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Venezuela, aumenta produzione di petrolio. PIL e i consumi potrebbero crescere nel 2026
“Il Venezuela aumenta la sua produzione di petrolio e si avvicina al milione di barili al giorno.” – questa la notizia che proviene da Energy Report. La compagnia petrolifera statale venezuelana ha riattivato progetti chiave nella sua principale regione produttrice di petrolio dopo i tagli attuati all’inizio dell’anno, consentendole di aumentare il pompaggio di circa 100.000 barili al giorno. La compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA ha iniziato ad annullare la maggior parte dei tagli alla produzione applicati nei propri giacimenti e nelle joint venture nella cintura dell’Orinoco, la principale regione petrolifera del Paese, il che le ha consentito di aumentare il pompaggio nazionale fino a raggiungere quasi un milione di barili al giorno (bpd), secondo fonti vicine alle operazioni. All’inizio di quest’anno, un rigido blocco imposto dagli Stati Uniti ha impedito a milioni di barili di greggio esportabile di uscire dal Paese, provocando un accumulo di scorte e costringendo la PDVSA a ridurre la produzione sia nei propri giacimenti sia nei progetti condivisi con i partner. Questa situazione ha avuto ripercussioni dirette sull’attività nella fascia dell’Orinoco, dove si concentra una parte fondamentale della produzione petrolifera venezuelana. La recente riattivazione dei progetti e l’inversione dei tagli hanno consentito di recuperare parte del volume perso, incrementando la produzione in quella regione strategica e riportando il pompaggio totale del Paese nuovamente vicino alla soglia di un milione di barili al giorno. Ciò dà un’ulteriore svolta positiva all’economia venezuelana che, grazie alle politiche economiche del governo socialista bolivariano con il presidente Maduro e la vicepresidente Rodriguez (ora Presidente vicaria), era già in crescita da 18 trimestri consecutivi il Venezuela(1) – diventando il primo Paese in crescita in Sudamerica nel 2025 – prededendo addirittura nella Legge di Bilancio 2026 (presentata dalla stessa Delcy Rodriguez, in qualità di vicepresidente) un futuro investimento del 77,8% del bilancio in piani sociali. Tutto ciò nonostante un bloqueo economico USA sul Venezuela che è stato definito una “violazione dei diritti umani del popolo venezuelano” da Alena Douhan, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sull’impatto negativo delle misure coercitive unilaterali sul godimento dei diritti umani. Rodríguez, garantendo la continuità con il governo Maduro, soprattutto per quanto riguarda il Programma di Ripresa Economica del 2018, ha dichiarato: “Ratifichiamo pienamente il programma di ripresa economica , prosperità e crescita presentato al Paese dal Presidente Nicolás Maduro nel 2018, che ci ha permesso di essere dove siamo; che ha permesso all’economia venezuelana di essere un’economia leader nella crescita in America Latina”. L’aggressione imperialista USA del 3 gennaio 2026 aveva la funzione di scombussolare i piani economici del governo bolivariano, ma li ha rafforzati. L’economista Luis Vicente León (2), presidente di Datanálisis, ha dichiarato che per il 2026 prevede una crescita positiva ma moderata dell’economia venezuelana e ritiene che i ricavi derivanti dal petrolio potrebbero essere superiori tra il 50% e il 100% rispetto all’anno scorso. Luis Vicente León, ha sottolineato che un’apertura petrolifera come quella che sta iniziando a svilupparsi oggi in Venezuela “avrà impatti positivi sull’economia”. A questo proposito, ha commentato sui suoi social media che “non c’è modo che un aumento significativo delle entrate petrolifere non stimoli la crescita, soprattutto in un Paese che esce da una crisi economica molto profonda”. “Tuttavia, è importante essere realisti. Non si tratta di una valanga di nuovi investimenti, né di centinaia di miliardi di dollari, né di un rapido recupero di tutto ciò che è andato perso. È un processo graduale, operativo e realistico, basato principalmente su progetti esistenti, con più OPEX che CAPEX in questa prima fase”, ha spiegato. Luis Vicente León ha osservato che ci saranno incrementi moderati nella produzione, ma ” incrementi più significativi nei guadagni in valuta estera , sostenuti dalla vendita delle scorte e dall’aumento delle esportazioni a prezzi internazionali”. In questo contesto, ha aggiunto che i ricavi petroliferi potrebbero essere superiori dal 50% al 100% rispetto al 2025: “Risolve tutti i problemi? No. Compensa un decennio di collasso? No, nemmeno questo”, ma “genera ossigeno economico e migliora le aspettative”. “Il moltiplicatore del petrolio è molto più piccolo oggi rispetto al passato. Le catene di produzione sono interrotte e la loro ricostruzione richiederà tempo. Pertanto, l’impatto non sarà immediato né uniforme. Assisteremo a un’economia a forma di K, con alcuni settori che cresceranno più velocemente di altri”, ha osservato. L’economista venezuelano ha inoltre stimato che quest’anno la crescita prevista del Prodotto Interno Lordo (PIL) sarà compresa tra il 10% e il 12% , con consumi prossimi al 14%, “spinti soprattutto dalle aziende già presenti nel Paese e dai piccoli e medi investitori che entrano presto, si assumono rischi e aspettano un contesto più chiaro per espandersi”.   (1) https://avn.info.ve/sector-agricola-crecio-86-en-2025-senala-ministro-leon-heredia/ https://avn.info.ve/exportaciones-de-cacao-venezolano-aumentaron-un-111-en-2025-2/ (2) Non è un economista filo-chavista, ma bensì un economista che è stato critico dei governi chavisti e del madurismo. Lorenzo Poli
February 16, 2026
Pressenza
Venezuela, Presidente Maduro: “Delcy sta facendo la cosa giusta”. Delcy Rodriguez: “Maduro è il nostro Presidente!”
Fin da subito, il fatto che Delcy Rodriguez sia stata propensa al dialogo con gli USA da un lato ha creato scetticismo nel movimento in solidarietà internazionale alla Rivoluzione Bolivariana, mentre dall’altro è stato usato proprio dai peggiori anti-chavisti (sia dentro sia fuori il Venezuela) al fine di dare un immagine cedevole del suo attuale governo, come se fosse pronto a “piegarsi al volere degli USA” (spesso diffondendo fake news e notizie distorte) e a tradire il presidente Nicolas Maduro Moros. Una notizia falsa, veicolata dal sistema mediatico occidentale con il fine di indebolire la credibilità internazionale della Rivoluzione Bolivariana e dividere al suo interno il movimento internazionalista in solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana stessa. Trump ha intenzionalmente distorto la propensione al dialogo del governo bolivariano, per spacciarlo come un “cedimento” ai suoi piedi per diffondere l’idea, ancor più grave, che il governo bolivariano di Delcy Rodriguez avesse tradito lo “spirito di Hugo Chavez” e del presidente costituzionale Maduro. Idea quest’ultima che ha influenzato anche alcuni ambienti della sinistra radicale, purtroppo. Ancora una volta, a smentire tutta questa superficiale e tossica narrazione anti-chavista made in USA, è lo stesso Presidente costituzionale Nicolas Maduro. Dopo aver già espresso sostegno a Delcy Rodriguez – il 14 gennaio 2026, attraverso un messaggio inviato al figlio, dalla prigione in cui è rinchiuso come detenuto politico – il 23 febbraio è stato proprio lo stesso Maduro a ribadire il suo ferreo sostegno a Delcy Rodriguez. In una conversazione con il figlio Nicolas Maduro Guerra, il Presidente costituzionale Nicolas Maduro Moros ha ribadito il suo sostegno alla leadership nazionale bolivariana e alle azioni intraprese dalla Presidente vicaria Delcy Rodriguez. La comunicazione è avvenuta mentre il parlamentare svolgeva le sue funzioni nell’emiciclo del Palazzo legislativo federale. Durante il colloquio, il Presidente Maduro ha ricevuto un rapporto dettagliato sulla situazione attuale in Venezuela e sulla resistenza del popolo alle aggressioni straniere, cogliendo l’occasione per trasmettere un messaggio di forza e sostegno alla leadership che attualmente governa la nazione. Nel valutare la situazione nazionale, il Presidente ha ribadito il suo sostegno alle azioni intraprese dalle istituzioni venezuelane e dal governo guidato da Delcy Rodriguez. Le sue parole sono un gesto di fiducia e rafforzano le istituzioni e la struttura di comando, in un contesto di assedio senza precedenti da parte del centro del potere imperiale. Nell’appello – citato da Resumen Latinoamericano – il leader rivoluzionario ha affermato con fermezza: “State facendo esattamente ciò che dovete fare e state prendendo le misure giuste. La nostra tranquillità qui deriva dall’unità del popolo, dall’unità con l’Alto Comando e con la mia squadra, che è la squadra della patria”. Con questo messaggio, il presidente ha sottolineato che la coesione interna del chavismo rappresenta la sua principale fonte di serenità mentre rimane “prigioniero di guerra” a New York. Dal canto suo, Delcy Rodriguez – in una recente intervista alla NBC News – ha invece dichiarato: “Nicolás Maduro è il legittimo presidente del Venezuela ed è innocente”. La presidente vicaria della Repubblica, Delcy Rodríguez, durante una recente intervista rilasciata al media americano NBC News, ha affermato che il capo di Stato venezuelano, Nicolás Maduro, rimane il legittimo presidente del Venezuela. “Posso assicurarvi che il presidente Nicolás Maduro è il presidente legittimo. Lo dico da avvocato. Io lo sono. Sia il presidente Maduro che Cilia Flores, la first lady, sono innocenti” – ha dichiarato la presidente a Kristen Welker, moderatrice di Meet the Press su NBC News. Rodríguez ha dichiarato di aver assunto la carica di presidente vicaria, facente funzioni, nel rispetto delle disposizioni della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela. “Posso dirvi che sono responsabile della presidenza del Venezuela, come chiaramente stabilito dalla Costituzione venezuelana. E data la mole di lavoro che ho, data la mia grande mole di lavoro, posso dirvi che è un lavoro molto, molto duro, e lo stiamo facendo giorno dopo giorno”, ha aggiunto. https://www.telesurtv.net/delcy-rodriguez-presidente-maduro-venezuela/ Lorenzo Poli
February 15, 2026
Pressenza
La Diplomazia Bolivariana di Pace di Delcy Rodriguez spiegata con Fidel Castro
