Tag - Ecologia ed Ambiente

Alex Langer, facitore di pace
Stiamo facendo ciò che era, è e sarà giusto? Un Convegno nazionale a Verona, 30-31 gennaio e 1 febbraio 2026 In occasione degli 80 anni dalla nascita e dei 30 anni dalla morte, vogliamo interrogarci sull’oggi e verificare quanto il… Movimento Nonviolento
Disarmiamo il clima – incontro a Ravenna
Le guerre e la distruzione del Pianeta vanno di pari passo. Non possiamo fermare una di queste due cose senza ripudiare l’altra. Ogni guerra comporta costi enormi in termini di vite umane, di perdita di beni, di salute e di… Redazione Romagna
Un luna park lungo il litorale di Macari? No, grazie…
Il “progetto di riqualificazione turistica” proposto dal Comune rischia di danneggiare l’area paesaggistica, scenario anche della famosa serie tv Makari, trasformandola da ecosistema unico a luna park. Da Beppe Fiorello a Emma Dante hanno già firmato, unisciti all’appello promosso da… Redazione Sicilia
Yennayer, l’ostinata resistenza di una festa pagana
Il 12 gennaio di ogni anno, mentre l’Occidente ha già archiviato le celebrazioni del suo Capodanno gregoriano, nel Maghreb si accendono i fuochi di una festa millenaria che ha resistito a tutto: alle invasioni, alle religioni monoteiste, ai tentativi di… Redazione Italia
Indonesia: il lato oscuro del boom del nichel
La transizione energetica ha bisogno di nichel, l’Indonesia lo produce. I diritti dei lavoratori, la salute e l’ambiente ne pagano le conseguenze. Senza i metalli la transizione energetica non può andare avanti. Per le auto elettriche, gli accumulatori a batteria,… INFOsperber
UE, la petizione “Tutela degli animali, della salute e della libertà di coscienza” è andata a buon fine!
Nella primavera del 2024 è stato dato l’avvio ad un Comitato promotore per l’ICE ‘USE NAMs NOT ANIMALS’, coinvolgendo persone dedite alla causa antispecista e ovviamente antivivisezionista come la biologa Susanna Penco. All’ICE  è stata poi preferita una petizione al Parlamento Europeo (P.E), inviata ad aprile 2024 tramite il “Portale delle petizioni al P.E.”, con richiesta di interessarne la Commissione Europea. La petizione purtroppo fu accettata troppo tardi, a ottobre 2024, dopo la costituzione del nuovo Parlamento Europeo (P.E.) e quando la Commissione Europea era ormai sciolta. Per questi motivi – sebbene accettata – la petizione fu archiviata e inviata solo alle commissioni del P.E. competenti, sottraendola così alla pubblicazione sul portale e rendendo impossibile l’accesso ai possibili ‘like’ dei cittadini europei. Sulla base dell’incoraggiante risposta ricevuta – sebbene relativa alle posizioni in merito delle precedenti due istituzioni – le associazioni hanno pensato di proporne un’altra, più precisa e più documentata. La nuova petizione al Parlamento Europeo intitolata TUTELA DEGLI ANIMALI, DELLA SALUTE E DELLA LIBERTA’ DI COSCIENZA è nata con lo scopo di evidenziare che i metodi validati nella UE dall’ECVAM di Ispra (centro comune europeo per la validazione dei metodi alternativi, che peraltro costa molti soldi pubblici) non sono inseriti nei rispettivi regolamenti UE per i test di tossicità, ma archiviati in attesa dell’approvazione dell’OCSE (38 paesi), causando così l’utilizzo evitabile di migliaia di animali non umani. Ovviamente, tutto questo, per ragioni commerciali, dato che i prodotti testati utilizzando metodi approvati dall’OCSE, dopo anni, possono essere venduti anche in tali Paesi, e non solo nella UE. Avendo come presupposto che i metodi alternativi validati dalla UE e dall’OCSE non sono considerati obbligatori nei relativi regolamenti UE, i quattro punti principali della petizione “Tutela degli animali, della salute e della libertà di coscienza” sono: 1) rendere obbligatori i metodi alternativi in vitro o senza l’uso di animali accettati dall’OCSE o ritenuti scientificamente validi dalla UE; 2) consentire l’utilizzo nell’ambito della UE dei metodi alternativi validati dall’Unione e trasmessi all’OCSE per l’accettazione; 3) promuovere fortemente la ricerca di nuovi approcci metodologici in vitro e/o senza uso di animali (NAMs) basati sulla specifica specie biologica favorendo l’utilizzo di materiali provenienti dalla donazione di corpi umani; 4) riportare sulle confezioni di farmaci e altri prodotti contenenti sostanze chimiche le diciture ‘sostanza testata su animali / non