Tag - toscana

Il genocidio di un popolo e l’ipocrisia degli abbracci di riappacificazione
A Cascine vecchie (San Rossore) abbiamo assistito per l’ennesima volta ad una scenetta di “riappacificazione” tra soggetti che rappresentano mondi e letture separate  dal quotidiano scorrere del tempo, qui ed ora, operando una continua scissione tra la grande Storia che ci riguarda e che ha sterminato allo stesso modo sei […] L'articolo Il genocidio di un popolo e l’ipocrisia degli abbracci di riappacificazione su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
RIBOLLA, TOSCANA: LA COMUNITÀ SI RIBELLA AL PROGETTO ISRAELIANO DI AGRIVOLTAICO PER MANO DI UN’AZIENDA COINVOLTA NELL’APARTHEID
Il territorio grossetano si mobilita “contro il fotovoltaico israeliano di Ribolla“. Queste le parole d’ordine che lanciano un presidio per il prossimo sabato, 5 settembre, presso via del Parco. Il maxi progetto per l’impianto di agrivoltaico di Ribolla, nel comune di Roccastrada in provincia di Grosseto, consiste in un parco fotovoltaico di circa 20 megaWatt, promosso da una società riconducibile alla multinazionale Shikun & Binui, “coinvolta nelle politiche genocidiarie dello Stato di Israele” come sottolinea Sante, del comitato Maremma attiva e di Pitigliano per la Palestina ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Un “enorme progetto industriale che comprende 35mila pannelli fotovoltaici e di più di 30 ettari di territorio agricolo coinvolto“, presentato quest’anno da una piccola azienda, la Spv Energy. Attraverso approfondite indagini portate avanti dagli abitanti del territorio e dal Comitato Diritti in Palestina è emerso come la Spv Energy sia “un’azienda prestanome di un capitale sociale di 2.500 euro, una scatola cinese tipica per questi progetti di speculazione energetica”, sottolinea Sante, che fa capo alla enorme impresa israeliana Shikun & Binui. Da qui, “si è scoperto che questa azienda ha una lunga storia di costruzione di infrastrutture soprattutto per conto del Governo israeliano“. Tra le altre, nello storico industriale dell’azienda israeliana si annoverano la costruzione di agrivoltaico nel deserto del Negev dove sono state sgomberate centinaia di famiglie della zona, la partecipazione alla costruzione del muro attorno a Gaza per conto di Israele e molteplici collaborazioni economiche, di progetti energetici e non, all’interno delle colonie illegali nei territori palestinesi della Cisgiordania occupata. Shikun & Binui è annoverata all’interno della lista delle aziende da boicottare nelle campagne di BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) per il suo ruolo di primo piano nella realizzazione di infrastrutture che consolidano l’apartheid e l’occupazione illegale dei territori palestinesi. Con queste motivazioni gli abitanti e le realtà di Ribolla e Grosseto lanciano l’iniziativa in programma sabato 5 settembre a Ribolla, alle ore 17 in via del Parco. L’intervista completa a Sante, del comitato Maremma attiva e di Pitigliano per la Palestina. Ascolta o scarica.
September 2, 2026
Radio Onda d`Urto
“Modello Livorno”. La cementificazione targata Pd
Quando ti dicono che devi far costruire, al solito palazzinaro che vince tutti gli appalti comunali, quattro mega caseggiati di quattro piani, migliaia di metri quadri di parcheggi, strade, allacci idrici e fognari, una nuova rotatoria e chissà cos’altro. E parli di installare “mini cantieri” per salvaguardare il bosco e […] L'articolo “Modello Livorno”. La cementificazione targata Pd su Contropiano.
August 31, 2026
Contropiano
La sentenza del TAR Toscana e la pianificazione portuale, tra norme esistenti e riforme necessarie
Il TAR Toscana si è recentemente espresso su una questione che vedeva contrapposti Comune  di Livorno e Autorità di Sistema Portuale (ASP), accogliendo il  ricorso dell’Autorità. Pietro Spirito, economista dei trasporti  e Consigliere del Direttivo di Carteinregola,  spiega le motivazioni della sentenza, “molto più equilibrata di quanto potrebbe apparire dalle prime ricostruzioni giornalistiche”. Sentenza che non espelle il Comune dalla pianificazione portuale, ma che riconosce uno spazio preciso alla pianificazione comunale delle aree di interazione porto-città, e soprattutto che  non elimina  i vincoli paesaggistici dal porto di Livorno, ma li  riconduce al procedimento proprio della pianificazione portuale. Una pronunzia che per Spirito  ha una portata che va oltre Livorno  e va messa in connessione con il processo di  riforma del sistema portuale. (immagine di repertorio in apertura tratta dal video di presentazione della piattaforma logistica Toscana realizzato il 23 11 2021*) PIANIFICAZIONE PORTUALE TRA NORME ESISTENTI E RIFORME NECESSARIE di Pietro Spirito La sentenza del TAR Toscana n. 1740 del 26 agosto 2026[i] costituisce un passaggio di particolare rilievo non solo nella storia della pianificazione del porto di Livorno, ma perché interviene sul contrasto fra istituzione comunale ed Autorità di Sistema Portuale. Questa sentenza consente di ragionare sul problema più generale di chi abbia il potere di governare territorialmente un porto e come debbano essere composte pianificazione portuale, urbanistica comunale e tutela paesaggistica. Le norme vigenti dettano una soluzione, che viene rispecchiata dalla sentenza del Tar Toscana. Le ipotesi di riforma portuale potrebbero complicare ulteriormente gli scenari, mentre la discussione sulla autonomia differenziata intorbidisce ulteriormente le acque. Ma andiamo per ordine. La questione di fondo: chi pianifica il porto? La controversia specifica nasce dalla deliberazione del Consiglio comunale di Livorno n. 146 del 28 luglio 2025[ii], con la quale il Comune aveva approvato il nuovo Piano Operativo e aggiornato il quadro conoscitivo della variante al Piano Strutturale. La disciplina comunale finiva per interessare anche aree operative portuali e retro-portuali, introducendo, fra l’altro, effetti derivanti dall’applicazione del vincolo paesaggistico della fascia costiera.Contro questa impostazione hanno proposto ricorso l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, la società Porta Medicea S.r.l,  Confindustria Toscana Centro e Costa, un gruppo di imprese terminaliste e concessionarie. Il punto comune delle impugnazioni era molto preciso: il Comune non avrebbe potuto esercitare una potestà urbanistica sulle aree che la legislazione statale riserva alla pianificazione portuale. Il TAR ha accolto questa impostazione. IL PERCORSO STORICO DI PIANIFICAZIONE Dobbiamo sempre avere presente che una pianificazione, in generale ed anche nei porti, non nasce come Minerva dalla testa di Giove ma è sempre il frutto di un lungo percorso e di una evoluzione storica. Per comprendere la sentenza bisogna quindi tornare al percorso di pianificazione del porto di Livorno La vicenda non nasce nel 2025. È il risultato di una storia amministrativa durata quasi vent’anni. Il vecchio Piano Regolatore Portuale di Livorno risaliva addirittura al 1953. Nel tempo erano intervenute diverse modificazioni, ma il progressivo esaurimento delle sue previsioni aveva reso necessaria una nuova pianificazione. Lo stesso Comune aveva riconosciuto che il piano vigente non era più sufficiente a garantire prospettive di sviluppo allo scalo. Nel 2009 il Comune avviò formalmente il procedimento per la variante al Piano Strutturale necessaria alla revisione del Piano Regolatore Portuale. È importante ricordare questo passaggio perché dimostra che, originariamente, Comune e Autorità Portuale non erano concepiti come poteri contrapposti, ma come soggetti chiamati a costruire congiuntamente il nuovo assetto territoriale. Il documento comunale del 2009 affermava esplicitamente che la variante urbanistica era funzionale all’adozione del nuovo PRP da parte dell’Autorità Portuale.Il procedimento proseguì con una complessa cooperazione istituzionale. Nel settembre 2013 venne aperta la Conferenza dei servizi tra Comune di Livorno, Autorità Portuale, Provincia, Regione Toscana. Il procedimento si concluse nell’ottobre 2013. Nel febbraio 2015 si tenne una nuova Conferenza dei servizi e il 12 marzo 2015 venne sottoscritto l’Accordo di pianificazione fra Comune, Provincia, Regione e Autorità Portuale. L’accordo venne quindi ratificato dai rispettivi organi istituzionali. Il Consiglio comunale approvò la variante anticipatrice al Piano Strutturale e al Regolamento Urbanistico con deliberazione n. 52 del 13 marzo 2015[iii]. Il Consiglio regionale approvò poi il nuovo Piano Regolatore Portuale con deliberazione n. 36 del 25 marzo 2015[iv]. Questa è una data fondamentale. Il nuovo PRP di Livorno nasce quindi attraverso un processo cooperativo nel quale la pianificazione portuale e quella territoriale comunale vengono coordinate. IL MODELLO DEL 2015 E LA SVOLTA DEL 2021 Il sistema del 2015 cercava di costruire una sorta di continuità territoriale fra porto e città. Il Piano Strutturale comunale prevedeva infatti che per il porto operativo valesse la disciplina del PRP. Contemporaneamente, alcune aree di transizione fra porto e città venivano ricondotte alla pianificazione urbanistica comunale. L’articolo 7 delle norme del Piano Strutturale è particolarmente significativo: per l’ambito portuale operativo rinvia al PRP, mentre per le aree di cerniera e di transizione verso lo spazio urbano conserva uno spazio alla pianificazione comunale. Questa distinzione anticipa proprio il principio che sarebbe diventato centrale nella successiva evoluzione normativa: porto operativo ≠ area di interazione porto-città. È qui che bisogna collocare la sentenza del TAR. Il quadro normativo è infatti cambiato con il decreto-legge n. 121 del 2021[v], che ha modificato l’articolo 5 della legge n. 84/1994[vi]. La nuova disciplina attribuisce all’Autorità di Sistema Portuale la pianificazione delle aree portuali e retro-portuali attraverso il PRP. Il TAR interpreta questa disposizione in termini molto netti: il Piano Regolatore Portuale è diventato «piano territoriale di rilevanza statale» e «unico strumento di pianificazione e di governo del territorio» nell’ambito di competenza dell’Autorità. La sentenza richiama inoltre la Corte costituzionale, che con la sentenza n. 6 del 2023[vii] aveva già valorizzato questo nuovo assetto delle competenze. È questo il vero spartiacque. Prima del 2021 Il sistema poteva essere interpretato maggiormente in termini di: coordinamento ed intesa tra istituzioni integrazione fra pianificazione comunale e portuale. Dopo il 2021 Il sistema si orienta verso: primato della competenza portuale statale, piano regolatore portuale,=coordinamento con la pianificazione territoriale esterna al perimetro portuale. Il rapporto gerarchico-funzionale è dunque cambiato. LA QUESTIONE DEL PIANO OPERATIVO COMUNALE Il Comune di Livorno, nel nuovo Piano Operativo approvato nel 2025, ha inserito una disciplina che, secondo il TAR, si sovrapponeva a quella propria del PRP. È qui che si determina il conflitto. Il Comune sostanzialmente utilizzava il proprio strumento urbanistico per disciplinare aree che, secondo il nuovo articolo 5 della legge n. 84/1994, appartengono al perimetro della pianificazione portuale. Il TAR non considera questa una semplice illegittimità dell’atto. La qualificazione è molto più forte: difetto assoluto di attribuzione. In altri termini, secondo il Tribunale il Comune non ha semplicemente esercitato male una competenza che possedeva. Ha esercitato una competenza che non possedeva. Per questo la delibera comunale viene dichiarata nulla, limitatamente alle parti riguardanti le aree portuali e retro-portuali. Questa distinzione giuridica è estremamente importante. IL SIGNIFICATO DELLA SENTENZA DEL TAR TOSCANA Questo atto però non significa però che il Comune venga espulso dalla pianificazione portuale. Sarebbe un errore leggere la sentenza come una vittoria assoluta dell’Autorità portuale contro il Comune. Il TAR riconosce infatti uno spazio preciso alla pianificazione comunale: le aree di interazione porto-città. Qui la competenza urbanistica comunale continua ad avere un ruolo, anche se deve essere esercitata tenendo conto del rapporto con l’Autorità portuale e, secondo la ricostruzione della sentenza, previo parere dell’Autorità. È una distinzione decisiva. Il territorio portuale non viene sottratto integralmente alla città. Viene invece introdotta una separazione funzionale fra due ambiti: quello operativo e funzionale che è definito dalla pianificazione portuale, e quello della interazione tra porto e città che resta nella regia della istituzione comunale. Per la tutela paesaggistica vale un sistema integrato Stato-Regione-AdSP attraverso gli strumenti competenti. La questione decisiva diventa quindi la delimitazione concreta del perimetro portuale. Quindi la sentenza è molto più equilibrata di quanto potrebbe apparire dalle prime ricostruzioni giornalistiche. Non è corretto dire semplicemente: «Il TAR ha eliminato i vincoli paesaggistici dal porto di Livorno». La sentenza dice qualcosa di diverso. Il TAR ha escluso che il Comune possa introdurre autonomamente, attraverso il proprio piano urbanistico, il vincolo paesaggistico sulle aree portuali di competenza dell’AdSP. Ma questo non significa che il porto sia una zona franca dal vincolo paesaggistico. Ed è probabilmente questo il passaggio più importante dell’intera decisione. Il PRP diventa il luogo della composizione fra sviluppo e paesaggio. Il TAR afferma infatti che la tutela paesaggistica dovrà essere affrontata attraverso il procedimento proprio della pianificazione portuale. Il problema nasce dal fatto che l’attuale PRP di Livorno è stato approvato nel 2015, prima dell’entrata in vigore del PIT-PPR regionale. Di conseguenza dovrà essere sottoposto ai procedimenti di conformazione o adeguamento alla pianificazione paesaggistica. Questo sposta completamente il terreno del confronto. È la sequenza dei passaggi che cambiano in base alla normativa oggi esistente. Non più: Comune → Piano Operativo → vincolo sul porto. Invece il percorso di inverte: AdSP → PRP → confronto con Regione, Ministero della Cultura e Comune → conformazione paesaggistica. È una differenza istituzionale sostanziale. Il vero problema diventa ora il nuovo PRP. Paradossalmente, la vittoria giudiziaria dell’Autorità portuale produce anche una responsabilità molto più grande. Se il PRP è davvero l’unico strumento di pianificazione del territorio portuale, allora l’AdSP non può limitarsi a difendere le proprie competenze. Deve produrre una pianificazione: territorialmente coerente, economicamente sostenibile, ambientalmente credibile, conforme alla disciplina paesaggistica, compatibile con la città, capace di governare le nuove infrastrutture,  integrata con ferrovia e rete logistica,  coerente con la transizione energetica. La stessa AdSP ha annunciato dopo la sentenza l’intenzione di adeguare il PRP al Documento di Pianificazione Strategica di Sistema approvato con decreto ministeriale dell’11 luglio 2024 e di individuare, nel confronto con Regione, Comune e Ministero della Cultura, le aree caratterizzate da rilevante infrastrutturazione. La sentenza va quindi letta anche  alla luce della Darsena Europa[viii], la nuova banchina per il traffico dei contenitori. Qui emerge una questione strategica. La revisione della pianificazione portuale di Livorno non è una questione puramente amministrativa. È legata alla trasformazione dello scalo: porto storico → porto industriale e logistico integrato → piattaforma logistica regionale e nazionale. La Darsena Europa, l’ampliamento delle capacità portuali, la connessione ferroviaria, il rapporto con l’interporto di Guasticce, la logistica retroportuale e la competitività con La Spezia, Genova e gli altri scali del Tirreno settentrionale richiedono una pianificazione che non può essere costruita attraverso una sommatoria di vincoli urbanistici. Ma la soluzione opposta — un porto completamente autoreferenziale — sarebbe altrettanto sbagliata. Il vero tema è dunque: autonomia della pianificazione portuale senza separazione dalla città. LA QUESTIONE GENERALE DELLA PIANIFICAZIONE PORTUALE La controversia rivela una contraddizione della legislazione italiana. La vicenda Livorno mette in luce una contraddizione strutturale. Da una parte lo Stato ha progressivamente rafforzato le Autorità di Sistema Portuale, attribuendo loro una funzione pianificatoria di rilievo nazionale. Dall’altra, i porti continuano a essere territori fisicamente inseriti nelle città. Non esiste un porto economicamente competitivo che non produca effetti: sulla mobilità urbana, sulla viabilità, sulla ferrovia, sulla qualità dell’aria, sull’uso del waterfront, sulla residenzialità, sul mercato immobiliare, sull’ambiente, sulla sicurezza, sulla qualità urbana. La separazione giuridica delle competenze non può quindi diventare una separazione fisica e politica. Ed è proprio qui che la storia della pianificazione livornese assume particolare interesse. Nel 2013-2015 Comune, Regione, Provincia e Autorità Portuale avevano costruito un modello consensuale attraverso l’Accordo di pianificazione. Dieci anni dopo, lo stesso rapporto è arrivato davanti al giudice amministrativo. La ragione profonda è il mutamento del quadro legislativo intervenuto nel frattempo. Non è semplicemente fallita una collaborazione politica. È cambiata la distribuzione giuridica del potere di pianificazione. Questo è il punto che, a mio avviso, merita maggiore attenzione.  La sentenza del TAR Toscana va messa in connessione con il processo di  riforma del sistema portuale La pronuncia ha una portata che va oltre Livorno. Il principio stabilito dal TAR può infatti essere sintetizzato così: Il porto non è una semplice porzione del territorio comunale sottoposta al Piano Operativo del Comune. È un’infrastruttura territoriale di rilevanza nazionale dotata di uno specifico strumento di governo: il Piano Regolatore Portuale. Questo principio può avere effetti rilevanti anche su tutti i principali porti nazionali del nostro Paese. Naturalmente, ogni controversia dovrà essere valutata alla luce del proprio perimetro portuale e degli strumenti di pianificazione concretamente vigenti. Si tratta dunque di una sentenza importante, ma non di una vittoria senza condizioni di una linea che cancella le responsabilità delle istituzioni comunali nel processo di pianificazione dei sistemi portuali. La sentenza appare condivisibile nella sua impostazione fondamentale. La pianificazione portuale non può essere sottoposta a una doppia sovranità urbanistica. Se il legislatore ha deciso che il PRP è l’unico strumento di pianificazione e governo del territorio all’interno del perimetro portuale, il Comune non può riappropriarsi indirettamente di quella competenza attraverso il proprio Piano Operativo. Ci sarebbe da chiedersi ovviamente se la scelta del legislatore è stata corretta ma questo non lo potevano fare i magistrati amministrativi, chiamati ad applicare le norme esistenti. Ma sarebbe altrettanto sbagliato trasformare questo principio in una sorta di immunità urbanistica, ambientale e paesaggistica del porto. La stessa sentenza lo esclude. La questione paesaggistica deve essere affrontata attraverso il PRP e i procedimenti di conformazione previsti dall’ordinamento. Quindi: autonomia pianificatoria non significa deregulation. La vera sfida per Livorno La sentenza chiude una controversia, ma ne apre una molto più importante. Adesso bisogna costruire il nuovo equilibrio istituzionale del porto. A mio giudizio il modello dovrebbe essere: lo Stato definisce gli interessi nazionali, le infrastrutture strategiche e la tutela dei beni culturali e paesaggistici. La Regione garantisce coerenza territoriale, ambientale e infrastrutturale. Le AdSP assumono la responsabilità della pianificazione del porto e del sistema retro-portuale. Il Comune governa la città e soprattutto l’interfaccia porto-città. Le Imprese partecipano alla costruzione delle condizioni economiche e infrastrutturali dello sviluppo, senza sostituirsi al potere pubblico. Il punto fondamentale è quindi non tornare al conflitto di competenze che ha prodotto la controversia giudiziaria. Pietro Spirito 30 agosto 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com (*) Vai al Video su Youtube NOTE -------------------------------------------------------------------------------- [i]  Sentenza  Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Prima) pubblicata 26/08/2026 n. 01740/2026 Vedi sul sito della Giustizia Amministrativa https://mdp.giustizia-amministrativa.it/visualizza/?nodeRef=&schema=tar_fi&nrg=202503018&nomeFile=202601740_01.xml&subDir=Provvedimenti [ii] La deliberazione del Consiglio comunale di Livorno n. 146 del 28 luglio 2025 ha approvato il Piano Operativo comunale e l’aggiornamento del Quadro Conoscitivo del Piano Strutturale.  Vai alla pagina dels ito del Comuen di Livorno con la Delibera e gli allegati https://livorno.trasparenza-valutazione-merito.it/web/trasparenza/papca-sa/-/papca/display/854865?p_p_state=maximized [iii] La deliberazione del Consiglio Comunale di Livorno n. 52 del 13 marzo 2015 ha approvato la Variante Anticipatrice al Piano Strutturale e la contestuale variante al Regolamento Urbanistico per la revisione e la definizione del Piano Regolatore del Porto (PRP) di Livorno > ai alla pagina sul sito del Comune di Livorno con la variante https://territorio.comune.livorno.it/urbanistica-territorio/urbanistica/provvedimenti-urbanistici-approvati/anni-2015-2016-2017-2018/variante-anticipatrice-revisione-piano-regolatore-porto-livorno/variante-anticipatrice-approvazione [iv] Consiglio Regione Toscana Deliberazione n. 36 del 25 marzo 2015 https://share.google/d3qZQEkNr4dSHe2mU [v] Decreto-legge n. 121 del 2021 DECRETO-LEGGE 10 settembre 2021, n. 121  Disposizioni urgenti in materia di investimenti e sicurezza delle infrastrutture, dei trasporti e della circolazione stradale, per la funzionalità del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dell’Agenzia nazionale per la sicurezza ((delle ferrovie e)) delle infrastrutture stradali e autostradali. (21G00133) note: Entrata in vigore del provvedimento: 11/09/2021 Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 9 novembre 2021, n. 156 (in G.U. 09/11/2021, n. 267) . (Ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 15/10/2025) https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2021;121 [vi] Legge del 28/01/1994 n. 84 Riordino della legislazione in materia portuale. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 28 del 04/02/1994 – supplemento ordinario S.O. n. 21. https://def.finanze.it/DocTribFrontend/getAttoNormativoDetail.do?ACTION=getSommario&id=%7B9E4AB1BD-7C13-4027-B083-0FB9B6892146%7D [vii] La Sentenza n. 6 del 2023 della Corte Costituzionale (depositata il 26 gennaio 2023) ha giudicato sulle competenze tra Stato e Regioni in materia di porti civili e pianificazione portuale Sentenza  6/2023 (ECLI:IT:COST:2023:6) Giudizio:  GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA PRINCIPALE Presidente: SCIARRA – Redattore:  PATRONI GRIFFI Udienza Pubblica del 18/10/2022;    Decisione  del 10/11/2022 Deposito de˙l 26/01/2023;    Pubblicazione in G. U. 01/02/2023 n.5 Norme impugnate:  Art. 4, c. 1° septies, lett. a), b), c) ed e), 1° octies e 1° novies, del decreto-legge 10/09/2021, n. 121, convertito, con modificazioni, nella legge 09/11/2021, n. 156. Massime:  45274 45275 45276 45277 45278 45279 45280 45281 45282 45283 45284 45285 45286 45287 45288 45289 45290 45291 45292 45293 45294 45295 45296 45297 45298 45299 45300 45301 45404 Atti decisi: ric. 3 e 4/2022 Vai alla sentenza [viii] vedi Darsena Europa, attracco al futuro
August 30, 2026
carteinregola
Firma la petizione per il blocco di S.P.V. Energy 3 in Toscana. Azienda coinvolta nel genocidio palestinese
Risulta in atto un procedimento amministrativo presso la Regione Toscana per la concessione dell’Autorizzazione Unica Energia (A.U.E.) alla ditta S.P.V. Energy 3 che da visure camerali risulta essere una società prestanome della israeliana Shikun & Binui Energy Europe, emanazione della Shikun & Binui L.t.d. La Shikun & Binui L.t.d. agli osservatori indipendenti internazionali risulta essere una delle imprese coinvolte nell’occupazione israeliana in Palestina. Essa opera in territori occupati della Cisgiordania e Gerusalemme Est costruendo e gestendo gli insediamenti illegali. Ha collaborato alla costruzione della barriera che circonda la Striscia di Gaza, si è aggiudicata tramite società controllate la gestione di nuove basi militari e detiene anche il 50% di Policy Ltd che fornisce strutture e servizi alla polizia israeliana. La risoluzione ONU del 18 settembre 2024, basata sul Parere Consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024 obbliga i soggetti terzi a non sostenere la situazione in atto nei territori della Palestina occupata definendo illegale la presenza di Israele e specificando che ciò coinvolge anche le relazioni economiche commerciali e finanziarie. Invita inoltre ad astenersi da azioni che possano avvalorare la presenza illegale di Israele nei territori palestinesi occupati nonché ad impedire relazioni commerciali che contribuiscano al mantenimento di tale situazione. Esorta i Paesi ad adottare misure affinché le istituzioni, le imprese e le entità che ricadano sotto la loro giurisdizione non operino in maniera da prestare aiuto o assistenza legittimando l’occupazione Gli Enti Territoriali italiani, quali gli Enti Locali e la Regione non possono ritenersi esentati da tali obblighi Il Collettivo “Diritti in Palestina” chiede l’osservanza delle risoluzioni ONU e Corte Internazionale di Giustizia e rivolge alla Regione Toscana la RICHIESTA di NON AUTORIZZARE la S.P.V. Energy 3 in quanto soggetto economico direttamente collegato e responsabile della politica criminale che calpesta i Diritti e le vite umane in Palestina. CLICCA QUI PER FIRMARE LA PETIZIONE SU CHANGE.ORG. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’Ordine dei Giornalisti Toscana a lezione dall’Esercito italiano: continua la normalizzazione della guerra
Le segnalazioni che arrivano nella casella di posta elettronica dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci aiutano ad avere una conoscenza più eterogenea e completa del fenomeno che monitoriamo. Spesso ci segnalano eventi pubblicizzati (celebrazioni, mostre, convegni) e di facile riscontro, altre volte, come in questo caso, ci mettono al corrente di comunicazioni interne e riservate a uno specifico gruppo di destinatari. La segnalazione che riportiamo nel presente articolo ci arriva dalla pagina interna dell’Ordine dei Giornalisti Toscana e riguarda un corso gratuito di quattro ore intitolato “Il ruolo dell’Esercito nell’immaginario dei media e della collettività. Guida pratica per giornalisti“, organizzato dalla Fondazione dell’Ordine dei Giornalisti della Toscana, in collaborazione con il Comando Militare Esercito Toscana e con l’Istituto geografico militare. Il corso si è svolto il 3 luglio scorso, in presenza, nel Circolo Unificato dell’Esercito di Firenze. Per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università questo corso di formazione costituisce un ulteriore tassello di quel processo organizzato, costante e diffuso che il settore Difesa sta mettendo in atto per influenzare l’opinione pubblica sulla bontà dell’operato delle FFAA dentro e fuori i confini nazionali. L’obiettivo più o meno dichiarato è che nessuno debba mettere in discussione la legittimità della partecipazione attiva dell’Italia ai conflitti armati in corso, o la repressione violenta del dissenso in nome della sicurezza nazionale e dell’ordine pubblico. Così come sta penetrando nelle scuole e nelle università, il settore Difesa sta entrando nella formazione professionale, nella comunicazione di massa, nelle tendenze di costume. Alla propaganda deve piegarsi anche il giornalismo, rimuovendo le questioni deontologiche che garantirebbero ai cittadini e alle cittadine un’informazione completa, imparziale e plurale. L’Osservatorio riconosce nel breve corso tenuto lo scorso 3 luglio il fine di promuovere le FFAA e le opportunità di lavoro nel settore militare, quindi di indirizzare l’opinione pubblica a rispondere positivamente alla nuova richiesta di arruolamento. Leggi cosa prevede la recente proposta del Ministro della Difesa Guido Crosetto. Tra i relatori del 3 luglio anche il giornalista caposezione pubblica informazione dell’Istituto Geografico Militare, ente che in questi anni attraverso l’USR Toscana sta portando progetti nelle scuole di ogni ordine e grado «affinché gli studenti e gli insegnanti delle scuole dislocate su tutto il territorio regionale, anche in zone periferiche, possano avere la possibilità di conoscere le svariate attività che l’Esercito realizza in Italia e all’estero e le opportunità professionali offerte». Gli altri informatori presenti al corso erano il capo ufficio reclutamento e comunicazione del Comando Militare Esercito Toscana e il capo sezione sostegno alla ricollocazione professionale dei militari congedati. Insomma tutto ruotava attorno al reclutamento e alle opportunità di lavoro. L’Ordine dei Giornalisti Toscana servirà per agganciare il mondo civile. Ringraziamo chi continua a mandarci segnalazioni che, data la mole di lavoro, non sempre riusciamo a concretizzare in articoli, ma ci permettono di avere una visione più approfondita del fenomeno della militarizzazione delle scuole e della società civile. Se volete scriverci potete farlo inviando la vostra mail a questo indirizzo osservatorionomili@gmail.com. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Dibattito sulla militarizzazione della società al festival della Resistenza di Fosdinovo (MS)
VENERDÌ 7 AGOSTO, ORE 19.00 MUSEO AUDIOVISIVO DELLA RESISTENZA, FOSDINOVO (MS) L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sarà presente al Festival “Fino al cuore della rivolta” che, come ormai da molti anni, unisce le tematiche della Resistenza a quelle dell’attualità attravreso una pluralità di dibattiti. Venerdì 7 agosto Serena Tusini interverrà per l’Osservatorio, in dialogo insieme a Alfio Nicotra della Rete Italiana Pace e Disarmo sul tema della militarizzazione della società; coordina il dibattito Checchino Antonini (Redazione Popoff Quotidiano). Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Educazione e militarizzazione: riflessioni sulle morti in caserma
La puntata di «Un giorno in pretura» andata in onda su RAI3 il 29 luglio (clicca qui per guardare il video) ha affrontato il processo per la morte di Emanuele Scieri avvenuta nella caserma paracadutisti di Pisa nel 1999. Il processo apre uno squarcio terrificante su quella «pedagogia dell’umiliazione» che, benché coperta da omertà, è ben viva nel mondo militare, come abbiamo messo anche in evidenza in relazione al numero dei suicidi in caserma. La conduttrice Roberta Petrelluzzi chiude la puntata con queste parole: «Questo processo acquista una particolare rilevanza proprio nel momento in cui nel mondo, come diceva papa Franesco, è in atto una terza guerra mondiale a pezzi e da più parti viene ventilata l’idea di istituire di nuovo la leva obbligatoria». Guardiamo questa puntata e facciamola vedere nelle nostre classi. Sono proprio questi i motivi per i quali come docenti dobbiamo fare muro ai militari che vengono nelle nostre scuole a magnificare le «carriere in divisa»; è qui che vogliamo che i nostri studenti e le nostre studentesse «crescano»? Questo è un sistema dove sei vittima o carnefice. A scuola si insegna a pensare con la propria testa, nel mondo militare annullano il pensiero e l’insegnamento è solo uno: ubbidire senza pensare e, per farlo entrare bene nella testa, i sistemi sono questi… guardate e condividete, e opponiamoci all’orientamento militare nelle nostre scuole. Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Solaio (Lucca), dibattito “SolLEViAmoci” contro militarizzazione e ritorno della leva
MARTEDÌ 4 AGOSTO ORE 19 CASA DEL POPOLO DI SOLAIO, VIA SOLAIO 10, PIETRASANTA (LU) Martedì 4 agosto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è stato invitato a partecipare al dibattito “solLEViAmoci”, dedicato alla militarizzazione e ai progetti di ritorno della leva obbligatoria, in Italia come nel contesto europeo. Ad organizzarla sono i giovani comunisti, all’interno della festa estiva di Rifondazione comunista di Pietrasanta (LU). Sarà una interessante occasione per confrontarsi con i ragazzi e con le altre realtà invitate sulle proposte di azione e di pratiche di chi come noi non “si arrende” e non accetta la deriva militarista della società. Discuteremo sull’importanza di conoscere e rifiutare il concetto di “difesa totale”, tanto caro al nostro governo, all’UE e alla Nato. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Bambini attori e bambine attrici in erba per la propaganda militarizzante
Sul finire dell’anno scolastico e con i richiami giocosi dell’estate alle porte, le scuole hanno organizzato varie attività ludiche rilassanti soprattutto nelle fasce di età più giovani: associare questo momento tradizionalmente festoso ad altri simboli legati alla divisa, rappresenta un’attività propagandistica militarizzante che è tanto più odiosa quanto più si scende, appunto, nella fascia di età “target”. È quanto avvenuto, ad esempio, ai primi di giugno a Firenze, (clicca qui) nell’incontro organizzato dalla Florence Bilingual School presso la questura del capoluogo toscano: non sono mancati gli eroici, affettuosi ed accattivanti cani-poliziotto, angeli custodi a quattro zampe che proteggono i più piccoli dallo spaccio della “droga”, intesa naturalmente – vista l’età – come stupefacente-mostro-cattivo a prescindere dalla sostanza. Poi c’erano le volanti e le moto della squadra mobile, ormai oggetti extra-lusso dotati di tutti gli optional digitali e meccanici che fanno impallidire le “rustiche” Moto Guzzi di qualche anno fa o, più in là negli anni, (quando peraltro la criminalità organizzata viaggiava su altri “numeri”), l’Alfa “Giulia”, l'”Alfetta” o la più modesta “Giulietta”. Si tratta di dotazioni che, come abbiamo ricordato più volte, non trovano alcuna giustificazione nei dati statistici relativi alla criminalità e alla devianza in genere, in caduta libera, ormai da trent’anni, in quasi tutte le fattispecie di reato. Da una parte il paradigma repressivo delle istituzioni va a colpire, con i vari decreti muscolari (“anti-rave”, “Caivano”, “anti-maranza”, ecc.), fasce di età che al netto di tutte le critiche che possono essere rivolte loro, hanno dimostrato a fine 2025, con l’appoggio incondizionato e a-partitico a tutti i gruppi “Pro-pal” e alla causa palestinese e poi contro l’ultimo referendum, un alto livello di consapevolezza, dall’altro, sempre più spesso, attua strategie di plagio vero e proprio. Si arriva addirittura a spettacolini patetici di bassa manovalanza circense, come la bambina che, inginocchiata, interagisce con la volante “parlante” della Polizia di Stato (clicca qui) oppure si fa ricorso all’innato trasporto emotivo verso gli animali domestici utilizzati dalle forze dell’ordine come appunto i cani e in alcuni casi anche i cavalli. Ma l’apoteosi di una propaganda strappa-lacrime che coopta, in veste di attori, i più piccini, si ha in questo breve filmato, sempre della questura di Firenze, in cui un bambino di circa ai 4/5 anni, durante una lite tra papà e mamma, chiama il numero di emergenza, cui risponde prontamente una volante della Polizia che si propone impropriamente come una coppia di consulenti, mediatori familiari ante-litteram, mettendo pace tra marito e moglie. L’agente donna, consola la moglie che tiene in mano la cornice con la foto di lui e lei neo-sposi, un tempo felici ed abbracciati; contemporaneamente l’agente uomo, va dal marito violento a calmare le acque: il lieto fine, negli ultimi frame, è rappresentato dalla coppia fulmineamente e platealmente rappacificata e i due agenti che battono il cinque al bambino che pochi minuti prima si era attaccato al telefono per chiamare la volante (clicca qui). Questo video ha totalizzato oltre 14.000 visualizzazioni contro una media che si attesta intorno alle 200, a dimostrazione del fatto che coinvolgere i più piccoli, dalla pubblicità sui beni o servizi di largo consumo, fino alla propaganda militarizzante, premia sempre. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente