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        <title><![CDATA[Principale]]></title>
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            <title><![CDATA[Storia della Pace: Breve storia del pacifismo italiano]]></title>
            <description><![CDATA[L'opposizione alla guerra, nelle sue molteplici forme, è al centro di questo saggio che va considerato come provvisorio e incompleto. Sarà sottoposto a ulteriori revisioni, verifiche e arricchimenti. Sono benvenute osservazioni, integrazioni, altre analisi e proposte.]]></description>
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            <category><![CDATA[storia della pace]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 22:19:50 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Torino, 22 luglio 1971. A processo Lotta Continua: sul banco degli imputati anche Pasolini, Pannella, Roversi e Bellocchio]]></title>
            <description><![CDATA[Il 22 luglio 1978, a Torino, si apre l&#8217;ennesimo procedimento giudiziario contro il quotidiano Lotta Continua, una delle più importanti esperienze giornalistiche e politiche della sinistra extraparlamentare italiana. Sul banco &#8230;]]></description>
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            <category><![CDATA[accadde oggi]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 22:01:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[64˙000 bambini orfani nella Striscia di Gaza. Un progetto di intervento concreto]]></title>
            <description><![CDATA[<p>A Gaza, nel quasi totale silenzio dei media mainstream, si sono intensificati gli attacchi e la situazione è peggio che mai…</p>
<p>La destra di Smotrich, Katz e i coloni intendono impadronirsi di Gaza e ricolonizzarla al più presto espellendo (o estinguendo) i palestinesi.</p>
<p>I messaggi che riceviamo quotidianamente dalle/i gazawi attraverso il&nbsp;Comitato Un Aiuto per la Palestina&nbsp;ci dicono che&nbsp;<strong>bombardamenti e spari sono costanti</strong>.</p>
<p>Mai avevamo ricevuto così&nbsp;<strong>tante notizie di uccisioni come in questi giorni</strong>.</p>
<p>Dal piccolo “osservatorio” delle 40 famiglie sostenute dal Comitato giungono immagini di bambini uccisi, bambini rimasti orfani, alcuni del tutto soli. Tanti perdono amici e vicini. Alcuni scrivono di sentirsi vivi per caso, altri non rispondono al cellulare. Le condizioni di vita sono insostenibili, con un caldo a 42°, pochissima acqua, insetti, topi, malattie.</p>
<p>Circola voce, a Gaza, che gli israeliani hanno dichiarato sui loro media di avere individuato&nbsp;<strong>2000 “target” da colpire</strong>. Le persone sono spaventate, ma cercano (ancora) di agire.</p>
<p><strong>Mosbah</strong> continua a distribuire acqua sotto le bombe e <strong>Yousef</strong> a curare la scuola&nbsp;Il futuro nelle mani dei piccoli, che ha sospeso le lezioni, ma tiene attività estive. Chiedono di parlare di loro, di diffondere le loro foto e messaggi per rompere il silenzio e pretendere giustizia (in allegato tre foto ricevute), di sostenere i loro progetti.</p>
<p>In questo periodo le voci delle piazze si sono affievolite, ma le nostre coscienze sono lucide e vive e continuano a interrogarci su quello che possiamo fare.</p>
<p>Accogliendo la proposta di <a href="https://www.instagram.com/mosbah.gaza.palestine/" target="_blank"><strong>Mosbah Al-Halabi</strong></a>, la Scuola per la Pace si è impegnata a sostenere il <strong>progetto del Campo Bambini Orfani nel Nord di Gaza</strong>, così presentato:</p>
<blockquote><p>La Striscia di Gaza sta affrontando una crisi umanitaria senza precedenti a causa del genocidio in corso, che ha provocato una distruzione diffusa delle infrastrutture, delle case e un massiccio sfollamento delle famiglie, che vivono in condizioni insostenibili in tende, al freddo o al caldo torrido, in condizioni igieniche terribili.<br>
La mortalità violenta ha colpito il 56% dei bambini, delle donne e degli anziani (dato pubblicato sulla rivista The Lancet, febbraio 2026).<br>
I bambini sono stati tra i gruppi più colpiti: migliaia di loro hanno perso uno o entrambi i genitori.<br>
I <a href="https://www.mosd.gov.ps/en/single-news/90" target="_blank">dati riportati dal Ministero dello Sviluppo Sociale palestinese ad aprile 2026</a> riferiscono di oltre 64˙000 orfani nella Striscia di Gaza, di cui oltre 55˙000 avrebbero perso entrambi i genitori o il capofamiglia (breadwinner). Nella cultura palestinese quando la famiglia è monoreddito è quasi sempre il padre a provvedere al sostentamento economico.<br>
Gli operatori sanitari hanno coniato l’acronimo WCNSF (“Wounded Child, No Surviving Family”, ovvero “Bambino ferito, senza familiari sopravvissuti”) per descrivere i bambini che hanno perso l’intera famiglia e che spesso sono feriti a causa degli stessi bombardamenti in cui hanno perso i familiari; frequentissime fra i bambini le amputazioni di uno, sino a quattro arti.<br>
Ci sono poi migliaia di bambini non accompagnati che sono stati separati dai genitori a causa dei continui spostamenti. Spesso vengono registrati negli ospedali come “sconosciuti” o “bambini soli” in attesa di riconoscimento. Molti di questi minori sono stati trovati feriti, intrappolati sotto le macerie.<br>
Gli orfani privi di una rete familiare sono i più vulnerabili alla fame sistemica, all’assenza di cure e ad ogni forma di protezione (compresi gli abusi sessuali).<br>
Lo stesso Ministero sottolinea che gli orfani in Palestina, sia in Cisgiordania che nella Striscia di Gaza, devono affrontare, oltre alla perdita dei genitori, o di uno dei due, altre difficoltà: il rischio di povertà, l’abbandono scolastico, l’accesso limitato ai servizi, nonché gravi conseguenze psicologiche derivanti dalla perdita e dai ripetuti traumi subiti.<br>
Il <strong>tessuto sociale e le istituzioni preposte alla tutela dei minori sono stati in gran parte distrutti</strong>, il che significa che i bambini spesso devono fare affidamento sulla famiglia allargata, sui vicini o su estranei per sopravvivere. Sovente i bambini orfani vengono accolti dai parenti, magari dai nonni, che però a loro volta faticano a procurarsi cibo a sufficienza e acqua potabile, mettendo a dura prova risorse già limitate.<br>
Molti bambini orfani vengono raccolti in centri di accoglienza che sono sovraffollati e dove spesso vi è una grave carenza di cibo, acqua potabile, assistenza medica e tende adeguate. Per le strade si vedono molti orfani, soprattutto ragazzi, che cercano cibo o cercano di trovare, vendere o scambiare oggetti per procurarsi i beni di prima necessità. Al momento gli aiuti umanitari disponibili nella striscia sono pochissimi in quanto bloccati da Israele ai valichi.</p>
<p>La distribuzione geografica degli orfani nella Striscia di Gaza non è uniforme, con alcune zone più colpite di altre.<br>
<strong>Governatorato di Gaza</strong> (<strong>Gaza City</strong>): È l’area con la più alta concentrazione di orfani, ospitando circa il 32,7% del totale dei bambini che hanno perso i genitori.<br>
<strong>Gaza Nord</strong>: Questa zona segue con un’alta percentuale di orfani (circa il 22,5%), essendo stata teatro di intensi combattimenti, prima di essere stata evacuata.<br>
<strong>Khan Younis</strong>: Il governatorato meridionale ospita circa il 18,3% degli orfani.<br>
<strong>Gaza Centrale</strong> e <strong>Rafah</strong>: Queste zone presentano percentuali inferiori rispetto al nord ma comunque critiche, rispettivamente il 13,2% e l’8,2%.</p>
<p>Dall’analisi della situazione che evidenzia la mancanza di una rete strutturata in grado di proteggere i bambini orfani presenti a Gaza sono emerse le seguenti criticità:<br>
<strong>Fame sistemica</strong> – Gli orfani, privi di una rete familiare che possa procurare cibo, affrontano quotidianamente una grave insicurezza alimentare e sono i più vulnerabili alla fame sistemica.<br>
<strong>Sistemi di supporto comunitario in difficoltà</strong> – Nonostante gli sforzi delle organizzazioni locali e internazionali, la risposta umanitaria è gravemente limitata e migliaia di bambini ricevono aiuti inadeguati o nessun aiuto. Inoltre la mancanza di luoghi sicuri, la carenza di cibo, acqua e medicinali rende problematica la creazione di reti di protezione strutturate.<br>
