Tag - Repubblica Bolivariana del Venezuela

Venezuela: lo “stato di shock esterno” tra casematte e sovranità
Riportiamo un ampio stralcio dell’articolo  comparso ieri sul sito di  Effimera  sulla situazione attuale in Venezuela, a firma di Geraldina Colotti, direttora di Le Monde Diplomatique, attualmente a Caracas L’attacco sferrato dagli Stati Uniti contro il Venezuela, il 3 gennaio 2026, culminato nel sequestro di Nicolás Maduro e della deputata Cilia Flores, sua moglie, ha proiettato la rivoluzione bolivariana al centro della scena mondiale. Un’aggressione che, oltre alla capitale Caracas, ha colpito gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira, ha provocato un centinaio di vittime fra militari e civili (fra cui 32 cubani e cubane), e ha distrutto varie infrastrutture e case. Il luogo dove si trovavano Maduro e Flores, il Fuerte Tiuna, un complesso civico-militare simile a un piccolo distretto urbano, che copre un’area di circa 15 chilometri quadrati, ospita infatti anche numerosi edifici di case popolari, del programma Gran Misión Vivienda Venezuela. Si è trattato di un attacco asimmetrico di proporzioni gigantesche, in cui sono state impiegate contemporaneamente 150 aeronavi, che ha scatenato una impressionante potenza di fuoco e una vera e propria tempesta magnetica, mediante l’impiego di una tecnologia di ultimissima generazione, definita “impressionante” dagli esperti. Una gigantesca operazione di polizia globale che ha infranto tutti i codici del diritto. Nonostante la situazione eccezionale, il paese non è però in stato d’assedio. Non c’è l’État de siège, non ci sono i carri armati per le strade, non ci sono stati saccheggi e rivolte, la vita produttiva è ripresa a un ritmo quasi normale.  Il decreto che ha istituito lo “stato di shock esterno”, dichiarato in base alla Costituzione, è la legalizzazione della resistenza. Si basa sulla dottrina della Guerra popolare prolungata. Autorizza la mobilitazione delle milizie bolivariane e il coordinamento diretto con le comunas, territori di autogoverno in cui si esercita il potere popolare diretto, e quello dei “corpi combattenti” che agiscono all’interno delle fabbriche con le milizie operaie. Ogni territorio, ogni comuna, è una unità di difesa “integrale”, giacché la legge riconosce che la sovranità non è solo garantita dai soldati di professione, ma dalla “fusione” tra popolo e Forza armata nazionale bolivariana (Fanb). Il decreto venezuelano cita esplicitamente il Diritto alla legittima difesa, sancito dalla Carta delle Nazioni unite. Lo “stato di shock esterno” si basa sul fatto che il sequestro di un capo di Stato, che gode di immunità come la deputata Flores, così come i bombardamenti a un paese pacifico e sovrano, sono atti di guerra che giustificano una risposta immediata e proporzionata. Il decreto non è quindi solo una misura di sicurezza, ma il quadro giuridico che permette alle “casematte” bolivariane di operare legalmente come organi di difesa della nazione, e di portare le proprie istanze a livello internazionale. D’altro canto, la nozione di sicurezza, in Venezuela – mettere risorse per i diritti basici e non per la repressione -, è molto lontana da quella, che in Europa, dagli anni ’70 a oggi ha attinto a logiche securitarie, che criminalizzano il conflitto, e che, facendo tristemente scuola, si sono estese ad altre parti del pianeta: confluendo, per esempio, nella “legislazione del nemico” applicata prima contro la guerriglia, e poi contro tutta l’opposizione politica di sinistra in Perù. Il ministro degli Interni, giustizia e pace, Diosdado Cabello, da tempo ha fatto dipingere i veicoli della sicurezza con slogan e colori che invitano alla partecipazione collettiva. “Noi siamo così: con una mano ci diamo un abbraccio, con l’altra reggiamo il fucile”, aveva detto il capitano per spiegare il clima di festa che vigeva nel paese fino alla vigilia dell’attacco statunitense. Il giorno prima, il presidente aveva girato di notte per le strade guidando l’auto mentre si faceva intervistare dal giornalista Ignacio Ramonet. E anche in queste ore drammatiche in cui il paese discute a fondo, ma senza cadere nei dubbi e nelle congetture, quel che fa premio è la volontà collettiva di andare avanti. Il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, ha annunciato la liberazione di un numero importante di detenuti venezuelani e stranieri: una “decisione unilaterale – ha detto – per consolidare la pace e la convivenza”. In un incontro per chiedere la solidarietà internazionale dei movimenti, il giovane deputato Nicolas Maduro Guerra, figlio del presidente, musicista e economista di scuola marxista, ha raccontato che nella residenza provvisoria del presidente “che aveva una semplice porta di legno e non una blindata”, c’era ancora, miracolosamente intatto, il bicchiere con il succo di frutta che stava bevendo quando le truppe speciali Usa l’hanno fatta saltare e hanno ferito lui e Cilia Flores. Quest’ultima, pur non richiesta dagli Usa, ha fatto di tutto per essere portata via con il suo compagno di vita e di lotta. Entrambi, comparsi in una prima udienza davanti a un tribunale Usa hanno rifiutato il patteggiamento, e si sono dichiarati “prigionieri di guerra”. Barry Joel Pollack, ex avvocato del fondatore del sito Wikileaks, e Mark Donnelly, altro penalista sperimentato, difendono rispettivamente il presidente e la “prima combattente” Cilia Flores. E già hanno fatto cadere una prima accusa, quella secondo cui Maduro sarebbe a capo del fantomatico Cartello dei Soli. La prossima udienza è fissata per il 17 marzo. Indignata, ma composta e massiccia è stata la reazione popolare, che prosegue ogni giorno. Prima sono scese in piazza le donne, poi le realtà di autogoverno delle comunas, poi gli operai e le operaie, i lavoratori e le lavoratrici delle istituzioni nazionali, ora tocca alla gioventù. E si continua a oltranza con le quotidiane marce di sostegno al governo, alla cui guida c’è ora la vicepresidenta esecutiva, Delcy Rodriguez: come presidenta incaricata e non a interim, perché l’assenza del presidente viene considerata solo temporanea.  