Ambiente Europa 2025: il profilo dell’Italia tra progressi e ritardi
Ogni cinque anni, come previsto dal suo regolamento istitutivo, l’Agenzia
europea dell’ambiente (AEA) pubblica un rapporto sullo stato dell’ambiente nel
vecchio continente. “Ambiente Europa 2025″ è il settimo rapporto sullo stato
dell’ambiente pubblicato dall’AEA dal 1995 ed è stato elaborato in stretta
collaborazione con la Rete europea d’informazione e di osservazione ambientale
(Eionet) dell’AEA, composta da esperti e scienziati di spicco nel campo
ambientale, provenienti dai 32 Paesi membri dell’AEA e dai sei Paesi cooperanti.
Qual è il profilo del nostro Paese che emerge dal Rapporto?
L’Italia sta compiendo passi significativi verso la sostenibilità, ma deve
affrontare numerose sfide. Il nostro Paese eccelle nell’agricoltura biologica e
per le aree protette, che coprono il 21,7% del territorio, tuttavia deve
aumentare questa quota per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo UE del
30% entro il 2030. Le emissioni di gas serra (GHG) sono diminuite dal 2005, ma
sono necessarie ulteriori riduzioni per raggiungere gli obiettivi UE. Quanto
alle energie rinnovabili, l’Italia ha superato l’obiettivo del 2020 e punta a
raggiungere il 38,7% di utilizzo di energia rinnovabile entro il 2030. Sebbene
il consumo di energia sia diminuito, il tasso di riduzione deve però essere
raddoppiato per raggiungere gli obiettivi futuri. Le perdite economiche legate
al clima sono invece in aumento, evidenziando la necessità di solide strategie
di adattamento. E anche la gestione dei rifiuti e le pratiche di economia
circolare richiedono miglioramenti.
Particolare preoccupazione viene evidenziata a proposito del consumo di suolo,
che continua a essere un problema critico: dal 2006, oltre 120.000 ettari sono
stati impermeabilizzati, il 40% dei quali concentrato nelle regioni
settentrionali, esercitando una pressione significativa sugli ecosistemi. Dal
punto di vista climatico, le emissioni di gas serra sono diminuite del 20% negli
ultimi 30 anni. Tuttavia, le proiezioni per il 2030 indicano che le emissioni
del settore ESR potrebbero diminuire solo del 41% rispetto ai livelli del 2005,
non raggiungendo l’obiettivo del 43,7%. Allo stesso tempo, le energie
rinnovabili, sebbene in crescita, richiedono una significativa accelerazione
negli sforzi per raddoppiare la loro quota e raggiungere il 38,7% entro il 2030.
La qualità dell’aria rimane una sfida: i decessi prematuri attribuibili al PM2,5
sono diminuiti del 32%, ma il tasso deve diminuire ulteriormente per allinearsi
al piano UE per l’inquinamento zero.
La gestione delle risorse idriche mostra segnali incoraggianti: tra il 2016 e il
2021, il numero di corpi idrici in buono stato chimico è aumentato, mentre il
numero di corpi idrici non classificati è diminuito rispetto ai livelli del
2010-2015. Tuttavia, la biodiversità acquatica continua a essere minacciata
dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici. Infine, le perdite economiche
dovute a eventi climatici estremi sono in aumento, sottolineando la necessità di
un adattamento strutturale. Nonostante i progressi compiuti, la transizione
ecologica dell’Italia richiede un approccio più forte e integrato per affrontare
sistematicamente le sfide ambientali e climatiche.
Il Rapporto dedica particolare attenzione alle sfide socioeconomiche che il
nostro Paese ha di fronte. “L’Italia si trova ad affrontare sfide
socioeconomiche, tra cui un crescente divario economico generazionale, una
scarsa mobilità sociale e una significativa povertà energetica, che colpiscono
milioni di famiglie. Più una persona è giovane, più è probabile che si trovi in
difficoltà; questo è il risultato di una stagnazione salariale trentennale. In
un contesto di mobilità sociale piuttosto scarsa, l’insicurezza economica e i
ritardi nelle prestazioni di welfare rendono le persone più a rischio di povertà
ed esclusione sociale. La povertà energetica delle famiglie (definita come
difficoltà nell’acquistare il paniere minimo di beni e servizi energetici)
colpisce il 7,7% delle famiglie e il 9,5% delle famiglie non è in grado di
riscaldare adeguatamente la propria casa . I redditi sono inoltre meno
distribuiti rispetto alla media UE-27”.
Per quanto riguarda l’Europa nel suo complesso, il Rapporto evidenzia come siano
stati compiuti progressi significativi nella riduzione delle emissioni di gas
serra e dell’inquinamento atmosferico, ma anche come lo stato generale
dell’ambiente continui a non essere buono, soprattutto per quanto riguarda la
natura, che continua a subire degrado, sfruttamento eccessivo e perdita di
biodiversità. Anche gli effetti dell’accelerazione dei cambiamenti climatici
sono una problematica urgente. Le prospettive per la maggior parte delle
tendenze ambientali sono preoccupanti e comportano gravi rischi per la
prosperità economica, la sicurezza e la qualità della vita in Europa. Il
Rapporto sottolinea che cambiamenti climatici e degrado ambientale rappresentano
una minaccia diretta per la competitività dell’Europa, dipendente dalle risorse
naturali. Il documento evidenzia inoltre che il conseguimento della neutralità
climatica entro il 2050 dipende anche da una migliore e più responsabile
gestione del suolo, dell’acqua e di altre risorse.
Protezione delle risorse naturali, mitigazione e adattamento ai cambiamenti
climatici, insieme alla riduzione dell’inquinamento rafforzeranno la resilienza
delle funzioni sociali vitali che dipendono dalla natura, quali la sicurezza
alimentare, l’acqua potabile e le difese contro le inondazioni.
Qui per approfondire: https://www.eea.europa.eu/en/europe-environment-2025.
Giovanni Caprio