emilia-Romagna, chiamato a esprimersi a seguito del ricorso portato avanti da Extinction Rebellion, non ha riconosciuto: i fogli di via obbligatori sono infatti stati annullati nell’aprile 2025 in quanto, ha sostenuto il Tribunale, “La semplice partecipazione ad una manifestazione di protesta, tanto più quando è pacifica e non crea rischi per l’incolumità dei cittadini, non è ragione sufficiente per giustificare dei fogli di via obbligatori” e “la mera presenza in occasione di una manifestazione non violenta non possa di per sé integrare una condotta tale da giustificare la qualificazione del partecipante come persona socialmente pericolosa”. Valutazioni di pericolosità discutibili e fermi in Questura illegittimi a cui le Questure quindi fanno ricorso da anni e che, con l’entrata in vigore del nuovo decreto sicurezza lo scorso 25 febbraio, vengono sottratte alla valutazione dei giudici ordinari. Il decreto 23/2026  depenalizza infatti il reato di manifestazione non preavvisata, rendendolo un illecito amministrativo soggetto a sanzioni disposte dal prefetto, che senza alcuna valutazione della magistratura, potrà notificare multe fino a 10mila euro. “Con questo decreto già in vigore la protesta del 9 luglio, ritenuta legittima dalla Procura, avrebbe portato a multe fino a 210mila euro” dichiara Extinction Rebellion. Una limitazione del diritto costituzionale di manifestazione e un attacco al dissenso politico, come riporta un dossier di Giuristi democratici presentato giovedì scorso nella Sala Nassirya del Senato. “Questa storia ci appare particolarmente rappresentativa del trattamento vessatorio a cui sono sottoposte oggi in Italia e non solo le persone che manifestano” dichiara Dario, tra le persone denunciate il 9 luglio. “Siamo soggetti a centinaia di denunce pretestuose e a provvedimenti amministrativi emanati in modo totalmente discrezionale da parte delle Questure che non trovano riscontro nelle indagini della Magistratura e nelle sentenze dei Tribunali. Ad oggi Extinction Rebellion ha collezionato almeno 430 archiviazioni, 10 assoluzioni e nessuna condanna. Le nostre vite sono fortemente impattate da queste procedure, e difenderci costa fatica e denaro. L’intento di scoraggiarci è ormai evidente. Non siamo pericolosi: siamo solo persone che lottano per un mondo più giusto”.   Decreto di archiviazione: https://drive.google.com/file/d/1JRVpSQYUAxA9qy1K4T9_M2k9apJACz45/view?usp=sharing Extinction Rebellion
March 17, 2026
Pressenza
Rinascimento Green: oscillazioni di oil&gas e autonomia energetica, urgente una visione europea
In questi giorni di più che mai è evidente come l’attuale asse politico Meloni-Trump stia legando l’Italia a una strategia energetica ed economica estremamente rischiosa. Sostituire la dipendenza dal gas russo con quella dal costoso GNL americano non è sovranità, ma una sudditanza strategica che continua a pesare sul caro bollette di famiglie e imprese. I recenti fatti in Iran, che hanno determinato l’innalzamento dei prezzi del gas del 60%, dimostrano ancora una volta la totale inaffidabilità dei fossili e di chi, oggi, ne detiene le nostre principali forniture. Riteniamo essenziale che l’Italia torni protagonista in Europa, promuovendo una vera indipendenza basata sulle rinnovabili. Questa è l’unica strada lungimirante per garantire sicurezza energetica, stabilità dei prezzi e tutela della salute pubblica, uscendo dalla morsa dei combustibili fossili. Talking Points La crisi energetica non riguarda solo il costo dell’energia: può trasformarsi rapidamente in una crisi alimentare. I fertilizzanti azotati, fondamentali per la produttività agricola, sono prodotti principalmente a partire dal gas naturale. Quando i prezzi dell’energia aumentano o la produzione si riduce, anche i fertilizzanti diventano più costosi o meno disponibili, con effetti diretti sulle rese agricole e sui prezzi del cibo. Garantire sistemi energetici stabili e sostenibili è quindi anche una condizione essenziale