#villasangiovanni FESTA DELLA LUCE 2026 #noponte #nowar Oggi mercoledì 24 giugno
alle ore 17,30 in Piazza Valsesia – Villa San Giovanni (Reggio Calabria), Talk
Dalle Grandi Opere alle #Guerre, con Ruggero Marra (Assessore Comune Villa S.
Giovanni), Antonio Mazzeo (attivista NoWar) e Peppe Marra (Movimento #NoPonte).
Modera Elisa Barresi (LaC News).
Tag - noponte
#villasangiovanni FESTA DELLA LUCE 2026 Insieme a Francesco Talia
23-24- Giugno Piazza Valsesia – Villa San Giovanni (Reggio Calabria)
Mercoledì 24 giugno, ore 17,30 - Dalle Grandi Opere alle guerre - Talk con
Ruggero Marra (Assessore Comune Villa S. Giovanni), Antonio Mazzeo (attivista
NoWar) e Peppe Marra (Movimento #NoPonte). Modera Elisa Barresi (LaC News).
#noponte #strettodimessina⛵️ The role of #organized #crime in infrastructure
development. The case of #Messina #Bridge
By Antonio Mazzeo - 2013, Getting By or Getting Rich? The Formal, Informal and
Criminal Economy in Globalized World
The Master of every infrastructure, a monument to the waste of resources and
land consumption, dream of omnipotence of an inept and parasitical political
class. This is the bridge over the Strait of Messina, the "ecological monsters"
.https://www.academia.edu/43270781/The_role_of_organized_crime_in_infrastructure_development_The_case_of_Messina_Bridge
#noponte Il Ponte sullo Stretto di #Messina è l'emblema delle grandi opere
criminogene e criminali. #pontesullostretto #mafia
La lettura di questo volume, pubblicato 16 anni fa, alla luce delle cronache di
queste giorni, è ancora più utile ed attuale.
I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo Stretto di Messina
By Antonio Mazzeo - 2010, Alegre Edizioni
https://www.academia.edu/41211492/I_Padrini_del_Ponte_Affari_di_mafia_sullo_Stretto_di_Messina
11-12#04 – Assemblea meridionale: Non esiste un solo Sud!
Pubblichiamo il comunicato diramato da diverse soggettività meridionali che
hanno promosso l’assisse in quel di Cosenza nelle giornate di sabato 11/04 (ore
17, La Base – via Macallè 17) e domenica 12/04 (ore 10, CS Rialzo – via Popilia
/ v.le Mancini). Scrivono gli organizzatori: “Esistono una pluralità di Sud,
attraversati dalla medesima struttura di disuguaglianza, fatta di spopolamento,
abbandono e speculazione. Questa assemblea nasce da una necessità impellente.
Dalla consapevolezza che i Sud non rappresentano una periferia geografica da
amministrare, ma una condizione storica, un campo di forze politico e teorico:
un punto di osservazione dal quale è possibile mettere a nudo le macerie del
modello capitalistico estrattivista. Rifiutiamo le lenti deformanti del
cosiddetto “sottosviluppo” e di una presunta arretratezza endemica dei territori
meridionali. Una retorica tipica dei processi coloniali, che serve soltanto a
mascherare una realtà ben più brutale: il Sud (e le isole) non sono un vagone
lento da agganciare alla locomotiva del Nord, ma un laboratorio in cui è stato
collaudato un modello di sviluppo parassitario e mortifero, pensato altrove e
per interessi totalmente estranei a chi queste terre le abita. Interrogarsi sui
Sud oggi significa quindi ridiscutere il senso stesso dello sviluppo, il
rapporto tra economia e vita, tra produzione e territori, tra istituzioni e
comunità”_
Negli ultimi anni, è sempre più evidente la tendenza alla trasformazione delle
regioni meridionali in spazi di pura disponibilità: alla speculazione,
all’estrazione violenta di risorse naturali ed energetiche, alla riduzione a
meta di turismo di massa e/o a corridoio logistico funzionale all’apparato
militare-industriale.
È un modello che procede sistematicamente in direzione contraria agli interessi
di chi questi territori li vive. Anche la fragilità delle nostre terre, palesata
dai più recenti eventi climatici estremi, non è un fatto esclusivamente naturale
ma fa parte delle conseguenze di questo processo.
Le esondazioni, le frane e i crolli che sbriciolano i nostri centri, le coste e
le aree interne non sono mera fatalità; sono la concretizzazione di un’incuria
programmata. Sono il prodotto della stessa logica che devasta i servizi
fondamentali: una sanità pubblica smantellata, che produce migrazioni forzate
per il diritto alla cura; infrastrutture obsolete, che lasciano interi territori
senz’acqua; reti di collegamento e trasporto insicure, carenti o addirittura
inesistenti, che rendono la quotidianità un vero e proprio esercizio di
sopravvivenza.