Sia nella capitale che nelle altre città del Venezuela si ripetono gli incontri pubblici e le tribune a microfono aperto, in una dialettica permanente fra potere costituente e potere costituito, che si rinnova da quasi 27 anni. È questa, infatti, la cifra principale del “processo bolivariano”, che si rivendica, appunto, come “processo”, in base alla pedagogia libertaria di Simon Rodriguez, maestro di Bolivar: “o inventamos o erramos”, o inventiamo o falliamo. Non solo un invito alla creatività, ma un imperativo categorico a non copiare servilmente i modelli europei o nordamericani, attingendo invece alla propria storia di resistenza secolare al colonialismo e al neocolonialismo. “Non vogliamo, certamente, che il socialismo in America sia calco e copia. Deve essere creazione eroica. Dobbiamo dare vita, con la nostra propria realtà, nel nostro proprio linguaggio, al socialismo indo-americano”, scriverà un secolo dopo il marxista peruviano José Carlos Mariátegui, la cui lezione è oggi la bussola del socialismo bolivariano. Un blocco sociale composito, che ha saputo attrarre e organizzare figure diverse, unendo territori distinti in una prospettiva inedita ma fortemente radicata nella storia delle rivoluzioni: dai “dannati della terra” ai contadini, dagli operai agli studenti, dagli indigeni e afrodiscendenti agli intellettuali, dalla piccola borghesia agli ufficiali educati alla “guerra di tutto il popolo”. Una direzione gramsciana, che scommette di “depotenziare dall’interno lo stato borghese”, assumendo una tensione permanente fra conflitto e consenso. Contraddizioni, debolezze, azzardi e ritorni indietro vanno compresi in questo senso. Parlare di “laboratorio bolivariano” non è una suggestione, ma un esperimento concreto di iper-modernità e storia “insurgente”, che offre molti spunti, in termini di azione e reazione, persino ad altre latitudini. Uno su tutti la domanda su quali siano gli spazi possibili, nel sistema globale – concentrato, securitario e verticistico -, per un’alternativa strutturale che porti al governo, se non al potere, un blocco sociale anticapitalista, antimperialista e antipatriarcale. […]   Geraldina Colotti
Cuba, Miguel Diaz Chanel proclama lutto nazionale per i 32 militari cubani morti in Venezuela
In virtù di quanto disposto dagli articoli 125 della Costituzione della Repubblica di Cuba e 24, comma x), della Legge 136 “Sul Presidente e il Vicepresidente della Repubblica di Cuba”, del 28 ottobre 2020, il Presidente della Repubblica di Cuba Miguel Diáz-Canel Bermúdez ha proclamato due giorni di lutto nazionale – dalle ore 6:00 del mattino del 5 gennaio fino alle ore 24:00 del 6 gennaio 2026 – in memoria dei 32 militari cubani morti durante l’attacco/aggressione USA guidata da Donald Trump nella capitale venezuelana Caracas, il 3 gennaio 2026. Nel proclamare il Decreto Presidenziale 1147 per il lutto nazionale, Diaz Chanel ha dichiarato: “Con profondo dolore il nostro popolo ha appreso che durante il criminale attacco perpetrato dal governo degli Stati Uniti contro la sorella Repubblica Bolivariana del Venezuela, avvenuto nelle prime ore del mattino del 3 gennaio 2026, hanno perso la vita in azioni di combattimento 32 cubani, che stavano compiendo missioni in rappresentanza delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero dell’Interno, su richiesta degli organi omologhi di quel Paese. I nostri compatrioti hanno compiuto con dignità il loro dovere e sono caduti, dopo una strenua resistenza, in combattimento diretto contro gli aggressori o a seguito dei bombardamenti alle strutture, e hanno saputo esaltare, con il loro eroico comportamento, il sentimento di solidarietà di milioni di compatrioti.” Vittime di un nuovo atto criminale di aggressione e terrorismo di Stato, i combattenti hanno saputo suscitare con il loro eroico comportamento il sentimento di solidarietà di milioni di compatrioti. I 32 hanno sacrificato la propria vita in difesa della giustizia, della democrazia e della sovranità di un Paese fratello, della Rivoluzione Bolivariana e del suo legittimo Presidente costituzionale Nicolás Maduro. Come ha scritto lo scrittore e intellettuale cubano Raúl Capote: “Per coloro che parlano senza sapere, gli uomini e le donne, cubani e venezuelani che proteggevano Maduro, hanno combattuto per due ore e mezza contro forze superiori, dalle 2:25 alle 4:30 circa, anche se c’è ancora molta nebbia di guerra. Hanno resistito all’attacco di droni ed elicotteri, circa 150 velivoli yankee hanno partecipato all’operazione, sono stati attaccati con bombe e missili, hanno danneggiato un elicottero nemico e causato perdite agli aggressori, lo stesso Trump ha riconosciuto che ci sono stati feriti (sicuramente anche morti, anche se non posso esserne certo). I nostri compagni hanno combattuto con coraggio, poco a poco si saprà la verità, anche se loro, con le loro vite, hanno dato prova della grandezza della loro azione.”   