Venezuela continua ad avanzare con la Diplomazia Bolivariana di Pace, anzi possiamo affermare che è cresciuto – come Stato – grazie alla Diplomazia Bolivariana di Pace, come elemento integrante dello Stato bolivariano fin dal primo governo di Hugo Chavez. Possiamo affermare che la Rivoluzione Bolivariana ha inciso, sul piano interno, attraverso le elezioni democratiche, e sul piano estero proprio grazie alla cosiddetta Diplomazia Bolivariana di Pace, di cui si sente tanto parlare oggi. Fin dai tempi di Chavez, le elezioni in Venezuela hanno avuto la funzione di far crescere la coscienza politica delle masse per accrescere la “democrazia partecipata e protagonista”, come viene denominata, e la ricerca costante della dialettica conflitto-consenso, cifra caratteristica del “socialismo del XXI secolo” esplicitato nel Libro Azul dal Comandante Hugo Chavez Frias. Non dimentichiamoci infatti che, a differenza delle rivoluzioni novecentesche – volte a mettere fuori legge la borghesia – la Rivoluzione Bolivariana ha fondato il suo processo attraverso tornate elettorali, convivendo con la borghesia e scommettendo di toglierle terreno, depotenziando da dentro lo Stato borghese e cercando di conquistare più consensi verso il progressismo sociale. Questo però lascia libera azione alla “coercizione rivoluzionaria” da parte dell’oligarchia in Venezuela che, dopo le guarimbas, i sabotaggi e gli innumerevoli tentati golpe e incursioni mercenaria, non possiamo dire che non sia attiva. E’ proprio in questi casi che la Diplomazia Bolivariana di Pace ha inciso, non dimenticando: i tavoli di dialogo in Repubblica Dominicana tra rappresentanti del governo venezuelano e l’opposizione, con l’obiettivo di giungere ad un accordo di convivenza politica nella nazione caraibica; il dialogo tra il governo bolivariano venezuelano e la Colombia nel 2022; e il dialogo tra il presidente venezuelano Nicolas Maduro e il presidente guyanese Irfaan Ali nel 2023 sulla questione post-coloniale dell’Esequibo. Proprio per questi motivi si può bene intendere come siano sempre state assurde le accuse di autoritarismo rivolte ai governi di Chavez e Maduro: la presenza massiccia di partiti d’opposizione, l’abbondante diversità di proposte politiche e il coinvolgimento del popolo dal basso nelle scelte politiche lo testimoniano. Ad oggi non si può dire che il Venezuela di Chavez, Maduro e Rodriguez sia una “dittatura”, come i media mainstream occidentali continuano ad affermare, poiché la “filosofia del dialogo”, come ha spesso affermato Geraldina Colotti, è una costante in Venezuela per quanto riguarda sia i rapporti internazionali con la diplomazia sia i rapporti interni con vivacissimi scontri democratici all’interno del Grande Polo Patriottico. Il 23 aprile 2024, il Ministro del Potere Popolare per gli Affari Esteri, Yván Gil, ha tenuto una videoconferenza con il gruppo dei viceministri degli Esteri e dei capi delle missioni diplomatiche all’estero, al fine di rafforzare la Diplomazia Bolivariana di Pace. Il ministro degli Esteri venezuelano spiegò – attraverso il suo account sul social network X – che il Venezuela sta facendo progressi nel coordinamento delle “azioni della diplomazia di pace, amicizia e solidarietà internazionale in questo anno di importanti progetti per il futuro” proprio attraverso la “Diplomazia di Pace Bolivariana”, una filosofia politica del governo rivoluzionario bolivariano nata con il presupposto di servire i popoli, promossa dal Comandante Hugo Chávez e proseguita dal Presidente della Repubblica, Nicolás Maduro. Con questa politica il Venezuela Bolivariano si è avvicinato ai Paesi del mondo per promuovere la costruzione di un mondo multicentrico e multipolare, basato sul rispetto reciproco e sull’autodeterminazione dei popoli, come stabilito dal diritto internazionale. Ispirata agli ideali di Simón Bolívar, la Diplomazia Bolivariana di Pace è la dottrina di politica estera del Venezuela, promossa dai governi socialisti di Chavez, Maduro e Rodriguez volta a difendere la sovranità nazionale attraverso il dialogo, il multilateralismo e la cooperazione internazionale, mirando a contrastare l’ingerenza straniera (specialmente degli USA) e a sostenere la multipolarità, il diritto internazionale e la pace, definita come “totale”. I punti chiave della Diplomazia Bolivariana di Pace sono: * Difesa della Sovranità: Considerata l’asse centrale per proteggere il Venezuela da sanzioni e ingerenze esterne. * Multilateralismo e Pace: Promozione di relazioni internazionali basate sul rispetto reciproco, rifiutando l’unilateralismo. * Unione Latinoamericana: Sostegno all’integrazione regionale (es. con la Colombia) per creare un blocco di forza comune, superando le dottrine di sicurezza imposte da attori esterni. * Dialogo: Utilizzata per la risoluzione dei conflitti e la difesa dei diritti, come nel caso della controversia sulla Guayana Esequiba. In sintesi, viene presentata come un modello opposto all’imperialismo, focalizzato sulla costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare basato sul dialogo e sulla pace tra popoli fratelli. Con il rapimento arbitrario e illegale del Presidente costituzionale del Venezuela Nicolas Maduro, avvenuto il 3 gennaio 2026 in totale violazione del diritto internazionale da parte degli USA, la Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente del Venezuela, nonchè Ministra del Petrolio Delcy Rodriguez Gomez, di assumere il ruolo di Presidente vicaria. Da quel momento il governo bolivariano guidato da Rodriguez non ha fatto altro che dialogare con gli USA per il ritorno in patria di Maduro e di sua moglie Cilia Flores. Rodriguez non ha fatto altro che parlare di dialogo con gli USA, a differenza di quest’ultimi che non hanno fatto altro che minacciare diplomaticamente e militarmente il Paese con l’attuale Amministrazione Trump. Delcy Rodriguez, con un primo atto ufficiale, si è rivolta al mondo e agli Stati Uniti con quello che è stato chiamato “Messaggio dal Venezuela al mondo e agli USA”: un messaggio di pace in perfetto stile della diplomazia bolivariana, in cui ha ribadito la necessità di un “rapporto internazionale equilibrato e rispettoso tra gli USA e il Venezuela, e tra il Venezuela e i paesi della Regione, basato sull’uguaglianza sovrana e la non ingerenza” estendendo l’invito al governo USA a “lavorare congiuntamente su un’agenda di cooperazione, orientata allo sviluppo condiviso, nel quadro della legalità internazionale e rafforzi una convivenza comunitaria duratura”. Trump ha fatto di tutto per trasmettere al mondo la falsa idea di “gestire la transizione democratica in Venezuela” , supportato dai media mainstream occidentali che veicolavano l’idea che Trump avesse dato uno “spiraglio di luce democratico al Venezuela” e che abbia sotto scacco il governo bolivariano. Fin da subito, il fatto che Delcy Rodriguez sia stata propensa al dialogo con gli USA da un lato ha creato scetticismo nel movimento in solidarietà internazionale alla Rivoluzione Bolivariana, mentre dall’altro è stato usato proprio dai peggiori anti-chavisti (sia dentro sia fuori il Venezuela) al fine di dare un immagine cedevole del suo attuale governo, come se fosse pronto a “piegarsi al volere degli USA” (spesso diffondendola con fake news e notizie distorte). Cavalcare questa narrazione ha uno scopo, da parte del sistema mediatico occidentale e del suo establishment: indebolire la credibilità internazionale della Rivoluzione Bolivariana e di dividere al suo interno il movimento internazionalista in solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana stessa. Trump ha intenzionalmente distorto mediaticamente la propensione al dialogo del governo bolivariano, per spacciarlo come un “cedimento” ai suoi piedi per diffondere l’idea, ancor più grave, che il governo bolivariano di Delcy Rodriguez avesse tradito lo “spirito di Hugo Chavez” e del presidente costituzionale Maduro. Idea quest’ultima che ha influenzato anche alcuni ambienti della sinistra radicale, purtroppo. Ma ciò non rispecchia la realtà che è andata concretizzandosi. Delcy Rodriguez ha chiesto la liberazione di Maduro e di Cilia Flores; ha dimostrato che il Venezuela è in mano a chavismo; ha dimostrato che il governo bolivariano ha territorialità ed estremo consenso popolare (a differenza della Machado e della destra eversiva filo-USA) con oceaniche manifestazioni a Caracas; ha epurato il generale Tabata ed altri militari della FANB corrotti che hanno permesso il sequestro illegale di Maduro; ha approvato il decreto per lo Stato d’eccezione n. 5200 per difendere il proprio Paese da un’altra possibile aggressione USA. Poi cosa ha fatto? Ha continuato a parlare di dialogo. Ha affermato che “La pace è un diritto, il dialogo è un dovere” , guardando a un futuro di pace e di salvaguardia dell’unità del Paese contro l’estremismo golpista e la difesa della  sovranità attraverso incontri diplomatici congiunti ed esplorativi con l’aggressore USA. Grazie a questo incontro ha invitato a Caracas una delegazione diplomatica USA per valutare una possibile riapertura dell’ambasciata USA, dopo che fu chiusa nel 2019 quando Washington riconobbe il golpista di destra Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela. Delcy Rodriguez è stata un esempio per tutto il mondo. Non è vera l’equazione dell’Alto Rappresentante degli Esteri dell’UE Kaja Kallas “Se vogliamo la pace dobbiamo prepararci alla guerra”, ma è vera l’equazione della Diplomazia Bolivariana di Pace “Se vuoi la pace dialoga”, soprattutto se è il tuo nemico per eccellenza, soprattutto se è il tuo oppressore. Come ha ribadito fin da subito Delcy Rodríguez: “il Venezuela affronterà questa aggressione attraverso canali diplomatici, convinto che la Diplomazia Bolivariana di Pace sia la via legittima per la difesa della sovranità, il ripristino del diritto internazionale e la conservazione della pace”. Delcy Rodriguez in questo ultimo mese si è sempre appellata alla Diplomazia Bolivariana di Pace come via per la difesa della sovranità nazionale, popolare ed economica del suo Paese, in perfetta continuità con i suoi predecessori bolivariani. La Presidente vicaria (facente funzioni) del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha ribadito venerdì 16 gennaio che il suo Paese non ha paura di stabilire “relazioni” bilaterali con gli Stati Uniti, purchè sia un dialogo tra pari. Sebbene alcuni settori politici continuino a parlare del dialogo del governo Rodriguez con gli USA come un segnale di lassismo, è giusto informare l’opinione pubblica occidentale che il dialogo è un principio del socialismo bolivariano ed è il principio stabilito da Chavez che ha come presupposto la non ingerenza e come conseguenza la forza di pace davanti a tutti gli organismi internazionali competenti. E’ il principio su cui si fonda da sempre la Diplomazia Bolivariana di Pace. Diosdado Cabello Rondón, segretario generale del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), il 13 ottobre 2025 in merito alla convocazione di una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite promossa dal Venezuela aveva sottolineato: “il Venezuela utilizza tutti i meccanismi diplomatici per evitare sempre qualsiasi conflitto, non solo nel territorio venezuelano, ma in qualsiasi parte del mondo. Il Venezuela si è sempre caratterizzato, durante la rivoluzione, per avere una diplomazia di pace” Forse, il dialogo Caracas-Washington viene visto da gran parte dell’opinione pubblica occidentale come un “cedimento” proprio perchè nella nostra politica, nelle democrazia liberali e capitaliste occidentali, il dialogo stesso è diventata un “cedimento” continuo in cui l’interesse pubblico si china all’interesse privato, industriale, finanziario e multinazionale. La politica in Occidente oggi risulta debole e cedevole ed annuisce di fronte al più forte: un continuo “compromesso al ribasso” dove la sopraffazione toglie terreno al dialogo vero. Ecco perchè quindi ci risulta difficile intendere il “dialogo” come invece è inteso dai governi rivoluzionari dell’America Latina. Il governo bolivariano vive il dialogo non come “cedimento”, ma come punto forza: dialogare con tutti è possibile, mettendo a priori sul tavolo della trattativa tutti i principi che riteniamo non-negoziabili. Se in un dialogo, un dialogante è neutro, è naturale che sarà l’altro interlocutore a prevalere. Ma se in un dialogo tra un forte e un debole, il debole dichiara in partenza cosa non è disposto a rinnegare o a negoziare, il forte trova difficoltà e sa che non sarà un dialogo facile. La Diplomazia Bolivariana di Pace, nasce dal presupposto che il dialogo è possibile con chiunque, partendo dal presupposto di stabilire ciò a cui non possiamo rinunciare. Il Venezuela Bolivariano con Chavez ha deciso di non rinnegare e negoziare la propria sovranità nazionale, politica ed economica, la propria autodeterminazione popolare, la propria libertà a non ospitare basi di Paesi esteri sul proprio suolo, la propria non-appartenenza ad alleanze militari imperialiste e la propria sovranità sulle risorse naturali. Pilastri che Delcy Rodriguez sta seguendo alla perfezione seguendo ciò che diceva Fidel Castro: “i principi non sono negoziabili. Con l’imperialismo e tutte le sue sfaccettature non c’è possibilità di negoziazione, solo dialogo.” Lorenzo Poli
