25 luglio: in marcia verso i cantieri della devastazione

notav.info - Monday, July 20, 2026

Quindici anni fa, il potere politico ed economico decise di trasformare la Val di Susa in una zona di sacrificio e in un laboratorio di militarizzazione per imporre un’opera già rifiutata dall’intera comunità nel 2005.

da Notav.info

Il 27 giugno 2011, non fu soltanto l’apertura del cantiere della Maddalena: fu il tentativo di spezzare un movimento che da anni dimostrava come fosse possibile organizzarsi dal basso, difendere il territorio e mettere in discussione un modello di sviluppo fondato sulle grandi opere inutili e sulla devastazione ambientale.

Ricordare le giornate della Libera Repubblica della Maddalena non significa lasciarsi andare alla nostalgia. Significa riconoscere che quelle giornate hanno lasciato un’eredità viva, nella quale si è sperimentata la forza di un popolo in lotta per la propria autodeterminazione, capace di creare relazioni e legami duraturi che ancora oggi resistono e permettono di continuare a combattere. La lotta del Movimento No Tav è più viva che mai e continua a essere una battaglia non solo per chi vive in questa valle, ma anche per la giustizia ambientale, sociale e climatica. Una battaglia che parla alla Val di Susa e a tutte le comunità che, in Italia e nel mondo, si oppongono alla logica delle grandi opere imposte.

In Val di Susa continua l’aggressione sistematica al territorio. TELT e i suoi sporchi affari inquinano Chiomonte, Giaglione, San Didero e Salbertrand, ma anche i siti dei futuri depositi di smarino di Susa, Caprie, Caselette e Torrazza Piemonte. I cantieri si moltiplicano, estendendosi come un cancro sul nostro territorio e non lasciando spazio ad altro che a un deserto di catrame e cemento, laddove prima prosperavano boschi, prati, natura e vita.
Eppure, come il 3 Luglio 2011, la risposta di chi vede quest’opera senza il velo opaco e dorato della propaganda non è venuta meno e, anche con la marcia dello scorso anno, lo abbiamo dimostrato.

Oggi come allora, da una parte c’è chi vorrebbe trasformare la Valle in un enorme cantiere unico, una grande metastasi frammentata, resa più digeribile e meno contestabile, che avanza spezzetata con l’obiettivo di normalizzare, insieme alle misure respressive e i Decreti Sicurezza, la devastazione che produce: una zona militarizzata e sacrificabile, da svendere agli interessi delle lobby politico-imprenditoriali.

Dall’altra c’è chi è pronto a impedire che questo avvenga, chi sogna per la Valle un altro modello di sviluppo, nel quale le specificità del territorio vengano rispettate e dove vivere e lavorare non significhi avvelenare la terra e ammalarsi.

Oggi, oltre alla Piana di Susa, dove lo scorso anno abbiamo visto l’avvio di un nuovo cantiere nell’area dell’ex pista di Guida Sicura a Traduerivi, territorio già martoriato la cui ferita rischia di estendersi fino a Bussoleno, un’altra porzione della valle è sotto attacco. Con la Tratta Nazionale Avigliana-Orbassano stiamo assistendo a un nuovo tentativo di assedio, prontamente contrastato e, per ora, respinto da comunità e amministrazioni.

E, nonostante il Governo francese abbia rinviato al 2045 la realizzazione della loro tratta nazionale, sottolineando come quest’opera non sia oggi più attuale né prioritaria, in Italia il Governo Meloni e il Commissario straordinario Calogero Mauceri hanno ribadito la volontà di procedere con la realizzazione della nostra tratta nazionale, sostenendo che l’Italia non possa attendere i tempi della Francia e indicando il 2033 come obiettivo, peraltro irrealizzabile, per la conclusione dell’opera.

Questo dimostra come la Torino-Lione non è un’opera ormai da dare per scontata o a un passo dalla conclusione, nonostante la propaganda continui a raccontarla come tale, a partire da un’incongruenza di obiettivi dei due paesi.

Ma la fretta del Governo si spiega anche con il progressivo disvelamento della Torino-Lione, non come alternativa ecologica, come falsamente è stata presentata negli anni, ma come parte integrante del sistema logistico e di guerra che incentiva il trasporto militare lungo il Corridoio Mediterraneo, collegando l’Europa occidentale a quella orientale. Non è un caso che il Commissario TEN-T  (Reti transeuropee dei trasporti) abbia richiamato la necessità di individuare finanziamenti alternativi alle risorse pubbliche, arrivando a evocare il ricorso al debito e il coinvolgimento di finanziatori privati. Non ci stupirebbe, quindi, vedere presto il logo di Leonardo accanto a quello di TELT.

È ormai evidente che il nostro Paese, guidato da Fratelli d’Italia, intende investire nella guerra e nel riarmo, dimostrando ben poco interesse per la tutela dell’ambiente. Così, mentre distrugge suolo agricolo e paesaggio in Val di Susa, cerca di conquistare visibilità attraverso un protagonismo bellico che nulla ha a che vedere con uno sviluppo sostenibile del territorio.

Uno sviluppo che, in Valle e ovunque, ci rifiutiamo di vedere fondato sull’economia di guerra e sugli interessi militari, sull’impoverimento prodotto dalla sottrazione di risorse quali terreni agricoli, acqua e boschi, sulla contaminazione del territorio con inquinanti persistenti come i PFAS, come avverrebbe con lo smarino del TAV o con i fumi tossici dell’Acciaieria Beltrame. Allo stesso modo, non possiamo accettare che il futuro del territorio passi attraverso la speculazione energetica, dalle grandi stazioni elettriche di Avigliana e Borgone o agli impianti fotovoltaici calati dall’alto, funzionali solo agli interessi delle grandi aziende anziché ai bisogni delle comunità.

In occasione dei 10 anni del Festival Alta Felicità e dei 15 anni dalla Libera Repubblica della Maddalenasabato 25 luglio torneremo a marciare e, quest’anno, saremo ovunque. Con un doppio appuntamento, in partenza da Susa e da Venaus, con carovane di mezzi e a piedi, raggiungeremo i cantieri della devastazione, simboli di tutto ciò contro cui combattiamo.

Contro i vecchi e i nuovi cantieri, per un futuro libero dalla guerra, dallo sfruttamento e dalla devastazione. Per l’autodeterminazione e l’alleanza tra popoli in lotta e la difesa dell’ambiente e della natura.

La Val di Susa è nostra e la riprenderemo. A 15 anni dalla Libera Repubblica della Maddalena, SAREMO OVUNQUE!
Ora e sempre No Tav! Palestina libera!