Vladimir Majakovskij / Un’attualità radicale
La quarta di copertina di questo libro riporta un’emblematica asserzione: “Noi
giornalisti siamo spesso colpevoli della svalutazione del nostro lavoro”.
L’opera analizza il ruolo dell’intellettuale e dell’artista, la forza polemica,
anticonformista dei suoi scritti, sovverte l’autonomia del pensiero, strumento
autentico di conoscenza, chiarisce l’acuto e sconfinato potere delle coraggiose
corrispondenze. Racchiude la testimonianza deflagrante della comunicazione nella
società, induce il lettore a riflettere sulla trasformazione di un’entità
soffocata tra le trame dei messaggi dissacranti nella trasmissione delle notizie
e nella politica. Annuncia il rapporto controverso tra il tramite linguistico e
l’invocazione profetica di una realtà, dolorosa e impietosa, vissuta
dall’artista, dove la propria scrittura si misura con la deriva della
massificazione, reazionaria e sedimentata nella rigidità impermeabile tra
condizionamento ideologico e strategia sociale.
Amedeo Anelli ricuce due testi significativi e dimenticati di Vladimir
Majakovskij – “Sembrerebbe chiaro…”, “Gli operai e i contadini non vi capiscono”
– e li riconsegna sapientemente all’attualità attraverso l’esortazione sociale e
dialettica della cultura. Accoglie la concezione profondamente radicata del
senso rivoluzionario dell’arte, inteso come tramite provocatorio e passionale
dell’innovazione espressiva. Riporta alla luce la figura di un uomo tragicamente
anticonvenzionale, capace di suscitare sentimenti di esaltazione e di
indignazione, dissotterra le persistenti accuse e le incomprensioni
dall’ambiente conservatore, nella campagna contro la superficialità e
l’insensibilità, nella condanna e nella riabilitazione del talento. Majakovskij
ripercorre il contesto del sovvertimento sociale e umano in cui annaspa lo
smarrimento di una formazione socialista e comunista, oltre la progressiva eco
del futurismo russo e gli scenari incendiari che hanno generato la perturbazione
etica ed estetica degli ideali.
Questa riscoperta letteraria illumina il fermento delle idee nate da
un’avanguardia che non ha mai tradito l’urgente esigenza di rinnovamento ma che
ha dipinto l’impronta di un’anima irrequieta e delusa, avvolta in una solitudine
estrema e sacrificata. Identifica in Majakovskij l’esponente di un conflitto
contro l’adeguamento alle consuetudini tradizionali della borghesia,
l’indebolimento intellettivo, la miserevole dottrina delle vecchie eredità della
storia, il degrado oscuro dell’umanità. Nell’intensa creatività di Majakovskij
il messaggio della parola, come mezzo per trafiggere le emozioni, spinge
all’azione, trasmette la libertà dei ragionamenti, affronta la suggestione del
mondo verso un suo risolutivo cambiamento. Suggerisce, con il fondamento
ideologico e l’approfondimento della funzione giornalistica del linguaggio, la
comprensione nei confronti della collettività e delle sue valide convinzioni.
Estende la missione del poeta contro l’opportunismo morale, rafforzando la
visione avveniristica di una partecipazione dinamica in cui la trasmissione
delle informazioni sia accessibile e intelligibile all’intera comunità. Conferma
un’educazione diretta alla gente, il ruolo centrale dell’arte per articolare le
aspirazioni del popolo e mobilitare l’umanità.
Ma il suicidio di Majakovskij fa ancora riflettere sul senso di incomunicabilità
e di dispersione esistenziale, come un annuncio funebre che recita nei suoi
stessi versi: “Voglio essere capito nel mio paese, altrimenti pazienza! Gli
passerò di fianco obliquo come la pioggia”. Il libro attraversa una drammaticità
poetica e corrosiva, avvalora l’invadente tendenza contemporanea
dell’omologazione e l’inevitabile coinvolgimento confortante e consolatorio del
formalismo. La militanza letteraria di Majakovskij spezza i desideri di
temerarietà, lasciando al tempo opprimente la permanenza del vuoto interiore.
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