February 4, 2026
Pressenza
Le falsità di The Guardian sulle elezione presidenziali 2024 in Venezuela
Gli USA stanno esercitando un’enorme pressione su Cuba, Colombia, Brasile e Messico per isolare il Venezuela. Ma i tre hanno recentemente rilasciato una dichiarazione in cui chiedono che la sovranità venezuelana venga rispettata e che si ponga fine agli “episodi violenti” (ad esempio le rivolte dell’opposizione). Ai primi di gennaio 2026 la presidente eletta del Messico Claudia Sheinbaum ha tenuto un discorso in cui ha condannato l’interventismo straniero in Venezuela. Ma contro in Venezuela non c’è solo un tentativo di aggressione militare, di guerra guerreggiata e di guerra diplomatica: è in corso una guerra mediatica, ovvero un capolavoro di depistaggio, selezione delle fonti, menzogne, omissione e informazioni fuorvianti. Il suo obiettivo è un regime change guidato da organi di informazione liberal-progressisti come The Guardian che fanno passare la propaganda per reportage: qualcosa che è opinabile, come invece certezza e verità. E’ proprio ciò che ha trasmesso l’articolo Evidence shows Venezuela’s election was stolen – but will Maduro budge? pubblicato il 6 agosto 2024: il fulcro della propaganda anti-chavista in Occidente sulle elezioni presidenziali del 28 giugno 2024 in Venezuela  che oggi viene riesumata contro il Presidente costituzionale Nicolas Maduro, contro la Presidente vicaria Delcy Rodriguez e contro la Rivoluzione Bolivariana. Andiamo dunque a vedere nei dettagli il contenuto dell’articolo che fu tra i più importanti articoli che diede adito alla propaganda sulle presunte “frodi elettorali” in Venezuela. 1. “Frode elettorale” di Maduro o tentato golpe elettorale della destra di Machado? Il presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), il rettore Elvis Amoroso, ha annunciato il 28 giugno 2024 la vittoria del candidato del Grande Polo Patriottico, Nicolás Maduro Moros, alle elezioni presidenziali, rieletto per il periodo 2025-2031, con 5.150.092 ovvero il 51,20%. Il secondo posto è stato occupato dal candidato dell’opposizione di destra filo-atlantista Edmundo González della Piattaforma Unitaria Democratica (PUD), con 4.445.978 voti che rappresentano il 44,2% dei voti. I candidati che si sono presentati alle elezioni erano 10 in rappresentanza degli oltre venti partiti che hanno partecipato a quella tornata elettorale: 9 erano i candidati dell’opposizione che si sono presentati contro Maduro e tutti hanno riconosciuto la vittoria di Maduro tranne il candidato della Machado, Edmundo Gonzalez Urrutia. La leader dell’opposizione di destra, Maria Corina Machado, aveva affermato che il nuovo presidente eletto del Venezuela era l’ambasciatore Edmundo Gonzalez Urrutia, che secondo lei avrebbe “vinto con il 70%” dei voti. Un fake che ancora una volta sottolinea il carattere golpista della destra venezuelana. Molti giornalisti della stampa occidentale hanno parlato di “processo elettorale farsa”, dando adito alle menzogne della destra e di Washington e facendo affidamento sui dati forniti dall’opposizione, senza che a lei venisse chiesta prove delle sue dichiarazioni. Tre importanti inchieste hanno infatti rivelato che non solo non ci sono stati brogli elettorali da parte chavista, ma anzi è stata la destra che ha presentato verbali elettorali falsi con firme non autenticate. Si tratta di 9.468 fogli di semplici “carte” (bollate come fogli di conteggio), prive della firma dell’operatore della macchina, così come di quelle dei membri del seggio elettorale e dei testimoni. http://www.cubadebate.cu/especiales/2024/08/17/como-manipulo-las-actas-la-oposicion-en-venezuela-desvelamos-el-mecanismo-utilizado/ https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-le_immagini_che_i_media_italiani_non_mostrano_le_prove_che_i_verbali_della_destra_venezuelana_sono_falsi/45289_56143/ https://www.cubainformacion.tv/especiales/20240730/110649/110649-venezuela-el-fraude-de-los-medios-golpistas-italiano-deutsch-francais-portugues-ellinika Queste inchieste, nonostante la loro portata, sono state completamente ignorate dai media occidentali. Nel frattempo The Guardian citava una “analisi” sulle elezioni condotta dalla stessa opposizione, senza informare i lettori che l’opposizione ha usato questo trucco in tutte le elezioni dal 2000 (tranne quelle vinte del 2015), dove ha denunciato brogli e non ha mai presentato alcuna prova credibile. Tuttavia, attraverso un gioco di prestigio verbale, The Guardian ha presenta Nicolas Maduro come un soggetto isolato, e la posizione estremista e negazionista come dominante. Quali sono le “evidenze” di frode elettorale presentate da The Guardian? Si tratta di un giornalista di The Guardian, Tom Phillips, noto tra i latinoamericani per essere il gringo più sprovveduto del continente. Ce lo ricordiamo sprofondare nello sconcerto quando ha scoperto che Lula non aveva appoggiato Juan Guaidó, perché pensava che condividessero la stessa ideologia. Ha anche trascorso anni a promuovere Guaidó, ha ripetuto a pappagallo i punti di vista della CIA per insabbiare il colpo di stato di estrema destra in Bolivia nel 2019 e ha sostenuto la campagna di difesa legale contro Lula e Dilma in Brasile. 2. La ONG venezuelana Transparencia Electoral viene presentata come un “osservatore indipendente”, ma non lo è. Il capo venezuelano di Transparencia Electoral, José Enrique Delgado (che siede nel consiglio di amministrazione della società), è contemporaneamente Coordinatore nazionale della comunicazione e dei media di Súmate. Súmate è la falsa organizzazione di monitoraggio elettorale della leader dell’opposizione Maria Corina Machado. Non solo, Súmate è finanziata dalla CIA attraverso la sua organizzazione di ritaglio, la National Endowment for Democracy(NED). Non dirlo ai lettori e presentarla semplicemente come un “osservatore indipendente” è disinformazione e propaganda attiva e costituisce un crimine contro il giornalismo. 3. I sondaggi d’opinione eterodiretti dalla NED I sondaggi in Venezuela sono notoriamente inaffidabili. Alcune delle metodologie di sondaggio più citate sono letteralmente sondaggi su Twitter. Molti sondaggisti schierati con l’opposizione, come Súmate di Machado, sono finanziati e sostenuti direttamente dalla CIA, tramite la NED, e sono quindi estremamente discutibili. In effetti, questi sondaggisti finanziati dagli USA esistono per presentare il governo come al collasso e l’opposizione come se godesse di un ampio sostegno. Questo al fine di: 1. Creare fermento attorno al candidato sostenuto dagli Stati Uniti. 2. Fornire ai media occidentali sondaggi presumibilmente credibili da citare, che dimostrino che il governo è sul punto di cadere, così quando vincerà le elezioni potranno gridare alla frode. Alcune di queste organizzazioni di sondaggi hanno avuto uno scarto fino a 60 punti nelle elezioni precedenti. Pensiamo solo a Meganalisis, una società di sondaggi e ricerche di opinione venezuelana, che, durante le elezioni presidenziali in Venezuela del 28 giugno 2024, le sue previsione fossero del tutto opposte al risultato che poi è stato raggiunto: mentre il Grande Polo Patriottico chavista con Nicolas Maduro vinceva con il 52% dei voti, il loro Report di sondaggi del giugno 2024 affermava che le preferenze di voto dei venezuelani (slide 7) fossero rivolte per il 68,4% al candidato della coalizione di destra – ed ex-agente della CIA – Edmundo Gonzales Urrutia, mentre solo l’11,3% per Nicolas Maduro. Meganalisis è la stessa società di sondaggi che l’ANSA ha preso come riferimento – recentemente – per affermare che Machado starebbe accrescendo i suoi consensi, mentre Rodriguez li starebbe perdendo (dato smentito per altro da un sondaggio molto più importante fatto dalla società Hinterlaces). È come se un sondaggista americano prevedesse che il Partito Verde vinca in tutti gli stati e continui ad essere citati come esperto credibile. Ci sono stati molti sondaggi dal Venezuela che mostravano che Maduro avrebbe vinto comodamente — o addirittura con una valanga di voti. Perché i media occidentali non li citano mai? È ovvio: perché ciò andrebbe contro le loro narrazioni sul regime change e quindi vengono ignorati. Per i media aziendali e l’impero statunitense, alcune questioni sono troppo importanti per permettere alla verità di intromettersi. 4. La Machado non poteva candidarsi perchè corrotta Parlando della Machado, tutti sanno che Gonzalez è stata solo una sua controfigura, dato che a lei era impedito di presentarsi alle elezioni per casi giudiziari. I media mainstream amano informare costantemente i lettori che le è stato vietato di candidarsi, perché ciò alimenta la narrazione del “dittatore al potere”, ma non hanno mai detto perchè le è stato vietato. La Corte Suprema del Venezuela, il 26 gennaio 2024, ha confermato l’interdizione a ricoprire cariche pubbliche per 15 anni per la Machado, confermando l’ineleggibilità anche del supplente della Machado, il due volte candidato alle presidenziali Henrique Capriles. La Corte Suprema ha ridichiarato che la Machado è stata interdetta “per essere stata coinvolta… nel complotto di corruzione orchestrato” dall’ex leader dell’opposizione Juan Guaido (fautore del tentato golpe del 2019) legato alla compagnia energetica transnazionale ExxonMobil (1). La Costituzione Bolivariana parla chiaro. All’articolo 130 si afferma: “I venezuelani e le venezuelane hanno il dovere di onorare e difendere la patria, i suoi simboli e valori culturali, di proteggere la sovranità, la nazionalità, l’integrità territoriale, l’autodeterminazione e gli interessi della Nazione.” All’articolo 152 si legge: “Le relazioni internazionali della Repubblica rispondono ai fini dello Stato in funzione dell’esercizio della sovranità e degli interessi del popolo; queste si reggono sui principi d’indipendenza, uguaglianza tra gli Stati, libera determinazione e non intervento nei loro affari interni, soluzione pacifica dei conflitti internazionali, cooperazione, rispetto dei diritti umani e solidarietà tra i popoli nella lotta per la loro emancipazione e benessere dell’umanità. La Repubblica mantiene la più ferma e decisa difesa di questi principi e della pratica democratica in tutti gli organismi ed istituzioni internazionali.” Maria Corina Machado li ha violati tutti. Ha sostenuto il colpo di Stato del 2002 contro il comandante Hugo Chavez, predecessore di Maduro, e, per anni, ha girato il mondo nel tentativo di organizzare un’invasione del Venezuela guidata dagli Stati Uniti. Nel 2014 (La Salida) e nel 2017 (le guarimbas) ha guidato ondate di violenza paramilitare d’estrema destra in tutto il Venezuela, che hanno preso di mira scuole, ospedali, cliniche veterinarie, università, case popolari, gli stessi militanti chiavisti, le femministe bolivariane e qualsiasi altro simbolo della società collettivista che il socialismo bolivariano sta cercando di costruire. La violenza politica dei gruppi paramilitari ha ucciso un numero enorme di persone e ha causato miliardi di dollari di danni al Paese. Nel 2018 ha anche cercato di convincere Benjamin Netanyahu a dare il via libera all’invasione israeliana del suo Paese. In qualsiasi altro Paese al mondo, avrebbe trascorso il resto della sua vita in prigione, se non fosse stata giustiziata (per esempio, negli USA). Ma in Venezuela, la sua punizione principale è che non può ricoprire una carica per un certo periodo di tempo. 