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Implementazione della Nature Restoration Law: serve un cambio di passo
L’Italia è ancora indietro nell’implementazione della Nature Restoration Law , anche se dall’ultimo mese qualche passo in avanti è stato fatto. Ora serve una forte accelerazione per un Piano nazionale a favore della natura e della sicurezza del territorio. Il 20 dicembre è stato reso pubblico il report di valutazione di medio termine sull’attuazione della Nature Restoration Law,  redatto dal coordinamento delle associazioni Europee #RestoreNature a cui hanno contribuito per l’Italia Lipu, Pro Natura e WWF Italia, e scaricabile alla pagina https://www.restorenature.eu/en/our-work-past-actions/towards-restoring-nature-in-europe. La Nature Restoration Law è uno strumento fondamentale per invertire i processi di degradazione dell’ambiente naturale, che stanno ponendo in grave pericolo la funzionalità degli ecosistemi e la conservazione della biodiversità. I Piani Nazionali di Ripristino hanno lo scopo di mettere in pratica, a livello di ogni singolo Stato, i contenuti del regolamento, rendendo di fatto realtà i suoi contenuti. Il report ha fotografato lo stato di avanzamento della redazione dei Piani Nazionali di Ripristino di 23 Stati membri ad oltre un anno dall’entrata in vigore del regolamento, ossia ad ottobre 2025. L’analisi comparata dei piani ha preso in esame i progressi compiuti per quattro requisiti essenziali per garantire la credibilità dei Piani, ossia: Base scientifica (utilizzo delle migliori conoscenze e dei migliori dati disponibili), Ambizione (visione e portata), Inclusività (partecipazione e trasparenza) ed Empowerment (sostegno politico, coordinamento e risorse). Il livello di implementazione a livello europeo appare abbastanza disomogeneo, con diversi Paesi all’avanguardia che stanno redigendo piani nazionali di ripristino tempestivi e credibili, ma il quadro generale appare ad oggi ancora insufficiente per raggiungere gli obiettivi vincolanti previsti dalla legge. L’Italia appare come uno dei fanalini di coda in questo processo, essendo, a ottobre 2025, data della raccolta delle informazioni, ancora alle prese con la definizione della Governance. Lipu, Pro Natura e WWF Italia riconoscono che dallo scorso ottobre alcuni segnali fanno sperare in un cambio di passo, come ad esempio la pubblicazione di una pagina web dedicata al regolamento sul sito del Ministero dell’Ambiente e la dichiarazione di un’imminente consultazione dei portatori di interesse. Nonostante l’inizio dei tavoli di lavoro a livello tecnico e alla supervisione scientifica di Ispra, il nostro Paese è in estremo e ingiustificato ritardo avendo a disposizione ora meno di un anno (la deadline è settembre 2026) per presentare la bozza di piano alla Commissione Europa. Un Piano Nazionale di Ripristino ambizioso, fondato su solide evidenze scientifiche e costruito attraverso il coinvolgimento attivo di tutti gli attori istituzionali, economici e sociali, può diventare un vero e proprio pilastro strategico per il futuro del Paese. Oltre a contrastare la perdita di biodiversità, esso offre l’opportunità di rafforzare la sicurezza del territorio, riducendo i rischi idrogeologici, aumentando la resilienza agli eventi climatici estremi e mitigando gli effetti sempre più frequenti di siccità e alluvioni. Investire nel ripristino degli ecosistemi significa quindi proteggere i cittadini, tutelare le risorse naturali e costruire un modello di sviluppo più sicuro, resiliente e sostenibile per le generazioni presenti e future. Per questo è necessario rafforzare gli sforzi comuni perché siano intraprese una serie di azioni prioritarie per tradurre la legge sul ripristino della natura in azioni efficaci e tempestive, partendo da un reale sostegno e un maggiore coinvolgimento politico delle parti interessate, ottenibili soprattutto aumentando la consapevolezza e il sostegno dell’opinione pubblica nei confronti del ripristino della natura. Il sostegno e il controllo della Commissione Europea sono fondamentali per il raggiungimento di questi obiettivi. Parallelamente, è essenziale rafforzare le capacità e i finanziamenti degli Stati membri, compreso uno stanziamento aggiuntivo e mirato del ripristino nel prossimo bilancio dell’UE. “La legge sul ripristino della natura offre all’Europa una chiara via d’uscita dal collasso della natura e alle conseguenze dei cambiamenti climatici traghettando l’Europa verso la resilienza” concludono le associazioni. “Un’attuazione poco efficace non è un’opzione”. Redazione Italia
TAAF celebra il 21 novembre la Giornata nazionale degli alberi
