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            <title><![CDATA[Gancio de Roma]]></title>
            <description><![CDATA[Agenda condivisa della Roma ribelle e autogestita]]></description>
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            <category><![CDATA[Agende]]></category>
            <pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:30:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[No title]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Israele sta trattenendo osservatori internazionali per un semplice motivo: impedirci di denunciare il suo progetto di pulizia etnica in Palestina. Fonte Di Ricardo Esteves Ribeiro&nbsp; 18 ottobre 2026&nbsp; Essere detenuto dallo stato sionista non è mai stata un’ipotesi da escludere. Come giornalista che lavorava in Palestina, la consideravo tanto probabile quanto prevedibile, e per anni … </p>
<p><a href="https://www.invictapalestina.org/archives/64068">Leggi tutto<span> ""</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.invictapalestina.org/archives/64068"></a> proviene da <a href="https://www.invictapalestina.org">Invictapalestina</a>.</p>]]></description>
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            <category><![CDATA[tutti gli articoli]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 11:08:20 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Disarmo: L'Italia al centro della simulazione di una guerra nucleare]]></title>
            <description><![CDATA[Il diritto di sapere come salvarsi delle comunità]]></description>
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            <category><![CDATA[disarmo]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 11:08:02 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Torino: manifestare ai tempi dei decreti sicurezza]]></title>
            <description><![CDATA[<p><a href="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/20261025-locandinaManifestazione.webp"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/20261025-locandinaManifestazione-225x300.webp"></a>La manifestazione “Noi la guerra non la vogliamo” è stata la risposta torinese alla chiamata alle piazze indetta a livello nazionale questo sabato.</p>
<p>La manifestazione era già stata convocata dal collettivo Torino Partigiana ed ha via via acquistato più importanza dopo i fatti della scorsa settimana: anche le pagine social del Movimento 17 ottobre invitavano a confluire su quella piazza.</p>
<p>In piazza Castello a partire dalle 15 si sono radunate qualche migliaio di persone; in situazioni simili la Questura ha sempre fatto partire il corteo anche se non c’era l’autorizzazione preliminare in quanto l’attuazione dell’articolo 17 della Costituzione<a href="#_ftn1">[1]</a> veniva considerata prioritaria ed anche per diminuire la pressione della piazza.</p>
<p>Questa volta la piazza è stata gestita in maniera differente: migliaia di persone si sono trovate stipate senza nessuna via di fuga e con tutti gli accessi chiusi da cordoni di polizia.</p>
<p>I manifestanti cercano quindi il modo di uscire dalla piazza tentando di forzare i blocchi dal lato di via Po; la polizia risponde con una carica di alleggerimento, da lì non si passa. La cosa appare talmente eccessiva che persino alcuni passanti esortano la polizia a togliere il blocco per fare passare il corteo in nome della Costituzione, incitandoli a disobbedire agli ordini.</p>
<a href="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/20261024-NoiLaGuerraNonLaVogliamo_5.webp"><img aria-describedby="caption-attachment-2753415" src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/20261024-NoiLaGuerraNonLaVogliamo_5.webp"></a><p>Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» – Passante esorta la polizia a far passare i manifestanti Foto: M.BARIONA</p>
<p>Il corteo si posta quindi verso via Cernaia, chiuso anche lì. Si tenta di utilizzare il passaggio su via XX Settembre, la risposta è una nuova carica.</p>
<p>Il balletto dura un paio d’ore in cui la gente resta chiusa in piazza. Ad un certo punto un’auto passa a velocità sostenuta in mezzo alla gente; per puro caso nessuno rimane ferito e l’auto ed il relativo autista viene protetto dal cordone di polizia di via Cernaia. Foto e video dell’episodio ce ne sono, confido nel solerte lavoro dell’autorità giudiziaria per scoprire l’identità dell’autista dell’auto.</p>
<p>A questo punto si apre una via di fuga su viale Partigiani ed il corteo può partire per il suo lungo percorso, solertemente guidato tramite cariche di alleggerimento e lacrimogeni anche perché ormai è giunto ad Aurora e Barriera, quartieri meno centrali e con minore copertura mediatica.</p>
