Addestramento militare e Soft Skills: un paradosso educativo e pedagogico
Leonardo da Vinci anticipò, con i suoi studi visionari, il sogno umano di poter
imitare il volo degli uccelli. Volare ha da sempre catturato il desidero di
libertà e ha trasformato – in molte culture – il mobile disegno aereo dei
volatili in vaticinio, premonizione, segno divinatorio.
Oggi sotto il nome Leonardo si cela una delle ramificazioni dell’industria
bellica, un esempio di “tecnologia autoritaria” tra i più inquietanti
(sull’aggettivo si veda nella rivista Le Monde Diplomatiche di novembre 2025, in
prima pagina, l’articolo di Francesca Bria, Il colpo di Stato della tecnologia
autoritaria. Prerogative statali catturate dal privato).
La Fondazione culturale del gruppo Leonardo SpA, Med-Or, come sappiamo dalle
notizie pubblicate dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e
delle università, è entrata nelle università e nelle scuole, attraverso i
progetti di ricerca nel primo caso, in quelli dedicati al rapporto
scuola-lavoro, nel secondo. Formazione a tutto raggio. Parliamo di produzione
bellica e di addestramento, di consenso al suo uso, attraverso la penetrazione
nei luoghi istituzionali dell’infanzia, dell’adolescenza, dell’età giovane.
L’azienda pare non fornisca dati ufficiali sulla produzione di elicotteri, sia a
uso civile sia militare, ma non si tratta di essere esperti di finanza per
sapere che i ricavi azionari sono in continuo aumento. Dell’elicottero,
nell’immaginario popolare, si ha un’immagine benevola: mezzo di soccorso in
montagna, dotazione dei vigili del fuoco per spegnere vasti incendi, simpatico
moscone dal volo basso, ronzante. E proprio così, è stato presentato il modello
militare HH139 di produzione Leonardo SpA all’Aeroporto di Crotone agli alunni e
alle alunne delle scuole superiori.
Un modello simile è stato donato alla scuola superiore a indirizzo aeronautico
di Udine. A Palazzo Santa Chiara di Roma, alla presenza del Ministro della
Cultura e di altri papaveri dell’amministrazione locale e scolastica, il nostro
moscone è comparso nei filmati presentati. Anche in questo caso, appare la
sapiente capacità manipolatoria di queste manifestazioni: la cultura
fotografica, l’orgoglio per l’innovazione tecnologica di guerra, l’importanza di
valutare la capacità dei corpi di resistere in condizioni estreme, il rapporto
quasi organico fra “uomo e velivolo”.
Il fattore umano non viene trascurato, è stato detto durante la
presentazione-promozione romana, così penso – per deformazione professionale –
all’importanza attribuita dal Rapporto INVALSI 2025 (Istituto Nazionale per la
Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione) alle soft skills,
resilienza, assertività, ottimismo, spirito di gruppo, prontezza su cui tornerò.
Scorrendo il sito INVALSIopen trasversalmente fra articoli, locandine,
editoriali e suggerimenti alle famiglie, la voce adattamento, che abita anche il
significato della parola resilienza, è un sottotesto, un non detto sempre
presente. L’adattamento prevede il consenso, con-sentiō, pensiero comune,
condiviso, un assentire che gode dell’approvazione di un expertise oppure,
semplicemente, di una non ben definita maggioranza.
Raffaele Simone scrive a proposito del consentire dicendo “sì”: «[…] tipo
estremo di esplicitezza, per così dire tonitruante, è quello delle formule di
risposta usate nei corpi militari […] Aye Sir! (Sissignore!)» (inserto
Gutenberg del quotidiano Avvenire, 19 dicembre 2025). La recluta, chiunque si
trova in basso nella rigida scala gerarchica militare, non può che con-sentire.
Del resto, la prontezza come abilità soft è, sia la capacità di fornire una
risposta immediata a una situazione problematica, sia quella di individuare la
risposta convergente a una domanda nei test: la riflessione ponderata, il
pensiero lento della decisione calibrata, ragionata, sono per principio esclusi.
Charlie Barnao, che i frequentatori del nostro sito conoscono come sociologo,
esperto di situazioni al limite (prostituzione, vagabondaggio, emarginazione
giovanile), ha scritto e parlato spesso “dello schianto nervoso”, spesso
irreversibile, del “soldato tecnologico”, del marine, della recluta e del reduce
anche quando torna vincitore. (Atti Convegno Nazionale dell’Osservatorio,
Comprendere i conflitti, Educare alla Pace, pp. 35-52).
Nella presentazione delle tre iniziative commentate, si sottolineano, con
l’enfasi del caso, l’entusiasmo per l’ebrezza del volo, la sensazione di
libertà, la vicinanza del cielo ai propri sogni, la meraviglia. Se il
meraviglioso genera stupore, se è frutto di attenzione estatica, forse serve
ricordare che il thaumazein greco, da cui la parola deriva, contiene anche gli
aspetti, in crescendo, di paura, angoscia, orrore. Forse lo stesso ottundimento
del marine che sorvolava la giungla con il suo aereo in fiamme, in quel Vietnam,
paradigma di tutte le guerre, antiche, moderne, attuali.
A Icaro si sciolsero le ali, per troppa eccitazione nel volo sopra il labirinto,
sordo alle esortazioni paterne alla prudenza. Ma la prudenza non è virtù del
soldato obbediente; l’obbedienza prevede la fiducia cieca nella molto eventuale
cautela riposta nell’ordine ricevuto.
Ultimo e non ultimo: famiglie, orientatori, progettisti di percorsi
scuola-lavoro (ASL, PCTO, oggi Formazione Scuola Lavoro: cambia l’acronimo,
rimane la sostanza) non perdete l’occasione, l’opportunità professionale offerta
ai vostri figli/e e studenti/studentesse: se il lavoro scarseggia, se è
flessibile fino alla gratuità della prestazione, l’impiego nell’aeronautica,
negli altri corpi militari, è ancora lavoro sicuro.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università