Una nuova ondata di barche civili per Gaza
Una seconda flottiglia è pronta a partire nei prossimi giorni per rompere il
blocco navale che dal 2007 assedia la città di Gaza impedendo agli stessi
pescherecci gazawi di uscire nelle proprie acque territoriali a poche miglia
dalla costa per tentare di pescare.
L’iniziativa è stata presentata con una conferenza al Senato nella sala Nassirya
da Erika Capasso della Thousand Madeleine, un’associazione francese che ha
comprato delle imbarcazioni, Cecilia Pellizzari giornalista di Scomodo, Andrea
Usala attivista di piazza Palestina, uno dei tanti ragazzi della Holden che ha
sospeso gli studi occupando Piazza Castello a Torino, Caterina Micucci skipper e
animatrice del coordinamento di lotta Flotta, un’associazione di donne capitane
che si oppongono alle politiche dei confini e di morte nel Mediterraneo e Khaled
Al Kaisi di Freedom Flottiglia Coalition. Ha concluso la conferenza stampa Peppe
De Cristoforo senatore di AVS.
Andrea Usala ha ribadito che la flottiglia non vuole supportare la narrazione
dei bianchi che vanno a salvare i palestinesi perché, anzi, è grazie ai
palestinesi che abbiamo imparato a ribellarci a indignarci e forse riusciremo a
fare qualcosa per salvare noi stessi. La Palestina sa esattamente cosa fare per
sopravvivere: sa coltivare, sa estrarre acqua dolce dal mare, ha aggiunto
Andrea, e non ha bisogno degli occidentali bianchi che vengono a salvarla, ha
bisogno che cessino immediatamente i bombardamenti. “Abbiamo interrotto gli
studi, abbiamo interrotto il corso della scuola Holden, molti di noi non vanno
più all’università proprio perché vogliamo essere vicini ai gli uomini e alle
donne palestinesi che hanno interrotto la loro vita a causa dei bombardamenti e
dell’assedio e poi abbiamo capito che fare la flottiglia è un modo per attirare
l’attenzione sulla Palestina, per questo partiremo con una seconda flottiglia.
Ma prima di liberare la Palestina, il Congo o il Sudan e gli altri popoli
dobbiamo liberare noi stessi, liberare l’Europa dai razzismi e dai fascismi” –
ha concluso Andrea.
Caterina Micucci ha raccontato che la loro associazione contrasta la politica di
morte, dei confini e della violenza nel Mediterraneo; per questo salpare e
partire con una flottiglia vuol dire anche uno sforzo logistico, uno sforzo di
cooperazione, uno sforzo che ci insegna a stare insieme gli uni con gli altri e,
come sta succedendo in tutte le piazze d’Italia, a prendere distanza dal rischio
di essere complici di un genocidio.
Il senatore Peppe De Cristofaro ha ricordato che il governo italiano è il terzo
esportatore di armi verso Israele; la flottiglia è un modo per sostituire
l’assenza e l’insensibilità del governo di fronte al massacro in Palestina. In
questi giorni è nato in Italia un enorme movimento di massa che occupa le piazze
che è estremamente importante perché se il governo sarà complice del genocidio
gli uomini, le donne, i lavoratori, gli studenti non vogliono esserlo. Forse non
basterà una flottiglia per far cessare il massacro in Palestina ma quello che la
flottiglia sta rappresentando è il sentimento d’indignazione che sta diventando
una onda inarrestabile.
Manfredo Pavoni Gay