In questo quadro, le “grandi opere”, come il Ponte sullo Stretto, così come
quegli interventi di facciata o puramente simbolici, non rappresentano risposte
reali a problemi fin troppo concreti, ma gli esempi più lampanti di una
dissonanza insopportabile. Sottraggono risorse alle urgenze reali per alimentare
un’economia dell’eccezione e dell’emergenza permanente, garantendo profitti a
pochi e altrove, mentre ai nostri territori viene sottratto il presente e il
futuro.
Si tratta di una vera e propria “guerra ai territori”, una modalità di dominio
violento sui territori e sui popoli che li abitano, che diventa ancora più
evidente nella fase attuale di riconversione bellica della società,
dall’asservimento economico agli interessi della macchina bellica fino alla
messa a valore dei territori nei flussi della logistica militare.
Nonostante il Sud non sia un blocco omogeneo, nelle regioni meridionali, nelle
aree interne e nelle isole si riproduce con regolarità impressionante la stessa
scala di disuguaglianza, con intensità differenti ma con le stesse
problematiche: povertà diffusa, precarietà, assenza di servizi fondamentali e
prospettive di vita dignitose, devastazione ambientale, dissesto e saccheggio
dei territori.
Le conseguenze di queste dinamiche non fanno che alimentare nuove e continue
ondate di emigrazione. Un fenomeno, questo sì endemico, che oggi paradossalmente
non rappresenta più neanche la strada per un netto miglioramento delle
condizioni economiche di partenza, ma una scelta praticamente ‘obbligata’ che
impone di produrre ricchezza altrove per salari da fame, e di cui le stesse
famiglie meridionali si trovano a sostenere i costi economici e sociali.
I Sud, allora, rischiano davvero di diventare soltanto dei luoghi di passaggio,
delle vetrine turistiche per qualche mese l’anno, oppure semplicemente di
sparire, schiacciati tra spopolamento e sfruttamento. Sicuramente non dei luoghi
dove immaginare di poter rimanere a vivere, e sicuramente non in maniera
dignitosa.
Contro questa traiettoria, non serve un modello di sviluppo imitativo. Non
bisogna rincorrere modelli industriali che hanno già prodotto devastazione
ambientale e sociale. Non ci serve la retorica dell’assistenzialismo, né
tantomeno l’idealizzazione di un’identità statica, l’idea di un Sud immobile e
rassegnato. Serve rompere con le rappresentazioni stereotipate e le lenti
coloniali per iniziare la costruzione di un’alternativa concreta e praticabile,
da contrapporre a ritmi e modelli imposti da un sistema di morte e devastazione.
Non esistono anticorpi ‘naturali’ al capitalismo: esistono il conflitto e
l’organizzazione.
Per discutere insieme di tutto questo, convochiamo un’assemblea meridionale a
Cosenza, per sabato 11 e domenica 12 aprile.
Questo appuntamento rappresenta la seconda tappa di un percorso collettivo
avviato nei mesi scorsi a Messina, sui fili della lotta contro il Ponte sullo
Stretto, dove abbiamo sancito la necessità di liberarci dalle retoriche
coloniali sul Sud.
Vogliamo dare continuità a quella posizione, allargando il fronte a tutte le
realtà delle regioni meridionali che ogni giorno si organizzano nei territori.
Vogliamo che sia uno spazio politico di confronto, proposta e riflessione,
capace di tenere insieme l’analisi critica e la necessità di tracciare percorsi
per forme di opposizione concreta.
Il Sud non è un problema da amministrare. È una forza collettiva che si
organizza.
Redazione Italia
#noponte Cemento e cambio climatico: l'#uragano devasta #Sicilia, #Calabria e
#Sardegna
L' uragano #Harry, esempio evidente di tropicalizzazione del clima, tra il 20 e
il 21 gennaio 2026 ha devastato le coste di Sicilia, Sardegna e Calabria
causando danni enormi, tra cui interi paesi sfollati, distruzione di
infrastrutture, chiusure di scuole uffici.
https://www.ondarossa.info/redazionali/2026/01/cemento-e-cambio-climatico-luragano
#noponte #messina Follow The Money: Finanţarea podului peste strâmtoarea
Messina, vulnerabilă la infiltrarea Mafiei #mafia
Proiectul colosal al podului peste Strâmtoarea Messina, prezentat de guvernul de
la Roma drept o investiţie strategică istorică menită să lege Sicilia de Italia
continentală şi să scoată sudul ţării din subdezvoltare
https://www.bursa.ro/follow-the-money-finantarea-podului-peste-stramtoarea-messina-vulnerabila-la-infiltrarea-mafiei-81221859?fbclid=IwY2xjawPauCdleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEexrl0k713Y0zks4pj4AHGcfLhn6ktGGasZyOFrjrsVH9yct7dQDbz3c8q1mI_aem_Gd7MvRh6f5ArW9vD06hslg
#noponte #messina #calabria Bridge to nowhere: Italy’s €13.5 billion
mega-project puts politics over people
Italy’s plan to build the world’s longest single-span suspension bridge linking
the mainland to S#icily is intended to revive its poorer regions and create
jobs. Yet it has been dogged by public opposition and legal setbacks.