<strong>Reti familiari allo stremo</strong> – Nella cultura palestinese, la prima linea di supporto sono i parenti. Tradizionalmente, la famiglia allargata accoglieva gli orfani, ma l’attuale povertà estrema e la perdita di più membri dello stesso nucleo rendono spesso non possibile per i parenti sopravvissuti prendersi cura di altri bambini.<br>
<strong>Traumi psicologici estremi</strong> – La quasi totalità dei bambini di Gaza necessita di supporto per la salute mentale. Molti soffrono di disturbi da stress post-traumatico (PTSD), mutismo selettivo e ansia grave dopo aver assistito alla morte dei propri genitori. L’impatto sulla salute mentale è enorme: secondo le stime, quasi tutti i bambini di Gaza necessiterebbero di assistenza psicologica e sostegno psicosociale. Sono frequenti i sintomi di stress estremo, quali comportamenti aggressivi, ansia, angoscia, enuresi notturna, insonnia, desiderio di morire, isolamento, comportamenti dello spettro autistico, blocco della crescita evolutiva.<br>
<strong>Carenza di assistenza medica</strong> – L’80% delle strutture sanitarie è danneggiato. Molti orfani feriti, inclusi quelli che hanno subito amputazioni, non hanno accesso a riabilitazione o cure adeguate.<br>
<strong>Assenza di tutele legali</strong> – Il caos degli sfollamenti impedisce spesso l’identificazione formale dei bambini, rendendo difficile l’inserimento in programmi di affido o adozione.</p>
<p><strong>PROGETTO di INTERVENTO</strong><br>
Alla luce di quanto descritto sino ad ora, in relazione al contesto emergenziale a Gaza e al carattere di immediatezza che richiede la situazione, il Progetto che qui si propone intende sostenere un Centro di protezione per gli orfani, già operativo, situato nella zona a Nord di Gaza, che presenta una grave carenza delle risorse necessarie al suo funzionamento.<br>
<strong>Strumenti di analisi utilizzati</strong> – L’analisi situazionale è stata fatta in collaborazione con il Partner in loco e dove necessario integrata con i dati reperibili su documenti e siti di organizzazioni locali e internazionali<br>
<strong>Settore di intervento prevalente</strong> – Beneficiari diretti e analisi dei bisogni del campo bambini orfani nel nord di Gaza.</p>
<p>Il <strong>campo per bambini orfani nella zona nord di Gaz</strong>a, che questo progetto intende sostenere, ospita circa 217 bambini orfani di età compresa tra 0 e 18 anni. In base agli aspetti problematici su delineati, il progetto mira a fornire un sostegno concreto (cibo, acqua, tende, farmaci, materiale educativo e ricreativo).</p>
<p>AREE DI INTERVENTO</p>
<p>–<strong> Alloggio</strong>: la maggior parte delle tende o delle abitazioni necessita di riparazioni, alcune rischiano di crollare e l’elettricità è intermittente.</p>
<p>– <strong>Cibo e acqua</strong>: non è garantita la disponibilità quotidiana di pasti nutrienti e di acqua potabile in quantità sufficiente.</p>
<p>– <strong>Sostegno psicosociale</strong>, <strong>psicologico</strong> ed <strong>educativo</strong>: i bambini soffrono di traumi causati dalla perdita dei genitori e da condizioni di vita difficili, senza poter accedere a servizi di assistenza psicologica o ad attività ricreative.</p>
<p>– <strong>Educazione</strong>: i bambini non sono iscritti a scuole formali e il materiale didattico e i programmi educativi sono in gran parte assenti.</p>
<p>– <strong>Salute</strong>: non vengono effettuati controlli sanitari regolari e le forniture mediche sono limitate.</p>
<p>Il progetto è previsto per un periodo di sei mesi, rinnovabile.</p>
<p><strong>Obiettivi Specifici</strong>:<br>
• Fornire pasti nutrienti regolari ai bambini orfani.<br>
• Garantire l’accesso all’acqua potabile pulita all’interno del campo.<br>
• Offrire attività di supporto psicologico e sociale per aiutare i bambini a elaborare i traumi.<br>
• Fornire cure mediche di base e trattamento per i bambini malati.<br>
• Istituire una tenda educativa temporanea per supportare l’apprendimento e le attività didattiche.</p>
<p><strong>Attività del Progetto</strong><br>
1. Supporto Alimentare – Fornitura di pasti regolari ai bambini che vivono nel campo.<br>
2. Fornitura di Acqua Pulita – Approvvigionamento di acqua potabile sicura per uso quotidiano.<br>
3. Supporto Psicosociale – Sessioni di gruppo, attività ricreative e programmi di supporto emotivo.<br>
4. Supporto Sanitario – Visite regolari effettuate da idoneo personale sanitario, fornitura di medicinali di base e trattamento per i bambini malati e, ove possibile, invio dei casi gravi a strutture specializzate.<br>
5. Tenda Educativa – Allestimento di una tenda per l’apprendimento dotata di materiali didattici di base e organizzazione di attività educative.</p>
<p><strong>Risultati Attesi</strong><br>
• Miglioramento delle condizioni nutrizionali per 217 bambini orfani.<br>
• Parziale riduzione dello stress psicologico attraverso attività psicosociali strutturate.<br>
• Accesso affidabile all’acqua potabile pulita nel campo.<br>
• Garanzia di controlli sanitari e supporto medico essenziale per i bambini malati.<br>
• Accesso all’istruzione di base e opportunità di apprendimento tramite uno spazio educativo temporaneo.</p>
<p><strong>Implementazione e Monitoraggio</strong><br>
Il progetto sarà implementato nel Nord di Gaza dal team del campo umanitario, con il sostegno di <strong>Mosbah Al-Halabi</strong>, volontario per il <strong>Comitato Un aiuto per la Palestina</strong> e collaboratore dell’<strong>Associazione Al Amal</strong> di Gaza.<br>
Le attività saranno monitorate regolarmente e documentate tramite rapporti, foto e aggiornamenti sul campo per garantire trasparenza e rendicontazione nei confronti del Comitato proponente e di eventuali altri soggetti che aderiscano e/o sponsor del progetto.</p>
<p><strong>Budget</strong>, valutato insieme ai gazawi coinvolti nell’attuazione del progetto</p>
<p>CATEGORIA DI SPESA <strong>IMPORTO STIMATO</strong> (<strong>EURO</strong>)<br>
Cibo e pasti 9.000<br>
Fornitura di acqua pulita 3.000<br>
Attività di supporto psicosociale 3.500<br>
Cure mediche e medicinali 3.500<br>
Tenda educativa e materiali 2.500<br>
Costi operativi e amministrativi 1.500<br>
Totale 23.000</p>
<p>Il Comitato ed il team gazawi continueranno a cercare ulteriori partnerships e opportunità di finanziamento, sia per attivare il progetto che per mantenere il supporto ai bambini orfani nel campo ed aumentare i servizi necessari.</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br>
Questo progetto rappresenta una risposta umanitaria urgente a sostegno dei bambini che hanno perso le loro famiglie durante la guerra a Gaza. Grazie al generoso supporto dell’organizzazione donatrice, il progetto contribuirà a restituire dignità, speranza e stabilità ai bambini orfani che vivono in circostanze estremamente difficili.</p>
<p><strong>Informazioni sul progetto</strong><br>
Nome del progetto : Supporto per i bambini orfani del nord di Gaza<br>
Donatore : Un aiuto per la Palestina<br>
Team implementatore : Team umanitario Mosbah Al-Halabi<br>
Sede : Nord di Gaza /&nbsp;Campo per bambini orfani (under 18)<br>
Durata : 6 mesi<br>
Numero di beneficiari : 217 bambini orfani<br>
Budget totale : 23.000 euro</p>
<p>Donazioni:<br>
<strong>Satispay –</strong>&nbsp;<a href="https://web.satispay.com/download/qrcode/S6Y-SVN--19FF359D-701C-4FB9-" target="_blank">https://web.satispay.com/download/qrcode/S6Y-SVN–19FF359D-701C-4FB9-</a><br>
A522-F50008F5E53E?locale=it<br>
<strong>Bonifico bancario –</strong>&nbsp;Iban IT76A0883301003000000013283; destinatario&nbsp;Un aiuto per la Palestina; causale Campo orfani Gaza.</p></blockquote>
<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/spp_torino/">La Scuola per la pace Torino e Piemonte</a></p>]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/07/bimbi-orfani-a-gaza-progetto-di-intervento-concreto/</link>
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            <category><![CDATA[contenuti originali]]></category>
            <category><![CDATA[giovani]]></category>
            <category><![CDATA[medio oriente]]></category>
