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        <title><![CDATA[Antimilitarismo]]></title>
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            <title><![CDATA[Ombre israeliane sui “soldati del papa”]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Nel 2025 un’azienda romana – <strong>Selenia 2000 Srl, con sede a San Cesareo</strong> – ha fornito alla Città del Vaticano 100 pistole Glock cal. 9×19 parabellum modello G19 GEN5, dieci torce tattiche a luce visibile-non visibile X300 per dirigere il tiro e otto <strong>visori notturni binoculari BNVD AN/PVS-31, prodotti dalla multinazionale americana L3Harris Technologies</strong> e di solito utilizzati dalle forze speciali. Nello stesso ordinativo – autorizzato dalle autorità italiane ai sensi della Legge 185, come dovrebbe avvenire per ogni transito di armamenti attraverso il territorio italiano verso un paese terzo – erano compresi alcuni ricambi per la mitragliatrice media FN MAG cal. 7,62×51 e per la mitragliatrice leggera Minimi in due calibri, 5,56 e 7,62, armi queste di esclusivo impiego militare, cioè da guerra. In totale circa 50.000 euro di materiale.</p>



<figure><img src="https://www.weaponwatch.net/wpww/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-07-20-alle-20.34.38.jpg">I visori Binocular Night Vision Device (BNVD) AN/PVS-31A [evidenziati in rosso] come si presentano nel sito web di L3Harris (<a href="https://www.l3harris.com/all-capabilities/binocular-night-vision-device-bnvd-an-pvs-31">https://www.l3harris.com/all-capabilities/binocular-night-vision-device-bnvd-an-pvs-31</a> ).</figure>



<p>Selenia 2000 Srl è <strong>una piccola ma redditizia azienda commerciale e di rappresentanze</strong>, con una dozzina di dipendenti. Opera dal 1992 e negli anni si è saputa ritagliare una propria specializzazione di mercato nell’optoelettronica e nel machine vision, attrezzature che ha anche fornito al Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali e in particolare al 9° Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin” di Livorno. È infatti rappresentante esclusiva per l’Italia della società svizzera Safran Vectronix, oltre che dell’americana L-3 Warrior Systems – Insight Technology Division e di numerose altre aziende estere.</p>



<p></p>



<p><strong>Nel 2025 il fatturato annuo ha superato i 30 milioni di euro, con un utile di 6,57 milioni di euro, pari al 21% del fatturato</strong>, una percentuale ragguardevole. Da qualche anno si è trasferita dalla vecchia sede romana in zona Tuscolana in un nuovo e più ampio capannone nell’area artigianale di San Cesareo, nei pressi della diramazione Roma Sud della A1. Alla guida dell’azienda sono Giuseppe e Pietro Di Rocco, fondatori e attuali CEO, coadiuvati dalla seconda generazione famigliare (Giacomo, Giovanni e Giulia Di Rocco detengono ciascuno un quarto del capitale della Srl).</p>



<p></p>



<p>Selenia 2000 negli ultimi anni si è aggiudicata numerosi bandi per forniture alla pubblica amministrazione. Secondo la Relazione annuale al parlamento è tra i primi dieci importatori italiani di armamenti, tuttavia mantiene un profilo molto discreto, non ha un sito web, i suoi esponenti non sono presenti sui social e nelle associazioni di categoria, con l’eccezione dell’<strong>iscrizione ad AIAD</strong>, la Federazione delle aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza, a partire dall’ottobre 2020.</p>



<figure><img src="https://www.weaponwatch.net/wpww/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-07-21-alle-11.34.36.jpg">La scheda tecnica pubblicata dal &nbsp;Comando delle Forze Speciali dell’Esercito (COMFOSE)<br>&nbsp;relativa al visore Smash 3000 prodotto dall’israeliana Smart Shooter e venduto in Italia da Selenia 2000.</figure>



<p>Di recente, però, la sua immagine discreta è stata messa in discussione. <strong>Un’interpellanza parlamentare presentata nel novembre 2024 dal M5S </strong>(firmatari Marco Pellegrini, Bruno Marton e Stefania Ascari) ha rivelato che Selenia 2000 ha fornito l’esercito italiano di puntatori elettronici per i fucili d’assalto delle forze speciali <strong>prodotti dalla società israeliana Smart Shooter,</strong> di cui la stessa Selenia 2000 è rappresentante per l’Italia. Molte fonti, tra cui Who profits?, indicano che i dispositivi elettronici dotati di IA prodotti da Smart Shooter sono stati <strong>impiegati in crimini di guerra compiuti dalle IDF nella Striscia di Gaza</strong> dopo il 7 Ottobre 2023. In particolare ci sono molte testimonianze che droni armati di Smart Shooter sono stati utilizzati per colpire civili già feriti, in particolare bambini, e soccorritori (cfr. la deposizione del dr. Nizam Mamode di fronte a una commissione del parlamento britannico <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c7893vpy2gqo">https://www.bbc.com/news/articles/c7893vpy2gqo</a> ).</p>



<p></p>



<p>Viene da chiedersi, come hanno fatto i deputati M5S nell’interrogazione, se sia opportuno per le forze armate italiane servirsi di <strong>attrezzature militari utilizzate dai soldati delle IDF e testate sul campo da Small Shooter ai danni della popolazione civile palestinese.</strong> E ancor più chiedersi se sia opportuno che i “soldati del papa” siano dotati di dispositivi <strong>forniti da un’azienda italiana con così profondi legami commerciali con le aziende israeliane più implicate nei crimini di guerra contro civili inermi. </strong>Tanto più che la stessa<strong> L3Harris, produttrice dei visori notturni per le guardie svizzere, fornisce a Israele</strong> sistemi di rilascio di bombe, utilizzati sui caccia F-35 impiegati nei bombardamenti nella Striscia di Gaza, e ha firmato importanti accordi commerciali con l’industria aerospaziale israeliana, in particolare con IAI Israel Aerospace Industries.</p>]]></description>
            <link>https://www.weaponwatch.net/2026/07/21/ombre-israeliane-sui-soldati-del-papa/</link>
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            <category><![CDATA[senza categoria]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 18:35:46 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[No title]]></title>
            <description><![CDATA[<p><a href="https://sociale.network/tags/unipa">#<span>unipa</span></a> Mega Centro dati dellUniversità di <a href="https://sociale.network/tags/Palermo">#<span>Palermo</span></a> con la multinazionale contractor del <a href="https://sociale.network/tags/Pentagono">#<span>Pentagono</span></a> ed <a href="https://sociale.network/tags/Israele">#<span>Israele</span></a><br>Di Antonio Mazzeo - Lunedì 20 luglio è stato inaugurato il nuovo Data Center dell’Università degli Studi di Palermo e la piattaforma <a href="https://sociale.network/tags/HPE">#<span>HPE</span></a> Private Cloud AI.<br>“Si tratta di una delle infrastrutture universitarie più avanzate in Italia e tra le più significative nel panorama europeo”, scrive l’ufficio stampa dell’ateneo siciliano. <a href="https://www.stampalibera.it/2026/07/21/mega-centro-dati-delluniversita-di-palermo-con-la-multinazionale-contractor-del-pentagono-ed-israele/" target="_blank"><span>https://www.</span><span>stampalibera.it/2026/07/21/meg</span><span>a-centro-dati-delluniversita-di-palermo-con-la-multinazionale-contractor-del-pentagono-ed-israele/</span></a></p>]]></description>
            <link>https://sociale.network/@antoniomazzeo/116957862953035423</link>
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            <category><![CDATA[israele]]></category>
            <category><![CDATA[palermo]]></category>
            <category><![CDATA[pentagono]]></category>
            <category><![CDATA[unipa]]></category>
            <category><![CDATA[hpe]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 12:02:40 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Mega Centro dati dell’Università di Palermo con la multinazionale contractor del Pentagono ed Israele]]></title>
            <description><![CDATA[<p></p><a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi-0LGD4WCAXqcS-AT0UFXkY9Aow-u20JDJ7WK-9w3dWtuQzVg0M7FWJlHLY2g9k3jrvnCMLUOxJz5Dw3-kIfvQ_NAQkXbiZYMEhiCBJmqh2gWJhNiLH6UcF8aega517YMQmu_tVZx3eraYzwGc8QAEa88QoPyzgV5ssym3Lp0IBtniOqsFURybk5BOPx8/s4800/2.jpg" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"><img data-original-height="3200" data-original-width="4800" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi-0LGD4WCAXqcS-AT0UFXkY9Aow-u20JDJ7WK-9w3dWtuQzVg0M7FWJlHLY2g9k3jrvnCMLUOxJz5Dw3-kIfvQ_NAQkXbiZYMEhiCBJmqh2gWJhNiLH6UcF8aega517YMQmu_tVZx3eraYzwGc8QAEa88QoPyzgV5ssym3Lp0IBtniOqsFURybk5BOPx8/w348-h243/2.jpg"></a>&nbsp;<p></p><p><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 14pt; text-align: justify;">Lunedì
20 luglio è stato inaugurato il nuovo </span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 14pt; text-align: justify;">Data Center dell’Università degli Studi di Palermo</span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 14pt; text-align: justify;"> e la </span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 14pt; text-align: justify;">piattaforma </span><i style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 14pt; text-align: justify;">HPE Private Cloud AI</i><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 14pt; text-align: justify;">.</span></p>

<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-fareast-language: IT;">“Si
tratta di una delle infrastrutture
universitarie più avanzate in Italia e tra le più significative nel panorama
europeo”, scrive l’ufficio stampa dell’ateneo siciliano. “Un
investimento complessivo di 3
milioni di euro che rafforza la capacità di UNIPA di sviluppare
ricerca, innovazione e servizi basati sull'intelligenza artificiale, garantendo al tempo stesso
autonomia tecnologica, sicurezza dei dati e pieno controllo delle informazioni”.</span></p>

<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-fareast-language: IT;">Il
nuovo Data Center ospita circa quaranta <i>rack</i>
(armadi tecnologici) che contengono i server e gli apparati informatici dell’Ateneo
(comprese le piattaforme dedicate ai progetti di ricerca) ed è dotato di
sistemi di alimentazione e di emergenza che ne dovrebbero assicurare il
funzionamento anche in caso di blackout o guasti.</span></p>

<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-fareast-language: IT;">“Il
cuore tecnologico del nuovo ecosistema è rappresentato dalla <i>HPE
Private Cloud AI</i>, una piattaforma progettata per sviluppare e
gestire applicazioni di intelligenza artificiale in modo semplice e sicuro”,
aggiunge l’ufficio stampa di UNIPA. “La nuova infrastruttura è equipaggiata con
16 GPU NVIDIA H200, tra i processori più avanzati oggi disponibili per l’intelligenza
artificiale, ma è predisposta per crescere fino a 64 GPU, quadruplicando la
capacità di calcolo. Essa garantirà
di sviluppare ed eseguire interamente i servizi dell’Ateneo senza
dipendere da piattaforme esterne, garantendo la piena sovranità del dato e la
tutela della riservatezza delle informazioni”.</span></p>

<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-fareast-language: IT;">L’Università
di Palermo punta ad impiegare il Data Center e la piattaforma AI anche a
sostegno di progetti di innovazione per
imprese, pubbliche amministrazioni e altri enti, comprese forze armate e di sicurezza.
E’ stato avviato il percorso di qualificazione presso l’Agenzia per la
Cybersicurezza Nazionale con l’obiettivo di conseguire una certificazione <i>Tier III</i>, tra i più elevati per questo
tipo di infrastrutture.</span></p>

<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-fareast-language: IT;">Per la
realizzazione del nuovo Data Center sono stati spesi un milione di euro mentre
gli altri due milioni sono stati utilizzati per la piattaforma <i>HPE Private Cloud AI</i>, di cui 1,65 milioni finanziati dal
progetto “ITSERR – Italian
Strengthening of the ESFRI RI Resilience”, sostenuto dai fondi PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza),
e 350 mila euro con fondi propri dall’Università.</span></p>

<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-fareast-language: IT;">L’Ateneo
palermitano sta inoltre valutando un nuovo investimento di circa 2,5 milioni di euro per
realizzare due ulteriori sale computazionali predisposte per il raffreddamento
a liquido. Sarà possibile così ospitare fino a 4000 GPU di ultima generazione, raggiungendo una capacità
computazionale complessiva paragonabile a quella del supercomputer “Leonardo” operativo presso il Consorzio
interuniversitario CINECA di Bologna per finalità di ricerca “duale”,
civile e militare.</span></p>

<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-fareast-language: IT;">Ovviamente
anche il Data Center di Palermo pone profonde criticità etiche e politiche. L’enorme
mole dei dati che vi possono essere elaborati esercita non potrà non esercitare
una forte attrazione sul comparto militare-industriale, sulle forze armate e le
grandi agenzie militari internazionali, NATO in testa. Anche dal punto di vista
della “sovranità” tecnologica, del controllo dei dati e della loro privacy sono
forti le preoccupazioni, considerato soprattutto che per i programmi del Data
Center l’Ateno di Palermo ha scelto come partner strategico una delle principali
multinazionali dell’informatica, con quartier generale negli Stati Uniti d’America
e contratti ultramilionari con il Pentagono, il governo e le forze armate di
Israele e le stesse forze armate italiane.</span></p>

