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            <title><![CDATA[No title]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Digital Zine Directory</p><p>this is a wiki directory for digital zines and digital zine collections/archives! please add any/all digital zines or zine collections you know about to the list! the more the merrier.</p><p><a href="https://links.grafton9.net/56a30370ec2d/" target="_blank"><span>https://</span><span>links.grafton9.net/56a30370ec2</span><span>d/</span></a></p><p><a href="https://post.lurk.org/tags/zines">#<span>zines</span></a></p>]]></description>
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            <category><![CDATA[zines]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 13:21:38 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[[2026-10-28] La GenZ vuole TUTTO @ La Sapienza Università]]></title>
            <description><![CDATA[<h3>La GenZ vuole TUTTO</h3><strong>La Sapienza Università - Piazzale Aldo Moro, 5, 00185 Roma RM, Italia</strong><br>(mercoledì, 28 ottobre 17:00)<br><img src="https://roma.convoca.la/media/038ecdc5f2dca24ad09047d28ce17e93.jpg"><p>🏴‍☠️ <strong>La GenZ vuole tutto!</strong> 🏴‍☠️</p><p>Presentazione dell'ultimo numero di Jacobin Italia</p><p>📆 <u>28 ottobre, h 17</u></p><p>📍<u>Sapienza, scalone del Rettorato</u></p><p>C’è una generazione che è nata sotto le macerie della modernità: non si sa bene cosa sia, non si capisce quali maestri abbia, ma é chiaro cosa vuole: tutto.</p><p>Tutto quello che le è stato rubato, tutto quello che le è stato promesso ma non si è mai realizzato: una vita bella, fuori dalla precarietà, fuori dall'emergenza, fuori dalla catastrofe. Ma ora che ne siamo ancora dentro, sentiamo il bisogno impellente di organizzarci dal qui e ora per abitare un mondo diverso.</p><p>Dalle mobilitazioni per il clima alla solidarietà con la resistenza palestinese; dalle periferie alle zone sacrificate, c’è una generazione che dalla necessità ha imparato a lottare, a ricomporsi, a rialzare la testa.</p><p>Il futuro è nostro e ce lo riprendiamo.</p><p>Ci vediamo il 28 ottobre per parlare insieme di tutto questo.</p>]]></description>
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            <category><![CDATA[lotte sociali]]></category>
            <category><![CDATA[ecologismo]]></category>
            <category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
            <category><![CDATA[genz]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 12:44:27 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Un convegno a Montabone: lavoro, salute e inclusione]]></title>
            <description><![CDATA[<p>La tavola rotonda promossa dall’Associazione Nazionale a Sostegno dei Lavoratori Fragili e con Disabilità APS ha visto istituzioni e professionisti a confronto sui diritti delle persone fragili e con disabilità e posto al centro la dignità della persona, la tutela della salute e il diritto a un lavoro sicuro e inclusivo</p>
<p>La tutela della salute, il diritto al lavoro e l’inclusione delle persone fragili e con disabilità sono stati al centro della tavola rotonda «Lavoro, salute e inclusione: esperienze, diritti e prospettive», svoltasi venerdì 23 ottobre 2026 nella Sala Consiliare del Comune di Montabone.</p>
<p>L’iniziativa, promossa dall’Associazione Nazionale a Sostegno dei Lavoratori Fragili e con Disabilità APS,<br>
con il patrocinio del Comune di Montabone (Asti), ha offerto un’occasione di ascolto e confronto tra istituzioni,<br>
professionisti, rappresentanti del mondo associativo e cittadini.</p>
<p>La serata è stata dedicata, con profondo affetto e riconoscenza, alla memoria di Carla Maria Caccia Antori,<br>
cofondatrice dell’Associazione, che ha condiviso con il figlio Silvano il percorso iniziale da cui è nato il<br>
progetto associativo.</p>
<p>LA DIGNITÀ DELLA PERSONA PRIMA DI OGNI CONDIZIONE DI FRAGILITÀ<br>
Nel suo intervento, il presidente, fondatore e legale rappresentante dell’APS, Silvano Antori, ha ripercorso<br>
le ragioni che hanno portato alla costituzione dell’Associazione, sottolineando la necessità di superare una<br>
visione della fragilità che rischia di identificare una persona esclusivamente con la propria condizione di<br>
salute.<br>
Uno dei punti centrali del suo discorso ha riguardato il rapporto tra lavoratore, mansioni e ambiente di<br>
lavoro.</p>
<p>«Non dobbiamo partire dall’idea che sia la persona fragile a non andare bene per il posto di lavoro.<br>
Dobbiamo prima chiederci se quel posto di lavoro, con i suoi rischi e la sua organizzazione, sia adatto a<br>
tutelare anche quella persona», ha affermato Antori.</p>
<p>Un principio che richiama l’importanza di valutare le singole situazioni, considerando le condizioni di salute,<br>
le caratteristiche delle mansioni, l’organizzazione del lavoro e le possibili misure di prevenzione e tutela,<br>
con il coinvolgimento delle figure competenti.</p>
<p>ASSOCIAZIONE NAZIONALE A SOSTEGNO DEI LAVORATORI FRAGILI E CON DISABILITÀ APS</p>
<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/redazione-italia/">Redazione Italia</a></p>]]></description>
            <link>https://www.pressenza.com/it/2026/10/un-convegno-a-montabone-lavoro-salute-e-inclusione/</link>
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            <category><![CDATA[diritti umani]]></category>
            <category><![CDATA[lavoratori disabili]]></category>
            <category><![CDATA[comunicati stampa]]></category>
            <category><![CDATA[non discriminazione]]></category>
            <category><![CDATA[associazione nazionale a sostegno dei lavoratori fragili e con disabilità]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 12:15:02 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Decrescita e rifiuto del potere]]></title>
            <description><![CDATA[<p>In Metapolitica della decrescita (Eleuthera), Serge Latouche ragiona sulla relazione tra decrescita e concetti come bene comune, economia solidale, sobrietà, pluriversalismo, pedagogia delle catastrofi, ma il volume si apre con un capitolo coraggioso sulla democrazia. L’orizzonte di senso, in un tempo contraddistinto da populismi e regimi autoritari o dall’esaltazione per le primarie, è quello della democrazia diretta capace di battere sentieri inediti. </p>
<p>Latouche, parlando di autorganizzazione in basso che non aspira a impadronirsi dello Stato, richiama, ad esempio, l’esperienza delle comunità zapatiste ma anche quelle aymara, che il mondo ha conosciuto vent’anni fa con la straordinaria lotta per l’acqua di Cochabamba, riconoscendo importanti affinità con la resistenza gandhiana del satyāgraha (disobbedienza passiva) e del swaraj (autogoverno). “Il rifiuto del potere – scrive – è il modo in cui si esprime la forza dei poveri”. Quanto è profondo il bisogno di cambiare la direzione del nostro sguardo.</p>
<p>La «conversione» massiva del popolo alla decrescita – che resta l’obiettivo degli obiettori di crescita – rappresenta un punto di forza, ma in quanto «potere di» (auctoritas) e non in quanto «potere su» (potestas). I partiti politici pos­sono eventualmente appropriarsi, in tutto o in parte, del progetto e proporre un loro programma e calendario.</p>
<p>Ma dal momento che l’esercizio del potere è di per sé un tra­dimento dell’utopia, si tratta innanzitutto di ottenere dai governanti in carica (quali che siano) il rispetto della volontà del popolo decrescente, non di prendere il suo posto. Non è lo Stato in sé che ci interessa, ma il potere e la dialettica del potere e del contropotere. Detto altrimenti,<strong> la decrescita non mira alla presa di potere</strong>, ma ad avere una presa sul potere.</p>
<p>A nostro avviso, <strong>questa «rivoluzione nella rivoluzione» è stata tentata dal movimento zapatista</strong> in Chiapas. Già dalla prima Dichiarazione della Selva Lacandona, l’Ezln (Ejército zapatista de liberación nacional) rigetta la presa del potere da parte dell’armata rivoluzionaria. Il che segna una prima rottura con la tradizione latinoamericana, rottura che sarà approfondita in seguito, come lo confermano le numerose dichiarazioni degli zapatisti.</p>
<p>Questa nuova visione ha così tracciato la via per tutta una serie di cambiamenti in America Latina che potreb­bero segnare, nei decenni a venire, il destino dell’umanità. <strong>La si ritrova anche nei portavoce aymara che hanno portato avanti la guerra dell’acqua nell’aprile del 2000 a Cochabamba</strong>. Secondo Oscar Olivera:</p>
<p>«L’esperienza di Cochabamba dimostra che possiamo cambiare il mondo in cui viviamo a partire dalla base, senza fondare un par­tito, senza vincere le elezioni e senza prendere il potere, solo recuperando la nostra ‘voce’ e superando le nostre ‘paure’».</p>
<p><strong>Il rifiuto del potere è il modo in cui si esprime la forza dei poveri</strong> con l’intento di farsi sentire senza correre il rischio di essere traditi. <strong>Ed era appunto questa la strategia gandhiana del satyāgraha e del swaraj – resistenza/disobbedienza passiva e autogoverno</strong> – che il Partito del Congresso non ha seguito e che Nehru si è affrettato ad abbandonare. Questo rifiuto del potere avvicina il progetto della decre­scita all’anarchia, ma qui, a differenza di quest’ultima, non si tratta del rifiuto, per principio, di qualsiasi potere, bensì del rifiuto di esercitarlo in nome del progetto utopico.</p>
<p>Il che si ricollega tanto all’idea di Claude Lefort secondo cui il potere non è da prendere, ma da contestare, quanto a certe analisi del filosofo Giorgio Agamben (“La potenza destituente – dice Agamben in un’intervista al quotidiano tedesco Die Zeit del 2015 – deve inventare strategie alternative, la cui definizione sarà il compito della politica a venire. Un potere che sia rovesciato da una violenza costituente tornerà facilmente sotto un’altra forma nell’incessante, desolata, chiusa dialettica tra potere costituente e potere costituito, violenza che fonda il diritto e violenza che lo conserva”).</p>
<p>Il compito della società civile, secondo il movimento della decrescita, dovrebbe quindi consistere nel controllare il potere e nell’esercitare su di esso le pressioni necessarie per ottenere l’accoglimento delle rivendicazioni popolari. Di conseguenza, <strong>si tratta di ripensare l’organizzazione poli­tica costruendola a partire dalla società </strong>stessa. Come precisa Jérôme Baschet (in La scintilla zapatista),</p>
<p>«L’idea di autonomia non esprime altro che questa logica di autonomizzazione e auto-organiz­zazione della società; il che non significa che quest’ultima s’impadronisca dello Stato, né che questo scompaia com­pletamente […] così si avrebbe, da un lato, un apparato statale che la società controlla dall’esterno, costringendolo a obbedirle; dall’altro, l’auto-organizzazione della società che costruisce da sé e dal basso nuove forme di potere».</p>
<p><strong>Nel progetto zapatista ritroviamo la preoccupazione – che condividiamo – di conciliare la concretezza della spe­cificità locale con la visione di un mondo al tempo stesso unico e plurale. In altre parole: «Costruire un mondo in cui molti mondi abbiano il loro posto»</strong> (subcomandante Marcos, 2009). Se a livello locale il funzionamento dell’autonomia è relativamente agevole, la sfida più ardua sarà sempre quella di impedire l’ingerenza abusiva delle istanze superiori che operano necessariamente più lontane dal controllo della base. Il funzionamento di tali istanze superiori, in questo contesto, fa riemergere la problematica secolare del «buon governo» nel senso tecnico del termine, ovvero la guida della nave che trasporta l’intera società nella direzione del bene comune.</p>
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<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/comune-info/">Comune-info</a></p>]]></description>
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            <category><![CDATA[politica]]></category>
            <category><![CDATA[economia]]></category>
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            <category><![CDATA[ezln (esercito zapatista di liberazione nazionale)]]></category>
            <category><![CDATA[metapolitica della decrescita di latouche]]></category>
            <category><![CDATA[satyagraha]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 12:02:25 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[fratelli siam(co)esi 737: monte, manovre, merci, maremoto, mossad.]]></title>
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            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 12:01:53 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Messico, la rivolta per il diritto all’acqua]]></title>
            <description><![CDATA[<p>“Alloggio”, “Sanità”, “Istruzione pubblica”, “Fermare il genocidio” sono alcuni degli slogan che hanno inondato le strade nelle ultime settimane. Decine di migliaia di giovani di diversi paesi si manifestano nella sfera pubblica per cause contestualmente diverse, ma che convergono nell’esigenza di protezione dei loro diritti fondamentali. Un elemento trasversale e notevole delle recenti mobilitazioni avvenute nelle città di Spagna, Francia, Albania e Italia, è la denuncia collettiva di un sistema anacronistico, incapace di garantire le condizioni presupposte nella idea di dignità umana. La attuale pluralità dei repertori di protesta si scontra con le classiche tattiche di delegittimazione mediatica, l’allestimento di scene scandalose dai noti blocchi neri (black bloc) e un uso sproporzionato della forza da parte della polizia.</p>
<p>Tuttavia, non si tratta di un fenomeno strettamente europeo. Contemporaneamente, la terza metropoli più estesa del Messico sta attraversando una delle sue maggiori crisi di governabilità nella storia recente. <strong>La Zona Metropolitana di Guadalajara in Jalisco economicamente rappresenta approssimativamente il 5% del PIL del paese ed è una delle aree più popolate del Messico</strong>. Soltanto quest’anno, è stata una delle sedi del mondiale di calcio in mezzo a scandali di corruzione; sono state scoperte quasi 500 borse piene di resti umani di persone scomparse nelle vicinanze dello stadio mundialista<a href="https://comune-info.net/2026/10/22/messico-la-rivolta-per-il-diritto-allacqua/#_edn1"><strong>[i]</strong></a>; e la riconfigurazione del Cartel Jalisco Nueva Generación (CJNG) dopo la caduta del suo capo “El Mencho”, considerato dalle autorità statunitensi uno dei gruppi criminali più pericolosi a livello mondiale.</p>
<p><strong>All’inizio di questo mese, centinaia di migliaia di famiglie della Zona Metropolitana di Guadalajara hanno iniziato a ricevere nelle loro case acqua contaminata.</strong> Studi rivelano che il sistema di distribuzione dell’acqua che rifornisce centinaia di località contiene metalli neurotossici come mercurio, piombo, rame e alluminio, e persino feci umane<a href="https://comune-info.net/2026/10/22/messico-la-rivolta-per-il-diritto-allacqua/#_edn2">[ii]</a>.</p>

<figure><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2026/10/234142344-1-1024x683.jpg">Foto di: &nbsp;Alejandro de la Torre&nbsp;@alegan_dro&nbsp;</figure>

<p>Da settimane, il liquido che sgorga dai bagni, dalle cucine o dai lavandini in buona parte delle case jalisciensi spicca per il suo fetore e un colore che varia tra il giallo, il marrone e persino il nero.</p>
<p><strong>L’11 ottobre, migliaia di cittadini hanno manifestato</strong> chiedendo alle autorità una riparazione immediata dei sistemi di purificazione e approvvigionamento dell’acqua. Testate giornalistiche hanno definito questa una manifestazione intergenerazionale poiché, data la generalità della crisi, si è resa palese una pluralità di manifestanti, da <strong>famiglie con bambini, giovani, lavoratori e anziani</strong><a href="https://comune-info.net/2026/10/22/messico-la-rivolta-per-il-diritto-allacqua/#_edn3">[iii]</a>.</p>
<p><strong>La risposta del governo è stata durissima. </strong>Di fronte a una manifestazione pacifica, la polizia ha reagito con gas lacrimogeni, manganellate, infiltrazione di black bloc, pietre e, come se non bastasse, acqua a pressione. Non contenti di ciò, 39 persone sono state prelevate da elementi della polizia e imprigionate fuori dal processo. A seguito della pressione cittadina sui social e da parte di organizzazioni per i diritti umani, della divulgazione di video delle detenzioni arbitrarie e persino della richiesta da parte della stessa presidente della Repubblica, Claudia Sheinbaum, i cittadini sono stati liberati. Alcune di queste vittime di detenzione illegale hanno documentato di essere state umiliate e aggredite dalle autorità.</p>
<p>Il governatore di Jalisco, Pablo Lemus, in diversi mezzi di comunicazione, ha rilasciato dichiarazioni contraddittorie. Da un lato, ha criminalizzato duramente le proteste; dall’altro, ha ammesso che gli schieramenti di brutalità poliziesca sono stati errori condannabili di alcuni agenti. E, quando è stato interrogato sulla soluzione del problema dell’acqua, le sue risposte sono state ugualmente erratiche. Ha segnalato che il problema della contaminazione era noto al governo da più di un decennio; ha riconosciuto che l’infrastruttura è obsoleta; e, come prima soluzione, ha ordinato una chiusura parziale del sistema idrico, allo scopo di limitare il passaggio di acqua contaminata. Tuttavia, <strong>le vere cause, che sono più di 70 scarichi illegali di acque reflue nella diga Las Pintas, continuano a essere trascurate</strong><a href="https://comune-info.net/2026/10/22/messico-la-rivolta-per-il-diritto-allacqua/#_edn4">[iv]</a>.</p>
<p>D’altro canto, gli attivisti denunciano che la negligenza nel trattamento dell’acqua fa parte di <strong>una strategia per privatizzarla</strong> in combutta con l’azienda israeliana Mekorot, responsabile operativo dell’apartheid idrico. La pressione è stata tale che lo stesso Lemus è stato costretto a promettere pubblicamente che non consegnerà l’acqua di Jalisco a imprese israeliane<a href="https://comune-info.net/2026/10/22/messico-la-rivolta-per-il-diritto-allacqua/#_edn5">[v]</a>.</p>

<figure><img src="https://comune-info.net/wp-content/uploads/2026/10/Ciudadanos_jaliscienses_con_la_rodilla_en_suelo_frente_a_Casa_Jalisco_-_Megamarcha_por_el_agua_-_Guadalajara_02-1024x683.jpg">Foto <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Salvador_alc">Salvador alc</a> C<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/en:Creative_Commons">reative Commons</a> Attribution 4.0 International</figure>

<p>È importante sottolineare che sia lo Stato di Jalisco che la città di Guadalajara sono governati dal partito di opposizione Movimiento Ciudadano, essendo uno dei pochi bastioni elettorali non ancora conquistati dal partito egemonico (Morena), motivo per cui lo scontro partitico persiste. A ciò si aggiunge che, nelle elezioni di metà mandato del 2027, saranno in gioco 125 comuni di Jalisco, il che delinea un panorama estremamente complesso per la risoluzione del problema dell’acqua.</p>
<p>La repressione dell’11 ottobre non ha smorzato del tutto gli animi di protesta. <strong>Soltanto una settimana dopo si è tenuta una seconda manifestazione</strong> a cui ha partecipato un numero approssimativo di dieci mila persone, in maggioranza giovani<a href="https://comune-info.net/2026/10/22/messico-la-rivolta-per-il-diritto-allacqua/#_edn6">[vi]</a>. Guadalajara si unisce al novero di città del mondo in cui i giovani difendono i loro diritti fondamentali dai “poteri selvaggi”, come li chiama Luigi Ferrajoli.</p>
<p>Sebbene sia vero che i repertori di protesta possano destare sfiducia in frazioni della cittadinanza, la verità è che la resistenza e la disobbedienza civile fanno parte della vita democratica e fungono da leva di emergenza quando la rappresentanza politica è cooptata o si rifiuta di ascoltare. Per migliaia di giovani questo è il loro rito di passaggio alla sfera pubblica, e se le generazioni che ci succedono sono disposte a resistere alla violenza fisica e simbolica per difendere i diritti, possiamo serbare con noi un po’ di speranza.</p>

<p><a href="https://comune-info.net/2026/10/22/messico-la-rivolta-per-il-diritto-allacqua/#_ednref1">[i]</a> Un estadio mundialista rodeado de cadáveres (17/12/2025)<a href="https://elpais.com/mexico/2025-12-17/un-estadio-mundialista-rodeado-de-cadaveres.html">https://elpais.com/mexico/2025-12-17/un-estadio-mundialista-rodeado-de-cadaveres.html</a></p>
<p><a href="https://comune-info.net/2026/10/22/messico-la-rivolta-per-il-diritto-allacqua/#_ednref2">[ii]</a>Qué daños provocan a la salud las sustancias halladas en agua contaminada de Jalisco (12/10/2026) <a href="https://www.sinembargo.mx/4886118/que-danos-provocan-a-la-salud-las-sustancias-halladas-en-agua-contaminada-de-jalisco/">https://www.sinembargo.mx/4886118/que-danos-provocan-a-la-salud-las-sustancias-halladas-en-agua-contaminada-de-jalisco/</a></p>
<p><a href="https://comune-info.net/2026/10/22/messico-la-rivolta-per-il-diritto-allacqua/#_ednref3">[iii]</a> México: una generación sedienta se moviliza ante la crisis del agua (20/10/2026) <a href="https://www.dw.com/es/m%C3%A9xico-una-generaci%C3%B3n-sedienta-se-moviliza-ante-crisis-del-agua/a-79716639">https://www.dw.com/es/méxico-una-generación-sedienta-se-moviliza-ante-crisis-del-agua/a-79716639</a></p>
<p><a href="https://comune-info.net/2026/10/22/messico-la-rivolta-per-il-diritto-allacqua/#_ednref4">[iv]</a> Detectan 77 descargas irregulares en sistema antiguo (20/10/2026) <a href="https://www.mural.com.mx/detectan-77-descargas-irregulares-en-sistema-antiguo/ar3298073?v=2">https://www.mural.com.mx/detectan-77-descargas-irregulares-en-sistema-antiguo/ar3298073?v=2</a></p>
<p><a href="https://comune-info.net/2026/10/22/messico-la-rivolta-per-il-diritto-allacqua/#_ednref5">[v]</a>“Jalisco no entregará su agua a una empresa israelí”, segura Pablo Lemus (16/10/2026) <a href="https://www.nacion321.com/estados/2026/10/16/jalisco-no-entregara-su-agua-a-una-empresa-israeli-segura-pablo-lemus/#:~:text=">https://www.nacion321.com/estados/2026/10/16/jalisco-no-entregara-su-agua-a-una-empresa-israeli-segura-pablo-lemus/#:~:text=</a></p>
<p><a href="https://comune-info.net/2026/10/22/messico-la-rivolta-per-il-diritto-allacqua/#_ednref6">[vi]</a> Nueva marcha contra agua sucia en Guadalajara reúne a 10 mil personas (19/10/2026) <a href="https://www.jornada.com.mx/2026/10/19/estados/027n1est%20/">https://www.jornada.com.mx/2026/10/19/estados/027n1est //</a> Guadalajara vuelve a salir a las calles para pedir agua limpia y en protesta por la represión (18/10/2026) <a href="https://elpais.com/mexico/2026-10-18/guadalajara-vuelve-a-salir-a-las-calles-para-pedir-agua-limpia-y-en-protesta-por-la-represion.html">https://elpais.com/mexico/2026-10-18/guadalajara-vuelve-a-salir-a-las-calles-para-pedir-agua-limpia-y-en-protesta-por-la-represion.html</a></p>

<p>*Carlos de Tavira Leveroni è stato professore presso la Facoltà di Filosofia e Lettere dell’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM). Attualmente svolge un soggiorno di ricerca presso il dottorato di ricerca in Mutamento Sociale e Politico dell’Università di Torino. Si è occupato di ricerche sulla teoria della democrazia e sulla disobbedienza civile.</p>

<p>
</p>
<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/comune-info/">Comune-info</a></p>]]></description>
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            <category><![CDATA[diritti umani]]></category>
            <category><![CDATA[ecologia ed ambiente]]></category>
            <category><![CDATA[rivolta per l'acqua in messico]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 11:41:00 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[MOVIMENTO 24 OTTOBRE: LA GENERAZIONE Z ROMPE I DIVIETI E SI PRENDE LE PIAZZE]]></title>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><img src="https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/10/MILANO-NOI.jpeg">Italia-</strong>Città blindate, quasi 5mila identificati, 371 fermati di cui 110 minorenni, 9 persone arrestate, tensioni e scontri in diverse piazze al termine di manifestazioni pacifiche molto partecipate. <strong>La genZ scesa in piazza ieri in mezza Italia si è presa le strade nonostante divieti e militarizzazione dei territori.</strong> Non si sono verificati saccheggi e devastazioni ma i cortei sono stati comunque attaccati da uomini in divisa con idranti e lacrimogeni a Bologna, Torino, Firenze , Roma e Padova. A Bologna una persona è stata portata in ospedale in codice giallo. Diecimila in corteo a Milano che ha rotto il divieto di manifestare in una città blindata e presidiata da 1400 uomini in divisa. <strong>Prossimo appuntamento lo sciopero generazionale del 30 ottobre</strong>.</p>
<p>Sulla composizione e le modalità di azione delle piazze di sabato 24 ottobre abbiamo raccolto alcune considerazioni:</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Da Bologna Federico della nostra redazione emiliano-romagnola <a href="https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/10/Federico-su-Bologna.mp3">Ascolta o scarica&nbsp;</a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Da Torino Martina di Askatasuna <a href="https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/10/Martina-su-Torino.mp3">Ascolta o scarica </a></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Da Milano Luciano nostro collaboratore <a href="https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2026/10/muhlbauer-su-Milano.mp3">Ascolta o scarica </a></strong></p>
<p><strong>Francia-</strong>Una marea di manifestanti ha invaso le città francesi, con cortei festosi, popolari e pacifici, ma esattamente come in Italia, nel tardo pomerioggio attaccati da polizia e gendarmeria con idranti e gas lacrimogeni. Ad attaccare i manifestanti nelle piazze in diverse citta’ si sono visti anche gruppi di estrema destra lasciati agire indisturbati. Secondo il sindacato Cgt, in piazza tra sindacati, studenti, gilet gialli c’erano 800mila persone in tutta la Francia, a Parigi 250mila. Mobilitati 70mila fra poliziotti, gendarmi e agenti dei servizi speciali. Il ministro dell’Interno parla complessivamente di circa mille fermi. Atto terzo il prossimo fine settimana , 30 31 ottobre e 1 novembre in concomitanza con un raduno nazionale dell’estrema destra a Parigi.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Albania-</strong>Violenti scontri ieri a Tirana tra la polizia e i manifestanti durante l’ennesima giornata di protesta convocata dagli studenti. I manifestanti chiedono le dimissioni del premier Edi Rama. Gli agenti hanno caricato il corteo con gli idranti e i gas lacrimogeni, disperdendo la folla raggruppata inizialmente davanti al ministero dell’educazione e subito dopo di fronte al Palazzo di governo. Le forze dell’ordine a fatica sono riuscite a prendere il controllo del principale viale di Tirana con la folla dispersa tra le vie del centro della capitale, lasciando dietro cassonetti di immondizia dati alle fiamme. Ai manifestanti oggi si sono aggiunti gruppi ultras della capitale.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Portogallo-</strong>A Lisbona e Porto il sabato di protesta contro il carovita e per il diritto alla casa si è concluso con lo sgombero dei manifestanti che hanno tentato di prolungare i cortei in nuovi presidi permanenti nel centro delle due città. Sabato pomeriggio migliaia di persone hanno partecipato alle manifestazioni nelle due principali città del Portogallo, a cui si sono uniti dei raduni più piccoli a Coimbra, Braga e Faro. In serata, gruppi di manifestanti hanno provato a occupare, come già avvenuto nei giorni scorsi, le piazze del Rossio, a Lisbona, e João I a Porto. Le autorità avevano avvisato che non sarebbero stati permessi nuovi accampamenti in centro; così, nelle prime ore di domenica, la polizia ha sgomberato le due piazze con la forza. Secondo l’ultimo comunicato emesso dalle forze di polizia, il bilancio provvisorio parla di una trentina di fermi per resistenza a pubblico ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Spagna-</strong>E’ di 128 persone arrestate, delle quali 73 minorenni, e 15 agenti delle forze dell’ordine feriti il bilancio degli episodi di disordini e tafferugli registrati nel tardo pomeriggio di ieri a Barcellona. Tale situazione si è sviluppata dopo che c’è stata una manifestazione di protesta non autorizzata partita dalla centralissima Plaza Catalunya, nata da iniziative sui social e che ha visto radunati diverse centinaia di giovani.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Germania-</strong> Per il 31 ottobre 2026 l’iniziativa “Gen Z steht auf“, ossia “la Gen Z si solleva”, ha convocato manifestazioni in numerose città tedesche, con rivendicazioni che si concentrano soprattutto sui temi dell’istruzione, della giustizia sociale, del carovita e del rifiuto della leva obbligatoria. Il movimento dichiara di ispirarsi alle proteste degli studenti francesi che, in questi giorni, sono state brutalmente represse, anche con l’uso di armi da guerra. Non in tutte le città sono ancora state annunciate ufficialmente mobilitazioni specifiche con appositi percorsi.</p>]]></description>
            <link>https://www.radiondadurto.org/2026/10/25/movimento-24-ottobre-la-generazione-z-rompe-i-divieti-e-si-prende-le-piazze/</link>
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            <category><![CDATA[news]]></category>
            <category><![CDATA[genz]]></category>
            <category><![CDATA[24 ottobre]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 11:31:13 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Come raccontare le violenze in Cisgiordania : non chiamateli terroristi ebrei, sono terroristi israeliani.]]></title>
            <description><![CDATA[<p>I giornalisti dovrebbero riferire su ciò che accade in Cisgiordania, non ripetere le menzogne ​​di Netanyahu. Fonte Dahlia Scheindlin – 20 ottobre 2026 IDT Quello che è successo alla fotografa del Washington Post Heidi Levine è stato praticamente un linciaggio. Decine di uomini israeliani si sono scagliati contro di lei e altri giornalisti, picchiandola così … </p>
