Un’alternativa decolonizzata al piano di pace Trump per Gaza
di Jeffrey Sachs e Sybil Fares,
Al Jazeera, 8 ottobre 2025.
Solo un piano decolonizzato incentrato sulla sovranità palestinese può portare
una pace duratura a Gaza.
Il fumo sale sopra la Striscia di Gaza dopo un bombardamento israeliano, il 7
ottobre 2025, visto dal sud di Israele [Amir Levy/Getty Images]
Il piano di pace in 20 punti per Gaza del presidente degli Stati Uniti Donald
Trump offre alcune proposte costruttive sugli ostaggi, gli aiuti umanitari e la
ricostruzione. Tuttavia, è viziato da un inconfondibile quadro coloniale: Gaza
sarebbe supervisionata dallo stesso Trump, con l’ex primo ministro britannico
Tony Blair e altri outsider nel ruolo di amministratori fiduciari del governo
palestinese, mentre la creazione di uno stato palestinese sarebbe rinviata a
tempo indeterminato.
Questa logica non è nuova. Ripete l’approccio anglo-americano alla Palestina che
dura da un secolo, a partire dal Trattato di Versailles del 1919, quando il
Regno Unito acquisì il mandato sulla Palestina, e poi con i successivi
interventi diretti e indiretti degli Stati Uniti nella regione dal 1945 in poi.
Un vero piano di pace deve eliminare l’impalcatura coloniale. Deve ripristinare
la sovranità palestinese affrontando la questione centrale: la statualità
palestinese. Il piano deve rafforzare l’Autorità Palestinese (AP) stabilendo che
essa detiene il governo fin dall’inizio, che la pianificazione economica è
esclusivamente nelle mani palestinesi, che nessun “viceré” esterno interviene e
che viene fissato un calendario chiaro e breve per il ritiro israeliano e la
piena sovranità palestinese entro l’inizio del 2026.
Quella che segue è un’alternativa veramente decolonizzata, un piano che si basa
su questi principi. Mantiene gli elementi pratici della proposta di Trump, ma ne
elimina le basi coloniali. Mette i palestinesi, e non i “tutori” stranieri, al
centro del governo e della ricostruzione. Fondamentalmente, è in linea con il
diritto internazionale, compresa la sentenza del 2024 della Corte Internazionale
di Giustizia, la recente risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite
(UNGA) e il riconoscimento della Palestina da parte di 157 paesi in tutto il
mondo.
Questo piano rivisto conserva gli elementi fondamentali di Trump relativi al
rilascio degli ostaggi, alla fine dei combattimenti, al ritiro dell’esercito
israeliano, agli aiuti umanitari di emergenza e alla ricostruzione della
Palestina devastata dalla guerra, eliminando al contempo il linguaggio e il
bagaglio coloniale. I lettori possono confrontare questa versione punto per
punto con il piano originale di Trump disponibile qui.
Il piano rivisto in 20 punti: il piano di Trump senza vincoli coloniali
1. La Palestina e Israele saranno paesi liberi dal terrorismo che non
rappresentano una minaccia per i loro vicini.
2. La Palestina sarà ricostruita a beneficio dei palestinesi, che hanno sofferto
più che abbastanza.
3. Se entrambe le parti accetteranno questa proposta, la guerra finirà
immediatamente. Le forze israeliane si ritireranno sulla linea concordata per
prepararsi al rilascio degli ostaggi. Tutte le operazioni militari cesseranno.
4. Entro 72 ore dall’accettazione pubblica di questo accordo da parte di
entrambe le parti, tutti gli ostaggi, vivi e deceduti, saranno restituiti.
5. Una volta rilasciati tutti gli ostaggi, Israele rilascerà i prigionieri
condannati all’ergastolo e i palestinesi detenuti dopo il 7 ottobre 2023.
