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Libano: si intensificano i bombardamenti da parte di Israele
Il Libano è nuovamente al centro degli attacchi da parte dell’esercito israeliano. Da mercoledì scorso i bombardamenti si sono intensificati a partire dal Sud del Paese con l’obiettivo di avanzare oltre la famosa linea gialla. Tra le città colpite vi è Tiro, sito importante dal punto di vista simbolico e storico. La strategia israeliana sembrerebbe essere quella di attaccare più forte nel momento in cui si trova in difficoltà, in particolare si fa riferimento ai droni messi in campo da Hezbollah, per quanto sia chiara la sproporzione di forze. Gli Usa pare avrebbero posto un limite su Beirut, nelle ore successive all’aggiornamento si registrano nuovi attacchi anche nella zona sud della capitale. Questa escalation va di pari passo con un pallido avvicinamento nelle trattative tra Usa e Iran dalle quali Israele è escluso. Aggiornamento da Agnese Stracquadanio, giornalista freelance in Libano.
Libano: si intensificano i bombardamenti da parte di Israele
Il Libano è nuovamente al centro degli attacchi da parte dell’esercito israeliano. Da mercoledì scorso i bombardamenti si sono intensificati a partire dal Sud del Paese con l’obiettivo di avanzare oltre la famosa linea gialla. Tra le città colpite vi è Tiro, sito importante dal punto di vista simbolico e storico. La strategia israeliana sembrerebbe essere quella di attaccare più forte nel momento in cui si trova in difficoltà, in particolare si fa riferimento ai droni messi in campo da Hezbollah, per quanto sia chiara la sproporzione di forze. Gli Usa pare avrebbero posto un limite su Beirut, nelle ore successive all’aggiornamento si registrano nuovi attacchi anche nella zona sud della capitale. Questa escalation va di pari passo con un pallido avvicinamento nelle trattative tra Usa e Iran dalle quali Israele è escluso. Aggiornamento da Agnese Stracquadanio, giornalista freelance in Libano.
May 29, 2026
Radio Blackout
Blackout Fest 2026
In molti cercano di rubare le briciole di energia che cadono dal nostro tavolo per appropriarsene, svuotando gli spazi che abitiamo, o rendendo costoso ed invivibile qualsiasi tempo. Per fortuna non abbiamo bisogno di approvazione per dirvi che vi aspettiamo quest’anno a Manituana dal 12 al 14 di giugno. Let’s face it: the scene out there is a joke. Everything is a product, everything is fake, and you can’t even hang out without being sold something.That’s why we’re still here, 34 years later, doing things our own way. We are the glitch in their system—unfiltered, loud, and totally free. While the big labels and “competitors” try to copy our vibe to look cool, we’re actually living it. We don’t need an algorithm to tell us what’s good. We have each other. If you’re tired of the mainstream mall, come to Manituana from June 12th to 14th. Support the real underground. See you there Se vuoi puoi ascoltare un mixtape di presentazione del festival 1️⃣ VENERDÌ 12 GIUGNO ŦΔŁҜ Le Indomabili. Storie di liberazione e indipendenza dei corpi non conformi! Da Super‑ANTI, il primo programma antiabilista di Radio Blackout. Essere persone disabili significa abitare il mondo in un corpo che la società spesso considera “sbagliato”. Eppure da lì nascono resistenza, ironia, sessualità, desiderio di autodeterminazione. In questo incontro–dibattito rompiamo la narrazione pietista e medicalizzata della disabilità per parlare in prima persona di libertà, di progetti di vita indipendente, di corpi che decidono da sé. A partire dall’esperienza di Super‑ANTI, il primo programma antiabilista di Radio Blackout, apriamo uno spazio di dialogo col pubblico per discutere di cosa significhi vivere la disabilità, dalla nascita o acquisita da grandə, e di come quotidianamente si sfidano i limiti imposti, i luoghi comuni, la desessualizzazione e l’infantilizzazione. Una chiacchierata diretta, ironica e conflittuale