<p>Il corteo dovrebbe chiudersi in piazza Baldissera nel pieno di quella periferia di Torino abbandonata a sé stessa ed alla speculazione immobiliare, dove comincia a diventare difficile trovare case in affitto e la tensione sociale appare più densa<a href="#_ftn2">[2]</a>: lì intorno non si sono vetrine luccicanti da difendere od obiettivi sensibili. Il corteo è praticamente finito, si è fatto buio ed è quasi ora di cena. I manifestanti che hanno marciato per chilometri e subito diverse salve di lacrimogeni tornerebbero anche a casa: le forze dell’ordine caricano anche lì utilizzando tutto l’armamentario a loro disposizione: manganelli, gas lacrimogeni, persino gli idranti.</p>
<p>Poi organizzano un rastrellamento fermando alcuni manifestanti: i vari decreti sicurezza consento il fermo di chiunque, maggiorenne o minorenne, fino a dodici ore per l’identificazione.</p>
<p>In questura vengono portate quattro persone (mentre almeno tre sono in stato di fermo da prima della manifestazione). Due di loro verranno rilasciare subito per essere accompagnate in ospedale dove necessitano di ricovero in seguito alle contusioni, quattro vengono rilasciate nella notte dopo le identificazioni.</p>

<p>Appare chiaro che risulta possibile, in momenti con un forte impatto emotivo, utilizzare i social per convocare manifestazioni molto partecipate senza che ci sia un referente preciso; la piazza di Torino di oggi e probabilmente quelle del resto d’Italia ne sono una dimostrazione.</p>
<p>Ciò non toglie che ammassare migliaia di persone disorientate e senza riferimenti precisi crea una confusione difficilmente gestibile che lascia troppo spazio all’improvvisazione.</p>
<p>L’atmosfera che si respirava oggi in piazza mi ha ricordato quella di Genova 2001: la sostanziale differenza è che 25 anni fa l’ordine pubblico è stato gestito in deroga alle norme vigenti e questo ha generato una serie interminabile di processi<a href="#_ftn3">[3]</a>, ora tutto è perfettamente conforme alla legge.</p>
<p>Poi ci sono loro, le ragazze ed i ragazzi che sentono la necessità impellente di farsi sentire e di lottare per una qualche idea di futuro: questa lotta, motore della storia, è stata classificata come un problema di ordine pubblico da uno dei governi più autoritari della storia repubblicana che, per giustificare questa fallimentare strategia di fronte all’opinione pubblica, non esista a degradare i diritti civili, indicare colpevoli a casaccio e manipolare la realtà a questi fini.</p>

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					Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA
				
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					Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA
				
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					Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA
				
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					Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA
				
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					Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA
				
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					Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA
				
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<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.</p>
<p><a href="#_ftnref2">[2]</a> Per approfondimenti sulla situazione sociale dei quartieri Aurora e Barriera di Milano a Torino cfr <a href="https://www.pressenza.com/it/tag/alimonda-summer-festival/">https://www.pressenza.com/it/tag/alimonda-summer-festival/</a></p>
<p><a href="#_ftnref3">[3]</a> Per approfondimenti sui percorsi giudiziari dopo Genova 2001 <a href="https://www.pressenza.com/it/2026/07/a-25-anni-dal-g8-di-genova-il-movimento-la-piazza-la-repressione-seconda-parte/">https://www.pressenza.com/it/2026/07/a-25-anni-dal-g8-di-genova-il-movimento-la-piazza-la-repressione-seconda-parte/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/giorgio-mancuso/">Giorgio Mancuso</a></p>]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/10/torino-manifestare-ai-tempi-dei-decreti-sicurezza/</link>
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            <category><![CDATA[fotoreportages]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 10:52:52 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Odessa: viaggio tra le macerie di una città in fiamme… ossia dubitate sempre della propaganda di guerra]]></title>
            <description><![CDATA[<p><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261025-WA0036-820x461.jpeg">Una caratteristica degli Odessiti è il loro umorismo sia ironico che autoironico, pertanto nessuno di loro se ne avrà aale per il titolo di questo mio dissacrante articolo.</p>
<p>Ho camminata ore per il centro storico di questa meravigliosa città portuale, perla sul Mar Nero e quello che segue è il mio reportage dopo una tranquilla notte di appagante riposo.</p>
<p><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261025-WA0149-1-576x1024.jpeg"></p>
<p><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261025-WA0124-1-576x1024.jpeg"></p>
<p><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261024-WA0117-820x461.jpeg"></p>
<p><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261025-WA0065-820x461.jpeg"></p>
<p><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261025-WA0067-576x1024.jpeg"></p>
<p><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261025-WA0083-1-820x461.jpeg"></p>
<p><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261025-WA0096-820x461.jpeg"></p>
<p><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261025-WA0106-576x1024.jpeg"></p>
<p>A Odessa tutti amano i gatti e l’Italia.<br>
Ci sono molti ristoranti italiani e Cat Bar dove si fa colazione circondati da gatti.</p>
<p><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261025-WA0139-1-820x461.jpeg"></p>
<p><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261025-WA0156-576x1024.jpeg"></p>
<p><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261025-WA0160-576x1024.jpeg"></p>
<p><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/IMG-20261025-WA0166-576x1024.jpeg"></p>
<p>Prima di partire avevo letto che Odessa era stata bombardata.<br>
È un temine improprio. In realtà l’oblast di Odessa è stato colpito da droni. </p>
<p>Questi i dati reali:</p>
<p>Negli ultimi giorni l’Oblast di Odessa è stata colpita quasi ogni notte, ma secondo i bollettini ufficiali ucraini il bilancio delle vittime civili è rimasto contenuto rispetto ad altre regioni.</p>
<p>Ecco cosa risulta dalle autorità locali per gli ultimi 4-5 giorni:</p>
<p>– 18 ottobre: colpito il tetto di un palazzo residenziale a Odessa, 2 feriti, tra cui una ragazza di 14 anni, riferito dal governatore Oleh Kiper.<br>
– 22-23 ottobre: diversi attacchi su infrastrutture civili, ricreative e industriali nel sud dell’Oblast. I soccorsi hanno segnalato:<br>
    – 1 ferito e un grande incendio in un parco ricreativo, con secondo attacco mentre i soccorritori lavoravano<br>
    – 2 feriti in un altro sito dove è stato parzialmente distrutto un edificio amministrativo di 3 piani e un capannone di stoccaggio<br>
    – Il capo dell’amministrazione militare regionale ha poi riassunto 3 feriti complessivi nell’attacco alla parte sud di Odessa, con danni a strutture civili, ricreative e industriali. </p>
<p>Altri rapporti di ieri e oggi parlano di danni a impianti energetici e depositi senza vittime registrate in quei punti specifici, e le cifre sono ancora preliminari perché i soccorsi stanno lavorando sotto allarme aereo.</p>
<p>Ecco il riassunto di ieri, 24 ottobre – giorno 1704 di guerra:</p>
<p>Odessa e Oblast di Odessa:<br>
Ieri notte è stata di nuovo una notte pesante per il sud.<br>
– Le forze russe hanno dichiarato di aver colpito con droni Geran il porto di Chornomorsk: un’officina per la produzione di droni navali senza equipaggio (BEC) e una nave da carico diretta a Odessa. La notte prima avevano colpito Vilkovo.<br>
– Dal lato ucraino, fonti locali parlano di attacchi a infrastrutture portuali, magazzini e edifici amministrativi, con finestre sfondate e danni a palazzi residenziali a 5 piani. DTEK aveva già segnalato giorni fa danni incredibilmente gravi alla rete energetica che rifornisce Odessa.<br>
– In totale, nella notte tra il 23 e il 24 la Russia ha lanciato 126 droni su tutta l’Ucraina. La protezione civile ha parlato di circa 500.000 persone senza elettricità per i raid in 6 regioni.</p>
<p>Quindi i generatori che si vedono per strada non sono un caso – la rete di Odessa è sotto pressione continua.</p>
<p>Tutta l’Ucraina – le altre cose importanti di ieri:</p>
<p>– Starlink ripristinato: il 24 è stata confermata la ripresa completa di Starlink / Starshield senza limitazioni di velocità, dopo giorni di rallentamenti che avevano messo in crisi droni e difesa aerea.<br>
– Ucraina colpisce dentro la Russia: campagna di attacchi a raffinerie e fabbriche militari. Colpiti impianti a Oryol, Tolyatti e persino *Omsk a 2.500 km* dal confine. Distrutta a Orel la fabbrica Proton-Electrotex che produce componenti per missili.<br>
– Fronte: 181 scontri in 24 ore, 88 attacchi aerei russi con 309 bombe guidate, più 10.270 droni kamikaze secondo lo Stato Maggiore ucraino.<br>
I russi hanno avanzato leggermente a sud-est di Dobropillya.<br>
– Diplomazia: accordo per un cessate il fuoco localizzato a Oleshky (Kherson) per portare aiuti e far evacuare gli anziani. La Casa Bianca dice dal 29 ottobre, Mosca dice dal 27. Previsti anche colloqui tecnici a novembre ad Abu Dhabi.<br>
– Scambio prigionieri: 270 contro 270, il primo da agosto. 4154d99b</p>
<p>Insomma, per Odessa è stata la solita notte di droni sui porti, per il resto del paese giornata di attacchi incrociati su energia e logistica, ma con la buona notizia per gli Ucraini del ritorno di Starlink.</p>
<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/mauro-zanella/">Mauro Carlo Zanella</a></p>]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/10/odessa-viaggio-tra-le-macerie-di-una-citta-in-fiamme/</link>
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            <category><![CDATA[contenuti originali]]></category>
            <category><![CDATA[pace e disarmo]]></category>
            <category><![CDATA[guerra in ucraina]]></category>
            <category><![CDATA[odessa]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 10:50:50 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Il baratro che rischia di risucchiarci: una sfida globale per l’abolizione delle armi nucleari]]></title>
            <description><![CDATA[






<p>TPNW, il disarmo nucleare entra in una fase decisiva: il 30 novembre si apre la Conferenza di Revisione all’ONU.&nbsp;New York ospiterà dal 30 novembre al 4 dicembre 2026 la prima Conferenza di Revisione del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari. Al centro l’attuazione degli impegni, l’assistenza alle vittime, il risanamento ambientale e la necessità di rilanciare il disarmo in un contesto internazionale segnato da guerre e tensioni tra potenze<span style="font-size: 16px;">.</span></p>


<p>Il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) si trova in una fase cruciale. A cinque anni dalla sua entrata in vigore, il 22 gennaio 2021, gli Stati aderenti si preparano alla prima Conferenza di Revisione, in programma presso la sede delle Nazioni Unite a New York dal 30 novembre al 4 dicembre 2026, sotto la presidenza del Sudafrica. L’appuntamento dovrà verificare i progressi compiuti, affrontare le difficoltà nell’applicazione del Trattato e individuare nuove iniziative per rafforzarne l’efficacia.</p>
<p>La Conferenza arriva in un momento caratterizzato da conflitti armati, retoriche nucleari e investimenti nella modernizzazione degli arsenali. In questo scenario, il TPNW rappresenta uno degli strumenti internazionali attraverso cui una parte significativa della comunità internazionale cerca di affermare un principio alternativo alla deterrenza: la sicurezza non può essere costruita sulla minaccia di distruzione di intere popolazioni.</p>
<p>Viviamo nell’era paradossale in cui la sopravvivenza dell’umanità è affidata a un equilibrio fondato sulla minaccia della sua totale distruzione. La dottrina della deterrenza nucleare, lungi dall’essere una garanzia di pace stabile, rappresenta una spada di Damocle sospesa sulla testa delle generazioni presenti e future, legittimando un possesso che ripugna ai principi fondamentali del diritto internazionale e della morale universale.</p>
<p>In questo scenario di stallo geopolitico e di riacutizzazione delle tensioni globali, il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) si erge non soltanto come un pilastro normativo, ma come un atto radicale di accusa e di riscatto civile contro la logica della violenza atomica. La sua evoluzione politica e diplomatica testimonia una trasformazione profonda nel modo in cui la comunità internazionale e la società civile concepiscono la sicurezza: non più come privilegio armato di poche potenze, ma come bene comune globale fondato sul disarmo e sul rispetto della vita umana.</p>
<p>Il cammino di questo trattato si sviluppa attraverso tappe istituzionali che ne scandiscono la maturazione e la determinazione politica. La Prima Conferenza degli Stati Parte, tenutasi a Vienna nel 2022, ha segnato il battesimo operativo dell’accordo con l’adozione della Dichiarazione di Vienna e di un rigoroso piano d’azione in cinquanta punti, volto a sanare le ferite materiali e morali del passato attraverso l’assistenza alle vittime e la bonifica dei territori contaminati dai test atomici. Questo impegno è stato ulteriormente consolidato durante la Seconda Conferenza a New York nel 2023, dove la condanna della deterrenza nucleare è stata elevata a giudizio etico e giuridico inequivocabile contro una minaccia che mette a repentaglio l’intero pianeta.</p>
<p>Il processo ha trovato un’ulteriore consacrazione nella Terza Conferenza, svoltasi nel marzo del 2025 presso il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, che ha visto la convergenza di cinquantacinque Stati Parte, trentuno Stati osservatori e centosessantatre organizzazioni della società civile, ribadendo con forza l’assoluta illegalità delle armi nucleari e respingendo le giustificazioni geopolitiche della deterrenza.</p>
<p>Il momento di massimo confronto e verifica di questo percorso è ora rappresentato dalla Conferenza di Revisione del 2026, in programma dal 30 novembre al 4 dicembre presso la sede centrale delle Nazioni Unite a New York.</p>
<p>Sotto la presidenza del Sudafrica — un Paese che custodisce la straordinaria memoria storica di aver scelto volontariamente di smantellare il proprio arsenale atomico — questo vertice si configura come uno snodo storico cruciale. La conferenza persegue l’obiettivo ineludibile di chiamare i governi mondiali alla responsabilità diretta di fronte al deterioramento della sicurezza internazionale, verificando al contempo lo stato di avanzamento delle ratifiche, che hanno raggiunto quota settantatre Paesi partecipanti.</p>