5. Elezioni presidenziali in Venezuela vennero monitorate da 900 osservatori internazionali e dall’ONU Quando si parla delle presunte “frodi elettorali” in Venezuela, non si parla mai delle delegazioni di osservatori internazionali che sono state presenti durante le presidenziali del 2024. C’erano oltre 900 osservatori elettorali internazionali da 107 paesi che hanno monitorato le elezioni, tra cui le Nazioni Unite. Sono molto più di quelli presenti nelle elezioni della maggior parte dei paesi. Infatti, i voti in Venezuela sono tra i più intensamente monitorati in tutto il mondo. Per quale motivo un governo dovrebbe invitare degli osservatori se sa che stanno cercando di indebolirlo e rovesciarlo per monitorare i procedimenti? Per quale motivo un governo dovrebbe invitare degli osservatori se ha manipolato le elezioni? Il governo bolivariano ha sempre dimostrato trasparenza nei processi elettorali a partire dall’invito di delegazioni. Il giornalista statunitense Alan McLeod aveva parlato con decine di osservatori elettorali, sia ufficiali che non ufficiali (tra cui molti degli USA). E tutti sembravano impressionati dal sistema elettorale automatizzato a riconteggio manuale del Venezuela: un sistema che è stato definito dal Carter Centre come uno dei migliori sistemi elettorali al mondo, oltre ad essere un efficacie sistema anti-frode. > Elezioni parlamentari in Venezuela con il nuovo sistema elettorale > automatizzato più avanzato nel mondo > Venezuela, CEELA: il sistema di voto elettronico con riconteggio manuale è la > miglior garanzia di trasparenza Forse The Guardian parla dell’Unione Europea, che non è stata invitata come istituzione, nonostante molti osservatori internazionali presenti fossero europei. Inoltre sono stati proprio gli osservatori internazionali a rilasciare una dichiarazione in cui confermavano la vittoria di Maduro e il tentativo di golpe da parte dell’estrema destra guidata da Machado e USA. 6. Nessuno si è scandalizzato per l’attacco al Consiglio Elettorale Nazionale (CNE) In tutto l’articolo di The Guardian e in tutta la propaganda occidentale anti-chiavista sul Venezuela, emerge la narrazione secondo cui non è possibile credere ai dati del Consiglio Elettorale Nazionale (CNE), informandoci che è “controllato” da un “uomo forte”. Mentre dice al mondo occidentale di non credere ai dati di un organo istituzionale di un legittimo Stato sovrano, The Guardian avalla acriticamente l’opinione del Dipartimento di Stato USA quando si tratta del Venezuela. Il Dipartimento di Stato ha trascorso un quarto di secolo cercando di rovesciare i governi bolivariani di Hugo Chavez e Nicolas Maduro, e nel farlo ha mentito costantemente. Nessun giornalista che si rispetti darebbe per scontato quello che il Dipartimento di Stato USA vuole che si sappia. E invece The Guardian è in grado di esprimere scetticismo solo sulle affermazioni dei funzionari governativi venezuelani e non sui funzionari governativi statunitensi. In tutto ciò risulta strano che sulla stampa occidentale non sia apparsa la notizia, grave, del tentativo di hackeraggio al sito web del Consiglio Elettorale Nazionale (CNE) – chiuso la notte delle elezioni presidenziali 2024 –  su cui la procura di Caracas aveva avviato indagini. Il tentativo di hackeraggio, nonostante sia stato prontamente bloccato, è stato celebrato dai sostenitori dell’opposizione. 7. Gli USA hanno riconosciuto e poi disconosciuto Gonzalez Come da prassi golpista, anche il regime di Washington, ha sostenuto l’oppsizione di Machado. Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha dichiarato che Washington nutre “serie preoccupazioni” sul fatto che i risultati delle elezioni presidenziali del Venezuela “non riflettono la volontà o i voti del popolo venezuelano”. In seguito gli Stati Uniti  hanno ritirato le loro rivendicazioni su Gonzalez, e l’amministrazione Biden ha chiarito di non aver riconosciuto Gonzalez come vincitore: “Non è un passo che abbiamo fatto”, ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Matthew Miller, quando gli è stato chiesto direttamente. Quindi non si prendono nemmeno le loro responsabilità in merito. D’altronde più di 40 Paesi hanno riconosciuto l’esito delle elezioni e Maduro vincitore – ovvero più di dieci volte il numero di nazioni che hanno riconosciuto Gonzalez.   (1) Come noto, il Procuratore Generale della Repubblica, Tarek William Saab, ha emesso mandati di arresto contro Yon Goicochea, Juan Guaidó, Julio Borges, Andrés Izarra, David Smolanski, Carlos Vecchio, Léster Toledo, Savoi Jandon Wright, Leopoldo López e Rafael Ramírez , identificati come operatori all’estero. https://www.cubainformazione.it/?p=86516   (Si ringrazia Comitato Italia – Venezuela Bolivariano per gli spunti)   Ulteriori info: https://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2024/09/SPECIALE-VENEZUELA.pdf > Elezioni in Venezuela: voto regolare, vittoria di Maduro > Osservatori internazionali per le elezioni presidenziali in Venezuela del 28 > luglio > La conferma (anche) giudiziaria della vittoria di Nicolás Maduro alle elezioni > presidenziali in Venezuela > Contro il Venezuela, le “tre C” della propaganda di guerra > Sulla regolarità e la trasparenza delle elezioni nella Repubblica Bolivariana > del Venezuela   Lorenzo Poli
January 27, 2026
Pressenza
Delcy Rodriguez ha consenso popolare, non Machado. Le distorsioni mediatiche dell’ANSA
In data 19 gennaio, l’ANSA ha pubblicato la notizia secondo cui Delcy Rodriguez starebbe perdendo consensi e che invece sarebbe proprio Maria Corina Machado a volare nei sondaggi. La notizia afferma: “Oltre il 90% dei venezuelani respinge l’ipotesi che Delcy Rodríguez, esponente del chavismo e presidente ad interim, possa guidare una fase di transizione dopo la caduta di Nicolás Maduro. È quanto emerge da un sondaggio dell’istituto demoscopico venezuelano Meganálisis, ripreso dai principali media indipendenti del Paese sudamericano, secondo cui il 93,5% degli intervistati esprime un giudizio negativo su Rodríguez. All’opposto, il 78,3% dichiara che voterebbe oggi per la leader dell’opposizione María Corina Machado, indicata come principale favorita nella corsa alla presidenza. L’indagine segnala inoltre un ampio consenso verso il sostegno degli Stati Uniti: oltre l’80% degli intervistati considera Washington il principale alleato per la ripresa politica ed economica del Paese. Il 92,2% afferma di sentirsi “grato” al presidente Donald Trump per il ruolo svolto nella crisi venezuelana, mentre cresce il rifiuto del socialismo chavista, sempre più associato a povertà e declino economico. Il sondaggio è stato condotto tra il 6 e l’11 gennaio in Venezuela su un campione di 1.006 persone, con un margine di errore del 3,09%.” Si tratta di una delle tante distorsioni mediatiche dell’ANSA che vengono veicolate in Italia sul Venezuela. La fonte a cui si è affidata l’ANSA è Meganalisis, una società di sondaggi e ricerche di opinione venezuelana che, “negli ultimi undici anni, ha accumulato il più alto tasso di successo nel prevedere i risultati elettorali in Venezuela”. Secondo a quanto si legge sul sito “la misurazione delle variabili” gli ha permesso “di ottenere fiducia e riconoscimento a livello nazionale e internazionale”. Il suo obiettivo è posizionarsi “come fornitore leader di servizi di consulenza statistica, sondaggi d’opinione e indagini, sia a livello nazionale che internazionale. Per raggiungere questo obiettivo, utilizziamo tecniche statistiche all’avanguardia, che ci hanno permesso di raggiungere un elevato tasso di successo nelle previsioni elettorali. Inoltre, misuriamo regolarmente e tempestivamente, utilizzando domande precise, la percezione che gli intervistati hanno del loro contesto politico, economico e sociale.” Si tratta – si legge sul suo sito – di un grande autoelogio che parrebbe dare un’immagine perfetta ed impeccabile dell’operato di questa società di sondaggi a tal punto di aver un grande “successo nelle previsioni elettorali”. Si dà il caso però che, durante le elezioni presidenziali in Venezuela del 28 giugno 2024, le sue previsione fossero del tutto opposte al risultato che poi è stato raggiunto: mentre il Grande Polo Patriottico chavista con Nicolas Maduro vinceva con il 52% dei voti, il loro Report di sondaggi del giugno 2024 affermava che le preferenze di voto dei venezuelani (slide 7) fossero rivolte per il 68,4% al candidato della coalizione di destra – ed ex-agente della CIA – Edmundo Gonzales Urrutia, mentre solo l’11,3% per Nicolas Maduro. Evidentemente qualcosa è andato storto, soprattutto quando è stato appurato che la presunta “frode elettorale” – con cui la destra voleva accusare il fronte chavista – era stata in realtà commessa proprio dalla stessa destra attraverso la divulgazione di falsi verbali elettorali tramite la piattaforma Convenezuela. Per chi non vuole credere al fatto che sia stata la destra a tentare di manomettere le elezioni presidenziali del 28 giugno 2024, può sempre credere a Trump che per ben due – di fronte alla volontà di Maria Corina Machado di imporsi come Presidente ad interim del Venezuela dopo l’aggressione USA del Venezuela il 3 gennaio 2026 – che non era in grado di governare perchè non aveva abbastanza consensi: un’ammissione del consenso territoriale e popolare del socialismo bolivariano in Venezuela e della poca credibilità sociale della Machado. Inoltre è interessante che proprio recentemente l’Istituto di sondaggi Hinterlaces ha rivelato, nel suo studio più recente chiamato Monitor País, che il 91% dei venezuelani ritiene che la presidente vicaria, Delcy Rodríguez, debba essere sostenuta. Stupisce questa poca attenzione nella scelta delle fonti da parte dell’ANSA, agenzia stampa nazionale e punto di riferimento per gran parte del giornalismo mainstream italiano, anche se non si può constatare come non sia la prima volta che la stessa faccia degli strafalcioni in tema di Sudamerica. È sorprendente notare come l’agenzia non abbia provveduto a rettificare una precedente fake news sulle elezioni in Venezuela e abbia invece deciso di lanciare una nuova campagna contro il paese sudamericano, cercando di dipingere Maduro come il provocatore in questa situazione. L’agenzia Ansa, da tempo, porta avanti una incredibile crociata a base di grossolane fake news contro il Venezuela. Si ricorda: * la mancata rettifica di una precedente fake news sulle elezioni presidenziali del 2024 in Venezuela, decidendo di continuare a lanciare una nuova campagna contro il Paese sudamericano, cercando di dipingere Maduro come il provocatore in questa situazione; * l’articolo pubblicato nel marzo 2024, che riguarda la sospensione del canale televisivo tedesco in lingua spagnola Deutsche Welle, quando in realtà il giovane moderatore del prodotto audiovisivo non è un comunicatore qualsiasi, ma nientemeno che il nipote dell’oppositore golpista Antonio Ledezma, latitante della giustizia venezuelana, che guida la campagna diffamatoria contro il Venezuela e per innumerevoli volte ha chiesto l’imposizione di sanzioni contro il suo stesso Paese; * Il 4 febbraio 2024 ANSA ha pubblicato un articolo in cui, riportando quanto scritto in maniera fuorviante da AP, citerebbe il discorso di Maduro per le celebrazioni del 32º anniversario della ribellione civico-militare del 4 febbraio 1992: “Noi siamo il popolo al potere. Vinceremo con le buone o con le cattive”. In realtà, nel discorso, Maduro ha affermato: “In Venezuela comanda il popolo, qui solo il popolo stabilisce o rimuove (i presidenti). I cognomi non governano qui, né mai lo faranno in questo Paese. I soliti nomi sono guidati solo dal denaro, dall’odio, dall’ambizione eccessiva e dallo spirito di vendetta”. Sebbene l’agenzia di stampa statunitense Associated Press (AP) abbia riconosciuto di aver mentito sulle dichiarazioni rilasciate da Maduro durante la Grande Carovana della Furia Nazionale del Popolo del 4 febbraio, l’ANSA ha taciuto in modo assordante; Smentita dell’AP nel febbraio 2024   * nel febbraio 2024 l’ANSA ha definito come “minaccia” nei confronti di ExxonMobil, la rivendicazione del Venezuela di annettere l’Essequibo territorio venezuelano che per retaggi coloniali è sempre stato sotto dominio della Guyana. Una notizia data senza contesto storico e senza conoscere la storia. È importante notare che il Venezuela ha una lunga storia di soprusi subiti da ExxonMobil, una multinazionale statunitense che ha giocato un ruolo significativo nella politica e nell’economia del paese sudamericano. Le tensioni tra il Venezuela e ExxonMobil sono radicate nella storia dell’industria petrolifera del paese, risalendo a molto prima del 1999, anno di fondazione ufficiale della ExxonMobil come entità separata. La compagnia è stata creata sulle fondamenta della Standard Oil Company, un’azienda che ha avuto un impatto duraturo sulla geopolitica mondiale. Gli articolo dell’ANSA suggeriscono sempre una narrativa unilaterale sul Venezuela, dipingendo il socialismo bolivariano come il principale responsabile delle tensioni, mentre trascura il ruolo e la storia di lunga data delle grandi corporazioni petrolifere internazionali nella regione, il ruolo degli USA e ignora che il Venezuela Bolivariano è riconosciuto nelle istituzioni internazionali per la sua propensione al dialogo.   