6. Una volta restituiti tutti gli ostaggi, i membri di Hamas che si impegneranno
a coesistere pacificamente e a consegnare le armi saranno amnistiati. Ai membri
di Hamas che desiderano lasciare Gaza sarà garantito un passaggio sicuro verso i
paesi di accoglienza.
7. Una volta accettato questo accordo, saranno immediatamente inviati aiuti
completi nella Striscia di Gaza. Come minimo, le quantità di aiuti saranno
coerenti con quanto previsto dall’accordo del 19 gennaio 2025 in materia di
aiuti umanitari, compreso il ripristino delle infrastrutture (acqua,
elettricità, fognature), il ripristino di ospedali e panifici e l’ingresso delle
attrezzature necessarie per rimuovere le macerie e aprire le strade.
8. L’ingresso degli aiuti e la loro distribuzione nella Striscia di Gaza
avverranno senza interferenze da parte delle due parti, attraverso l’ONU e le
sue agenzie, la Mezzaluna Rossa e altre istituzioni internazionali non associate
in alcun modo a nessuna delle due parti. L’apertura del valico di Rafah in
entrambe le direzioni sarà soggetta allo stesso meccanismo attuato nell’ambito
dell’accordo del 19 gennaio 2025.
9. La Palestina, e Gaza come parte integrante di essa, saranno governate
dall’Autorità Palestinese. I consulenti internazionali potranno sostenere questo
sforzo, ma la sovranità spetta ai palestinesi.
10. L’Autorità Palestinese, con il sostegno di un gruppo di esperti della
regione araba e di esperti esterni scelti dai palestinesi, elaborerà un piano di
ricostruzione e sviluppo. Potranno essere prese in considerazione proposte
esterne, ma la pianificazione economica sarà guidata dagli arabi.
11. I palestinesi potranno istituire una zona economica speciale, con tariffe e
tassi di accesso negoziati dalla Palestina e dai paesi partner.
12. Nessuno sarà costretto a lasciare il territorio sovrano palestinese. Coloro
che desiderano andarsene potranno farlo liberamente e tornare liberamente.
13. Hamas e le altre fazioni non avranno alcun ruolo nel governo. Tutte le
infrastrutture militari e terroristiche saranno smantellate e dismesse, sotto la
verifica di osservatori indipendenti.
14. I partner regionali garantiranno che Hamas e le altre fazioni rispettino gli
accordi, assicurando che Gaza non rappresenti una minaccia per i paesi vicini o
per il proprio popolo.
15. I partner arabi e internazionali, su invito della Palestina, schiereranno
una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF) temporanea a partire dal 1°
novembre 2025, per sostenere e addestrare le forze di sicurezza palestinesi, in
consultazione con l’Egitto e la Giordania. L’ISF garantirà la sicurezza dei
confini, proteggerà la popolazione e faciliterà il rapido movimento delle merci
per ricostruire la Palestina.
16. Israele non occuperà né annetterà Gaza o la Cisgiordania. Le forze
israeliane si ritireranno completamente dal territorio palestinese occupato
entro il 31 dicembre 2025, quando l’ISF e le forze di sicurezza palestinesi
avranno stabilito il controllo.
17. Se Hamas ritarderà o rifiuterà la proposta, gli aiuti e la ricostruzione
procederanno nelle aree sotto l’autorità dell’ISF e dell’Autorità Palestinese.
18. Sarà avviato un processo di dialogo interreligioso per promuovere la
tolleranza e la coesistenza pacifica tra palestinesi e israeliani.
19. Lo Stato di Palestina governerà il suo territorio sovrano a partire dal 1°
gennaio 2026, in linea con la risoluzione del 12 settembre dell’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite e il parere consultivo del 2024 della Corte
Internazionale di Giustizia.
20. Gli Stati Uniti riconosceranno immediatamente lo stato sovrano di Palestina,
con status di membro permanente dell’ONU, come nazione pacifica che convive
fianco a fianco con lo Stato di Israele.