A esprimere il proprio cordoglio, anche l’Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba: “L’associazione di Amicizia Italia-Cuba  esprime tutta la sua profonda gratitudine e riconoscenza a queste vittime dell’imperialismo e si associa al dolore del governo rivoluzionario e del popolo cubano per la perdita dei suoi figli. Ci associamo al lutto nazionale decretato dal Presidente della Repubblica di Cuba Miguel Diáz-Canel Bermúdez per i giorni 5 e 6 gennaio. Ribadiamo l’appoggio incondizionato alla Rivoluzione cubana, al suo governo e a tutta la sua popolazione che sta affrontando un’ulteriore prova di resistenza contro le devastanti mire egemoniche dell’impero. Hasta la victoria siempre!” Cuba rende omaggio ai 32 militari cubani caduti in Venezuela durante l’aggressione e rapimento del Presidente Maduro. Diaz Canel, Presidente di Cuba, e Delcy Rodriguez, Presidente vicaria del Venezuela, hanno tenuto cerimonie in onore dei 32 militari cubani e di tutti i militari caduti a seguito dell’aggressione del regime fascista di Trump. https://italiacuba.it/2026/01/05/miguel-diaz-canel-bermudez-presidente-della-repubblica/ Lorenzo Poli
Venezuela, il saccheggio di Citgo è un’aggressione economica USA contro il popolo venezuelano
Il Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha annunciato che farà appello a tutti gli organismi internazionali esistenti affinché denuncino il grave crimine internazionale confessato da Donald Trump, ovvero l’attacco a una petroliera nel Mar dei Caraibi, e ha annunciato che difenderà con assoluta determinazione la sua sovranità, le sue risorse naturali e la sua dignità nazionale. In una dichiarazione ufficiale, il Ministero degli Esteri ha condannato fermamente quello che costituisce un furto palese e un atto di pirateria internazionale, annunciato pubblicamente dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Non è la prima volta che lo ammette; durante la sua campagna del 2024, ha dichiarato apertamente che il suo obiettivo è sempre stato quello di mantenere il petrolio venezuelano senza pagare alcun compenso in cambio, chiarendo che la politica di aggressione contro il nostro Paese fa parte di un piano deliberato per saccheggiare le nostre risorse energetiche” – si legge nel testo – “Questo nuovo atto criminale si aggiunge al furto di Citgo, un bene importante del patrimonio strategico di tutti i venezuelani, sequestrato attraverso meccanismi giudiziari fraudolenti e al di fuori di ogni norma”. Citgo è Per sua iniziativa, tra il 2007 e il 2010, lo Stato venezuelano ha destinato 1 milione di dollari ogni anno, per mezzo dell’impresa Citgo, filiale di Petróleos de Venezuela S.A. (Pdvsa), per appoggiare lo sviluppo dei progetti sociali nel Bronx. L’organizzazione PetroBronx è stata incaricata di mettere in atto 30 progetti rivolti alle scuole, alle cooperative alimentari e di pulizia del fiume Bronx. Invitato dal deputato democratico statunitense José Serrano, il Comandante Hugo Chávez aveva visitato il Bronx nel settembre 2005, quando ha partecipato alla 60esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Onu). In quell’occasione, Chavez invitò i giovani del quartiere a lottare e a non considerarsi «vinti perché poveri». Tra il 2005 e il 2013, quasi 2 milioni di nordamericani hanno usufruito del programma di fornitura gratuita di combustibile rivolto alle famiglie bisognose. Questo programma, sviluppato con la organizzazione statunitense Citizens Energy Corporation ha raggiunto gli abitanti di 25 stati della nazione nordamericana, compresi i membri di 240 comunità indigene e ha rifornito oltre 200 rifugi per indigenti. Un esempio di cooperazione umanitaria che il governo chavista fece in un territorio che gli è sempre stato ostile economicamente e politicamente, ma che fece grazie agli introiti di Citgo, impresa statale petrolifera venezuelana. I governi federali succedutisi in questi anni, mai hanno ringraziato il governo venezuelano che si è adoperato per sopperire ad una mancanza sistematica di piani sociali nella “più grande democrazia occidentale”, ripagandolo sempre con tentativi di regime-change, di golpe blando, di “rivoluzioni colorate“, di colpe di Stato fascisti ed aggressioni mercenarie, oltre che all’imponente bloqueo economico e commerciale arricchito di sanzioni ai funzionari bolivariani. Anzi, nel 2011, il governo USA ha imposto sanzioni all’impresa petrolifera di stato Pdvsa attraverso la Citgo, la società di raffinazione con sede negli Usa, controllata dalla compagnia venezuelana: per via delle relazioni tra Caracas e Tehran. E nel settembre dello stesso anno ha sanzionato tre funzionari dell’allora governo di Hugo Chavez, accusati di appoggiare la guerriglia marxista colombiana delle Farc. «La realtà è che vogliono il nostro petrolio», reagì  all’epoca il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Nel maggio 2023, gli Stati Uniti decisero di mettere all’asta le azioni della società madre della raffineria Citgo Petroleum Corp, la PDV Holding, il principale bene all’estero della Repubblica Bolivariana. Un percorso che aprì la strada alla confisca dell’impresa da parte dei creditori, previ “negoziati” con coloro che gli Stati Uniti riconoscevano come “rappresentanti”: l’opposizione della destra venezuelana “Piattaforma Unitaria”, guidata dal golpista Juan Guaidó, a cui l’amministrazione nordamericana aveva consentito l’accesso ai fondi bloccati dalle misure coercitive unilaterali illegali imposte al Venezuela. Il Dipartimento del Tesoro Usa fino a quel momento aveva “protetto” Citgo dai creditori, ma per stringere di più il cappio alla Rivoluzione