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Liceo Nervi di Morbegno (SO): l’educazione civica diventa addestramento militare
Avevamo già segnalato l’iniziativa “studenti con le stellette” (qui), un assurdo percorso FSL (ex PCTO) a pagamento (circa 500 euro) che consiste in una vera e propria settimana di addestramento militare che,  nel 2026, si svolgerà dal 23 al 30 agosto a Novedrate (CO). Tra le  scuole aderenti al percorso appariva anche il liceo scientifico “Nervi” di Morbegno, al quale, come mostra la circolare n. 417, non è bastata la formale adesione, ma, attraverso la Dirigente scolastica, ha sentito la necessità di sollecitare le studentesse e gli studenti ad iscriversi al corso Audacia, giunto alla sua XI edizione. Si legge nella circolare: «Il progetto mira a suscitare la curiosità e le emozioni di fare propri i valori delle associazioni d’arma (amor patrio e condivisione, leggi cameratismo), in un contesto stimolante e fuori dal comune». Continua la Dirigente scolastica elencando gli esperti del settore, la maggior parte appartenenti alle diverse forze armate, che accanto a corsi di nodi, propongono simulazioni di processi penali, corsi sulla sicurezza, giochi ginnici, il tutto in un quadro di cittadinanza e costituzione ed educazione civica affiancati ad un vero e proprio addestramento militare con tanto di promozione di valori quali il rispetto delle regole, la puntualità, l’obbedienza, la riverenza ai superiori… Con la circolare la Dirigente accoglie acriticamente quella commistione tra mondo civile e mondo militare auspicata dal Ministro della Difesa Guido Crosetto come mostra il sottotitolo della circolare: scuola di formazione civica in stile militare. Perché la DS senta il dovere di sollecitare la sua scolaresca alla partecipazione ad un corso simile e cosa vi colga di educativo e formativo sono questioni che non ci è dato sapere. Concordiamo, tuttavia, con lei nel definire l’iniziativa fuori dal comune, intendendo, con questa espressione, come il progetto si configuri essere un’esperienza non ordinaria, fuori luogo. Viene, infatti, proposta da una scuola il cui PTOF prevede lo sviluppo di competenze di cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e della pace, come segnala l’ANPI di Sondrio. Che nello scopiazzare (in realtà un copia e incolla) il testo della brochure la Dirigente non si sia  accorta di cosa stava promuovendo? Eppure una lettura della circolare conveniva darla prima della pubblicazione, perché la superficialità con cui la Dirigente si è prodigata nel pubblicizzare il corso FSL l’ha condotta a creare una confusione a totale discapito della scuola. Nel testo appare, infatti, una prima persona plurale che inquieta: «la nostra è una scuola di formazione civica in stile militare […] al mondo militare attingiamo unicamente per ciò che riteniamo utile ai nostri fini educativi…». Di cosa sta parlando la Dirigente con queste orribili espressioni? Della sua scuola? Del percorso studenti con le stellette? Di come la sua scuola si identifichi con quel percorso o di come il percorso sia compatibile con la sua visione di scuola? L’errore è comico, se non fosse tragico, perché di fatto nasconde un duplice atteggiamento, che la scelta di sollecitare le iscrizioni al campus militare conferma: se da un lato viene dichiarato che l’educazione civica e lo studio della Costituzione possono essere militarizzati, cioè esternalizzati ad un vero e proprio corso di addestramento militare, dall’altro lato, con la decisione di promuovere il corso, dedicandogli una specifica circolare, avviene anche il processo inverso, cioè internalizzare i valori militari, farli propri, cosa che sembra essere ulteriormente confermata con quel pronome plurale che porta ad attribuire alla scuola le caratteristiche del corso stesso! Vogliamo credere che si sia trattato di un errore, una leggerezza, e che la Dirigente si sia limitata a copiare la locandina del corso. Tuttavia, l’errore lascia intendere una fattore in comune tra questa dirigente e il mondo militare: i nostri giovani e le nostre giovani non meritano attenzione e cura, scrivere una circolare con tanta superficialità è tutt’uno con il considerare i giovani individui da arruolare (futura carne da macello!) da addestrare per spedire al fronte. La scuola, che dovrebbe prendersi cura delle persone, della vita, della socialità autentica, del libero confronto, del pensiero critico e divergente non può promuovere un simile corso. Il mondo militare non ha nulla a che vedere con il mondo civile. FUORI OGNI PROPAGANDA MILITARISTA DALLE SCUOLE! Roberta Leoni, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Donne per la Pace, da Sondio a ogni dove: fuori la guerra dalla Storia
