L’appello dei difensori dei diritti umani palestinesi colpiti dalle sanzioni USA
Mentre il genocidio in corso contro i palestinesi di Gaza condotto da Israele e
sostenuto dagli Stati Uniti entra nel suo terzo anno, anziché por fine alla loro
complicità con Israele gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni ad Al-Haq,
Al-Mezan e al PCHR, le principali organizzazioni per i diritti umani impegnate a
denunciare la responsabilità penale internazionale che grava sugli autori di
crimini atroci compiuti in Palestina.
Le sanzioni decretate in base all’Ordine Esecutivo 14203 [promulgato da Donald
Trump nel febbraio 2025 – n.d.r.] sono rivolte alle nostre organizzazioni perché
“direttamente impegnate negli sforzi della Corte Penale Internazionale (CPI) per
indagare, arrestare, detenere o perseguire cittadini israeliani, senza il
consenso di Israele”.
Sanzionando le nostre organizzazioni, gli Stati Uniti hanno scelto di
salvaguardare e consolidare il regime di apartheid sionista e coloniale di
insediamento di Israele e la sua occupazione illegale.
Invitiamo gli Stati terzi, la comunità internazionale, le Nazioni Unite e tutte
le organizzazioni e persone impegnate nella difesa dei diritti umani a
* condannare l’applicazione dell’Ordine Esecutivo 14203 come atto illecito a
livello internazionale e a esercitare sugli Stati Uniti una pressione
significativa affinché revochino tutte le sanzioni imposte in base ad esso,
* adottare misure concrete e impiegare tutti i mezzi disponibili per garantire
la sicurezza e la protezione delle nostre sedi operative e del nostro
personale a Gaza e in Cisgiordania, che sta affrontando il rischio di venire
bersagliato mentre svolge incarichi di legittima tutela dei diritti umani;
* imporre a Israele sanzioni diplomatiche ed economiche, inoltre un embargo
totale al rifornimento di armi, per porre fine al genocidio contro il popolo
palestinese.
Sollecitiamo gli Stati membri dell’UE a far valere e far rispettare il Blocking
Statute per proteggere e tutelare le organizzazioni palestinesi per i diritti
umani, i difensori, gli esperti delle Nazioni Unite e la CPI dalle sanzioni
illegali degli Stati Uniti.
Esortiamo i nostri partner, i movimenti umanitari e i gruppi di solidarietà di
tutto il mondo a mobilitarsi per amplificare le voci del popolo
palestinese. Unitevi a noi: organizzatevi, protestate e usate tutti i mezzi
disponibili per porre fine al genocidio del popolo palestinese e per ottenere
che Israele risponda di ogni propria colpa.
Tentare di mettere a tacere le voci palestinesi è l’ennesimo atto
dell’incessante campagna finalizzata a cancellare il popolo palestinese, negare
sistematicamente il suo diritto all’autodeterminazione e al ritorno in patria,
che Israele e i suoi alleati conducono con la complicità dell’impunità
internazionale.
Israele a Gaza ha bombardato e distrutto gli edifici in cui hanno sede le nostre
organizzazioni, ucciso i nostri colleghi e le loro famiglie e messo a segno una
serie di attacchi mirati per distruggere e mettere a tacere i giornalisti
palestinesi che documentano e denunciano la distruzione di Gaza messa in atto da
Israele.
I funzionari e i giudici della CPI, i Relatori Speciali delle Nazioni Unite e i
difensori dei diritti umani palestinesi sono stati sanzionati dagli Stati Uniti,
intanto Israele impedisce loro l’ingresso nei Territori Palestinesi Occupati e
ne ostacola l’accesso ai media e alla Commissione d’inchiesta delle Nazioni
Unite.
Ora, anche le organizzazioni palestinesi per i diritti umani che sono sul campo
per documentare le prove del genocidio israeliano vengono sistematicamente
paralizzate e messe a tacere dagli alleati di Israele.
Minacciati a causa dell’impatto e delle funzioni che hanno la nostra attività di
advocacy, il nostro lavoro in ambito giuridico e la documentazione nel provare i
crimini internazionali commessi da Israele, gli Stati Uniti hanno fatto ricorso
a provvedimenti penali contro le persone e le organizzazioni che cercano di
difendere il sistema legale su cui si fonda la comunità internazionale. Le
implicazioni vanno oltre la Palestina: proteggendo Israele dalla responsabilità,
stanno smantellando l’ordine giuridico internazionale e minando la possibilità
di giustizia per le vittime di gravi crimini ovunque.
La mobilitazione in tutto il mondo, dalle manifestazioni di protesta proteste di
massa per Gaza, i presidi studenteschi, le flottiglie coraggiose e le azioni
legali che hanno sfidato gli Stati e Israele per i loro crimini o la loro
complicità, ha dimostrato alle nazioni e ai leader che la nostra voce collettiva
è forte e potente. Per questo motivo, hanno fatto ricorso a privarci dei mezzi
per operare. Ma non ci arrenderemo né ci faremo zittire. Non ci piegheremo ad
alcun apparato o sistema statale alimentato dalla violenza e dall’oppressione.
Il popolo palestinese in Palestina e nel resto del mondo ha dimostrato una
straordinaria fermezza e forza nel resistere al regime di apartheid coloniale di
Israele e alle sue pratiche.
Il mondo si trova a un bivio. Persone, associazioni, organizzazioni e Stati
devono scegliere se schierarsi dalla parte delle vittime di crimini atroci e
denunciare queste gravi violazioni dei diritti umani, oppure schierarsi dalla
parte dei responsabili e rendersi complici del genocidio e di altri crimini
contro l’umanità inflitti al popolo palestinese.
Ora è il momento per tutti noi, difensori dei diritti umani e persone di
coscienza, di agire.
Dobbiamo muoverci insieme, coordinarci e utilizzare ogni strumento a nostra
disposizione per fermare il genocidio a Gaza e porre fine all’apartheid
israeliano, all’occupazione illegale della Palestina e a tutti i tentativi di
sterminare il popolo palestinese. In questi tempi, il silenzio rischia di far
collassare l’ordine globale e, con esso, l’umanità intera. Quando i principi del
diritto internazionale non vengono solo ignorati, ma anche palesemente violati,
e quando le stesse istituzioni che dovrebbero garantire verità, giustizia e
responsabilità vengono attaccate, anziché protette, nessun popolo, nessuna
nazione, potrà mai essere veramente al sicuro.
Al-Haq – independent Palestinian non-governmental human rights organisation
based in Ramallah, West Bank. Established in 1979 to protect and promote human
rights and the rule of law in the Occupied Palestinian Territory (OPT), the
organisation has special consultative status with the United Nations Economic
and Social Council.
Al-Mezan Center fo Human Rights – independent, non-partisan, non-governmental
human rights organization based in the occupied Gaza Strip. Since its
establishment in 1999, Al Mezan has been dedicated to protecting and promoting
the respect of human rights, especially economic, social and cultural rights,
supporting victims of violations of international human rights law and
international humanitarian law, and enhancing democracy, community and citizen
participation, and respect for the rule of law in Gaza as part of the occupied
Palestinian territory (OPT).
PCHR / Centro Palestinese per i Diritti Umani – independent Palestinian human
rights organization (registered as a non-profit Ltd. Company) based in Gaza
City. The Centre enjoys Consultative Status with the ECOSOC of the United
Nation. It is an affiliate of the International Commission of Jurists-Geneva;
the International Federation for Human Rights (FIDH) – Pairs; member of the
Euro-Mediterranean Human Rights Network – Copenhagen; member of the
International Legal Assistance Consortium (ILAC) – Stockholm; member of the Arab
Organization for Human Rights – Cairo; and member of the World Coalition against
the Death Penalty – Rome.
FONTE:
* Al-Haq, PCHR, and Al-Mezan Condemn US Sanctions and Call for Global
Solidarity to End the Genocide in Gaza and the Oppression of Palestinians /
PCHR – 5 SETTEMBRE 2025
Maddalena Brunasti