https://www.ftm.eu/articles/italy-strait-of-messina-bridge-mega-project-puts-politics-over-people?fbclid=IwY2xjawPVsGhleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETBmWjlBYUUxUWlFZ2FvSnNuc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHon3pP4jwONB4x3TklJDZn7IZ9Y3kVEwlumYfKc7qsE5S1kVmDvoYl_oS33__aem_WuccMNjaTk6XOft1BOiRIg
Una Schengen militare europea@0
Un mese dopo la presentazione della roadmap per una difesa UE a prova di
aggressioni esterne entro il 2030, la Commissione europea fa un salto di qualità
nella mobilità militare dell’Unione, che si scontra oggi con la realtà di 27
Stati nazionali che limitano gli attraversamenti di truppe e mezzi sui loro
territori. L’obiettivo è creare una ‘Schengen militare’ entro il 2027, perché –
come affermato dal commissario UE per la Difesa, Andrius Kubilius, prendendo in
prestito le parole di un generale statunitense – “la fanteria vince le
battaglie, la logistica vince le guerre”.
Che Bruxelles faccia sul serio, si evince dalle presenze dei commissari europei
alla presentazione del pacchetto sulla mobilità militare: oltre a Kubilius, la
vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, l’Alta rappresentante per gli Affari
esteri Kaja Kallas, il commissario per i Trasporti, Apostolos Tzitzikostas. Il
dato di partenza è inesorabile: alcuni Paesi membri “richiedono ancora un
preavviso di 45 giorni prima che le truppe di altri Paesi possano attraversare
il loro territorio per svolgere esercitazioni”, ha affermato Kallas.
Nel regolamento proposto dalla Commissione, l’obiettivo è ridurre i tempi
burocratici ad un massimo di tre giorni. Eliminando barriere normative e
semplificando le procedure doganali, Bruxelles vuole introdurre le prime norme
armonizzate a livello UE per i movimenti militari transfrontalieri. Alcuni
esempi pratici li ha indicati Tzitzikostas: “Semplificare le norme sul trasporto
di merci pericolose”, o ancora “consentire i movimenti militari nei fine
settimana e nei giorni festivi”.
Attraverso l‘istituzione di un quadro di emergenza poi, verrebbe dedicato
l’accesso prioritario alle infrastrutture agli apparati militari, e le procedure
per lo spostamento di contingenti potrebbero essere ulteriormente accelerate.
Sarebbe facoltà della Commissione, con l’approvazione degli Stati membri,
formalizzare le situazioni di emergenza.
Su un binario parallelo alla semplificazione delle normative, corre il
potenziamento delle infrastrutture. “Se un ponte non è in grado di sostenere un
carro armato da 60 tonnellate, se una pista è troppo corta per un aereo cargo,
abbiamo un problema”, ha sottolineato l’Alta rappresentante UE. Lo scheletro
esiste già, è l’infrastruttura della rete TEN-T. Su quella, la Commissione
europea ha identificato 4 principali corridoi militari e 500 punti nevralgici da
rafforzare. “Nella maggior parte dei casi – ha confermato Tzitzikostas – si
tratterà di potenziare le infrastrutture esistenti”. In un ottica dual use,
civile-militare, perché “nel 99,9 per cento dei casi” la rete servirà per
cittadini e merci”.
Un ruolo chiave nella rete TEN-T è stato assunto dall’Italia: quattro dei nove
corridoi attraversano lo stivale, il Baltico-Adriatico, lo
Scandinavia-Mediterraneo, il Reno-Alpi e il Mediterraneo. Dal punto di vista
geostrategico e militare è particolarmente rilevante il corridoio Mediterraneo
che collega i porti della penisola iberica con l’Ucraina, passando per il sud
della Francia, l’Italia settentrionale, la Slovenia e la Croazia.
Abbiamo contattato Fabrizio, del movimento no tav, per parlarci del TAV
all’interno della mobilità militare europea, come snodo del corridoio strategico
che unisce la penisola iberica all’Ucraina.
Abbiamo poi chiesto a una compagna antimilitarista genovese di parlarci del
progetto di ampliamento dei binari a Sampierdarena e del porto di Genova
all’interno della mobilità militare europea, nel corridoio Reno-mediterraneo.
Con una compagna di Messina abbiamo commentato l’inserimento del ponte sullo
stretto all’interno del corridoio TEN-T ‘Scandinavo-Mediterraneo’.
Citati nella puntata.
Il Tav all’interno dei corridoi di mobilità militare europea
Sulle ferrovie di Sampierdarena e del Porto di Genova
Sull’operazione Ipogeo