per la sicurezza alimentare Fratin sostiene che “Siamo il Paese con lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo fonti di approvvigionamento diversificate, quindi possiamo dire che non c’è una situazione di gravità sui quantitativi di risorsa gas”: ma se la guerra in medio oriente dovesse protrarsi come farà l’Italia con le scorte? Quali saranno le conseguenze sui prezzi per le imprese e le famiglie? I recenti sviluppi nell’attacco all’Iran anche da parte degli Stati Uniti, hanno mostrato la totale inaffidabilità di Trump come partner strategico per il nostro Paese. Oltre l’instabilità geopolitica i prezzi di gas e petrolio sono balzati alle stelle, colpendo direttamente i consumatori con conseguenze che saranno molto evidenti nelle prossime settimane L’Italia ha semplicemente sostituito il gas russo con il GNL USA, invece di puntare sulle rinnovabili: così si continua a rallentare la transizione ecologica possibile. Nel 2025 l’UE ha speso più per importare fossili (396 miliardi di euro) che per investire in energia pulita, sottraendo risorse preziose alla riconversione ecologica. Gli Stati Uniti stanno puntando sempre più sui combustibili fossili, diventando un freno alla transizione globale. I trasporti e il riscaldamento a gas sono i settori più in ritardo, e in Italia pesano fortemente su emissioni e salute pubblica. Ritardare sulle rinnovabili e sull’elettrificazione del sistema costa caro: inquinamento, aumento spesa sanitaria, perdita di competitività industriale. Le rinnovabili riducono le spese in bolletta, creano lavoro locale e rafforzano la giustizia sociale, soprattutto nei territori più esposti alla crisi energetica. Fermare il GNL USA e accelerare su rinnovabili è una scelta climatica, sociale ed economica insieme. Fermare le importazioni e scegliere le rinnovabili significa anche esprimere dignità e autonomia politica, difendendo la vera sovranità nazionale. Rinascimento Green Redazione Italia
March 17, 2026
Pressenza
“Chi inquina paga” e deve continuare a farlo. L’Italia sbaglia con lo stop all’Ets: è un errore per clima, salute, economia
In vent’anni, nei settori coperti dall’Emissions Trading System (in sigla Ets) — centrali elettriche, acciaierie, cementifici, raffinerie, aviazione, trasporto marittimo — le emissioni di anidride carbonica sono calate del 50% rispetto al 2005. Nessun’altra politica climatica europea può vantare un risultato simile. Dal 1 ottobre 2023 l’Europa ha iniziato ad applicare un prezzo del carbonio anche alle importazioni da paesi che non hanno standard ambientali equivalenti: così le aziende cinesi o americane che esportano in Europa non possono più competere semplicemente scaricando i costi dell’inquinamento sull’ambiente. La proposta italiana di sospendere gli Ets è invece nella traiettoria dell’amministrazione Trump: un ritiro dagli impegni ambientali presentato erroneamente come tutela dell’industria nazionale. Otto paesi europei — Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia e Paesi Bassi — hanno già risposto con un documento congiunto in cui ribadiscono che l’Ets non è negoziabile. Anche per tutelare la salute pubblica: meno polveri sottili, ossidi di azoto, composti chimici che entrano nei polmoni e nel sangue equivalgono a meno malattie respiratorie, meno infarti, meno morti premature_   Da quasi vent’anni l’Europa ha in tasca uno strumento scomodo ma efficace per combattere l’inquinamento industriale: l’Ets (acronimo di Emissions Trading System), il mercato europeo del carbonio. Funziona, costa alle imprese, e qualcuno vorrebbe fermarlo. L’Italia ha formalmente chiesto a Bruxelles di sospenderlo. Sarebbe un errore — e non solo per il clima.   