<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-fareast-language: IT;">L’identità
della società USA è venuta fuori durante la conferenza dal titolo “Sovranità digitale e intelligenza artificiale”,
organizzata nell’Ateneo palermitano, presenti il rettore Massimo Midiri e l’assessore comunale all’Innovazione
digitale Fabrizio Ferrandelli. Relatori
i docenti universitari Pietro Paolo Corso, Fabrizio D'Avenia e Riccardo Uccello che
hanno presentato la piattaforma <i>HPE
Private Cloud AI</i> “assieme a Mauro Colombo, Alessandro Lasagni e Alessandro Moriondo di HPE”. L’acronimo HPE? Si tratta </span><span style="background: white; font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-bidi-font-weight: bold;">del noto colosso mondiale dell’informatica
Hewlett Packard Enterprise Company<span style="text-align: start;"> (sede centrale a Spring, Texas)</span><span style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial; background-repeat: initial; background-size: initial; font-size: 14pt; line-height: 107%;">, attivo sia nel mercato dell’hardware che in quello del </span>software
e dei </span>relativi servizi collegati per le aziende e gli
alti comandi militari. Ergo, l’<i><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-fareast-language: IT;">HPE Private Cloud AI</span></i><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-fareast-language: IT;"> è un prodotto della società statunitense. </span><span style="background: white; font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%;">La
conferenza stessa è stata organizzata </span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-fareast-language: IT;">dal
Dipartimento di scienze Umanistiche in collaborazione con HPE e con la società HS Sistemi</span><span style="background: white; color: #1b1919; font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%;"> di Torino, tra i leader nazionali nella fornitura di
soluzioni e servizi per l’infrastruttura IT</span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-fareast-language: IT;">.</span></p>

<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-fareast-language: IT;">La
netta vocazione di HPE - </span><span style="background: white; font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-bidi-font-weight: bold;">Hewlett
Packard Enterprise Company</span><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-fareast-language: IT;"><span style="text-align: start;"> verso la ricerca e la produzione a fini bellico-militari è
confermata da quanto riportato nella pagina web istituzionale da HPE Italia
S.r.l., la controllata italiana con sede a Milano e fatturato annuo superiore
ai 540 milioni di euro. “Offriamo soluzioni e tecnologie IT <span style="letter-spacing: -.15pt;">che consentono alle organizzazioni nei settori
della difesa e della sicurezza nazionale di operare in modo più rapido,
efficiente e resiliente”, vi si legge. “Dalle piattaforme per l’edge sicure
fino all’AI e all’analisi data-first, contribuiamo a modernizzare il
comando, il supporto logistico e la preparazione, fornendo soluzioni che
proteggono le persone, preservano il vantaggio e accelerano il raggiungimento degli
obiettivi della missione (…) Le nostre soluzioni trasformano i dati di origine
in informazioni fruibili, per decisioni più rapide e consapevoli lungo l’intera
<i>supply chain</i> militare, in modo che le
risorse appropriate vengano distribuite al momento giusto, con risultati
migliori sia per il personale sia per i civili”.&nbsp; Cloud e AI per le guerre globali moderne,
sempre più disumanizzate e disumane.</span></span><span style="background: rgb(247, 247, 247); font-size: 14pt; line-height: 107%;"></span></span></p>

<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%;">Una ingente documentazione è
stata prodotta per denunciare inoltre il coinvolgimento diretto delle aziende e
dei prodotti a marchio HPE nelle campagne di sterminio del popolo palestinese
da parte delle autorità israeliane. “HPE è complice dell’occupazione
israeliana, dell’apartheid e del regime coloniale di insediamento a Gaza e in
West Bank”, denuncia BDS Italia, organizzazione a guida palestinese per il
boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele. “<strong><span style="font-weight: normal;">HPE fornisce servizi alla polizia israeliana e ai servizi carcerari</span></strong>.
HP Inc. è stata coinvolta nella fornitura di computer alle forze di occupazione
israeliane (…) Dopo la campagna BDS, molti contratti tra le aziende a
marchio HP e il regime israeliano di apartheid si sono conclusi. Ciò include i
contratti con la Marina israeliana che <strong style="box-sizing: inherit;"><span style="font-weight: normal;">mantiene l’assedio di Gaza</span></strong>, il contratto che riguarda il <strong style="box-sizing: inherit;"><i><span style="font-weight: normal;">Sistema Basel</span></i></strong><strong><span style="font-weight: normal;"> per l’identificazione biometrica</span></strong> utilizzata
ai posti di blocco militari israeliani e, più recentemente, il contratto che
riguarda il <i>Sistema Aviv</i> tra HPE
e l’<strong style="box-sizing: inherit;"><span style="font-weight: normal;">Autorità israeliana per la
popolazione e l’immigrazione</span></strong>. HPE </span>continua però a
fornire servizi alle carceri e alla polizia israeliane nonostante sia
pienamente consapevole delle gravi violazioni dei diritti umani perpetrate da
entrambi”.</p>

<span style="font-family: &quot;Arial&quot;,sans-serif; font-size: 14.0pt; line-height: 107%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;">Il Data Center dell’Università
di Palermo nasce proprio sotto una cattiva stella, anzi sotto le cinquanta stelle
della bandiera USA e quella ad esagramma dello Stato sionista di Israele.</span>]]></description>
            <link>https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2026/07/mega-centro-dati-delluniversita-di.html</link>
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            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 11:16:19 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title><![CDATA[Giocampus: a Parma le Forze dell’ordine fanno scuola anche d’estate]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Nella mattinata del 2 luglio <strong>500 tra bambini e bambine</strong> hanno partecipato a <strong>Giocampus</strong>, un evento della città di <strong>Parma</strong> in cui l’infanzia può prendere confidenza con le <strong>Forze dell’ordine</strong> salendo su mezzi, accendendo sirene e simulando situazioni operative. Questa occasione è stata definita come un grande momento estivo per fare delle lezioni di <strong>educazione civica</strong> ai più piccoli (<a href="https://www.12tvparma.it/puntata/tg-parma-edizione-del-02-07-2026-ore-1245/sirene-e-giochi-salvavita-forze-dellordine-dai-bimbi-di-giocampus-estate/" target="_blank">clicca qui</a>), insegnando loro i valori della <strong>sicurezza</strong> e della <strong>legalità</strong> attraverso il gioco.</p>



<p>Ci troviamo dunque di fronte, ancora una volta, ad un uso massiccio della <strong>gamification</strong> per diffondere un’idea di legalità che richiama prima di tutto la <strong>sanzione</strong> attraverso la presenza di quegli agenti che devono far rispettare le leggi per le strade.</p>



<p>Tale approccio consente di raggiungere in maniera facile bambini e bambine ma dà un’idea parziale di ciò che vuol dire effettivamente rispettare le regole all’interno di una comunità. Come <strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong> riteniamo infatti che le basi di una convivenza civile vadano trasmesse facendo giocare i più piccoli alla democrazia, un gioco che potrebbe insegnare loro come le norme in una società democratica siano più forti nel momento in cui vengono da un processo in cui la pluralità dei punti di vista sia stata presa in considerazione.</p>