sul diritto al piacere, all’autonomia, alla vita piena. ŁIᐯE Siksa | https://www.youtube.com/watch?v=lGvUFEEMuFg West Riviera | https://linktr.ee/westriviera Nailbreaker | https://nailbreaker.bandcamp.com/album/robert-knight-wine-cellar GENTILESKY | https://gentilesky.bandcamp.com/album/ways-of-seeing Ossia | https://ossia.bandcamp.com/ ĐĴ Ş€Ŧ Makossiri | https://soundcloud.com/makossiri/polyrhythmic-tension-mix Dj Pisolino | https://soundcloud.com/wild_enry 2️⃣ SABATO 13 GIUGNO ŦΔŁҜ Imperialismo digitale Con Dario Guarascio, Professore Associato di Politica Economica presso il Dipartimento di Economia e Diritto della Sapienza Università di Roma. Modera Dario Di Conzo, esperto di Cina e di politiche economiche, collaboratore di Radio Blackout e Radio Onda d’Urto. Non è soltanto la guerra a mostrare la debolezza dell’ordine egemonico americano, in quanto mezzo per garantire una sua riproduzione. La dimensione tecnologica, digitale, l’intelligenza artificiale, oltre a essere elementi dirimenti della guerra contemporanea rappresentano uno spazio di concorrenzialità con il principale obiettivo americano, ossia la Cina. Leggere una storia dell’oggi attraverso la lente della digitalizzazione permette di comprendere lo scontro tra due complessi militari-digitali, per ora ancora sullo sfondo e svela la natura profondamente imperialista del capitalismo. ŁIᐯE Oddateee + Abstral Compost | https://www.youtube.com/watch?v=UnY_qcILv_A Dalila Kayros + Danilo Casti | https://www.youtube.com/watch?v=PngVj1YCs5U Swear | https://swearpunx.bandcamp.com/album/after-the-sun STEPMOTHER | https://stepmother1.bandcamp.com/track/vacant-state Oonagh Haines | https://www.instagram.com/p/DV80eaYghbo/?img_index=1 ĐĴ Ş€Ŧ Simona Zamboli | https://linktr.ee/SimonaZambolimusic Amara Venier | alias non techno di: https://landi666.bandcamp.com/ 3️⃣ DOMENICA 14 GIUGNO ŦΔŁҜ Un mondo in guerra. Torino tra Lunapark e città delle armi. Interventi di Francesco Migliaccio ed esponenti dell’Assemblea Antimilitarista. ŁIᐯE manduria | https://linktr.ee/manduria_ Kalozin | https://kalozin.bandcamp.com/album/pindorama-x700-2 felinto | https://felinto.bandcamp.com/ alien state | https://alienstate.bandcamp.com/album/piz-ts-nav-zagts OAXACA | https://oaxacaband.bandcamp.com/album/materia-tersa N.B. Gli orari e l’ordine della line-up verranno aggiornati a ridosso del festival Trovi tutte le informazioni aggiornate anche su Gancio.cisti, sulla nostra pagina Instagram e sull’evento Facebook SEE YOU THERE
May 27, 2026
Radio Blackout
Blackout Fest 2026
In molti cercano di rubare le briciole di energia che cadono dal nostro tavolo per appropriarsene, svuotando gli spazi che abitiamo, o rendendo costoso ed invivibile qualsiasi tempo. Per fortuna non abbiamo bisogno di approvazione per dirvi che vi aspettiamo quest’anno a Manituana dal 12 al 14 di giugno. Let’s face it: the scene out there is a joke. Everything is a product, everything is fake, and you can’t even hang out without being sold something.That’s why we’re still here, 34 years later, doing things our own way. We are the glitch in their system—unfiltered, loud, and totally free. While the big labels and “competitors” try to copy our vibe to look cool, we’re actually living it. We don’t need an algorithm to tell us what’s good. We have each other. If you’re tired of the mainstream mall, come to Manituana from June 12th to 14th. Support the real underground. See you there Se vuoi puoi ascoltare un mixtape di presentazione del festival 1️⃣ VENERDÌ 12 GIUGNO ŦΔŁҜ Le Indomabili. Storie di liberazione e indipendenza dei corpi non conformi! Da Super‑ANTI, il primo programma antiabilista di Radio Blackout. Essere persone disabili significa abitare il mondo in un corpo che la società spesso considera “sbagliato”. Eppure da lì nascono resistenza, ironia, sessualità, desiderio di autodeterminazione. In questo incontro–dibattito rompiamo la narrazione pietista e