“Animali in città”: l’indagine di Legambiente sulla gestione degli animali nelle città italiane
Nel 2024, su un campione di 734 amministrazioni comunali, solo il 39,5% ha
ottenuto una performance almeno sufficiente nella gestione degli animali
d’affezione. Di questi 82 comuni costieri (il 12,7% del totale in Italia) e 652
interni (il 9% del totale) che, pur condividendo ritardi strutturali, dimostrano
andamenti divergenti, con differenze marcate nella qualità e disponibilità dei
servizi offerti ai cittadini e ai loro animali.
Sono alcuni dei dati del XIV rapporto nazionale “Animali in Città” di
Legambiente sulle performance dei Comuni e delle ASL nella gestione degli
animali nei centri urbani (con il patrocinio di Anci, Conferenza delle Regioni e
delle Province Autonome, Enci, Fnovi, Amvi e Società Italiana di Medicina
Veterinaria Preventiva).
La disomogeneità più evidente riguarda l’accesso ad aree libere per cani:
presenti nel 36,2% dei comuni costieri e appena nel 10,4% dei comuni interni.
Altra differenza si registra per i servizi di pensione per animali, disponibili
nel 57,3% dei comuni costieri e in appena il 21,9% di quelli dell’entroterra.
Nella gestione del fine vita degli animali d’affezione, invece, solo il 28% dei
comuni costieri e il 10% degli interni ha predisposto regolamenti per
cremazione, tumulazione o inumazione, lasciando molte famiglie senza punti di
riferimento in un momento delicato.
Altro tema sensibile sono i botti e i fuochi d’artificio, spesso fonte di stress
per gli amici a quattro zampe: ad adottare regolamenti specifici per limitarne
l’uso solo il 21,9% dei comuni costieri e appena l’8,3% di quelli interni.
Ancora limitata, poi, la presenza di Sportelli Animali o di un Garante per i
diritti degli animali (l’8,5% nei comuni costieri e il 4,4% per quelli interni)
e di un sostegno economico ai cittadini nella sterilizzazione degli animali
(solo il 14,6% di quelle costiere e 4,7% di quelle interne).
Un grave ritardo dei comuni costieri è costituito dall’adozione di un
regolamento per la corretta fruizione delle spiagge da parte delle famiglie con
animali d’affezione, presente solo nel 23,2% dei casi. C’è poi una diffusa
assenza di sanità veterinaria pubblica di prossimità: su tutto il territorio
nazionale, infatti, sono presenti solo due Ospedali Veterinari Pubblici, a
Perugia e a Napoli. Una conferma arriva dai dati: nel 2024, il 74,9% della spesa
pubblica per il settore pet-care è stata a carico dei Comuni, mentre le ASL, che
dovrebbero garantire i servizi sociosanitari essenziali per le famiglie in
difficoltà, coprono solo il 25,1% del totale.
Fin qui la fotografia dei ritardi da colmare. Ci sono però anche buone pratiche
e anche quest’anno Legambiente ha assegnato il Premio “Animali in città” a
quelle realtà virtuose che si sono distinte per l’offerta di servizi e azioni
dedicate alla prevenzione del benessere animale, sulla base di 36 indicatori per
i Comuni e dei 25 per le Aziende Sanitarie. Tra le amministrazioni comunali
premiate, Napoli che si distingue per la copertura sanitaria e l’integrazione
tra servizi veterinari e socioassistenziali; San Giovanni in Persiceto (BO) che
eccelle grazie a servizi integrati, un forte attivismo civico e ordinanze
comunali efficaci; Modena per l’investimento economico significativo e una
regolamentazione urbana completa a tutela del benessere animale.
Tra i Comuni sotto i 5.000 abitanti, premiati Zocca (MO) e Campodolcino (SO) per
i loro investimenti in educazione civica e in progetti sociali adattati al
contesto rurale e montano. Tra le ASL più virtuose, invece, si distinguono
Napoli 1, Bergamo e Vercelli, che oltre a fornire dati puntuali, integrano
meglio i servizi sanitari con quelli offerti dai Comuni, operando con
proattività.
“Il XIV Rapporto di Animali in città, ha sottolineato Giorgio Zampetti,
direttore generale Legambiente, conferma che solo grazie a solide alleanze tra
amministrazioni pubbliche e soggetti privati è possibile garantire il benessere
delle famiglie con animali d’affezione. Per questo chiediamo di promuovere ed
agevolare la firma di 1.000 accordi o patti di comunità in tutto il Paese.
È urgente rilanciare la sanità veterinaria pubblica di prossimità, obiettivo per
cui chiediamo al Governo di realizzare un piano nazionale a supporto delle
Regioni che consenta l’assunzione stabile di 6.000 veterinari e alle Regioni il
raggiungimento complessivo di 1.000 strutture veterinarie pubbliche (850 tra
canili sanitari e gattili sanitari e circa 150 ospedali veterinari pubblici),
distribuite equamente sul territorio in rapporto alla popolazione servita.
Inoltre, alle Amministrazioni comunali l’appello è di potenziare le aree verdi
con libero accesso dedicate alle famiglie con cani, di valorizzare
l’applicazione di regolamenti e ordinanze e rafforzare il senso civico grazie al
supporto di 10.000 guardie ambientali e zoofile delle associazioni di
volontariato, per migliorare concretamente la qualità della vita di cittadini e
animali”.
Qui il XIV rapporto nazionale “Animali in Città”:
https://legambienteanimalhelp.it/animalincittav2_XIV/.
Giovanni Caprio