<p>Tale traguardo dimostra che la pressione diplomatica e morale esercitata dal fronte antinucleare non si arresta di fronte alle resistenze delle superpotenze, ma punta a consolidare linee guida legali e umanitarie capaci di delegittimare in modo definitivo qualsiasi pretesa di normalizzazione dell’arma atomica.</p>
<p>L’efficacia di questa architettura diplomatica affonda le sue radici nella sinergia imprescindibile tra le istituzioni statali e l’attivismo implacabile delle reti della società civile, come la Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari (ICAN) e la Rete Italiana Pace e Disarmo e altri movimenti pacifisti.</p>
<p>Sono queste realtà a mantenere viva la consapevolezza collettiva, trasformando il rifiuto della violenza nucleare in una pratica politica quotidiana che culmina in appuntamenti come il Nuclear Ban Forum. Denunciare le armi nucleari oggi significa rifiutare l’idea che la sicurezza possa basarsi sul terrore reciproco. Il TPNW e le sue conferenze non sono semplici esercizi burocratici, ma il grido organizzato di un’umanità che sceglie la via del diritto internazionale e della giustizia umanitaria per liberarsi, una volta per tutte, dal giogo dell’apocalisse atomica.</p>










<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/laura-tussi/">Laura Tussi</a></p>]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/10/il-baratro-che-rischia-di-risucchiarci-una-sfida-globale-per-labolizione-delle-armi-nucleari/</link>
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            <category><![CDATA[pace e disarmo]]></category>
            <category><![CDATA[conferenza di revisione del trattato sulla proibizione delle armi nucleari (tpnw)]]></category>
            <category><![CDATA[nuclear ban forum]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 10:41:48 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Cisgiordania come Gaza]]></title>
            <description><![CDATA[<p>È terrorismo di Stato. Le città di El-Khalil e Halhoul sono sotto mira dell’esercito israeliano. Sono stati cacciati dalle loro case oltre 2000 palestinesi senza nessuna colpa; solo per il fatto che le loro abitazioni ricadono in zone che l’esercito ha deciso di occupare o demolire per creare maggiore mobilità ai suoi carri armati. Il sindaco di el-Khalil ha dichiarato che un terzo della città è stato devastato per dare maggiore mobilità ai circa 400 coloni ebrei che vivono all’interno della città vecchia. Ai palestinesi musulmani è stato vietato di pregare nella moschea Ibrahimia.</p>
<p>Tutta la Cisgiordania è un grande carcere a cielo aperto. Le strade, principali e secondarie, sono bloccate con cancelli metallici, blocchi di cemento o cumuli di terra. In tutta la Cisgiordania sono in corso manovre militari dell’esercito.</p>
<p>Il giorno delle elezioni in Israele, il 27 ottobre, è stato dichiarato il coprifuoco in Cisgiordania e chiusi tutti i valichi. Possono circolare soltanto i coloni. Un Apartheid alla sudafricana ai tempi della segregazione razziale. L’Europa incivile fa la figura delle tre scimmiette.</p>
<p>Nel villaggio di Jaloud, a sud di Nablus, i ragazzi della scuola media sono stati assediato dai coloni. Solo l’arrivo dei genitori, allertati dalla direzione scolastica, ha fatto fuggire gli aggressori. L’esercito israeliano è arrivato in una seconda fase, chiamato dai coloni; ha arrestato diversi insegnanti e genitori. I ragazzi hanno detto ad una radio locale che hanno paura quando vanno a scuola e quando escono, ma il pericolo adesso li minaccia anche durante le lezioni.</p>
<p>Sono passati due mesi e 15 giorni dall’inizio dell’assedio, da parte dei coloni e dell’esercito israeliano, delle tre famiglie palestinesi di Qusra. 11 persone che non possono né uscire da casa, né rientrarvi. Niente scuola e niente lavoro.</p>
<p>Da quasi un anno, la vita di 27 famiglie palestinesi a Khirbet al-Hummus (una piccola comunità) a Masafer Yatta, a sud della Cisgiordania, è un inferno a causa degli attacchi quotidiani dei coloni.</p>
<p>Questi attacchi si sono intensificati drasticamente da quando, a metà di quest’anno, è stato istituito un avamposto sul loro territorio, nel tentativo di costringere gli abitanti alla deportazione.</p>
<p>Nel descrivere le sofferenze degli abitanti della zona a causa dei continui attacchi dei coloni, un nostro contatto a Masafer Yatta afferma: <i>“Non è rimasto un solo albero accessibile e non possiamo garantire pascoli per il nostro bestiame”.</i></p>
<p>All’inizio di giugno, i coloni hanno stabilito un avamposto di pascolo nella zona, ospitando una mandria di mucche, pecore, capre e cavalli. Hanno iniziato ad attaccare quotidianamente proprietà e risorse agricole, “tagliando recinzioni, spingendo le mucche contro gli alberi, abbattendo alberi e distruggendo la rete di irrigazione”.</p>