<p>Se si osserva la legalità a partire da questa prospettiva, si comprende pienamente perché il divieto e la sanzione siano solo l’ultima spiaggia per il rispetto delle leggi. Educare le giovani generazioni a partire da questi elementi significa infatti insegnare un’idea di norma intesa come qualcosa di estrinseco alla volontà e ai bisogni di ciascuno e imposta da un <strong>sistema coercitivo</strong>. Al contrario, come <strong>Osservatorio</strong> crediamo che bisognerebbe innanzitutto insegnare che solo a partire da processi decisionali ampiamente condivisi è possibile interiorizzare le regole perché solo in questo modo esse possono rispecchiare la volontà di tutti i membri della comunità.</p>



<p><strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong></p>







<p>Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:</p>



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            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 09:57:41 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Rimotivare il no alla guerra nella sua essenza e interezza]]></title>
            <description><![CDATA[<h2>I movimenti contro la guerra, in tutte le loro sfumature, hanno oggi un problema enorme. Gli argomenti razionali usati per dimostrare l’insensatezza della risposta militare non sembrano in grado di convincere persone smarrite e impaurite. Non basta dimostrare che ogni denaro speso in armi è sottratto ad altre spese fondamentali. Non basta ricordare che la deterrenza difensivista è una tragica falsità. Non basta più nemmeno fare appello al diritto internazionale. Se vogliamo la pace dobbiamo quindi rimotivare il no alla guerra nella sua essenza e interezza, scrive Paolo Cacciari. La pace è  disarmata e disarmante o non è. La guerra va sconfitta innanzitutto sul piano della legittimità morale. L’idea che possa esistere una “guerra giusta” ha aperto le porte alla odierna barbarie</h2>



<figure><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2026/07/561398017_1115868197390568_4334955382878234478_n.jpg">Foto <a href="https://www.facebook.com/donneinneroparma?__tn__=-UC*F">Donne In Nero Parma</a></figure>







<p>Tanto più i capi di governo presentano lo stato di guerra permanente da loro creato come normale e inevitabile, tanto più sarebbe necessario sviluppare una critica radicale alla guerra, contestandone l’essenza: la violenza come logica di regolazione delle relazioni tra le persone, le comunità, gli stati. </p>



<p>Di fronte alle campagne in corso di mobilitazione patriottica delle masse contro nemici pronti a mettere in pericolo i nostri confini, la nostra identità culturale, persino religiosa, e, soprattutto, il nostro benessere economico, <strong>gli argomenti “razionali” a nostra disposizione fin qui usati per dimostrare l’insensatezza della risposta militare non sembrano in grado di convincere persone smarrite, impaurite da una prolungata stagnazione economica, culturalmente destabilizzante e precarizzante</strong>. Per sottrarre consenso all’escalation militare non basta dimostrare che ogni denaro speso in armi è sottratto al welfare (il keynesismo militare è una bufala, lo hanno scritto gli stessi economisti nei rapporti delle Nazioni Unite). Non basta nemmeno ricordare che la deterrenza difensivista (secondo la vulgata “se vuoi la pace prepara la guerra”) è una tragica falsità: se ciascuno si arma per sentirsi più sicuro, tutti saranno sempre meno sicuri. Non solo: con l’aumento della potenza (e diffusione) dei sistemi d’arma “ibridi” aumenta anche la probabilità di uno scontro armato “fuori controllo”. Non basta più nemmeno fare appello al diritto internazionale, ai patti e ai trattati in una fase storica in cui ogni singolo stato nazionale si sente sovrano in punta di diritto nello stabilire per proprio conto come e quando (anche preventivamente e oltre i suoi confini) usare la potenza bellica. Giuste argomentazioni economiche, geopolitiche e giuridiche contro le guerre hanno (in parte) retto le diplomazie delle cancellerie degli stati fino a quando è rimasta memoria delle due guerre mondiali. Oggi, per molti motivi, non è più così. Crollato il precario (oltre che iniquo) equilibrio dei rapporti di forza tra nord e sud del mondo, tra le aree di influenza geopolitiche e tra le classi sociali, siamo tornati al Leviatano puro: ciò che conta è la volontà di potere e la logica di potenza degli stati e dei gruppi sociali che se ne sono impadroniti. La guerra non è un evento eccezionale, imprevisto e indesiderato. È l’espressione massima e coerente della violenza organizzata, pianificata, finanziata e strutturata in un sistema di relazioni sociali basate sul predominio, la coercizione, la predazione delle risorse naturali, l’accumulazione e la concentrazione della ricchezza. Il neoliberismo è un’ideologia che ha avvelenato il sentire comune anche delle vittime, se è vero che un commerciante pluriassassino è diventato l’emblema della difesa della libertà, un generale misogino e xenofobo leder politico, il presidente psicopatico degli US il capo dell’internazionale delle destre.</p>



<p><strong>Ciò di cui ci dobbiamo preoccupare è che sono riusciti a far cadere il tabù della guerra e a sdoganare la sicurezza armata</strong>, la repressione del dissenso e delle giuste rivendicazioni degli esclusi, degli impoveriti. Peggio, i nuovi miliardari tecnoligarchi delle Big Tech si sono reinventati teologi e foraggiano sette religiose (cristiane e/o giudaiche, fa lo stesso) per arringare le masse in vista di una nuova Armageddon, la battaglia finale tra il bene e il male. Loro, intanto, si prendono avanti sul Giudizio universale assicurandosi gli appalti del Pentagono e sperimentandoli a Gaza.</p>



<p><strong>Se vogliamo la pace dobbiamo quindi rimotivare il no alla guerra nella sua essenza e interezza.</strong> La formulazione sintetica più giusta mi pare sia quella fornita dal papa Prevost: <strong>un’idea di “pace disarmata e disarmante” </strong>(Leone VIX, 1° gennaio 2026). Una politica di pace efficace risponde alla guerra con il disarmo, la smilitarizzazione, la descalation della violenza. <strong>La guerra va sconfitta innanzitutto sul piano della legittimità morale. </strong>Sempre Leone XIX ha scritto: “L’abisso del male [è] racchiuso nella guerra e, in generale, in ogni violenza” (Magnifica Humanitas, §217). È la dimensione etica della politica che è andata perduta in un malinteso realismo che ha coinvolto anche moderati e progressisti. <strong>L’idea che possa esistere una “guerra giusta” (umanitaria, risolutiva, a fin di bene…) ha aperto le porte alla odierna barbarie.</strong> </p>



<p><strong>Se il tema è come imparare a convivere in pace risanando le relazioni umane tra le persone, allora la politica dovrebbe mettere al primo posto la dimensione mentale, psicologica e spirituale che è alla base del vivere in comune.</strong></p>







<p>Paolo Cacciari ha aderito alla campagna <a href="https://comune-info.net/un-tetto-comune/">Un tetto Comune</a>.</p>







<p>LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI ENRICO EULI:</p>



<figure>
<blockquote data-secret="fZvjPndceG"><a href="https://comune-info.net/mettere-in-gioco-la-nonviolenza-adesso/">Mettere in gioco la nonviolenza. Adesso</a></blockquote><iframe src="https://comune-info.net/mettere-in-gioco-la-nonviolenza-adesso/embed/#?secret=dg9GZRXDob#?secret=fZvjPndceG" data-secret="fZvjPndceG"></iframe>
</figure>