Siamo Donne per la pace di Sondrio, quelle che da sessantaquattro settimane nelle piazze principali della città, il sabato mattina, portando con il proprio corpo ciascuna una lettera, in silenzio mostriamo alla cittadinanza messaggi di questo tipo: Cessate il fuoco, Ripudiamo la guerra, Stop rearm Europe. La scelta tra un messaggio e l’altro è sempre dipesa dal contesto generale, cosi che mentre all’inizio è stato “Cessate il fuoco” riferito all’Ucraina e a Gaza, ultimamente prevale “Stop Rearm Europe”, soprattutto in adesione alla manifestazione internazionale del 21 giugno scorso. Il tutto è stato via via accompagnato da bandiere della pace – sempre presenti – e da striscioni tipo Fuori la guerra dalla Storia, Fermate il genocidio, Esiste Gaza resiste, cartelli con pensieri di pace svolti anche nel senso della giustizia (Simone Weil, Papa Francesco) e moniti all’Europa. All’iniziale presenza di una ventina di donne si sono via via accompagnati anche uomini, con una presenza partecipata e rispettosa delle nostre modalità del silenzio e altre cittadine e cittadini sensibili. Come altri gruppi di donne sparsi per l’Italia e non solo, la nostra preoccupazione non è stata né quella della quantità, né quella delle voci urlanti care a tante manifestazioni, ma di una modalità che attraverso il silenzio coinvolga i cittadini a meditare, al di là della voce dei media e delle forze politiche ufficiali, sulla gravità dei cambiamenti in corso; un valore politico dei nostri corpi esposti, simbolo di potente antidoto all’assurdità delle guerre e delle violenze. L’aspetto più curioso, che ha stupito noi stesse, è che questo gruppo, iniziato con poche donne e oggi partecipato in piazza e in una chat da una cinquantina di persone, si è formato per un passaparola tra donne di varia provenienza, anche sconosciute le une alle altre, ma mosse da un sentire comune che di fatto ci ha aggregato: la necessità di non ignorare quel che sconvolgeva prima di tutto noi stesse, il ritorno delle guerre vicino a noi, trovando un modo di espressione che a tutte noi è risultato subito confacente: assumerci con i nostri corpi, dunque non in modo astratto né ideologico, la responsabilità di un messaggio semplice e diretto che non lasciasse la parola alle armi. Abbiamo sempre cercato di modulare il nostro messaggio tenendo conto di quanto potesse essere recepito, ma tenendo presenti gli ostacoli che si frapponevano a una comprensione della verità da parte dell’opinione pubblica man mano la situazione si complicava: ad esempio dire da subito la verità sulla Palestina e su Israele senza prestare il fianco alle accuse di antisemitismo; dire che la pace se è tale dev’essere fondata sulla giustizia; ricordare ogni settimana che nel mondo ogni persona deve trovare pace, accoglienza, opportunità. Il 14 giugno, a Sondrio, abbiamo contribuito ad organizzare una partecipata, multiculturale manifestazione provinciale per la fine immediata dell’azione genocida di Israele su Gaza e dell’occupazione coloniale della Cisgiordania, insieme a molte associazioni pacifiste e ad Assopace Palestina: un tradizionale corteo per le vie cittadine, arricchito da flash mob, prese di parola in arabo e italiano, curando la nostra presenza con la lettura di testi di autori palestinesi. La nostra azione vuole idealmente essere vicina e sostenere in particolare le donne palestinesi che resistono nel quotidiano, per tenere viva la vita in mezzo alle rovine, come le donne che in tutto il mondo affrontano coraggiosamente i mille impegni dentro e fuori la famiglia, per il futuro dei loro bambini, che possano crescere come i nostri, che non crescano più nel terrore, terrore che chiama terrorismo. La resistenza delle donne che anche nelle guerre più sanguinose si oppongono alla distruzione con la cura della vita, dei viventi fragili come dei viventi non umani, è il messaggio più potente contro la violenza insensata che pervade così grande parte di questo nostro mondo. Inoltre abbiamo aderito all’iniziativa 10,100, 1000 Piazze – Fuori la guerra dalla Storia, condivisa da molti gruppi di donne che a cadenze fisse manifestano nelle piazze delle loro città, sparse per tutta Italia, con le nostre stesse modalità e come noi formatisi spontaneamente a conferma che esistono donne che rappresentano una diversità che si muove e che viene apprezzata e condivisa sempre più dagli uomini. Il potere politico, se deve essere anche delle donne, o genera e rispetta la vita o è pessima imitazione di quello maschile, che ha generato nella storia guerra e distruzione. Non ci riconosciamo nelle donne di potere che delle donne portano solo le vesti. Giustizia, cura, smilitarizzazione sono per noi presupposti per educare le nuove generazioni ad estirpare la guerra dalla storia. Pertanto continuiamo a manifestare con la responsabilità dei nostri corpi, simbolo della ferma difesa della pace contro ogni guerra, invitando tutte e tutti a incalzare coloro che possono favorire o promuovere passi verso una pace giusta di cui il primo ma non unico passo è la fine dei massacri disumani. Organizzarsi in questo modo, trovare una misura tra la forza del sentire personale e la caduta nel soggettivismo, tra le proprie convinzioni e le spinte ideologiche o partitiche che giungono dall’esterno non è sempre semplice. Nè vale la pena di proseguire senza interrogarsi continuamente sul senso di quel che si fa, sull’opportunità di non fare di questa presenza una ripetizione, sulla cura delle relazioni che ci fanno agire insieme, sulla valutazione dei contesti nei rapporti con altre aggregazioni, sui tempi e sui modi – non sempre di silenzio assoluto, ma sempre evitando da parte nostra parole da comizio – della nostra presenza in piazza.     Donne per la Pace – Sondrio Redazione Italia
July 9, 2025
Pressenza