medicalizzata della disabilità per parlare in prima persona di libertà, di progetti di vita indipendente, di corpi che decidono da sé. A partire dall’esperienza di Super‑ANTI, il primo programma antiabilista di Radio Blackout, apriamo uno spazio di dialogo col pubblico per discutere di cosa significhi vivere la disabilità, dalla nascita o acquisita da grandə, e di come quotidianamente si sfidano i limiti imposti, i luoghi comuni, la desessualizzazione e l’infantilizzazione. Una chiacchierata diretta, ironica e conflittuale sul diritto al piacere, all’autonomia, alla vita piena. ŁIᐯE Siksa | https://www.youtube.com/watch?v=lGvUFEEMuFg West Riviera | https://linktr.ee/westriviera Nailbreaker | https://nailbreaker.bandcamp.com/album/robert-knight-wine-cellar GENTILESKY | https://gentilesky.bandcamp.com/album/ways-of-seeing Ossia | https://ossia.bandcamp.com/ ĐĴ Ş€Ŧ Makossiri | https://soundcloud.com/makossiri/polyrhythmic-tension-mix Dj Pisolino | https://soundcloud.com/wild_enry 2️⃣ SABATO 13 GIUGNO ŦΔŁҜ Imperialismo digitale Con Dario Guarascio, Professore Associato di Politica Economica presso il Dipartimento di Economia e Diritto della Sapienza Università di Roma. Modera Dario Di Conzo, esperto di Cina e di politiche economiche, collaboratore di Radio Blackout e Radio Onda d’Urto. Non è soltanto la guerra a mostrare la debolezza dell’ordine egemonico americano, in quanto mezzo per garantire una sua riproduzione. La dimensione tecnologica, digitale, l’intelligenza artificiale, oltre a essere elementi dirimenti della guerra contemporanea rappresentano uno spazio di concorrenzialità con il principale obiettivo americano, ossia la Cina. Leggere una storia dell’oggi attraverso la lente della digitalizzazione permette di comprendere lo scontro tra due complessi militari-digitali, per ora ancora sullo sfondo e svela la natura profondamente imperialista del capitalismo. ŁIᐯE Oddateee + Abstral Compost | https://www.youtube.com/watch?v=UnY_qcILv_A Dalila Kayros + Danilo Casti | https://www.youtube.com/watch?v=PngVj1YCs5U Swear | https://swearpunx.bandcamp.com/album/after-the-sun STEPMOTHER | https://stepmother1.bandcamp.com/track/vacant-state Oonagh Haines | https://www.instagram.com/p/DV80eaYghbo/?img_index=1 ĐĴ Ş€Ŧ Simona Zamboli | https://linktr.ee/SimonaZambolimusic Amara Venier | alias non techno di: https://landi666.bandcamp.com/ 3️⃣ DOMENICA 14 GIUGNO ŦΔŁҜ Un mondo in guerra. Torino tra Lunapark e città delle armi. Interventi di Francesco Migliaccio ed esponenti dell’Assemblea Antimilitarista. ŁIᐯE manduria | https://linktr.ee/manduria_ Kalozin | https://kalozin.bandcamp.com/album/pindorama-x700-2 felinto | https://felinto.bandcamp.com/ alien state | https://alienstate.bandcamp.com/album/piz-ts-nav-zagts OAXACA | https://oaxacaband.bandcamp.com/album/materia-tersa N.B. Gli orari e l’ordine della line-up verranno aggiornati a ridosso del festival Trovi tutte le informazioni aggiornate anche su Gancio.cisti, sulla nostra pagina Instagram e sull’evento Facebook SEE YOU THERE
Verso lo sciopero del 29 maggio: come opporci alla guerra esterna e a quella interna
Tra il 4 e il 5 maggio sono stati diffusi i comunicati delle lavoratrici e dei lavoratori di Leonardo Caselle e Leonardo Torino, in sostegno alla Freedom Flotilla e contro la guerra. In quei testi si parla anche dell’impoverimento che l’economia di guerra produce sulla classe lavoratrice, anche qui, e si rilancia lo sciopero come strumento di opposizione concreta alla produzione bellica, rifiutando il ricatto tra “lavorare per la guerra” e perdere il proprio posto di lavoro. Già prima dei grandi scioperi del 22 settembre dello scorso anno, l’assemblea palestina intercategoriale aveva iniziato a interrogarsi su come sostenere chi sceglie di scioperare contro la guerra, costruendo relazioni e percorsi comuni con lavoratrici e lavoratori del comparto bellico. Chi produce materialmente la guerra ha il potere di smettere