<p>L'articolo <a href="https://comune-info.net/rimotivare-il-no-alla-guerra-nella-sua-essenza-e-interezza/">Rimotivare il no alla guerra nella sua essenza e interezza</a> proviene da <a href="https://comune-info.net">Comune-info</a>.</p>]]></description>
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            <category><![CDATA[nonviolenza]]></category>
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            <category><![CDATA[pensare]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 08:34:04 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[No title]]></title>
            <description><![CDATA[<p><a href="https://sociale.network/tags/Rogliano">#<span>Rogliano</span></a> (<a href="https://sociale.network/tags/Cosenza">#<span>Cosenza</span></a>), sabato 25 luglio ore 19 - Contro <a href="https://sociale.network/tags/Guerra">#<span>Guerra</span></a>, <a href="https://sociale.network/tags/Riarmo">#<span>Riarmo</span></a> e <a href="https://sociale.network/tags/Militarizzazione">#<span>Militarizzazione</span></a> Sociale. Il momento di resistere è adesso! - Ne discutono; Franco Adamo e Alessia Marasco (Sezione ANPI Savuto Cosentino); Antonio Mazzeo (Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università); Francesco Piobbichi (Disegnatore sociale); Francesco De Simone (A.M.R. Controvento); Mimma Sprizzi, Chiara Ortano (Le Figlie di Ipazia)</p>]]></description>
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            <category><![CDATA[militarizzazione]]></category>
            <category><![CDATA[rogliano]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 06:24:19 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[A Bologna la polizia uccide: l’omicidio di Stato come indice della militarizzazione del nostro Paese]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Domenica, in una Bologna avvolta dalla calura un vero e proprio incubo si è materializzato in una mattina di mezza estate.</p>



<p>Sarebbe stata tutta un’altra storia se quella chiamata alle forze dell’ordine fosse arrivata da una villa sui colli ed avesse riguardato un italiano benestante che chiedeva aiuto in stato confusionale. Ma nella realtà, quella telefonata è arrivata dal Pilastro e quando la polizia è arrivata lì non ha trovato un ricco italiano, ma Abderrhaim Fakir, un lavoratore marocchino titolare di una ditta di facchinaggio.</p>



<p>Fakir aveva perso da pochi mesi la madre, aveva qualche problema burocratico col rinnovo del permesso di soggiorno e, per via di difficoltà che attraversava la sua ditta, aveva licenziato alcuni suoi dipendenti. Questi e chissà quanti altri problemi erano per lui fonte di malessere e forse erano proprio le ragioni che avevano portato allo stato confusionale di domenica mattina, quando di fronte alle sue urla in un garage del Pilastro, qualche vicino si è allarmato forse eccessivamente (Fakir non stava facendo male a nessuno) e ha deciso di chiamare le forze dell’ordine.</p>



<p>Una volante è accorsa sul posto insieme ai sanitari in uno di quelli che si denominano interventi congiunti. E come da protocollo per questi casi, i sanitari sono rimasti del tutto inermi: in presenza di un soggetto che dà in escandescenze, le forze dell’ordine agiscono per prime, per “creare le condizioni” per consentire ai sanitari di intervenire. E la polizia è riuscita in questo intento, visto che in poco tempo hanno proceduto con le manovre d’arresto che hanno immobilizzato a terra Fakir. Ma a quel punto non c’era nient’altro da fare per i sanitari, visto che ormai Fakir non respirava più.</p>



<p>L’<strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong> si unisce al dolore dei suoi cari ed esprime tutta la solidarietà possibile nella tragica occasione deĺla sua scomparsa alla giovane età di 43 anni, una vita interrotta a metà da chi avrebbe dovuto tutelarlo e proteggerlo.</p>



<p>La nostra comunità si aspetta verità e giustizia su questo caso e su tanti casi simili già avvenuti in precedenza. Non derubrichiamo questo caso a mero incidente, trovando un modo per minimizzare le conseguenze della violenza razzista e classista che caratterizza questo che è un vero e proprio omicidio di Stato. A tal proposito, si segnala una <a href="https://www.radiondadurto.org/2025/04/15/abusi-in-divisa-malapolizia-la-prima-mappatura-online-delle-morti-per-mano-delle-forze-dellordine/">mappa online</a> degli omicidi e degli abusi commessi dalla polizia nel nostro Paese per far comprendere che non si tratta di poche mele marce, ma che è marcio quasi tutto il frutteto.</p>



<p>Pensate che dalle prime comunicazioni della Questura filtravano voci tendenti a classificare la vittima come un senza fissa dimora, allo scopo di sminuire le responsabilità ed il peso per la società, arrivando addirittura a provare a dire che quando erano arrivati i poliziotti lo avessero già trovato morto. Già solo queste falsità danno la misura della gravità della situazione e della volontà “politica” di mettere la polvere sotto il tappeto.</p>



<h4>Ma perché l’<strong>Osservatorio</strong> ha deciso di pubblicare questo comunicato? Cosa ha a che vedere questo caso con la nostra attività?</h4>



<p>Ebbene, questo tragico evento si iscrive a pieno titolo in quel clima di repressione che sta stringendo sempre più in una morsa la libertà degli e delle italiane (nello stesso giorno della morte di Fakir il Ministro degli Interni Piantedosi ha emanato l’ennesimo decreto sicurezza). E <strong>la stretta repressiva</strong>, soprattutto nelle periferie, nei quartieri popolari e nei confronti dei ceti subalterni e di chi esprime dissenso, <strong>è un elemento chiave del fenomeno di militarizzazione della società</strong>.</p>



<p>Lo avevamo preannunciato anni fa che la militarizzazione dei luoghi dell’istruzione sarebbe stato solo la prima fase di un processo che si sarebbe poi dispiegato e riversato nel resto della società. E a nostro avviso siamo già da circa un anno in quella seconda fase inaugurata col “pacchetto sicurezza”.</p>



<p>E, secondo punto che rileviamo come <strong>Osservatorio</strong>, <strong>gli allievi delle Forze dell’Ordine sono formati attraverso un preciso e studiato “sistema educativo” di cui</strong>, come ci insegna il Professor Charlie Barnao, <strong>questo evento sarebbe una delle naturali conseguenze</strong> (<a href="https://osservatorionomilscuola.com/2024/05/26/charlie-barnao-al-convegno-nazionale-dellosservatorio-militarizzazione-della-societa/">vedi qui</a>). È una vergogna che, invece di lavorare per cambiare al più presto tale sistema, si facciano protocolli per invitare queste persone così formate a tenere lezioni di educazione civica nelle nostre scuole.</p>



<p>Ma si va anche oltre la mera militarizzazione della società, con una presenza sempre più minacciosa che in taluni casi sembra voler scimmiottare il “modello ICE” degli USA. In realtà, a nostro avviso <strong>siamo davanti ad un fenomeno di israelizzazione della nostra società</strong> e il modello dell’ordine pubblico in Italia sembra ispirarsi di più alla polizia israeliana, con la quale peraltro si sono avviate profonde <a href="https://www.poliziadistato.it/articolo/sicurezza-cooperazione-di-polizia-tra-italia-e-israele">collaborazioni</a> su più ambiti, inclusi quelli “formativi” di cui parlavamo.</p>



<p>Quello che forse in tanti non sanno infatti è che <strong>da diversi anni la polizia di Stato viene addestrata con tecniche israeliane</strong> non solo in ambito investigativo, ma anche nell’uso della forza e nelle manovre d’arresto. Per esempio, molte procedure per immobilizzare e atterrare i cittadini malcapitati vengono mutuate in particolare dal Krav Maga, un sistema di combattimento di origine israeliana che trova ampia diffusione nelle forze dell’ordine anche in Italia. E nella fattispecie, la manovra con cui è stato ucciso Fakir riferisce a un gruppo di tecniche come quella in figura. </p>



<figure><img data-recalc-dims="1" data-attachment-id="30595" data-permalink="https://osservatorionomilscuola.com/2026/07/20/bologna-polizia-uccide-fakir-omcidio-stato-indice-militarizzazione/whatsapp-image-2026-07-20-at-18-30-23/" data-orig-file="https://i0.wp.com/osservatorionomilscuola.com/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-20-at-18.30.23.jpeg?fit=768%2C512&amp;ssl=1" data-orig-size="768,512" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="krav maga allievi poliziotti" data-image-description="<p>krav maga allievi poliziotti</p>" data-image-caption="<p>krav maga allievi poliziotti</p>" data-large-file="https://i0.wp.com/osservatorionomilscuola.com/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-20-at-18.30.23.jpeg?fit=768%2C512&amp;ssl=1" src="https://i0.wp.com/osservatorionomilscuola.com/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-07-20-at-18.30.23.jpeg?resize=768%2C512&amp;ssl=1" style="width:544px;height:auto"></figure>



<p>I ragazzi che assistono alla “lezione” sono allievi poliziotti. Alcuni, nella foto, sorridevano (vedere <a href="https://kma.it/blog/kma-con-la-polizia-di-stato/" target="_blank">qui</a> per l’originale, ma anche <a href="https://kma.it/impara/">questo articolo</a> è indicativo). Si tratta di manovre molto rischiose per le conseguenze sul sistema respiratorio e su quello cardiaco. Questo perché alcune di esse prevedono il blocco delle arterie carotidi per indurre la perdita di coscienza, blocco che se non rimosso in pochi secondi (si pensi ad esempio a <a href="https://apnews.com/article/was-officer-knee-on-george-floyd-neck-authorized-639cab5a670173ea9cc311db4386abf2" target="_blank">George Floyd</a> negli USA) può portare alla morte della persona bloccata a terra, impossibilitata a respirare.</p>



<h4>La risposta della gente comune</h4>



<p>L’unica luce nel buio della tragica uccisione è la reazione della gente comune, scesa in centinaia già dalla sera di domenica in un <strong>presidio organizzato dal basso</strong> dai comitati e dalle realtà attivi al Pilastro. Migliaia di cittadine e cittadini si stanno ritrovando mentre scriviamo in Piazza Nettuno a Bologna in un’iniziativa lanciata dal sindaco e raccolta da tante organizzazioni, anche critiche nei confronti della sua Giunta, perché al momento tutte e tutti pretendono verità e giustizia sulla morte di Fakir.</p>



<p><strong>Auspici per il futuro</strong>:</p>



<ul>
<li>basta con l’addestramento delle forze dell’ordine attraverso tecniche e manovre che comportano rischi per l’incolumità delle persone e ripensare il modello generale di riferimento per l’addestramento delle forze dell’ordine sulla base del principio primum non nuocere;</li>



<li>nei casi di interventi congiunti dare la priorità ai sanitari nella valutazione del caso per comprendere la priorità dell’emergenza sanitaria (Farik era in evidente stato confusionale);</li>



<li>istruire i sanitari sugli effetti e sui rischi delle manovre affinché possano limitare l’intervento delle forze dell’ordine laddove ravvedano criticità sanitarie (non è possibile che il protocollo preveda che i sanitari debbano astenersi dall’intervenire quando è in gioco la vita di una persona);</li>



<li>non utilizzare le misure di sicurezza per militarizzare ed israelizzare la nostra società, ma solo per tutelare e proteggere i cittadini di ogni quartiere, di ogni etnia e di ogni ceto.</li>
</ul>



<p>Se c’è un senso che possiamo dare alla morte di Fakir, oltre al garantirgli verità e giustizia, è quello di far sì che da questo punto in poi si tracci una linea a chiare lettere:</p>



<p>“MAI PIÙ!”</p>



<p><strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong></p>







<p>Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:</p>



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            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 16:55:07 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Soldati morti e prezzo della benzina in salita, l’incubo di Trump]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Ogni tragedia porta con sé dettagli ridicoli e atteggiamenti patetici. Ma l’America trumpiana sembra voler battere tutti i record in materia, rovesciano tonnellate di frasi sconclusionate sulla lava rovente dei bombardamenti. In assenza di una strategia coerente, di obbiettivi credibili (cambiano in continuazione, visto che non vengono raggiunti), ora tocca […]</p>
<p>L'articolo <a href="https://contropiano.org/altro/2026/07/20/soldati-morti-e-prezzo-della-benzina-in-salita-lincubo-di-trump-0197128">Soldati morti e prezzo della benzina in salita, l’incubo di Trump</a> su <a href="https://contropiano.org">Contropiano</a>.</p>]]></description>
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            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 08:12:25 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[No title]]></title>
            <description><![CDATA[<p><a href="https://sociale.network/tags/stopthegenocideingaza">#<span>stopthegenocideingaza</span></a>🇵🇸 20 luglio 2025 - 20 luglio 2026. E' trascorso un anno da quando l'imbarcazione "<a href="https://sociale.network/tags/Handala">#<span>Handala</span></a>" della <a href="https://sociale.network/tags/Freedom">#<span>Freedom</span></a> <a href="https://sociale.network/tags/Flotilla">#<span>Flotilla</span></a> Coalition salpava dal porto di Gallipoli (Lecce) dietta a <a href="https://sociale.network/tags/Gaza">#<span>Gaza</span></a> per denunciare l'ignobile blocco navale imposto da vent'anni dalle forze armate israeliane contro la Palestina e tentare di abbracciare la speranza e la resistenza di un popolo forte come gli ulivi, simbolo di pace e speranza in tutto il Mediterraneo.</p>]]></description>
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            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 06:34:36 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[No title]]></title>
            <description><![CDATA[<p>La <a href="https://sociale.network/tags/guerra">#<span>guerra</span></a> dei mari: <a href="https://sociale.network/tags/Trump">#<span>Trump</span></a> scudo di <a href="https://sociale.network/tags/Israele">#<span>Israele</span></a>? | Antonio Mazzeo <a href="https://sociale.network/tags/war">#<span>war</span></a> <a href="https://sociale.network/tags/iran">#<span>iran</span></a> <a href="https://sociale.network/tags/ukrainian">#<span>ukrainian</span></a> <br>Lo scenario iraniano accelera verso un punto di non ritorno, con segnali di escalation da parte degli Stati Uniti, mentre Teheran colpisce tutti gli obiettivi militari americani nella regione. Tutti i Paesi, persino Siria e Arabia Saudita, sono bersaglio della balistica iraniana.<a href="https://www.youtube.com/watch?v=A0OUCTpWeGY" target="_blank"><span>https://www.</span><span>youtube.com/watch?v=A0OUCTpWeGY</span><span></span></a></p>]]></description>
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            <pubDate>Mon, 20 Jul 2026 05:17:48 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Liceo Vivona: un’ispezione sul niente]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Luglio 2026, terminato l’anno scolastico e pubblicati gli esiti degli esami di Stato, il <strong>professor Massimo Sabbatini</strong> — docente di latino e greco al Liceo Ginnasio Statale “Francesco Vivona” di Roma — invia ai propri ex studenti un messaggio di commiato. Il rapporto docente-discente è concluso: chi riceve la lettera è, a tutti gli effetti, un cittadino maggiorenne e diplomato.</p>