Link su tentativo di frode elettorale della destra venezuelana contro elezioni presidenziali del 28 giugno 2024, mostra verbali elettorali falsi: > Venezuela: Le immagini che i media italiani non mostrano https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-venezuela_esperta_elezioni_maduro_ha_scelto_il_modo_pi_appropriato_per_presentare_le_prove/45289_56138/ https://www.cubainformacion.tv/especiales/20240730/110649/110649-venezuela-el-fraude-de-los-medios-golpistas-italiano-deutsch-francais-portugues-ellinika https://misionverdad.com/entrevistas/roman-cuesta-minar-el-sistema-electoral-es-atacar-la-raiz-de-la-democracia http://www.cubadebate.cu/especiales/2024/08/17/como-manipulo-las-actas-la-oposicion-en-venezuela-desvelamos-el-mecanismo-utilizado/ > ¡Exhiban las actas! > Lo que los medios de comunicación ocultan sobre las elecciones en Venezuela > Venezuela: Presentati pubblicamente i dati ufficiali delle elezioni https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-decine_di_paesi_riconoscono_la_legittimit_di_maduro_come_presidente/82_56151/#google_vignette   Ulteriori info: https://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2024/09/SPECIALE-VENEZUELA.pdf Lorenzo Poli
January 21, 2026
Pressenza
Quando Washington cercò di corrompere Cilia Flores nel 2020
In molti, nel vedere le immagine che ritraggono Cilia Flores, moglie di Nicolas maduro, strattonata dagli agenti della DEA, si sono chiesti a cosa che servisse un trattamento del genere. Perché trattare così pesantemente Cilia Flores, moglie del Presidente Maduro e primera combatiente chavista sequestrata insieme a Maduro? Ne hanno così tanta paura? Serve tutta questa attrezzatura per trasferire una donna indifesa? Un motivo in realtà ci sarebbe. Nel 2020, l’Inviato Speciale degli Stati Uniti per il Venezuela, Elliott Abrams (Prima amministrazione Trump), ha inviato un messaggio tramite un emissario alla First Lady Cilia Flores, offrendole pieno sostegno e protezione nel caso in cui avesse divorziato da Maduro ed avesse lasciato il Paese caraibico.  Nel 2020 il Dipartimento di Stato USA, durante l’Amministrazione Trump, stabilisce vergognosamente una taglia da 15 milioni di dollari sulla testa del Presidente costituzionale del Venezuela, Nicolas Maduro Moros, offrendola a chi avrebbe collaborato al suo arresto. Maduro veniva accusato (1)– dagli USA – di essere il leader del presunto organizzazione narcoterrorista “Cartel de los Soles” che, in collaborazione con una fazione dissidente delle Farc colombiane, era responsabile di «inondare gli Stati Uniti di cocaina» (2). Durante l’amministrazione “democratica” di Joe Biden, la taglia passa dai 15 ai 25 milioni. Abrams ritenendo lei e suo marito “corrotti e ricchi”, ha detto a Cilia Flores che avrebbe potuto andarsene con tutte le sue ricchezze e che sarebbero stati riconosciuti e protetti nel Paese di destinazione. L’ex-Rappresentante Speciale degli USA per il Venezuela e l’Iran, Elliott Abrams, aveva dunque offerto a Cilia Flores il sostegno incondizionato dell’amministrazione americana in cambio del divorzio da Maduro e del conseguente tradimento. In sostanza, gli USA, cercarono di corrompere Cilia Flores agendo sui legami familiari. Durante una conferenza stampa al Palazzo di Miraflores (sede del potere esecutivo), il presidente venezuelano aveva dichiarato che sua moglie aveva fortemente respinto il messaggio dopo averlo ricevuto. “Questa non è una favola. Questa è la verità” – dichiarò Maduro ai giornalisti confidando che dal momento che “pensano che siamo tutti corrotti e molto ricchi“, hanno detto che poteva “prendere tutte le sue ricchezze” con lei. Cilia Adela Gavidia Flores de Maduro (nata il 15 ottobre 1956) è stata presidente dell’Assemblea nazionale del Venezuela, dal 2006 al 2011, eletta deputata per il suo stato d’origine, Cojedes. Nel 2017 è stata fondata l’Assemblea Nazionale Costituente, di cui è membro della Commissione presidenziale. Avvocatessa di Chávez, è stata determinante per ottenere il rilascio del comandante dalla prigione nel 1994 dopo la ribellione fallita del Caracazo nel 1992. Cilia Flores è uno dei caposaldo della Rivoluzione Bolivariana e dunque molto difficilmente corruttibile contro gli interessi della stessa. Questo atto di resistenza nel 2020, Cilia Flores, lo sta pagando ora non solo come moglie del Presidente Maduro, ma come militante chavista. In questi giorni, nei suoi confronti è arrivata la solidarietà dalla Federazione delle Donne Cubane (FMC): “Non siamo fiori che il vento può strappare, siamo radici di terra ribelle e leale, siamo nonne, madri, figlie, nipoti; siamo donne. Nel nostro sangue pulsano le Manuelas, le Luisas, le Josefas, le Juana, le Cecilia, le Apacuanas, le Bartolina, le Eulalia, le Marta, le Ana Maria, le Barbarita e tante altre ancora, il cui retaggio ci ispira, ci impegna e ci rafforza per continuare a camminare e percorrere la nostra strada. E nelle nostre mani e nei nostri cuori arde una luce che nessuno potrà mai spegnere: l’amore, la pace e la libertà”.   (1) Atto d’accusa del 2020 (2) L’esistenza del “Cartel de los Soles” è stata smentita dallo stesso Dipartimento di Giustizia USA, dopo che l’amministrazione Trump ha catturato Maduro, pubblicando un atto d’accusa riscritto che tacitamente ammettere che Maduro non è leader di nessuna organizzazione narcoterrorista e che il “Cartel de los Soles” non esiste. Notizia che persino il mainstream italiano ha dovuto riportare https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/maduro-ora-gli-usa-cambiano-idea-non-e-il-leader-di-un-cartello-di-narcos_107665299-202602k.shtml   Ulteriori fonti: http://www.hispantv.com/noticias/venezuela/483174/abrams-divorcio-esposa-maduro > Venezuela. Washington ha tentato di far divorziare Maduro e Cilia Flores Lorenzo Poli
January 7, 2026
Pressenza
Appello di Delcy Rodriguez: “La pace è un diritto, il dialogo è un dovere”. Venezuela verso lo stato di emergenza contro aggressione USA
Nicolas Maduro, a fine dicembre 2025, avrebbe rifiutato un ultimatum del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di lasciare l’incarico e andare in esilio dorato in Turchia. Lo riferisce il New York Times citando diverse fonti americane e venezuelane coinvolte nei colloqui di transizione. Dopo la cattura arbitraria e illegale del Presidente venezuelano Nicolas Maduro – in violazione del diritto internazionale e dell’immunità personale assoluta (ratione personae) di cui godono i capi di Stato in carica dalla giurisdizione penale di altri Stati – la Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente del Venezuela, nonchè Ministra del Petrolio Delcy Rodriguez Gomez di assumere ad interim la presidenza. “Respingiamo il codardo sequestro del presidente costituzionale e nostro comandante in capo Nicolas Maduro. In osservanza alla decisione della Corte Suprema riconosciamo la designazione di Delcy Rodriguez” – ha dichiarato Vladimir Padrino López, capo dell’esercito e Ministro della difesa del Venezuela, aggiungendo – “Le forze armate del Venezuela hanno garantito la continuità democratica e continueranno a farlo: chiamo il popolo alla pace e all’ordine e a riprendere le sue attività economiche, lavorative ed educative. La patria deve rimettersi in cammino”. Il segretario di Stato USA Marco Rubio ritiene che la presidente ad interim Delcy Rodríguez non sia “la presidente legittima del Venezuela” poiché gli Stati Uniti non ritengono legittimo l’attuale governo. In una delle sue interviste tv, Rubio ha spiegato di capire che oggi in Venezuela ci sono persone “che sono quelle che possono effettivamente apportare dei cambiamenti”, ma ha precisato che questo è diverso dal riconoscere la legittimità del governo socialista bolivariano “che deriverà da un periodo di transizione e da un’elezione”, nonostante secondo Rubio sia prematuro parlare di elezioni in Venezuela. Rubio ha aggiunto di “essere molto coinvolto” nella transizione nel Paese. Gli Stati Uniti collaboreranno con i funzionari venezuelani “se prenderanno le decisioni giuste”, ha dichiarato Rubio in una serie di interviste ai network americani. “Il petrolio è fondamentale per il futuro del Venezuela”, ha aggiunto Rubio osservando di non attendersi che la transizione avvenga in poche ore: “queste sono cose che richiedono tempo”. Interessante infatti è stato scoprire che la Premio Nobel per le guarimbas – la fascista Maria Corina Machado – si sia subito proposta a Trump in quanto pronta a governare come “Presidente del Venezuela”, ma che Trump abbia declinato in quanto ‘non ha il sostegno necessario’. Questa è una grande ammissione dell’Amministrazione USA, che di fatto riconosce l’assoluta assenza di consenso verso la Machado. In qualche modo riconosce anche che la Machado sia un personaggio divisivo nella società venezuelana e che non avrebbe mai potuto vincere le elezioni presidenziali del 2024, nemmeno con il suo delfino Edmundo González Urrutia, senza consenso elettorale. La vicepresidente del Venezuela Delcy Rodríguez – secondo ANSA – avrebbe impressionato i funzionari di Donald Trump grazie alla sua gestione dell’industria petrolifera, cruciale per il Venezuela e questo li avrebbe convinti che possa essere una sostituta accettabile di Nicolas Maduro. Secondo l’articolo del New York Times, gli intermediari avrebbero convinto l’amministrazione USA che Rodriguez avrebbe protetto e sostenuto i futuri investimenti energetici americani nel Paese. “Seguo la sua carriera da molto tempo, quindi ho un’idea di chi sia e di cosa faccia” – ha detto un alto funzionario anonimo statunitense, riferendosi a Rodríguez – “Non sto affermando che sia la soluzione definitiva ai problemi del Paese, ma è certamente una persona con cui pensiamo di poter lavorare a un livello molto più professionale di quanto siamo riusciti a fare con lui”, ha aggiunto il funzionario, riferendosi a Maduro. Non si capisce quale attendibilità o funzione di “doppio gioco” abbiano queste dichiarazioni, ma sta di fatto che Trump, preferisce un’avversaria capace piuttosto che un’alleata senza consenso. Trump, spiega il Nyt, non aveva mai mostrato simpatia per la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado. Nonostante ciò, a partire da questo presupposto, Trump è già ricorso –  in un’intervista a The Atlantic, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg – alle minacce contro la Presidente vicaria: “Se Delcy Rodriguez non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro”. Nonostante la condanna pubblica dell’attacco da parte di Rodríguez –  secondo altre informazione ambigue pubblicate da ANSA – un alto funzionario statunitense ha affermato che è troppo presto per trarre conclusioni sul suo approccio e che l’amministrazione rimane ottimista sulla possibilità di collaborare con lei. Rodríguez è riuscita a stabilizzare l’economia venezuelana dopo anni di crisi e ad aumentare lentamente ma costantemente la produzione di petrolio del Paese, nonostante l’inasprimento delle sanzioni statunitensi: un’impresa che le è valsa persino il rispetto, seppur riluttante, di alcuni funzionari americani. Mentre Trump affermava di “gestire la transizione democratica in Venezuela” e i media mainstream occidentali veicolavano l’idea che Trump avesse dato uno “spiraglio di luce democratico al Venezuela” e che abbia sotto scacco il governo bolivariano; Delcy Rodriguez ha chiesto la liberazione di Maduro e di Cilia Flores, ha dimostrato che il Venezuela è in mano a chavismo, che il governo bolivariano ha territorialità ed estremo consenso popolare. A dimostrarlo sono state le oceaniche manifestazioni a Caracas in questi giorni in sostegno a Maduro, alla Rodriguez e al loro governo chavista. Delcy Rodriguez, Presidente vicario del Venezuela, con un primo atto ufficiale, si è rivolta al mondo e agli Stati Uniti con quello che è stato chiamato “Messaggio dal Venezuela al mondo e agli USA”: «Il Venezuela riafferma la sua vocazione di pace e di convivenza pacifica. Il nostro paese aspira a vivere senza minacce esterne, in un contesto di rispetto e cooperazione internazionale. Crediamo che la pace globale si costruisca assicurando prima la pace di ogni nazione. Riteniamo prioritario procedere verso un rapporto internazionale equilibrato e rispettoso tra gli USA. e il Venezuela, e tra il Venezuela e i paesi della Regione, basato sull’uguaglianza sovrana e la non ingerenza. Questi principi guidano la nostra diplomazia con il resto dei paesi del mondo. Estendiamo l’invito al governo americano a lavorare congiuntamente su un’agenda di cooperazione, orientata allo sviluppo condiviso, nel quadro della legalità internazionale e rafforzi una convivenza comunitaria duratura. Presidente Donald Trump: i nostri popoli e la nostra regione meritano pace e dialogo, non guerra. Questa è sempre stata la situazione del presidente Nicholas Maduro ed è quella di tutto il Venezuela in questo momento. Questo è il Venezuela in cui credo, a cui ho dedicato la mia vita. Il mio sogno è che il Venezuela sia una grande potenza dove tutti i venezuelani e i venezuelani ci incontreranno bene. Il Venezuela ha diritto alla pace, allo sviluppo, alla sua sovranità e al futuro. Delcy Rodriguez, presidente incaricato della Repubblica bolivariana del Venezuela» Un messaggio di pace in perfetto stile della diplomazia bolivariana, fondata sulla “filosofia del dialogo”. Non stiamo parlando di una sprovveduta, stiamo parlando di una donna che, a gennaio 2025 al Congresso Mondiale Antisfascista a Caracas, prende la parola rivolgendosi alla classi popolari, agli indigeni, ai politici e ai giovani, chiedendo di creare un movimento popolare mondiale, capace di contrastare fascismo, colonialismo e imperialismo, e di denunciare le ingiustizie, come il massacro del popolo palestinese. Invita a lottare contro le organizzazioni fasciste in tutto il mondo, dall’Europa all’America Latina, sottolineando l’esempio del popolo cubano, che ha resistito con dignità e coraggio attraverso la rivoluzione. Rodriguez sa di cosa stava parlando: suo padre Jorge Antonio Rodriguez, fondatore della Liga Socialista, morì a soli 34 anni dopo essere stato sequestrato dalla CIA nel 1976, consegnato alla Polizia Politica e torturato fino alla morte sotto il governo autoritario e repressivo di Carlos Andrés Perez. Delcy era solo una bambina quando il corpo morto di suo padre venne restituito alle famiglia. Anche oggi lei si trova a lottare contro l’imperialismo e le interferenze esterne: lei stessa è stata sanzionata per il suo ruolo all’interno dell’amministrazione Maduro – oltre che dagli Stati Uniti – da Canada e dalla “neutrale” Svizzera, mentre l’UE l’ha inserita nella lista nera delle sanzioni Ue sin dal 2018. Nell’occasione del Congresso Mondiale Antifascista che Rodriguez indicò i responsabili del blocco economico: fascisti che chiedono a Washington di imporre restrizioni al proprio popolo. “Quando la proprietà dello Stato non appartiene al popolo ma a un singolo individuo, questo è fascismo. Il futuro dovrà sempre essere antimperialista. Viva il Venezuela! Viva!” – affermava Rodriguez. Per questo motivo, uno dei primi provvedimenti del suo governo – come da ordinamento costituzionale venezuelano – ha approvato il decreto di eccezione n. 5200 per difendersi dall’aggressione USA. Il decreto è stato pubblicato sulla gazzetta Ufficiale, conferisce ampi poteri al potere esecutivo e ordina alle forze di sicurezza di ricercare e catturare “qualsiasi persona coinvolta nella promozione o nel sostegno” della aggressione USA contro il Paese. Il documento, già firmato da Nicolás Maduro, è stato condiviso e controfirmato dalla presidente vicaria, Delcy Rodríguez. Questo decreto, che ha forza di legge, stabilisce una validità iniziale di 90 giorni, rinnovabile per un periodo uguale, e stabilisce misure eccezionali volte a preservare l’ordine interno, la sicurezza dello Stato e il funzionamento istituzionale in difesa da una aggressione militare esterna. Tra le disposizioni centrali, l’articolo 5 incarica gli organi di polizia nazionale, statale e municipale di intervenire immediatamente nell’identificazione, cattura e perseguimento delle persone che sono promuovono o  sostegno l’aggressione USA. Il testo indica che tali azioni devono essere svolte nel rispetto del giusto processo e del diritto alla difesa, nonostante la dichiarazione di eccezione. Il decreto ordina inoltre la militarizzazione delle infrastrutture dei servizi pubblici , dell’industria petrolifera e di altre industrie statali di base, e sottopone temporaneamente il personale al regime militare. Essa autorizza inoltre l’Esecutivo a requisire i beni ritenuti necessari per la difesa nazionale e a sospendere e limitare temporaneamente i diritti, pur mantenendo garanzie considerate inviolabili, come il diritto alla vita e al giusto processo. Questo il background di chi governa attualmente il Venezuela, in continuità democratica con il governo Maduro.   Ulteriori fonti: https://www.farodiroma.it/il-venezuela-agli-stati-uniti-dialogo-non-guerra-appello-di-delcy-rodriguez-in-una-crisi-che-ferisce-il-mondo-caracas-attonita-davanti-al-bivio-geopolitico-la-pace-e/ Lorenzo Poli
January 6, 2026
Pressenza
Nicolas Maduro di fronte al giudice a New York: “Sono il presidente del Venezuela e un prigioniero di guerra”
Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro, e la moglie, rapiti dal terrorista internazionale Donald Trump, sono stati sentiti solo 10 minuti da un giudice che poi li ha rinviati nel carcere speciale, prossima udienza il 17 marzo 2026. Un’azione vergognosa, ripugnante, illegittimi e antidemocratica. “Maduro ha rifiutato la liberazione su cauzione” – ha affermato il suo avvocato Barry Pollack, lo stesso che difese Julian Assange. Maduro ieri di fronte al giudice a New York si è dichiarato “innocente, un uomo onesto, presidente del Venezuela, prigioniero di guerra rapito in casa a Caracas”, da innocente è entrato e da innocente vuole uscire, non su cauzione. A chi ancora parla di democrazia USA bisogna sputare in un occhio. Comunque il presidente del Venezuela ha fatto in tempo a rispondere ai suoi sgherri e a mostrare tutta la sua forza e ragione, con un grande messaggio di resistenza, dichiarandosi presidente legittimo e prigioniero di guerra. La semplice verità. Libertà per Nicolas Maduro e per sua moglie, prigionieri politici del fascismo USA. Mobilitiamoci contro i colonialisti assassini Trump e Netanyahu e i loro servi, contro l’asse del male USA-Israele, contro l’imperialismo razzista nemico dei popoli. Ora e sempre Resistenza.   Maduro ha negato davanti al tribunale di New York qualsiasi legame con il “narcoterrorismo” Il presidente Maduro si dichiara «prigioniero di guerra» davanti al tribunale di New York Il leader venezuelano respinge le accuse a suo carico e ribadisce la sua carica presidenziale nella sua prima comparizione in tribunale dopo l’operazione militare statunitense che lo ha rapito in territorio venezuelano. Il rapimento del presidente Maduro è avvenuto lo scorso 3 gennaio 2026, quando commando specializzati dell’esercito statunitense hanno eseguito un’incursione militare nella sua residenza di Caracas. teleSUR «Sono il presidente del Venezuela e mi considero un prigioniero di guerra. Sono stato catturato nella mia casa di Caracas», ha dichiarato il leader venezuelano davanti al giudice, descrivendo le circostanze della sua detenzione come un’azione militare che viola la sua immunità presidenziale e la sovranità del suo Paese. La dichiarazione stabilisce il quadro in cui Maduro interpreta giuridicamente la sua situazione: non come un imputato penale, ma come un leader rapito nel mezzo di un conflitto internazionale. Anche la moglie di Maduro, Cilia Flores, si è dichiarata innocente rispetto alle accuse mosse contro di lei e ha chiesto una visita consolare per sé e per il presidente Maduro. Durante la sua comparizione in tribunale, il presidente venezuelano ha respinto con forza le accuse formulate dalla giustizia statunitense. «Non sono colpevole, sono un uomo onesto, continuo a essere il presidente del mio Paese», ha affermato Maduro davanti al magistrato, stabilendo una distinzione fondamentale tra il suo ruolo di capo di Stato eletto democraticamente e le accuse che Washington intende muovergli.   Contemporaneamente, il rappresentante permanente del Venezuela presso l’ONU, Samuel Moncada, ha ribadito la vocazione pacifica della nazione sudamericana e ha presentato le richieste urgenti: «Il Venezuela esorta questo Consiglio di Sicurezza ad assumersi pienamente le proprie responsabilità e ad agire in conformità con il mandato conferitogli dalla Carta delle Nazioni Unite». La prima di queste esorta il governo degli Stati Uniti d’America a garantire il pieno rispetto delle immunità diplomatiche che spettano al presidente Nicolás Maduro e alla moglie Cilia Flores. Questa richiesta include l’immediata cessazione di qualsiasi azione contro di loro e il loro ritorno sicuro nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, in conformità con le norme internazionali.   