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ATTENTATO AL SI COBAS E AL DIRITTO DI SCIOPERO!
LA COMMISSIONE DI GARANZIA FA RIENTRARE LA LOGISTICA NELLA LEGGE 146 COME SERVIZIO PUBBLICO  ESSENZIALE PENSANDO DI  INGABBIARE LE LOTTE. La delibera 26/88 dell’11 marzo 2026 della Commissione di Garanzia non è un passaggio tecnico né un intervento neutrale. È una scelta politica precisa: colpire il SI COBAS (perchè questa è la vera ragione della delibera, lo ha detto anche il ministro Piantedosi in parlamento)   per restringere  il diritto di sciopero proprio in uno dei settori in cui, negli ultimi anni, le lotte operaie hanno inciso davvero sui rapporti di forza. La Commissione sostiene che, quando si parla di approvvigionamento di energie, prodotti energetici, risorse naturali e beni di prima necessità, non conta solo il trasporto in senso stretto, ma l’intera filiera logistica: ricezione, deposito, custodia, trasferimento, spedizione e distribuzione. In un successivo chiarimento precisa che il riferimento riguarda le attività connesse ai beni di prima necessità. Ma si tratta di una formulazione ambigua, elastica e politicamente pericolosa, soprattutto dentro un’economia capitalistica privata fondata sulla libera circolazione di ogni tipo di merce. Il punto, infatti, è chiaro: allargare il perimetro dei vincoli e delle limitazioni sugli scioperi nella logistica. In pratica, basta che un’azienda tratti anche beni classificabili come essenziali perché lo sciopero debba sottostare alla legge 146/1990, con preavviso obbligatorio, procedure di raffreddamento e tutti gli strumenti utili ai padroni per riorganizzare i flussi, deviare le merci e depotenziare la forza della mobilitazione. È una forzatura evidente. Pensiamo alla logistica alimentare di un grande player che movimenta diversi marchi di pasta, riso, pelati e migliaia di altri prodotti in decine di magazzini distribuiti in tutta Italia. Davvero si può sostenere che l’intera movimentazione di questa enorme massa di merci debba essere considerata, senza distinzione, essenziale per la collettività? Davvero la sopravvivenza delle persone dipenderebbe dalla possibilità di avere sempre scaffali pieni di infiniti prodotti equivalenti, di marche diverse e provenienti da paesi diversi? La verità è un’altra. Gli scioperi nella logistica non mettono in discussione, in via generale, l’accesso della popolazione ai beni essenziali. Colpiscono piuttosto la continuità operativa delle grandi piattaforme, degli hub distributivi, dei committenti e delle multinazionali che organizzano la circolazione delle merci su scala globale. In un settore dominato dalla libera concorrenza, dalla saturazione dei magazzini, dall’intensificazione dei ritmi e dalla circolazione continua delle merci, ciò che si vuole proteggere non sono anzitutto i diritti fondamentali delle persone, ma i profitti privati. Questa è la contraddizione politica di fondo. La logistica non viene considerata essenziale quando i lavoratori rivendicano salari più alti, stabilità, sicurezza, fine degli appalti e dei subappalti, diritti sindacali e dignità. Diventa improvvisamente essenziale quando lo sciopero può interrompere la valorizzazione del capitale e inceppare la circolazione delle merci. Non siamo quindi di fronte a una tutela imparziale dell’interesse collettivo, ma alla trasformazione degli interessi economici dei grandi gruppi della logistica, della distribuzione e dei trasporti in un presunto interesse pubblico. Per questo siamo di fronte a un provvedimento gravissimo, che rischia di diventare uno dei peggiori precedenti di repressione antioperaia degli ultimi decenni. Non arriva per caso. Si inserisce in un quadro più ampio di stretta repressiva, di riduzione degli spazi di agibilità del conflitto, di contenimento sistematico di ogni forma di protesta e di dissenso. Nelle piazze come nei luoghi di lavoro, il messaggio è lo stesso: impedire che la protesta produca effetti reali e soprattutto che la logistica sia a misura preventiva  di terza guerra mondiale imprigionando gli scioperi pensando di fermare il si cobas. Nella logistica questo significa colpire il punto in cui i lavoratori possono ancora esercitare una forza concreta: la continuità dei flussi, la catena delle consegne, la circolazione delle merci. È qui che il conflitto può ancora mettere in difficoltà il sistema. Ed è proprio questo che si vuole disinnescare. Dentro questo quadro, parlare di economia di guerra non è uno slogan. È la descrizione di una tendenza materiale fatta di attacco ai diritti collettivi, subordinazione della vita, della salute e della sicurezza sul lavoro alle esigenze della produzione e della continuità dei flussi. In questo contesto la logistica diventa uno snodo strategico da mettere al riparo dal conflitto sociale. Non è un caso che questo orientamento arrivi mentre crescono il carovita, la competizione tra potenze capitaliste e gli effetti sociali della guerra, e mentre negli ultimi mesi la combattività operaia ha colpito anche la logistica bellica, bloccando snodi portuali e intermodali attraversati da un flusso crescente di armi, come negli scioperi contro il genocidio in Palestina. Anche da questo punto di vista, il tentativo di ingabbiare ulteriormente il diritto di sciopero risponde all’esigenza di impedire che la classe lavoratrice possa ostacolare concretamente i meccanismi economici e logistici della guerra. Le lotte operaie nella logistica hanno avuto in poco più di un decennio un merito enorme: rompere il muro di invisibilità che copriva evasione fiscale, appalti e subappalti, ricatti, ritmi insostenibili, precarietà e supersfruttamento sistematico di una forza lavoro quasi sempre migrante. Hanno mostrato che dietro la retorica dell’efficienza si regge in realtà un modello fondato sul ricatto permanente e sulla compressione dei diritti. Ed è proprio per questo che oggi si tenta di riportare tutto indietro. Colpire lo sciopero significa colpire il significato politico di quelle lotte e provare a rendere di nuovo normale ciò che i lavoratori hanno avuto il merito di rendere visibile e di contrastare. Sono state lotte che hanno strappato aumenti salariali, scatti di livello, indennità, ticket mensa, diritti per i lavoratori interinali, e che hanno imposto un argine al caporalato, alle discriminazioni razziali, al ricatto del permesso di soggiorno, al lavoro a cottimo e al lavoro senza garanzie. Lotte dure, pagate a caro prezzo, ma capaci di restituire dignità e forza collettiva. Per questo la delibera 26/88 non è un semplice atto amministrativo. È un tassello di una più ampia offensiva contro chi, attraverso lo sciopero, può ancora inceppare la macchina degli extraprofitti. E non è secondario che, proprio mentre si tenta questa stretta, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali abbia messo in discussione l’impianto della legge 146/1990 e la sua natura fortemente restrittiva nei confronti del diritto di sciopero. Non sarà la Commissione di Garanzia a fermare la lotta operaia e il SI COBAS. Valuteremo tutte le iniziative legali necessarie per contrastare questa misura repressiva gravissima e illegittima. Ma soprattutto è urgente unire le lotte della classe lavoratrice e rilanciare una mobilitazione permanente contro la repressione crescente e contro l’economia di guerra, che già oggi peggiora salari, condizioni di lavoro, sicurezza, stabilità e possibilità di organizzazione per milioni di lavoratrici e lavoratori. Il diritto di sciopero non si tocca. Lo difenderemo con la lotta. Si cobas nazionale L'articolo ATTENTATO AL SI COBAS E AL DIRITTO DI SCIOPERO! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
TRIBUNALE DI NOVARA CONDANNA A 8 MESI DI RECLUSIONE DUE COORDINATORI PER IL PRESIDIO IN MEMORIA DI ADIL BELAKHDIM!
IL TRIBUNALE DI NOVARA HA EMESSO UNA SENTENZA DI CONDANNA A 8 MESI DI RECLUSIONE  CONTRO LA COORDINATRICE DEL SI COBAS DI NOVARA LOUBNA NOAMANE E IL COORDINATORE PROVINCIALE DI MILANO ALESSANDRO ZADRA CON L’ACCUSA DI  “INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO”. IL DUALISMO DELLA GIUSTIZIA BORGHESE NON SI SMENTISCE MAI QUANDO DEVE PUNIRE CHI LOTTA E SALVARE  CHI HA UCCISO ADIL BELAKHDIM. L’ASSASSINONIO DI ADIL E STATO DERUBRICATO A OMICIDIO STRADALE, COME UN NORMALE INCIDENTE, PERMETTENDO A CHI LO HA AMMAZZATO DI  SALVARSI DALLA GALERA,  IL GIUDICE   SI ACCANISCE, INVECE,  CONTRO I DUE DIRIGENTI DEL SI COBAS CHE PRESIDIAVANO IN SOLIDARIETA,’ INSIEME   A  UN MIGLIAIO DI  LAVORATORI E SOLIDALI GIUNTI DA TUTTO IL  CENTRO NORD, DAVANTI AL TRIBUNALE DI NOVARA  L’ULTIMO ATTO DELL’UDIENZA. L’UNICA INTERRUZIONE DI SERVIZIO  PUBBLICO LO HA PROVOCATO  LA STESSA POLIZIA E LA DIGOS  PERCHE’ SONO STATI LORO A CHIUDERE LA STRADA MENTRE NOI ABBIAMO FATTO PASSARE I PULMAN PUBBLICI. LE MOTIVAZIONI DELLA CONDANNA SI SAPRANNO FRA 90 GIORNI E POI SI RICORRERA’ OVVIAMENTE  IN APPELLO, MA E’ EVIDENTE CHE LA CONDANNA  MIRA A COLPIRE CHI SI ORGANIZZA, COMPRESI TUTTI I MOVIMENTI SOCIALI, COME IL SI COBAS  IN OPPOSIZIONE AL GOVERNO  E   ALLLE SUE  POLITICHE REPRESSIVE. ARRIVA OGGI LA NOTIZIA, A PROPOSITO DI POLITICHE REPRESSIVE,  CHE LA COMMISSIONE DI GARANZIA HA DELIBERATO UNA CIRCOLARE SUGLI SCIOPERI  NEL  SETTORE DELLA LOGISTICA FACENDOLI RIENTARE NELLA LEGGE 146 COME BENI ESSENZIALI. QUESTA E’ UNA CIRCOLARE ANTI  SI COBAS E I SUOI SCIOPERI A DIFESA DEI LAVORATORI. IL S.I. COBAS SAPRA’  COME RISPONDERE ALLA CONDANNA E ALLA REPRESSIONE DEGLI SCIOPERI. S.I. COBAS NAZIONALE     L'articolo TRIBUNALE DI NOVARA CONDANNA A 8 MESI DI RECLUSIONE DUE COORDINATORI PER IL PRESIDIO IN MEMORIA DI ADIL BELAKHDIM! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Food delivery, il caporalato digitale come incubatore di sfruttamento strutturale. Una vittoria ci salverà? – di Angelo Junior Avelli
La società italiana Foodinho srl, meglio nota come Glovo Italia, il 10 febbraio è finita sotto controllo giudiziario, con un decreto d’urgenza della Procura di Milano, coordinata dal PM Paolo Storari, lo stesso delle inchieste sullo stadio “Doppia Curva” e delle inchieste sui livelli salariali non dignitosi e sul caporalato digitale che hanno interessato [...]
March 7, 2026
Effimera
Le ragioni economico-politiche dell’attacco Usa-Israele contro l’Iran: una possibile interpretazione – di Andrea Fumagalli
L'attacco congiunto Usa-Israele contro l'Iran apre un nuovo scenario che va al di là dello scontro sul futuro dell'Iran e dell'attuale regime. L'ipocrisia del pensiero mainstream plaude all'iniziativa di Trump e Netanyahu come espressione del ripristino di elementi di democrazia e di "libertà delle donne". Perché parlo di ipocrisia? Per vari motivi, come cercherò [...]
March 4, 2026
Effimera
SCIOPERO FEDEX: PER LA TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA, PER LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO E DEL SALARIO.
Spett.le FedEx Express e p.c. alle Società in appalto operanti lungo la filiera FedEx, la scrivente Organizzazione Sindacale, con la presente, dichiara lo stato di agitazione nazionale a tutela di tutti i lavoratori e le lavoratrici operanti all’interno della filiera FedEx Express, sia dipendenti diretti sia lavoratori impiegati presso le aziende in appalto. Lo stato di agitazione è da intendersi aperto per tutti i lavoratori diretti Fedex e per quelli degli appalti , in continuità con i precedenti stati di agitazione già proclamati: sul sito di Bologna per i lavoratori diretti FedEx (facchini); sul sito di Modena per i lavoratori in appalto Moving S.r.l. (autisti). Fatte salve le specificità delle singole vertenze territoriali, emerge con assoluta chiarezza un comune denominatore, che costituisce il tema centrale e rivendicato del presente stato di agitazione nazionale: l’allontanamento, la sospensione o l’espulsione dal ciclo produttivo di lavoratori che hanno ricevuto un giudizio di idoneità parziale, con indicazione di limitazioni alla mansione. In particolare: nel caso di Modena, la risposta dell’azienda in appalto è stata il licenziamento del lavoratore; nel caso di Bologna, i lavoratori interessati sono stati immediatamente sospesi dall’attività lavorativa. Tali condotte delineano un quadro estremamente grave e inaccettabile, che evidenzia una assoluta mancanza di tutela da parte di FedEx Express nei confronti di lavoratori che, a seguito di sopravvenute limitazioni fisiche, vengono di fatto considerati non più proficui per le esigenze produttive. Si sottolinea come tali limitazioni non siano casuali, ma derivino in larga misura dalla gravosità del lavoro svolto per anni all’interno delle realtà lavorative FedEx, caratterizzate da ritmi intensi, carichi fisici elevati e condizioni operative usuranti. A Bologna, peraltro, i manager aziendali arrivano ad affermare che i casi di lavoratori con limitazioni sarebbero “troppi”, quasi si trattasse di una responsabilità individuale da imputare ai lavoratori stessi. Al contrario, FedEx dovrebbe interrogarsi seriamente su come mai proprio all’interno dei propri magazzini e delle proprie attività si accumulino nel tempo patologie analoghe e ricorrenti. In tutti questi anni FedEx ha davvero messo al primo posto la salute dei lavoratori? Ha realmente fatto tutto il possibile, sotto il profilo della prevenzione, della sicurezza e della tutela della salute, per evitare che tali situazioni si determinassero? La scrivente Organizzazione Sindacale ritiene di no. Riteniamo che i lavoratori siano stati trattati come meri strumenti da spremere e che, una volta non più funzionali alle esigenze produttive siano stati allontanati, peraltro in assenza di un serio confronto sindacale, in un contesto di sostanziale impunità che appare propria di una grande multinazionale. La salute delle lavoratrici e dei lavoratori è un diritto primario e indisponibile, non un fastidio o un ostacolo alla produttività. Per queste ragioni, lo stato di agitazione è dichiarato su tutta la filiera FedEx, a tutela della salute, della dignità e del salario dei lavoratori e delle lavoratrici. Si richiede pertanto l’apertura immediata di un confronto nazionale con FedEx Express, volto ad affrontare in maniera strutturale le tematiche sopra esposte e a interrompere pratiche che colpiscono lavoratori già duramente segnati dalle condizioni di lavoro. In assenza di risposte adeguate, lo stato di agitazione proseguirà con ogni conseguente iniziativa di mobilitazione. Si Cobas Nazionale . L'articolo SCIOPERO FEDEX: PER LA TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA, PER LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO E DEL SALARIO. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
60 lavoratori in appalto alla Fiege di Arese stanno lottando contro i licenziamenti.
60 lavoratori(maggioranza donne ) hanno iniziato una lotta, attivando il primo  sciopero alla Fiege di Arese che vede come  fornitore la soc coop Adriatica ex ucsa. I lavoratori e soprattutto lavoratrici devono essere trasferite ( e quindi quasi sicuramente licenziate) senza ancora conoscere il luogo dove dovranno essere trasferite dopo essere state sfruttate per 10-15- 20 anni. Come si cobas abbiamo attivato da subito la richiesta alla prefettura e all’ispettorato di Milano per costringere sia il fornitore che il committente a comunicare il luogo del trasferimento, ma ad oggi nessuna risposta è arrivata da queste istituzioni. La società Adriatica soc coop- ex Ucsa-  è da noi ben conosciuta,  per essere una società che ha il vizietto di evadere  i contributi PREVIDENZIALI dei lavoratori, usare metodi repressivi e provocatori verso chi   si iscrive al SI COBAS, oltre al mancato  rispetto  degli istituti contrattuali. In pratica la mancata comunicazione del luogo del trasferimento serve  al fornitore per mettere  le lavoratrici di fronte al fatto compiuto in modo da non potersi difendere. La società Adriatica Ha sbagliato i calcoli, non solo perchè c’è il SI COBAS, ma anche  perché  un gruppo compatto di dipendenti non è disposto ad accettare queste condizioni dopo essere stati sfruttati per decine di anni  con salari da fame. La lotta andrà avanti nei prossimi giorni mettendo in campo  iniziative sindacali più dure. Sì cobas Novara L'articolo 60 lavoratori in appalto alla Fiege di Arese stanno lottando contro i licenziamenti. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
CONTRO I LICENZIAMENTI ALLA PERONI A ROMA.
Gli operai PERONI E SDA non mollano !!! Ottava giornata di mobilitazione da parte dei lavoratori che per anni hanno prestato servizio all’ interno della Peroni di Roma e che ora, a causa di una procedura di licenziamento attivata dall’ azienda fornitrice Masterjobs, sono a rischio licenziamento. Momenti di tensione quando un tir ha provato ad investire i lavoratori in sciopero, per cui uno degli operai, ha dovuto richiedere l’ intervento dell’ ambulanza. Da stamattina al loro fianco decine di lavoratori anche di altri magazzini come quelli Sda del Lazio , anch’essi in sciopero dall’ alba per 4 corrieri del bancario Sda della filiale di Roma 1 licenziati . In dietro non si lascia nessuno! Come ci hanno insegnato i lavoratori della logistica in questi anni: SOLO LA LOTTA PAGA ! Avanti si cobas! Sì cobas nazionale. L'articolo CONTRO I LICENZIAMENTI ALLA PERONI A ROMA. proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
SABATO 31 GENNAIO 2026: MANIFESTAZIONE A BRESCIA CONTRO RAZZISMO E REPRESSIONE!
SABATO 31 GENNAIO 2026 IL SI COBAS MANIFESTA A BRESCIA CONTRO IL FOGLIO DI VIA DATO AL NS COORDINATORE ABBAS PER IL GRAVE DELITTO DI  AVER FATTO UNO SCIOPERO CONTRO IL LICENZIAMENTO DEL DELEGATO SI COBAS A MONDO CONVENIENZA CHE CHIEDEVA DIRITTI E RICEVE REPRESSIONE. SI INVITANO TUTTI I LAVORATORI, ASSOCIAZIONI, CENTRI SOCIALI, COMITATI, AD ESSERE  PRESENTI A BRESCIA PER UNA RISPOSTA DI CLASSE . SI COBAS NAZIONALE L'articolo SABATO 31 GENNAIO 2026: MANIFESTAZIONE A BRESCIA CONTRO RAZZISMO E REPRESSIONE! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Sciopero alla GLS di San Giuliano Milanese
ANCHE IN GLS È SCIOPERO! A San Giuliano Milanese ci si astiene in solidarietà con i 52 autisti di linea colpiti da un licenziamento di massa. ‼️ A seguito del fallimento dell’azienda PROTOPAPA SRL i lavoratori sono attualmente senza retribuzione, non hanno ricevuto alcun compenso per dicembre 2025 né visto il rispetto degli accordi da novembre. Oltre alla retribuzione è mancante l’occupazione di questi lavoratori, che mentre stanno a casa sono consapevoli che le linee da loro svolte per tanti anni sono eseguite da altri fornitori con altri autisti. Chiediamo un intervento immediato per il pagamento degli arretrati a GLS visto che la società farà orecchie da mercanti e di restituire dignità a chi ha lavorato fin’oggi e si ritrova adesso senza sul salario. Fino ad allora le linee dei 52 licenziati non saranno caricate Toccano uno, toccano tutti L'articolo Sciopero alla GLS di San Giuliano Milanese proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
Sciopero Mondo Convenienza Brescia
È partito lo sciopero stamattina al deposito di mondo convenienza di Brescia contro il licenziamento del nostro delegato e di un incontro negato per discutere dei vari problemi dei lavoratori, in questo deposito tra l’altro i lavoratori subito dopo aver scioperato nei mesi scorsi e subito dopo che la questura di Brescia aveva dato il foglio di via da Brescia per il coordinatore Abbas e addirittura aveva revocato la carta di soggiorno per intimidire e stroncare la lotta. La repressione padronale e delle questure non fermerà le nostre lotte”lotta dura senza paura” Avanti fino alla vittoria   sicobas nazionale L'articolo Sciopero Mondo Convenienza Brescia proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.