Trumpismo globale e America Latina

Comitato Carlos Fonseca - Wednesday, January 21, 2026

William I. Robinson

Come si è manifestato il trumpismo globale in America Latina? La Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti per il 2025 ha evocato un Corollario Trump alla Dottrina Monroe per dare la priorità al dominio dei settori tecnologici e finanziari, reindirizzando la presenza militare statunitense verso l’emisfero occidentale, ampliando l’accesso a risorse critiche e sostenendo regimi allineati con l’agenda trumpista.

Agli inizi del 2026, governi di estrema destra e autoritari erano al potere o sul punto di essere inaugurati in El Salvador, Ecuador, Honduras, Perú, Paraguay, Panama, Costa Rica e Cile. Sebbene non tutte queste forze politiche governanti siano trumpiste, tutte loro sono state sottoposte ad un’intensa pressione per ampliare l’accesso della classe capitalistica transnazionale (CCT) alle risorse energetiche e minerali necessarie per le tecnologie digitali che daranno impulso alla ristrutturazione e trasformazione dell’economia globale e per reprimere la resistenza popolare dal basso. I casi di Ecuador, El Salvador, Argentina, Honduras e Venezuela illustrano queste dinamiche.

In Ecuador, il governo del presidente Daniel Noboa permise che violenti gruppi criminali  operassero impunemente, stabilendo il loro controllo su numerose comunità impoverite. Solo quando la popolazione, disperata per l’insicurezza e la violenza di queste mafie, chiese protezione, il governo intervenne, dichiarando nel 2024 lo stato d’emergenza e dispiegando l’esercito in tutto il paese.

Nonostante ciò, invece di combattere le bande criminali, l’esercito represse le mobilitazioni popolari di protesta guidate dalle comunità indigene.

L’emergenza servì da cortina di fumo a Noboa per promuovere l’espansione dello sfruttamento degli idrocarburi e dell’attività mineraria e per approvare cambiamenti legali che facilitassero l’espropriazione e il saccheggio da parte di compagnie transnazionali.

Anche il presidente salvadoregno, Nayib Bukele, mise in marcia un modello di controllo sulla mano d’opera eccedente basato sulla manipolazione dell’insicurezza e infondendo paura davanti alla delinquenza e la violenza sociale, conseguenze delle cronica povertà, della disoccupazione e delle ristrettezze. Bukele riuscì a manipolare le richieste generalizzate di sicurezza per dichiarare lo stato d’emergenza e governare con la forza e mediante decreti. I cittadini si sentono sicuri nelle strade, ma continuano ad essere così poveri come prima della repressione carceraria. A seguito dei tagli nella spesa sociale, la povertà è aumentata sotto il governo di Bukele a circa il 30 per cento della popolazione, mentre un altro 40 per cento vive in situazioni di vulnerabilità.

In Argentina, i peronisti stravinsero nelle elezioni legislative di settembre del 2025 nella provincia chiave di Buenos Aires, dove risiede quasi il 40 per cento della popolazione del paese. Successivamente, Trump offrì fino a 40 miliardi di dollari in assistenza economica alla condizione, ampiamente diffusa, che il presidente di ultradestra Milei vincesse a livello nazionale le elezioni legislative di medio termine, fatto che gli riuscì. Subito dopo, il governo prese delle misure per autorizzare la deforestazione e l’attività mineraria -specialmente dei vasti giacimenti di rame ancora non sfruttati del paese- in zone periglaciali protette, mentre la povertà aumentava dal 42 per cento al 53 per cento della popolazione.

Qualcosa di simile avvenne in Honduras, dove Trump agì a beneficio della CCT in connivenza con l’ultradestra locale. Il presidente statunitense minacciò, alla vigilia delle elezioni del 30 novembre passato, di sospendere tutti gli aiuti statunitensi se i votanti non avessero eletto il candidato di ultradestra che aveva ereditato il Partito Nazionale, Nasry Asfura. Allo stesso tempo, dette l’indulto al narcotrafficante internazionale, l’ex presidente del Partito Nazionale, Juan Orlando Hernández.

Durante la sua presidenza, dal 2014 al 2022, Hernández cedette una porzione del territorio nazionale nell’isola caraibica di Roatán a capitalisti di rischio statunitensi affinché l’amministrassero come centro privato per attività tecnologiche, di criptomoneta e altre operazioni finanziarie opache, come dire, come feudo privato con sue proprie norme, autonomia fiscale e regolatoria, e tribunali di arbitrato. Il governo progressista del Partido Libre, presieduto da Xiomara Castro, aveva cancellato questa concessione.

Una confluenza di tre fattori ha promosso le impattanti aggressioni contro il Venezuela. Primo: l’impunità di cui hanno goduto i genocidi israeliani ha aperto le porte ad un capitalismo globale ancor più barbaro che neppure tenta di legittimare la propria barbarie sotto il velo delle norme del diritto internazionale e dei diritti umani. Secondo: c’è la brama degli Stati Uniti di accedere alla vasta ricchezza petrolifera e minerale del Venezuela con la complicità di un regime più docile di quello di Maduro. Terzo: lo stato statunitense è assorto in una massiccia proiezione di potere nell’emisfero, con il Venezuela come avanguardia per una violenta espansione in America Latina.

In America e in tutto il mondo ci troviamo al crocevia. I fallimenti della sinistra istituzionale, con il suo approccio statalista e di controllo verticale, il suo autoritarismo e la sua corruzione, hanno spianato il cammino al ritorno dell’ultradestra in gran parte dell’America Latina. Quando la sinistra è giunta la potere, ha agito per contenere le lotte popolari e ha fallito nel suo ruolo di sinistra. Al potere non ha dubitato di difendere e, di fatto, espandere il modello estrattivista e ad adattarsi al capitale transnazionale, assorbendo la ribellione nello stato capitalista e nell’ordine egemonico, agendo come cinghia di trasmissione del potere strutturale del capitale transnazionale e neutralizzando tra l’altro il potenziale antisistemico di una sollevazione.

*Insigne professore di sociologia nell’Università della California di Santa Barbara.

Foto: AP

15 gennaio 2026

La Jornada

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca: William I. Robinson, Trumpismo global y América Latina”, pubblicato il 15-01-2026 in La Jornada, su [https://www.jornada.com.mx/noticia/2026/01/15/opinion/trumpismo-global-y-america-latina] ultimo accesso 21-01-2026.