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PretenDiamo Legalità, Polizia per la scuola primaria e di primo grado IC “G. Vasi” di Corleone
Il 9 e l’11 marzo scorsi l’Istituto Comprensivo “Giuseppe Vasi” a indirizzo musicale, sede CTRH-CTI di Corleone, ha disposto per le classi quarte e una quinta classe della scuola primaria, e tre classi della scuola secondaria di primo grado, degli incontri di due ore con il personale del commissariato di Polizia di Corleone. La cornice era quella del progetto PretenDiamo Legalità, alla sua nona edizione quest’anno, che ha come obiettivo quello di esporre i precetti del bravo cittadino e la cultura del rispetto delle regole. Con questo progetto, ogni anno, la Polizia di Stato sta raggiungendo migliaia di studenti e studentesse, anche di tenera età.  La divisa ha un valore simbolico molto forte, sembra quasi che chi la vesta superi in autorità le persone comuni che lavorano nelle classi ogni giorno. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università contrastiamo, dentro e fuori i luoghi della formazione, iniziative come questa, che promuovono una democrazia essenzialmente formale, e una sicurezza garantita solo dalla capacità dello Stato di comminare delle penalità. Noi siamo per una scuola che educhi alla complessità del pensiero e alle domande, al riconoscimento dell’altro da sé, alla partecipazione attiva nella comunità di appartenenza. Crediamo che sia importante aiutare bambine e bambini, ragazze e ragazzi a leggere il mondo che ci circonda e, se necessario, a mettere in discussione le leggi e le consuetudini vigenti. Considerando il clima politico degli ultimi decenni e il fatto che PretenDiamo Legalità sia un progetto nato dalla sigla del Ministero dell’Istruzione e del Merito e il Ministero dell’Interno, ne possiamo dedurre che le lezioni della Polizia sul bullismo e i rischi del web, sulle dipendenze dal gioco, la sicurezza stradale, la violenza di genere, non siano altro che un pretesto per portare avanti una campagna di autopromozione dello stesso corpo di polizia e della cultura securitaria e della difesa.  Ci teniamo a informarvi che quest’anno l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha organizzato il suo Convegno nazionale a Torino. Si terrà il 17 aprile e ha come titolo “Il Trauma della Guerra – Tra storia, economia, diritto ed educazione, dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi”. Sarà aperto a tutta la cittadinanza e gratuito, rientra nella Formazione docente e dà diritto all’esonero per l’intera giornata. Per maggiori informazioni visita questa pagina. Link segnalazione: https://www.icvasicorleone.edu.it/wp-content/uploads/2026/03/CIRC.N.222-PretenDiamo-legalita.pdf. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La scuola di Valditara non è la nostra
Gianni Boccardelli (*) sul libro «Le regole non cadono dal cielo» di Giuseppe Faso. A seguire alcuni link. L’insegnante affermò sicuro che gli studenti cinesi in Italia scrivono «lui» invece di «egli». E allora, visto che si parlava dei Promessi Sposi, Faso non resistette e gli chiese se anche Alessandro Manzoni avesse gli occhi a mandorla visto che «nella riscrittura
February 20, 2026
La Bottega del Barbieri
Impatto della guerra sull’infanzia: didattica per la scuola primaria