Il sequestro del presidente Nicolás Maduro è avvenuto lo scorso 3 gennaio 2026, quando commando specializzati dell’esercito statunitense hanno eseguito un’incursione militare nella sua residenza di Caracas. Da Caracas, le autorità venezuelane hanno immediatamente denunciato l’operazione come un tentativo di “decapitare” il governo bolivariano, generare una crisi istituzionale e spianare la strada all’imposizione di un esecutivo controllato da Washington. La Camera costituzionale della Corte suprema di giustizia (TSJ) del Venezuela ha risposto ordinando alla vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez di assumere tutte le funzioni presidenziali in qualità di incaricata, garantendo così la continuità istituzionale dello Stato. La presidente incaricata Delcy Rodríguez ha presieduto domenica scorsa il Consiglio dei Ministri numero 757, dimostrando la piena operatività dell’apparato statale venezuelano. La sessione ministeriale, alla quale hanno partecipato i vicepresidenti settoriali e i ministri delle aree strategiche, ha significato stabilità e governabilità di fronte all’aggressione esterna. Maduro e Cilia coraggiosi durante la prima udienza nel tribunale americano! La coppia presidenziale del governo venezuelano si è dichiarata innocente e ha ribadito di ricoprire le cariche che detiene per volontà del popolo venezuelano Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros, e la Prima Combattente, Cilia Flores, si sono dichiarati innocenti durante la loro comparizione davanti al giudice Jude Alvin Hellerstein, ebreo ortodosso di 92 anni, che da 30 anni presiede il Tribunale Federale del Palazzo di Giustizia Daniel Patrick Moynihan, a New York, Stati Uniti. “Quando gli hanno chiesto il suo nome, ha risposto di essere Nicolás Maduro, presidente del Venezuela”, hanno riferito portavoce vicini al procedimento avviato dalla giustizia statunitense, dopo il sequestro illegale di cui entrambi sono stati vittime nelle prime ore del mattino di sabato 3 gennaio. “Sembrava fermo e sicuro”, hanno aggiunto. Diverse fonti indicano che il capo di Stato ha preso alcuni appunti e ha chiesto di poterli conservare. “Sono innocente. Sono un prigioniero di guerra. Sono un uomo perbene. Sono ancora il presidente del mio Paese”, ha affermato il leader rivoluzionario, la cui difesa è affidata a Barry Pollack, il quale ha indicato che “ci sono dubbi sulla legalità del suo sequestro militare”. Si tratta dell’avvocato che ha difeso Julian Assange. Jude Alvin Hellerstein ha impedito a Maduro di descrivere l’azione di sequestro a Caracas, sostenendo che in seguito avrebbe potuto denunciarlo, azione che ha inoltre causato un numero imprecisato di vittime mortali e gravi perdite materiali a causa del bombardamento devastante da parte degli aerei invasori. Durante il suo turno, la Prima Combattente, Cilia Flores, difesa da Mark E. Donnelly, è stata risoluta: «Sono innocente, completamente innocente. Sono la first lady della Repubblica del Venezuela», ha detto al giudice. Il leader bolivariano è accusato, senza alcuna prova, di cospirazione narcoterroristica, cospirazione per importare cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi, e cospirazione per possedere mitragliatrici e dispositivi distruttivi contro gli Stati Uniti. Hellerstein ha annunciato che la prossima udienza si terrà il 17 marzo. All’esterno del Palazzo di Giustizia Daniel Patrick Moynihan, centinaia di persone hanno manifestato contro il procedimento illegale che coinvolge la coppia di dirigenti venezuelani. Un altro gruppo ha agito in senso contrario. Maduro si dichiara innocente nel caso di narcoterrorismo negli Stati Uniti. La moglie del presidente, Cilia Flores, ha fatto lo stesso. Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, si è dichiarato innocente nella sua prima udienza davanti alla giustizia statunitense presso il Tribunale del Distretto Meridionale di New York, dove è accusato di narcoterrorismo. “Sono innocente, non colpevole, sono un uomo perbene, sono ancora il presidente del mio Paese”, ha detto il presidente, che ha parlato attraverso un interprete, davanti al giudice Alvin Hellerstein. Il presidente ha detto di aver visto l’accusa ma di non averla letta e di averne parlato in parte con il suo avvocato. Il difensore di Maduro è Barry Pollack, un avvocato esperto che ha difeso il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange. In precedenza, Maduro, che è stato portato in aula senza manette, indossando una maglietta nera e con delle cuffie presumibilmente per la traduzione simultanea, ha dichiarato davanti al giudice: “Mi considero un prigioniero di guerra. Sono stato catturato nella mia casa di Caracas”. Dopo l’intervento del presidente, sua moglie, Cilia Flores, ha fatto lo stesso e si è dichiarata davanti al magistrato: “Non colpevole, completamente innocente”. Durante l’udienza, Hellerstein ha informato Maduro e Flores del loro diritto di informare il consolato venezuelano dei loro arresti. Entrambi hanno concordato che avrebbero voluto ricevere una visita consolare. “Sequestro militare” Quando sono intervenuti i loro avvocati, Pollack ha definito la detenzione di Maduro un “sequestro militare”. Nel frattempo, Mark Donnelly, rappresentante di Flores, ha denunciato che la moglie del presidente ha riportato gravi lesioni, tra cui importanti ematomi alle costole, e ha chiesto che le fossero fornite radiografie e una valutazione fisica. Le accuse Maduro e Flores affrontano questa prima udienza davanti alla giustizia statunitense dopo essere stati sequestrati a Caracas sabato scorso. Il governo degli Stati Uniti accusa il leader di cospirazione per narcoterrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi e cospirazione per il possesso di queste armi a sostegno di attività criminali. In sintesi, è accusato di essere il leader del presunto Cartello dei Soles. Infine, il presidente e la first lady del Venezuela devono rispondere dell’accusa di collaborazione con organizzazioni criminali qualificate come “terroristiche” negli Stati Uniti, tra cui i cartelli messicani. Questi e gli altri reati sono punibili con pene che vanno dai 20 anni all’ergastolo. Cosa è successo? * Sabato, gli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco militare sul territorio venezuelano che ha colpito la città di Caracas e gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. L’operazione si è conclusa con il sequestro di Maduro e Flores. * Caracas ha definito le azioni di Washington come una “gravissima aggressione militare” e ha avvertito che l’obiettivo degli attacchi “non è altro che quello di impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, cercando di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione”. * Il presidente venezuelano e sua moglie sono stati trasferiti negli Stati Uniti e attualmente sono detenuti nel Centro di detenzione metropolitano di Brooklyn, a New York, in attesa di processo. * La Corte Suprema di Giustizia del Venezuela ha ordinato che la vicepresidente Delcy Rodríguez assuma la carica di presidente. * Molti paesi del mondo, tra cui la Russia, hanno chiesto il rilascio di Maduro e di sua moglie. Mosca ha condannato l’attacco e ha sottolineato che il Venezuela deve avere il diritto di decidere il proprio destino senza alcun tipo di intervento dall’esterno. * Poche ore dopo l’attacco contro il Venezuela, Trump ha avvertito che Cuba, Messico e Colombia potrebbero essere i prossimi obiettivi di Washington. * La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha inviato un messaggio “al mondo e agli Stati Uniti”, in cui ha ribadito la “vocazione di pace” del suo Paese, ha sottolineato la necessità di rispettare il principio di “non ingerenza” e ha evidenziato la necessità di lavorare con Washington “su un programma congiunto di cooperazione orientato allo sviluppo condiviso, nel quadro della legalità internazionale e che rafforzi una convivenza comunitaria duratura”. Prime dichiarazioni di Maduro al tribunale di New York “Sono il presidente del Venezuela e mi considero un prigioniero di guerra. Sono stato catturato nella mia casa di Caracas”. Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha rilasciato le sue prime dichiarazioni davanti a un tribunale di New York dopo il suo rapimento nel corso della massiccia aggressione militare degli Stati Uniti sul territorio venezuelano. “Sono il presidente del Venezuela e mi considero un prigioniero di guerra. Sono stato catturato nella mia casa di Caracas”, ha dichiarato il leader venezuelano durante la sua comparizione. Rifiuto delle accuse “Non sono colpevole, sono un uomo onesto, continuo a essere il presidente del mio Paese”, ha continuato davanti al giudice Alvin Hellerstein, respingendo l’accusa di narcoterrorismo a suo carico. Successivamente, anche la moglie del presidente, Cilia Flores, ha proceduto allo stesso modo e si è dichiarata davanti al magistrato: “Non colpevole, completamente innocente”. Il leader venezuelano è stato condotto in aula senza manette, indossando una maglietta nera e con delle cuffie presumibilmente per la traduzione simultanea. Il presidente ha affermato di aver visto l’accusa ma di non averla letta e di averne parlato in parte con il suo avvocato. Il difensore di Maduro è Barry Pollack, un avvocato esperto che ha difeso il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange. Minacce del procuratore generale degli Stati Uniti Dopo il sequestro, il leader venezuelano e sua moglie sono stati rinchiusi nel Centro di detenzione metropolitano di Brooklyn in attesa di processo. Il procuratore generale degli Stati Uniti, Pamela Bondi, ha affermato che Maduro e Flores “presto dovranno affrontare l’ira della giustizia americana sul suolo americano e nei tribunali americani”. Il presidente venezuelano “è stato accusato di cospirazione narcoterroristica, cospirazione per importare cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi, e cospirazione per possedere mitragliatrici e dispositivi distruttivi contro gli Stati Uniti”. “Gravissima aggressione militare” degli Stati Uniti * Sabato scorso, un intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela, condotto con il falso pretesto della lotta alla droga, ha portato alla cattura e all’estrazione di Nicolás Maduro e di sua moglie. Questo fatto è stato definito da Caracas come una “gravissima aggressione militare” con l’obiettivo di impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela. * La Corte Suprema di Giustizia del Venezuela ha ordinato che la vicepresidente Delcy Rodríguez assuma la carica di presidente. * Rodríguez ha inviato un messaggio “al mondo e agli Stati Uniti” in cui ha ribadito la “vocazione di pace” del suo Paese, ha sottolineato la necessità di rispettare il principio di “non ingerenza” e ha evidenziato la necessità di lavorare con Washington “su un programma congiunto di cooperazione orientato allo sviluppo condiviso, nel quadro della legalità internazionale, e che rafforzi una convivenza comunitaria duratura”. * Molti paesi del mondo, tra cui la Russia, hanno chiesto il rilascio di Maduro e di sua moglie. Mosca ha condannato l’attacco e ha sottolineato che il Venezuela deve avere il diritto di decidere il proprio destino senza alcun tipo di intervento dall’esterno. * Poche ore dopo l’attacco contro il Venezuela, Trump ha avvertito che Cuba, Messico e Colombia potrebbero essere i prossimi obiettivi di Washington. Fonte: Cubainformación Traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
January 6, 2026
Pressenza
Cuba, Miguel Diaz Chanel proclama lutto nazionale per i 32 militari cubani morti in Venezuela