<p>Il testo, che intreccia il richiamo alla <strong>“Primavera hitleriana” di Montale</strong> e al <strong>canto XXVII del Purgatorio dantesco</strong>, invita a “<strong>restare umani”</strong> e a non dimenticare le atrocità compiute a <strong>Gaza</strong> in questi tre anni di scuola. Chiude con inviti conviviali — un cinema, uno scambio di libri, una partita a tennis — tra un ex professore e i suoi ex allievi.</p>



<p>Il punto del messaggio più esposto alla reazione di stampa è probabilmente non il richiamo a Gaza in sé, ma la <strong>struttura graduata di responsabilità</strong> che il docente costruisce attorno all’evento. Il testo distingue esplicitamente diversi livelli di corresponsabilità: chi ha materialmente eseguito la violenza (chi ha premuto il grilletto, lanciato missili, sganciato bombe, guidato droni); l’industria bellica (chi ha prodotto e venduto armi); la classe politica (chi ha avuto responsabilità politiche); i beneficiari economici (chi ha lucrato dividendi e fatto profitti); infine gli “ignavi” — chi è rimasto a guardare senza fare nulla.</p>



<p>È quest’ultima categoria a rendere il messaggio strutturalmente diverso da una semplice presa di posizione su un conflitto: <strong>l’indifferenza</strong> viene collocata sullo stesso piano morale dell’azione, secondo la logica — richiamata dallo stesso docente — del <strong>“più nessuno è incolpevole”</strong>. La lettera anticipa inoltre esplicitamente che alcuni dei destinatari occuperanno un giorno posizioni di potere (dirigenza d’azienda, gestione di capitali, funzioni statali o nell’Unione Europea) e li invita a interrogare, una volta arrivati lì, i propri futuri pari sul proprio comportamento presente — una domanda nominativa, riferita alla bambina palestinese Hind Rajab, che sposta il destinatario dal ruolo di spettatore a quello di potenziale futuro responsabile.</p>



<p>Il riferimento a Montale rafforza questo impianto: <strong>i “miti carnefici”</strong> della poesia sono esecutori non riconosciuti come tali, <strong>che continuano un’esistenza normale</strong> — la “sagra” — mentre si consuma la violenza. È un’immagine che utilizza la cornice della “civiltà” per descrivere una violenza che si esercita attraverso l’indifferenza organizzata, più che attraverso la sola violenza diretta. Il richiamo del docente al canto XXVII del Purgatorio, che riguarda <strong>l’acquisizione della piena autonomia di giudizio morale</strong> da parte di Dante, si salda a questa impostazione: <strong>il messaggio non impartisce una conclusione da accettare</strong>, ma consegna agli ex studenti gli strumenti — già trasmessi in tre anni di scuola — perché siano loro a giudicare autonomamente chi, tra i soggetti elencati, porti una responsabilità.</p>



<p>L’8 luglio <strong>Il Tempo pubblica un <a href="https://www.iltempo.it/attualita/2026/07/08/news/-faziosita-e-indottrinamento-messaggio-comizio-del-prof-la-denuncia-di-uno-studente-48467110/" data-type="link" data-id="https://www.iltempo.it/attualita/2026/07/08/news/-faziosita-e-indottrinamento-messaggio-comizio-del-prof-la-denuncia-di-uno-studente-48467110/" target="_blank">articolo</a></strong> a firma di Edoardo Sirignano, <strong>“Faziosità e indottrinamento, messaggio-comizio del prof”</strong>, basato sulla segnalazione di uno studente che chiede l’anonimato. Il pezzo non nomina né il docente né l’istituto: parla <strong>genericamente di “un professore di latino e greco di un liceo classico romano”</strong>.</p>



<p>Nei giorni successivi, l’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio avvia un’<strong>attività ispettiva</strong> che convoca per “accertamenti” non il solo Sabbatini, ma <strong>tutti i rappresentanti di classe delle quinte e tutti i docenti maschi dell’istituto che insegnano greco e latino</strong>. Le convocazioni, secondo quanto raccolto da testate come Domani, non specificano il motivo dell’audizione.</p>



<p>Il dettaglio della convocazione a tappeto è, di per sé, un documento. Se l’USR avesse già individuato con certezza il docente e la scuola coinvolti, non avrebbe avuto necessità di procedere per esclusione tra i professori maschi di due materie in un solo istituto. La platea dei convocati coincide esattamente con l’universo di persone compatibili con la descrizione — volutamente vaga — fornita dall’articolo del Tempo. Ne discende, come inferenza fondata sui fatti noti ma non confermata da alcuna dichiarazione ufficiale, che <strong>l’ispezione muove dall’articolo di stampa</strong> e non da una segnalazione già circostanziata pervenuta autonomamente all’amministrazione. Resta aperta, e non esclusa dai fatti disponibili, l’ipotesi che lo stesso studente anonimo abbia presentato anche una segnalazione diretta: nessuna fonte consultata la conferma né la smentisce. L’USR Lazio, va segnalato, non ha risposto alle richieste di chiarimento avanzate dalla stampa.</p>



