Molti nemici, nessun onore
Dal 26 al 29 settembre la newsletter esce in edizione ridotta — se siete a Roma,
passate a salutarci al festival di Iconografie!
Come lo scorso anno, arrivato il momento dell’intervento di Netanyahu
all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, molti delegati e rappresentanti
degli stati ONU hanno deciso di lasciare il proprio posto in segno di protesta,
disertando il discorso del Primo ministro israeliano ricercato a livello
internazionale. Come dicevamo, non è la prima volta che i delegati si rifiutano
di ascoltare Netanyahu, e non è nemmeno la prima volta che proteste del genere
avvengono alle Nazioni Unite — ma si tratta comunque di un segno del crescente
isolamento di Tel Aviv sulla scena internazionale, come ha sottolineato anche
dai funzionari di Hamas: il gruppo ha accusato Netanyahu di aver negato
sfacciatamente “il genocidio, lo sfollamento forzato e la fame sistematica da
lui perpetrati.” “Se davvero avesse a cuore i suoi prigionieri, porrebbe fine ai
brutali bombardamenti, ai massacri e alla distruzione di Gaza, ma invece mente e
continua a mettere in pericolo le loro vite.” Nel proprio discorso Netanyahu non
ha solo negato il genocidio in corso, ma ha anche rivendicato diversi degli
attacchi degli scorsi mesi, tra cui quelli dei cercapersone di Hezbollah, e ha
anche rivendicato la caduta di Assad in Siria, senza menzionare il ruolo dei
ribelli siriani. Netanyahu ha poi vantato: “Quindi voglio svelarvi un segreto a
porte chiuse: molti dei leader che ci condannano pubblicamente, in privato ci
ringraziano.” “Mi dicono quanto apprezzino i superbi servizi segreti israeliani
che hanno impedito, più volte, attacchi terroristici nelle loro capitali,
salvando innumerevoli vite.” (YouTube / Axios / the New Arab)