In virtù di quanto disposto dagli articoli 125 della Costituzione della Repubblica di Cuba e 24, comma x), della Legge 136 “Sul Presidente e il Vicepresidente della Repubblica di Cuba”, del 28 ottobre 2020, il Presidente della Repubblica di Cuba Miguel Diáz-Canel Bermúdez ha proclamato due giorni di lutto nazionale – dalle ore 6:00 del mattino del 5 gennaio fino alle ore 24:00 del 6 gennaio 2026 – in memoria dei 32 militari cubani morti durante l’attacco/aggressione USA guidata da Donald Trump nella capitale venezuelana Caracas, il 3 gennaio 2026. Nel proclamare il Decreto Presidenziale 1147 per il lutto nazionale, Diaz Chanel ha dichiarato: “Con profondo dolore il nostro popolo ha appreso che durante il criminale attacco perpetrato dal governo degli Stati Uniti contro la sorella Repubblica Bolivariana del Venezuela, avvenuto nelle prime ore del mattino del 3 gennaio 2026, hanno perso la vita in azioni di combattimento 32 cubani, che stavano compiendo missioni in rappresentanza delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero dell’Interno, su richiesta degli organi omologhi di quel Paese. I nostri compatrioti hanno compiuto con dignità il loro dovere e sono caduti, dopo una strenua resistenza, in combattimento diretto contro gli aggressori o a seguito dei bombardamenti alle strutture, e hanno saputo esaltare, con il loro eroico comportamento, il sentimento di solidarietà di milioni di compatrioti.” Vittime di un nuovo atto criminale di aggressione e terrorismo di Stato, i combattenti hanno saputo suscitare con il loro eroico comportamento il sentimento di solidarietà di milioni di compatrioti. I 32 hanno sacrificato la propria vita in difesa della giustizia, della democrazia e della sovranità di un Paese fratello, della Rivoluzione Bolivariana e del suo legittimo Presidente costituzionale Nicolás Maduro. Come ha scritto lo scrittore e intellettuale cubano Raúl Capote: “Per coloro che parlano senza sapere, gli uomini e le donne, cubani e venezuelani che proteggevano Maduro, hanno combattuto per due ore e mezza contro forze superiori, dalle 2:25 alle 4:30 circa, anche se c’è ancora molta nebbia di guerra. Hanno resistito all’attacco di droni ed elicotteri, circa 150 velivoli yankee hanno partecipato all’operazione, sono stati attaccati con bombe e missili, hanno danneggiato un elicottero nemico e causato perdite agli aggressori, lo stesso Trump ha riconosciuto che ci sono stati feriti (sicuramente anche morti, anche se non posso esserne certo). I nostri compagni hanno combattuto con coraggio, poco a poco si saprà la verità, anche se loro, con le loro vite, hanno dato prova della grandezza della loro azione.”   A esprimere il proprio cordoglio, anche l’Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba: “L’associazione di Amicizia Italia-Cuba  esprime tutta la sua profonda gratitudine e riconoscenza a queste vittime dell’imperialismo e si associa al dolore del governo rivoluzionario e del popolo cubano per la perdita dei suoi figli. Ci associamo al lutto nazionale decretato dal Presidente della Repubblica di Cuba Miguel Diáz-Canel Bermúdez per i giorni 5 e 6 gennaio. Ribadiamo l’appoggio incondizionato alla Rivoluzione cubana, al suo governo e a tutta la sua popolazione che sta affrontando un’ulteriore prova di resistenza contro le devastanti mire egemoniche dell’impero. Hasta la victoria siempre!” Cuba rende omaggio ai 32 militari cubani caduti in Venezuela durante l’aggressione e rapimento del Presidente Maduro. Diaz Canel, Presidente di Cuba, e Delcy Rodriguez, Presidente vicaria del Venezuela, hanno tenuto cerimonie in onore dei 32 militari cubani e di tutti i militari caduti a seguito dell’aggressione del regime fascista di Trump. https://italiacuba.it/2026/01/05/miguel-diaz-canel-bermudez-presidente-della-repubblica/ Lorenzo Poli
January 6, 2026
Pressenza
Venezuela, Dipartimento di Giustizia USA: “Il Cartel de los Soles non è un gruppo reale”
A ottobre 2025, in un articolo dal titolo Cartel de los Soles, la menzogna del “narco-Stato” come giustificazione di guerra contro il Venezuela approfondivo il tema del narcotraffico e come l’accusa verso il Venezuela e il governo bolivariano fosse una farsa architettata ad hoc come giustificazione di guerra. Cosa che si è verificata in modo agghiacciante e disarmante il 3 gennaio 2026, con la conseguente cattura del Presidente Nicolás Maduro Moros. Qualche giorno prima della sua cattura, i media mainstream occidentali hanno “dimenticato” di dare un’altra notizia molto importante, che invece è stata lanciata dal New York Times. Il Dipartimento di Giustizia ha ritirato l’affermazione secondo cui Nicolas Maduro sarebbe a capo di un’organizzazione terroristica dedita al narcotraffico: affermazione promossa l’anno scorso dall’amministrazione Trump per gettare le basi per rimuovere Maduro dal potere in Venezuela, accusandolo di essere a capo di un cartello della droga chiamato “Cartel de los Soles”. Tale affermazione risale a un atto d’accusa del 2020, redatto dal Dipartimento di Giustizia, nei confronti di Maduro. Nel luglio 2025, copiandone il testo, il Dipartimento del Tesoro ha designato il Cartel de los Soles come organizzazione terroristica. A novembre, Marco Rubio, Segretario di Stato e Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente Trump, ha ordinato al Dipartimento di Stato di fare lo stesso. Gli esperti di criminalità e narcotici latinoamericani hanno affermato che si tratta in realtà di un’affermazione dubbia sul presidente Nicolás Maduro, un termine gergale, inventato dai media venezuelani negli anni ’90, per indicare i funzionari corrotti dal narcotraffico. Sabato, dopo che l’amministrazione Trump ha catturato Maduro, il Dipartimento di Giustizia ha pubblicato un atto d’accusa riscritto che sembrava tacitamente ammettere la questione. In sostanza, i pubblici ministeri hanno continuato ad accusare Maduro di aver partecipato a un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, ma hanno abbandonato l’affermazione che il “Cartel de los Soles” fosse un’organizzazione reale. L’atto d’accusa rivisto afferma invece che si riferisce a un “sistema clientelare” e a una “cultura della corruzione” alimentata dal denaro proveniente dal narcotraffico: nuova accusa forzata, anch’essa di dubbia origine. Mentre la vecchia accusa fa riferimento 32 volte al “Cartel de los Soles” e descrive il signor Maduro come il suo leader, la nuova lo menziona due volte e afferma che lui, come il suo predecessore, il presidente Hugo Chávez, ha partecipato, perpetuato e protetto questo sistema clientelare. Secondo la nuova accusa, quelli che sarebbero i profitti derivanti dal traffico di droga e dalla protezione dei partner del narcotraffico “derivano a funzionari civili, militari e dell’intelligence corrotti, che operano in un sistema clientelare gestito da chi sta al vertice, denominato Cartel de los Soles o Cartello dei Soli, in riferimento all’insegna del sole appesa alle uniformi degli alti funzionari militari venezuelani” – si legge nel nuovo atto d’accusa. Si tratta di accuse pesanti che nulla hanno a che fare con la realtà. I governi di Hugo Chavez si sono contraddistinti per la lotta al narcotraffico, sull’onda di quella che è stata la ferrea e intransigente lotta intrapresa ormai da decenni dal socialismo cubano contro la droga che periodicamente viene ribadita. Basta recarsi in Venezuela per vedere con i propri occhi il lavoro anti-droga da parte della Polizia Bolivariana negli aeroporti. Più volte in passato agenti DEA e FBI hanno espresso ammirazione verso le rigorose politiche antidroga dei comunisti cubani. Il Venezuela chavista ha sempre seguito il modello anti-droga cubano inaugurato da Fidel Castro in persona attraverso cooperazione internazionale, controllo del territorio, repressione delle attività criminali. La ritirata dell’accusa mette ulteriormente in discussione la legittimità della designazione del Cartel de los Soles come organizzazione terroristica straniera da parte dell’amministrazione Trump lo scorso anno. Elizabeth Dickinson , vicedirettrice per l’America Latina presso l’International Crisis Group, ha affermato che la rappresentazione del Cartel de los Soles contenuta nella nuova accusa era “esattamente fedele alla realtà”, a differenza dell’iterazione del 2020: “Penso che il nuovo atto d’accusa sia corretto, ma le designazioni sono ancora lontane dalla realtà” – ha affermato – “Le designazioni non devono essere provate in tribunale, ed è questa la differenza. Chiaramente, sapevano di non poterlo provare in tribunale”. Oltre a confermare che il “Cartel de los Soles” era una bufala, ciò mette ancora più in crisi la credibilità e la serietà della modalità azione statunitense, volti sempre più a celare i loro interesse geopolitici con giustificazioni senza prove. Tuttavia, il signor Rubio ha nuovamente fatto riferimento al Cartel de los Soles come a un vero e proprio cartello in un’intervista rilasciata domenica al programma “Meet the Press” della NBC, un giorno dopo che l’atto d’accusa rivisto era stato reso pubblico. “Continueremo a riservarci il diritto di colpire le navi della droga che trasportano droga verso gli Stati Uniti, gestite da organizzazioni criminali transnazionali, tra cui il Cartel de los Soles”, ha affermato. “Naturalmente, il loro leader, il leader di quel cartello, è ora in custodia cautelare negli Stati Uniti e sta affrontando la giustizia statunitense nel Distretto Meridionale di New York. E questo è Nicolás Maduro”. E’ giusto ricordare che la valutazione annuale della minaccia nazionale alla droga della Drug Enforcement Administration, che elenca le principali organizzazioni dedite al traffico di droga, non ha mai menzionato il “Cartel de los Soles”. Né lo ha fatto il Rapporto annuale sulla droga dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine. Eppure l’atto d’accusa del 2020, che delineava una lunga narrazione di una cospirazione durata anni, dipingeva il “Cartel de los Soles” come un’organizzazione dedita al narcotraffico guidata da Maduro, affermando che il gruppo aveva intrapreso azioni come la fornitura di armi alle FARC, un gruppo ribelle marxista in Colombia che ha finanziato le sue attività militanti con il narcotraffico, e il tentativo di “inondare” gli Stati Uniti di cocaina “come arma”. Tutte accuse senza uno straccio di prova fattuale. La stesura dell’atto d’accusa del 2020 è stata supervisionata da Emil Bove III, allora procuratore dell’unità antiterrorismo e narcotici internazionali di New York. Bove ha guidato il Dipartimento di Giustizia nei primi mesi della seconda amministrazione Trump e ha avuto un mandato turbolento, che ha incluso il licenziamento di decine di funzionari e l’archiviazione delle accuse di corruzione contro Eric Adams, allora sindaco di New York. Trump ha poi nominato Bove a un incarico a vita presso una corte d’appello federale . Mentre gli esperti di criminalità e narcotici latinoamericani hanno elogiato la correzione riguardante il Cartel de los Soles, alcuni hanno anche criticato altri aspetti dell’atto di accusa rivisto. Ad esempio, l’atto d’accusa ha aggiunto come imputato – e presunto complice di Maduro – il capo di una banda carceraria venezuelana chiamata Tren de Aragua. Il collegamento descritto nell’atto d’accusa è sottile: si dice solo che il capo della banda, in alcune telefonate del 2019 con qualcuno che riteneva fosse un funzionario venezuelano, aveva offerto servizi di scorta per proteggere i carichi di droga che transitavano per il Venezuela. L’anno scorso, il signor Trump ha dichiarato che il signor Maduro stava dirigendo le attività di Tren de Aragua, nonostante l’intelligence statunitense creda il contrario. Jeremy McDermott, co-fondatore di InSight Crime, un think tank latinoamericano specializzato in criminalità e sicurezza, ha affermato che l’inclusione del leader del Tren de Aragua tra gli imputati di cospirazione con Maduro in un’organizzazione per il traffico di droga “riflette la retorica del presidente Trump”, ma è fuorviante. Ha sottolineato l’analisi del suo think tank sul Tren de Aragua, secondo cui la banda non possiede importanti spedizioni di cocaina. Lorenzo Poli
January 6, 2026
Pressenza