<p>Il punto giuridico sollevato da docenti, studenti e dalla stessa <strong>interrogazione parlamentare</strong> presentata dall’on. Stefania Ascari (M5S) è netto: essendo il rapporto docente-discente già concluso al momento dell’invio del messaggio, non è in discussione la<strong> libertà di insegnamento (art. 33 Cost.)</strong>, che presuppone un rapporto educativo in corso, bensì la <strong>libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.)</strong> di un cittadino che si rivolge ad altri cittadini. L’interrogazione richiama inoltre l’<strong>art. 34 sul diritto all’istruzione</strong>, sostenendo che il proliferare di <strong>iniziative ispettive di questo tipo produce un effetto di deterrenza sull’intera comunità scolastica</strong>: non solo su Sabbatini, ma su ogni docente che possa in futuro sentirsi dissuaso dall’affrontare temi storici, civili o internazionali per timore di conseguenze disciplinari.</p>



<p>È la <strong>funzione di monito</strong>, più che l’esito specifico del procedimento, a costituire l’elemento politicamente rilevante: un’ispezione avviata su una comunicazione privata post-diploma comunica a tutto il corpo docente romano — e, per estensione mediatica, nazionale — quali argomenti espongono a un procedimento amministrativo.</p>



<p>Nell’ottobre 2024 <strong>Irene Khan</strong>, Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla promozione e protezione del diritto alla libertà di opinione ed espressione, presenta all’Assemblea Generale ONU il rapporto <a href="https://www.ohchr.org/en/documents/thematic-reports/a79319-global-threats-freedom-expression-arising-conflict-gaza-report" target="_blank">“Global threats to freedom of expression arising from the conflict in Gaza”</a> (A/79/319). Il documento certifica, su scala globale, un fenomeno che <strong>il caso Vivona</strong> riproduce su scala locale: repressione di proteste e dissenso, restrizioni diseguali a seconda della posizione espressa sul conflitto, ed erosione delle libertà accademiche e artistiche in un contesto politico polarizzato.</p>



<p>Presentando il rapporto, Khan ha dichiarato che “nessun conflitto recente ha minacciato la libertà di espressione così gravemente e così ampiamente oltre i propri confini quanto Gaza”, citando come esempi la repressione delle proteste nei campus universitari statunitensi e il divieto tedesco alle manifestazioni pro-palestinesi, mai esteso a quelle pro-israeliane.</p>



<p>Il Vivona si aggiunge a una serie di episodi già documentati dall’<strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong>: il procedimento disciplinare al <a href="https://osservatorionomilscuola.com/2026/07/11/contraddittorio-senso-unico-censura-palestina-scuola/" data-type="post" data-id="30362" target="_blank">Liceo “Augusto Righi”</a> di Roma contro il prof. Bullara, la vicenda del Liceo “Vincenzo Monti” di Cesena sullo striscione “L’Italia agli italiani”, e i casi Modena legati al <a href="https://osservatorionomilscuola.com/2026/07/05/scuole-modena-mce-promuove-pace-gaza-ministero-accertamenti-ispettivi/" data-type="post" data-id="30173" target="_blank">progetto “Flottilla dei bambini”</a>. L’interrogazione Ascari amplia ulteriormente l’elenco con istituti dell’Emilia-Romagna (San Lazzaro di Savena, Bologna, Castelnovo ne’ Monti) e il Liceo “Marco Polo” di Firenze. Su tutti questi episodi si rimanda ai pezzi già pubblicati.</p>



<p><strong>Roberto De Vogli</strong>, nel suo libro Empatia selettiva: perché l’Occidente è rimasto a lungo indifferente al genocidio di Gaza (Aliberti, 2025), apre la propria riflessione con un’immagine paradossale:</p>



<blockquote>
<p>«Immagina di vivere in un mondo in cui puoi essere perseguitato per aver detto “non uccidete i bambini”, perché potresti ferire i sentimenti dell’assassino». Questo slogan, apparso durante una manifestazione, non ha bisogno di spiegazioni: racchiude non solo l’assurdità morale dei nostri tempi. Sembra la scena di un film distopico, ambientato in una società che ha smarrito ogni bussola etica.»</p>
</blockquote>



<p>È un paradosso che l’autore usa per introdurre <strong>il tema del doppio standard morale</strong> con cui l’Occidente guarda alle vittime di questo conflitto — lo stesso doppio standard che, nel caso Vivona, si manifesta nella distanza tra la <strong>sanzione minacciata a un docente per un richiamo etico</strong> e l’<strong>assenza di conseguenze analoghe per chi lo accusa pubblicamente sulla base di una fonte anonima</strong>.</p>



<p>Il caso Vivona, letto insieme ai precedenti già documentati, mostra come il singolo esito disciplinare sia in realtà secondario rispetto alla funzione che il procedimento assolve una volta reiterato <strong>su scala nazionale</strong>. Righi, Cesena, i cinque istituti di Modena, San Lazzaro di Savena, Castelnovo ne’ Monti, Firenze, e ora il Vivona non compongono una serie di episodi isolati da valutare singolarmente, ma <strong>un pattern riconoscibile</strong>: un’ispezione ministeriale attivata su segnalazioni di stampa o politiche, indipendentemente dalla sua archiviazione o dal suo esito, produce comunque l’effetto di segnalare a docenti e dirigenti scolastici quali temi — Gaza, il diritto internazionale, la pace — comportano un rischio procedurale. <strong>Non serve una sanzione per ottenere autocensura: basta la ripetizione del meccanismo ispettivo.</strong> È questo l’elemento che rende il caso Vivona rilevante oltre la vicenda del singolo docente, e che giustifica la richiesta, avanzata nell’interrogazione Ascari, di linee guida che limitino le ispezioni all’accertamento di violazioni di legge, sottraendole al loro attuale uso come strumento di pressione preventiva sulla libertà di insegnamento e di espressione nella scuola pubblica.</p>



<p>L’<strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong> continuerà a seguire con attenzione l’evolversi della vicenda, nella convinzione che la libertà di espressione e la libertà di insegnamento — pilastri costituzionali della scuola pubblica — non possano essere sacrificate all’uso strumentale delle procedure ispettive a scopo intimidatorio e repressivo.</p>



<p>Restiamo umani.</p>



<p><strong><a href="https://osservatorionomilscuola.com/tag/silvia-delitala/" data-type="post_tag" data-id="766537944" target="_blank">Silvia Delitala</a>,</strong> <strong>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università</strong></p>







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            <pubDate>Sun, 19 Jul 2026 13:26:46 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Bombardare sperando che serva a qualcosa]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Dopo otto notti di bombardamento si può certamente dire che la guerra (israelo-)americana contro l’Iran è ricominciata su grande scala. Del resto era l’unica cosa vera detta da Trump da quando è nato, in una lettera al Congresso per rispettare l’obbligo di legge che fa scattare – di nuovo, dopo […]</p>
<p>L'articolo <a href="https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/07/19/bombardare-sperando-che-serva-a-qualcosa-0197096">Bombardare sperando che serva a qualcosa</a> su <a href="https://contropiano.org">Contropiano</a>.</p>]]></description>
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            <pubDate>Sun, 19 Jul 2026 07:31:03 GMT</pubDate>
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