testata su animali’ e ‘sostanza testate clinicamente / non testata clinicamente’, cosa che avviene solo per i farmaci (ma non nota al pubblico) per poterne informare i cittadini e consentire loro una maggior possibilità di scelta in relazione alle proprie convinzioni etiche e a salvaguardia della propria salute. Per illustrare i contenuti di questa petizione al Parlamento Europeo avevo intervistato Massimo Terrile, attivista, membro del Movimento Antispecista e coordinatore del Comitato promotore della Petizione presso il Parlamento Europeo. Oggi è proprio Massimo Terrile a darci la notizia che il 26 novembre 2025 il Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo ha inviato alla Dr.ssa Susanna Penco, presentatrice della Petizione, la comunicazione che la petizione è stata accettata e trasmessa alla Commissione del P.E. per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale e, congiuntamente, all’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali del P.E. affinché ne tengano conto nello svolgimento della loro attività. Afferma la lettera alla professoressa Penco: “Gentile Sig.ra Penco, desidero comunicarLe che la commissione per le petizioni ha esaminato la Sua petizione e l’ha dichiarata ricevibile in base al regolamento del Parlamento europeo, dal momento che le questioni sollevate rientrano nell’ambito di attività dell’Unione europea.” Inoltre, nella lettera del Presidente, sono stati dati a scopo informativo numerosi riferimenti, comprendenti risoluzioni legislative del P.E. riguardanti i medicinali e l’etichettatura delle sostanze chimiche, le risposte della Commissione europea all’ICE ‘Salvare i cosmetici cruelty-free’, e la tabella di marcia della Commissione europea sull’eliminazione graduale della sperimentazione animale: * Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 aprile 2024 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce procedure dell’Unione per l’autorizzazione e la sorveglianza dei medicinali per uso umano, stabilisce norme che disciplinano l’Agenzia europea per i medicinali, modifica il regolamento (CE) n. 1394/2007 e il regolamento (UE) n. 536/2014 e abroga il regolamento (UE) n. 726/2004, il regolamento (CE) n. 141/2000 e il regolamento (CE) n. 1901/2006 (COM(2023)0193 – C9-0144/2023 – 2023/0131(COD)) https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2024-0221_EN.pdf * Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 febbraio 2024 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai detergenti e ai tensioattivi, che modifica il regolamento (UE) 2019/1020 e abroga il regolamento (CE) n. 648/2004 (COM(2023)0217 – C9-0154/2023 – 2023/0124(COD)) https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2024-0091_IT.pdf * Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 aprile 2024 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante un codice dell’Unione relativo ai medicinali per uso umano e che abroga la direttiva 2001/83/CE e la direttiva 2009/35/CE (COM(2023)0192 – C9-0143/2023 – 2023/0132(COD)) https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2024-0220_EN.pdf * Iniziativa dei cittadini europei dal titolo “Salvare i cosmetici cruelty-free – Impegnarsi per un’Europa senza sperimentazione animale” (2023/C 290/01): https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_23_3993; https://citizensinitiative.europa.eu/save-cruelty-free-cosmetics-commit-europe-without-animal-testing_en. * Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-001354/2025 sulla tabella di marcia della Commissione verso l’eliminazione graduale della sperimentazione animale e della relativa risposta della Commissione: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-10-2025-001354_EN.html e https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-10-2025-001354-ASW_EN.html. Tutti documenti che il Movimento Antispecista è già pronto ad esaminare attentamente per proporre, in seguito, eventuali altre iniziative di divulgazione. Un recentissimo commento pubblicato su Nature (20 ottobre 2025) da Todd J. Herron e colleghi intitolato “Alternatives to animal testing are the future — it’s time that journals, funders and scientists embrace them”, sottolinea come le tecniche di ricerca biomedica che non prevedono l’uso di animali stiano rapidamente guadagnando terreno. Quando si tratta di valutare farmaci o comprendere la biologia di base, i ricercatori stanno sempre più privilegiando vari approcci sperimentali innovativi rispetto ai modelli animali o alle linee cellulari umane immortalizzate. Tali approcci, noti come NAM – abbreviazione di “nuovi metodi alternativi” o “metodologie di nuovi approcci” – eliminano i problemi etici associati alla sperimentazione sugli animali. Essendo in grado di catturare una variabilità genetica umana molto maggiore rispetto ai modelli animali e alle linee cellulari tradizionalmente utilizzati nella ricerca, promettono anche di identificare trattamenti sicuri ed efficaci in modo più affidabile e a una frazione del costo. Esempi di NAM includono: sistemi multicellulari in vitro che imitano le proprietà biologiche e meccaniche di organi e tessuti umani; valutazioni chimiche (in chemico) delle interazioni tra molecole biologiche al di fuori di una cellula o di un organismo; e approcci di modellazione computazionale (in silico), come quelli che prevedono le interazioni molecolari. Le tecniche di ricerca biomedica che non prevedono l’uso di animali stanno guadagnando terreno, ma quelle che utilizzano approcci innovativi incontrano ancora resistenze da parte di alcuni. Le alternative alla sperimentazione animale sono il futuro: è ora che riviste, finanziatori e scienziati le adottino. Ringraziando tutti coloro che hanno sostenuto la Petizione e che hanno condiviso le cause che l’hanno motivata, il Movimento Antispecista – in seguito all’accettazione di questa petizione – spera vivamente che in futuro possano conseguire iniziative legislative rigorose a livello comunitario in tema della tutela dei diritti animali, oltre che ad un cambiamento radicale nella pratica della ricerca scientifica.   > I Nuovi Approcci Metodologici senza animali sono il futuro: è ora che riviste, > enti finanziatori e scienziati le accolgano Lorenzo Poli
Licenza di bruciare rifiuti per le ditte nei cantieri abusivi del Centro di (Dis)educazione sportiva e ambientale al Meisino
Mentre a livello planetario i potenti asfaltano il diritto internazionale, nel nostro piccolo, al Meisino, tutti gli Enti cooperano a modificare un’altra volta tempi e contenuti del progetto, infrangendo ogni regola. E infatti i cantieri che avrebbero dovuto chiudere il 31 dicembre 2025 (già questa data era un rinvio sulle scadenze originali, stabilito con una prima Variante) sono stati riaperti ieri (07/01), inaugurando pure nuove modalità di violazione delle norme e di violenza sulla Natura, con il dare alle fiamme dei pallet, dei residui vegetali (e altro?) anche nella Zona di Protezione Speciale (vedere foto e video allegati). Con un paio di determine della RUP (Responsabile Unica del Progetto), il 29 dicembre il Comune ha approvato una seconda Variante. Inoltre ha fatto slittare al 28 febbraio la fine dei lavori. Il tempo è denaro, specie se tirato opportunamente in lungo: infatti una delle “ragioni” della Variante è che i prezzi sono aumentati. Inoltre i cittadini hanno messo in luce i vizi del progetto che lo rendono, oltre che un saccheggio di risorse pubbliche, anche totalmente antiecologico (quisquilie come il totale disinteresse per la fauna selvatica della riserva naturale, per fare un esempio), così l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Po Piemontese ha tentato di mettere una tardiva pezza chiedendo qualche inutile monitoraggio di anfibi e pipistrelli, e autorizzando al gran galoppo le modifiche. A oggi manca però l’approvazione del Dipartimento dello Sport (che risulta richiesto ma non ancora concesso, anche perché i progettisti hanno consegnato al Comune le Varianti il 19 e il 22 dicembre, quindi a Roma devono sicuramente ancora esaminarle). Ma evidentemente la RUP e tutti i soggetti istituzionali e imprenditoriali coinvolti danno per scontato che il benestare arriverà. E lo diamo per scontato anche noi, perché il Meisino è un pezzettino di mondo uguale a tutto il resto, e il suo status di area protetta a livello regionale e comunitario non significa nulla. Ma nessuna sopraffazione continua impunita per sempre. I cittadini che ormai sanno che cosa (non) aspettarsi dalle istituzioni, hanno la responsabilità di opporsi in prima persona alla devastazione in corso: nel vecchio come nel nuovo anno. Comitato Salviamo il Meisino Redazione Torino
La mobilità sostenibile in Italia è ancora una questione di disuguaglianza territoriale e sociale
La transizione non è solo tecnologica, è sociale e la mobilità sostenibile non è un tema tecnico, ma politico e sociale. Dove non arrivano autobus, tram e piste ciclabili, crescono disuguaglianza, isolamento e inquinamento. La transizione ecologica deve essere una transizione giusta. Le città italiane hanno compiuto passi importanti, ma la distanza tra centro e periferia resta enorme. Servono politiche redistributive, fondi strutturali e un Fondo Nazionale Trasporti finalmente stabile e adeguato. Kyoto Club e Clean Cities Champaign (CCC) hanno analizzato, per la prima volta, gli indicatori di mobilità sostenibile in 8 città italiane, con l’obiettivo di misurare le disuguaglianze urbane e individuare dove è in atto una transizione ecologica. Otto città, un’unica fotografia: la mobilità sostenibile in Italia è ancora una questione di disuguaglianza territoriale e sociale. È questo il messaggio centrale che emerge dalla serie di report “ZTL – Zone a Transizione Limitata”, realizzata da Kyoto Club e Clean Cities Campaign Italia, nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile.  Gli studi, dedicati a Bari, Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino,  analizzano per la prima volta gli indicatori di mobilità sostenibile a scala sub-comunale, utilizzando come unità di riferimento i Codici di Avviamento Postale (CAP). L’obiettivo è misurare l’equità urbana della mobilità e individuare le aree dove la transizione ecologica procede più lentamente. Nei report ZTL, l’indice di mobilità sostenibile è un indicatore sintetico calcolato combinando dodici variabili riferite a ciclabilità, pedonalità, motorizzazione privata (totale e più inquinante) e trasporto pubblico (diffusione e intensità), ognuna rapportata sia alla popolazione sia all’estensione territoriale delle singole zone CAP. La metodologia ZTL utilizza come unità di analisi il CAP (Codice di Avviamento Postale), incrociando dati su: trasporto pubblico: n. fermate (diffusione tpl) e n. corse (intensità); ciclabilità (km piste ciclabili) e pedonalità (mq aree pedonali); livelli di motorizzazione privata e motorizzazione privata più inquinante (auto fino a Euro4); reddito medio e densità abitativa. Per alcune città sono disponibili anche dati relativi alla mobilità condivisa, alla percorrenza delle auto e alla qualità dell’aria. Ogni indicatore viene normalizzato su una scala da 0 a 100, dove 0 corrisponde alla performance peggiore e 100 alla migliore rilevata nelle zone CAP. In questo modo il valore finale dell’indice non rappresenta una misura assoluta, ma una posizione relativa delle varie zone CAP rispetto alle altre in ciascuna città analizzata, consentendo di evidenziare punti di forza e ritardi di ciascun sistema urbano in termini di sostenibilità della mobilità. L’approccio è replicabile in tutte le città italiane e permette di mappare i divari spaziali della transizione ecologica. Dai rapporti delle 8 città emerge una costante: i centri urbani più ricchi coincidono con le aree più accessibili e servite dal trasporto pubblico, mentre le periferie restano dipendenti dall’auto privata e penalizzate da infrastrutture carenti. L’analisi per zone CAP evidenzia una Bari a due velocità: i valori massimi di mobilità sostenibile si registrano nel centro murattiano, mentre le aree periferiche – come Carbonara, Ceglie, Loseto e Japigia – non superano i 10 punti sull’indicatore sintetico complessivo. Il divario centro-periferia è accentuato anche dal reddito: oltre 31-33 mila euro annui nel centro, contro meno di 18 mila nelle aree marginali. Le disuguaglianze economiche e di accessibilità si rafforzano reciprocamente, generando una città socialmente e spazialmente frammentata. L’analisi per zone CAP conferma che Bologna è, invece, tra le città italiane più avanzate nella pianificazione della mobilità sostenibile, ma mostra forti disuguaglianze territoriali. Le zone centrali presentano i valori più alti di mobilità sostenibile, con ampia dotazione di percorsi ciclabili, aree pedonali e rete TPL capillare. Le aree periferiche e collinari restano invece caratterizzate da alta motorizzazione, bassa accessibilità e scarsa continuità ciclabile. Il gradiente centro-periferia si sovrappone alle disuguaglianze sociali: i quartieri con redditi più elevati coincidono