Una regola semplice: chi inquina paga  L’Emissions Trading System nasce nel 2005 con un’idea di fondo elementare: se inquinare ha un costo reale per la società, allora chi inquina dovrebbe pagarlo. Non la collettività, non le generazioni future. Chi inquina, oggi. Il meccanismo funziona come un mercato. L’Unione Europea fissa ogni anno un limite massimo alle emissioni di Co₂ nei settori più inquinanti — centrali elettriche, acciaierie, cementifici, raffinerie, aviazione, trasporto marittimo. Quel limite viene tradotto in quote: ogni quota vale il diritto di emettere una tonnellata di anidride carbonica. Le aziende le ricevono o le comprano all’asta.   La proposta italiana: un passo indietro Eppure, nonostante questi risultati, il governo italiano ha chiesto a Bruxelles di sospendere temporaneamente l’Ets. La motivazione è quella che si sente spesso in questi anni: il prezzo del carbonio è troppo alto, pesa sulle imprese energivore, mette a rischio la competitività europea rispetto a Cina e Stati Uniti. È una posizione che suona pragmatica. Ma è fragile, e molti partner europei lo hanno detto chiaramente   Il clima non aspetta Sospendere l’Ets non sarebbe una pausa tecnica. Sarebbe togliere il freno a mano a un processo di inquinamento che stava rallentando. Negli ultimi anni molte imprese europee hanno investito miliardi per ridurre le proprie emissioni: pannelli solari sui capannoni, forni più efficienti, nuovi processi produttivi, tecnologie per catturare la Co₂. Queste scelte non sono state filantropiche: sono state dettate dal fatto che inquinare costava sempre di più. Se quel segnale economico sparisce, anche temporaneamente, molte di queste decisioni vengono rimesse in discussione.   Un problema di salute pubblica C’è poi una dimensione che nel dibattito economico spesso scompare: la salute delle persone. Le emissioni industriali non sono solo Co₂. Portano con sé polveri sottili, ossidi di azoto, composti chimici che entrano nei polmoni e nel sangue. Nelle aree industrializzate d’Europa, il miglioramento della qualità dell’aria degli ultimi vent’anni ha significato meno malattie respiratorie, meno infarti, meno morti premature.   L’economia che non torna Chi vuole sospendere l’Ets lo fa in nome della competitività. Ma l’argomento regge poco all’analisi. Il prezzo del carbonio non è una tassa inventata dai burocrati di Bruxelles. È il tentativo — imperfetto, certo, ma fondato — di mettere un prezzo su un danno reale. Senza di esso, le imprese più inquinanti godono di un vantaggio competitivo sleale: scaricano i costi dell’inquinamento sulla società e producono come se quei costi non esistessero. È un sussidio implicito all’inquinamento, pagato da tutti.   La corsa alle tecnologie pulite: chi arriva dopo, perde C’è infine un argomento che nel dibattito italiano è quasi assente, ma che forse è il più importante di tutti: la competizione tecnologica globale. Negli ultimi anni Cina, Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud hanno investito centinaia di miliardi nelle tecnologie della transizione energetica: batterie, idrogeno verde, solare di nuova generazione, acciaio a zero emissioni, cattura del carbonio. Non lo fanno per generosità: lo fanno perché sanno che chi domina quelle tecnologie dominerà i mercati industriali del prossimo mezzo secolo.   “Chi inquina paga”: non si può tornare indietro La questione al centro di questo dibattito è, in fondo, molto semplice: chi deve pagare il costo dell’inquinamento? Il principio “chi inquina paga” non è un’invenzione degli ambientalisti. È un principio economico elementare: chi provoca un danno deve risponderne. Rinunciarci significa accumulare un debito — ambientale, sanitario, tecnologico — che qualcun altro pagherà al posto nostro. Di solito, chi ha meno potere di difendersi. L’Ets può essere migliorato. Si può lavorare per renderlo più equo tra settori e tra paesi, per affiancarlo con politiche industriali e sociali che sostengano le imprese e i lavoratori nella transizione. Ma sospenderlo non è una soluzione: è un rinvio che costa.   AURELIO ANGELINI È SOCIOLOGO DELL’AMBIENTE E DEL TERRITORIO PUBBLICHIAMO LA VERSIONE RIDOTTA DEL CONTRIBUTO SOTTO INDICATO Redazione Italia
March 17, 2026
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