Bolivariana, entrò a gamba tesa sulla possibilità di un cambio di indirizzo prospettato dalla Conferenza Internazionale di Bogotá, che ha avuto per tema il Venezuela. Guaidó si recò alla conferenza in Colombia, senza essere invitato, e  venne accompagnato all’aeroporto per poi recarsi a Miami. Il suo obiettivo era quello di coordinare il furto dell’Impresa Citgo, formalizzato con la Licenza Generale 42, emessa dall’Ufficio di Controllo degli Attivi Stranieri (Ofac), che autorizza un settore dell’estrema destra venezuelana a disporre o ad accordare processi relativi ai debiti della Repubblica Bolivariana e dell’impresa statale Petróleos de Venezuela (Pdvsa). Con documento datato 7 aprile 2023, l’amministrazione Biden consegnò tutti gli attivi dell’impresa Citgo, tutto il denaro del Venezuela all’estero, a un gruppo dell’opposizione di destra venezuelana appartenente a “Piattaforma Unitaria”, perché potessero venderli o negoziare. Washington ha compiuto uno dei saccheggi più grandi che si siano avuti contro qualunque paese al mondo e Biden pugnalò alle spalle la Conferenza di Bogotá. Ora il repubblicano Trump prosegue sulla linea del suo predecessore democratico Biden: gli USA vogliono il petrolio venezuelano. Ad esprimersi recentemente sulla vicenda di Citgo è stato Ramón Augusto Lobo Moreno deputato del PSUV, economista, professore e diplomatico venezuelano che ha ricoperto la carica di presidente della Banca centrale del Venezuela tra il 2017 e il 2018, di vicepresidente settoriale dell’Economia e Ministro del Potere Popolare per l’Economia e le Finanze (con responsabilità per l’Industria, il Commercio e il Commercio estero) durante il 2017; in seguito di diplomatico della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso il Regno dell’Arabia Saudita ed attualmente è deputato dell’Assemblea Nazionale per il distretto 1 dello Stato di Mérida. Ramón Augusto Lobo Moreno ha scritto: “La sentenza del tribunale del Delaware che autorizza la vendita forzata di CITGO a un fondo di investimento noto come vulture funds, per soli 5,9 miliardi di dollari, costituisce una prova inconfutabile del saccheggio in corso e dell’aggressione economica multiforme perpetrata dal governo degli Stati Uniti in alleanza con l’estrema destra venezuelana guidata da Juan Guaidó e María Corina Machado. Questo atto, compiuto contro un asset strategico del valore di circa 12 miliardi di dollari, trascende qualsiasi controversia commerciale, diventando un furto palese contro il patrimonio nazionale e contro il presente e il futuro di tutti i venezuelani. L’approvazione di una vendita – contro la volontà del suo legittimo proprietario – per una somma irrisoria è un attacco diretto con un chiaro obiettivo geopolitico: strangolare l’economia venezuelana, indebolire la capacità dello Stato e punire il popolo per aver difeso la propria sovranità. Ogni dollaro rubato a CITGO è un dollaro in meno per i programmi sociali, l’assistenza sanitaria, le infrastrutture, l’importazione di beni essenziali e il progresso verso un salario equo per i lavoratori. Questa espropriazione non può essere compresa separatamente dalla rete di misure coercitive unilaterali, sanzioni finanziarie e blocco petrolifero che, dal 2015, hanno cercato di distruggere la capacità produttiva di PDVSA e di impedire al Venezuela di esercitare la propria difesa legale a parità di condizioni. L’assedio contro CITGO fa parte di un’architettura di pressione economica progettata per derubare il Paese dei suoi asset strategici. La manovra di saccheggio è stata orchestrata attraverso la farsa del “governo ad interim” di Juan Guaidó, una finzione politica creata a Washington per prendere il controllo della nostra principale filiale all’estero. Agendo come un vero e proprio agente liquidatore, la Giunta ad Hoc – imposta dall’opposizione che mantiene artificialmente la validità dell’Assemblea Nazionale del 2015 – non solo non ha adempiuto al suo presunto mandato di proteggere i beni nazionali, ma ha anche costruito il quadro giuridico che ha permesso il furto. È stata questa struttura parallela ad approvare accordi e a nominare il finto “Procuratore Generale” Ignacio Hernández, responsabile di aver promosso la tesi che equiparava la Repubblica a PDVSA, consentendo così l’esecuzione dei debiti sovrani contro CITGO e violando l’immunità sovrana riconosciuta dal diritto internazionale. Le conseguenze di questa manipolazione legale sono state immediatamente evidenti nei tribunali. Queste decisioni sono state decisive nelle cause intentate da aziende come Crystallex e ConocoPhillips, originariamente estranee a CITGO, ma ammesse a partecipare grazie alla manipolazione legale promossa dalla struttura parallela. L’intero processo ha avuto l’esplicito sostegno dell’OFAC, che ha rilasciato licenze specifiche per consentire lo svolgimento dell’asta, confermando così il coordinamento diretto tra operatori politici di destra e agenzie governative statunitensi. Anche la gestione del Consiglio di Amministrazione ad hoc è stata caratterizzata da un’assoluta opacità finanziaria. Si stima che CITGO abbia generato oltre 25 miliardi di dollari in dividendi dal 2019, con una media annua di circa 4 miliardi di dollari. Tuttavia, il popolo venezuelano ignora la destinazione di queste risorse. Non esiste alcun rapporto pubblico, audit indipendente o dichiarazione trasparente che consenta di sapere come questi fondi siano stati gestiti, il che rappresenta un’ulteriore prova del fatto che l’obiettivo non è mai stato quello di difendere il patrimonio