di farlo, se sostenut anche da chi è fuori da quei luoghi di produzione. Ne abbiamo parlato con un compagno del collettivo Colpo. Ma la guerra non si combatte solo fuori dai confini nazionali. Si costruisce e si organizza anche dentro i nostri territori. Economia di guerra significa anche rafforzamento della repressione e del controllo sociale: decreto sicurezza dopo decreto sicurezza. In questo quadro, la guerra interna passa anche attraverso la costruzione di un “nemico interno”, utile a scaricare verso il basso le tensioni sociali e a colpire chi viene considerato non conforme o sacrificabile. È una dinamica che si manifesta nella violenza contro persone migranti e razzializzate, nei quartieri, nei CPR, nelle carceri e nelle strade. Dentro questo ragionamento si inserisce anche il percorso che guarda alla data del 29 come a un passaggio importante: un tentativo di collegare l’opposizione alla guerra “esterna”, alla complicità nel genocidio in Palestina e al sostegno politico e militare garantito a Israele da USA e NATO, con l’opposizione alla guerra interna e alla macchina del razzismo di stato. Ragionare su come le pratiche e i percorsi costruiti contro la guerra esterna possano essere estesi verso quei soggetti che rendono possibili criminalizzazione, repressione e razzismo di stato; come mobilitarsi quindi contro chi gestisce i dispositivi di detenzione, controllo e reclusione, dai CPR alle aziende che ne traggono profitto, come Sanitalia. Ne abbiamo parlato con un compagno dell’assemblea No CPR. Prossimi appuntamenti: 29 maggio h8 concentramento in piazza Massaua 6 giugno h15 presidio sotto le mura del CPR di Corso Brunelleschi
May 25, 2026
Radio Blackout
Verso lo sciopero del 29 maggio: come opporci alla guerra esterna e a quella interna@0
Tra il 4 e il 5 maggio sono stati diffusi i comunicati delle lavoratrici e dei lavoratori di Leonardo Caselle e Leonardo Torino, in sostegno alla Freedom Flotilla e contro la guerra. In quei testi si parla anche dell’impoverimento che l’economia di guerra produce sulla classe lavoratrice, anche qui, e si rilancia lo sciopero come strumento di opposizione concreta alla produzione bellica, rifiutando il ricatto tra “lavorare per la guerra” e perdere il proprio posto di lavoro. Già prima dei grandi scioperi del 22 settembre dello scorso anno, l’assemblea palestina intercategoriale aveva iniziato a interrogarsi su come sostenere chi sceglie di scioperare contro la guerra, costruendo relazioni e percorsi comuni con lavoratrici e lavoratori del comparto bellico. Chi produce materialmente la guerra ha il potere di smettere di farlo, se sostenut anche da chi è fuori da quei luoghi di produzione. Ne abbiamo parlato con un compagno del collettivo Colpo. Ma la guerra non si combatte solo fuori dai confini nazionali. Si costruisce e si organizza anche dentro i nostri territori. Economia di guerra significa anche rafforzamento della repressione e del controllo sociale: decreto sicurezza dopo decreto sicurezza. In questo quadro, la guerra interna passa anche attraverso la costruzione di un “nemico interno”, utile a scaricare verso il basso le tensioni sociali e a colpire chi viene considerato non conforme o sacrificabile. È una dinamica che si manifesta nella violenza contro persone migranti e razzializzate, nei quartieri, nei CPR, nelle carceri e nelle strade. Dentro questo ragionamento si inserisce anche il percorso che guarda alla data del 29 come a un passaggio importante: un tentativo di collegare l’opposizione alla guerra “esterna”, alla complicità nel genocidio in Palestina e al sostegno politico e militare garantito a Israele da USA e NATO, con l’opposizione alla guerra interna e alla macchina del razzismo di stato. Ragionare su come le pratiche e i percorsi costruiti contro la guerra esterna possano essere estesi verso quei soggetti che rendono possibili criminalizzazione, repressione e razzismo di stato; come mobilitarsi quindi contro chi gestisce i dispositivi di detenzione, controllo e reclusione, dai CPR alle aziende che ne traggono profitto, come Sanitalia. Ne abbiamo parlato con un compagno dell’assemblea No CPR. Prossimi appuntamenti: 29 maggio h8 concentramento in piazza Massaua 6 giugno h15 presidio sotto le mura del CPR di Corso Brunelleschi
