Meloni e il governo italiano denunciati per complicità in genocidio: cosa significa l’accusa alla CPI
di Francesca Moriero,
Fanpage, 8 ottobre 2025
Giorgia Meloni, Crosetto, Tajani e Cingolani sono stati denunciati alla Corte
Penale Internazionale per complicità in crimini contro l’umanità legati al
genocidio in corso a Gaza, con accuse che riguardano forniture militari e
mancata tutela di attiviste e attivisti. La denuncia si inserisce in un contesto
internazionale di crescenti pressioni legali contro Israele per gravi violazioni
dei diritti umani.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme ai ministri Antonio Tajani e
Guido Crosetto e a Roberto Cingolani, dal 2023 amministratore delegato di
Leonardo Spa, la principale azienda militare italiana, è stata formalmente
denunciata davanti alla Corte Penale Internazionale (CPI) con l’accusa di
complicità in genocidio e crimini contro l’umanità legati all’invasione
israeliana della Striscia di Gaza. La notizia è stata confermata dalla stessa
Meloni durante un’intervista televisiva, anche se senza rivelare i dettagli
della fonte ufficiale della denuncia. Fonti indipendenti, tuttavia, hanno
confermato che il documento è stato depositato dal gruppo Giuristi e Avvocati
per la Palestina, un collettivo che riunisce oltre 50 esperti legali, politici,
attori, docenti universitari e migliaia di cittadine e cittadini italiani.
Che cosa significa essere denunciati davanti alla Corte Penale Internazionale
La CPI, con sede all’Aia, è un tribunale internazionale permanente incaricato di
perseguire crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidi e crimini di
aggressione. Essere denunciati alla CPI non equivale automaticamente a un’accusa
formale, ma è l’inizio di un procedimento che può portare a un’indagine
preliminare, seguita eventualmente da un processo. Se l’indagine formale venisse
avviata, sostanzialmente, tutti i denunciati potrebbero essere sottoposti a
processi internazionali e, in casi estremi, a mandati di arresto.
L’eccezionalità del caso italiano sarebbe legata al fatto che coinvolge alti
esponenti di un governo democratico di un paese membro della CPI. Ma non
sarebbe, in realtà, il solo: simili denunce sono state presentate anche in paesi
come la Francia e in Australia: sia Macron che il primo ministro Thony Albanese
sono stati accusati di “complicità” nel genocidio di cui è accusato Israele.
Le accuse di complicità in genocidio e il ruolo del governo italiano
Il fulcro della denuncia è che il governo italiano, attraverso le sue decisioni
politiche e la stretta collaborazione militare con Israele, avrebbe contribuito
direttamente e indirettamente alla commissione di crimini gravi nella Striscia
di Gaza; le accuse includono la complicità in genocidio, crimini contro
l’umanità e crimini di guerra. Nel linguaggio del diritto internazionale, la
complicità non significa essere autori materiali dei crimini, ma facilitare o
sostenere la loro realizzazione tramite azioni politiche, militari o economiche.
Secondo gli avvocati firmatari, il governo italiano avrebbe continuato, anche
dopo l’inizio dell’invasione israeliana del 7 ottobre 2023, a fornire armi,
tecnologia e supporto militare a Israele. In particolare, è contestato il ruolo
di Leonardo Spa, accusata di mantenere forniture e assistenza tecnica che
avrebbero alimentato la macchina militare israeliana, impiegata in attacchi
contro civili palestinesi.
La Global Sumud Flotilla e la mancata tutela italiana
Un aspetto centrale della denuncia riguarda poi anche il mancato sostegno e la
mancata protezione da parte dell’Italia nei confronti della Global Sumud
Flotilla, la missione umanitaria indipendente composta da attiviste e attivisti
italiani e internazionali partita per portare aiuti a Gaza, con l’obiettivo di
rompere il blocco navale illegale israeliano e creare canali umanitari
permanenti e verificabili. La flottiglia, come è noto, è stata intercettata e
sequestrata illegalmente dalle forze militari israeliane in acque
internazionali, atto che è stato più volte definito “assimilabile alla
pirateria”; gli avvocati sostengono che il governo italiano non solo non abbia
protetto i suoi cittadini e attivisti coinvolti, ma abbia anche contribuito, con
la propria politica, a legittimare il blocco e la repressione israeliana. Questo
comportamento sarebbe però solo una parte di una strategia ben più ampia di
complicità nei crimini commessi nella Striscia di Gaza.
Le reazioni del governo italiano e il nodo delle esportazioni di armi
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la denuncia davanti alla
Corte Penale Internazionale (CPI) “un fatto senza precedenti” nella storia
internazionale, esprimendo “grande sorpresa” per il ricorso ad accuse così
pesanti e accusando alcuni gruppi di strumentalizzare politicamente la
questione. Il governo ha ripetutamente negato di aver fornito armi a Israele
dopo l’inizio del conflitto, sostenendo che tutte le esportazioni si riferiscano
a contratti stipulati prima del 7 ottobre 2023 e che siano state previste
garanzie sull’uso delle armi. Ma ammissioni ufficiali e numerose inchieste
giornalistiche hanno documentato come container contenenti materiale bellico
siano stati imbarcati, più volte, in porti italiani anche dopo l’inizio
dell’invasione militare israeliana, alimentando un acceso dibattito sulle
responsabilità italiane.
Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), un istituto
indipendente svedese specializzato nello studio dei conflitti armati, degli
armamenti e del controllo degli armamenti a livello globale, l’Italia è uno dei
pochi paesi europei che negli ultimi anni ha continuato a esportare armamenti di
rilievo verso Israele, inclusi elicotteri leggeri, cannoni navali e componenti
per aerei da combattimento F-35, cioè sistemi ampiamente impiegati nelle
operazioni militari israeliane nella Striscia.
La denuncia italiana si inserisce in un quadro di pressioni e iniziative legali
sempre più forti contro Israele: la CPI ha già emesso mandati di arresto per il
primo ministro Benjamin Netanyahu e per l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant
per crimini di guerra e contro l’umanità, mentre la Corte Internazionale di
Giustizia sta esaminando le varie cause per genocidio contro lo Stato israeliano
promosse da diversi paesi.
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