In che modo il nostro piano differisce da quello di Trump
In breve, il piano rivisto in 20 punti non è radicalmente diverso da quello di
Trump nella forma. Mantiene le disposizioni relative alla smilitarizzazione,
agli aiuti umanitari, alla ricostruzione economica e al dialogo interreligioso.
La differenza principale riguarda la sovranità e la statualità palestinese.
Sovranità e statualità palestinese: la versione di Trump rinviava la statualità
palestinese a un futuro indefinito, subordinato alle riforme e all’approvazione
esterna. Il piano decolonizzato fissa date precise: Israele si ritira entro il
1° novembre 2025 e la Palestina assume la piena sovranità entro il 1° gennaio
2026, 126 anni dopo il Trattato di Versailles.
Rimozione della supervisione coloniale: la proposta di Trump ha creato un
“Consiglio di Pace” presieduto dallo stesso Trump, con Blair come membro di
spicco. Il piano decolonizzato elimina questo aspetto, riconoscendo che i
palestinesi non hanno bisogno di viceré stranieri. La governance spetta ai
palestinesi fin dal primo giorno.
Sovranità economica: il piano di Trump ha annunciato un “Piano Trump di Sviluppo
Economico” per ricostruire Gaza. Il piano decolonizzato lascia la pianificazione
economica ai palestinesi, supportati da esperti arabi, con proposte esterne
prese in considerazione solo a discrezione dei palestinesi.
Fine dell’amministrazione fiduciaria anglo-americana: Trump ha designato gli
Stati Uniti come garante e arbitro del futuro palestinese, con il sostegno del
Regno Unito. Il piano decolonizzato pone esplicitamente fine a questo modello
centenario, affermando la leadership palestinese e araba.
Per più di un secolo, i palestinesi sono stati sottoposti al controllo coloniale
esterno: il Mandato Britannico, il dominio diplomatico degli Stati Uniti,
l’occupazione israeliana e periodici schemi di amministrazione fiduciaria, come
nel nuovo piano di Trump. Dalla Dichiarazione Balfour a Versailles, da Oslo al
“Consiglio di Pace” di Trump, i palestinesi non sono stati trattati come attori
sovrani. Questo nostro piano corregge tale situazione e riconosce che il popolo
palestinese è una nazione di enormi talenti, con esperti altamente istruiti e
capaci. Non hanno bisogno di tutela. Hanno bisogno di sovranità.
Il nostro piano rivisto afferma che i palestinesi, attraverso la propria
autorità, devono finalmente e definitivamente governarsi da soli, fare le
proprie scelte economiche e tracciare il proprio destino. Gli attori
internazionali possono consigliarli e sostenerli, ma non devono imporre la loro
volontà. Il ritiro di Israele e il riconoscimento della sovranità della
Palestina devono essere traguardi fissi e non negoziabili.
Un vero piano di pace deve essere in linea con il diritto internazionale,
comprese le sentenze inequivocabili della Corte Internazionale di Giustizia e le
risoluzioni delle Nazioni Unite. Un vero piano di pace deve essere in linea con
la volontà schiacciante della comunità globale che sostiene l’attuazione della
soluzione dei due stati. Tutte le parti coinvolte nel piano di pace dovrebbero
sottoscrivere questo quadro. Questo è il momento dell’onestà, della
determinazione globale e della chiarezza morale. Solo misure concrete che
attuino la sovranità e la statualità palestinese porteranno a una pace duratura.
Jeffrey Sachs è professore universitario e direttore del Centro per lo sviluppo
sostenibile della Columbia University. È anche presidente della Rete delle
Nazioni Unite per le soluzioni di sviluppo sostenibile e commissario della
Commissione delle Nazioni Unite per lo sviluppo della banda larga.
Sybil Fares è consulente per il Medio Oriente e l’Africa della Rete delle
Nazioni Unite per le soluzioni di sviluppo sostenibile.
https://www.aljazeera.com/opinions/2025/10/8/a-decolonised-alternative-to-trumps-gaza-peace-plan
Traduzione a cura di AssopacePalestina
Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma
pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.