nazionale, ma piuttosto quello di aprire la strada alla sua graduale cessione. Il processo di vendita di CITGO costituisce un precedente estremamente pericoloso per tutte le nazioni del mondo. Se si consente che i beni strategici di uno Stato vengano confiscati attraverso artifici politici e manipolazioni giurisdizionali, qualsiasi Paese con beni all’estero sarà esposto a decisioni giudiziarie dettate da interessi geopolitici. Questo caso dimostra come l’arroganza del governo degli Stati Uniti possa essere sfruttata per violare la sovranità delle nazioni e ignorare i principi essenziali del diritto internazionale. Il Governo Bolivariano ha fermamente respinto questo atto di banditismo. Il Venezuela non riconoscerà questa espropriazione e attiverà tutte le vie legali internazionali per recuperare CITGO e chiedere conto penale e politico agli attori nazionali e stranieri che hanno partecipato a questo furto. Il popolo venezuelano non permetterà che l’assalto imperialista e i suoi agenti interni continuino a derubare la nazione del suo patrimonio.”   Ulteriori informazioni sulla querelle sul furto di Citgo da parte degli USA: > Gli USA si prende Citgo. Maduro: “È il furto del secolo”. Dov’è il diritto > internazionale? Lorenzo Poli
Venezuela, Legge di Bilancio 2026 prevede investimento del 77,8% del bilancio in piani sociali
La Vicepresidente esecutiva della Repubblica e Vicepresidente settoriale dell’Economia e delle Finanze, Delcy Rodríguez, ha riferito durante il suo intervento all’Assemblea Nazionale (AN), dove ha presentato il Progetto di Legge di Bilancio per l’esercizio economico e finanziario 2026  e il Progetto di Legge Speciale sull’Indebitamento Annuale per l’esercizio economico e finanziario 2026 (in conformità con quanto disposto dall’articolo 312 della Costituzione Bolivariana del Venezuela), che il bilancio nazionale per l’anno 2026 ammonta a di 5 trilioni 22 miliardi 968 milioni 785 mila 870 bolivar (5.022.968.785.870,00 bolivar), che contempla investimenti in diversi settori destinati alla realizzazione dei progetti che saranno diretti dallo Stato comunale. Rodríguez ha affermato che “il 77,8% sarà destinato al rafforzamento degli investimenti sociali” e ha specificato che si tratta di raggiungere la felicità delle persone nel loro territorio. “Mi fermo a confrontare i bilanci della Quarta Repubblica, dove gli investimenti non erano investimenti sociali, ma piuttosto spese sociali, e non superavano mai il 40%. Questa è la differenza. Nella nostra visione, come ha detto il presidente, non siamo un governo. No, siamo l’espressione della forza del popolo e, soprattutto, del popolo venezuelano organizzato che ha combattuto le battaglie più dure in difesa della nostra patria ed è ciò che ci mantiene un Paese vittorioso e indistruttibile”, ha aggiunto. Ha poi sottolineato come gli investimenti sociali siano progressivamente aumentati nel corso degli anni e per il 2026 le priorità di bilancio per tali investimenti sociali sono state così suddivise: sviluppo sociale e partecipazione quasi il 30%; infrastrutture e lavori pubblici 6,3%; istruzione 9,6%; sanità e sicurezza sociale (6,5%); edilizia abitativa (2,4%); cultura e comunicazione sociale (1,0%); scienza e tecnologia (0,9%); difesa dell’Essequibo (1,2%); e fondo di compensazione e stanziamento costituzionale (8,7%). Ha spiegato che nel 2024 gli investimenti sociali hanno rappresentato il 77,4%; nel 2025, anno in corso, il 77,6% e per il 2026 si prevede che saranno del 77,8%. Il vicepresidente ha sottolineato che la priorità del bilancio in questo investimento sociale è proprio lo sviluppo e la partecipazione sociale. “Nelle infrastrutture, nell’istruzione, nella sanità, nella sicurezza, nell’edilizia abitativa, nella cultura, nella comunicazione, nella scienza e nella tecnologia, nella difesa dell’Essequibo, così come avete approvato due anni fa qui in questa Assemblea Nazionale. Nel fondo di compensazione interterritoriale e, soprattutto, nella partecipazione al bilancio”, ha sottolineato. Nel suo discorso, Rodríguez ha fatto riferimento all’esperienza senza precedenti delle consultazioni popolari, dove, attraverso le assemblee, il popolo decide i propri progetti. “Sono già stati votati e approvati dal popolo 33.200 progetti. E sono stati accumulati complessivamente 262 milioni di dollari in investimenti diretti nelle città elette dal popolo”, ha ricordato. La vicepresidente ha menzionato che questo bilancio include anche progetti nell’ambito delle Sette Trasformazioni (7T),  con 199 progetti nell’area economica (che rappresentano il 31% del bilancio); 73 progetti nelle Città Umane, che riflettono i servizi pubblici (19%); 21 in Sicurezza e Difesa (5,5%); 88 in Sociale (23,2%); 39 in Politica (10%); 34 in Ecosocialismo, Scienza e Tecnologia (8,9%); e sei in Geopolitica (1,6%). “Questi sono i progetti che saranno inclusi, ma con una prospettiva territoriale e un ruolo partecipativo e di primo piano per il popolo venezuelano, attraverso lo Stato comunitario, dove i progetti saranno infine indirizzati. E i progetti del 2026 si concentreranno su un programma di azioni concrete in materia di istruzione, edilizia abitativa, elettricità, acqua, lavori pubblici, trasporti e difesa”, ha spiegato. Rodríguez ha sottolineato che il bilancio non includerà “spese di lusso”, poiché è stato concepito per soddisfare i bisogni fondamentali ed essenziali della nostra popolazione. “Non vedrete nessuna comunità alle elezioni locali votare per spese di lusso. Ciò per cui votate è la vita della nazione, è per la felicità