<p>L’attivista palestinese ci ha anche parlato del fatto che i coloni si sono impossessati di tutti i pozzi e impediscono agli abitanti di accedervi, di utilizzare i loro terreni e persino il loro bestiame. Ha spiegato che i coloni inseguono i pastori, rubano il bestiame e li aggrediscono investendoli con i veicoli, picchiandoli e minacciandoli con le armi.</p>
<p>È salito a 9 il numero delle vittime dell’attacco jihadista contro la chiesa di Karak, nel sud della Giordania. 34 i feriti ricoverati in ospedale, alcuni in gravi condizioni. Si susseguono le veglie inter-religiose, di cristiani e musulmani, per dire no al pericolo terrorista, che mina la sicurezza del paese.</p>
<p><strong>E intanto a casa nostra…</strong></p>
<p>Una pagina social (<a href="https://www.instagram.com/p/DetyF79iDPI/?utm_source=ig_embed&amp;ig_rid=APIKnAef8CznSaWxcvnOcrr&amp;img_index=9" target="_blank">questa</a>) ha portato all’arresto del suo fondatore per terrorismo. È la follia di un governo prima ancora dell’approvazione del DDL bavaglio. È stato fermato su disposizione della Procura di Milano, Youssef Siher, il ricercatore 30enne italiano di seconda generazione ritenuto la mente del Movimento 17 ottobre, giorno delle manifestazioni giovanili a Milano. Le ipotesi sono istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità di terrorismo e l’articolo 420 bis del nuovo decreto legge, ovvero violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. La moglie risulta indagata a piede libero per gli stessi reati. Già collaboratore dell’Ispi nel 2024, ha svolto uno stage seguito da un periodo di collaborazione con il Fatto Quotidiano.</p>
<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/anbamed/">ANBAMED</a></p>]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/10/cisgiordania-come-gaza/</link>
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            <category><![CDATA[cisgiordania occupata]]></category>
            <category><![CDATA[pace e disarmo]]></category>
            <category><![CDATA[apartheid in cisgiordania]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 10:07:27 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[[2026-10-28] Costruiamo insieme un'autodifesa abitativa in quartiere @ Largo Perestrello]]></title>
            <description><![CDATA[<h3>Costruiamo insieme un'autodifesa abitativa in quartiere</h3><strong>Largo Perestrello - Largo Bartolomeo Perestrello, 00176 Roma RM, Italia</strong><br>(mercoledì, 28 ottobre 18:00)<br><img src="https://roma.convoca.la/media/5fa853698b7b33a510724e96b6920023.jpg"><p>Mercoledì 28 Ottobre 2026 </p><p>dalle ore 18:00</p><p>Largo Perestrello - Torpignattara</p><p>Costruiamo insieme un'autodifesa abitativa in quartiere (secondo incontro)</p>]]></description>
            <link>https://roma.convoca.la/event/costruiamo-insieme-unautodifesa-abitativa-in-quartiere</link>
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            <category><![CDATA[diritto alla casa]]></category>
            <category><![CDATA[assemblea]]></category>
            <category><![CDATA[diritto alla città]]></category>
            <category><![CDATA[diritto all'abitare]]></category>
            <category><![CDATA[lotta per la casa]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 09:54:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Lavorare per la pace e non per la guerra]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Serve un cambio culturale: da lavorare per la guerra a lavorare per la pace. Non concediamo una facile via di uscita a chi sostiene il militarismo imperante</p>
<p>In questi giorni abbiamo assistito a due fenomeni diversi che paiono avere punti di contatto ma si distinguono nettamente. Da una parte le proteste di tanti giovani e studenti che hanno messo in evidenza l’indisponibilità a credere nelle guerre per il loro futuro. Mentre aumentano le spese militari a dismisura, l’investimento per l’istruzione arranca ed è ad un misero e scarso 4% del PIL. Dall’altra parte abbiamo assistito ad un vandalismo senza speranza e prospettiva.</p>
<p>Io non mi sono stupito di queste due situazioni. La popolazione italiana è convintamente contro le guerre. Quanto sta avvenendo, sia a livello interno che internazionale, conferma tutte le buone ragioni per avere il desiderio di manifestare per costruire una società migliore.</p>
<p>Paul Valéry scriveva: «La guerra è il massacro di persone che non si conoscono, per conto di persone che si conoscono ma non si massacrano».</p>
<p>Dall’altra parte, alcune centinaia di ragazzini hanno seminato il caos distruggendo vetrine. Sarebbe stato strano, sempre a parer mio, il contrario se, dopo non aver fatto nulla sul piano educativo e sociale per dare loro una prospettiva di vita, una frangia di ragazzi non fosse esplosa. Personalmente è da tempo che sono preoccupato per il possibile verificarsi di un tale fenomeno.</p>