con quelli più accessibili e serviti. Firenze si conferma una città avanzata nelle politiche di mobilità sostenibile, ma ancora segnata da forti disuguaglianze territoriali e sociali. Le zone centrali (50121–50123) mostrano i valori più elevati di accessibilità e sostenibilità, con bassi tassi di motorizzazione, ampia pedonalità e alta densità di trasporto pubblico. Le aree periferiche restano invece caratterizzate da elevata dipendenza dall’auto privata e scarsa offerta di trasporto pubblico locale. Il divario centro–periferia coincide con quello economico e ambientale, indicando che la transizione ecologica non è ancora socialmente equa. Milano è la città italiana più avanzata nella mobilità sostenibile, ma anche una delle più diseguali. I CAP centrali (20121–20124) concentrano servizi, infrastrutture e redditi più alti, con motorizzazione sotto 450 auto/1.000 ab e una quota di spostamenti sostenibili oltre il 65%. Le aree semicentrali e periferiche mostrano invece oltre 650 auto/1.000 ab, uso del trasporto pubblico sotto il 30% e ciclomobilità marginale. Il risultato è una città a due velocità, dove accessibilità e qualità ambientale. Napoli rappresenta il caso emblematico della transizione ecologica urbana nel Mezzogiorno: una città densa, complessa e diseguale, dove eccellenze e criticità convivono. L’analisi per zone CAP mostra un divario profondo: il Centro storico raggiunge il punteggio massimo di 100 nell’indice sintetico di mobilità sostenibile, mentre le periferie nord ed est (Secondigliano, Scampia, Barra, Ponticelli, Pianura) non superano i 5 punti. Il luogo in cui si vive determina quindi le opportunità di accesso, salute e qualità della vita: la sostenibilità è ancora un privilegio territoriale, non un diritto universale. Palermo rappresenta una delle città italiane più polarizzate dal punto di vista della mobilità sostenibile. Il Centro storico (Papireto) e la zona costiera dell’Acquasanta si collocano ai vertici dell’indice sintetico (rispettivamente 100 e 80), grazie alla concentrazione di aree pedonali, fermate e corse del trasporto pubblico. All’opposto, Palazzo Reale, Bellolampo–Borgo Nuovo  e Bandita non superano i 5 punti, segno di una grave carenza di servizi, infrastrutture e accessibilità. Le disuguaglianze socioeconomiche amplificano il divario territoriale: il reddito medio varia da 35.000 euro a Mondello a meno di 9.000 euro a Oreto–Stazione. Roma è la città italiana dove la sfida della transizione ecologica assume la sua dimensione più difficile e decisiva. Immensa, diseguale e stratificata, la Capitale concentra i principali paradossi della mobilità urbana: un sistema di trasporto pubblico in sofferenza, un uso dell’auto ancora dominante e una forte disuguaglianza territoriale. L’analisi per zone CAP mostra un divario netto: l’indice sintetico di mobilità sostenibile varia da 100 come in Delle Vittorie a valori prossimi allo zero in ampie aree periferiche come Tor Bella Monaca, Finocchio e Ponte Galeria. Il luogo in cui si vive determina in larga misura accessibilità, qualità dell’aria e opportunità economiche: la sostenibilità resta un privilegio urbano. Torino, infine, è una città che ha avviato con decisione la propria transizione ecologica, ma resta segnata da forti squilibri territoriali e sociali. L’indice sintetico di mobilità sostenibile evidenzia un divario netto tra centro e periferia: Centro Storico e Centro Est raggiungono i valori più alti (100), seguiti da Gran Madre–Madonna del Pilone. All’opposto, Campidoglio, Aurora e Barriera di Milano si collocano sotto i 10 punti. La mappa sociale coincide con quella della mobilità: dove si concentrano redditi e servizi, cresce l’accessibilità; dove prevalgono densità e vulnerabilità, la dipendenza dall’auto è strutturale. Dai risultati dei rapporti emergono alcune priorità strategiche condivise: 1. Riequilibrare gli investimenti verso le periferie urbane, portando lì il trasporto pubblico rapido e la mobilità attiva; 2. Rendere accessibile economicamente il TPL, con abbonamenti sociali e tariffe integrate; 3. Aumentare lo spazio per pedoni e ciclisti, riducendo il dominio dell’auto privata. Qui il Report di Kyoto Club e Clean Cities Campaign Italia: https://italy.cleancitiescampaign.org/wp-content/uploads/2025/12/Presentazione-ZTL-Osservatorio-KyotoClub-compressed.pdf.  Giovanni Caprio