            <category><![CDATA[scuola per la pace]]></category>
            <category><![CDATA[bambini di gaza]]></category>
            <category><![CDATA[comitato un aiuto per la palestina]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 21:49:27 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[“Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty”]]></title>
            <description><![CDATA[<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La 29ª edizione del</span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">lo storico festival che unisce musica e diritti umani da giovedì 23 fino a domenica 26 luglio nel centro storico di Rovigo propone u</span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">n cartellone eclettico e di forte impegno sociale all’insegna dello slogan “<strong>Fai sentire la tua voce”</strong>. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sul palco si alterneranno </span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Murubutu &amp; Moon Jazz Band</strong></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">,&nbsp;</span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Dente</strong></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Francamente, Ibla&nbsp;</strong></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e la&nbsp;</span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Magicaboola Brass Band</strong>, inoltre</span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>&nbsp;Agnese Valle, Giovanni Segreti Bruno, Vincenzo Fasano&nbsp;</strong></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e il progetto&nbsp;</span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Love Bombing</strong></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nella seconda e terza serata si esibiranno i semifinalisti del Premio Amnesty – sezione emergenti: venerdì 24 luglio </span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Capabrò</strong></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, con “Lavorare fa schifo”,&nbsp;</span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Tizio Bononcini</strong></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, con “Uomo macho”,&nbsp;</span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Pellegatta</strong></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, con “Stella lontana”, ed </span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Elisabetta Gagliardi</strong></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, con “Toc Toc chi bussa”; s</span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">abato 25 luglio </span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Sue</strong></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, con “Non ti volevo fare male”,&nbsp;</span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>I Marilyn</strong></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, con “Arca di Noè”,&nbsp;</span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Esdra</strong></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, con “Destà”, e </span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Diletta Fosso</strong></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, con “Bruciate tutto”. I cinque migliori delle due serate, selezionati da una ampia e prestigiosa giuria, accederanno alla finale di domenica.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Accanto alle esibizioni dei big e degli otto semifinalisti della sezione emergenti, l’evento trasformerà la città in uno spazio di consapevolezza attraverso dibattiti, mostre e performance. I temi di quest’anno spazieranno dalla condizione carceraria italiana al gender gap, dal compito del giornalismo nei conflitti al ruolo dell’artista fra la libertà di espressione e la scelta di tacere, fino ai genocidi e al people power.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’ingresso a tutti gli appuntamenti del festival è gratuito.</span></span></p>
<p><a href="https://www.vociperlaliberta.it/"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/06/festival-rovigo-820x575.jpeg"></a></p>
<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/redazione-italia/">Redazione Italia</a></p>]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/07/voci-per-la-liberta-una-canzone-per-amnesty/</link>
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            <category><![CDATA[diritti umani]]></category>
            <category><![CDATA[amnesty international]]></category>
            <category><![CDATA[cultura e media]]></category>
            <category><![CDATA[voci per la libertà]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 20:19:57 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[CNDDDU: promuovere un modello integrato di prevenzione dei conflitti]]></title>
            <description><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Intervenendo in merito alla morte di Abderrahim Fakir e all’intervento di contrasto alla criminalità giovanile effettuato dalla Polizia di Stato simultaneamente in 44 province italiane, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone l’elaborazione di un <strong>Protocollo nazionale per l’educazione alla gestione democratica dei conflitti</strong>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Il CNDDU esprime profondo cordoglio per la morte di <strong>Abderrahim Fakir</strong> e manifesta sincera vicinanza ai suoi familiari, che hanno rivolto alla comunità una richiesta fondata sui valori essenziali di ogni democrazia: verità, giustizia e dignità.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Gli episodi verificatisi successivamente durante la manifestazione di Bologna, caratterizzati da scontri, danneggiamenti e violenze nei confronti delle forze dell’ordine e del patrimonio pubblico, impongono una riflessione che vada oltre la cronaca e le inevitabili contrapposizioni politiche. Il dolore di una famiglia, il diritto dei cittadini a manifestare pacificamente, il dovere delle istituzioni di garantire la sicurezza e il rispetto della legalità appartengono tutti allo stesso orizzonte costituzionale e non possono essere posti in alternativa tra loro.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">La <strong>tutela dei diritti umani</strong> non può essere selettiva. Essa riguarda la persona sottoposta a un intervento delle autorità, i cittadini che esercitano pacificamente il diritto di manifestazione, gli operatori delle forze dell’ordine chiamati a garantire la sicurezza collettiva, il personale sanitario impegnato nei soccorsi, i commercianti e tutti coloro che subiscono le conseguenze della violenza. Ogni aggressione, indipendentemente da chi la compia, rappresenta una lesione della convivenza democratica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Per questo motivo il CNDDU richiama con fermezza il <strong>principio di responsabilità istituzionale e civile</strong>. In uno Stato di diritto l’accertamento delle eventuali responsabilità appartiene esclusivamente agli organi competenti, ai quali spetta il compito di ricostruire i fatti con imparzialità, trasparenza e rigore. Allo stesso tempo, nessuna forma di protesta può giustificare comportamenti che trasformino il dissenso in violenza, poiché la violenza priva la comunità della possibilità di costruire soluzioni condivise.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">L’accaduto evidenzia la necessità di un’evoluzione culturale del concetto stesso di <strong>sicurezza</strong>. La sicurezza non coincide esclusivamente con il mantenimento dell’ordine pubblico, così come i diritti umani non possono essere interpretati esclusivamente come tutela individuale. Entrambi costituiscono beni pubblici, strettamente interdipendenti, che si rafforzano reciprocamente quando vengono perseguiti attraverso istituzioni trasparenti, cittadini responsabili e comunità educate al dialogo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Le società democratiche sono oggi chiamate a confrontarsi con fenomeni sempre più complessi: fragilità sociali, disagio psicologico, marginalità, diffusione dell’odio online, polarizzazione del dibattito pubblico e crescente difficoltà nella gestione dei conflitti collettivi. Rispondere a tali trasformazioni richiede un’innovazione che non sia soltanto tecnologica, ma soprattutto organizzativa, educativa e culturale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Il <strong>CNDDU</strong> ritiene necessario promuovere un <strong>modello integrato di prevenzione dei conflitti</strong> fondato sulla collaborazione tra istituzioni scolastiche, università, forze dell’ordine, magistratura, servizi sanitari, enti locali e realtà del Terzo settore. La gestione delle situazioni più complesse dovrebbe valorizzare équipe multidisciplinari capaci di integrare competenze giuridiche, psicologiche, sanitarie e sociali, affinché l’intervento pubblico sia sempre più efficace, proporzionato e rispettoso della dignità di ogni persona.