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L’Israele di Netanyahu non ha limiti
di Yossi Mekelberg,  Arab News, 20 settembre 2025.   Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu parla durante una conferenza stampa a Gerusalemme, 21 maggio 2025. (Reuters) Al momento, il pericolo più grave per la sicurezza a lungo termine di Israele e il benessere del suo popolo proviene dal suo stesso governo, in primo luogo dal primo ministro Benjamin Netanyahu. La sua decisione di sferrare un attacco contro i leader di Hamas nella capitale del Qatar, Doha, è stata avventata e criminale. Il governo israeliano, ubriaco del successo di poter colpire a piacimento obiettivi in tutta la regione, ha perso ogni senso di giudizio e non riconosce alcuna linea rossa. Il Qatar, stretto alleato degli Stati Uniti, non è in alcun modo un paese nemico. Nessun atto di ostilità militare contro Israele ha mai avuto origine dal suo territorio, ed è un mediatore cruciale negli sforzi per raggiungere un cessate il fuoco a Gaza. Quindi lanciare un attacco aereo sulla sua capitale nel tentativo di uccidere coloro che dovrebbero negoziare un cessate il fuoco e il ritorno degli ostaggi, per quanto si possa ritenere che meritino la morte, è stato un atto di estrema follia, cinismo e opportunismo. A peggiorare ulteriormente la situazione per Netanyahu, egli deve anche spiegare perché l’operazione non è riuscita a raggiungere il suo obiettivo di uccidere la leadership di Hamas. Ironia della sorte, questo insuccesso potrebbe essere l’unico lato positivo della vicenda: almeno è rimasta una parte della leadership di Hamas per negoziare la fine delle ostilità, di cui c’è un disperato bisogno, soprattutto ora che Israele intensifica il suo assalto alla città di Gaza. La strategia di Netanyahu è quella di mantenere la società israeliana, il più a lungo possibile immersa nel trauma del 7 ottobre 2023. Finché ci saranno abbastanza persone paralizzate dalla paura esistenziale che le ha sconvolte così profondamente in quello che è stato il punto più basso della storia di Israele, lui e il suo governo saranno in grado di manipolare la situazione e continuare questa guerra senza fine. Solo questo scenario li mantiene al potere e, considerando la traiettoria autoritaria che Netanyahu sta imprimendo al paese, è possibile che egli tenti di rinviare o addirittura annullare le prossime elezioni o, in caso di sconfitta, di rifiutarne la validità. La retorica di Netanyahu, che non solo vuole sconfiggere Hamas, ma anche eliminare completamente l’organizzazione e il suo popolo, fa presagire anni di guerra continua. L’irrazionalità e la malafede dell’attacco israeliano a Doha, al di là della logica distorta del metodo di Netanyahu di aggrapparsi al potere, ha portato alla condanna internazionale, in particolare da parte dei paesi della regione, che hanno usato il linguaggio più forte possibile. La comunità internazionale non sa come rispondere alla domanda su come contenere un Israele pronto a sparare che gode del sostegno di Washington. L’idea stessa che il Qatar, un paese che negli ultimi due anni ha svolto un ruolo importante nei negoziati per il cessate il fuoco e che rimane al centro di tali negoziati, debba essere attaccato con totale disprezzo della sua sovranità e del diritto internazionale, ha instillato nel Medio Oriente il timore che, finché l’attuale governo israeliano rimarrà al potere, esso continuerà a essere la principale fonte di instabilità nella regione. Sembra che nessun paese, amico o nemico, sarà risparmiato dall’aggressione israeliana a favore dei suoi presunti interessi di sicurezza, che saranno portati avanti senza alcuna considerazione delle conseguenze politiche. Pertanto, la condanna internazionale dell’attacco al Qatar era prevedibile e il danno alle relazioni nella regione era inevitabile. Il vertice di emergenza dei paesi arabi e islamici convocato immediatamente dopo l’attacco israeliano e tenutosi a Doha ha rispecchiato questo senso di indignazione e l’urgenza di unirsi contro tale aggressione. Ciò ha portato a una più stretta cooperazione tra i paesi CCG (Gulf Cooperation Countries) e a un più ampio sostegno internazionale. Il consenso del vertice era che l’obiettivo dell’attacco fosse quello di far fallire i negoziati assassinando i leader di Hamas che stavano valutando l’ultima proposta di cessate il fuoco, e quindi allontanare uno dei principali mediatori. Questo scenario si adatta perfettamente a Netanyahu, mentre le forze israeliane entrano nella città di Gaza, causando lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone. Centinaia di persone sono già state uccise nella scorsa settimana. Resta da vedere come la dichiarazione congiunta del vertice di Doha, che esorta “tutti gli stati a prendere tutte le misure legali ed efficaci possibili per impedire a Israele di continuare le sue azioni contro il popolo palestinese”, compresa la “revisione delle relazioni diplomatiche ed economiche con Israele e l’avvio di procedimenti legali contro di esso”, sarà tradotta in misure concrete. Tuttavia, Israele commetterà un grave errore se ignorerà il sentimento espresso da questa dichiarazione. Il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi, che non è certo un amico di Hamas, ha avvertito che le attuali azioni di Israele stanno ostacolando ogni possibilità di nuovi trattati di pace in Medio Oriente, “e addirittura vanificando quelli esistenti”. Israele ignora questi avvertimenti a suo rischio e pericolo. Negli ultimi decenni, ciò che ha migliorato la sicurezza di Israele è sempre stato il raggiungimento di accordi di pace e misure di normalizzazione con i suoi vicini. Quando tali obiettivi non sono stati raggiunti, in particolare con i palestinesi, invece di raggiungere un compromesso costruttivo che garantisse i diritti e la sicurezza di entrambi, Israele ha preferito opprimerli e spogliarli dei loro beni, creando condizioni sul campo che minavano deliberatamente il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione. Ciò ha portato al disastro. Negli ultimi due anni, godere dell’amicizia di diversi paesi della regione è stato fondamentale per difendere Israele dagli attacchi missilistici iraniani e houthi. La Lega Araba ha dichiarato esplicitamente che Hamas non farà parte del governo di Gaza alla fine di questa guerra, ma Netanyahu continua a rifiutarsi di accettare questa soluzione, anche se tale scenario potrebbe andare a vantaggio sia degli israeliani che dei palestinesi. Invece, il leader israeliano e il suo governo ultranazionalista stanno esaurendo la pazienza dei leader regionali che ora devono affrontare le crescenti richieste dei propri cittadini di andare oltre le condanne e gli avvertimenti e, nel caso di Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Marocco e Bahrein, di riconsiderare la possibilità di interrompere le relazioni diplomatiche. Inoltre, un’ulteriore normalizzazione con altri stati della regione sembra a questo punto una possibilità estremamente remota. Due sviluppi, separatamente o insieme, potrebbero frenare o addirittura abbattere il governo che,  nella storia di Israele, è stato il più dannoso per il suo stesso popolo e per la regione. O l’amministrazione statunitense cambia il suo approccio e smette di sostenere la guerra a Gaza e/o il popolo israeliano scende in piazza e agisce con determinazione fino a quando Netanyahu non indice le elezioni generali. Né gli Stati Uniti né i cittadini israeliani possono permettersi che i loro interessi vengano calpestati da chi cerca di sfuggire alla giustizia o nutre illusioni messianiche. Yossi Mekelberg è professore di relazioni internazionali e ricercatore associato del programma MENA presso la Chatham House. https://arab.news/86pwy Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.