Cessate il fuoco a Gaza passo positivo, ma ora si deve costruire la Pace
Finalmente dopo due anni di bombardamenti, distruzioni e dolore senza fine, il
Governo Israeliano e Hamas (a seguito della pressione degli Stati Uniti e della
mediazione di Qatar, Egitto, Turchia) hanno firmato il “cessate il fuoco” a
Gaza. È un passo che accogliamo con sincera speranza e sollievo, perché fermare
le armi è sempre, di per sé, una buona notizia. Ma proprio per questo, non
possiamo permetterci ingenuamente di trasformare prima del tempo una fragile
tregua in un trionfo: non siamo ancora di fronte ad una vera Pace, e non ci
arriveremo finché non saranno garantiti i diritti fondamentali e la sovranità
del popolo palestinese.
Il “cessate il fuoco” (con la liberazione di ostaggi e prigionieri)
concretizza un accordo fondamentale sul piano umanitario, ma non risolvono
nessuna delle cause che hanno scatenato tanta violenza, distruzione e morte. Ma
non può essere considerato un “piano di Pace”. Le bombe si devono fermare, ma
insieme devono aprirsi i corridoi umanitari, garantire l’accesso agli aiuti
medici, alimentari, idrici, farmaceutici, con la ripresa di tutti i servizi
essenziali. Gaza è ormai rasa al suolo: ospedali distrutti, strade sventrate,
infrastrutture azzerate, intere comunità in frantumi. La ricostruzione non può
riguardare soltanto i muri e gli edifici ma deve mettere al centro sopratutto la
dignità, la partecipazione, lo spazio politico, il rilancio del tessuto sociale
ed economico della comunità palestinese.
E non possiamo dimenticare chi ha deciso e fatto continuare per mesi questi
conflitto sanguinoso: non può esserci pace senza giustizia, chi ha
responsabilità per i crimini di guerra deve essere giudicato; non può esserci
pace e sicurezza comune senza il pieno riconoscimento del diritto del popolo
palestinese ad avere un proprio Stato, libero ed indipendente; non può esserci
pace se Israele non si ritirerà dai territori occupati illegalmente dal 1967;
non potrà esserci pace se non si risolverà la questione dei profughi
palestinesi. E non ci sarà Pace se la comunità internazionale, gli stati membri
delle Nazioni Unite non si impegneranno concretamente per rispettare e far
rispettare il diritto internazionale senza più usare doppi standard, girarsi
dall’altra parte o imporre la legge del più forte.
Oggi ci uniamo alle manifestazioni di gioia e di speranza per questo accordo
ma diciamo con forza: non basta fermare le armi, occorre costruire Pace che può
derivare solo da un percorso di giustizia che coinvolga direttamente le due
popolazioni ed i loro legittimi rappresentanti, e sia sotto l’egida delle
Nazioni Unite e del diritto internazionale.
Ribadiamo quindi la necessità di un impegno collettivo, internazionale che
preveda:
* Una conferenza internazionale di pace per il Medio Oriente sotto egida delle
Nazioni Unite per ristabilire il primato del diritto internazionale che ponga
fine alla violenza, al colonialismo, alle guerre e ponga le basi per pace,
diritti, libertà, sicurezza comune rispetto per tutte le comunità e
religioni.
* Una pace giusta e duratura tra palestinesi ed israeliani, costruita a partire
dal ritiro immediato di Israele dalla Cisgiordania, il riconoscimento dello
Stato palestinese con i confini precedenti al 6 giugno, con Gerusalemme Est
come capitale condivisa, continuità territoriale con la Striscia di Gaza ed
affrontare la questione del riconoscimento del diritto al ritorno dei
rifugiati secondo formule da negoziare tra le parti.
* La sospensione degli accordi commerciali, il blocco della vendita e
dell’acquisto di armi e di sistemi di sicurezza con Israele, sino a quando
non sarà rispettato il diritto internazionale, il ritiro dell’occupazione
della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.
* Protagonismo, dialogo, rispetto, riconoscimento delle due ragioni tra le
popolazioni palestinese ed israeliana, per ricostruire quella fiducia e
quella cooperazione indispensabile per la convivenza.
* La ricostruzione ed il futuro di Gaza non può prescindere da questa
architettura politica.
Questo è quello che chiediamo alle istituzioni, questo è ciò che continueremo a
fare come società civile, mobilitando le piazze, continuando a sostenere le
missioni umanitarie nonviolente, insieme a quella eccezionale ondata di impegno
e di solidarietà dimostrata da giovani, studenti, cittadine e cittadini,
lavoratori e lavoratrici in ogni città italiana, europea e del mondo.
Rete Italiana Pace e Disarmo