della nostra gente”, ha chiarito. Nel corso della sessione ordinaria dell’Assemblea Nazionale (AN), il Progetto di Legge di Bilancio per l’esercizio economico e finanziario 2026  e il Progetto di Legge Speciale sull’Indebitamento Annuale per l’esercizio economico e finanziario 2026, presentati dalla vicepresidente esecutiva della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodríguez, sono stati approvati nella loro prima discussione, ha riferito il portale VTV  Il Presidente della Sottocommissione per l’Economia Produttiva, il deputato José Gregorio Vielma Mora, ha presentato una relazione sul Progetto di Bilancio, sottolineando che esso incorpora i doveri e gli impegni relativi alle entrate e alle spese del Paese, come stabilito dagli articoli 311, 312 e 314 della Costituzione Bolivariana. Ha inoltre spiegato che il progetto include l’articolo 187, comma 3, della Legge Organica sull’Amministrazione Finanziaria del Settore Pubblico, garantendo così la reciprocità amministrativa e l’equilibrio di bilancio, essenziali per la crescita economica. A questo proposito, ha specificato che il 67,50% del bilancio sarà destinato a stipendi, pensioni, Sistema Patria, spese di finanziamento, sanità, scienza, tecnologia, istruzione, strade, alimentazione, nonché ai progetti che fanno parte delle Sette Trasformazioni (7T), per la modernizzazione dello Stato venezuelano, che rafforza anche l’inclusione e la giustizia sociale per la soddisfazione collettiva. Allo stesso modo, il presidente della Sottocommissione per l’Economia Produttiva indica che nel 2025 è stata realizzata una sana distribuzione della ricchezza sociale. “Daremo maggiore forza e impatto al Potere Popolare con un aumento del 30% che andrà ai progetti popolari per rivitalizzare il lavoro dei Comuni”. Ha inoltre specificato che un’altra percentuale sarà destinata agli stati e alle comunas, tra cui “per la prima volta nella storia, lo Stato di Guayana Esequiba”. > Presupuesto de la nación 2026 asciende a Bs. 5.022.968.785.870 > AN aprueba Proyectos de Ley de Presupuesto y Ley de Endeudamiento 2026 https://avn.info.ve/778-del-presupuesto-nacional-2026-esta-dirigido-a-inversion-social/ > Vicepresidenta venezolana presenta presupuesto 2026 que destina 77.8% a > inversión social > Presupuesto 2026: 77,8% inversión social Lorenzo Poli
Maduro chiede la revoca della nazionalità venezuelana al golpista Leopoldo López
Il golpista d’estrema destra venezuelano, Leopoldo López, latitante in Spagna e sostenitore delle guarimbas violente del 2014 e del 2017, nonché sostenitore del tentato golpe del 2019 per mano di Juan Guaidò, qualche giorno fa ha dichiarato che è necessaria una invasione USA del Venezuela. López ha affermato che la pressione di Washington non dovrebbe limitarsi alle operazioni marittime nei Caraibi, ma che “potrebbe estendersi a obiettivi all’interno del territorio nazionale”. Queste dichiarazioni sono in linea con la crescente ostilità dell’amministrazione di Donald Trump nei confronti di Caracas, che ha ripreso la retorica della “lotta al narcotraffico” per giustificare le operazioni militari. López ha una lunga storia di promozione di colpi di Stato e, oltre ad essere fuggito segretamente in Spagna nell’ottobre 2020, eludendo l’azione penale, nel gennaio 2025 la Procura della Repubblica ha richiesto un avviso di inchiesta dell’Interpol contro López per aver promosso un intervento militare. Non è dunque la prima volta che fa dichiarazioni del genere. In seguito alle ennesime dichiarazioni di Lopez, il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha formalmente richiesto venerdì 24 ottobre 2025 alla Corte Suprema di Giustizia (TSJ) la revoca della nazionalità del leader dell’opposizione di estrema destra Leopoldo López, accusandolo di promuovere un’invasione militare e un blocco economico. L’azione legale si basa sull’articolo 130 della Costituzione e sulla Legge Organica di Liberazione Simón Bolívar. Il ricorso presentato dal governo venezuelano sostiene che López abbia lanciato un “appello grottesco, criminale e illegale all’invasione militare”. L’articolo 130 della Costituzione Bolivariana del Venezuela (Capitolo X, Dei doveri) afferma: “I venezuelani e le venezuelane hanno il dovere di onorare e difendere la patria, i suoi simboli e valori culturali, di proteggere la sovranità, la nazionalità, l’integrità territoriale, l’autodeterminazione e gli interessi della Nazione.” Il Ministero degli Affari Esteri e il Servizio Amministrativo di Identificazione, Migrazione e Stranieri (SAIME) procederanno immediatamente, secondo le procedure pertinenti, all’annullamento del passaporto di López. Lo Stato venezuelano ha affermato di disporre di risorse sufficienti per garantire l’integrità territoriale e la sovranità della Repubblica contro potenze straniere e coloro che cercano di minare l’indipendenza nazionale.     