LIBERATE SUBITO LE CINQUE ATTIVISTE ITALIANE FERMATE IN CISGIORDANIA!

notav.info - Friday, October 23, 2026

Nella giornata di ieri, cinque attiviste italiane sono state dapprima fermate dall’IDF (Israel Defense Forces), poi rilasciate e infine arrestate dalla polizia israeliana ad al-Bweib, a sud di Hebron, in Cisgiordania, mentre accompagnavano gli agricoltori palestinesi durante la raccolta delle olive. Un’attività di solidarietà e protezione svolta insieme ad altri attivisti internazionali, in un territorio dove le comunità palestinesi sono quotidianamente esposte alle aggressioni dei coloni e alla violenza dell’occupazione israeliana. Una delle cinque attiviste fermate è una giovane valsusina.

Essere presenti, accompagnare chi lavora la propria terra, documentare le violenze e impedire che le persone vengano lasciate sole di fronte alle aggressioni significa scegliere da che parte stare. È proprio questa presenza internazionale, capace di rompere il silenzio e di testimoniare ciò che accade sul terreno, a essere ostacolata e colpita.

Il fermo delle cinque attiviste non può essere separato dal contesto in cui è avvenuto: quello di un’occupazione che continua a sottrarre terra, libertà e possibilità di vivere al popolo palestinese, mentre le violenze dei coloni si moltiplicano e le comunità vengono sottoposte a pressioni sempre più pesanti. Anche la solidarietà internazionale diventa un ostacolo quando si mette concretamente al fianco di chi resiste all’espulsione dalle proprie terre.

Non è un episodio isolato. È parte di un quadro in cui chi denuncia le violenze e sceglie di stare accanto alla popolazione palestinese viene esposto a intimidazioni, arresti e allontanamenti, nel tentativo di rendere più difficile ogni forma di testimonianza e solidarietà.

Chiediamo l’immediata liberazione delle cinque attiviste e garanzie sulla loro incolumità, sulle condizioni della detenzione e sul rispetto dei loro diritti.

La solidarietà con il popolo palestinese non è un crimine. Chi sceglie di esserci, di condividere il rischio e di non voltarsi dall’altra parte non deve essere lasciato solo.

Dalla Val di Susa alla Palestina, la solidarietà attraversa i confini. Di fronte all’occupazione, alla violenza e alla negazione dei diritti, continuiamo a stare dalla parte di chi lotta per la propria terra, la propria libertà e la propria autodeterminazione.

Stampa serigrafica a cura del @_lab47_