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Parallelamente, le innovazioni tecnologiche possono contribuire a <strong>rafforzare il rapporto di</strong> <strong>fiducia tra cittadini e istituzioni</strong>. Sistemi di documentazione delle operazioni, protocolli digitali condivisi, procedure verificabili e strumenti di monitoraggio indipendente, nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali e della normativa sulla protezione dei dati personali, possono aumentare la trasparenza, tutelare gli operatori e offrire ai cittadini maggiori garanzie di imparzialità. La tecnologia, tuttavia, rappresenta soltanto uno strumento: senza una solida cultura dei diritti e della responsabilità rischia di non produrre alcun cambiamento significativo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">L’innovazione più importante resta quella educativa. La scuola è chiamata a sviluppare nei giovani competenze che vadano oltre la conoscenza delle norme: capacità di dialogo, gestione non violenta dei conflitti, educazione alla cittadinanza digitale, pensiero critico, rispetto delle istituzioni democratiche e consapevolezza che ogni diritto comporta anche un corrispondente dovere nei confronti della collettività. Una società che investe nell’educazione riduce le occasioni di conflitto e rafforza la qualità della propria democrazia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Per tali ragioni il CNDDU propone l’avvio di un <strong>Protocollo nazionale per l’educazione alla gestione democratica dei conflitti</strong>, promosso congiuntamente dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, dal Ministero dell’Interno, dal Ministero della Salute, dalle Università e dagli enti del Terzo settore, con l’obiettivo di diffondere pratiche di prevenzione, mediazione, cultura costituzionale e rispetto reciproco nei contesti scolastici e sociali. Investire nella prevenzione significa ridurre il rischio che il conflitto degeneri in violenza e rafforzare il legame di fiducia tra cittadini e istituzioni.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">La qualità di una democrazia non si misura dall’assenza dei conflitti, ma dalla capacità di affrontarli senza rinunciare ai principi dello Stato di diritto. La morte di una persona richiede verità e giustizia; gli episodi di violenza richiedono una ferma riaffermazione della legalità; la crescente polarizzazione impone un rinnovato investimento nell’educazione civica e nei diritti umani. Non esistono diritti senza responsabilità, né sicurezza senza libertà. Quando la dignità della persona, la trasparenza delle istituzioni e il rispetto della legge procedono insieme, la democrazia si rafforza e diventa capace di trasformare anche le sue prove più difficili in occasioni di crescita civile. È questa la prospettiva che il CNDDU ritiene indispensabile promuovere nelle scuole e nella società italiana.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Il CNDDU esprime il proprio apprezzamento nei confronti della Polizia di Stato per la rilevante <strong>operazione di contrasto alla criminalità giovanile</strong> che ha interessato 44 province italiane, coinvolgendo oltre 1.000 operatori, e ha portato all’arresto di centinaia di persone, tra maggiorenni e minorenni, responsabili di reati contro la persona, il patrimonio e la sicurezza pubblica, consentito il sequestro di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, armi da fuoco, armi bianche, denaro di provenienza illecita e beni oggetto di ricettazione e fatto emergere un dato che merita una particolare attenzione: l’esistenza di quasi un migliaio di profili social utilizzati per diffondere messaggi di odio, di esaltazione della violenza e di legittimazione dell’uso delle armi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Siamo di fronte a un’operazione che testimonia l’efficacia dell’azione dello Stato nel presidiare la legalità, ma che, nello stesso tempo, restituisce l’immagine di un fenomeno assai più complesso della mera devianza minorile. Sarebbe infatti un errore confinare questi dati nella sola dimensione della cronaca giudiziaria. Quando un numero così elevato di adolescenti e giovani entra in contatto con circuiti criminali, quando i luoghi della socializzazione diventano spazi di reclutamento e quando i <strong>social network</strong> si trasformano in <strong>amplificatori della cultura della sopraffazione</strong>, il problema non riguarda esclusivamente la sicurezza pubblica: riguarda la qualità del progetto educativo di un Paese.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Negli ultimi anni il dibattito sulla<strong> criminalità minorile</strong> si è concentrato prevalentemente sulle risposte repressive. È una prospettiva inevitabile, perché lo Stato ha il dovere di tutelare i cittadini e di riaffermare il primato della legge. Tuttavia, limitare l’analisi alla repressione significa intervenire quando il processo di costruzione della devianza è già compiuto. Una politica realmente lungimirante dovrebbe interrogarsi su ciò che precede il reato, su quel lento percorso attraverso il quale alcuni giovani arrivano a considerare la violenza una forma di linguaggio, il gruppo criminale una comunità di appartenenza e l’illegalità una modalità ordinaria di affermazione personale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">La questione, pertanto, non è soltanto giuridica o criminologica. È profondamente educativa. Ogni società trasmette alle nuove generazioni un sistema di significati attraverso il quale interpretare il mondo, costruire relazioni e orientare le proprie scelte. Quando questo processo si indebolisce, altri modelli occupano lo spazio lasciato libero. La criminalità organizzata, le baby gang, le comunità virtuali fondate sull’odio e sulla violenza riescono ad attrarre perché offrono ciò che ogni adolescente ricerca: riconoscimento, identità, appartenenza, visibilità. Il problema, allora, non consiste soltanto nel contrastare tali organizzazioni, ma nel comprendere perché esse risultino, per alcuni giovani, più persuasive delle istituzioni educative.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">La riflessione pedagogica contemporanea insegna che nessun comportamento può essere modificato esclusivamente attraverso la sanzione. Le regole vengono rispettate stabilmente quando sono comprese, condivise e riconosciute come strumenti di tutela della persona. Se la legge viene percepita soltanto come limite imposto dall’autorità, il rispetto delle norme dipenderà dalla paura del controllo; se, invece, il diritto viene presentato come il fondamento della convivenza democratica e della libertà di ciascuno, allora esso diventa parte integrante della coscienza civile.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">È proprio questa la <strong>sfida che oggi la scuola italiana è chiamata ad affrontare</strong>. L’educazione alla legalità non può più essere interpretata come un insieme di iniziative episodiche, affidate alla buona volontà delle singole istituzioni scolastiche o concentrate nelle ricorrenze dedicate alla memoria delle vittime delle mafie. Pur trattandosi di esperienze preziose, esse non bastano più. Le trasformazioni sociali degli ultimi anni impongono un cambio di paradigma. La legalità deve cessare di essere un tema e diventare un metodo educativo; non un progetto, ma una dimensione permanente dell’esperienza scolastica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">L’elemento più inquietante emerso dall’operazione della Polizia di Stato riguarda, infatti, la dimensione culturale del fenomeno. I quasi mille profili social individuati dimostrano che la<strong> violenza </strong>non viene soltanto praticata, ma anche raccontata, condivisa, imitata e, talvolta, perfino ammirata. Gli algoritmi delle piattaforme digitali tendono a moltiplicare la visibilità dei contenuti più estremi, contribuendo a costruire un immaginario nel quale la forza appare sinonimo di autorevolezza e la sopraffazione diventa uno strumento di riconoscimento sociale. Non siamo più soltanto di fronte a comportamenti devianti: siamo di fronte alla progressiva normalizzazione di una cultura nella quale il diritto perde la propria funzione di riferimento etico e civile.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">È in questo contesto che il CNDDU ritiene indispensabile avviare una riflessione sul ruolo dell’educazione giuridica nella scuola italiana. Per troppo tempo il diritto è stato considerato una disciplina destinata prevalentemente agli indirizzi economici o professionali, quasi che la conoscenza della Costituzione, delle istituzioni democratiche, dei diritti fondamentali e dei doveri di cittadinanza costituisse un sapere specialistico. Oggi questa impostazione mostra tutti i suoi limiti. La complessità della società contemporanea richiede cittadini capaci di comprendere il funzionamento delle istituzioni, di interpretare criticamente l’informazione, di riconoscere le manipolazioni comunicative, di esercitare responsabilmente i propri diritti e di assumere decisioni consapevoli anche negli ambienti digitali.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Per queste ragioni il <strong>CNDDU</strong> rivolge al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, una proposta che intende superare definitivamente la logica degli interventi occasionali. È necessario avviare un <strong>Piano nazionale per la cultura costituzionale e dei diritti umani</strong> che riconosca la prevenzione educativa quale componente strutturale delle politiche di sicurezza del Paese.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">In tale prospettiva, i <strong>docenti delle discipline giuridiche ed economiche</strong> dovrebbero essere chiamati a svolgere un ruolo stabile nella progettazione educativa degli istituti, coordinando percorsi interdisciplinari dedicati all’educazione costituzionale, ai diritti umani, alla cittadinanza digitale, alla prevenzione della violenza, delle discriminazioni, del bullismo, del cyberbullismo e dei processi di radicalizzazione giovanile.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Non si tratta di rivendicare nuovi spazi disciplinari, ma di valorizzare una professionalità già presente nella scuola italiana e troppo spesso sottoutilizzata. Il docente di diritto possiede gli strumenti culturali per trasformare norme apparentemente astratte in occasioni di riflessione critica sulla vita quotidiana, aiutando gli studenti a comprendere il significato concreto della dignità umana, della responsabilità personale, della funzione delle istituzioni e del rapporto inscindibile tra libertà individuale e interesse collettivo. In un tempo caratterizzato da profonde trasformazioni sociali e tecnologiche, questa competenza non rappresenta un sapere settoriale, ma una risorsa strategica per la formazione del cittadino.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Il CNDDU ritiene, inoltre, che sia giunto il momento di compiere una <strong>scelta culturale</strong> coraggiosa: affiancare agli indicatori tradizionali del successo scolastico un nuovo parametro educativo, quello della maturazione della competenza civica e costituzionale degli studenti. Così come il sistema nazionale valuta gli apprendimenti linguistici, matematici e scientifici, appare ormai indispensabile monitorare in modo sistematico anche la capacità delle nuove generazioni di comprendere il significato delle regole democratiche, di esercitare il pensiero critico, di riconoscere i meccanismi della manipolazione e di partecipare responsabilmente alla vita della comunità. La qualità di una democrazia non dipende soltanto dal livello delle competenze professionali dei suoi cittadini, ma dalla loro capacità di vivere la cittadinanza come pratica consapevole.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Occorre, infine, liberarsi da un equivoco che ha accompagnato per troppo tempo il dibattito pubblico. La sicurezza non coincide esclusivamente con il controllo del territorio. Una società è realmente sicura quando riesce a ridurre le condizioni culturali che rendono la violenza una possibilità credibile. Le politiche educative devono, pertanto, essere considerate parte integrante delle politiche della sicurezza nazionale. Investire nella scuola significa investire nella tenuta democratica del Paese; investire nella cultura giuridica significa rafforzare gli anticorpi civili della comunità; investire nei docenti di diritto significa dotare la Repubblica di professionisti capaci di tradurre i principi costituzionali in competenze di vita.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">L’imponente operazione della Polizia di Stato dimostra che le istituzioni possiedono gli strumenti per reprimere i fenomeni criminali. Il compito della scuola è diverso e, per certi aspetti, ancora più impegnativo: impedire che quei fenomeni trovino terreno fertile nelle coscienze delle nuove generazioni. È qui che si gioca la sfida decisiva. Una Repubblica che affida il futuro dei propri giovani alla sola efficacia della risposta penale rinuncia alla propria più alta funzione educativa. Una Repubblica che, invece, riconosce nella scuola il luogo in cui il diritto diventa cultura, la Costituzione esperienza vissuta e i diritti umani criterio quotidiano di convivenza, sceglie di costruire una sicurezza fondata non sull’emergenza, ma sulla maturazione di cittadini capaci di custodire, con consapevolezza, il patrimonio democratico che la Costituzione affida a ciascuno di noi.</p>
<p style="text-align: right;">Romano Pesavento, presidente del CNDDU</p>
<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/redazione-italia/">Redazione Italia</a></p>]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/07/cndddu-morte-fakir-e-babygang/</link>
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            <category><![CDATA[cyberbullismo]]></category>
            <category><![CDATA[educazione]]></category>
            <category><![CDATA[baby gang]]></category>
            <category><![CDATA[opinioni]]></category>
            <category><![CDATA[comunicati stampa]]></category>
            <category><![CDATA[coordinamento nazionale docenti della disciplina diritti umani]]></category>
            <category><![CDATA[abderrahim fakir]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 20:02:33 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Firenze: presidio per Farik]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Su convocazione della CGIL, dell’ANPI e dell’ARCI si è svolto oggi a Firenze, come in molte città italiane un presidio di fronte alla Prefettura per protestare per la morte di Abderrahim Fakir.</p>
<p>Circa 300-400 persone hanno ascoltato le parole di Paolo Solimeno di Giuristi democratici.</p>
<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/redazione-toscana/">Redazione Toscana</a></p>]]></description>
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            <category><![CDATA[contenuti originali]]></category>
            <category><![CDATA[politica]]></category>
            <category><![CDATA[firenze]]></category>
            <category><![CDATA[cronaca]]></category>
            <category><![CDATA[abderrahim fakir]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 18:58:08 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Libertà per Abu Safiya e tutti i palestinesi illegalmente prigionieri di Israele]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Inequivocabile condanna all’uso eccessivo delle misure detenzione amministrativa è stata espressa il 19 luglio nella dichiarazione congiunta rilasciata da 12 <span>missioni diplomatiche</span>.</p>
<p>Il testo è firmato dalle rappresentanze di<span>&nbsp;Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito e dell’</span>Unione Europea.</p>
<p>Si nota l’assenza dell’Italia.</p>
<p>Nella dichiarazione, in cui è esplicitamente affermato “Attualmente più di <strong>9.000 palestinesi</strong> sono detenuti nelle carceri israeliane, tra cui <strong>migliaia senza accusa né processo</strong>“, è espressa preoccupazione per le condizioni di detenzione di <strong>Abu Safiya</strong>.</p>
<p>Ricordiamo che, durante la recente visita dei suoi avvocati, il dottor Hussam Abu Safieh ha riferito: “<i>Sono stato picchiato di nuovo dalle guardie carcerarie, dopo la precedente visita, riportando una ferita a un dito, perdendo del sangue. Fate tutto il possibile per farmi uscire di qui. Sono detenuto in isolamento nel carcere sotterraneo di “Rakeft”, in condizioni di detenzione disumane”.</i></p>
<p>Per chiedere il rilascio del dr. Abu Safiya vengono svolte numerose iniziative:&nbsp; &nbsp;venerdì 17 luglio la <strong>Rete internazionale ebraica anti-sionista</strong> ha organizzato un <a href="https://www.anbamed.it/2026/07/16/appello-ijan-liberate-dr-abu-safiya/" target="_blank">presidio davanti all’ambasciata israeliana a Londra</a> e&nbsp;<strong>Michele Serra </strong>ha lanciato un <a href="https://www.anbamed.it/2026/07/16/lamaca-di-michele-serra-la-colpa-di-fare-il-medico-a-gaza/" target="_blank">appello</a> dalla sua rubrica “L’Amaca”.</p>
<p>Inoltre si può firmare la <a href="https://www.amnesty.it/il-medico-palestinese-hussam-abu-safiya-e-in-grave-pericolo-di-vita/" target="_blank">petizione di Amnesty International</a>.</p>
<p>Dall’avvio della campagna <strong>Digiuno per Gaza</strong>, l’iniziativa lanciata il 15 maggio 2025 da Anbamed, sono trascorsi un anno intero, due mesi e 6 giorni e oggi, martedì 21 luglio 2026, alla giornata di digiuno aderiscono i seguenti digiunatori: <a href="https://www.anbamed.it/2026/07/20/adesioni-allo-sciopero-della-fame-24-ore-a-staffetta-x-gaza-martedi-21-luglio-2026/" target="_blank">clicca per leggere i nominativi</a>.</p>
<p><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/07/Al-Najdah-300x179.jpg">Ieri <strong>Al-Najdah</strong> ha iniziato la distribuzione delle rette nella città di Gaza e nel nord della Striscia. È stato stampato un opuscolo di disegni spedito da due affidatari, Alessandra e Filippo, per il compleanno della bimba adottata a distanza. L’opuscolo è stato distribuito a tutti i bimbi e le bimbe insieme a una scatola di matite colorate, per applicarsi in un momento di evasione e educazione artistica. La settimana scorsa nel centro della Striscia di Gaza e dall’11 luglio a Khan Younis aveva distribuito le quote di sostegno assegnate alle famiglie dei bambini adottati tramite Anbamed e ACM.</p>
<p><b>Genocidio a Gaza</b></p>
<p>Stamattina, l’esercito israeliano ha ucciso una coppia e i loro quattro figli minori (di 12, 11, 9 e 5 anni), bombardando la loro abitazione con un drone a Gaza City. Nell’attacco sono morti tutti e sei i membri della famiglia Al Masri: Firas (padre) e Salsabil (madre), entrambi trentatreenni; Amira (5 anni), Salma (9), Ferial (11) e Naim (12).</p>
<p>Secondo fonti mediche, otto palestinesi sono stati uccisi e oltre venti feriti dalle forze di occupazione israeliane nella Striscia di Gaza durante la giornata di ieri, lunedì. Gli attacchi hanno interessato diverse aree, dal nord al sud della Striscia. Una fonte dell’ospedale Al-Shifa ha riferito che tre palestinesi, tra cui due donne, sono stati uccisi e altri feriti in un raid aereo israeliano sul campo profughi di Jabalia.</p>
<p>In precedenza, un raid aereo israeliano aveva colpito un veicolo nella zona di Al-Mawasi a Khan Younis, nel sud di Gaza, uccidendo almeno quattro persone e ferendone altre. I feriti sono stati inizialmente trasportati all’ospedale da campo britannico, per poi essere trasferiti in altri ospedali a causa dell’elevato numero di vittime.</p>
<p>Nostri contatti hanno riferito che un attacco in via Al-Jalaa a Gaza City ha causato diversi feriti. Hanno osservato che, secondo le équipe mediche dell’ospedale Al-Saraya della Mezzaluna Rossa Palestinese e dell’ospedale Al-Shifa, i bambini e le donne sono stati i più colpiti dall’attacco.</p>
<p>L’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa ha riferito che un uomo palestinese è stato ucciso quando un drone israeliano ha colpito una bicicletta in via Salah al-Din, nel centro di Gaza.</p>
<p>Un altro raid aereo israeliano ha preso di mira un veicolo civile in via Al-Jalaa, una delle arterie più trafficate della città, provocando diversi feriti. Il veicolo è stato completamente avvolto dalle fiamme.</p>
<p>Le ambulanze che si sono precipitate sul posto per trasportare i feriti, sono state prese di mira da un secondo attacco. È la tecnica del doppio attacco per uccidere anche soccorritori.</p>
<p>A Gaza non c’è nessun Cessate il fuoco.</p>
<p><b>Cisgiordania</b></p>
<p>All’alba di oggi, martedì, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione nella città di Ariha (Gerico), in Palestina. Ieri, diverse aree della Cisgiordania sono state teatro di una serie di movimenti militari israeliani e attacchi da parte dei coloni, in un contesto di crescente tensione per la sicurezza in diverse città e villaggi palestinesi.</p>
<p>Nella città di al-Bireh, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione e si sono schierate in diversi quartieri della città.</p>
<p>Nel villaggio di Kisan, a est di Betlemme, le forze di occupazione hanno condotto un’incursione, perquisendo diverse abitazioni e arrestando cinque palestinesi, tra cui due bambini.</p>
<p>Nei pressi del villaggio di Al-Lubban ash-Sharqiya, a sud di Nablus, nostri contatti ci hanno riferito che i coloni hanno intercettato un camion per il trasporto di acque reflue e ne hanno arrestato l’autista. Durante gli scontri che ne sono seguiti, prima dell’arrivo delle forze di occupazione israeliane, sono stati fermati anche più di dieci giovani. Le fonti hanno indicato che l’esercito israeliano ha trattenuto diversi di questi giovani per ore dopo il suo intervento nella zona. Nessuno degli aggressori coloni ebrei israeliani è stato fermato.</p>
<p>Le forze israeliane hanno fatto irruzione nella città di Turmus Ayya, a nord-est di Ramallah, hanno compiuto rastrellamenti perquisendo diverse abitazioni e sequestrando le registrazioni delle telecamere di sorveglianza.</p>
<p>Questi sviluppi si sono verificati nel contesto delle continue incursioni israeliane nelle città e nei villaggi della Cisgiordania, unitamente alle crescenti denunce palestinesi di attacchi da parte dei coloni contro i nativi e le loro proprietà, incursioni che stanno ulteriormente esacerbando le tensioni in tutta la Palestina occupata.</p>
<p><b>Libano</b></p>
<p>Il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato l’avvio di “operazioni pilota” in tre città del Libano, in attuazione degli accordi raggiunti tra Beirut e Tel Aviv mediato da Washington. Le città interessate sono Frun, Srifa e Zawtar al-Gharbiya, ma non sono tutte sotto occupazione militare degli invasori.</p>
<p>L’attuazione dell’accordo è inoltre legata all’assunzione da parte dell’esercito libanese della piena responsabilità della sicurezza in tali aree, nonché al disarmo dei gruppi armati, un chiaro riferimento a Hezbollah. Tuttavia, l’accordo annunciato non include una tempistica specifica per il completamento del ritiro israeliano.</p>
<p>L’esercito israeliano ha dichiarato che il ritiro comincerà quando sarà neutralizzato il pericolo. L’esercito israeliano insieme a quello libanese e a militari Usa sorveglierà le operazioni future in queste tre zone. “agiremo con fermezza contro qualsiasi violazione”.</p>
<p>Infatti, Israele non ha cessato gli attacchi con artiglieri e con droni contro diverse città e villaggi libanesi, oltre al proseguimento delle demolizioni di case a Kafr Tebnit. Nella provincia di Sour (Tiro), droni israeliani hanno bombardato la cittadina di Al-Mansouri e sulla capitale Beirut è stato registrato il volo di ricognizione di droni israeliani.</p>
<p>La poesia di <strong>Tawfiq Zayyad</strong>, grande poeta palestinese del secolo scorso, scomparso il 5 luglio 1994, un cui verso recita <i>“questo popolo ha sette anime, ogni volta che muore, rinasce più giovane e bello”</i>, nel 1977 è stato interpretato da <strong>Demetrio Stratos</strong> con <strong>Giulio Stocchi</strong> e <strong>Gaetano Liguori</strong>.</p>
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<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/anbamed/">ANBAMED</a></p>]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/07/liberta-per-abu-safiya-e-palestinesi-detenuti-in-israele/</link>
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            <category><![CDATA[contenuti originali]]></category>
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            <category><![CDATA[diritti umani]]></category>
            <category><![CDATA[prigionieri palestinesi]]></category>
            <category><![CDATA[abu safiya]]></category>
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            <category><![CDATA[dottor abu safiya]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 18:38:13 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Ombre israeliane sui “soldati del papa”]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Nel 2025 un’azienda romana – <strong>Selenia 2000 Srl, con sede a San Cesareo</strong> – ha fornito alla Città del Vaticano 100 pistole Glock cal. 9×19 parabellum modello G19 GEN5, dieci torce tattiche a luce visibile-non visibile X300 per dirigere il tiro e otto <strong>visori notturni binoculari BNVD AN/PVS-31, prodotti dalla multinazionale americana L3Harris Technologies</strong> e di solito utilizzati dalle forze speciali. Nello stesso ordinativo – autorizzato dalle autorità italiane ai sensi della Legge 185, come dovrebbe avvenire per ogni transito di armamenti attraverso il territorio italiano verso un paese terzo – erano compresi alcuni ricambi per la mitragliatrice media FN MAG cal. 7,62×51 e per la mitragliatrice leggera Minimi in due calibri, 5,56 e 7,62, armi queste di esclusivo impiego militare, cioè da guerra. In totale circa 50.000 euro di materiale.</p>



<figure><img src="https://www.weaponwatch.net/wpww/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-07-20-alle-20.34.38.jpg">I visori Binocular Night Vision Device (BNVD) AN/PVS-31A [evidenziati in rosso] come si presentano nel sito web di L3Harris (<a href="https://www.l3harris.com/all-capabilities/binocular-night-vision-device-bnvd-an-pvs-31">https://www.l3harris.com/all-capabilities/binocular-night-vision-device-bnvd-an-pvs-31</a> ).</figure>



<p>Selenia 2000 Srl è <strong>una piccola ma redditizia azienda commerciale e di rappresentanze</strong>, con una dozzina di dipendenti. Opera dal 1992 e negli anni si è saputa ritagliare una propria specializzazione di mercato nell’optoelettronica e nel machine vision, attrezzature che ha anche fornito al Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali e in particolare al 9° Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin” di Livorno. È infatti rappresentante esclusiva per l’Italia della società svizzera Safran Vectronix, oltre che dell’americana L-3 Warrior Systems – Insight Technology Division e di numerose altre aziende estere.</p>



<p></p>



<p><strong>Nel 2025 il fatturato annuo ha superato i 30 milioni di euro, con un utile di 6,57 milioni di euro, pari al 21% del fatturato</strong>, una percentuale ragguardevole. Da qualche anno si è trasferita dalla vecchia sede romana in zona Tuscolana in un nuovo e più ampio capannone nell’area artigianale di San Cesareo, nei pressi della diramazione Roma Sud della A1. Alla guida dell’azienda sono Giuseppe e Pietro Di Rocco, fondatori e attuali CEO, coadiuvati dalla seconda generazione famigliare (Giacomo, Giovanni e Giulia Di Rocco detengono ciascuno un quarto del capitale della Srl).</p>



<p></p>



<p>Selenia 2000 negli ultimi anni si è aggiudicata numerosi bandi per forniture alla pubblica amministrazione. Secondo la Relazione annuale al parlamento è tra i primi dieci importatori italiani di armamenti, tuttavia mantiene un profilo molto discreto, non ha un sito web, i suoi esponenti non sono presenti sui social e nelle associazioni di categoria, con l’eccezione dell’<strong>iscrizione ad AIAD</strong>, la Federazione delle aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza, a partire dall’ottobre 2020.</p>



<figure><img src="https://www.weaponwatch.net/wpww/wp-content/uploads/2026/07/Schermata-2026-07-21-alle-11.34.36.jpg">La scheda tecnica pubblicata dal &nbsp;Comando delle Forze Speciali dell’Esercito (COMFOSE)<br>&nbsp;relativa al visore Smash 3000 prodotto dall’israeliana Smart Shooter e venduto in Italia da Selenia 2000.</figure>



<p>Di recente, però, la sua immagine discreta è stata messa in discussione. <strong>Un’interpellanza parlamentare presentata nel novembre 2024 dal M5S </strong>(firmatari Marco Pellegrini, Bruno Marton e Stefania Ascari) ha rivelato che Selenia 2000 ha fornito l’esercito italiano di puntatori elettronici per i fucili d’assalto delle forze speciali <strong>prodotti dalla società israeliana Smart Shooter,</strong> di cui la stessa Selenia 2000 è rappresentante per l’Italia. Molte fonti, tra cui Who profits?, indicano che i dispositivi elettronici dotati di IA prodotti da Smart Shooter sono stati <strong>impiegati in crimini di guerra compiuti dalle IDF nella Striscia di Gaza</strong> dopo il 7 Ottobre 2023. In particolare ci sono molte testimonianze che droni armati di Smart Shooter sono stati utilizzati per colpire civili già feriti, in particolare bambini, e soccorritori (cfr. la deposizione del dr. Nizam Mamode di fronte a una commissione del parlamento britannico <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c7893vpy2gqo">https://www.bbc.com/news/articles/c7893vpy2gqo</a> ).</p>



<p></p>



<p>Viene da chiedersi, come hanno fatto i deputati M5S nell’interrogazione, se sia opportuno per le forze armate italiane servirsi di <strong>attrezzature militari utilizzate dai soldati delle IDF e testate sul campo da Small Shooter ai danni della popolazione civile palestinese.</strong> E ancor più chiedersi se sia opportuno che i “soldati del papa” siano dotati di dispositivi <strong>forniti da un’azienda italiana con così profondi legami commerciali con le aziende israeliane più implicate nei crimini di guerra contro civili inermi. </strong>Tanto più che la stessa<strong> L3Harris, produttrice dei visori notturni per le guardie svizzere, fornisce a Israele</strong> sistemi di rilascio di bombe, utilizzati sui caccia F-35 impiegati nei bombardamenti nella Striscia di Gaza, e ha firmato importanti accordi commerciali con l’industria aerospaziale israeliana, in particolare con IAI Israel Aerospace Industries.</p>]]></description>
            <link>https://www.weaponwatch.net/2026/07/21/ombre-israeliane-sui-soldati-del-papa/</link>
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            <category><![CDATA[senza categoria]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 18:35:46 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[SUPERANTò DJ Set]]></title>
            <description><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><strong><img src="https://www.forteprenestino.net/images/DJ_CUFFIE.png">VENERDì 24 LUGLIO 2026</strong></span><br><span style="font-size: 14pt;"><strong>SUPERANTò DJ Set - Elettro Queer</strong></span></p>
<p>dalle22:00</p>
]]></description>
            <link>https://www.forteprenestino.net/attivita/3670-superanto-dj-set</link>
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            <category><![CDATA[in evidenza]]></category>
            <category><![CDATA[attività]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 18:28:20 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Antigone: “Sulla nuova disciplina dello ‘scudo’ va sollevata una questione di costituzionalità”]]></title>
            <description><![CDATA[<p>L’associazione per i diritti e le garanzia del sistema penale oggi dichiara: “La morte di Abderrahim Fakir durante un intervento di polizia impone una riflessione sulla nuova norma, voluta all’interno del <strong>decreto sicurezza</strong>, che introduce un regime differenziato per chi è coinvolto in un fatto di reato in presenza di una presunta causa di giustificazione”.</p>
<p>“Le immagini circolate e le informazioni finora emerse richiedono un accertamento completo e rigoroso di quanto accaduto – spiega Antigone – Ma proprio questo caso rende evidente un problema più generale: in uno Stato di diritto la legge deve essere uguale per tutti. La nuova disciplina introdotta dal <strong>cosiddetto “scudo penale”</strong> prevede che, quando il pubblico ministero ritiene evidente la presenza di una causa di giustificazione, la persona coinvolta non venga automaticamente iscritta nel registro degli indagati, ma in un apposito registro delle annotazioni preliminari. È il meccanismo applicato dalla Procura di Bologna nel caso della morte di Fakir, con l’iscrizione di sei persone coinvolte nelle diverse fasi dell’intervento”.</p>
<p>«Il punto non è stabilire oggi se qualcuno abbia commesso un reato, né sostituirsi alla magistratura nell’accertamento dei fatti – dichiara il presidente di Antigone, <strong>Patrizio Gonnella</strong>&nbsp;– Il punto è chiedersi se sia compatibile con i principi costituzionali che, a parità di fatto e di possibile responsabilità penale, l’accesso alla giustizia e l’avvio degli accertamenti possano essere disciplinati diversamente sulla base della professione svolta dalla persona coinvolta o della presunta presenza di una causa di giustificazione. La legge deve essere uguale per tutti:<strong> non può esistere un diritto penale con percorsi diversi a seconda di chi è coinvolto</strong>».</p>
<p>“La questione è particolarmente delicata quando l’intervento riguarda rappresentanti dello Stato e persone sottoposte a una misura coercitiva – precisa il comunicato di Antigone – In questi casi, l’obbligo di accertare pienamente quanto accaduto non può essere indebolito da una disciplina che introduca, già nella fase iniziale, una differenza di trattamento rispetto alle regole ordinarie. La nuova normativa solleva dunque seri dubbi di compatibilità con i <strong>principi costituzionali</strong> <strong>di uguaglianza e di obbligatorietà dell’azione penale</strong>, oltre che con l’esigenza di garantire un accertamento effettivo e imparziale dei fatti quando una persona muore durante un intervento delle forze dell’ordine”.</p>
<p>«Per questo&nbsp; riteniamo che, nel primo caso concreto in cui la nuova disciplina viene applicata, debba essere valutata seriamente la possibilità di sollevare una questione di legittimità costituzionale – conclude Patrizio Gonnella – Non si tratta di mettere in discussione il ruolo delle forze dell’ordine, né di presumere la responsabilità degli agenti. Al contrario: uno Stato democratico tutela le proprie istituzioni proprio attraverso regole chiare, uguali per tutti e capaci di garantire accertamenti indipendenti e completi. Non esistono persone più o meno degne di tutela a seconda della loro professione, della loro cittadinanza, della loro storia personale. Per questo <strong>chiediamo che le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir procedano con la massima completezza e trasparenza</strong> <strong>e che, nel corso del procedimento, venga valutata la legittimità costituzionale della nuova disciplina dello “scudo penale”</strong>. La legge deve essere uguale per tutti. Sempre».</p>
<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/redazione-italia/">Redazione Italia</a></p>]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/07/antigone-sulla-nuova-disciplina-dello-scudo-va-sollevata-una-questione-di-costituzionalita/</link>
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            <category><![CDATA[stato di diritto]]></category>
            <category><![CDATA[associazione antigone]]></category>
            <category><![CDATA[decreto sicurezza]]></category>
            <category><![CDATA[diritti umani]]></category>
            <category><![CDATA[scudo penale]]></category>
            <category><![CDATA[comunicati stampa]]></category>
            <category><![CDATA[non discriminazione]]></category>
            <category><![CDATA[abderrahim fakir]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 17:20:55 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Potere al Popolo: “Valuteremo con i nostri legali ogni iniziativa necessaria”]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Solo qualche imbecille può pensare che le minacce arrivate a l’eurodeputata Moretti siano opera nostra…</p>
<p>Ma poi, su vaccini e difesa dei migranti?</p>
<p>La semplice apposizione del nostro nome in calce a una lettera non dimostra evidentemente alcun legame con la nostra organizzazione che, come tutti sanno, ha posizioni opposte a quelle delle farneticazioni fascistoidi della lettera minatoria”.</p>
<p>Potere al Popolo agisce sempre alla luce del sole. Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo, criticando e denunciando ciò che non va in questo Paese e che da decenni fa sì che lavoratori e lavoratrici continuino a essere impoveriti. Stiamo valutando con i nostri legali ogni iniziativa necessaria a tutela del nostro nome e della nostra comunità.</p>
<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/potere-al-popolo/">Potere Al Popolo</a></p>]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/07/potere-al-popolo-minacce-a-moretti/</link>
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            <category><![CDATA[politica]]></category>
            <category><![CDATA[potere al popolo]]></category>
            <category><![CDATA[comunicati stampa]]></category>
            <category><![CDATA[cronaca]]></category>
            <category><![CDATA[scandali]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 16:53:11 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[PAK: L’Iran ha utilizzato fosforo bianco proibito]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Il PAK ha affermato che il corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) ha utilizzato fosforo bianco nell’attacco con droni contro la Regione del Kurdistan.</p>
<p>Il Partito per la libertà del Kurdistan (PAK) ha rilasciato una dichiarazione sull’attacco con droni iraniani contro le basi dei Peshmerga nella Regione del Kurdistan. In una dichiarazione pubblicata sulla sua piattaforma social, il PAK ha affermato che il corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) ha utilizzato armi ed esplosivi proibiti contenenti fosforo bianco nell’attacco con droni.</p>
<p>Il comunicato afferma che gli esami medici effettuati su nove combattenti Peshmerga feriti, unitamente a una valutazione dei danni causati dall’attacco avevano evidenziato effetti diffusi, incontrollati e distruttivi.</p>
<p>Aggiunge inoltre: “Le prove rinvenute nella vegetazione del sito colpito hanno confermato che i droni suicidi della Repubblica islamica dell’Iran trasportavano la sostanza proibita fosforo bianco”.</p>
<p>Il comunicato sottolinea che l’uso di tali esplosivi, che causano danni crudeli, letali e irreversibili alla salute umana e all’ambiente, costituisce una chiara violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale umanitario (le Convenzioni di Ginevra) e del divieto di utilizzo di armi proibite.</p>
<p>La dichiarazione invita il Segretario generale delle Nazioni Unite, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) e tutte le organizzazioni competenti per i diritti umani ad avviare immediatamente procedimenti legali decisivi per ritenere l’Iran responsabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.retekurdistan.it/2026/07/21/pak-liran-ha-utilizzato-fosforo-bianco-proibito/">PAK: L’Iran ha utilizzato fosforo bianco proibito</a> proviene da <a href="https://www.retekurdistan.it">Retekurdistan.it</a>.</p>]]></description>
            <link>https://www.retekurdistan.it/2026/07/21/pak-liran-ha-utilizzato-fosforo-bianco-proibito/</link>
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            <category><![CDATA[iran]]></category>
            <pubDate>Tue, 21 Jul 2026 16:45:03 GMT</pubDate>
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