<p><a href="https://www.invictapalestina.org/archives/64070">Leggi tutto<span> "Come raccontare le violenze in Cisgiordania : non chiamateli terroristi ebrei, sono terroristi israeliani."</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.invictapalestina.org/archives/64070">Come raccontare le violenze in Cisgiordania : non chiamateli terroristi ebrei, sono terroristi israeliani.</a> proviene da <a href="https://www.invictapalestina.org">Invictapalestina</a>.</p>]]></description>
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            <category><![CDATA[tutti gli articoli]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 11:17:24 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Disarmo: Relazione di consuntivo – Campagna "Stop Steadfast Noon 2026"]]></title>
            <description><![CDATA[Relazione redatta a conclusione della campagna "Stop Steadfast Noon 2026"]]></description>
            <link>https://www.peacelink.it/disarmo/consuntivo-campagna-stop-steadfast-noon-2026</link>
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            <category><![CDATA[disarmo]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 11:16:57 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[No title]]></title>
            <description><![CDATA[<p>Israele sta trattenendo osservatori internazionali per un semplice motivo: impedirci di denunciare il suo progetto di pulizia etnica in Palestina. Fonte Di Ricardo Esteves Ribeiro&nbsp; 18 ottobre 2026&nbsp; Essere detenuto dallo stato sionista non è mai stata un’ipotesi da escludere. Come giornalista che lavorava in Palestina, la consideravo tanto probabile quanto prevedibile, e per anni … </p>
<p><a href="https://www.invictapalestina.org/archives/64068">Leggi tutto<span> ""</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.invictapalestina.org/archives/64068"></a> proviene da <a href="https://www.invictapalestina.org">Invictapalestina</a>.</p>]]></description>
            <link>https://www.invictapalestina.org/archives/64068</link>
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            <category><![CDATA[tutti gli articoli]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 11:08:20 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Disarmo: L'Italia al centro della simulazione di una guerra nucleare]]></title>
            <description><![CDATA[Il diritto di sapere come salvarsi delle comunità]]></description>
            <link>https://www.peacelink.it/disarmo/italia-al-centro-della-simulazione-di-una-guerra</link>
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            <category><![CDATA[disarmo]]></category>
            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 11:08:02 GMT</pubDate>
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            <title><![CDATA[Torino: manifestare ai tempi dei decreti sicurezza]]></title>
            <description><![CDATA[<p><a href="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/20261025-locandinaManifestazione.webp"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/20261025-locandinaManifestazione-225x300.webp"></a>La manifestazione “Noi la guerra non la vogliamo” è stata la risposta torinese alla chiamata alle piazze indetta a livello nazionale questo sabato.</p>
<p>La manifestazione era già stata convocata dal collettivo Torino Partigiana ed ha via via acquistato più importanza dopo i fatti della scorsa settimana: anche le pagine social del Movimento 17 ottobre invitavano a confluire su quella piazza.</p>
<p>In piazza Castello a partire dalle 15 si sono radunate qualche migliaio di persone; in situazioni simili la Questura ha sempre fatto partire il corteo anche se non c’era l’autorizzazione preliminare in quanto l’attuazione dell’articolo 17 della Costituzione<a href="#_ftn1">[1]</a> veniva considerata prioritaria ed anche per diminuire la pressione della piazza.</p>
<p>Questa volta la piazza è stata gestita in maniera differente: migliaia di persone si sono trovate stipate senza nessuna via di fuga e con tutti gli accessi chiusi da cordoni di polizia.</p>
<p>I manifestanti cercano quindi il modo di uscire dalla piazza tentando di forzare i blocchi dal lato di via Po; la polizia risponde con una carica di alleggerimento, da lì non si passa. La cosa appare talmente eccessiva che persino alcuni passanti esortano la polizia a togliere il blocco per fare passare il corteo in nome della Costituzione, incitandoli a disobbedire agli ordini.</p>
<a href="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/20261024-NoiLaGuerraNonLaVogliamo_5.webp"><img aria-describedby="caption-attachment-2753415" src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/20261024-NoiLaGuerraNonLaVogliamo_5.webp"></a><p>Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» – Passante esorta la polizia a far passare i manifestanti Foto: M.BARIONA</p>
<p>Il corteo si posta quindi verso via Cernaia, chiuso anche lì. Si tenta di utilizzare il passaggio su via XX Settembre, la risposta è una nuova carica.</p>
<p>Il balletto dura un paio d’ore in cui la gente resta chiusa in piazza. Ad un certo punto un’auto passa a velocità sostenuta in mezzo alla gente; per puro caso nessuno rimane ferito e l’auto ed il relativo autista viene protetto dal cordone di polizia di via Cernaia. Foto e video dell’episodio ce ne sono, confido nel solerte lavoro dell’autorità giudiziaria per scoprire l’identità dell’autista dell’auto.</p>
<p>A questo punto si apre una via di fuga su viale Partigiani ed il corteo può partire per il suo lungo percorso, solertemente guidato tramite cariche di alleggerimento e lacrimogeni anche perché ormai è giunto ad Aurora e Barriera, quartieri meno centrali e con minore copertura mediatica.</p>
<p>Il corteo dovrebbe chiudersi in piazza Baldissera nel pieno di quella periferia di Torino abbandonata a sé stessa ed alla speculazione immobiliare, dove comincia a diventare difficile trovare case in affitto e la tensione sociale appare più densa<a href="#_ftn2">[2]</a>: lì intorno non si sono vetrine luccicanti da difendere od obiettivi sensibili. Il corteo è praticamente finito, si è fatto buio ed è quasi ora di cena. I manifestanti che hanno marciato per chilometri e subito diverse salve di lacrimogeni tornerebbero anche a casa: le forze dell’ordine caricano anche lì utilizzando tutto l’armamentario a loro disposizione: manganelli, gas lacrimogeni, persino gli idranti.</p>
<p>Poi organizzano un rastrellamento fermando alcuni manifestanti: i vari decreti sicurezza consento il fermo di chiunque, maggiorenne o minorenne, fino a dodici ore per l’identificazione.</p>
<p>In questura vengono portate quattro persone (mentre almeno tre sono in stato di fermo da prima della manifestazione). Due di loro verranno rilasciare subito per essere accompagnate in ospedale dove necessitano di ricovero in seguito alle contusioni, quattro vengono rilasciate nella notte dopo le identificazioni.</p>

<p>Appare chiaro che risulta possibile, in momenti con un forte impatto emotivo, utilizzare i social per convocare manifestazioni molto partecipate senza che ci sia un referente preciso; la piazza di Torino di oggi e probabilmente quelle del resto d’Italia ne sono una dimostrazione.</p>
<p>Ciò non toglie che ammassare migliaia di persone disorientate e senza riferimenti precisi crea una confusione difficilmente gestibile che lascia troppo spazio all’improvvisazione.</p>
<p>L’atmosfera che si respirava oggi in piazza mi ha ricordato quella di Genova 2001: la sostanziale differenza è che 25 anni fa l’ordine pubblico è stato gestito in deroga alle norme vigenti e questo ha generato una serie interminabile di processi<a href="#_ftn3">[3]</a>, ora tutto è perfettamente conforme alla legge.</p>
<p>Poi ci sono loro, le ragazze ed i ragazzi che sentono la necessità impellente di farsi sentire e di lottare per una qualche idea di futuro: questa lotta, motore della storia, è stata classificata come un problema di ordine pubblico da uno dei governi più autoritari della storia repubblicana che, per giustificare questa fallimentare strategia di fronte all’opinione pubblica, non esista a degradare i diritti civili, indicare colpevoli a casaccio e manipolare la realtà a questi fini.</p>

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					Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA
				
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					Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA
				
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					Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA
				
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					Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA
				
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					Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA
				
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					Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA
				
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<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.</p>
<p><a href="#_ftnref2">[2]</a> Per approfondimenti sulla situazione sociale dei quartieri Aurora e Barriera di Milano a Torino cfr <a href="https://www.pressenza.com/it/tag/alimonda-summer-festival/">https://www.pressenza.com/it/tag/alimonda-summer-festival/</a></p>
<p><a href="#_ftnref3">[3]</a> Per approfondimenti sui percorsi giudiziari dopo Genova 2001 <a href="https://www.pressenza.com/it/2026/07/a-25-anni-dal-g8-di-genova-il-movimento-la-piazza-la-repressione-seconda-parte/">https://www.pressenza.com/it/2026/07/a-25-anni-dal-g8-di-genova-il-movimento-la-piazza-la-repressione-seconda-parte/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/giorgio-mancuso/">Giorgio Mancuso</a></p>]]></description>
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            <pubDate>Sun, 25 Oct 2026 10:52:52 GMT</pubDate>
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