Gianluca Gabrielli è figura nota a chi frequenta il sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. È autore di numerosi testi e articoli di pedagogia e didattica, sulla valutazione standardizzata e le mosse contrastive per riuscire a “farne a meno”, sul militarismo che sta di nuovo asfissiando le aule scolastiche. Gabrielli anima, inoltre, un blog che ospita contributi sui suddetti temi, «Per chi suona la campanella». Il titolo ripropone quello di una raccolta di racconti pubblicata anni fa: memorie personali autentiche, passate alla lente della favola che spesso riveste di un’aura nostalgica, ma anche angosciante, i nostri ricordi (AAVV, Quando suona la campanella. Racconti di scuola Manifestolibri, Roma, 2006). Maestro e Storico: metto in questo ordine le attività di Gianluca Gabrielli perché entrambe sono annodate e costituiscono quella che è la sua personalità di uomo e di professionista. L’esercizio dell’arte e della professione docente conferisce accenti importanti e, potremmo dire, riorganizza i suoi studi storici. La storia dell’Infanzia nel Novecento, nello specifico durante il periodo fascista, accende nella sua didattica quotidiana una particolare attenzione verso quei bambini e bambine che, in una classe multietnica, gli effetti delle guerre li hanno sulla pelle. Effetti del vecchio e nuovo colonialismo, espresso di recente in toni elogiativi nelle pagine del testo Nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo del Primo Ciclo dell’Istruzione (MIM, 2025), sul quale invito a leggere il parere del Consiglio di Stato, assai negativo rispetto,  non solo ai contenuti, ma alla maldestra forma (09/09/2025 n. 829). Se sulla genericità del concetto di bambino e bambina, fuori da contesti storici, di etnia, di classe, su queste pagine si è già detto, proponiamo una piccola riflessione sulla locuzione-triade “bambini, donne, anziani”. Utilizzata nelle operazioni di salvataggio, sottolineata come aggravante nelle operazioni di violenza bellica condotte contro la popolazione civile, la locuzione, oltre l’uso quasi banalizzato, rinvia al nodo della cura della vita, al suo esordio, al nascere e alla sua fine. Di questo nodo il cardine è la donna che tale funzione di cura continua a esercitare, spesso in forma esclusiva, malgrado la presunta fine delle forme più escludenti del Patriarcato. Dare la vita e vederla perdersi in una trincea, in un bombardamento e, come ha scritto un narratore spagnolo rispetto alla Guerra Civile, en las casas vacias, le case svuotate, denudate dalla guerra. Casa che è anche la Terra Madre, come sa Gianluca che di educazione ecologica si occupa, nell’atto unico dell’educare. L’articolo che proponiamo è complesso, la bibliografia rende ragione degli approfondimenti. Si tratta, a un tempo, di  un contributo per tutti e di una messe di suggerimenti didattici per insegnanti, non solo di primaria, come si può vedere dall’indice dei capitoli: https://www.novecento.org/storia-e-didattica/didattica-in-classe/prima-dellarticolo-11-dalleducazione- -del-fascismo-al-ripudio-della-guerra-della-nostra-costituzione-7094/#proposta. Attendiamo la pubblicazione dell’ultima fatica di Gianluca Gabrielli, Storia attiva per la scuola primaria. Percorsi esperienziali per scoprire il passato in modo attivo e coinvolgente per i tipi della Erickson. Per l’autore ogni traccia è degna di esser esplorata, discussa, di ogni reperto si può raccontare la memoria e inserirlo nel percorso della Storia ufficiale. Sul tema relativo a infanzia e guerra preme rimandare alla lettura del numero doppio nn 56/57 12/2025 Guerra all’Infanzia, pubblicato dal Dipartimento di Studi Storici e Linguistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Sottolineo soprattutto l’importanza dei primi quattro interventi e il contributo della nostra Cristiana Ronchieri disponibili a questo link sul nostro sito. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il diario che la Polizia regala nelle scuole primarie non ha le pagine per gli appunti!