<p>Quando non si fa nulla per garantire una vita dignitosa a chi ne ha bisogno, quando si nega la cittadinanza a ragazzi nati e cresciuti in Italia (qualcuno vuole mandarli a casa. Ma quale casa se hanno conosciuto solo l’Italia?), quando si insiste a colpevolizzarli dei mali della società e si impone un decreto d’urgenza sul tetto del 30% di stranieri in classe, con misure neanche lontanamente attuabili, non si può pensare ad un risultato diverso.</p>
<p>E ancora, i vari messaggi di allerta disordini che hanno creato psicosi e paura in diverse città italiane, uniti agli infiltrati che sono da sempre presenti, fanno parte del tentativo di ridurre tutto ad un problema di ordine pubblico.</p>
<p>Se il Governo tentasse di blindare e militarizzare tutto il paese, non lo permetteremmo e scenderemmo in piazza. Ma se si permette che violenza e caos dilaghino per mano di alcune centinaia di persone, che altri minaccino distruzioni con messaggi sui social, ecco che poco alla volta cittadini impauriti inizieranno a chiudersi in casa, a non mandare i figli a scuola e poi a chiedere ordine e sicurezza. Ecco che la violenza diventa l’alibi perfetto per misure straordinarie e per impedire le manifestazioni e le proteste.</p>
<p>Ed allora la lotta nonviolenta diventa la strada utile, non solo sul piano etico, ma anche sul piano dei risultati. La vera vittoria è riuscire a rendere consapevole la popolazione della realtà nella quale viviamo, delle ingiustizie nella quale siamo immersi, della necessità di avere “più scuole e meno armi”, della solidarietà da dare ai palestinesi che è nello stesso tempo solidarietà a tutti coloro che hanno bisogno.</p>
<p>Occorre rifiutare la logica emotiva che porta, anche nelle azioni di taluni che manifestano, a comportarsi come dei tifosi violenti che distruggono tutto e picchiano altri tifosi.</p>
<p>Il potere teme grandemente non la violenza di pochi, che anzi gli permette di criminalizzare tutti coloro che manifestano, ma una popolazione consapevole e determinata. Tutti oggi a condannare la violenza, ma quello che balza all’occhio è che mentre sono solleciti a condannare i ragazzini, nulla dicono e fanno sulla violenza contro i lavoratori licenziati, quelli che muoiono sul lavoro e contro le guerre che stanno togliendo intere generazioni alle proprie famiglie, in Ucraina come da tante altre parti.</p>
<p>Proprio oggi è stato rivelato che dal 2025 l’Italia è diventata la principale importatrice di rottami ferrosi da Israele sostituendosi alla Turchia. Da rilevare che Israele “saccheggia” questi materiali dalla striscia di Gaza. &nbsp;Questo non è sostegno alla violenza perpetrata contro il popolo palestinese?</p>
<p>Gli studenti avrebbero bisogno di essere formati e preparati alla nonviolenza e di utilizzare le proprie energie ideali per costruire una società migliore. &nbsp;Contro la guerra globale permanente, il nazionalismo e il militarismo dilagante si dovrebbe opporre non l’accettazione passiva, ma: la formazione alla cittadinanza consapevole, l’obiezione di coscienza, le tecniche di difesa nonviolenta, la resistenza civile, i metodi di de-escalation dei conflitti, esempi di “pace con mezzi pacifici”.</p>
<p>Insomma ciò che serve è un cambio di modello culturale e interpretativo: dalla preparazione della guerra alla preparazione della pace. La violenza va ripudiata a tutti i livelli da quella interpersonale a quella dei conflitti internazionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/redazione-italia/">Redazione Italia</a></p>]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/10/lavorare-per-la-pace-e-non-per-la-guerra/</link>
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            <category><![CDATA[migranti]]></category>
            <category><![CDATA[giovani]]></category>
            <category><![CDATA[pace e disarmo]]></category>
            <category><![CDATA[opinioni]]></category>
            <category><![CDATA[discriminazione etnica]]></category>
            <category><![CDATA[manifestazioni studentesche]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 09:46:47 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Se ChatGPT va in guerra]]></title>
            <description><![CDATA[<p><a href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fattac-italia.org%2Fse-chatgpt-va-in-guerra%2F&amp;linkname=Se%20ChatGPT%20va%20in%20guerra" target="_blank"></a><a href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fattac-italia.org%2Fse-chatgpt-va-in-guerra%2F&amp;linkname=Se%20ChatGPT%20va%20in%20guerra" target="_blank"></a><a href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fattac-italia.org%2Fse-chatgpt-va-in-guerra%2F&amp;linkname=Se%20ChatGPT%20va%20in%20guerra" target="_blank"></a><a href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fattac-italia.org%2Fse-chatgpt-va-in-guerra%2F&amp;linkname=Se%20ChatGPT%20va%20in%20guerra" target="_blank"></a><a href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fattac-italia.org%2Fse-chatgpt-va-in-guerra%2F&amp;linkname=Se%20ChatGPT%20va%20in%20guerra" target="_blank"></a><a href="https://www.addtoany.com/add_to/copy_link?linkurl=https%3A%2F%2Fattac-italia.org%2Fse-chatgpt-va-in-guerra%2F&amp;linkname=Se%20ChatGPT%20va%20in%20guerra" target="_blank"></a><a href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fattac-italia.org%2Fse-chatgpt-va-in-guerra%2F&amp;title=Se%20ChatGPT%20va%20in%20guerra" data-a2a-url="https://attac-italia.org/se-chatgpt-va-in-guerra/" data-a2a-title="Se ChatGPT va in guerra"></a></p><p></p>
