SIRIA: L’ESERCITO DI DAMASCO (HTS) ATTACCA I QUARTIERI CURDI DI ALEPPO. UNA VITTIMA E DIVERSI FERITI, MA L’OFFENSIVA È STATA RESPINTALe milizie salafite legate alla Turchia, inquadrate nell’esercito di Damasco,
hanno attaccato di nuovo – martedì 22 dicembre 2025 – i quartieri a maggioranza
curda di Aleppo, Sheikh Maqsoud e Ashrefyie. Si tratta del secondo tentativo in
pochi mesi di entrare in quella porzione della seconda città siriana che è
autogovernata secondo il modello del confederalismo democratico ed è parte
dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est, con
la quale però non c’è continuità territoriale.
Come nello scorso mese di ottobre, l’attacco è stato respinto dalla popolazione
e dalle forze di sicurezza interna confederali. Le Forze siriane democratiche,
le Ypg e le Ypj si sono infatti ritirate dai quartieri curdi di Aleppo in
seguito a un accordo di cessate il fuoco specifico per la situazione della città
nord-occidentale siglato dalle Sdf e Damasco in aprile. Da allora, l’autodifesa
dei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrefyie è dunque affidata ai loro oltre
200mila abitanti (in maggioranza curdi, ma anche arabi siriani della minoranza
cristiana), alle istituzioni politiche civili e alle forze di sicurezza interna.
Oggi, martedì 23 dicembre, nei due quartieri la situazione è di calma relativa,
ma l’aggressione – con tank e artiglieria – ha causato l’uccisione di una donna
e il ferimento di altri 19 civili, tra i quali un bambino di 9 anni.
Lo scorso 10 marzo, il comandante in capo delle Forze democratiche siriane,
Mazloum Abdi, e l’autoproclamato presidente siriano, Ahmed Al-Sharaa, hanno
firmato un accordo di cessate il fuoco su tutto il territorio siriano. In
teoria, però, il patto prevede l’implementazione – entro fine anno – di una
serie di punti verso l’integrazione delle istituzioni autonome della Siria del
nord-est nel nuovo assetto istituzionale della Siria “post-Assad”.
I negoziati, tuttavia, vanno a rilento. Difficile trovare una mediazione tra le
parti, soprattutto per quanto riguarda il nodo principale: l’integrazione delle
Forze democratiche siriane, l’esercito de facto della Siria settentrionale e
orientale (composto dalle Ypg/Ypj a maggioranza curda e da diversi consigli
militari delle aree a maggioranza araba), nell’esercito di Damasco.
Il governo siriano e la Turchia (suo principale sponsor e alleato) vorrebbero
che il potere – anche militare – fosse centralizzato a Damasco. Le Sdf e
l’Amministrazione autonoma del nord-est insistono sul modello di una Siria unita
ma con un sistema decentralizzato, che riconosca l’autonomia, l’autogoverno e
l’autodifesa (anche militare) alle comunità locali… In sostanza, sul modello del
confederalismo democratico. Mediano tra le due posizioni gli Usa e gli stati
europei della Coalizione internazionale anti-Isis, interessati a stabilizzare il
Paese.
Da alcune settimane i negoziati siriani sono – anche ufficialmente – uno dei
temi sul tavolo delle trattative in corso da più di un anno tra lo stato turco e
il leader del movimento di liberazione curdo Abdullah Öcalan, da 26 anni
detenuto sull’isola-carcere di Imrali, in Turchia.
Su Radio Onda d’Urto abbiamo fatto il punto della situazione con Jacopo Bindi
dell’Accademia della Modernità Democratica. Ascolta o scarica.