Il governo sostiene inoltre che l’opposizione ha costantemente promosso un blocco economico e finanziario contro la nazione, oltre a richiedere interventi in collusione con attori stranieri che minano l’indipendenza nazionale. Nell’ambito della procedura, l’Esecutivo ha incaricato il Ministero degli Esteri e il Servizio Amministrativo di Identificazione, Migrazione e Stranieri (SAIME) di avviare il processo di annullamento del passaporto di López . Lo Stato venezuelano ha confermato di disporre delle risorse necessarie per garantire l’integrità territoriale e la sovranità della Repubblica . La richiesta del presidente si inserisce nel contesto delle recenti dichiarazioni di López . In un’intervista all’agenzia di stampa spagnola EFE, il leader ha sostenuto un possibile attacco statunitense sul suolo venezuelano. Il leader dell’estrema destra Leopoldo López – co-fondato del partito di destra Primero Justicia nel 2000 con Henrique Capriles Radonski e Julio Borges, ex-sindaco di Chacao alle elezioni regionali tenutesi nel luglio 2000 e coordinatore nazionale e fondatore dal 2009 di Voluntad Popular, partito coalizionista della destra neoliberista e fascista venezuelana – ha lasciato il Venezuela venerdì 23 ottobre 2020, dopo aver partecipato a un fallito colpo di Stato militare insieme a Juan Guaidó, ex presidente dell’Assemblea nazionale (AN). Pochi giorni dopo la partenza di López dal Venezuela si scoprì che l’ex ambasciatore spagnolo in Venezuela, Jesús Silva, aveva pianificato la partenza del leader insieme al governo spagnolo. Atterrò all’aeroporto Adolfo Suárez (Barajas) domenica 25 ottobre 2020, dove sarebbe arrivato dopo un viaggio di cui non si sa nulla per ricongiungersi alla sua famiglia. Il suo arrivo a Madrid era atteso con ansia da quando si era saputo che aveva lasciato la residenza dell’ambasciatore spagnolo a Caracas, secondo quanto riportato all’epoca dal quotidiano El País. All’epoca si parlò di una “fuga spettacolare ed eroica”, quando perfino gran parte dei suoi sostenitori a Caracas affermò che López aveva lasciato l’ambasciata dalla porta principale “vivo e vegeto”, sorvegliato da funzionari del governo spagnolo e venezuelano in un “accordo virtuale negoziato”, aveva fatto un viaggio in una delle vicine isole caraibiche al confine con il Venezuela, poi era andato in Colombia per riapparire infine senza un graffio in un hangar di un aeroporto privato di Madrid su un volo charter privato, senza essere visto in pubblico o dai giornalisti. Leopoldo López e sua moglie, Lilian Tintori, ex celebrità legata all’industria dello spettacolo, sono stati coinvolti in scandali di alto profilo in Venezuela. Lilian Tintori, conosciuta nel Paese come La Pava Negra (1), è stata coinvolta nel trasporto di una somma di denaro contante pari a un miliardo di dollari nel suo veicolo, cosa che non è stata in grado di spiegare. Dopo aver denunciato che le autorità governative venezuelane non le permettevano di far visita al marito Leopoldo López e, cosa ancora peggiore, non le consentivano nemmeno di avere “visite coniugali”, è rimasta incinta della terza figlia del leader politico in un caso di alto profilo. La Tintori è stata anche accusata di aver raccolto e depositato milioni di dollari da finanziatori nazionali e stranieri, la cui destinazione è sconosciuta. Il diplomatico Mike Pompeo, Segretario di Stato del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, ha dichiarato, il 15 gennaio 2023, che gli Stati Uniti hanno fornito all’opposizione venezuelana fino a 1 miliardo di dollari in “assistenza umanitaria”, tra cui cibo e medicine, denaro di cui non si sa nulla. Secondo quanto riportato da ABC, nel 2021 i coniugi Lopez-Tintori hanno cambiato casa tramite l’agenzia Engel & Volkers, trovando un appartamento in affitto dal costo di circa 10.000 euro al mese.  “La casa in cui vivevano era troppo piccola per loro. Dopo l’arrivo di Leopoldo López a Madrid, avevano bisogno di più spazio e decisero di traslocare” – avevano affermato le fonti citate dal quotidiano spagnolo. Secondo il vecchio rapporto, trovare una nuova casa non è stato così facile per López, poiché alcuni proprietari si sarebbero rifiutati di negoziare, “perché non volevano il trambusto mediatico che avrebbe potuto generarsi affittando una casa a una figura controversa come Leopoldo López”. Proprio come Leopoldo López vive come un re in Spagna, molti degli autoproclamati “presidenti ad interim” dei massimi dirigenti venezuelani si sono arricchiti enormemente in pochi mesi, mentre altri restano in esilio o detenuti per aver partecipato a complotti e atti di violenza contro il governo Maduro, come nel caso emblematico del giornalista Ronald Carreño. (1) Il termine pava in Venezuela è usato per riferirsi a giovani donne eleganti, in stile glamour, tra i 18 e i 30 anni, un’età che la signora Tintori ha ormai sorpassato, ed è per questo che oggi viene chiamata “la pava nera”, un’etimologia usata per indicare una donna portatrice di cattive intenzioni.   Fonte: https://www.telesurtv.net/maduro-retirar-nacionalidad-leopoldo-lopez/? https://www.eluniversal.com/internacional/88660/leopoldo-lopez-y-lilian-tintori-alquilan-vivienda-por-10-mil-euros-mensuales-para-vivir-a-cuerpo-de Ulteriori informazioni sulla Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela: https://www.fondazionebasso.it/2015/wp-content/uploads/2016/09/PPT.pdf Ulteriori informazioni su Leopoldo Lopez: https://misionverdad.com/venezuela/leopoldo-l%C3%B3pez-el-factor-madrid-y-el-fracaso-de-la-estrategia-guaid%C3%B3 https://misionverdad.com/venezuela/punta-de-mimos-elites-espanolas-inventan-un-final-feliz-para-el-fracaso https://misionverdad.com/venezuela/el-nuevo-performance-de-leopoldo-lopez https://misionverdad.com/venezuela/uso-y-abuso-del-asilo-diplomatico-para-asaltar-venezuela https://misionverdad.com/venezuela/el-nuevo-negocio-de-leopoldo-lopez-estafa-con-criptomonedas https://ilmanifesto.it/condannato-lopez-il-leader-di-estrema-destra https://ilmanifesto.it/venezuela-processo-al-leader-della-destra https://altrenotizie.org/articoli/esteri/8307-golpe-usa-contro-il-venezuela.html   Lorenzo Poli
Repubblica Bolivariana del Venezuela condanna la nuova offensiva israeliana contro il Libano
La Repubblica Bolivariana del Venezuela ha condannato venerdì gli attentati compiuti dallo Stato di Israele contro la Repubblica libanese, in una dichiarazione condivisa sui social media dal ministro degli Esteri venezuelano Yván Gil. “Questi attacchi costituiscono un’aggressione illegale e ingiustificata, che viola tutte le norme di convivenza, la Carta delle Nazioni Unite, il diritto internazionale e i principi fondamentali della sovranità statale. Questa è già una pratica comune da parte dell’entità sionista, che sta agendo con rabbia in un contesto di crescente perdita di credibilità”, si legge nel messaggio. Il memorandum diplomatico affermava inoltre che questa offensiva rappresenta una strategia di Tel Aviv per indebolire gli sforzi internazionali volti a stabilizzare l’Asia occidentale, nonché gli sforzi del governo libanese, guidato dal presidente Joseph Aoun, che sta lavorando per rafforzare la sovranità del Libano a beneficio del suo popolo. Di conseguenza, il governo nazionale ha ribadito la sua solidarietà e il suo sostegno al popolo libanese, alle sue istituzioni e al governo in questione, oltre a sottolineare il suo fermo impegno per la pace, la sovranità e la difesa del diritto internazionale, nell’ambito della Diplomazia di Pace Bolivariana. “La storia delle nazioni si scrive a lettere di luce in momenti cruciali come questi”, si legge nella dichiarazione. VTV Redazione Italia
Secondo attacco USA nei Caraibi: cacciatorpediniere assalta peschereccio venezuelano
Il comunicato diramato il 13 settembre dall’ufficio stampa del governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha reso noto che il giorno precedente, venerdì 12, i marines statunitensi hanno fatto irruzione su un’imbarcazione civile con a bordo 9 pescatori.  Non sono segnalati feriti, ma la vicenda è molto allarmante. L’agenzia Reuters ha riferito la notizia precisando che la Casa Bianca non ha ancora fornito spiegazioni, “I funzionari statunitensi non hanno risposto immediatamente alla richiesta di commento”, e che mentre “Le tensioni tra Washington e Caracas sono aumentate” perché “La settimana scorsa un attacco militare statunitense nei Caraibi ha ucciso 11 persone e affondato un’imbarcazione venezuelana che, secondo l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti – Donald Trump, trasportava stupefacenti illegali” tuttora, “nonostante le richieste dei membri del Congresso degli Stati Uniti affinché il governo giustifichi l’azione” e sebbene “Il governo venezuelano ha affermato che nessuna delle 11 persone uccise apparteneva alla banda Tren de Aragua, come sostenuto dagli Stati Uniti”, l’amministrazione Trump “ha fornito scarse informazioni sull’attacco della scorsa settimana” [REUTERS / 13 SETTEMBRE 2025].    CACCIATORPEDINIERE MISSILISTICO STATUNITENSE ATTACCA I PESCATORI DI TONNO DEI CARAIBI La Repubblica Bolivariana del Venezuela denuncia che, venerdì 12 settembre, la nave venezuelana “Carmen Rosa”, con a bordo nove umili pescatori di tonno, in navigazione a 48 miglia nautiche a nord-est dell’isola di La Blanquilla, in acque appartenenti alla Zona Economica Esclusiva (ZEE) venezuelana, è stata attaccata illegalmente e in maniera ostile da un cacciatorpediniere della Marina degli Stati Uniti, l’USS “Jason Dunham” (DDG-109), equipaggiato con potenti missili da crociera e con un equipaggio composto da marines altamente addestrati. La nave da guerra ha schierato diciotto militari con armi lunghe che sono saliti a bordo e hanno occupato la piccola e inoffensiva imbarcazione per otto ore, impedendo le comunicazioni e le normali attività dei pescatori impegnati nella pesca autorizzata del tonno. Questa operazione è priva di qualsiasi proporzionalità strategica e costituisce una provocazione diretta attraverso l’uso illegale di mezzi militari eccessivi. Coloro che hanno ordinato queste provocazioni cercano un incidente per giustificare un’escalation della guerra nei Caraibi, al fine di rafforzare la loro fallimentare politica di cambio di regime, respinta dallo stesso popolo statunitense. Usando i propri soldati e ufficiali come carne da cannone e mettendo in pericolo ancora una volta la loro vita, stanno ripetendo la storia di altri eventi che hanno portato a guerre eterne come quella del Vietnam. L’incidente riflette la vergognosa condotta di settori politici a Washington, che irresponsabilmente impiegano costose risorse militari e soldati addestrati come strumenti per fabbricare pretesti per avventure belliche, attentando anche al proprio prestigio e onore militare con questa grottesca ed eccessiva manovra. La Forza Armata Nazionale Bolivariana, fedele al proprio dovere costituzionale, ha monitorato e registrato l’incidente minuto per minuto con le sue risorse aeree, navali e di sorveglianza, accompagnando i pescatori in ogni momento fino al loro rilascio, dimostrando la piena capacità del Venezuela di monitorare, scoraggiare e rispondere a qualsiasi minaccia, senza cadere in provocazioni che ne compromettano l’impegno per la pace. Il governo venezuelano chiede agli Stati Uniti di cessare immediatamente queste azioni, che mettono a repentaglio la sicurezza e la pace dei Caraibi. Invita inoltre il popolo americano a riconoscere la gravità di queste manovre e a respingere l’uso dei propri soldati come pedine sacrificali per alimentare i desideri di un’élite avida e predatoria. Il nostro Paese ribadisce il suo impegno per la pace e continuerà a difendere la propria sovranità e la sicurezza delle sue acque da qualsiasi provocazione. Caracas, 13 settembre 2025   Redazione Italia