Anche quest’anno “Il mio diario”, dono della Polizia di Stato, sta arrivando tra le mani degli alunni e delle alunne delle classi quarte delle scuole primarie: 75.000 copie da distribuire tra Roma, Massa Carrara, Oristano, Siracusa e Lodi, con conseguente accesso delle forze dell’ordine nelle scuole con il permesso dello stesso Ministero dell’Istruzione e del Merito. Sfogliandolo notiamo una caratteristica alquanto eccentrica di questo diario: non è pensato per scriverci, compiti, appunti e avvisi, per cui non è un oggetto scolastico! Ci sono soltanto parole crociate, giochi e vignette a tema Polizia di Stato. Più che un diario per la scuola è un abbecedario per l’alfabetizzazione al mondo della polizia. Ogni mese è dedicato a una specialità diversa: la banda musicale, la polizia postale, i gruppi sportivi “Fiamme Oro”, la polizia scientifica, la polizia di frontiera etc.  Nessuna traccia della vita scolastica che i bambini e le bambine vivono davvero. Sulla prima pagina ci sono disegnati dei distintivi dorati sui quali scrivere i propri dati anagrafici e personali. Le vignette, per tutto il diario, ritraggono quelle attività promosse negli ultimi anni, nelle scuole con i corpi armati dello Stato, che noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università contestiamo. A pagina 12 i personaggi del fumetto corrono per arrivare in tempo per l’alzabandiera, e per passare una giornata nella scuola di polizia. Nella pagina successiva troviamo due allievi poliziotti, una donna e un uomo che si presentano. La costruzione suggerisce che quello sia il passo successivo, il futuro verso il quale i due personaggi stavano correndo, e il bambino che legge ecco che probabilmente si rispecchierà anche in un futuro allievo. I dialoghi sono sensazionalistici, carichi di sorpresa, di eccitazione.  Abbiamo affrontato altri aspetti di questo diario in un articolo di ottobre 2025 (qui) e in altro di giugno 2024 (qui), ma notiamo che anche per il 2026 la cultura dell’ordine, della sicurezza e della difesa continua a diffondersi nelle scuole invece di presentare proposte di educazione civica da parte della società civile. Se siete curiosi, se questo diario non vi è mai capitato tra le mani, mettiamo qui il link per sfogliare e scaricare la versione digitale. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ritiene che anche questo, come tanti altri, sia un prodotto editoriale di propaganda, creato per entrare subdolamente nella fantasia dei bambini e delle bambine, non per insegnare loro cosa sia realmente la legalità. Si tratta di un sottile dispositivo di potere per generare un composto disciplinamento nei soggetti. Esso agisce non solo mediante la forza, ma anche attraverso un rodato sistema di potere sulle persone: l’addestramento scolastico. Lentamente con la Polizia e le Forze Armate nelle scuole si cerca di far passare modelli di addestramento, spesso emulati dai e dalle docenti più affascinate/i dei risultati in termini di controllo delle personalità autoritarie, che utilizzano la sorveglianza gerarchica, la sanzione normalizzatrice e l’esame con supervisione con il fine di generare “corpi docili”, ovvero individui produttivi e obbedienti. E la cosa più incredibile è che “Il mio diario” della Polizia, quest’aggressiva operazione di marketing addestrativo, ha come target dei bambini e delle bambine di 10 anni, come si può notare da questi scatti di tutte le iniziative che hanno avuto luogo in Italia! Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 
L’esperienza della pace in una classe IV di una scuola primaria
RILANCIAMO UN ARTICOLO PUBBLICATO SU WWW.SERENOREGIS.ORG SCRITTO DA BARBARA STRAMBACI, ADERENTE ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, SU UN’ESPERIENZA DI EDUCAZIONE ALLA PACE CONDOTTA IN UNA SCUOLA PRIMARIA. «Osservate il foglio che avete davanti, cosa vedete?» Con questa domanda è iniziato il cammino nell’«inter-essere» della mia classe, una quarta di una scuola primaria nella periferia nord di Torino. «Maestra, io ci vedo la carta» è stata una delle prime risposte; guardando più in profondità, nel foglio abbiamo iniziato a vedere l’albero da cui deriva, l’acqua, il sole e l’anidride carbonica che hanno reso possibile la sua vita, il terreno che ha contribuito al suo nutrimento e al radicamento, la nuvola dalla quale è arrivata l’acqua, il cielo, il boscaiolo, gli operai della cartiera, il carburante per il trasporto, il trasportatore, il cartolaio, il lavoro dei genitori grazie al quale l’acquisto è stato possibile, il cibo che ha sfamato i lavoratori della filiera. Ogni volta che abbiamo un foglio davanti pensiamo che lì dentro c’è tutto il mondo, compresi noi che lo stiamo utilizzando, come ha osservato un mio alunno. «Inter-essere» è un temine coniato