Rizzo, Legrenzi / Intelligenza Artificiale: amica o nemica?
La cosiddetta Intelligenza Artificiale è tra gli argomenti più dibattuti nella
riflessione pubblica del nostro tempo. Libri, giornali e riviste, social e la
Rete, chiacchiere da bar: l’infosfera in cui siamo immersi brulica di
discussioni sul tema, dividendo chi vi si dedica, come sempre accade, in due
gruppi: gli apocalittici e gli integrati. In questo mare fluttuante, un volume
apparso di recente prova a mettere dei punti fermi, a trarre delle conclusioni,
per quanto sempre in divenire: Pensare con l’Intelligenza Artificiale.
Un’alleata possibile, edito da il Mulino ed opera di due rinomati studiosi di
psicologia e scienze cognitive, Antonio Rizzo e Paolo Legrenzi.
Aperto da una corposa introduzione, il saggio si compone di due parti: nella
prima, “Una storia dell’Intelligenza Artificiale”, si dà contezza delle origini
e degli sviluppi dei concetti matematici e cibernetici poi concretizzati negli
strumenti informatici e tecnologici odierni. Sono pagine affascinanti, che
ripercorrono un’avventura intellettuale e scientifica tra le più alte
dell’ingegno umano, con i loro pionieri, da Alan Turing a Warren McCulloch e
Walter Pitts, da John von Neumann a Frank Rosenblatt, da Funihiko Fukushima a
Yann LeCun, e parecchi altri. Vi si narra, tra l’altro, delle conoscenze sul
sistema nervoso biologico, delle reti neurali, di computer vision e dei Large
Language Models. La seconda parte si sofferma sulle possibili applicazioni della
“Intelligenza aumentata”, cioè della sinergia tra intelligenza umana e
artificiale, in particolare in tre settori: la didattica, la medicina,
l’industria. È il cuore dello studio, che mette sul piatto le straordinarie
possibilità di ampliamenti cognitivi resi possibili da questa interazione. Non
mancano grafici esplicativi – giovevoli, poiché alcuni concetti possono
risultare di non semplice comprensione –, “spunti di approfondimento” per chi
volesse ampliare le conoscenze sull’argomento, un utile glossario e una puntuale
bibliografia.
Il libro è rivolto a un pubblico ampio e, per quanto possibile, prova a rendere
accessibili temi complessi evitando eccessivi tecnicismi. Il suo scopo è
proporre una riflessione sul rapporto tra intelligenza umana e artificiale,
partendo da un assunto euristico ripetutamente sottolineato nel corso
dell’esposizione: più che stabilire se l’IA possa superare l’uomo nella facoltà
del pensiero, bisogna esplorare i vantaggi che l’umanità può trarre da questa
tecnologia, integrandola nei processi cognitivi e dialogici che caratterizzano
la specie umana.
Le linee su cui si sviluppa il discorso sono il ruolo del linguaggio e il
dialogo come metodo conoscitivo, due strumenti fondamentali per la trasmissione
e la creazione del sapere; gli autori evidenziano come l’umanità abbia il destro
di estendere le proprie capacità cognitive attraverso l’interazione con l’IA,
intessendo con essa un vero e proprio dialogo: una “collaborazione tra mente
umana e sistemi artificiali che diventa uno strumento di esplorazione” del reale
– un passo enorme per la storia evolutiva della nostra specie. Non si tratta,
ripetono a piè sospinto, di sostituire l’intelligenza umana, ma di arricchirla
con la cosiddetta Intelligenza Artificiale generativa, considerandola un
“alleato cognitivo”, sfruttandone la natura dialogica per appunto generare nuova
conoscenza e affrontare le sfide complesse che ci attendono. Siamo dunque
nell’ambito del dibattito sulla possibilità di una sinergia tra uomo e macchina,
un approccio che valorizza la dimensione relazionale e collaborativa, piuttosto
che competitiva. Ad ogni modo, Rizzo e Legrenzi non forniscono risposte
definitive – se pur ve ne fossero; il loro è piuttosto un invito a interrogarsi
sul potenziale trasformativo dell’IA, sulla sua capacità di influenzare il
nostro modo di conoscere, apprendere e pensare, e più che soffermarsi sulle
sfide ingegneristiche e tecnologiche, privilegiano una prospettiva filosofica,
psicologica e cognitiva.
Al netto di tutto quello che si può apprendere sull’argomento (e non è certo
poco), in questo lavoro dal deciso sapore positivistico, impregnato di una
visione ottimistica sull’alleanza uomo-macchina, si segnala l’assenza di un tema
centrale nel dibattito in corso sulle implicazioni della IA: i rischi etici,
sociali e politici che l’integrazione tra essa e l’umano comporta. Non sono
certo casuali gli allarmi lanciati da alcuni creatori dell’Intelligenza
Artificiale (si pensi a Geoffrey Hinton, noto come “il padre dell’IA”), e
questioni come la privacy, la disuguaglianza digitale o il controllo
algoritmico, fondamentali per il nostro futuro di individui liberi, sono qui
appena accennate.
In conclusione, si ha tra le mani un libro stimolante, pensato con una
prospettiva filosofica aperta, il cui maggior merito risiede nell’approccio
dialogico, nella valorizzazione delle scienze cognitive e della collaborazione
tra uomo e macchina. Tuttavia, ad esso andrebbero affiancate altre letture
sull’argomento, affrontato da prospettive diverse – ad esempio, L’intelligenza
artificiale. Una guida per esseri umani pensanti, di Melanie Mitchell. Ne
varrebbe la pena: in ballo c’è il nostro futuro.
L'articolo Rizzo, Legrenzi / Intelligenza Artificiale: amica o nemica? proviene
da Pulp Magazine.