Il presidente assolutista degli Stati UnitiIl Senato statunitense ha fatto avanzare una risoluzione basata sul War Powers
Act per limitare la capacità di Trump di condurre ulteriori attacchi contro il
Venezuela, dopo il blitz notturno dei giorni scorsi in cui è stato rapito
Maduro. Il provvedimento è passato con una maggioranza di 52 senatori, grazie a
5 repubblicani — Josh Hawley, Rand Paul, Lisa Murkowski, Susan Collins e Todd
Young — che hanno votato contro la linea di partito. Si tratta, soprattutto, di
un voto simbolico: la risoluzione ora dovrebbe passare alla Camera dei
rappresentanti, dove i repubblicani hanno di nuovo una maggioranza di 5 seggi, e
soprattutto il presidente stesso può porre il proprio veto. Che senso abbia che
il presidente possa porre il veto su un risoluzione che dovrebbe limitare i suoi
poteri è una cosa che lasciamo stabilire a voi. Il leader democratico Schumer ha
definito il voto un segnale contro la possibilità che una persona sola possa
decidere l’impegno di truppe senza un passaggio in Congresso. Trump ha risposto
in modo durissimo sul proprio social network Truth Social, scrivendo che i
repubblicani che hanno votato con i democratici “non dovrebbero mai più essere
eletti” e che il voto “ostacola fortemente l’autodifesa e la sicurezza nazionale
degli Stati Uniti.” Qualche parola sul War Powers Act: approvato nel 1973 dopo
la guerra in Vietnam, raramente è riuscito a fermare le azioni militari
presidenziali, ma impone la notifica al Congresso entro 48 ore dall’impegno di
forze militari, e la chiusura delle operazioni entro 60-90 giorni senza
autorizzazione parlamentare, limiti che però negli anni sono stati spesso
ignorati. La questione, ovviamente, non riguarda solo il Venezuela: il senatore
repubblicano Lindsey Graham ha dichiarato che sarebbe a suo agio anche con un
takeover militare della Groenlandia: “Il comandante in capo è il comandante in
capo, possono usare la forza militare.” (Associated Press)
In un’intervista con il New York Times, Donald Trump ha detto a chiare parole
che lui è al di sopra non solo dei controlli del Congresso, ma della legge
stessa. Secondo Trump il suo potere, globale, come comandante in capo degli
Stati Uniti dovrebbe essere limitato solo dalla “sua moralità.” Trump ha detto
esplicitamente che non ha “bisogno della legge internazionale,” e poi, forse
essendosi sentito, ha precisato che è perché “non vuole far male a nessuno.”
Incalzato sul rispetto del diritto internazionale, Trump ha detto che intende
rispettarlo, ma “dipende da qual è la vostra definizione di leggi
internazionali” — facendo capire che sarebbe lui stesso a stabilire quando quei
vincoli si applichino. Per giustificare la propria ossessione sull’annessione
della Groenlandia, Trump ha detto: “Credo che sia psicologicamente necessario
per il successo. Credo che la proprietà ti permetta di fare cose che non puoi
fare quando sei in contratto di locazione o con un trattato.” Come se la
Groenlandia fosse un appartamento, in pratica. “La proprietà ti dà elementi che
non puoi ottenere semplicemente firmando un documento.” Parlando con Hannity, su
Fox News, Trump ha cercato di spiegare le caratteristiche della sua versione
della dottrina Monroe, e ha garantito che dal controllo del petrolio venezuelano
gli stati uniti guadagneranno “miliardi e miliardi di dollari,” “centinaia di
miliardi di dollari,” “migliaia di miliardi di dollari.” Oggi alla Casa bianca è
previsto un incontro con numerosi dirigenti del settore petrolifero, per
discutere i piani dell’amministrazione per “ricostruire” il settore energetico
venezuelano post-Maduro. Dovrebbero essere presenti rappresentanti di grandi
compagnie, tra cui Chevron, Exxon Mobil e ConocoPhillips. (the New York Times /
Fox News / Bloomberg)
Nel frattempo, la violenza delle forze dell’ordine si fa sempre più pesanti:
nelle scorse ore la polizia frontaliera statunitense ha aperto il fuoco e ferito
due persone durante un controllo stradale in un parcheggio di un ospedale. Le
autorità locali hanno detto che le due persone sono state portate in ospedale,
ma non sono state rese pubbliche identità e condizioni delle due vittime. L’FBI
sta indagando sul caso, specificando però che la questione è “l’aggressione di
un agente federale.” Il dipartimento della Sicurezza interna ha diffuso una
dichiarazione in cui sostiene che il guidatore e il passeggero fossero membri
della “violenta gang venezuelana Tren de Aragua.” L’episodio ha innescato
ovviamente proteste: fuori dalla sede ICE di Portland hanno manifestato quasi
500 persone contro la repressione delle migrazioni, e altre 200 persone hanno
protestato davanti al Comune. Il sindaco Keith Wilson ha condannato l’attacco e
ha chiesto all’ICE di “sospendere tutte le operazioni” nella città: “C’è stato
un momento in cui ci si poteva fidare della loro parola,” ha detto il sindaco,
riferendosi alle autorità federali, “ma quel tempo è ormai passato.” (OPB)