dal monaco vietnamita Thich Nhat Hanh, e l’esercizio descritto, riportato nel suo libro Essere pace, è un allenamento che svolgiamo in classe per addestrare la mente ad essere più consapevole dell’interconnessione esistente tra ognuno di noi e il resto del mondo, vivente e non vivente. Giocando all’«inter-essere», anche attraverso le merende consapevoli (osservazione in profondità di un pezzo di cioccolato o di un frutto), i bambini hanno avuto l’opportunità di riflettere non solo sul valore di ciò che hanno tra le mani (sia esso un alimento o un oggetto), ma anche sulla dimensione di quella rete invisibile alla quale apparteniamo e che ci rende interdipendenti. In una classe multiculturale come la mia, anche attraverso la progettazione di attività, quali il gemellaggio con una scuola della O.N.G. ASSEFA nel Tamil Nadu in India, il gioco dell’inter-essere ci ha consentito di volgere gli sguardi verso realtà culturali differenti e iniziare ad abbattere gli stereotipi derivanti dal pensiero unico che vede l’Occidente come il solo punto di riferimento dal quale osservare e attribuire significati alla storia e alle vicende attuali. L’incontro con le guerre, della storia e odierne, mentre praticavamo l’inter-essere, ha indotto i bambini a chiedersi perché il cammino dell’uomo fosse intriso di eventi bellici. Da questa loro esigenza di comprensione, nasce un progetto in collaborazione con il Centro Studi Sereno Regis di Torino attraverso il quale la classe, sotto la guida di Rita Vittori, ha potuto riflettere sulle cause e sulle conseguenze che accomunano tutte le guerre, passando attraverso la drammatizzazione con i propri corpi. Sentendo sulla pelle che le guerre, distruggendo, sottraggono elementi di pace alla vita, i bambini, allestendo quadri viventi, hanno potuto esprimere, con una comunicazione non verbale, scenari di guerra e di pace. La successiva rielaborazione collettiva delle attività svolte con il Centro Studi Sereno Regis ha dato voce agli scenari descritti, attraverso il linguaggio della poesia: mentre la guerra fa rumore con onomatopee assordanti (BADABUM, RA-TA-TA-TA-TA, BOOM, BRRRRR), la pace si esprime a voce bassa, con i gesti di quella consapevolezza che nasce proprio dall’addestramento della mente all’inter-essere e alla presenza mentale. La pace è una postura quotidiana che assumiamo grazie a tale allenamento; «se mi offendi, io respiro» hanno scritto i bambini: in questo verso della poesia è racchiusa, come dentro un seme che deve ancora germogliare, l’essenza della pace, cioè la risoluzione non violenta dei conflitti. «Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo» affermava Gandhi. Come possiamo parlare di pace ai bambini se non pratichiamo quotidianamente l’essenza della pace nelle nostre classi? La pratica non elimina il conflitto ma ci insegna, lentamente, quali siano gli strumenti per risolverlo senza la violenza; a volte si riesce, altre no così ci si ferma a riflettere sulle emozioni che hanno generato il comportamento aggressivo o scorretto, accorgendosi che non siamo punti isolati di un universo ma elementi in connessione. L’incontro tra i miei alunni e il Mahatma, attraverso la lettura di una sua biografia, ha dato loro speranza rispetto alla possibilità di percorrere concretamente vie alternative alla guerra, pertanto la progettazione con il Centro Studi Sereno Regis ha incluso anche un approfondimento su questa figura che ha portato alla realizzazione di un piccolo spettacolo in cui la classe ha messo in scena quattro eventi significativi della vita di Gandhi, raccontandoli con l’allestimento di quattro telegiornali. La collaborazione con il Centro Studi Sereno Regis e l’attività di meditazione sulla consapevolezza ci hanno permesso di partecipare con un ricco bagaglio esperienziale al XV concorso nazionale «Teresa Sarti Strada» di Emergency dal titolo Immaginare un mondo senza guerra è un progetto possibile. I bambini hanno rielaborato con una rappresentazione grafica intitolata Liberi pensieri di pace avvolgono il mondo i contenuti del loro intenso percorso scolastico: una ragazza appoggiata su un mondo distrutto dalla violenza della guerra sogna la disarmante semplicità della pace che, pur non urlando, è talmente forte da avvolgere proprio quel mondo che sta soffrendo. Con immensa emozione e gioia dei bambini e delle maestre, il disegno è risultato uno dei tre vincitori del concorso, per la categoria «grafici». Trattare il tema della guerra con bambini senza cadere nella retorica del pensiero dualistico dei buoni e dei cattivi, non solo è possibile ma è necessario in un mondo che sempre più, per citare le parole della poesia dei miei alunni, «si dipinge di rabbia, morte, impietosità e violenza». Barbara Strambaci Fonte: www.serenoregis.org.