Il 21 novembre si celebra la Giornata nazionale degli alberi. Come di consueto è l’occasione per attività di sensibilizzazione e informazione sul grande valore degli alberi. Il WWF, assieme al Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì, alle Guardie Ecologiche Volontarie e al Quartiere Foro Boario e San Benedetto parteciperà all’evento, organizzato dal Comune di Forlì, che si svolgerà, a partire dalle ore 9,30, nell’area verde comunale di via Gianna Nardi Spada, nel quartiere Foro Boario. L’iniziativa vedrà la partecipazione attiva degli alunni della scuola Bersani, protagonisti di una giornata di educazione ambientale e piantumazione alberi, per sottolineare l’importanza e il valore degli alberi nella tutela dell’ambiente urbano e nel miglioramento della qualità della vita. Un momento di condivisione e impegno civico per rafforzare il legame tra comunità e natura, promuovendo valori di sostenibilità e rispetto per il territorio. Gli alunni della scuola Bersani parteciperanno attivamente alla messa a dimora di nuove alberature, contribuendo così alla riqualificazione e al miglioramento dell’ambiente urbano. L’obiettivo è quello di sensibilizzare fin da giovani alla tutela del patrimonio arboreo e all’importanza degli alberi per la salute e il benessere dei cittadini. Le Guardie Ecologiche Volontarie, assieme al TAAF, saranno presenti per fornire supporto tecnico e guidare i partecipanti nell’attività di piantumazione spiegando il ruolo fondamentale degli alberi nella mitigazione del clima, nella protezione della biodiversità e nel miglioramento della qualità dell’aria in città. Il Comune di Forlì confermando il proprio impegno nella promozione di iniziative di educazione ambientale (MAUSE) e con l’Unità manutenzione verde, si fa promotore di azioni concrete per la cura del verde pubblico, riconoscendo come gli spazi verdi urbani siano cruciali per il benessere dei cittadini. L’evento è aperto a tutta la cittadinanza, che è invitata a partecipare per sostenere un futuro più verde e responsabile. Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì WWF Forlì-Cesena Redazione Romagna
Fotovoltaico a Forlì: il TAAF difende i Terreni Agricoli
Al Ronco, una frazione di Forlì, è in corso un acceso dibattito sull’installazione di un maxi-impianto fotovoltaico a terra. Si parla di ricoprire una superfice di quattordici ettari, corrispondenti a circa 20 campi da calcio, nei pressi dell’aeroporto. Anche se la trasformazione verso le fonti energetiche rinnovabili è un dato imprescindibile per la lotta ai cambiamenti climatici, il Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì (TAAF) vuole evidenziare che l’installazione di un complesso così grande a terra su terreni agricoli esula dai sani principi di transizione ecologica che si vogliono attuare: i terreni coinvolti sono risorse preziose destinate alla coltivazione di ortaggi e frutteti, elementi chiave per l’economia locale, per la salvaguardia della biodiversità e del paesaggio. Ricoprire in questo modo i suoli significa sottrarre spazio per un equilibrio ecosistemico togliendo habitat a numerose specie di piante, insetti e uccelli e a impedire la produzione di prodotti genuini a chilometro zero per la comunità. Il TAAF insiste quindi sulla necessità di valutare con attenzione ogni progetto di fotovoltaico a terra, rispettando i principi della minimizzazione degli impatti sull’ambiente, sul territorio, sul patrimonio culturale e sul paesaggio, privilegiando impianti che sfruttino superfici già compromesse o marginali (discariche o zone limitrofe alle autostrade), le cave dismesse, oppure coperture dei capannoni industriali o commerciali, i tetti delle scuole, dei parcheggi, degli ospedali e delle case, piuttosto che terreni fertili destinati da generazioni all’agricoltura. La sfida è quella di conciliare la produzione di energia pulita con la tutela del suolo e della biodiversità, evitando che la transizione energetica diventi causa involontaria di degrado ambientale e di speculazione. L’impianto fotovoltaico a terra sarebbe vietato dal D.L. 63/2024. Tale decreto purtroppo presenta delle deroghe sottraendo dal divieto le aree classificate agricole, racchiuse in un perimetro i cui punti distino non più di 500 metri da zone a destinazione industriale, artigianale e commerciale, come accade, così sembra, nella zona del progetto. Il TAAF, nonostante le deroghe del decreto, suggerisce al Comune, che comunque deve rilasciare permessi, in modo particolare per un impianto di ben 14 ettari, di intervenire per dettare regole per una gestione più sostenibile del proprio territorio e chiedere ai proprietari di ridurre notevolmente la parte del fotovoltaico a terra, lasciandolo all’agricoltura, e di trasformare l’altra parte in Agrivoltaico, sicuramente più sostenibile. Ci chiediamo, inoltre, se la Comunità limitrofa, “offesa” dal probabile maxi impianto avrà un beneficio di risparmio energetico come compensazione del danno provocato. In ogni modo la discussione al Ronco assume un grande valore simbolico, per l’amministrazione comunale e per le altre realtà forlivesi, chiamate a fare scelte consapevoli e bilanciate tra sviluppo sostenibile e salvaguardia del patrimonio agricolo e naturale. WWF Forlì-Cesena Redazione Romagna