INDONESIA: 60 ANNI FA, GLI ECCIDI ANTICOMUNISTI DI SUHARTO CONTRO IL MOVIMENTO 30 SETTEMBRE E IL PKI (PARTAI KOMUNIS INDONESIA). INTERVISTA A GUIDO CRETA
“Il 1965, che sembrava poter essere il momento di maggior forza per il PKI
(Partai Komunis Indonesia, Partito comunista dell’Indonesia), al punto da far
temere al mondo occidentale la perdita definitiva dell’Indonesia al socialismo,
fu segnato invece dall’ultima, più tragica e definitiva sconfitta del PKI dopo
quelle del 1926 e del 1948. La notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre di quel
fatidico 1965, un gruppo di militari progressisti, autoproclamatosi “Movimento
30 settembre”, rapì sette generali dell’Alto comando dell’Esercito e,
successivamente, ne uccise sei, dichiarando di agire per proteggere il
presidente Sukarno e l’Indonesia stessa da un possibile colpo di stato militare
appoggiato dalla CIA. Questo maldestro tentativo di spostare gli equilibri della
politica indonesiana terminò nell’arco di ventiquattro ore con la sconfitta di
tale gruppo e con l’ascesa del generale Suharto che governerà il Paese fino al
1998. Nei giorni successivi lo stesso Suharto, appoggiato dalla frangia più
conservatrice dell’esercito e dalle forze religiose, oltre che dal mondo
occidentale, accuserà senza prova alcuna il PKI di essere il vero artefice del
golpe. In seguito a tale accusa si avvierà nell’arcipelago una vera e propria
caccia all’uomo che porterà all’uccisione di oltre cinquecentomila persone e
all’imprigionamento di diversi milioni di indonesiani, rei di essere membri o
simpatizzanti del PKI ma che nessuna parte avevano avuto nel presunto colpo di
stato…”.
Così Guido Creta, ricercatore in Storia contemporanea dell’Indonesia
all’Orientale di Napoli e docente a contratto in Asian History and Politics a La
Sapienza di Roma, in un articolo di pochi anni fa, ricostruiva i giorni –
esattamente 60 anni fa – di uno degli eccidi di massa più spaventosi, e
dimenticati, della storia non solo dell’Indonesia, quello subito dal PKI,
arrivato a essere il terzo più numeroso per iscritti dopo quelli nell’URSS e
nella Repubblica Popolare Cinese.
Il massacro del 1965 ha avuto effetti sulla storia indonesiana e dell’Asia per
decenni, con la repressione spietata che seguì i giorni a cavallo tra settembre
e ottobre 1965, influenzando ancora oggi la scena politica dell’Indonesia, Paese
da quasi 300 milioni di abitanti, dove la cappa di silenzio attorno ai massacri
dura tutt’ora, condizionando anche la politica indonesiana e in particolare i
movimenti sociali e politici di sinistra.
Su Radio Onda d’Urto l’intervista, a 60 anni dagli eccidi ai danni del PKI in
Indonesia, a Guido Creta, studioso di Indonesia e tra gli autori di un
interessante dossier, realizzato pochi anni fa (CLICCA QUI) dalla rivista online
“Machina” di DeriveApprodi. Ascolta o scarica