<p data-element-id="22507" style=""><i aria-hidden="true"></i> </p>

<p>di Andrea Daniele Signorelli (Giornalista freelance)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«La guerra è il dominio dell’incertezza», scriveva Carl Von Clausewitz nel trattato di strategia militare Della guerra.</p>
<p>A due secoli di distanza dalla pubblicazione, uno dei principali obiettivi dell’impiego dell’intelligenza artificiale in  <a href="https://attac-italia.org/se-chatgpt-va-in-guerra/">Continua a leggere </a></p><p>L'articolo <a href="https://attac-italia.org/se-chatgpt-va-in-guerra/">Se ChatGPT va in guerra</a> proviene da <a href="https://attac-italia.org">ATTAC Italia</a>.</p>]]></description>
            <link>https://attac-italia.org/se-chatgpt-va-in-guerra/</link>
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            <category><![CDATA[movimenti]]></category>
            <category><![CDATA[nokings]]></category>
            <category><![CDATA[articoli del granello di sabbia]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 09:34:45 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[[2026-10-26] Assemblea verso lo sciopero del 30 ottobre @ Zazie nel metrò]]></title>
            <description><![CDATA[<h3>Assemblea verso lo sciopero del 30 ottobre</h3><strong>Zazie nel metrò - Via Ettore Giovenale 16, Roma</strong><br>(lunedì, 26 ottobre 19:00)<br><img src="https://roma.convoca.la/media/cd5a806ea2b838e4198da2fc4f2d8fe3.jpg"><p>Assemblea per discutere dei contenuti dello sciopero generale indetto da USB per il 30 Ottobre</p><p>Zazie nel metrò aderisce allo sciopero generale del 30 ottobre con chiusura tutto il giorno.<br><br>30 Ottobre 2026<br>SCIOPERO GENERALE<br>No al riarmo! Basta politiche neoliberiste<br>ore 10:30 - Piazza dei Cinquecento</p>]]></description>
            <link>https://roma.convoca.la/event/assemblea-verso-lo-sciopero-del-30-ottobre</link>
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            <category><![CDATA[sciopero generale]]></category>
            <category><![CDATA[assemblea]]></category>
            <category><![CDATA[antimilitarismo]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 09:26:28 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[[2026-10-25] Laboratorio di Biologia Politica 🪲🦇🌿 @ Serra del Parco Delle Energie Ex Snia]]></title>
            <description><![CDATA[<h3>Laboratorio di Biologia Politica 🪲🦇🌿</h3><strong>Serra del Parco Delle Energie Ex Snia - Via Prenestina, 175, 00176 Roma RM</strong><br>(domenica, 25 ottobre 15:00)<br><img src="https://roma.convoca.la/media/66918ba379fa4b97d5656b4653a73e70.jpg"><p>🦠🍄🐝 CHE ORGANISMO MULTISPECIE SEI? 🐙🌿🦋<br><br><strong>Scoprilo al Laboratorio di Biologia Politica!</strong><br><br>📅 25 ottobre, ore 15:00<br>📍 Parco delle Energie, Roma<br><br>Porta le tue fattezze di umano e preparati a trasformarti verso una assemblea oltre-umana.<br><br>Come funziona?<br><br>Inizia tutto da una carta pescata da un mazzo speciale 🃏<br>Il resto lo fanno la sorpresa e la meraviglia 🤩 <br><br>Il programma del pomeriggio:<br>🫖 Tisanine, coccole e biscottini<br>🎭 Laboratorio costruzione maschere h 17.00<br>🎶 Musichette in vista del Climate Pride (14 novembre)<br><br>☕ Porta la tua tazza! Niente usa e getta.<br><br>Un pomeriggio soffice e creativo per salutare l’autunno insieme, ritrovarci intorno ai temi che ci importano e immaginare futuri in cui l’umano non è più l’unico sul pianeta. 🌱<br><strong><br>Hasta la simbiosi siempre! 💚</strong><br><br><a target="_blank" href="https://www.instagram.com/explore/tags/climatepride/">#climatepride</a> <a target="_blank" href="https://www.instagram.com/explore/tags/multispecie/">#multispecie</a> <a target="_blank" href="https://www.instagram.com/explore/tags/oltreumano/">#oltreumano</a> <a target="_blank" href="https://www.instagram.com/explore/tags/laboratorio/">#laboratorio</a> <a target="_blank" href="https://www.instagram.com/explore/tags/attivismoclimatico/">#attivismoclimatico</a></p>]]></description>
            <link>https://roma.convoca.la/event/laboratorio-di-biologia-politica</link>
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            <category><![CDATA[musica]]></category>
            <category><![CDATA[attivismo]]></category>
            <category><![CDATA[clima]]></category>
            <category><![CDATA[ecologismo]]></category>
            <category><![CDATA[laboratori creativi]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 09:16:40 GMT</pubDate>
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