Il grido di Yurii Sheliazhenko

Comune-info - Friday, March 20, 2026

Più che un arresto è stato un vero rapimento quello della polizia urcraina fatto due giorni fa nei confronti di Yurii Sheliazhenko, ricercatore universitario in filosofia e pacifista nonviolento, prelevato dalla polizia senza verbali, senza accuse rese note, senza la possibilità di accedere a una difesa legale. Da oltre vent’anni, Sheliazhenko percorre una strada controcorrente: quella dell’obiezione di coscienza, del rifiuto della guerra con la Russia, della critica alla crescente militarizzazione della società e dell’impegno per il disarmo. La repressione nei suoi confronti è cominciata da tempo, ricorda Un ponte per…, con cui nel 2022 ha organizzato la Carovana #StopTheWarNow, portando sotto gli occhi del mondo un’Ucraina diversa: quella che non ha mai smesso di disertare la guerra e la sua cultura

Dopo due giorni di arresto e violenze, il 21 marzo Yurii Sheliazhenko è stato liberato, ma ovviamente la sua situazione resta assai insicura

Esprimiamo profonda preoccupazione e indignazione per la detenzione di Yurii Sheliazhenko, segretario esecutivo del Movimento Pacifista Ucraino, accademico e membro del board dello European Bureau for Conscientious Objection (EBCO), fermato a Kiev nella notte del 19 marzo dalle autorità ucraine. Secondo le informazioni disponibili la privazione della libertà sarebbe avvenuta senza adeguata base legale, senza regolare verbalizzazione del fermo, con ostacoli all’accesso alla difesa legale e con il rischio di trasferimento forzato a un centro territoriale di reclutamento.

Sheliazhenko era da tempo sotto minaccia di arresto e coscrizione forzata, in un contesto in cui le autorità ucraine affermavano che, in tempo di guerra, il diritto all’obiezione di coscienza non viene riconosciuto.

Yurii Sheliazhenko ha dichiarato pubblicamente la propria obiezione di coscienza molto prima della guerra russo-ucraina. Ha sempre condannato con nettezza l’aggressione, sostenuto la resistenza nonviolenta, e chiesto da subito di una soluzione negoziata del conflitto che consentisse di fermare la strage di civili e militari. Proprio per queste sue posizioni pacifiste è oggi oggetto di una persecuzione giudiziaria e politica che colpisce non soltanto la sua persona, ma il principio stesso della libertà di coscienza.

Sconcerta che un governo che dichiara di voler aderire all’Unione Europea violi in modo così plateale i diritti civili e politici di un proprio cittadino, un pacifista per la sua attività pubblica nonviolenta.

La repressione contro di lui non comincia oggi. Il 3 agosto 2023 la sua abitazione fu perquisita e i suoi dispositivi sequestrati; il 15 agosto 2023 il Tribunale distrettuale di Solomyanskyi di Kyiv lo sottopose a un regime di arresti domiciliari parziali, vietandogli di lasciare l’abitazione la notte, misura prorogata ripetutamente mentre la pressione giudiziaria nei suoi confronti è proseguita almeno fino al febbraio 2024.

La sua vicenda è stata più volte segnalata compreso nelle comunicazioni dei Relatori speciali ONU sulla libertà di riunione e associazione, sulle questioni delle minoranze e sulla libertà di religione o di credo e dell’OHCHR.

Un Ponte Per ha incontrato Yuri Sheliazhenko a Kiev, insieme ad altre organizzazioni pacifiste il 29 settembre 2022 durante la Carovana #StopTheWarNow. Durante quell’incontro di fronte alla statua di Gandhi, Yuri lesse la dichiarazione pacifista “Peace Agenda for Ukraine and the World”, che condannava esplicitamente l’invasione russa e ogni guerra, ma chiedeva anche negoziati e libertà per l’obiezione di coscienza, che gli costò l’apertura di un procedimento penale per una presunta “giustificazione dell’aggressione russa”, che poteva comportare una pena sino a cinque anni di reclusione.

Ci uniamo all’appello delle organizzazioni europee e internazionali EBCO, IFOR, WRI e Connection e.V (link) per l’immediato rilascio di Yurii Sheliazhenko, per la fine di ogni procedura di coscrizione forzata nei suoi confronti e per il pieno rispetto del diritto all’obiezione di coscienza, della libertà di opinione e della libertà di espressione riconosciute dal diritto internazionale e garantite all’interno della Unione Europea.

Chiediamo al governo italiano di intervenire con urgenza presso le autorità ucraine affinché cessino queste violazioni e siano garantiti standard di legalità e diritti fondamentali conformi agli obblighi europei e internazionali.

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