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Cosa vuole fare l’Occidente in Iran
Trump è tornato a minacciare la leadership iraniana, mentre l’Unione europea valuta ulteriori sanzioni. Tra le altre notizie: la bozza finale della legge per la pena di morte per i prigionieri palestinesi in Israele, il ricorso per spostare la data del referendum, e gli hotel sulla Luna
Cosa chiedono gli iraniani all’Occidente
Trump annuncia nuovi dazi contro gli alleati dell’Iran, ma per aiutare la popolazione iraniana bisogna sollevare le sanzioni. Tra le altre notizie: Israele blocca l’ingresso di materiali scolastici a Gaza, la corsa per il referendum alla giustizia, e Apple sceglie Google per il futuro di Siri
La normalizzazione dell’aggressione
Donald Trump non risparmia minacce, da Cuba all’Iran, ma ormai sembra essere ordinaria amministrazione, negli Stati Uniti. Tra le altre notizie: gli oceani sono sempre più caldi, il rilascio di Alberto Trentini e Mario Burlò, e il gioco d’azzardo ai Golden Globes
Israele minaccia una nuova aggressione di Gaza
Mentre al Cairo e a Washington si lavora per la fase 2 degli accordi di Sharm, Tel Aviv prepara un nuovo attacco di Gaza città. Tra le altre notizie: la crisi del mobillo negli Stati Uniti, l’inaugurazione della campagna per il No al referendum, e mettere al bando X
Punto di rottura
L’omicidio di Renée Nicole Good ha fatto scattare proteste in tutti gli Stati Uniti: oggi sono previste più di 1.000 mobilitazioni in tutto il paese, per chiedere la rimozione degli agenti dell’ICE dalle rispettive città. Sul caso restano aperte le due ricostruzioni completamente contraddittorie tra autorità locali, che accusano l’agente dell’ICE, sostenute dai molti video registrati nel momento dell’uccisione di Good, e quelle delle autorità federali e dell’amministrazione Trump II, che lo difendono. Venerdì le autorità del Minnesota hanno annunciato una propria indagine penale separata da quella guidata dall’FBI, anche se, secondo il vicepresidente JD Vance i pm statali non avrebbero giurisdizione per incriminare gli agenti federali (!), che quindi potrebbero muoversi effettivamente impuniti. In realtà, secondo esperti sentiti da Reuters, in casi come questo l’immunità federale non è cosa automatica. (USA Today / Reuters) Nelle scorse ore è emerso un nuovo video che mostra gli ultimi istanti dell’incontro tra Good e l’agente ICE che l’ha uccisa, dal punto di vista dell’agente stesso. Il video è stato pubblicato dal sito conservatore locale Alpha News, e poi condiviso direttamente dal dipartimento alla Sicurezza interna. Il video, in realtà, mette in luce ancora più in chiaro quanto si sia trattato di un omicidio a sangue freddo: le ultime parole di Good all’agente sono “Non preoccupatevi, non sono arrabbiata con voi.” Dopo aver aperto il fuoco, l’agente commenta: “Fottuta puttana.” Due esperti di forze dell’ordine contattati da Associated Press confermano che questa nuova prospettiva non cambia la ricostruzione dei fatti, anzi, il fatto che l’agente si stesse muovendo con la pistola in una mano e il telefono nell’altra, per filmare, sembra dimostrare plasticamente il contrario, ovvero che l’uomo in quel momento non stava percependo la donna come una minaccia. (Alpha News / X / Associated Press) Secondo un retroscena di POLITICO, all’interno dell’amministrazione Trump II stanno emergendo dubbi su come il governo federale sta gestendo la comunicazione e la risposta pubblica all’uccisione di Good. . Un funzionario dell’amministrazione, citato in forma anonima, dice che sarà difficile per molte persone distinguere tra l’episodio di Minneapolis e quello, ravvicinato, di Portland, e definisce la sparatoria di Minneapolis come “altamente problematica.” In pubblico, nessun funzionario dell’amministrazione, però, ha cercato di fare de-escalation della situazione, anzi, i portavoce del dipartimento della Sicurezza interna commentano il caso come se non ci fosse comunque un’indagine in corso sui fatti. Sul Guardian, Richard Luscombe ha organizzato una lista di tutte le falsità già dimostrate dette dalle autorità federali per giustificare l’omicidio, dall’accusarla di essere una manifestante violenta — quando non ci sono nemmeno prove che Good partecipasse a manifestazioni, del tutto — al sostenere che il momento della sparatoria fosse concitato, quando tutti i video, compreso quest’ultimo condiviso proprio da fonti vicine all’amministrazione, dimostrano il contrario. (POLITICO / the Guardian)
Il presidente assolutista degli Stati Uniti
Il Senato statunitense ha fatto avanzare una risoluzione basata sul War Powers Act per limitare la capacità di Trump di condurre ulteriori attacchi contro il Venezuela, dopo il blitz notturno dei giorni scorsi in cui è stato rapito Maduro. Il provvedimento è passato con una maggioranza di 52 senatori, grazie a 5 repubblicani — Josh Hawley, Rand Paul, Lisa Murkowski, Susan Collins e Todd Young — che hanno votato contro la linea di partito. Si tratta, soprattutto, di un voto simbolico: la risoluzione ora dovrebbe passare alla Camera dei rappresentanti, dove i repubblicani hanno di nuovo una maggioranza di 5 seggi, e soprattutto il presidente stesso può porre il proprio veto. Che senso abbia che il presidente possa porre il veto su un risoluzione che dovrebbe limitare i suoi poteri è una cosa che lasciamo stabilire a voi. Il leader democratico Schumer ha definito il voto un segnale contro la possibilità che una persona sola possa decidere l’impegno di truppe senza un passaggio in Congresso. Trump ha risposto in modo durissimo sul proprio social network Truth Social, scrivendo che i repubblicani che hanno votato con i democratici “non dovrebbero mai più essere eletti” e che il voto “ostacola fortemente l’autodifesa e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.” Qualche parola sul War Powers Act: approvato nel 1973 dopo la guerra in Vietnam, raramente è riuscito a fermare le azioni militari presidenziali, ma impone la notifica al Congresso entro 48 ore dall’impegno di forze militari, e la chiusura delle operazioni entro 60-90 giorni senza autorizzazione parlamentare, limiti che però negli anni sono stati spesso ignorati. La questione, ovviamente, non riguarda solo il Venezuela: il senatore repubblicano Lindsey Graham ha dichiarato che sarebbe a suo agio anche con un takeover militare della Groenlandia: “Il comandante in capo è il comandante in capo, possono usare la forza militare.” (Associated Press) In un’intervista con il New York Times, Donald Trump ha detto a chiare parole che lui è al di sopra non solo dei controlli del Congresso, ma della legge stessa. Secondo Trump il suo potere, globale, come comandante in capo degli Stati Uniti dovrebbe essere limitato solo dalla “sua moralità.” Trump ha detto esplicitamente che non ha “bisogno della legge internazionale,” e poi, forse essendosi sentito, ha precisato che è perché “non vuole far male a nessuno.” Incalzato sul rispetto del diritto internazionale, Trump ha detto che intende rispettarlo, ma “dipende da qual è la vostra definizione di leggi internazionali” — facendo capire che sarebbe lui stesso a stabilire quando quei vincoli si applichino. Per giustificare la propria ossessione sull’annessione della Groenlandia, Trump ha detto: “Credo che sia psicologicamente necessario per il successo. Credo che la proprietà ti permetta di fare cose che non puoi fare quando sei in contratto di locazione o con un trattato.” Come se la Groenlandia fosse un appartamento, in pratica. “La proprietà ti dà elementi che non puoi ottenere semplicemente firmando un documento.” Parlando con Hannity, su Fox News, Trump ha cercato di spiegare le caratteristiche della sua versione della dottrina Monroe, e ha garantito che dal controllo del petrolio venezuelano gli stati uniti guadagneranno “miliardi e miliardi di dollari,” “centinaia di miliardi di dollari,” “migliaia di miliardi di dollari.” Oggi alla Casa bianca è previsto un incontro con numerosi dirigenti del settore petrolifero, per discutere i piani dell’amministrazione per “ricostruire” il settore energetico venezuelano post-Maduro. Dovrebbero essere presenti rappresentanti di grandi compagnie, tra cui Chevron, Exxon Mobil e ConocoPhillips. (the New York Times / Fox News / Bloomberg) Nel frattempo, la violenza delle forze dell’ordine si fa sempre più pesanti: nelle scorse ore la polizia frontaliera statunitense ha aperto il fuoco e ferito due persone durante un controllo stradale in un parcheggio di un ospedale. Le autorità locali hanno detto che le due persone sono state portate in ospedale, ma non sono state rese pubbliche identità e condizioni delle due vittime. L’FBI sta indagando sul caso, specificando però che la questione è “l’aggressione di un agente federale.” Il dipartimento della Sicurezza interna ha diffuso una dichiarazione in cui sostiene che il guidatore e il passeggero fossero membri della “violenta gang venezuelana Tren de Aragua.” L’episodio ha innescato ovviamente proteste: fuori dalla sede ICE di Portland hanno manifestato quasi 500 persone contro la repressione delle migrazioni, e altre 200 persone hanno protestato davanti al Comune. Il sindaco Keith Wilson ha condannato l’attacco e ha chiesto all’ICE di “sospendere tutte le operazioni” nella città: “C’è stato un momento in cui ci si poteva fidare della loro parola,” ha detto il sindaco, riferendosi alle autorità federali, “ma quel tempo è ormai passato.” (OPB)
Il bullismo internazionale di Trump
Un Trump esaltato non risparmia minacce per nessuno, dalla Colombia alla Groenlandia. Tra le altre notizie: in Cisgiordania ci sono 12 mila bambini sfollati dalle operazioni militari israeliane, la nuova pista da hockey di Milano dove non si può giocare a hockey, e le prime anticipazioni dal CES