Verso lo sciopero del 29 maggio: come opporci alla guerra esterna e a quella interna@1
Tra il 4 e il 5 maggio sono stati diffusi i comunicati delle lavoratrici e dei lavoratori di Leonardo Caselle e Leonardo Torino, in sostegno alla Freedom Flotilla e contro la guerra. In quei testi si parla anche dell’impoverimento che l’economia di guerra produce sulla classe lavoratrice, anche qui, e si rilancia lo sciopero come strumento di opposizione concreta alla produzione bellica, rifiutando il ricatto tra “lavorare per la guerra” e perdere il proprio posto di lavoro. Già prima dei grandi scioperi del 22 settembre dello scorso anno, l’assemblea palestina intercategoriale aveva iniziato a interrogarsi su come sostenere chi sceglie di scioperare contro la guerra, costruendo relazioni e percorsi comuni con lavoratrici e lavoratori del comparto bellico. Chi produce materialmente la guerra ha il potere di smettere di farlo, se sostenut anche da chi è fuori da quei luoghi di produzione. Ne abbiamo parlato con un compagno del collettivo Colpo. Ma la guerra non si combatte solo fuori dai confini nazionali. Si costruisce e si organizza anche dentro i nostri territori. Economia di guerra significa anche rafforzamento della repressione e del controllo sociale: decreto sicurezza dopo decreto sicurezza. In questo quadro, la guerra interna passa anche attraverso la costruzione di un “nemico interno”, utile a scaricare verso il basso le tensioni sociali e a colpire chi viene considerato non conforme o sacrificabile. È una dinamica che si manifesta nella violenza contro persone migranti e razzializzate, nei quartieri, nei CPR, nelle carceri e nelle strade. Dentro questo ragionamento si inserisce anche il percorso che guarda alla data del 29 come a un passaggio importante: un tentativo di collegare l’opposizione alla guerra “esterna”, alla complicità nel genocidio in Palestina e al sostegno politico e militare garantito a Israele da USA e NATO, con l’opposizione alla guerra interna e alla macchina del razzismo di stato. Ragionare su come le pratiche e i percorsi costruiti contro la guerra esterna possano essere estesi verso quei soggetti che rendono possibili criminalizzazione, repressione e razzismo di stato; come mobilitarsi quindi contro chi gestisce i dispositivi di detenzione, controllo e reclusione, dai CPR alle aziende che ne traggono profitto, come Sanitalia. Ne abbiamo parlato con un compagno dell’assemblea No CPR. Prossimi appuntamenti: 29 maggio h8 concentramento in piazza Massaua 6 giugno h15 presidio sotto le mura del CPR di Corso Brunelleschi
Bolivia in rivolta contro il governo Paz@2
In Bolivia proteste e scontri contro il governo di Rodrigo Paz, accusato di aver tradito le promesse sociali fatte in campagna elettorale, hanno raggiunto un punto di rottura. La Paz è completamente isolata ed il centro-nord del paese è paralizzato da oltre 40 picchetti e blocchi stradali organizzati dai vari settori sociali in mobilitazione. La crisi nasce dall’aumento del costo della vita, dalla scarsità di carburante e dollari e da nuove misure economiche che hanno colpito salari, trasporti e prezzi dei beni essenziali. Dopo le agitazioni di operai e autotrasportatori, a cui si sono sommate quelle dei maestri rurali contro una riforma peggiorativa dell’istruzione, sono scesi in piazza anche i popoli indigeni per respingere una legge sulla proprietà terriera che favorirebbe processi di concentrazione territoriale e indebolirebbe le proprietà comunitarie. Un aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai, un compagno che lavora in Bolivia: A La Paz sono confluiti migliaia di manifestanti, che oggi chiedono apertamente le dimissioni del presidente, che ha risposto con una dura repressione: arresti, feriti e interventi di polizia ed esercito contro blocchi e manifestazioni. Dopo anni di frammentazione, nelle piazze boliviane è tornata – per adesso – una nuova convergenza tra settori popolari e organizzazioni sociali. Con una compagna boliviana abbiamo fatto il punto sulla genesi e le prospettive dell’attuale estallido social in Bolivia: Un secondo aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai sulle manifestazioni che si sono tenute domenica nella capitale La Paz:
Bolivia in rivolta contro il governo Paz@0
In Bolivia proteste e scontri contro il governo di Rodrigo Paz, accusato di aver tradito le promesse sociali fatte in campagna elettorale, hanno raggiunto un punto di rottura. La Paz è completamente isolata ed il centro-nord del paese è paralizzato da oltre 40 picchetti e blocchi stradali organizzati dai vari settori sociali in mobilitazione. La crisi nasce dall’aumento del costo della vita, dalla scarsità di carburante e dollari e da nuove misure economiche che hanno colpito salari, trasporti e prezzi dei beni essenziali. Dopo le agitazioni di operai e autotrasportatori, a cui si sono sommate quelle dei maestri rurali contro una riforma peggiorativa dell’istruzione, sono scesi in piazza anche i popoli indigeni per respingere una legge sulla proprietà terriera che favorirebbe processi di concentrazione territoriale e indebolirebbe le proprietà comunitarie. Un aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai, un compagno che lavora in Bolivia: A La Paz sono confluiti migliaia di manifestanti, che oggi chiedono apertamente le dimissioni del presidente, che ha risposto con una dura repressione: arresti, feriti e interventi di polizia ed esercito contro blocchi e manifestazioni. Dopo anni di frammentazione, nelle piazze boliviane è tornata – per adesso – una nuova convergenza tra settori popolari e organizzazioni sociali. Con una compagna boliviana abbiamo fatto il punto sulla genesi e le prospettive dell’attuale estallido social in Bolivia: Un secondo aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai sulle manifestazioni che si sono tenute domenica nella capitale La Paz:
Bolivia in rivolta contro il governo Paz@1
In Bolivia proteste e scontri contro il governo di Rodrigo Paz, accusato di aver tradito le promesse sociali fatte in campagna elettorale, hanno raggiunto un punto di rottura. La Paz è completamente isolata ed il centro-nord del paese è paralizzato da oltre 40 picchetti e blocchi stradali organizzati dai vari settori sociali in mobilitazione. La crisi nasce dall’aumento del costo della vita, dalla scarsità di carburante e dollari e da nuove misure economiche che hanno colpito salari, trasporti e prezzi dei beni essenziali. Dopo le agitazioni di operai e autotrasportatori, a cui si sono sommate quelle dei maestri rurali contro una riforma peggiorativa dell’istruzione, sono scesi in piazza anche i popoli indigeni per respingere una legge sulla proprietà terriera che favorirebbe processi di concentrazione territoriale e indebolirebbe le proprietà comunitarie. Un aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai, un compagno che lavora in Bolivia: A La Paz sono confluiti migliaia di manifestanti, che oggi chiedono apertamente le dimissioni del presidente, che ha risposto con una dura repressione: arresti, feriti e interventi di polizia ed esercito contro blocchi e manifestazioni. Dopo anni di frammentazione, nelle piazze boliviane è tornata – per adesso – una nuova convergenza tra settori popolari e organizzazioni sociali. Con una compagna boliviana abbiamo fatto il punto sulla genesi e le prospettive dell’attuale estallido social in Bolivia: Un secondo aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai sulle manifestazioni che si sono tenute domenica nella capitale La Paz: