Se anche guerra e pace diventano soft skills--------------------------------------------------------------------------------
La reintroduzione della leva militare torna al centro del dibattito europeo
mentre in Italia la consultazione del Garante per l’Infanzia sottopone gli
adolescenti a un questionario che trasforma guerra e pace in soft skills da
analizzare. Inserita nel più ampio progetto europeo di resilienza e nel
programma nazionale di integrazione tra Difesa, Industria e Istruzione,
l’iniziativa contribuisce a normalizzare l’idea della guerra come futuro
plausibile e della mobilitazione militare come responsabilità collettiva.
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Si torna a parlare di leva militare nel panorama internazionale. I giovani
tedeschi manifestano contro il piano governativo di reintrodurre la leva. In
Italia, intanto, il Garante per l’infanzia e l’adolescenza ha pubblicato i
primi esiti di una “consultazione” rivolta ai ragazzi dai 14 ai 18 anni dal
titolo “Guerre e conflitti”. L’Autorità Marina Terragni dice che “l’iniziativa è
stata avviata per colmare un vuoto di informazione sul sentiment degli
adolescenti in relazione ai conflitti in corso e allo scopo di fornire alle
istituzioni spunti di riflessione”.
32 domande aperte a chiunque, non solo ai giovani, alle quali è peraltro
possibile rispondere ripetutamente. Qui il link per partecipare. Terragni parla
di “spunti di riflessione” per le istituzioni. Ci sembra decisamente riduttivo.
In quale quadro concettuale possiamo inserire la proposta del Garante
all’Infanzia?
Procediamo per livelli.
1) Piano europeo. La Risoluzione del parlamento europeo del 2 aprile 2025
sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune, nella sezione
dedicata alla Difesa e società, e preparazione e prontezza civile e militare
leggiamo[1]:
(art. 133) è necessaria una comprensione più ampia, tra i cittadini dell’UE,
delle minacce e dei rischi per la sicurezza al fine di sviluppare una
comprensione condivisa e un allineamento delle percezioni delle minacce in tutta
Europa e di creare una nozione globale di difesa europea; [..] ; invita l’UE e i
suoi Stati membri a mettere a punto programmi educativi e di sensibilizzazione,
in particolare per i giovani, volti a migliorare le conoscenze e a facilitare i
dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l’importanza delle forze armate, e a
rafforzare la resilienza e la preparazione delle società alle sfide in materia
di sicurezza, consentendo nel contempo un maggiore controllo e scrutinio
pubblico e democratico del settore della difesa. [..]
(art.134) [l’UE] riconosce l’importanza cruciale dei cittadini nella
preparazione e nella risposta alle crisi, in particolare la resilienza
psicologica degli individui e la preparazione delle famiglie; [..] ; sostiene un
approccio alla resilienza che coinvolga l’intera società con l’impegno attivo
delle istituzioni dell’UE, degli Stati membri, della società civile e dei
singoli cittadini nel rafforzamento del quadro di sicurezza dell’Unione.
2) Piano nazionale. Al Defence Summit 2025 “Un’Italia più sicura e difesa” il
Ministro Crosetto ha dichiarato:
“Serve una riorganizzazione complessiva della Difesa: un modello capace di
affrontare le sfide di domani e, prima di tutto, di cambiare alla velocità
richiesta dal presente. La proposta che porterò al Parlamento è chiara: una
Difesa che possa adattarsi alle situazioni, con norme adeguate capaci di
assicurare un ecosistema integrato in cui Industria, Università, Centri di
ricerca e Difesa lavorino in sinergia. Abbiamo energie straordinarie per farlo,
ma anche un avversario interno: gli steccati burocratici che bloccano e
soffocano la competenza. Vanno superati. [..]
La Difesa può essere il motore di questo cambiamento, contaminando positivamente
le altre Istituzioni. Ha una responsabilità duplice: proteggere oggi il Paese e
costruire la strada che garantirà un futuro alla Nazione. In questa sfida siamo
coinvolti tutti: Difesa, industria, ricerca, università. È una responsabilità
condivisa.”
E’ in quest’ordine delle cose che dobbiamo leggere la consultazione del Garante
dell’Infanzia, di cui hanno dato conto alcuni interventi critici (vedi qui, qui,
qui, qui), che l’hanno infatti definita un esempio di “pedagogia di conflitto
mascherata da ricerca sociale”. Critiche “ideologiche”, ha replicato l’Autorità
garante.
Le parole “competenza” e “resilienza”, pronunciate dall’Europa e dal Ministro
Crosetto sono quelle su cui vale la pena soffermarsi. L’esortazione a
considerare Difesa, Industria, Ricerca e Università come un organismo comune
votato alla costruzione di una nuova dimensione civile di mobilitazione totale,
in nome della sicurezza e del pericolo di guerra imminente, tocca direttamente
anche la scuola, che di questa catena è il primo degli anelli.
La proposta dell’Autorità Garante è un invito diretto ai nostri studenti: a
sviluppare resilienza e senso di responsabilità, ma soprattutto a normalizzare
una nuova idea di futuro possibile.
Innanzitutto il linguaggio, così familiare a chi studia e insegna. L’idea di
guerra come fenomeno affettivo, psicologizzante; la guerra come estensione
dell’aggressività dei singoli e dei gruppi, per certi versi innata, nutrita da
devianze o cattive abitudini. Il “litigio come piccola guerra”, il conflitto
interpersonale assimilato alla violenza, la pace al pacifismo e alle
manifestazioni (di cui ci si chiede l’”utilità”). Non c’è traccia di cause
storiche, economiche o politiche, né di guerra né di pace.
In secondo luogo, le modalità della proposta: il test a risposta multipla. E’
la scelta più consona. Una scelta che costituisce già un programma educativo: il
test è la forma pedagogica che chiude ogni spazio e apertura sul nascere, perché
obbliga ad una selezione predefinita. Quella del test è una logica che insegna
all’obbedienza, per costruzione. Fissati i presupposti della discussione,
obbliga a selezionare un’ alternativa. Chi non sceglie non partecipa alla
consultazione e alla raccolta dati. Chi non sceglie quindi non ha voce.
I quesiti posti sono del tipo:
Secondo te la violenza e la guerra sono insite nella natura dell’uomo? Se il mio
Paese entrasse in guerra mi sentirei responsabile e mi arruolerei. Sei
d’accordo? Come gestisci i conflitti in famiglia? Silenzi e distacco o urla e
tensioni? Come reagisci quando litighi? Alzi la voce? Aggredisci? Ascolti le
ragioni del prossimo? Quando litighi con qualcuno riesci a fare pace?
Il Garante, nella consultazione, tratta guerra e pace come fossero soft skills.
Attitudini, predisposizioni, “characher skills”, alla stregua di quelle misurate
dall’OCSE o dall’INVALSI. Se, d’altra parte, oggi la scuola certifica la
“competenze imprenditoriale” già alle elementari, forse si potrebbe pensare
anche di misurare la disponibilità degli studenti alla guerra o ad arruolarsi.
Sempre nel rispetto della privacy, ovviamente.
Proviamo a ragionare per similitudine. Accostiamo il quesito sulle aspettative
future che l’INVALSI proponeva nel 2018 all’interno del questionario studente (a
partire dai 10 anni) al quesito sul futuro possibile oggi proposto dal Garante.
Cosa colpisce? A distanza di meno di 10 anni il catalogo sul futuro si aggiorna,
si amplia e si complica. Non più solo un orizzonte di mercato (consumo, desideri
personali, successo) ma adesso di mercato e guerra.
A cosa pensi se ti immagini in guerra? Avrai più paura di morire o di
compromettere i tuoi piani di successo futuro?
Se non ci risulta osceno e agghiacciante mettere sullo stesso piano la scelta di
morire e quella di non poter realizzare i propri progetti è perché siamo stati
gradualmente abituati, educati a questa forma di pensiero e di razionalità
strumentale, per cui non ci sono alternative possibili. L’equivalenza
concettuale è resa possibile dall’equivalenza statistica imposta dallo stesso
strumento di rilevazione della consultazione, tutt’altro che neutro, che chiude
i futuri possibili. Ma ciò che rende ancora più surreale l’iniziativa del
Garante è che non si tratta nemmeno di un’operazione sensata da un punto di
vista statistico: chiunque, vecchio o giovane, può partecipare alla
consultazione, anche più volte. E’ imbarazzante parlare di analisi su un
“campione provvisorio di 4000 risposte”. Si può rispondere fingendo di essere
il Mahatma Ghandi oppure Rambo: giovane pacifista o guerriero sprezzante del
pericolo. Più che osceno, il risultato è grottesco.
[1] Quest’articolo di Daniele Lo Vetere, questo di Renata Puleo o il libro di
Tommaso Greco, Critica della ragione bellica, per approfondire.